Sondaggi Politiche 2013: al Senato il rischio pareggio si allontana

Affermo questo in controtendenza rispetto ai giornalisti, che parlano di rimonta di Berlusconi. La realtà descritta dai sondaggi è leggermente diversa e sembra palesarsi una tendenza che potrebbe favorire il costituirsi di una maggioranza di centrosinistra al Senato, anche con ‘Italia Bene Comune’ sconfitta in Lombardia e Veneto. Tutti – giornali, tv, sondaggisti – hanno notato la flessione di Scelta Civica di Monti. Il Professore è stato sorpassato da Grillo, è stato scritto. E’ vero, e ciò ha un effetto particolare , soprattutto in Veneto.

Il Veneto distribuisce 24 seggi al Senato. Il cdx è nettamente in vantaggio, quindi vincerebbe il 55% dei seggi (13). Stando al sondaggio di Euromedia Research, condotto fra il 25 e il 28 Gennaio scorsi e divulgato durante Porta a Porta del 30 Gennaio, la suddivisione dei seggi sarebbe la seguente:

Euromedia
La Destra 1
PdL 19
Altri cdx 1,5
Lega Nord 22,4
Lista Monti 11,9
CD 0,6
PD 29,2
Sel 3,1
Riv. Civile 1,7
FARE 1,2
Radicali
M5S 7,2
Altri 1,2
Seggi
PdL 6
Lega Nord 7
PD 7
M5S 2
Lista Monti 2

Considerato che difficilmente la coalizione fra PdL e Lega avrà una vita oltre le elezioni, e che lo stallo per la Lista Monti in Veneto potrebbe continuare sino a 24-25 Febbraio, si avrebbe il risultato paradossale di un pacchetto seggi suddiviso quasi equamente fra PD, Lega e PdL.

senato_venetoEuromedia assegna la vittoria al csx sia in Sicilia che in Campania, ma per una manciata di voti:

Regione Coalizione
Campania cdx 30,0
csx 32,6
Sicilia cdx 30,5
csx 30,7
Lombardia cdx 35,5
csx 35,0

Il grafico che segue invece simula la composizione del Senato nella prossima legislatura, stando appunto ai sondaggi di Euromedia:

senatoVa da sé che il conteggio non è dissimile da quanto sappiamo ed abbiamo potuto leggere sui giornali nelle ultime settimane. Il PD e Sel insieme non raggiungono l’autosufficienza, ma con i tre seggi del SVP (tradizionalmente di centrosinistra) avrebbero un totale di 151 seggi. Ne mancano sette per la maggioranza. Sei seggi vengono assegnati con il voto degli italiani all’estero. Nella precedente legislatura solo due erano del PD. Non ci sono al momento sondaggi né analisi serie su come possa andare il voto all’estero. Quindi, ai fattori di incertezza, aggiungerei anche la Circoscrizione Estero. A sorpresa potrebbe essere quella determinante. Soprattutto se la flessione di Monti dovesse continuare.

Riassumendo: in Lombardia cdx +0.5, un soffio di vento verso Ambrosoli e le cose cambiano radicalmente; in Veneto, l’effetto perverso del Porcellum farà prendere al PD tanti seggi quanti la Lega; in Campania il csx ha un vantaggio di circa due punti percentuali; in Sicilia è di nuovo testa a testa; il voto all’Estero è sinora un enigma. Abbastanza per far presagire un risultato a sorpresa.

M5S, il caso di Roberto Fico e delle residenze “mobili”

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Nella serata del 6 Dicembre il Meet up di Beppe Grillo della Campania è stato teatro di una polemica kafkiana. Tutta l’attenzione si è orientata intorno alla figura di Roberto Fico, storico esponente del M5S campano, più volte candidato per il Movimento, da sindaco a presidente di regione e sempre senza ottenere grandi successi; secondo Federico Mello (Pubblico Giornale), “il pupillo di Casaleggio”.

Fico è oggi diventato capolista per la circoscrizione Campania 1 in seguito alle parlamentarie, le blindatissime primarie online del M5S. Niente di strano, il ragazzo è molto popolare a Napoli. Ma sul forum del meet-up, qualcuno – avente un account fake – ha pubblicato copia del certificato storico di residenza di Roberto Fico. E in un istante è venuto alla luce che Fico non possedeva, al momento della candidatura, uno dei requisiti richiesti da Grillo: la residenza all’interno della circoscrizione in cui si propone la candidatura. Fico infatti risiedeva sino ad inizio Novembre al Circeo, fatto noto ai frequentatori del Movimento campano poiché era già così ai tempi delle candidature alle amministrative e alle regionali.

Il post fake è stato subito rimosso, ma non sufficientemente in tempo per non esser notato da alcuni iscritti al meet-up, i quali hanno lanciato un tread chiedendo a Fico di chiarire. Il tread è ancora aperto e si è trasferito sulle pagine Facebook di Valentino Tavolazzi. Tavolazzi ha rilanciato le domande di chiarimento a Fico, ieri sera. Ne è nata una disfida che si è consumata tutta la notte.

In sostanza, Fico avrebbe flaggato il formulario di iscrizione certificando di mantenere i requisiti posseduti alle precedenti elezioni. Tra i requisti richiesti per partecipare alle elezioni amministrative vi era appunto il possesso della residenza nella circoscrizione del Comune in cui si intendeva candidarsi. Sia chiaro, è una norma auto-imposta dal Movimento. La legge parla diversamente, in tema di candidature: a pena della nullità dell’elezione, nessun candidato può essere incluso in liste con diversi contrassegni, né può accettare la candidatura contestuale al Senato e alla Camera (D.P.R. 361/1957, art. 19). Non vi sono limiti, invece, alla possibilità di essere inclusi in liste aventi lo stesso contrassegno, presentate in più circoscrizioni.  Il problema è quindi tutto interno; è un problema di rispetto delle regole volute dal Capo. Che Fico avrebbe aggirato semplicemente spostando la propria residenza. Ma il dato politico è questo: Fico, al momento della candidatura, avrebbe dichiarato il falso. Avrebbe cioè flaggato di possedere il requisito della residenza senza però che il cambio fosse già realmente avvenuto. Tavolazzi ha più volte insistito con Fico per sapere la data del cambio di residenza, ottenendo due distinte date: una, il 26 Novembre scorso, l’altra il 4 Novembre.

tavolazzi_vs_ficotavolazzi_vs_fico_2Sul forum del meet-up è stata anche avanzata l’ipotesi che la violazione di questa regola (che è regola interna e come tale non ha valore di legge) possa determinare l’invalidazione della lista elettorale. Inutile dilungarsi qui sulla pretestuosità di tale affermazione. Il discrimine non è giuridico ma politico. Fico ha “falsificato” la propria dichiarazione (rilasciata il 4.11) ed ha sanato ex-post la propria posizione, cambiando residenza (il 26.11). Tutto ciò, mi rendo conto, può risuonare come un mero formalismo, ma del resto tutte le regole emanate da Grillo-Casaleggio-Lo Staff subodorano di gretto formalismo. Certamente, chi ha stabilito queste norme, deve farle rispettare. Non può e non deve trovare vie per le deroghe, per poi cancellarle due anni dopo, come successo nel caso di Biolé. Se si ammette la deroga per Fico, senza nemmeno aprire un dibattito, lo si fa con la chiara intenzione di tenere Fico “appeso al bavero”. Ponendo il caso che Fico entri in Parlamento, nel momento in cui si distanziasse dalla linea politica decisa da Grillo-Casaleggio-Lo Staff, ecco rispuntare quel cavillo, e Fico sarebbe messo fuori dal M5S. L’errore grave è proprio questo. L’ammissione o l’estromissione dalla deroga è decisa dal vertice e non da una regola astratta. Il che pone nelle mani del vertice (intoccabile, inamovibile, immutabile) un potere illimitato nei confronti del candidato-servitore. E’ un revolver sempre carico, messo lì, sul tavolo. Come monito, più che altro.

Terzigno, Afghanistan. La rivolta dei rifiuti e la guerra della polizia contro i civili

foto di Paolo Izzo

 

Si leggono notizie sconcertanti, su Facebook, relativi agli scontri di Terzigno e Boscoreale avvenuti stanotte e proseguiti ancora durante il giorno. A quanto sembra ci sono due feriti gravi, due giovani, colpiti dal raid della polizia. Una giornalista, Roberta Lemma, è rifugiata su un tetto. Le telecamere della sua troupe sono state sequestrate. Si parla di guerriglia a macchia di leopardo su tutto il territorio vesuviano, autocompattatori dati alle fiamme, sassaiole con la polizia nello stile della peggior Intifada. La cronaca degli scontri della notte è agghiacciante e ricorda quanto di più triste fu fatto a Genova, nel 2001, la notte dell’irruzione alla Scuola Diaz:

Hanno aspettato che si spegnessero le telecamere, l’ultimo collegamento del Tg3 Linea notte, all’una, poi sulla rotonda panoramica, il cuore della protesta contro l’apertura della nuova discarica di Terzigno è scoppiato l’inferno. I poliziotti hanno lanciato i lacrimogeni e caricato, hanno inseguito i manifestanti fino al “centro distribuzione bibite”, un capannone di acque minerali, poi dentro Idealcasa, un negozi di prodotti per la casa. Hanno violato proprietà private, hanno gettato a terra una ragazza picchiandola selvaggiamente davanti ai nostri occhi, lei gridava: “Che cosa vi ho fatto”? (Il Fatto Quotidiano).

Ore  20: Radio Popolare – Roberta Lemma, aggiornamento da Terzigno e Boscoreale

Pagina Fb Popolo Viola Rete Locale:

A Terzigno è guerriglia e la situazione si aggrava di ora in ora. La popolazione chiede aiuto e denunciano l’assenza di giornalisti (che sono stati allontanati). Cogliamo il loro appello e chiediamo a tutti voi di aiutarci a divulgare ogni informazione disponibile e, se possibile, di mettersi in contatto con amici e co…noscenti della zona per capire sia come si evolvono gli eventi sia come possiamo essere utili.

Ore 21.10: Oggi, Terzigno. Ieri, Cagliari e la protesta dei pastori. Qualche analogia con la Grecia? Le rivolte italiche non hanno direttamente a che fare con la crisi economica. Ma scoppiano in periodo di crisi. Ed è la crisi del Stato, della sua presenza sul territorio: Stato come Stato Sociale e Stato come uso della forza legittima. Il dissenso che emerge passa nella videocrazia come disordine pubblico da reprimere. Quale idea di federalismo può essere dedotta da tutto ciò? Quale idea di rapporto fra potere e cittadino sottende le scene di guerriglia urbana a Boscoreale? Quale idea di giustizia?

Ore 21.22: da Facebook, Popolo Viola Rete Locale:

E’ caccia all’uomo, polizia e guardia di finanza rincorrono i manifestanti restituendo al mittente sassi e bottiglie di vetro. Cariche a gratis dovunque con i poliziotti che gridano :< Vi uccidiamo tutti >:
Tutto questo non è dimostrabile, nes…suno riesce più a fare foto o riprese.

Parole Civili contro la scelta di Di Pietro. Il No a De Luca che proviene dal web.

Yes, political! raccoglie l’appello di Parole Civili:

“Parole civili” dice no ad un imputato di reati gravissimi. La società civile si è rotta le palle di questa gente, non li vogliamo! PRETENDIAMO ricambio generazionale, e con persone pulite senza ombra di dubbio.

De Luca si faccia processare e poi una volta risultato pulito come gli auguriamo tornerà a candidarsi dove gli pare. In Italia dei valori anche il figlio del capo si è dimesso quando è stato oggetto di indagine, mi pare logico adesso non appoggiare imputati a processi.

Oggi anche Grillo ha salutato Antonio Di Pietro. Le loro strade si separano? La scelta di Di Pietro rischia di disperdere il patrimonio di consenso raccolto in questi ultimi mesi. Anche il Popolo Viola prende un’altra strada. Domani sarà a congresso, a Roma, al presidio a Piazza Monte Citorio. Deciderà che fare con i candidati “viola” alle prossime regionali. La scelta, vagheggiata dai più, è quella di conservare la natura apartitica del gruppo. E di regolarsi di conseguenza con i partiti, mantenendoli giù dalla ribalta. Così sarà il 27 Febbraio, quando si manifesterà contro il Legittimo Impedimento? Cosa farà IDV? Sarà ancora in grado il partito di Di Pietro a reggere la piazza?

Di Pietro spiega la scelta di De Luca. Ma la Base IDV è in rivolta.

La critica non è tenera, neanche nei confronti di Di Pietro. Così Il Fatto Quotidiano, il Blog di Grillo, Micromega, si trovano oggi a dover commentare il partito di Di Pietro spiaggiato come un capidoglio in agonia. Che ha fatto l’ex pm, ha tradito se stesso? Il pezzo di Peter Gomez è quello che brilla per chiarezza: “il voto per acclamazione […] è un errore politico che costerà molto caro al movimento di Antonio Di Pietro”. Secondo Gomez, così facendo si darà l’idea che IDV “applica il sistema dei due pesi e delle due misure”, poiché è presto fatta l’equazione: “Detto in altre parole: qual è la differenza tra De Luca, Berlusconi o Fitto?”. Il problema è la coerenza, è il messaggio che viene fatto passare è l’opposto di quello che si è voluto caricare sulle spalle di IDV. IDV pagherà pegno. Avendo il partito di Di Pietro raccolto negli ultimi due anni il “voto di opinione”, rischierà così di disperdere il movimento che gli sta alle spalle, rifluendo nuovamente nel PD.

  • È vero, la scelta di sostenere De Luca era quasi ineluttabile. Di altri candidati in Campania non ce n’erano. Anche perché in questi mesi né il Pd, nè l’Idv si sono dati troppo da fare per trovarli. E Luigi De Magistris, l’unica persona che presentandosi all’ultimo momento avrebbe messo in crisi il gioco pro De Luca, non lo ha fatto. Finendo così per caricarsi sulle spalle, a causa dei suoi tatticismi e della sua mancanza di coraggio, una parte rilevante della responsabilità dell’accaduto (De Luca, l’Idv e l’acclamazione barzelletta – Peter Gomez – Voglio Scendere)

De Magistris, secondo Gomez, ha peccato di indecisione edi “mancanza di coraggio”. In questo caso, per Gomez, la coerenza poteva essere messa da parte. Di certo IDV ha tergiversato troppo sulla Campania. Avrebbe dovuto pretendere le primarie. E risolvere così, alla Nichi Vendola, il rebus della candidatura. Poiché se è vero che senza IDV, il PD non vince, allora questo “peso elettorale” doveva essere fatto valere nelle decisioni sulle candidature. Invece Di Pietro ha lasciato che il PD giocasse di anticipo, e una volta lanciato De Luca, non ha potuto far altro che accettare il ricatto morale: vorrai mica diventare responsabile della vittoria dei Casalesi in Campania, non è vero? Gli sarà stato detto da Bersani. Questo il sunto, in soldoni. Poca strategia politica hanno fatto perdere ad IDV la grande occasione. Che doveva essere colta durante il congresso, aprendo il partito alla forma democratica e al movimentismo. In questo senso, il congresso deve considerarsi un fallimento. IDV continuerà a essere il partito “di” Di Pietro. Il simbolo continuerà a tenere il suo nome. IDV sarà ancora il partito-focolare dell’ex pm. Nulla cambierà. Di Pietro non ha tenuto il polso degli avveniementi. Non si è accorto che le cose, intorno a lui, stavano comiciando a cambiare. Non ha percepito il vento del cambiamento portato dalla vittoria di Vendola e da Emma Bonino con la sua Web-Politica 2.0: la distanza che lo separa da questa nuova politica, aperta, plurale, partecipata, lo relega al medesimo mausoleo che presto ospiterà le cere di Mr b e soci.
A chi interessasse, questa la sua risposta.

    • Sento il bisogno di spiegare a voi della Rete le ragioni per cui Italia dei Valori si e’ determinata ad appoggiare la candidatura di De Luca come candidato governatore della Regione Campania. Lo devo fare perché da diversi di voi sono arrivate delle critiche importanti, fondate, che sento mie.
    • De Luca e’ sotto processo per reati contro la pubblica amministrazione, e ci chiedete perché appoggiamo la sua candidatura, e perche’ non potevamo fare diversamente. Questo è il dramma: diversamente come? Quando c’è un’elezione regionale si presentano alcuni candidati alla carica di presidente alla Regione con i partiti che lo appoggiano.
    • Quel centrodestra ha indicato il proprio candidato, Caldoro, che potrebbe vincere le elezioni. Dal 29 di marzo, e per 5 anni, se dovesse vincere, affideremo la Campania a personaggi che hanno legami con il clan dei Casalesi e con la camorra. Non mi riferisco solo al candidato presidente Caldoro, ma a quell’insieme di personaggi, di quel sottobosco politico del centrodestra, che lo appoggiano e che gli fanno da copertura, da trait d’union tra il sistema clientelare della regione campana e il sistema camorristico che governa di fatto il territorio

    • mi sto assumendo questa responsabilità, perché di fronte dell’eventualità che i prossimi cinque anni il governo regionale della Campania sia in mano ad un sistema nelle mani di soggetti che non faranno sconti a nessuno (chiedete a Sandokan), rispetto a tutto questo, bisogna costruire un’alternativa democratica di resistenza e di difesa. Come si fa? O fai la rivoluzione, e in questo caso non la puoi fare, oppure devi costruire un quadro di alleanze per tentare di raggiungere il 51% alle prossime elezioni
    • Ci vorrebbe, e sarebbe stato meglio, un candidato presidente di rottura, dell’alternativa. Come Italia dei Valori, prima di arrenderci, abbiamo cercato un candidato dell’alternativa, abbiamo chiesto anche a de Magistris di candidarsi, ma Luigi ha fatto presente un fatto giustissimo: è stato appena nominato parlamentare europeo, Presidente della commissione di Controllo bilancio di tutti i fondi europei, ed è stato nominato per i voti ricevuti da tutta Italia, e non possiamo chiedergli di fare il “traditore”.
    • Mi sono trovato davanti ad un’alternativa drammatica. Da una parte affidare la Campania al clan dei Casalesi. Dall’altra quella di appoggiare una candidatura, quella di De Luca, che è sotto processo ed è già stato indicato come candidato dagli altri partiti
    • Ho chiamato De Luca, l’ho fatto venire davanti a migliaia di testimoni di fronte al congresso nazionale dell’Italia dei Valori, di fronte alla Rete e alle televisioni, affinché fossero testimoni e notai di cinque impegni formali che lui dovrà prendere.

      Primo: se lo condannano deve dimettersi.

      Secondo: nel periodo del suo mandato non deve mai invocare il legittimo impedimento. Deve correre dal giudice e farsi giudicare il più velocemente possibile.

      Terzo: non deve permettersi di attaccare la magistratura anche se è sotto processo.

      Quarto: se riesce a diventare presidente, come primo atto deve prendere la ramazza e togliere di mezzo tutta quella classe dirigente, di nomina politica, che ha rappresentato il clientelismo, l’affarismo e il nepotismo di tutti questi anni.

      Quinto: deve istituire una casa di vetro regionale, trasmettendo sul web tutti i consigli e le giunte regionali, e deve mettere in Rete ogni provvedimento che prende.

    • Se l’Italia dei Valori va da sola, chi candida per ottenere l’alternativa? Una persona che potrà prendere tutti i voti che volete, ma non arriverà mai al 51%, facendo cosi vincere il centrodestra, affidando per cinque anni la Campania ad un clan piuttosto che ad un governo. Avremmo potuto fare di più, ma non è stato fatto, perché chi doveva assumersi la responsabilità di trovare un candidato terzo non c’è riuscito. Parlo innanzitutto degli altri partiti che già governavano la regione e che dovevano avere il coraggio e l’umiltà di mettere da parte coloro che erano sotto inchiesta
    • vogliamo salvare il salvabile, vogliamo salvare la Campania da una deriva criminale
    • sono il responsabile di un partito e dalle mie decisioni dipende il futuro della Campania e del Paese. Sento il dovere di mettere insieme Guelfi e Ghibellini per evitare che dall’altra parte arrivi qualche personaggio che si mangi la democrazia, l’economia e il riscatto del Paese
    • è troppo facile criticare dicendo che non si poteva fare. L’alternativa a questa soluzione era la consegna, senza lotta, della Campania al clan dei Casalesi

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Le opposizioni naufraghe sullo scoglio delle regionali. PD, UDC, IDV e MoVimento 5 stelle in preda al caos.

Ma quale unitarismo in senso antiberlusconiano. Qui si guarda al tornaconto proprio. E chi resta in mezzo ai due fuochi – giustizialismo e appeasement – rischia di rimanere con il cervello fritto.
Le Opposizioni si sono arenate sullo scoglio della scelta dei candidati di colaizione alle prossime elezioni regionali, nessuno escluso: PD, IDV, UDC, MoVimento a 5 stelle. In ordine di gravità:

  1. nel Lazio, mentre Renata Polverini, ex segretaria UGL, candidata per il PdL, va alla televisione a Raidue per un’intervista senza contradditorio con Monica Setta, Nicola Zingaretti si è defilato, l’UDC si allea con la destra ( e forse non è la cattiva notizia), il PD brancola nel buio e nessuno prende posizione chiaramente (dov’è Bersani?);
  2. in Campania, il PD è diviso ancora – e siamo nel 2009, quasi 2010 – fra bassoliniani e antibassoliniani, mentre l’UDC vuole D’Amato, ex Confindustria, ma forse per un’alleanza con la destra;
  3. in Puglia, l’assemblea di ieri – sempre del PD – è finita in un parapiglia di grida e insulti fra sostenitori di Michele Emiliano e sostenitori di Nichi Vendola (con la complicanza che Emiliano non è neppure candidabile causa doppio incarico – è sindaco di Bari – e per esserlo gli servirebbe giusto una leggina regionale ad hoc che i vendoliani non vogliono votare);
  4. in tutto questo scenario di PD-dissoluzione, l’UDC fa la parte del leone, sapendo di essere determinante in ogni regione, un vero e proprio ago della bilancia, con quella manciata di voti che tutti anelano ma che nessuno è in grado di conquistare da sé, e si appresta a giocare il modulo doppiogiochista, con il PD in Piemonte, con il PdL in Lazio eccetera – un’alleanza anti-berlusconiana a macchia di leopardo, si direbbe;
  5. nel frattempo, l’IDV pone veti a questo e a quest’altro (in Campania osteggia i bassoliniani, in Puglia sostiene Vendola), ma non fa alcun passo avanti rispetto alla forma del partito ad personam quale è ed è sempre stata; Di Pietro sembra propendere per un congresso confermativo degli attuali assetti di partito e si attira le critiche dei girotondini nella persona di Flores D’Arcais, il quale lo invita oggi, a mezzo post, a farsi coraggio e aprire il suo partito ai movimenti, al popolo viola, alla base – a Grillo? – a nuovi giovani protagonisti (De Magistris?), in sostanza a mettere a pregiudizio la propria leadership, ovvero ad essere un po’ più democratico;
  6. infine, il MoVimento a 5 stelle, di cui già abbiamo parlato delle difficoltà interne, presente in sole tre regioni – Emilia-Romagna, Piemonte, Campania – ovvero laddove l’IDV non ha da temere la sua concorrenza come alfiere dell’antiberlusconismo, ancorché in crisi per la mancata realizzazione delle cosiddette “primarie dei cittadini”, prontamente archiviate dal coordinatore nazionale (Grillo stesso), in favore di candidati scelti dal coordinatore stesso, diciamo sulla base del “sentito dire”.

Inosmma, un bel parapiglia. Per finire, gustatevi la rassegna web sul tema e il filmato dell’Assemblea dei delegati del PD in Puglia (una bella pagina di democrazia, al grido di “andate a lavorare!”):

    • “A questo punto le primarie le chiedo io a Vendola”.
    • Sono le 16 quando i 126 delegati regionali si apprestano ad iniziare l’incontro nel quale, attraverso il voto segreto, dare il benestare alla candidatura di Emiliano. Il resto è storia, fatta di tensioni, urla e scontri verbali fra i sostenitori di Nichi Vendola e i rappresentanti del Pd.
    • Oggi, quindi, a dettare le sue condizioni è proprio il sindaco di Bari. “Voglio le primarie – ha dichiarato apertamente Emiliano – a patto che il consiglio regionale il 19 gennaio approvi la legge elettorale. Sarò felice in ogni caso – prosegue – sia che perda le primarie, perchè resterò sindaco, sia che le vinca, in modo da poter occuparmi della città da Presidente della Regione. In entrambi i casi – sottolinea – rimarrò con Vendola, il quale dovrà accettare il risultato delle primarie e riconciliarsi con me”.
    • Se dovesse vincere la destra, a rischio i 30mila posti di lavoro che sono stati il cavallo di battaglia, della campagna elettorale di Emiliano
    • Lazio, non pervenuto. Campania, non pervenuto. Puglia non pervenuto. In tre delle regioni più importanti per la sfida di marzo il centrosinistra non ha ancora designato i suoi candidati. Se volesse davvero vincere le elezioni regionali dovrebbe almeno provare a nominarli prima della chiusura delle liste.
    • Nel Lazio i casiniani sono già traslocati con la Polverini, applicando uno nuovo “modello doppiofornista” (indimenticabile definizione di Giulio Andreotti): dove è sicura la vittoria a destra vanno a destra, dove è sicura la vittoria a sinistra vanno a sinistra.
    • in Puglia in queste ore, dove è in corso una incredibile sfida fratricida fra il presidente uscente Nichi Vendola e lo scalpitante Michele Emiliano
    • le primarie sono sterilizzate, molti iscritti del Pd protestano per la mancata consultazione, e il nome di chi prevarrà nel duello fratricida ancora non si conosce

    • Ieri l’assemblea convocata a Bari per designare il candidato del partito di Bersani (la seconda, perché un primo sì a Vendola era già stato) non ha votato. Emiliano aveva chiesto un voto unanime per correre, non l’ha avuto. Per candidarsi ha bisogno di una legge ad personam che 15 consiglieri vendoliani non vogliono votare. Lo scontro, ambizioni personali a parte, è nato dal veto dell’Udc a Vendola. Ma il bello è che ancora non è certo che l’Udc correrà con il centrosinistra.
    • Il caso Campania è ancora più eloquente, e in qualche modo incredibile. Anche qui il candidato ancora non c’è perchè l’Udc ha chiesto un “segnale di discontinuità”. Enzo Amendola, il nuovo segretario regionale del Pd (un trentenne a cui non manca il dinamismo e il senso dei tempi) ha subito risposto: “Siamo disponibili a dare questo segnale”. Tradotto dalla lingua rituale del politichese, la discontinuità significherebbe scegliere un uomo che non viene dall’entourage del presidente uscente, Antonio Bassolino.
    • l’avversario storico di Antonio Bassolino, Vincenzo De Luca, sarebbe pronto a correre. Unico problemino: due rinvii a giudizio che rendono non proprio praticabile la candidatura, e che sono sicuramente poco digeribili dall’Italia dei Valori
    • difficile scegliere un bassoliniano, difficile scegliere un non bassoliniano. E difficile anche scegliere un candidato gradito all’Udc, senza avere la sicurezza che l’Udc ci sia
    • anche Amendola lo ammette: “E che ne so io, cosa decideranno De Mita e i suoi?”.
      Già, chi lo sa? Pierferdinando Casini era calato in Campania per gettare sul piatto un nome pesante: “Il profilo ideale sarebbe quello dell’ex presidente di Confidustria Antonio D’Amato“.
    • non si è capito se D’Amato sarebbe disposto a correre, e sostenuto da chi
    • L’unico dato positivo, alla fine, è che qui le primarie potrebbero celebrarsi. Sono state ufficialmente convocate per il 24 gennaio, ma le candidature si devono presentare entro il 9 gennaio
    • caso del Lazio. In questo momento l’unico nome in campo è quello di Esterino Montino, il vice di Marrazzo, che dopo il caso del video con i trans ha assunto la direzione della giunta prote-tempore
    • È tramontanta già la candidatura di Nicola Zingaretti, che pure aveva dato la sua disponibilità. Aveva fissato tre condizioni. I dalemiani gli hanno chiesto di accettare senza condizioni, lui si è tirato indietro. La più importante delle tre, era che in coalizione ci fosse anche l’Udc.
    • Ma i casiniani, come abbiamo visto, hanno già detto che si schierano a destra. Insomma: dal Piemonte alle Marche, dal Lazio alla Puglia, alla Campania, il partito di Casini, con il 6% ha il potere di veto su quello di Bersani, che ha il 30%. A Casini sicuramente conviene. Ma al Pd?
    • il silenzio di Bersani. “State tranquilli, sto lavorando per portare la coalizione alla vittoria”
    • in Puglia ha delegato le missioni diplomatiche (si fa per dire) a Massimo D’Alema. E nel Lazio – a quel che dicono i protagonisti – non è intervenuto
    • Dar vita ad una nuova opposizione è dunque un compito improcrastinabile. Opposizione larghissima nel paese, assente in Parlamento.
    • Di fronte a tale compito, un mero congresso di “rinnovamento”, da parte dell’Italia dei valori, è meno di un’aspirina per curare un cancro. Passare dal 7% al 9% non cambia nulla.
    • L’Italia ha un DISPERATO bisogno di una grande opposizione civile, di un grande Partito della Costituzione. Di una forza che può già ora raccogliere un italiano su quattro, e in un domani non lontano ambire alla maggioranza.
    • Mi domando perché Di Pietro tentenni ancora, di fronte alla strada maestra dello scioglimento del suo partito dentro un crogiuolo da lui stesso proposto e che veda co-protagonisti i movimenti della società civile, le lotte sindacali che si moltiplicano, le nuove generazioni “viola”, la cultura “azionista” e la scienza “illuminista”.
    • Caro Tonino, solo se avrai il coraggio e la lungimiranza di proporre questo Big Bang – per oggi, non per un fumoso domani – diventerai lo statista che puoi essere, e un’alternativa a Berlusconi.

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Cosentino, mi manda il “Territorio”.

Il sottosegretario tiene botta e non ritira la propria candidatura alla regione Campania. Anzi, Cosentino ha avvertito Berlusconi, perché egli è espressione del territorio e il territorio lo vuole governatore. C’è un ampio consenso, ha avvertito. Berlusconi non ha nenache osato suggerirgli di farsi da parte. Berlusconi ha obbedito a Cosentino. Al suo “Territorio”. Bisogna tener conto del territorio, poiché Cosentino è da esso che viene e gli è intimamente legato. Cosentino e quel “Territorio” sono la stessa cosa, e chiedergli di farsi da parte significa fare un torto a quel “Territorio”. Non so se mi spiego. Mr b potrebbe mai opporsi?

    • Nicola Cosentino non molla. Il sottosegretario all’Economia, su cui pende una richiesta di arresto per concorso esterno in associazione mafiosa, incontra Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli e conferma: “Mantengo la mia candidatura” per le regionali in Campania.

       

    • Cosentino spiega che Berlusconi “ha preso atto” di questa posizione. “Gli ho spiegato le ragioni del territorio, non possono essere i procuratori – sottolinea Cosentino – a decidere l’evoluzione democratica. Sulla mia candidatura c’è un largo consenso” e “non faccio un passo indietro”

       

    • Cosentino spiega che il presidente del Consiglio gli ha espresso “la più ampia solidarietà”. Il sottosegretario ha illustrato la situazione al premier, ma lui “conosceva un po’ le carte processuali”

       

    • “non saranno brevissimi i tempi per la scelta delle candidature”. “Berlusconi – assicura – non mi ha chiesto di fare un passo indietro”

       

    • “Capisco le ragioni di Gianfranco Fini è giusto che lo faccia, ma lui deve tenere conto anche delle richieste che vengono dal territorio”, ha aggiunto Cosentino

       

    • “La mia candidatura – spiega Cosentino – non nasce dal nulla, ma è espressione dell’intera regione Campania. Mantengo questa candidatura – ribadisce – perché è ancora forte e nasce dal territorio. Qualsiasi scelta diversa dovrà tenere conto delle indicazioni del territorio”,

       

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