Cafasso e Brenda, i morti “casuali”. La vicenda Marrazzo e i delitti imperfetti.

Cafasso è balzato agli onori della cronaca come il pusher di Marrazzo, o il pusher dei trans. Peccato che allo scoppiare dello scandalo che ha deposto il governatore del Lazio, Cafasso fosse già morto. Di infarto, secondo le prime valutazioni. Pare fosse andato in overdose. Qualcuno ha ipotizzato suoi legami con l’ndrangheta e la camorra, se non altro per la zona di approvvigionamento: sud del Lazio, zona Fondi. A Fondi opera l’ndrangheta. Fondi è un centro nevralgico per il mercato ortofrutticolo: vi risiede il secondo più grande centro di smistamento di prodotti ortofrutticoli d’Italia – l’altro è in Sicilia. Marrazzo, lo scorso agosto, decise di rimuovere il presidente del Mof (Mercato Orto-Frutticolo) di Fondi, Giuseppe La Rocca. Subito la protesta del presidente della provincia di Latina,Armando Cusani, secondo il quale la sostituzione è una manovrina per accontentare i Comunisti Italiani e – di fatto – la prosecuzione della colonizzazione della provincia da parte della rappresentanza istituzionale della regione. La sostituzione è stata considerata "uno smacco per tutta la provincia" – sono le parole di Cusani – e male si giudicava l’intenzione manifestata in Regione di acquistare azioni deli’Imof, la società che gestisce gli immobili del mercato per cui negli anni sono stati spesi 75 miliardi della Cassa Mezzogiorno, una vera macchina mangia soldi statali.
Non a caso, a Fondi il consiglio comunale è fortemente influenzato dalla criminalità organizzata. Anzi, la penetrazione dei clan dell’ndrangheta è assolutamente certa. Nota a tutti è la vicenda del mancato scioglimento del consiglio comunale nonostante l’allucinante vicenda che vede coinvolti un ex assessore di Forza Italia, Riccardo Izzi, finito in carcere insieme a diversi dirigenti comunali e a due esponenti della ‘ndrangheta – Venanzio e Carmelo Giovanni Tripodo (reclusi in regime di 41 bis)- che secondo i magistrati antimafia si sono avvalsi delle amicizie politiche e del loro background criminale per imporsi all’interno del mercato ortofrutticolo di Fondi, stabilirne i prezzi e le condizioni di vendita.
E Brenda? Cafasso teneva "per le palle" mezza Roma. Doveva vendere il video di Marrazzo, in fretta, altrimenti lo avrebbero fatto fuori. Poi il video è finito nelle mani dei carabinieri infedeli, di cui Cafasso era informatore. Quei video valevano decine di migliaia di euro. Per Marrazzo si è parlato di cinquantamila. O forse più. Brenda disse di averli cancellati. Forse non era roba sua. Forse li ha cancellati, ma chi li aveva richiesti ora li vuole indietro. Sono andati a bussare alla sua porta, oppure no. L’hanno drogato, derubato del palmare, poi hanno dato fuoco alla sua valigia. Oppure no. La verità è ancora molto lontana, e per Marrazzo si annunciano nuovi scoop.

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Ignazio Marino sul caso Cucchi: contro di lui un meccanismo perverso.

Omertà, occultamento della verità, indifferenza, renitenza: chi ha avuto a che fare con Stefano Cucchi nelle ore prima della morte si sta nascondendo. La verità è messa male. Ognuno ne dà la propria verisone. E sono medici. Quale etica professionale ispira questi comportamenti omertosi e depistatori?
Ignazio Marino parla oggi a l’Unità.it: il quadro che esce dalle sue dichiarazioni sulle prime indagini condotte dalla Commissione d’inchiesta sanità sul caso della morte di Stefano Cucchi, sono sconfortanti. La verità si allontana, e chissà se mai arriverà.

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    • Ignazio Marino è senatore, presidente della Commissione parlamentare d’indagine sul Servizio Sanitario nazionale

    • Il faldone sul caso di Stefano Cucchi ogni giorno si riempie di più. E ogni giorno si aggiungono particolari che non tornano. Contraddizioni. Troppe

    • In alcuni medici e in alcune delle persone che abbiamo ascoltato in questi giorni ho coltoun atteggiamento molto simile a quello di Giovanardi. Non lo hanno detto esplicitamente ma mi è sembrato che il loro approccio fosse quello. Come a dire, in fondo era un tossico, uno spacciatore, dal carattere difficile

    • in alcune delle persone ascoltate c’era una certa insofferenza

    • ho respirato da parte di alcuni medici una certa passività rispetto ai regolamenti che privano di ogni umanità questa professione. Si sono adeguati senza sentire il bisogno di ribellarsi a comportamenti richiesti che confliggono con il nostro dovere

    • Per esempio ai medici del Sandro Pertini. Mi chiedo come sia possibile che di fronte ad un ragazzo che sta per morire nessuno sente il bisogno di alzare il telefono e avvertire un famigliare. Non lo fanno neanche quando Stefano Cucchi muore

    • La madre lo viene a sapere perché gli recapitano la richiesta di autorizzazione a procedere all’autopsia. C’è qualcosa che va rivisto in questo meccanismo perché è disumano. Cucchi ci mette di fronte a questo problema

    • Cucchi va al Fatebenefratelli dopo aver fatto le foto segnaletiche in carcere nelle quali si vedono chiaramente le ecchimosi sul volto. Come mai i quattro medici del Fatebenefratelli dicono che loro non ne hanno viste mentre in due certificati antecedenti, altri medici constatano quelle ecchimosi?

    • sappiamo che Cucchi è stato picchiato, gli hanno rotto due vertebre, ma non sappiamo quante volte è stato picchiato

    • i sanitari di Regina Coeli dicono che non poteva camminare quando lo hanno portato all’isola Tiberina: lì i medici dicono che camminava. Per questo motivo insieme ai senatori Galiato (Pdl) e Soliani (Pd), stiamo valutando l’ipotesi di un confronto diretto tra medici

    • Omertà ce n’è, tanto è vero che malgrado la documentazione raccolta e le deposizioni, ancora non si riesce a capire quale sia stata la dinamica dei fatti, perché ognuno dà una versione diversa. Quanto al fatto che Cucchi parlasse sempre davanti ad un agente è un aspetto che non abbiamo ancora approfonditomache affronteremo

    • perché Cucchi ha rifiutato il ricovero al Fatebenefratelli la prima volta?
      Da quello che ci ha riferito un medico di Regina Coeli il suo rifiuto nasceva dal fatto che gli avevano detto che lì non avrebbe potuto fumare, mentre in carcere poteva, anche in infermeria

    • Possibile che nessun medico ha avuto dubbi sulla storia della caduta dalle scale? Anche qui ci sono discordanze: a Regina Coeli Cucchi dice di essere caduto dalle scale, mentre al Fatebenefratelli racconta di aver sbattuto contro uno spigolo

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Cucchi non era né anoressico, né sieropositivo. Rimosso il commissario di polizia penitenziaria di piazzale Clodio.

Il padre e la sorella di Stefano sono stati ascoltati in Commissione d’Inchiesta sulla Sanità e hanno ribadito che il ragazzo non era sieropositivo né che era sieropositivo. La ragione per la quale i genitori non furono avvisati del peggioramento di Stefano risiede in una norma di un regolamento interno dell’ospedale Pertini stabilito fra l’ospedale stesso e il Ministero. Un cavillo. Una norma interna, non una legge. Una norma che contrasta con i diritti delle persone di partecipare al dolore dei loro congiunti, di essere avvisati di un peggioramento del loro quadro clinico, che non può essere sottoposto a criteri legati al rispetto della privacy. Nel momento in cui il soggetto non è più in grado di badare a se medesimo, vale a dire quando la sopravvivenza del paziente è messa a pregiudizio da un improvviso e imprevisto peggioramento, non c’è privacy che tenga. Un genitore ha diritto di sapere se il proprio figlio sta morendo in un letto d’ospedale. Ha diritto almeno di essere avvisato. Queste pseudo norme di tutela della privacy non hanno senso di esistere. Sono contrarie all’ordinamento giuridico. Vanno abolite. E basta.
Intanto si registra una novità: il commissario di Polizia Penitenziaria della struttura carceraria di piazzale Clodio, verrà avvicendato con un altro comandante. Al momento non è dato sapere se questo evento abbia una qualche relazione con la morte di Stefano. Però prende corpo l’ipotesi che Stefano sia stato oggetto di pestaggio proprio mentre era sotto custodia della polizia penitenziaria stessa.

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    • Ci sono i primi sei indagati

    • Omicidio preterin­tenzionale, questa è l’accusa ipotizzata dai pm della procura di Roma, Vincenzo Barba e Francesca Loy

    • tre agenti della polizia penitenziaria e tre detenuti

    • Un testimone avreb­be raccontato a chi indaga di aver «sentito rumori» e aver vi­sto, parzialmente, «Cucchi ag­gredito in cella», dopo lo scop­pio di un parapiglia per futili motivi (pare che il ragazzo avesse chiesto di andare in ba­gno)

    • Ma non è l’unica novità: il commissario di polizia peniten­ziaria che sovrintendeva alle celle del tribunale di piazzale Clodio, Alfredo Proietti, capo della centrale operativa regio­nale, lascerà il posto nei prossi­mi giorni a un nuovo coman­dante, Costanzo Sacco, del re­parto di Frosinone. Solo un ca­so? Un normale avvicendamen­to?

    • il racconto di Giorgio Rocca, l’avvocato d’uf­ficio che la mattina del 16 otto­bre era in udienza con Cucchi. Dice al Corriere : «Alle 13.15 di quel giorno mi congedai dal ra­gazzo. In aula l’avevo visto solo un po’ gonfio in faccia ma ave­vo pensato che fosse a causa del metadone, visto che faceva uso di droghe. Sono assoluta­mente certo, però, che a quel­l’ora non aveva tutte le ecchi­mosi e i lividi che si vedono be­ne nelle foto segnaletiche scat­tate a Regina Coeli

    • se­condo il rapporto della polizia penitenziaria consegnato al mi­nistero della Giustizia, già alle 14.05, cioè appena una cin­quantina di minuti dopo che Cucchi e il suo avvocato si so­no salutati, il dottor Giovanni Battista Ferri dell’ambulatorio della città giudiziaria stila un certificato in cui c’è scritto che sul ragazzo «si rilevano lesioni ecchimotiche in regione palpe­brale… »

    • il paziente «ri­ferisce dolore e lesioni alle re­gioni sacrale e agli arti inferio­ri… evasivamente riferisce che le lesioni conseguono ad acci­dentale caduta per le scale, av­venuta ieri

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    • Una norma interna che impedisce ai medici di dare notizie di un aggravamento della salute ai familiari di un detenuto. E che ha impedito ai familiari di Stefano Cucchi, il giovane morto il 22 ottobre scorso all’ospedale Pertini di Roma, di avere notizie su loro figlio

    • A denunciarla è Ignazio Marino, presidente della commissione sull’efficienza del servizio sanitario nazionale, al termine dell’audizione dei familiari di Stefano. Sono stati loro a mostragli documenti e carte in cui si fa riferimento a quella norma restrittiva che vale per la la zona adibita a carcere all’interno dell’ospedale Pertini

    • «Noi crediamo che questa norma sia sbagliata e non giusta in un paese civile perchè una persona anche se perde la libertà non perde la dignità di persona e soprattutto i suoi rapporti con i familiari, in caso di aggravamento, non possono essere interrotti»

    • si tratta di una «norma stabilita tra l’amministrazione dell’ospedale e il ministero della giustizia». Quindi, «è un regolamento interno e va cambiato»

    • Per quanto riguarda i medici del pertini, Marino spiega di non essersi fatto nessuna idea: «Li incontreremo con un sopralluogo nei prossimi giorni»

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La morte di Cucchi, lo sciacallaggio politico e le gesta di Giovanardi.

La vicenda della morte di Stefano Cucchi porta con sé di tutto: lo sciacallaggio politico, il falso ideologico, il depistaggio, l’omertà, l’ignoranza, la violenza verbale, le parole di circostanza; l’indifferenza.
Cominciamo dallo sciacallaggio politico, l’ultima in ordine di tempo, ma di certo non la più grave. Giovanardi oggi ha detto che Cucchi è morto perché drogato e anoressico. Mi chiedo: a che titolo parla? Quale è il suo grado di conoscenza della vicenda? Se è pari a zero, come ha dimostrato, perché si è affrettato a fare queste dichiarazioni? Giovanardi è il teorico del proibizionismo, colui che manderebbe in galera per un mezzo spinello, è la Santa Inquisizione degli stupefacenti. E’ chiaro che si adopera in un intervento a mezzo stampa al solo scopo di orientare l’opinione pubblica verso idee più repressive nei confronti della tossicodipendenza. Il suo è un “uso criminoso” della vicenda di Stefano – in quanto non utile a chiarire la vicenda e in fin dei conti strumentale a uno scopo che non è scoprire la verità dei fatti.
Il falso ideologico: il ministro Alfano in parlamento ha detto che Cucchi si è negato alle cure dei medici. Questo tassello, come è stato raccontato sinora, induce a pensare che Stefano sia morto perché ostinato e irrazionale. Alfano ha riferito che ciò era scritto su un documento controfirmato dallo stesso Cucchi. Il modulo è intestato al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia, e si legge la richiesta di autorizzare i sanitari “di questa struttura a rilasciare notizie mediche alle persone sotto elencate durante tutto il periodo della degenza in questo reparto”. Ma Alfano ha detto solo la metà della verità, o era male informato.
Questo è il documento sottoscritto da Cucchi, e pubblicato con imprevista tempestività da Panorama:

documento pubblicato da Panorama

si leggono due grandi No, e a fondo pagina la firma – presunta – di Stefano. I familiari hanno avanzato perplessità sull’autenticità della firma. Nella documentazione inviata al Pertini questo documento non c’è, o per meglio dire, è “diverso”, non corrisponde a quello pubblicato. Non è firmato, né riporta scritto quei NO a stampatello.

Quella che segue invece è la copia del diario sanitario di Stefano:

Diario Sanitario di Stefano Cucchi

Diario Sanitario di Stefano Cucchi

E’ la copia del documento di cui già si è detto ieri in un altro post relativo alla vicenda di Stefano: ovvero, il documento che conferma la ragione per la quale Stefano rifutasse di farsi curare. Stefano protestava perché gli avevano negato di contattare il suo avvocato e di parlare con una operatrice della comunità Ceis e persino con il cognato.

Alfano non ha detto nulla di tutto ciò. Ci si domanda se il ministro abbia preso conoscenza di tutta la documentazione, prima di riferire alle Camere.

Il depistaggio. C’è chi ha detto che Stefano, al momento dell’arresto, era molto debilitato, suggerendo che fosse già in condizioni precarie. C’è chi addirittura lo ha ripetuto, come Giovanardi, aggravando le proprie dichiarazioni omettendo i particolari delle lesioni alla schiena e alla testa.

L’omertà: ovvero il comportamento di chi sa ma non dice nulla, di chi ha visto Stefano spaccarsi la schiena in chissà quale modo irriferibile, e se ne sta ben lontano dai riflettori. Di chi dichiara alla stampa che sicuramente i Carabinieri non c’entrano nulla.

L’indifferenza: quella dei media, della televisione, del talk show di approfondimento, dove ci si scandalizza per un crocifisso tolto dalle classi di scuola, ma non si spreca un aggettivo per questa morte terribile, eppure inosservata.

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    • I pm Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy hanno deciso di iscrivere per il reato di omicidio preterintenzionale i nomi di chi ha avuto contatti con Cucchi dal momento dell’arresto fino al ricovero in ospedale, passando per il carcere di Regina Coeli.

       

    • «Indaghiamo a 360 gradi» si è limitato a dichiarare ai giornalisti il procuratore Giovanni Ferrara

       

    • I magistrati, però, stanno verificando anche se sussistano elementi per contestare l’ipotesi di omicidio colposo a carico dei medici che hanno avuto in cura il ragazzo e che potrebbero aver sottovalutato le sue critiche condizioni di salute

       

    • sulla vicenda infuria di nuovo la polemica politica

       

    • A dar fuoco alle polveri le parole del sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Giovanardi secondo cui «Stefano Cucchi era in carcere perchè era uno spacciatore abituale» ed è morto «soprattutto perchè pesava 42 chili»

       

    • «La droga – ha detto Giovanardi – ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente, poi il fatto che in cinque giorni sia peggiorato… certo bisogna vedere come i medici l’hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così»

       

    • Il Pd parla di «dichiarazioni incredibili» perchè «è evidente che nè la droga, nè tantomeno la costituzione fisica del giovane, sono all’origine della sua morte».

       

    • Per Stefano Pedica, senatore dell’Italia dei Valori, «Giovanardi oggi ha perso una buona occasione per tacere»

       

    • Immedata anche la reazione della famiglia. «A Giovanardi che fa queste dichiarazioni a titolo gratuito, rispondo semplicemente che il fatto che Stefano avesse problemi di droga, noi non l’abbiamo mai negato, ma questo non giustifica il modo in cui è morto» ha detto ai microfoni di CNR media, Ilaria Cucchi

       

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Verità per Stefano Cucchi. Lasciato morire solo.

Stefano Cucchi è morto di fame e di sete. Non solo per le lesioni. Stefano lamentava il fatto che non gli avevano permesso di chiamare il suo avvocato. Per questo, e cioè per protesta, ha rinunciato a mangiare e a bere. Ha rifiutato di essere alimentato e qualsiasi altra cosa perché gli avevano negato i suoi diritti. Lo avevano trattato come una non-persona. Senza dignità. Stefano chiedeva solo di essere rispettato. E invece, già anoressico, già con le lesioni alla schiena e alla testa, ha perso la vita per questa ragione.

I punti oscuri della vicenda restano molti. Perché Alfano non cita il documento esibito da Luigi Manconi che testimonia il rifiuto di essere nutrito di Stefano per protesta? Forse non lo conosceva? Trattasi di un documento firmato da un dirigente del reparto detentivo dell’ospedale Sandro Pertini. Forse che il ministro non ha indagato a sufficienza? Che cosa glielo ha impedito? Che cosa o chi ha prodotto sul corpo di Stefano quelle lesioni? Come è possibile che gli sia stato negato di contattare il suo avvocato? A Regina Coeli, Cucchi si spostava in sedia a rotelle. Le sue condizioni erano compatibili con l’arresto? Al momento di entrare a Regina Coeli, Stefano era già in quelle condizioni. Ma anche lì non volle sottoporsi agli accertamenti – i medici del carcere avevano deciso per una Tac. Vuol dire che Stefano stava continuando la sua protesta, ignorato da tutti.

    • C’è una cosa che nessuno ha voluto raccontare finora sulla storia di Stefano Cucchi arrestato vivo dai carabinieri e restituito morto alla famiglia. Non lo ha riferito il ministro Angelino Alfano. Né la direzione sanitaria dell’ospedale Sandro Pertini.
    • Hanno soltanto detto che Stefano ha rifiutato le cure. Non il motivo.
    • Stefano Cucchi rifiutò l’alimentazione e l’idratazione forzata per protesta. Perché non volevano fargli contattare il suo avvocato di fiducia.
    • È scritto in un documento firmato da un dirigente del reparto detentivo dell’ospedale Sandro Pertini, dove il giovane è morto il 22 ottobre scorso. Cucchi, si legge, «ha rifiutato espressamente qualsiasi terapia reidratante endovenosa, necessaria per la presenza di un quadro di insufficienza renale da disidratazione. E ha affermato di rifiutare anche di alimentarsi, accettando di bere liquidi e di assumere la terapia orale finché non parlerà con il suo avvocato».
    • Cucchi era anoressico, pesava appena 45 chili per un metro e 76 di altezza. ma l’avvocato di fiducia non glielo hanno fatto chiamare neanche di fronte al suo rifiuto del cibo. Né lo hanno fatto parlare con i suoi genitori, andati più volte al Pertini per incontrarlo. Il documento inedito del dirigente sanitario ci viene letto da Luigi Manconi
    • «È da una settimana – dice Manconi – che segnalo il fatto che già all’atto dell’ingresso in caserma, il 15 ottobre, Cucchi chiede che venga avvertito il suo avvocato di fiducia. La cosa non avviene in quel momento né in seguito, tanto che la mattina dopo se ne lamenta in tribunale, durante il processo per direttissima, con un carabiniere. Ha avanzato di nuovo la richiesta al Pertini e di nuovo gli è stato negato uno dei diritti fondamentali della persona, quello alla difesa»
    • Cucchi racconta di essersi provocato «il trauma contusivo» la sera precedente, «il paziente precisa alle 23», si legge nel referto. Alle 23, a ridosso dell’ora dell’arresto.
    • Mentre parla Cucchi non è solo, c’è un agente ad accompagnarlo. La tesi che qualcuno vuole portare avanti è che quelle lesioni risalgono a settimane prima.
    • Una radiografia effettuata all’Isola Tiberina mostra «frattura del corpo vertebrale di L3 sull’emisoma sinistro e frattura della prima vertebra coccigea». Il medico scrive che la deambulazione «è impossibile». La situazione è peggiorata rispetto al mattino, quando Cucchi andò sulle sue gambe in tribunale. «Mi è stato riferito che a Regina Coeli – dice Manconi – Cucchi per alcuni spostamenti utilizzasse una sedia a rotelle»
    • I tre medici di Regina Coeli, ascoltati ieri mattina dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, hanno confermato che al momento del suo arrivo in carcere, Stefano aveva lesioni gravi al volto, lesioni vertebrali e un sospetto di trauma cranico e addominale.
    • «Noi siamo ancora all’inizio della nostra indagine – ha spiegato il presidente Ignazio Marino – ma i medici sono stati molto precisi circa la condizione fisica di Stefano Cucchi nel momento dell’ingresso al carcere di Regina Coeli».
    • doveva essere effettuata una Tac di controllo ma, ha riferito Marino, «apparentemente sembra ci sia stato il rifiuto di Cucchi di sottoporsi a questo tipo di esame”
    • Picchiato, denutrito e senza nemmeno un avvocato. Le ultime ore di Stefano Cucchi assomigliano sempre più a un calvario
    • L’ultima verità raggela il sangue quasi come le foto dei suoi martoriati 45 chili: Stefano si è lasciato morire di fame e sete, come testimonia il documento dell’ospedale Pertini che pubblichiamo sopra, per protestare contro chi gli ha impedito perfino un contatto con un legale, negandogli il primordiale diritto alla difesa.
    • è stato un addetto ai servizi funerari, poco prima di sigillare il feretro, a rubare le immagini che hanno bruscamente scosso l’opinione pubblica e costretto, chissà, lo Stato ad accertare colpe e colpevoli
    • ieri pomeriggio, con la regia dei comitati di quartiere e dell’assemblea dei centri sociali, alcune migliaia di persone hanno sfilato in nome di Cucchi e di tutti gli altri capri espiatori
    • la manifestazione pacifica – e «senza bandiere» – è stata aperta dal lancio di bottiglie contro alcuni furgoni della polizia. E si è conclusa, due ore dopo, con altre bottiglie scagliate contro gli agenti schierati, una carica degli stessi, cassonetti in fiamme, fumo, un via vai di mezzi coi lampeggianti accesi, lunotti di auto frantumati, fumo e cocci sparsi lungo Via di Tor Pignattara
    • Ilaria Cucchi, abbracciata ai genitori, pochi minuti prima aveva ringraziato il corteo che si è fermato davanti a casa sua, chiedendo «compostezza» nella ricerca della verità. Perché Stefano, ha detto al microfono, «non è un eroe». «Nessuna giustizia, nessuna pace», ha però vergato una vernice nera su una saracinesca a fianco
    • «assassini, assassini» è stato il “la” alle 15.45, ma anche slogan ormai vintage («Pagherete caro, pagherete tutto»). «Non si può morire così, basta con le vite spezzate dalla violenza dello Stato» sull’enorme striscione color viola che apriva il corteo
    • «Il proibizionismo è un serial killer». «La droga può dare assuefazione, lo Stato morte»

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La morte di Stefano Cucchi: Ignazio Marino manda i Nas. Gasparri: “a Roma accadono cose strane”.

“Cose strane”, così Gasparri, ieri. A Roma accadono cose strane. Si riferisce in parte al caso Marrazzo, è certo. Alle cosiddette “mele marce” dell’Arma dei Carabinieri. Alle morti per “carcere”.
Ignazio Marino, nella sua veste di presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul SSN, ha mandato i Nas all’ospedale “Pertini” di Roma: hanno sequestrato la cartella clinica. Scopo, accertare che non vi siano aspetti di negligenza riconducibili al sistema sanitario.

Mi sembra evidente che Gasparri, sospettato di essere fra i frequentatori di Via Gradoli, voglia mettere in rilievo il clima di sospetto e intimidazione che promana da un certo ambiente romano. Non specifica, il senatore. Ma forse ha qualcosa a che fare con l’estrema destra, chissà. Forse c’è un collegamento fra la macchina dello sputtanamento, che ha trovato nei carabinieri ottimi e fedeli manovali, le violenze omofobe e un certo nervosismo delle forze dell’ordine. Una sottile linea nera che procede da “Svastichella” e arriva sino ai ricattatori di Marrazzo. Fantapolitica?

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    • L’inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi, arrestato per spaccio e morto dopo un calvario di sette giorni, procede.
    • Il magistrato Vincenzo Barba ha nominato tre nuovi periti in medicina legale e ha interrogato l’equipaggio dell’ambulanza
    • I tre paramedici hanno riferito di avergli parlato, ma che il detenuto non si fece visitare e rifiutò di farsi portare in ospedale
    • Il mattino dopo, il padre lo incontrò in tribunale e lo trovò di cattivo umore, ma non in cattive condizioni
    • Stefano si arrabbiò perché il giudice lo mandava in carcere in attesa del processo e perciò per stizza prese a calci una sedia
    • Difficile pensare che in quel momento avesse due vertebre rotte e il coccige fratturato
    • Angelino Alfano, martedì riferirà in Parlamento. «Mai voluto fare scaricabarile nei confronti della polizia penitenziaria», precisa Ignazio La Russa.
    • il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla sanità, Ignazio Marino, ha inviato i carabinieri del Nas all’ospedale «Sandro Pertini» per acquisire la cartella clinica del giovane deceduto. «Senza intralciare l’inchiesta penale – racconta Marino – è quanto facciamo di prassi quando le notizie di stampa ci fanno pensare a di cure non efficaci».
    • Maurizio Gasparri: «Troppe cose inspiegabili. Negli ultimi tempi a Roma sono accadute troppe cose strane e non si può archiviare tutto con superficialità. Un giorno le mele marce, un giorno un’altra vicenda. Siamo purtroppo in un brutto momento»
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    • l presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, Ignazio Marino, ha inviato i carabinieri del Nas al reparto destinato al ricovero dei detenuti dell’ospedale Pertini, dove è morto il detenuto Stefano Cucchi
    • «La documentazione – ha sottolineato Marino – sarà messa a disposizione dell’ufficio di presidenza della commissione d’inchiesta per una prima istruttoria e mi auguro che dall’analisi del lavoro effettuato dai medici al momento del ricovero di stefano cucchi possano emergere elementi che aiutino a fare chiarezza su cosa sia realmente accaduto. Nei prossimi giorni la commissione deciderà anche se aprire formalmente un’inchiesta sulla vicenda dal punto di vista dell’efficienza, dell’efficacia e della qualità dell’assistenza medica.
    • Marino ha sottolineato che «si tratta di una tragedia che lascia sgomenti e anche per questo serve il massimo rigore nell’appurare la verità e tutte le eventuali responsabilità».

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Caso Cucchi, La Russa difende i Carabinieri. E la procura di Roma indaga su “ignoti”.

La morte di Stefano Cucchi ha in sé qualcosa di sconvolgente: non solo per l’ostensione del corpo, per i segni di una morte orrenda lasciati su di esso, per la pochezza delle ragioni che hanno condotto al suo arresto – 20 grammi di droga.
Ciò che lascia esterrefatti è il codazzo della politica che si accorge della portata deviante della notizia e accorre al capezzale della procura di Roma: Alfano telefona al procuratore generale, La Russa s’inerpica in una dichiarazione in difesa dell’Arma quando nessuno ha ancora formulato un’accusa concreta. Scusatio non petita, accusatio manifesta, Sginor Ministro. Giustamente il sindacato di Polizia Penitenziaria è insorto chiededo al Ministro di rettificare le sue dichiarazioni. Sostenere che i carabinieri non hanno repsonsabilità senza conoscere i fatti, significa difendere unilateralmente la propria corporazione e scaricare i sospetti sulle guardie carcerarie, non le sole ad aver avuto a che fare con il ragazzo.
Cosa c’entra la politica con la morte di Stefano? Al di là della ovvia richiesta di giustizia che può anche provenire da esponenti dei partiti, perché mai il Ministro della Difesa si affretta a scagionare i suoi? Perché il Ministro della Giustizia telefona alla procura? Di cosa si deve preoccupare? Forse che la procura non stia facendo il suo dovere? E il pm che ha formulato il capo d’accusa, omicidio preterintenzionale a carico di ignoti, ha provveduto a ciò prima o dopo la telefonata di Alfano? Perché indaga su ingnoti? Il corpo di Stefano ha fratture alla spina dorsale, al coccige, alla mandibola, e lividi sul volto e su tutto il corpo. Qualcuno ha scritto che è morto per "morte naturale". E’ ignoto il nome di questo medico? Si cominci a indagare da lui, per esempio. Perché ha scritto morte naturale? Non si è forse accorto degli occhi infossati, della schiena rotta? Che tipo di indagine ispettiva ha condotto sul cadavere? Sono ignoti i nomi di chi lo ha avuto in custodia nelle ore dopo l’arresto? Per il maggiore Paolo Unali, comandante della Compagnia Roma Casilina, di cui fanno parte i militi che hanno arrestato Stefano, stiamo parlando di un ragazzo debilitato, con un passato di tossicodipendenza. Io non ho mai visto un ex tossicodipendente spezzarsi la schiena da solo.
Venti grammi di droga. Per venti grammi non si muore così. Non si può coprire un abuso per la sola ragione di appartenenza alla medesima caserma. Affinché non si abusi del potere, occorre che il potere arresti il potere.

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    • la procura di Roma ha deciso di procedere per il reato di "omicidio preterintenzionale" (che prevede la reclusione da dieci a diciotto anni), al momento a carico di ignoti

    • Il pm Vincenzo Barba vuole vederci chiaro e sta indagando per capire se il ragazzo 31enne sia stato effettivamente vittima di un pestaggio

    • Nell’attesa delle conclusioni della consulenza del medico legale, il magistrato proseguirà le audizioni

    • Altro tassello di un’inchiesta avviata di iniziativa dalla Procura, nonostante l’assenza di una denuncia e un primo certificato di morte che attestava come questa fosse avvenuta per "presunta morte naturale"

    • Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha telefonato al procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara per dare "pieno sostegno alle indagini e celerità nell’accertamento della verità e dei colpevoli" e per esprimere "vicinanza alla famiglia Cucchi"

    • Alfano ha voluto ribadire "fiducia nell’operato della Polizia Penitenziaria

    • Ma la decisione del pm Barba non è piaciuta al legale della famiglia Cucchi: "Si procede a carico di ignoti ma credo che coloro che l’hanno avuto in custodia o in cura non sono ignoti. Mi aspetto indagati, mi aspetto che queste persone vengano a dare una spiegazione"

    • Nel frattempo i familiari non si danno pace. Vogliono capire come mai sia morto in carcere dopo l’arresto dei carabinieri che lo hanno sorpreso con una ventina di grammi di droga

    • Vogliono una spiegazione a quelle fratture alla spina dorsale, al coccige, alla mandibola, a quei lividi sul volto e su tutto il corpo.

    • "Non ho strumenti per dire come sono andate le cose, ma sono certo del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione" ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa.

    • dopo la diffusione delle foto, la vicenda è esplosa in tutta la sua gravità

    • Parole che indispettiscono il segretario del Sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria, Donato Capece: "Il ministro ha perso una buona occasione per tacere. Ha detto che non ha elementi per dire come andarono i fatti però sostiene che l’intervento dei carabinieri è stato corretto. Su quale basi lo dice? Chi sarebbe stato scorretto, allora?"

    • "Verità e legalità per tutti, ma proprio tutti: in fondo è semplice" si leggeva in un corsivo del periodico online della Fondazione Farefuturo presieduta da Gianfranco Fini. "Uno stato democratico non può nascondersi dietro la reticenza degli apparati burocratici – continuava il corsivo – Perché verità e legalità devono essere ‘uguali per tutti’, come la legge. Non è possibile che, in uno Stato di diritto, ci sia qualcuno per cui questa regola non valga: fosse anche un poliziotto, un carabiniere, un militare, un agente carcerario o chiunque voi vogliate. Non può esistere una ‘terra di mezzo’ in cui si consente quello che non è consentito, in cui si difende l’indifendibile, in cui la responsabilità individuale va a farsi friggere in nome di un ‘codice’ non scritto che sa tanto, troppo, di omertà tribale".

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    • Noi rispondiamo di quello che abbiamo fatto, abbiamo un referto medico che dice che il ragazzo ha rifiutato le cure sul posto e l’accompagnamento in ospedale. Se avesse voluto sfuggire ad eventuali percosse sarebbe andato con l’ambulanza, non crede?”. A difendere l’Arma dei carabinieri è il maggiore Paolo Unali, comandante della Compagnia Roma Casilina, i cui uomini, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre, hanno arrestato Stefano Cucchi.

    • sul comportamento dei militari, a livello disciplinare, non sono emerse responsabilità. Anche se il vaglio interno è sempre in atto. A livello penale, aspettiamo il lavoro della magistratura

    • Il maggiore ricostruisce quanto accaduto quella notte, “quelle poche ore in cui abbiamo avuto in consegna il soggetto.

    • Lo abbiamo fermato a tarda notte e, dopo una perquisizione domiciliare, l’abbiamo trattenuto.

    • Intorno alle 3 di notte, il ragazzo ha avuto un malore e abbiamo immediatamente chiamato l’ambulanza”

    • “Cucchi ha rifiutato le cure sul posto e l’accompagnamento in ospedale. Anzi, ha chiesto di lasciarlo dormire. E’ tutto scritto nel referto medico: le convulsioni, il tremore e, se non ricordo male, un malore diffuso. Nessun segno, nessun ematoma, niente di anomalo. Se avesse voluto sfuggire a presunte percosse, si sarebbe fatto portare in ospedale”. Il referto medico, consegnato alla Procura, è delle 5

    • Stefano è stato svegliato e accompagnato in Tribunale per il processo per direttissima. In aula, ha raccontato la famiglia del ragazzo, aveva però gli occhi tumefatti. “Io non sono un medico, non so cosa possa essere successo – spiega ancora Unali – ma il ragazzo aveva dormito solo poche ore. E comunque le nostre camere di sicurezza, che sono quelle regolamentari, non sono certo un albergo a cinque stelle. Poi stiamo parlando di un ragazzo debilitato, di uno che aveva avuto problemi di tossicodipendenza e che, a 30 anni, pesava 40 chili. E comunque è arrivato in tribunale con le sue gambe e ha partecipato all’udienza. Era lucido. Del resto, se avesse avuto qualcosa da dire, lo avrebbe detto”

    • il padre lo ha sentito chiedere in aula perchè gli fosse stato assegnato l’avvocato d’ufficio e non il suo legale di fiducia

    • “Non ne so nulla, non ero lì – prosegue il maggiore – so soltanto che lui non ha lamentato accuse nei nostri confronti. Del resto ci sono i verbali di udienza”

    • “Non lo so -conclude Unali- noi lo abbiamo “trattato” solo per poche ore. Poi lo abbiamo consegnato alla polizia penitenziaria”. Ma neanche la polizia penitenziaria sembra saperne nulla

    • “I colleghi si sono limitati al servizio di controlloevigilanzachespettava loro per legge – risponde Donato Capece, segretario generale del Sappe

    • era in un ospedale, sotto il controllo dei medici. Questo esclude qualsiasi tipo di intervento. In ogni caso ci auguriamo che la magistratura faccia piena luce su questa vicenda

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Stefano Cucchi morto non per droga ma per carcere.

Un uomo di 31 anni, un ragazzo, non più adolescente, viene pescato dai carabinieri con uno spinello, forse poco più. E’ morto in carcere. Una storia incredibile, di falsità, menzogne, di carcere violento, di bugie dalle forze di polizia, dai carabinieri. Perché è morto Stefano? Come è morto? Perché nessuno indaga? Perché nessuno ne parla? Forse che la sua storia di morte sia meno importante di altre?
Leggete e diffondete: questa è la storia di Stefano Cucchi, morto in galera senza una colpa. E senza giustizia.

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    • Stefano Cucchi è stato arrestato dai Carabinieri il 15 ottobre scorso. Trascorre la notte in caserma e l’indomani, con un processo per direttissima, il giudice dispone l’arresto in carcere in attesa dell’udienza successiva. Mentre sono ancora in attesa di vedere il figlio, una settimana fa i familiari ricevono dai carabinieri la notifica del decreto col quale il pm autorizzava l’autopsia sul corpo di Stefano. E’ così che i genitori e la sorella vengono a conoscenza della morte di Stefano. Un’altra morte di carcere.

    • "Stefano Cucchi era un ragazzo di 31 anni, un normalissimo ragazzo di 31 che la notte tra il 15 e il 16 ottobre è stato arrestato dai Carabinieri, perché trovato in possesso di una modica quantità di sostanze stupefacenti. L’abbiamo visto uscire di casa accompagnato di Carabinieri, che precedentemente tra l’altro avevano perquisito la sua stanza non trovandovi nulla e accompagnato dai Carabinieri in ottime condizioni di salute, senza alcun segno sul viso e non lamentando alcun tipo di dolore. L’abbiamo rivisto morto il 22 ottobre all’obitorio: nel momento in cui l’abbiamo rivisto, mio fratello aveva il viso completamente tumefatto e pieno di segni, il corpo non l’abbiamo potuto vedere."

    • trascorre la notte in caserma

    • La mattina successiva, verso le dodici avviene il processo per direttissima, dove il giudice ritiene che questo ragazzo debba passare il tempo fino al 13 novembre, data in cui è fissata l’udienza successiva, in carcere e viene assegnato a Regina Coeli

    • la mattina del processo per direttissima mio fratello aveva già il segno gonfio di botte

    • ci hanno detto di stare tranquilli, perché per così poco sicuramente il giorno dopo sarebbe stato a casa agli arresti domiciliari

    • arriva una telefonata che dice ‘Stefano sta male

    • La notizia successiva l’abbiamo il sabato sera, intorno alle nove vengono i Carabinieri a informarci che Stefano è stato ricoverato d’urgenza presso la struttura del Sandro Pertini: ovviamente i miei genitori si recano immediatamente sul posto e lì viene negato loro alcun tipo di notizia

    • Nel momento in cui, ingenuamente, mia madre domanda di poter vedere il ragazzo e di sapere quello che aveva, le viene risposto: “assolutamente no, questo è un carcere, tornate lunedì in orario di visita e parlerete con i medici

    • I miei genitori tornano il lunedì mattina, all’orario che era stato loro detto, vengono fatti entrare e vengono loro presi gli estremi dei documenti e vengono lasciati in attesa. Dopo un po’ di tempo esce una responsabile, la quale li informa di non poterli fare parlare con i medici, in quanto non è arrivata una certa autorizzazione da parte del carcere

    • Comunque tornate, perché deve arrivare quest’autorizzazione e non vi preoccupate, perché il ragazzo è tranquillo”, è stato risposto loro, quando mia madre chiedeva: “ditemi almeno per quale motivo mio figlio è stato ricoverato”. “Il ragazzo è tranquillo

    • Il giorno dopo, ovviamente, i miei tornano …esattamente, il martedì mattina tornano presso la stessa struttura, al reparto carcerario del Sandro Pertini e questa volta non vengono proprio fatti entrare, viene risposto loro al citofono che non possono entrare, perché non c’è l’autorizzazione

    • viene detto loro però che sono loro a dover chiedere un’autorizzazione a Piazzale Gloria

    • mio padre chiede quest’autorizzazione e la ottiene per il 25.. mi scusi, per il 22, giovedì

    • Il 22 all’alba mio fratello è morto e mio padre non ha fatto in tempo a vederlo

    • Sappiamo della notizia della morte di mio fratello dai Carabinieri, che vengono a casa intorno alle 12: 30, le premetto che sembrerebbe che mio fratello sia morto all’alba, vengono intorno alle 12: 30 per notificare a mia madre il decreto con il quale il Pubblico Ministero autorizzava l’esecuzione dell’autopsia in seguito al decesso di Cucchi Stefano. Questo è stato il modo in cui mia madre ha saputo della morte del figlio."

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    • Serve verità sulla morte di Stefano Cucchi, il giovane di 31 anni fermato il 15 ottobre scorso per droga al Parco degli acquedotti di Roma e morto all’ospedale Sandro Pertini il 22 dopo essere passato per gli ambulatori del Tribunale, del carcere di Regina Coeli e dell’ospedale Fatebenefratelli senza avere mai la possibilità di essere visitato dai parenti.

    • presentato il caso in una conferenza stampa, organizzata al Senato dal presidente di ‘A buon diritto’ e commentatore de l’Unità, Luigi Manconi, a cui hanno partecipato anche l’avvocato dei Cucchi Fabio Anselmo e alcuni parlamentari, tra i quali Emma Bonino, Rita Bernardini, Felice Casson

    • Ai presenti sono state distribuite anche le foto del corpo, immagini «drammaticamente eloquenti – ha spiegato Manconi – che danno l’idea del calvario passato da questo corpo»

    • Che agli occhi dei genitori si è presentato, secondo la ricostruzione, con il volto tumefatto, un occhio rientrato, la mascella fratturata e la dentatura rovinata.

    • «L’atto di morte è stato acquisito dal pm – ha spiegato il legale – per cui non abbiamo in mano nulla, se non le foto scattate dall’agenzia funebre e un appunto del medico legale. Non sono stati riscontrati traumi lesivi, a quanto appare, che possono averne causato la morte. Si parla di ecchimosi ed escoriazioni e sangue nella vescica, per cui è difficile sapere quando e soprattutto come è morto»

    • Stefano, a quanto conferma il legale, soffriva di epilessia

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