PdL, il mostro policefalo, verso la chiusura?

(L'immagine è volutamente tagliata)

Ricorderete il predellino: con l’invenzione del PdL, Berlusconi riuscì a far fuori in un colpo solo gli alleati riottosi dell’UDC e a mettere sotto scacco Fini. Poi seguirono i pasticci delle liste regionali. Infine, la scissione dei finiani.

Ora il PdL è ridotto in frantumi. Ognuno pensa alla corrente sua. Questo sarebbe un partito organizzato sul carisma del leader, ma ora quel carisma è offuscato e la mancaza di gerarchie chiare fa il resto. Ex Colonnelli di AN, coordinatori di partito, vecchi probiviri e la rete dei club, che ritorna come alle origini. E’ proprio dalla rete dei club che B. vorrebbe rifondare il tutto. C’è chi chiede struttura di partito, oneri e onori, e invece lui distrugge tutte le loro speranze. La battaglia con i coordinatori La Russa e Verdini si è appena aperta.

B. ha mandato una lettera ai club della Libertà, la creatura della Brambilla – sì, sempre lei alla guida del MinCulPop segreto del Biscione, già ai vertici della tv di Forza Italia, poi fallita – chiamando alla mobilitazione (l’Operazione Memoria, ne parlavo ieri) al fine di esorcizzare i personalismi di chi antepone i propri interessi al bene di tutti. Lui, che è l’emblema della privatizzazione della sfera pubblica, opera ancora una volta un vero e proprio ribaltamento della verità. Con lo scopo di combattere non soltanto i finiani, ormai espulsi, quindi temibili solo sul piano mediatico (e parlamentare prima che elettorale), ma anche le correnti interne. L’idea sarebbe quella di una eutanasia per il PdL. Privare di qualsiasi potere il triumvirato dei coordinatori, salvando il solo Bondi:

La vulcanica ancorché confusa testa del Cavaliere ha progettato anche una seconda scatola, ancor più vuota della prima, che si riempirà soltanto in vista e durante la campagna elettorale: una rete fatta da rappresentanti di lista promossi al rango di “controllori del voto” sui 61mila seggi elettorali, che resteranno l’unico effettivo perimetro dell’iniziativa sul territorio di Berlusconi, affidati ai Promotori della libertà della Brambilla e dai Difensori della libertà di Mario Mantovani, vigilati da Bondi (che non sopporta più Verdini e men che meno gli arrembanti berluscones ex An) – Berlusconi chiude il Pdl e fonda due partiti-ombra – Europa

Il gioco delle scatole dovrebbe perpetuare per il PdL la forma dell’anti-partito, come alle origini fu Forza Italia, accentrando ancora di più il potere decisionale sulla linea politica nelle mani di sé stesso. Nonostante questa risolutezza, La Russa non molla la presa. La sortita sull’immigrazione pare essere più un tentativo solitario. Né Berlusconi, né la Lega hanno mostrato alcun interesse nell’intervento del Ministro della Difesa: sarebbe stato come negare i “grandi successi” raggiunti dal governo in questo campo. La Russa ha rischiato:

«A differenza di altre cose – spiega il ministro della Difesa -, su sicurezza e immigrazione è stato fatto molto. Ecco perché forse il ministro Alfano che ha annunciato il programma in quattro punti, non ne ha parlato. Io ho voluto solo sottolineare che su questo fronte la guardia non va abbassata. Il governo deve continuare il suo impegno» (fonte Il Giornale).

Nei quattro punti che verranno posti al voto di fiducia a settembre non c’è la sicurezza. Allora perché questa precisazione? Quale il senso, se non quello di un maldestro tentativo di inserirsi nel dibattito? Per rivendicare un ruolo nella partita contro Futuro e Libertà?

Bersani segretario, Bindi presidente. Il PD che non cambia.

C’è posto per tutti, sembra rassicurare Bersani. Fioroni? Rimanga dov’è. Bindi, meglio lei come presidente. Franceschini? Già capogruppo alla Camera. La strategia inclusivista di Bersani è basata sulla dispersione di cariche di partito a pioggia, così, per accontentare tutti. Se Rutelli avesse pazientato, forse gli sarebbe scappato un posticino nel Direttivo, magari la presidenza stessa, ora ceduta alla Pasionaria per controbilanciare la svolta a sinistra emersa col voto delle primarie. Neanche minimamente si discute di temi a carattere politico o sociale che sia. Chi si chiede come opererà Bersani come presidente del consiglio, può trovare la risposta ai propri dubbi osservando come il neo segretario sta gestendo il partito: il suo inclusivismo non è altro che una versione minore del futuro ulivismo, l’accozzaglia partitica, litigiosa, che viene mantenuta a colpi di sottosegretariato. Che miseria.
L’unica incognita la possono rappresentare i 130 delegati appartenenti alla mozione Marino. Accetteranno di sottomettersi al gioco delle regalie di cariche partitiche messo in moto da Bersani? Accetterà Rosa Villecco Calipari la vicepresidenza del gruppo alla Camera?

  • Ignazio Marino, il comunicato:

Domani l’assemblea nazionale eletta il 25 ottobre si riunisce per confermare la nomina di Pierluigi Bersani a segretario del Partito Democratico. Ci aspetta un percorso ancora appassionante di proposte, discussioni, sfide dedicate al futuro del PD e dell’Italia.

Non vi ringrazierò mai abbastanza per il risultato che abbiamo raggiunto, per il coraggio che mi avete trasmesso, ogni volta che ho incontrato lo sguardo di qualcuno di voi o ogni volta che vi ho incrociato sul web.

Sono orgoglioso, ora che lo stupore di questa avventura lascia spazio ad emozioni più riflessive, di aver suscitato speranza, di aver acceso in voi la convinzione di poter cambiare le cose, di aver trovato tantissimi pronti ad accettare e rilanciare la sfida per un’Italia migliore.

378.211 persone hanno sostenuto e votato per me e per la mozione: un numero incredibile per chi solo pochi mesi fa era un semplice e poco esperto senatore.

Ancora grazie. Oggi sento la forza e la responsabilità di questo risultato, so che abbiamo davanti a noi ancora molta strada da fare e che nessuna energia va sprecata.

Continueremo a lavorare sulle idee che hanno unito la mozione, continueremo a spenderci per un Partito democratico più aperto, laico, attento alle persone. Continueremo a fare di tutto per cambiare le cose che in Italia non funzionano.

Non smettete di far sentire la vostra opinione, scriveteci i vostri suggerimenti: stiamo raccogliendo le idee per rilanciare la nostra sfida, per individuare nuovi spazi e nuovi modi per far pesare la nostra voce. So che siamo in tanti, ascolto i vostri messaggi e vi dico che sì, andremo avanti.

Sorprendiamo l’Italia, abbiamo detto. Ora abbiamo molto da fare.

    • «Non esiste incompatibilità. All’Assemblea nazionale sarà uno ilnome che verrà proposto per la presidenza del partito». E quel nome è Rosy Bindi

       

    • Il segretario Pierluigi Bersani anche ieri ha sentito al telefono la vicepresidente della Camera e le ha ribadito che sull’incariconon ha cambiato idea.

       

    • Gestione plurale, la linea, perché «non possiamo mica ragionare “abbiamo vinto e ora alla conquista”», ha risposto a chi gli rimproverava un’eccessiva apertura alla minoranza. In questa direzione «inclusiva », anche l’incontro di ieri con Piero Fassino

       

    • è probabile anche che Beppe Fioroni continui ad occuparsi di Scuola e Formazione e Gentiloni di Comunicazione

       

    • E forse è in questa ottica che Rosa Villecco Calipari o Sandro Gozi (mozione Marino) saranno nominati per una delle due vicepresidenze del gruppo alla Camera

       

    • Mancano 24 ore all’assemblea dei mille che lo investirà ufficialmente come segretario del Pd e Pier Luigi Bersani stringe i tempi e tira le somme di questi primi dieci giorni da leader del Partito democratico

       

    • Ha aperto un dialogo sulle riforme istituzionali specie con Gianfranco Fini e Renato Schifani, dicendosi disponibile a collaborare su legge elettorale, regolamenti parlamentari, Senato federale

       

    • sta lavorando a una difficile impresa: coinvolgere quanto più possibile le minoranze del partito nella nuova gestione, contenendo le perdite conseguenti al suo insediamento e al ritorno alla strategia ulivista di inclusione delle sinistre

       

    • Dopo l’uscita di Francesco Rutelli e il ritiro dalla politica di Massimo Cacciari ieri si è aggiunto l’annuncio di Massimo Calearo – ex presidente di Federmeccanica e uno dei fiori all’occhiello delle candidature veltroniane – che ha comunicato di non riconoscersi in una svolta a sinistra come quella che si sta consumando nel Pd

       

    • A Dario Franceschini, ad esempio, è stata proposta la guida del gruppo alla Camera, e, sia alla sua componente che a quella di Ignazio Marino, verrà chiesto di assumersi la responsabilità di qualche dipartimento nell’esecutivo del Pd, mentre Piero Fassino potrebbe essere confermato nel suo ruolo di responsabile Esteri.

       

    • Per la presidenza del partito c’è da sciogliere il nodo collegato al nome di Rosy Bindi

       

    • ha il problema della doppia carica, essendo anche vicepresidente della Camera. Il Codice Etico del Pd prevede all’articolo 3 l’incompatibilità tra cariche istituzionali e di partito. C’è, però, chi vorrebbe procedere a colpi di deroghe come fa ad esempio Livia Turco

       

    • Quanto alle regionali, la prima posizione in discussione, un po’ a sorpresa, è quella di Mercedes Bresso in Piemonte. Il rutelliano Lorenzo Dellai preferirebbe puntare sul nome di Sergio Chiamparino

       

    • gli ex Popolari dopo l’uscita di Francesco Rutelli dal Pd saranno al centro di un “conclave” in vista dell’assembela di domani al quale sono attesi anche esponenti del mondo associativo e sindacale. Alla riunione parteciperà l’ex ministro Giuseppe Fioroni

       

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