Nuovi tasselli nel puzzle Montecarlo. Francis: l’indagine avviata tre mesi fa

Volevo tornare a parlare di Politica. Non già del voto di fiducia di domani, che si chiuderà con un “tarallucci e vino” – così Polito stasera a Otto e Mezzo – e con la scelta del sì/astensione da parte dei finiani dalla coda di paglia. Non certamente del mercato delle bestie fatto ancor oggi con la fuoriuscita di cinque deputati dell’UDC e di due dell’API – eletti nel PD, ricordate? questi farabutti – pronti a subentrare al primo segnale di ritirata dei FLi dalla maggioranza. No, questa non è Politica, è spazzatura.

E invece – spiacente per voi – ma la vicenda Saint Lucia-Montecarlo-Tulliani-Fini mi diverte ancora troppo. Oggi si sono aggiunti nuovi tasselli nella tragica commedia tutta italiana, ma di esportazione, che fa tremare la debole politica dei Caraibi. sintetizzando, direi che le novità sono quattro:

  1. Francis ieri era nervoso: incalzato dai giornalisti italiani, questa chiassosa pattuglia, ha dovuto cedere e ha organizzato una estemporanea conferenza stampa durante la quale ha fatto capolino la faccia da cartellone pubblicitario di Walter Lavitola. Lavitola si è prodotto in una performance memorabile. Ha chiesto in uno spagnolo “claudicante” al ministro della Giustizia se alla base della sua inchiesta vi fosse una email fra James Walfenzao, mister x, e Michael Gordon, il fondatore della Corporate Agent, la “madre di tutte le società” che hanno preso parte alle compravendite della casa di Montecarlo. Francis, a quanto pare, ha risposto sì, ma l’uomo Doddy Francis è parso alquanto confuso;
  2. in un altro articolo, comparso su Libero, Rick Wayne, famoso anchorman della Helen Television Service di Saint Lucia, conduttore di un talk show dal nome poco fantasioso di Talk Show, ha rivelato che l’indagine su Primtemps e Timara non è stata avviata su richiesta di qualcuno, ma perché a Castries, la capitale di Saint Lucia, era arrivata addirittura la Interpol, rimasta in città per giorni “a setacciare gli uffici” per assicurarsi che non fossero stati commessi illeciti. I poliziotti si sarebbero informati anche presso il ministro, il quale ha di seguito scritto al premier King. A mio avviso una storia bislacca: un tentativo giornalistico maldestro per celare l’ipotesi che la richiesta di indagine – dietro compenso – sia arrivata da ambienti esterni a Saint Lucia ma correlati a chi in Italia ha interessi nella vicenda;
  3. Francis sembra essersi tradito: ha riferito in conclusione di conferenza stampa che l’indagine era stata avviata “tre o sei mesi fa”, prima della sua nomina a ministro e prima dello scoppio del pseudo scandalo di Montecarlo per mano de Il Giornale;
  4. dulcis in fundo, secondo Italo Bocchino, che sta parlando nel momento in cui scrivo a Ballarò, il giornalista dominicano, autore dello scoop del documento del ministro Francis, tale Josè Antonio Torres, sarebbe sotto contratto con la società editrice de L’Avanti, il giornale di Lavitola.

Roba che scotta, direi. Ma che non ha niente a che fare con la Politica, sia chiaro. Emerge ancor di più l’impronta artificiosa del dossieraggio. E Fini domani terrà in vita il governo. Bel casino, vero?

Il Giornale vs. Fini: le fonti della menzogna

Il sito Red Stripe rivela l’inconsistenza delle fonti de Il Giornale sul caso Fini-Montecarlo. La conferma dell’inconsistenza delle accuse: Il Giornale rimesta nel torbido Leggete:

è stato definito dipendente o commesso ma, in realta’, il signor Davide Russo è un consulente come riportato in fondo al sito del mobilificio Castellucci o consulting trade come riportato sempre in fondo al sito Divanissimi, sempre vicino al copyright del sito quindi non proprio l’ultimo arrivato.
Cliccando il suo nome sul sito IDivanissimi si apre magicamente un nuovo sito, di sua proprieta’, in cui si prospetta l’apertura di una nuova attivita’, sempre come consulente d’arredo, di nome Mobilpro, in pratica si è messo in proprio (fonte: Red Stripe).

Il Giornale racconta in un articolo di un tale imprenditore, Luciano Care, che avrebbe incontrato Fini nell’androne di Boulevard Princess 14 recentemente, trovandolo particolarmente soddisfatto della casa:

La fonte monegasca è ancora piu’ strana, tal Luciano Care. Care dice di conoscere certamente lo stabile ( fonte Il Giornale ) ma non dice il perche’ visto che non ci abita e non ci sono uffici o altro ma solo abitazioni private. Su internet si trova il nome e la via della sua societa’:44 Boulevard d’Italie – Chateau d’Azur
MC-98300 PRINCIPAUTE DE MONACO PDG, FOOD & BEVERAGES INTERNATIONAL – La sede della societa’ dista 22 minuti ( fonte google map ) a piedi dalla casa del Tulliani ( 14 Boulevard de la Princesse Charlotte ) quindi non proprio dietro l’angolo (fonte: Red Stripe, cit.).

Non si capisce se questo Luciano Care è lo stesso Luciano Care’ o Caré cheè coinvolto nel 2004 in una maxi truffa conun traffico di sigarette:

Quegli scatoloni di sigarette «viaggiavano» dall’Italia all’Europa con destinazione finale l’Africa; ma le spedizioni esistevano solo sulla carta: le stecche finivano poi sul mercato del contrabbando, alimentando un giro per milioni di euro. Una truffa non nuova, ma il meccanismo stavolta era stato ben congeniato: gli uomini della Guardia di Finanza di Asti hanno lavorato per quattro anni, seguendo le labili tracce che portavano fino in Belgio in una sorta di gioco a rimpiattino che di volta in volta faceva rimbalzare le indagini (coordinate dal procuratore di Asti Sebastiano Sorbello e guidate, nell’ultima parte, dal colonnello della Fiamme Gialle Fausto Ales) a Montecarlo, Parigi, Oporto, Anversa, Katovice (Polonia), Londra e in Svizzera. Alla fine sono state denunciate otto persone: gli astigiani Giorgio Bramafarina della societa’ Bramanova e Celestino Gabutti (socio della ditta Zeus con sede in Belgio), di Luciano Care’ (Montecarlo), Roberto Palazzo e Mario Bevegni (Genova) Gennaro Vecchione (Napoli), il belga Antoine Van Hal e il portoghese Antonio Valadares (fonte La Stampa.it).

Questo il documento ufficiale della Procura di Asti relativo all’inchiesta Operazione Zeus, in cui compare il nome di Care’: Procura di Asti – N. 1299/01

Complimenti a Red Stripe per il fiuto giornalistico.

Feltri, facce ride’

Il Giornale ha fatto lo scoop, ha pubblicato la prova delle prove, ha incastrato Gianfranco Fini alle sue colpe. Lui e Tulliani hanno comprato una cucina a soli 4.523 euro. Si vergognino!

Il tanto atteso giorno della pubblicazione dei documenti che testimonierebbero il pieno coinvolgimento di Fini nell’affaire Montecarlo è arrivato. Una delusione per chi si aspettava grandi rivelazioni. Nel documento si legge il nome Tulliani. E basta. La modica somma spesa – per una cucina è un prezzo bassissimo – e null’altro. Feltri fa ridere. Sul sito web hanno specificato che – guarda caso – il mobilificio non ha curato il trasporto dei mobili acquistati. Quindi, Feltri è stato pescato con la pistola fumante; lui, non Fini. La fattura, di per sé, non spiega niente. Dimostra soltanto che Tulliani ha comprato una cucina economica. Volerla impiegare come prova per smentire Fini è semplicemente sciocco. Una riprova di quanto detto ieri su questo blog: punire Fini sulla questione della legalità è strumentale alla difesa di Berlusconi e del governo, avviluppato nella spirale della corruzione. Che pena.

Tutte le immagini dei documenti pubblicati oggi da Il Giornale: qui.

Il Giornale vs. Fini: il metodo del ‘così fan tutti’

Poche parole per liquidare – definitivamente? – il caso della casa a Montencarlo di Fini-Tulliani. Ricordate Boffo? Lo scorso anno il finto scoop di Feltri servì a liquidare il direttore de L’Avvenire, non già perché reo di lesa maesta nei confronti di Berlusconi – troppo timide le critiche de L’Avvenire sullo scandalo sessuale di Papi-Noemi – bensì perché il suo “profilo” si prestava per essere sacrificato sulla pubblica piazza al grido di così fan tutti:

Il direttore de Il Giornale sottolinea poi che all’epoca, «un periodo di fuochi d’artificio sui presunti eccessi amorosi di Berlusconi», venne giudicato interessante il caso Boffo «per cercare di dimostrare che tutti noi faremmo meglio a non speculare sul privato degli altri, perché anche il nostro, se scandagliato, non risulta mai perfetto. Poteva finire qui» (Feltri ci ripensa: Boffo va ammirato – Corriere.it).

Chiaro e lineare. Si tratta di manipolare il dibattito pubblico al fine di salvaguardare Berlusconi dallo scandalo di turno. Ieri il sesso, oggi la corruzione che dilaga nel governo. C’è una tesi e una linea comune da perseguire, anche attraverso altri media o fonti di informazione. Solo in questi giorni si è parlato dello yacth di Vasco Rossi o di Massimo Boldi. Pensate che a Ferragosto le Fiamme Gialle siano doppiamente operative? La notizia fa parte del quadro che vi vogliono vendere: così fan tutti. Tutti evadono le tasse, tutti hanno truffato sull’acquisto delle case, tutti sono corrotti, più o meno come Berlusconi. Anche il nostro privato, se scandagliato, non è perfetto. Lui ha finanziato Provenzano? Pazienza, anche voi nel vostro piccolo avete favorito qualche prepotente di turno. Avete chiuso un occhio. Siete, persino voi, un po’ come B. Rassegnatevi.

Poi ci sono tutte le ragioni politiche: dividere i finiani in primis. Oggi Il Giornale ha avvisato che nel numero di domattina saranno pubblicate le fatture che dimostrano l’acquisto dei mobili da parte di Fini e Tulliani per la casa di Montecarlo. Peccato che oggi l’azienda dei mobili chiamata in causa abbia smentito:

La società Castellucci Maria Teresa, con esercizio in Roma via Aurelia Km 13,400, in relazione alle notizie di stampa apparse su alcuni quotidiani precisa di non aver mai effettuato trasporto o montaggio di mobili acquistati presso il proprio esercizio da Roma a Montecarlo, nell’interesse di Elisabetta Tulliani o suoi familiari o dell’onorevole Fini (L’Unione Sarda.it).

La prova provata non c’è? Scommettete che la prima pagina de Il Giornale di domani offrirà delle sorprese? Per esempio, un’improvviso cambio di rotta sul caso Montecarlo?

Casa dolce casa

Casa Tulliani, oggetto della contestazione di Il Giornale e Libero a Gianfranco Fini, prima donata da una contessa ad AN, poi venduta a società estere, poi ritornata in affitto al fratello della compagna del Presidente della Camera. Si dirà: uno scandalo mai visto...

Questo bellissimo patio appartiene a Villa S. Martino, Arcore, residenza storica di Berlusconi. Qui, a cavallo degli anni '80, uno stalliere di nome Mangano, manteneva i 'cavalli' di B. in attesa di spedirli altrove. Per qualcuno, un eroe.

La residenza dove sono cresciuti i figli di B. e Veronica: per l'aquisto dei terreni, Berlusconi fu accusato di falso in bilancio (reato amnistiato grazie al condono fiscale del 1992).

Villa Certosa, la residenza estiva di Berlusconi: già oggetto di accuse di abusivismo edilizio, poi fugate da una sentenza di assoluzione, ora si parla di nuovi bungalow per gli 'ospiti' di B., 800 mc. progettati dalla società Idra Immobiliare. Villa Certosa è la residenza dello scandalo sessuale del 2009: ricordate Topolanek, il premier ceco, nudo e accompagnato da avvenenti signorine altrettanto svestite? E sapete da chi Berlusconi ha comprato Villa Macherio? Da un certo Flavio Carboni....

Dulcis in fundo: ville a L'Aquila (credits PD - Mobilitanti).