Nicola Cosentino, tutti i nomi di chi ha negato l’autorizzazione a procedere.

Nicola Cosentino, sottosegretario di questo governo, deputato della Repubblica, accusato dai pm di Napoli di collusione con il clan dei Casalesi, e per questo oggetto di richiesta di arresto, ha tranquillamente passato l’esame della Giunta per l’Autorizzazione a Procedere della Camera.

Le motivazioni addotte dai parlamentari facenti parte della Giunta per le autorizzazioni sono alquanto fumose e prive di fondamento. Undici i contrari, sei i favorevoli. Ha votato contro l’autorizzazione anche la Lega nella persona dell’on. Luca Rodolfo PAOLINI:

crede che la concessione dell’arresto sarebbe un atto ingiusto, con cui si otterrebbe di restringere in carcere un soggetto a carico del quale si è proceduto con metodi da inquisizione spagnola, senza il benché minimo elemento fattuale. Crede che sia domandata a Nicola Cosentino una probatio diabolica, quella cioè di essersi dissociato da un sodalizio criminoso di cui non è mai stato parte. Voterà contro l’arresto.

Avete letto bene. Secondo il leghista Paolini, si sarebbe proceduto contro Nicola Cosentino, accusato di collusione con la camorra, con metodi da inquisizione e senza il benché minimo dato fattuale. I casi sono due: o Paolini non è un vero e proprio leghista, oppure il leghismo ha fatto il suo tempo, quel leghismo del cappio e della Roma ladrona, della secessione e del sud dei terroni. Ci sarebbe da riflettere su questo trasformismo, in atto oramai da anni e che oggi ha raggiunto il suo compimento, la Lega che salva il presunto camorrista Cosentino. Chi l’avrebbe mai detto.

L’unico astenuto, il parlamentare PD in quota Radicale, Maurizio Turco, il quale si è espresso incredibilmente in accordo con Paolini, ovvero:

dichiaratosi d’accordo in via di principio con le asserzioni del collega Paolini, sottolinea però che queste valgono per tutti e non solo per i parlamentari. Data lettura di un’intervista resa al Corriere del Mezzogiorno del 15 ottobre 2009 dal procuratore generale della Repubblica presso la corte d’appello di Napoli, dott. Vincenzo Galgano, crede che il reato di concorso esterno in associazione mafiosa sia un assurdo logico. Esprime rilievi sulla professionalità dei magistrati che hanno condotto l’inchiesta e si domanda se secondo costoro Cosentino debba essere considerato preminente rispetto al consorzio malavitoso o invece a questo sottoposto. Citati i risultati elettorali nelle recenti elezioni comunali di diversi paesi del casertano, preannunzia che voterà in modo tale da evidenziare il suo dissenso dall’arresto ma anche dalle ragioni esposte dal relatore.

Il resoconto non permette di capire se Turco consideri il reato di concorso esterno in associazione mafiosa un assurdo logico solo nel caso di Cosentino, oppure se invece a suo parere lo sia sempre in ogni circostanza. Poiché in tal caso dovrebbe egli stesso spiegarci come intenda argomentare ulteriormente questa affermazione, ovvero dovrebbe farsi carico di smentire la sentenza “Partecipazione e concorso esterno nel delitto di associazione di tipo mafioso ( art.416 bis c.p.) Cass. Sezioni Unite 12 luglio 2005” , detta Sentenza Mannino la quale così recita:

Si ha concorso esterno in associazione mafiosa quando un soggetto, non inserito stabilmente nella struttura organizzativa del sodalizio e privo dell’affectio societatis, fornisce all’associazione mafiosa un concreto, specifico, consapevole, volontario contributo che si configura come condizione necessaria per la conservazione o il rafforzamento delle capacità  operative dell’associazione.

In Giunta avrebbero dovuto chiedersi, sulla base delle carte processuali, se veramente da esse emergesse un quadro di contribuzione volontaria di Cosentino agli affari del clan di Casal di Principe, e se questo sia stato effettivamente concreto, specifico, consapevole.

Invece, secondo Maurizio PANIZ (PdL), “la Giunta non deve entrare nel merito della vicenda, il quale pure non ha il pregio della concludenza e della verosimiglianza, ma deve limitarsi a verificare se la situazione prospettata possa sovvertire le esigenze della sovranità popolare. Nicola Cosentino è stato eletto dal popolo per svolgere una funzione parlamentare e di governo. Un eletto del popolo non può essere privato della sua funzione senza validi motivi che in questo caso mancano del tutto. Peraltro è doveroso il compito di un esponente politico di intervenire nei fatti del suo territorio e nella nomina delle varie società di servizi. Nulla nelle carte processuali prodotte, i cui elementi peraltro si fermano al 2004, consente di intaccare il principio di sovranità popolare”.

Davvero il compito della Giunta è limitato alla valutazione della influenza della richiesta di arresto sulle “esigenze” della sovranità popolare? La sovranità popolare non potrebbe forse estrinsecarsi senza Nicola Cosentino? Non è forse la presunta collusione di Cosentino con la camorra a mettere a pregiudizio la sovranità popolare stessa? La sovranità popolare dovrebbe avere a che fare con l’interesse generale, mentre un colluso con la mafia ha in vista gli interessi – criminosi – del suo gruppo di appartenenza. L’on. Paniz è un esempio di ignoranza-crazia.

Concludo invece con l’intervento che più ha convinto, quello dell’on. Marilena SAMPERI (PD):

richiamatasi alla relazione conclusiva della Commissione d’inchiesta parlamentare sulla mafia della XV legislatura, approvata all’unanimità nel febbraio 2008, sottolinea come gli intrecci tra camorra, politica e imprese siano patrimonio conoscitivo indiscusso. L’inchiesta napoletana, a differenza di quanto ha sostenuto il relatore, non è quindi precaria o incongruente. Essa è invece cauta, verificata e puntuale. La vicenda descritta prende le mosse dalla costituzione, a opera dei fratelli Orsi, di una società la quale ha il precipuo scopo di inserirsi nel settore dei rifiuti, del quale i fratelli medesimi non conoscevano alcunché e del quale non avevano know-how. Gradualmente le strutture societarie riconducibili agli Orsi si espandono, acquisiscono compiti di gestione di servizi e si prestano alle richieste clientelari della politica. Emblematica è la vicenda della gara per scegliere il partner privato del consorzio CE4, connotata da illiceità a ogni passo. Altrettanto significativa è la vicenda della costituzione dell’Impregeco, la quale ha il precipuo scopo illecito di porsi come antagonista della Fibe-Fisia, che a sua volta si era legittimamente (con gara europea) aggiudicata l’esclusiva per una gestione industriale del ciclo dei rifiuti. Tutti questi passaggi sono seguiti e consentiti da Nicola Cosentino, quale effettivo dominus della situazione. Tutto ciò non è mera speculazione di un pentito ma è confermato da riscontri documentali, quali per esempio le verifiche al PRA in ordine ai veicoli usati per la raccolta dei rifiuti e gli atti amministrativi acquisiti (primi fra tutti i bandi di gara); le dichiarazioni dei medesimi fratelli Orsi; le intercettazioni telefoniche tra Sergio Orsi e Giuseppe Valente; un’informativa di polizia giudiziaria e dichiarazioni del medesimo Valente. Errano pertanto quanti propalano il concetto per cui si tratterebbe di un’inchiesta interamente basata sulle dichiarazioni del pentito Vassallo. A tal riguardo, si sofferma anche sulle dichiarazioni di Domenico Bidognetti ed Emilio Di Caterina e sulla perquisizione avvenuta a casa di Vincenzo Schiavone, presso la quale sono stati rinvenuti gli elenchi delle società vicine alla famiglia Schiavone che avrebbero dovuto ottenere lavori e commesse.

Qui il resoconto completo della seduta.

Nicola Cosentino, chiesta alla Camera la custodia cautelare.

Ultim’ora ANSA: per il sottosegretario Nicola Cosentino sarebbero state chieste alla Camera le misure di custodia cautelare nell’ambito dell’inchesta sui suoi presunti contatti fra il Clan dei Casalesi, i camorristi di Casal di Principe. Cosentino è fra i candidabili alla carica di governatore della Campania per il PdL. Solo ieri, in una lettera a Saviano, Claudio Fava si interrogava sui rischi per lo Stato qualora Mr Gomorra avesse scalato la presidenza della Regione. Fava proponeva Saviano come candidatura antagonista al centrodestra come ultima chance per evitare che la criminalità organizzata avesse la meglio sulle istituzioni pubbliche.
Ora l’azione della magistratura mette a pregiudizio la possibilità che Cosentino si candidi per la Regione. E pone il Parlamento Italiano dianzi a un bivio: o recuperare la dignità del nome della propria istituzione, salvaguardando lo stato di diritto e accogliendo la richiesta dell’arresto di Cosentino, oppure sprofondare definitivamente nel marcio della corruzione e della illegalità, negandola.

    • Sarebbe stata già firmata e sta per essere inoltrata alla Camera la richiesta di autorizzazione per l’esecuzione di una misura cautelare – non è stato possibile sapere se di detenzione in carcere, agli arresti domiciliari o di carattere interdittivo – nei confronti di Nicola Cosentino, sottosegretario all’Economia e coordinatore regionale del Pdl. La notizia è trapelata oggi in ambienti giudiziari, anche se i magistrati titolari dell’inchiesta si sono rifiutati tutti di confermare l’indiscrezione. Cosentino risulta indagato per presunti contatti con il clan dei Casalesi nell’ambito di un procedimento scaturito dalle rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia.

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Ignazio Marino a Casal di Principe. Lotta alla criminalità e giustizia.

Al di là della proposta dell’uso di tecnologie avanzate, come i satelliti, per arrestare i boss latitanti, Marino a Casal di Principe ricorda che in Italia non si potrà riformare assolutamente nulla se non si passa attraverso la lotta alle organizzazioni criminali – e ai loro legami con la politica.
Don Diana e Jerry Masslo, il ragazzo di colore ucciso a Villa Literno ucciso durante una rapina, sono diventate icone. Il Sud dovrebbe semtterla di vivere di icone e riprendersi il governo della propria terra, della propria vita.
Il Partito Democratico dovrebbe essere il medium politico per permettere ciò. La democrazia: ciò che forse il partito stesso non chiede e non pretende di avere.

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    • Incontrare le persone della cittadina casertana, una delle capitali della criminalità organizzata, è stata una chiara volontà di Marino e del candidato regionale Franco Vittoria. Esse dove la legalità arretra, dove il bene comune è sopraffatto dai soprusi di uomini senza scrupoli.
    • Ignazio ha fatto visita ai genitori di Don peppino Diana, assassinato dalla camorra il 19 marzo 1994.
    • ricorreva un altro, triste, anniversario: i 20 anni dal’assassinio di Jerry Essan Masslo, un giovane ragazzo venuto in Italia per lavorare ed ucciso dalla follia razzista il 25 agosto 1989
    • Masslo lavorava nei campi di Villa Literno, assoldato ogni mattina all’alba, come tanti altri ragazzi immigrati, da caporali locali. L’assassinio di Masslo fece scoprire all’Italia le tremende condizioni di lavoro che padroni terrieri imponevano agli immigrati.
    • Sono passati 15 anni dall’assassinio di Don diana, 20 da quello di Masslo. Ma sui giornali di oggi, agosto 2009, ritroviamo gli stessi problemi
    • Per cambiare l’Italia è necessario ripartire dal Sud.
    • Senza pompare denaro a cascata ma premiando e rafforzando i talenti, fare in modo che il capitale umano non lasci queste terre ma abbia i mezzi e le strutture per formarsi e offrire nuove possibilità di sviluppo forte e concreto.  Per fare ciò è in primis necessario una lotta alla criminalità organizzata
    • blindare gli appalti pubblici contro l’infiltrazione camorristica
    • arrestare i latitanti per reperire informazioni utili sulle strutture finanziare controllate dalla mafia e requisire beni mobili ed immobili
  • Il “Pd è stata una straordinaria intuizione, ma dopo il discorso di Veltroni al Lingotto, qualcosa si è rotto e si è creata una situazione lontana da quella che volevamo. Ai nostri dirigenti servirebbe un bagno di democrazia mentre ci si preoccupa di creare centri di potere ed avere una presidenza di tutto, come accade nelle commissioni di Garanzia per la scelta del segretario” Ignazio Marino, candidato alla segreteria del Pd, in un incontro a Cagliari, parla del percorso dei democratici. Per il senatore il Pd deve essere “della gente” e riconoscersi “nei circoli”.

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