Impeachment Beppe Grillo

Capita quando in un gruppo si verificano profonde rotture nel comune sentire. Capita che il vertice annulla il confronto e punta l’indice verso un conflitto esogeno. Se ne ha i mezzi, il conflitto lo produce esso stesso. Così è successo in queste ore nel Movimento 5 Stelle. Due senatori promuovono un emendamento che cancella una norma di legge frutto di un ventennio di propaganda antimigranti, una norma che trasforma una condizione provvisoria della persona, l’essere senza una casa, senza una patria, in un reato. In una paese civile, non solo una norma simile non sarebbe esistita, ma chi fosse stato in grado di abrogarla si sarebbe meritato menzioni di merito sui giornali, specie dal proprio capo di Partito.

Maurizio Buccarella e Andrea Cioffi sono due senatori leali nei confronti del vertice. Sono soprattutto competenti in materia e nella fattispecie si sono dimostrati molto abili ad ottenere il sostegno di PD, Sel e Scelta Civica, persino il sostegno del relatore che rappresenta il governo. Lo spregio della rettifica a mezzo blog è tremendo. La mannaia del capo si è calata su di loro. Inaccettabile, dicono in molti, all’uscita dalla riunione di ieri dei parlamentari. I pasdaran Di Battista, Sibilia, Di Stefano, Crimi, Morra, Lombardi fanno fatica a tener testa al dissenso. Non c’è stata nessuna deliberazione, cosa che accade quando la maggioranza ce l’hanno gli altri. Di fronte ad una spaccatura simile, il Capo dovrebbe accettare l’esito dell’aula e lasciare ogni ruolo e funzione all’interno del Movimento. Ovviamente ciò non gli passa neanche per l’anticamera del cervello.

Il blog di Grillo oggi ospita il redivivo Becchi e lancia la campagna dell’impeachment contro Napolitano, 88 enne Capo dello Stato, reo di aver inviato la missiva alle Camera sulle inaccettabili condizioni del sistema carcerario italiano, emergenza sempre aperta e irrisolta poiché da venti anni la politica si occupa d’altro. L’impeachment, se deve esserci, i 5 Stelle dovrebbero votarlo contro il proprio fondatore e leader. Una polemica, quella contro Napolitano, creata nel Movimento con il preciso scopo di incanalare nuovo odio, nuova indignazione. Di questo si nutre il blog. Non c’è niente altro. Le proposte politiche sono tacciate di essere contro la volontà popolare, soltanto perché sono iniziative che nascono nell’ambito delle istituzioni rappresentative. La democrazia diretta di Grillo vive del plebiscito perpetuo fondato su una continua sollecitazione alla polarizzazione dello scontro. Il dualismo Popolo-Casta, ovvero l’archetipo schmittiano dell’Amico-Nemico, dialettica della politica come guerra.

La lettera d’addio di Zaccagnini ai 5 Stelle

Il cui passo più duro e efficace è il seguente:

Cosa sono i movimenti? I movimenti sono conflitto sociale, associazionismo, solidarietà, civismo, attivismo, invece il M5S trasforma questo conflitto sociale (scioperi, occupazioni, presidi, lotte) in violenza estemporanea fine a sé stessa, istituzionalizza lo sfogo, lo porta dentro le istituzioni senza essere sostenuto da queste lotte, ma autoproclamandosene portavoce, senza il dovuto consenso e quindi senza il sostegno reale e la continuità di tali percorsi di lotta politica e sociale. Troppo spesso rimane protesta volgare, insulto ed epurazione per chi dissente dalla linea leaderistica o meglio aziendalista.

 

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documento tratto da europaquotidiano.it

#DisinstallaBeppe: Tavolazzi vs. Bugani, anticipo del caos

Così Valentino Tavolazzi, qualche minuto fa su Facebook:

Ho letto il patetico minipost di Bugani, pubblicato nel blog del suo padrone. La fabbrica dei veleni di Bologna, gestita da mezze figure come Saetti, Bugani e Nik Ilnero (ex camionista, ora stipendiato dal gruppo parlamentare), è stata usata da Casaleggio per demolire il movimento emiliano. Lui e Grillo hanno fatto fuori eletti di valore, che stavano facendo (e continuano a fare) un buon lavoro. E’ accaduto nel colpevole silenzio di tutti gli altri, alcuni dei quali oggi sono a Roma, a loro insaputa. Perfino Pizzarotti ha subito la pressione dei due padroni del Movimento, e si è piegato. 

Oggi in Parlamento si sente la mancanza di quell’esperienza politica emiliana (al di là delle persone espulse), che aveva fatto crescere il M5S e lo aveva radicato nel territorio, tra i cittadini. Un movimento pensante, che Grillo e Casaleggio hanno preferito annientare, perchè pretendeva regole condivise. Hanno scelto di farne a meno, di puntare solo su rete e idolatria di Grillo, snaturando promesse iniziali, valori e principi fondanti. E per raggiungere lo scopo, si sono serviti di mezze figure e del lavoro sporco della libera diffamazione in rete. Il fallimento di quella, che fino a poco tempo fa era stata la straordinaria avventura politica del M5S, deriva in primo luogo dalla mancanza di regole condivise e di democrazia interna, ancorché promessa dal non statuto. Ma anche dalla scelta di demolire quel laboratorio politico. Ora Grillo e Casaleggio non sanno come fronteggiare le conseguenze dei loro errori. Confusi dalla complessità della situazione da loro prodotta, pubblicano post deliranti, che aumentano la distanza tra loro, gli eletti e gli elettori.

Un fallimento previsto e scritto con largo anticipo. Rimane l’amarezza per la grande occasione perduta di cambiamento del paese. Grillo e Casaleggio ne porteranno per sempre la responsabilità.

M5S, Federica Salsi e il risveglio dall’utopia

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L’utopia, sia chiaro, è la democrazia diretta. Che non lo è da ieri – di certo non da quando Grillo ha epurato Salsi o Pirini – considerata tale, ma ben da un centinaio di anni. Salsi ha scoperto oggi che nel M5S qualcosa non va: “Me ne sono resa conto solo quando le conseguenze della mia presenza a Ballarò mi sono cadute addosso. I cambi di statuto, dei regolamenti e delle procedure che intendevano colpire questa o quella persona si sono allargati a macchia d’olio diventando la somma di qualcosa che adesso ha un’altra natura rispetto a quando eravamo partiti”. Anche nella democrazia diretta, scrivevano gli elitisti – parlo di Gaetano Mosca (1858-1941) – esiste una minoranza numerica che esplicherà le funzioni di governo. Tanto più in un sistema è privo di regole chiare e condivise, tanto più il vertice autoproclamatosi tale tenderà ad esercitare un potere escludente verso chi esprime il dissenso. Il Movimento 5 Stelle non si può sottrarre a questa regola generale a cui qualsiasi gruppo numeroso, che sia interpretabile come organizzazione, è soggetto.

Al di là delle teorie politiche, Salsi forse non se ne è accorta, ma della scarsa o nulla democraticità del Movimento se ne parla dal 2010, da quando Giovanni Favia e Roberto Fico furono scelti dal vertice e non dalla base, da quando Favia orientò le ‘doparie’ permettendo la nomina a secondo consigliere del M5S il pur bravo Defranceschi anziché Sandra Poppi, la quale prese molte più preferenze di lui e che era “colpevole” unicamente di una passata militanza nei Verdi. Solo più tardi Favia si è reso conto di quanto la mancanza di regole e di struttura sia un deficit per il Movimento. Lui stesso, e Defranceschi, ha visto liquidare da Grillo il rito della verifica semestrale – un timido tentativo di regolamentare quell’idea campata per aria che i rappresentanti eletti siano revocabili – come un banale “applausometro”.

Tavolazzi è venuto più tardi. E’ stato intraprendente al punto da organizzare un meeting a Rimini in barba al vertice, allo Staff e alle bieche figure che si nascondono dietro. Tavolazzi ha forzato la mano, ha intuito che vi era del margine per mettere in crisi i teoremi di Grillo, quelle fesserie sul non-Statuto, che è tutt’altro che aria fritta, visto che sulla base di quel documento si nega l’identità giuridica del 5 Stelle come associazione e pertanto lo si sottrae alle regole del codice civile e se ne può detenere la proprietà del marchio, potendone così sfruttare i diritti economici.

Ma per Salsi, “fino a che il Movimento è stato locale questi aspetti non esistevano”. Eppure è la medesima Salsi a citare l’articolo 4 del non-Statuto:

ARTICOLO 4 del Non-statuto: “Il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Esso vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi.”

Questa negazione della necessità di struttura, quindi di regole condivise, è l’elemento su cui poggia la guida carismatica. La regola non può che promanare dalla volontà del Capo, su cui fonda la propria legittimità, ed è regola ciò che piace al Capo. Grillo ha da sempre impiegato l’indignazione come elemento attrattivo. Non può indicare vie d’uscita dall’abisso sociale e politico in cui siamo finiti. E’ contro il suo interesse, che è poi quello di continuare a fomentare l’interesse verso il suo blog e la sua merce. Quando nel 2009 cercò di candidarsi a segretario del PD, molti sul suo blog gli suggerivano di sostenere la candidatura di Ignazio Marino. Era forse quella della Terza Mozione una occasione unica per occupare il partito, per farne un attributo collettivo e non elitario, ma egli disse che Marino era già compromesso con il sistema. Nessuno obiettò. Nessuno si pose la questione che Grillo non aveva interesse alcuno a cambiare il gruppo dirigente del PD; aveva solo interesse a suscitare l’indignazione verso di esso. Per accrescere il volume di contatti verso il suo blog, accumulare capitale in termini di reputazione, con lo scopo un giorno di catalizzarlo su un suo movimento politico. Il PD-menoelle.

Salsi: “Grillo e Casaleggio stanno anche facendo un uso di internet contrario all’etica della rete. Capisco solo adesso perché gli hacker di Anonymous hanno attaccato il suo blog. In rete le persone cooperano per trovare una soluzione migliore ai problemi e si preferisce essere in tanti perché i tanti possono meglio pensare che una o due persone.
Ora Grillo e Casaleggio stanno usando la rete per creare consenso elettorale, facendo leva sul malcontento che c’è in Italia. Aggregano tifosi utili a mettere una croce sulla scheda elettorale ma che difficilmente si metterebbero a scrivere un progetto di legge o a risolvere un problema. Finite le elezioni il tuo pensiero, che vale già poco adesso varrà ancora meno, perché se la pensi diversamente da lui “vai fuori dalle balle”.

Di fatto, l’uso della rete che hanno sinora perseguito, non è dissimile da quanto farebbe un troll. Non è dissimile da quel che ha fatto e fa tuttora Berlusconi con i media “mainstream” (parlo non della proprietà privata ma di quelle tecniche comunicative che funzionano sulla base di dichiarazioni iperboliche che generalmente dividono la platea degli ascoltatori in pro e contro; dividere è un modo efficace per portare gli ascoltatori dalla propria parte) . Non c’è intenzione di costruire una proposta politica. L’idea è quella di occupare degli scranni in parlamento. Far vedere che è possibile solo ed esclusivamente attraverso “la Rete” condizionare una opinione pubblica. E’ un grande test collettivo, portato avanti con lo scopo di vendere strategie di marketing politico. Il programma non serve: domani, appena Grillo si sveglia, vi detterà, tramite un post, l’agenda politica quotidiana.

Per chiudere, ancora Salsi: “Il Movimento, che adesso per me è una grande delusione, lo sarà anche per i cittadini italiani. Nonostante la buonafede di tanti Grillo è finzione.
Ringrazio tutti per la solidarietà e per offerte di candidatura fattemi in lungo e in largo. Ho deciso che al consiglio comunale di Bologna darò vita a un gruppo consiliare. Ma ho bisogno di un ufficio grande per accogliere per un thè tutti coloro che una volta eletti in Parlamento faranno la mia stessa fine, stipendio di 13mila euro permettendo. Scherzi a parte, il mio impegno sarà quello di lavorare, come ho sempre fatto, dalla parte dei cittadini”.

Tavolazzi sulle primarie del M5S: “metodo indecente”

“Domani iniziano le Parlamentarie del M5S. 1400 candidati. 4 giorni di votazioni ad orario di ufficio.

Oggi, il giorno prima, domenica, giornata non lavorativa, in cui si ha un pò di tempo libero, non trovo ancora tutte le informazioni di questo esercito, che si dovrebbe mettere a disposizione dei cittadini e farsi conoscere, sul Portale Ufficiale del MoVimento. Tutte le informazioni reperibili sono in ordine sparso, in un caos totale, sui social network di altra proprietà.

Nonostante il metodo indecente (sia dal punto di vista della “trasparenza” che della “partecipazione”, parole con cui ci sciacquiamo la bocca tutti i giorni) con cui lo Staff di Beppe Grillo e Casaleggio ha gestito questo primo giro di “democrazia dal basso” a livello Nazionale, faccio l’ “in bocca al lupo” a tutti i cittadini di buona volontà che ci credono e ci mettono anima e corpo per cambiare questo paese.Voi, e non il logo del MoVimento 5 Stelle, siete da sempre la sola ed unica speranza rimasta. Con qualsiasi giacca corriate”

L’ex consigliere dei 5 Stelle si riferisce a queste regole.