Restiamo Democratici

Immagine

Chiunque, dico chiunque, avrebbe capito che il cambiamento non è più una opzione ma una esigenza. Bersani, durante la campagna per le primarie, aveva compreso di dover ‘cambiare passo’. La competizione con Renzi aveva improvvisamente fatto scorgere al segretario il pericolo di perdere la possibilità di diventare capo del governo. Fra Agosto e Novembre 2012 accettò di contendere la premiership anche in deroga allo Statuto del Partito Democratico fra più candidati del PD. Aveva persino accettato di definire le liste per Camera e Senato con primarie per i parlamentari. Dopodiché ha letteralmente spento la luce.

Ecco, affrontare il cambiamento con la paura di cambiare non è esattamente la cosa giusta da farsi, soprattutto se c’è qualcuno che con un blog è in grado di riempire delle piazze, in ogni città, superando divisioni storiche fra ciò che resta degli ideologismi del novecento. Si è da più parti affrontato il ‘problema’ M5S proponendo l’analogia con la Lega Nord. La furia pantoclastica – tutto è sbagliato, tutto è da rifare – collima ben poco con l’afflato secessionista del primo leghismo. Il leghismo portava in nuce un elemento di freno alla sua espansione: il legame con il Nord. Naturalmente il M5S non ha questo vincolo: quindi non c’è freno alla sua espansione, poiché l’odio verso la Casta è sentimento comune a tutto il paese. Come in una fornace, tutto il ‘sistema Grillo’ (Il Fatto Quotidiano, Chiarelettere, Casaleggio Associati, il blog, i meet-up, il M5S) mantiene la sua entropia bruciando indignazione. Lo schema argomentativo è sempre lo stesso: esiste una Casta, che è causa della miseria del Popolo; esiste un Popolo che è sempre vittima, che è sempre portatore di nuove idee e intelligenze genuine che non ottengono mai la giusta visibilità poiché la Casta seleziona gli individui solo sulla base di relazioni fiduciarie e mai su valutazioni meritocratiche. Ovviamente tutto ciò è vero, altrimenti non sarebbe creduto, ma è di fatto una ideologia che contiene in sé un vizio capitale: che la Casta è frutto del Popolo, si nutre del Popolo e il Popolo la sostiene. Questo sostegno è soltanto appena vacillato, la scorsa settimana.  Il Popolo non è affatto come viene narrato: non è affatto una entità monolitica, tutta dello stesso colore. Nel Popolo si formano e agiscono i gruppi criminali; nel Popolo esistono gruppi che comandano e altri che obbediscono, esattamente come fa la Casta con il Popolo medesimo. Il mito del Popolo è al pari del mito del Dio Po per i leghisti. Non esiste, è frutto di una costruzione narrativa che ha lo scopo di definire una identità collettiva che prima non c’era. L’indignazione è l’anticamera dell’odio. Grillo ha creato una coppia dicotomica, Casta-Popolo, che è niente altro se non la sempiterna coppia schmittiana Amico-Nemico; se la Seconda Repubblica si è sostanziata della lotta fra berlusconismo e antiberlusconismo, Grillo amplia l’ideologia dicotomica a tutto il sistema politico e il Nemico è in ogni organo istituzionale di tipo rappresentativo.

Se la retorica di Grillo ha messo in evidenza la necessità di una maggiore e più trasparente circolazione delle élite, al tempo stesso si sostanzia di questa anomalia. La sfrutta non già per cambiare il paese ma al fine ultimo e oscuro della distruzione dell’esistente. Una prospettiva velatamente anarcoide e rivoluzionaria nel senso novecentesco del termine, che ha tratti in comune con la distruzione dello Stato (Karl Marx). Ma davvero il Popolo di Grillo può rimanere ‘intatto’ anche dopo lo Tsunami? L’obiettivo ultimo della strategia Casaleggio è la riduzione del quadro istituzionale del 1948 a un mucchio di macerie. E’ un obiettivo prettamente politico. Grillo e Casaleggio non hanno scopi reconditi di natura economica. No. Useranno il caos per distruggere. E’ puro nichilismo, il loro.

Ecco, io a tutto questo mi oppongo. Non difendo lo status quo. Pretendo il cambiamento ma: resto Democratico.

Annunci

Grillo, un comico da prendere sul serio via @guardian

Per John Foot (Guardian) nessuno conosce le reali ragioni del successo del Movimento 5 Stelle in Sicilia. Ma un fatto è certo: “tutti i partiti tradizionali sono terrorizzati da quel che potrà accadere alle elezioni generali nella primavera 2013”. Il M5S è in procinto di mettere da parte tutta la classe politica italiana. Non ha tutti i torti, John Foot. La sua analisi per una parte è molto simile a quanto già si è letto in Italia: ci ricorda che Grillo era un comico di successo e che si bruciò – televisivamente parlando – quando disse che i socialisti di Bettino Crazi erano dei ladri. Da allora ebbe inizio l’esilio di Grillo dalla Tv, fatto che lo ha condotto, dopo un lungo e tortuoso viaggio, all’attività di blogger e ora di capopolitico.

I seguaci di Grillo, per quanto ne sappiamo, tendono ad essere giovani e idealisti. La maggior parte dei suoi candidati non ha alcuna esperienza politica. Molti, se non tutti, sono cresciuti con internet e lo usano quasi esclusivamente per comunicare e ottenere informazioni e notizie. Il Partito di Grillo è sia postmoderno che post-politico. Ma il Movimento Cinque Stelle combina questi nuovi elementi con un vecchio stile, il populismo anti-politico.

Appunto, la vecchia retorica dell’antipolitica è stata il carburante poco nobile su cui è stato edificato un consenso ventennale, quello di Berlusconi e dei suoi alleati, in primis Bossi. Era antipolitica la figura del candidato-imprenditore, del secessionista in canottiera. Lo era rispetto alle facce lugubri e alle perifrasi dei capicorrente del pentapartito. A quella retorica abbiamo sostituito la retorica del berlusconismo-antiberlusconismo, ingurgitando per anni dibattiti televisivi orientati sul nulla e legislature piegate alla volontà di uno solo. Ora che proviamo odio per tutto ciò, qualcuno è già pronto per cavalcarlo. E’ stato tanto scaltro da prevederlo per tempo, che avremmo odiato la politica e tutti i suoi privilegi, anche quelli meritati.

Che cosa significa il successo di Grillo per l’Italia? E ‘interessante guardare il “programma” a 5 Stelle, che è quasi del tutto negativo. Il manifesto è costituito in gran parte da una serie di leggi esistenti che saranno abrogate una volta preso il potere, oltre a un po’ di ecologia (Grillo è quasi un messia in materia ambientale) e una buona dose di euroscetticismo. Non è un programma di governo. Grillo non ha nulla da dire a 5 milioni di immigrati, e molto poco da dire in Europa. Il suo messaggio è solo per gli italiani, e il suo linguaggio violento e anti-istituzionale gli ha attirato accuse occasionali circa il fatto che lui sarebbe un “fascista del web”. Altri hanno visto in lui una versione di Berlusconi basata u internet. Ci sono dubbi anche sul suo controllo sul “movimento”, che sembra essere assoluto, e forse un po’ simile alle strutture di potere che lui è così pronto a criticare in altri. […] Qualunque cosa accada, il Movimento a Cinque Stelle non può più essere ignorato, e la reazione violenta della politica (e dell’élite intellettuale) al sorgere di Grillo è una chiara indicazione che abbiamo bisogno di prendere questo comico molto sul serio.

Articolo originale:

DL Stabilità, colpita anche la spesa per intercettazioni

Mentre la politica sta implodendo – sì, penso che sia questo il termine più corretto per descrivere lo psicodramma nazionale – il governo procede imperterrito, come un rotativa di stampa, a produrre nuove norme correttive di quelle adottate sinora tanto che risulta quasi impossibile star dietro ai cambiamenti e forse ci vorranno mesi, per non dire anni, a capire e comprendere in profondo gli effetti di questo stravolgimento.

Il DL Stabilità ha occupato le prime pagine dei giornali per quella odiosa norma che riduce le detrazioni fiscali anche per l’anno corrente, il che significa per molti, parlo in special modo per i sostituti d’imposta, dover stornare a Gennaio, in sede di conguaglio, la parte di imposta non versata poiché coperta dalla detrazione. Ma il disegno di legge è una costellazione di norme, spesso da leggere in combinato con quelle oggetto di emendamenti e aggiunte o modifiche di singole parole. Per cui colpisce quel che emerge dalla lettura del comma 11 dell’articolo 3 intitolato “Riduzione delle spese rimodulabili ed ulteriori interventi correttivi dei Ministeri”.

Il decreto 259/2003 è noto con il nome di Codice delle comunicazioni elettroniche. Il comma 2 dell’art. 96 fa riferimento a una sorta di listino prezzi stabilito dal Ministero delle Comunicazioni, contenuto nel D.M. 26 aprile 2001, che è relativo alle intercettazioni effettuate da soggetti specializzati per conto delle autorità giudiziarie. La norma, come ridisegnata dal governo Monti, cancella di fatto il listino prezzi del 2001 e demanda ad un decreto del Ministro della giustizia e del Ministro dello sviluppo economico, da adottare con il concerto del Ministro dell’economia e delle finanze, il compito di determinare le prestazioni obbligatorie a carico degli operatori e il ristoro dei costi, nelle forme di un canone annuo forfettario. E’ di fatto la tanto temuta riduzione di spesa per le intercettazioni. Il comma 12 specifica che l’abrogazione del listino prezzi del 2001 avrà effetto solo nel momento in cui il Ministero della Giustizia approverà il decreto suddetto, questo al fine di evitare un blocco delle attività investigative da parte dei fornitori delle procure. In ogni caso, il taglio che si prefigura non è affatto chiaro ed è soggetto al vaglio del MEF. Ma è implicito che tale modifica abbia lo scopo di raggiungere evidenti obiettivi di spesa, anche se non specificati.

Non credo sia il caso di dare la stura ai profeti dell’indignazione, ma credo che la propensione del governo a tagliare tutto quanto sia tagliabile sia un fatto preoccupante tanto quanto quello di aumentare le tasse ad ogni decreto di carattere economico. Ma quel che più impressiona e che ciò stia avvenendo in un clima di generale caos nella classe politica, distratta dal mercimonio del denaro pubblico a tal punto da non accorgersi che l’erosione della spesa stia oramai procedendo verso il nocciolo delle funzioni vitali della Macchina-Stato. E Monti e soci sono al punto di recidere la giugulare del paese, che è poi l’attività investigativa delle procure chiamate a far giustizia anche di questa marmaglia che passa sotto al nome di Casta. Senza una magistratura inquirente e una giustizia funzionanti, non riusciremo mai a bonificare il terreno pubblico della competizione politica. E resteremo in una sorta di stato comatoso, estremamente bisognosi di un governo tecnico. Bis, magari.

Moody’s taglia il rating: “la politica italiana crea rischi”, capito Berlusconi?

Berlusconi non fa a tempo ad annunciare il suo ritorno in campo (che è ormai una poltiglia) della politica e Moody’s, una delle tre sorelle del Rating, declassa i titoli di Stato italiani da A3 a BAA2. Nella motivazione è scritto, fra il resto delle ragioni più schiettamente economiche, che il “clima politico […] con l’avvicinarsi del voto della prossima primavera è fonte di un aumento dei rischi”.  Se accostiamo questo giudizio alla intervista (di benvenuto?) a Bersani da parte del Financial Times, allora possiamo ben comprendere che all’estero temono un ritorno del pagliaccio in doppiopetto. Vedono Berlusconi come una minaccia, una sorta di rischio incalcolabile di avere domani un governo italiano che si pone nuovamente fuori del contesto delle relazioni internazionali, fuori delle regole comunitarie. Invece Bersani no, Bersani è un’assicurazione sul fatto che l’Agenda Monti (che è poi l’agenda Merkel/Junker/Barroso/Draghi) verrà perseguita sino in fondo.

I sondaggi indicano anche che i Democratici vincerebbero le elezioni generali previste il prossimo marzo con meno voti rispetto a quando hanno perso nel 2008, portando alla prospettiva preoccupante di coalizioni fragili e instabilità in stile greco. La relativa debolezza dei Democratici è stato solo superata dalle decadenti fortune del Popolo della Libertà di Berlusconi, privo di una vera direzione, con entrambe le parti allarmate dalla comparsa sorprendente del movimento anti-establishment e anti-europeo Cinque Stelle guidato da Beppe Grillo (Financial Times).

Tradotto: il PD è troppo debole e non raccoglie voti a sufficienza, il partito di Berlusconi è in preda ad una crisi di identità e il ritorno di Silvio è una eventualità da evitare, mentre i 5 Stelle sono solo anti-Casta e anti-euro. Ma forse siamo salvi, perché Mr. Bersani ha coltivato “una immagine di leader responsabile”, una parola che ha ripetuto incessantemente durante l’intervista al FT. Quello che non sanno al FT è che domani si terrà l’Assemblea Nazionale del PD la quale dovrebbe deliberare sul documento della Direzione e quindi avviare l’iter per le primarie di coalizione (nessuno sa ancora con quali regole ma la formula – è certo – sarà quella di primarie aperte…), ma la”linea Bersani” è quanto di più sicuro e affidabile possa esserci per “un paese che deve rimanere all’interno dell’euro e fare le riforme”. Le parole di tranquillità di Mr. Bersani non sembrano però aver suscitato grande effetto o risonanza all’estero. Moody’s considera le elezioni del 2013 come un terno al lotto. C’è da credere al fatto che gli scommettitori, i traders, i banksters, punteranno molti soldi sull’una o sull’altra possibilità e cercheranno di guadagnare qualsiasi sia l’esito elettorale. Il nostro spread sarà un rally da qui fino alla prossima primavera.

Spidertruman, epopea del già visto in salsa anti-Casta

D’estate sulle tv, soprattutto sui canali della RAI, i buchi nei palinsesti sono riempiti di repliche, come i muratori fanno con il calcestruzzo o la malta. Evidentemente, in assenza di psicodrammi nella maggioranza che giustifichino campagne di stampa con trasferte a Montecarlo – tanto per trascorrere mezza giornata in Costa Azzurra – era necessario un diversivo rispetto al già tanto caotico quadro politico, che sapete è dominato dai temi della manovra e dei mancati tagli ai privilegi di casta.

Spidertruman, si chiama. E’ il vendicatore mascherato di Montecitorio. Si autodefinisce un precario “licenziato dopo 15 anni di lavoro in quel palazzo” e proprio adesso ha deciso di svelare pian piano “tutti i segreti della casta”. E’ curioso che abbia impiegato la formula ‘pian piano’: come se a questo punto della nostra storia politica ci fosse proprio bisogno di una certa cautela nello svelare i temuti segreti del Palazzo. Che, detto per inciso, segreti non sono. Sono anni che i Radicali tengono nota di tutte le spese del Parlamento. Potete scorrere il lungo elenco a questo indirizzo: Open Camera – I Costi segreti delle Camera dei Deputati.

Il nostro Eroe Anti Casta ha totalizzato circa 40.000 seguaci su Facebook in poche ore. Un bel credito di popolarità per aprire un bel blog o un magazine on-line. Spidertruman è già stato accostato a Julian Assange, equazione troppo comoda per essere credibile. Come scrive Fabio Chiusi su Il Nichilista, “Assange non lancia accuse generiche («Ogni giorno c’è sempre un deputato che denuncia il furto del suo costosissimo computer portatile», per esempio), ma estrapola dati da documenti coperti da segreto che rende accessibili al pubblico tramite WikiLeaks e che contengono tutti i dettagli delle rivelazioni (nomi, cognomi, circostanze)”, ma anche “Assange è responsabile del processo di autenticazione di quei documenti, facendosi così carico della loro eventuale falsità, senza celarsi dietro a un’identità fittizia” (Il Nichilista).

Naturale porsi la domanda: Spidertruman è un troll? Ma nel momento in cui me la pongo, scopro che nemmeno mi interessa sapere la risposta. Spidertruman non aggiunge nulla a ciò che già sappiamo, ovvero che la Casta vive nel privilegio sulle nostre spalle e nottetempo trova cavilli per smontare quelle proposte di legge volte a ridurre la loro preziosissima diaria. L’errore fondamentale sta nel credere che vi sia ancora qualcosa di segreto, di nascosto. No, è tutto sotto i nostri occhi. Sappiamo tutto e lo abbiamo accettato per anni, senza batter ciglio. Abbiamo anche applaudito alle varie opposizioni, alle varie maggioranze, abbiamo legittimato questo saccheggio. E ci rendiamo conto che si tratta di un saccheggio solo quando la Casta è costretta a ricorrere alle nostre tasche per evitare il default finanziario del paese. Chiaro, no?

70 miliardi in 7 giorni: la manovra più veloce della Storia. Tutti i dettagli della stangata

Eh, già, la paura dei mercati. Della crisi finanziaria. Così i parlamentari, liberamente eletti, anzi no, nominati dai segretari di partito, hanno approvato a scatola chiusa un pamphlet di norme che tagliano alzo zero tutto, ma proprio tutto, con qualche piccola eccezione.

Per esempio questa:

(Livellamento remunerativo Italia-Europa)

All’articolo 1 è stato specificato il trattamento economico di titolari di cariche elettive e i vertici di enti e istituzioni non può superare la media, ponderata rispetto al PIL, degli analoghi trattamenti economici percepiti dai titolari di omologhe cariche negli altri sei principali Stati dell’area euro. Nella formulazione originaria il riferimento è alla media tra tutti gli Stati dell’area euro e senza alcun richiamo a criteri di ponderazione.

E’ ciò di cui parla Il Fatto Q in home page stasera: E di notte la casta si salva i privilegi. Nell’articolo si fa cenno al resoconto parlamentare della seduta notturna tenutasi il 14 Luglio in Commissione Bilancio al Senato, resoconto non pubblicato sul sito web, pertanto non verificabile dal sottoscritto. Secondo Libero, e secondo Il Fatto Q che rilancia la notizia, la Casta si è tutelata rispetto ad un tagli indiscriminato della diaria:

Nel resoconto del Senato si trovato gli interventi integrali. Raffaele Lauro del Pdl “per quanto riguarda la questione dei costi della politica, lamenta come tale questione sia affrontata con modalità improprie, così alimentando la pubblicistica antiparlamentarista che produce una pericolosa disaffezione dei cittadini nei confronti delle pubbliche istituzioni e dei suoi rappresentanti”

Non sanno però che la pericolosa disaffezione si genera piuttosto con interventi indiscriminati in materia previdenziale, come contenuti nell’articolo 18:

(Interventi in materia previdenziale)

L’articolo 18 è stato ampiamente modificato e integrato al Senato.

Per quanto concerne la rivalutazione dei trattamenti pensionistici, è stato previsto che essa operi, per il biennio 2001-2013, esclusivamente con riferimento ai trattamenti di importo superiore a 5 volte il trattamento minimo INPS. Per tali trattamenti la rivalutazione opera nella misura del 70% per la sola fascia di importo inferiore a 3 volte il trattamento minimo (comma 3) .

Nel testo originario del decreto-legge era previsto che,per il medesimo biennio, l’indice di rivalutazione dei trattamenti pensionistici non si applicasse in alcuna misura per la fascia di importo dei trattamenti superiore a cinque volte il trattamento minimo INPS e si applicasse nella misura del 45% per la fascia di importo dei trattamenti compresa tra tre e cinque volte il predetto trattamento minimo.

Per quanto riguarda l’adeguamento dei requisiti pensionistici all’incremento della speranza di vita rilevata dall’ISTAT, è stato disposto l’anticipo del primo adeguamento al 1° gennaio 2013 (comma 4).

Nel testo originario del decreto-legge l’anticipo era fissato al 1° gennaio 2014, mentre nella normativa previgente il primo adeguamento era previsto per 1° gennaio 2015.

Il nuovo comma 22-bis ha introdotto un contributo di perequazione, applicabile dal 1° agosto 2011 e fino al 31 dicembre 2014, sui trattamenti pensionistici più elevati corrisposti da enti gestori di forme di previdenza obbligatorie, pari al 5% per gli importi che superino i 90.000 euro lordi annui e fino a 150.000 euro, e del 10% per la parte eccedente i 150.000 euro.

I nuovi commi 22-ter, 22-quater e 22-quinquies prevedono un posticipo delle decorrenze del pensionamento di anzianità, pari a 1 mese per coloro che maturano i requisiti nel 2012, a 2 mesi per coloro che maturano i requisiti nel 2013 e a 3 mesi per coloro che maturano i requisiti a decorrere dal 2014; le decorrenze previgenti continuano tuttavia ad applicarsi a un contingente di 5.000 lavoratori che si trovino in particolari condizioni.

Poi c’è il capitolo AUMENTI di tasse, imposte e tariffe:

(Sovraprezzo canone trasporto alta velocità)

L’articolo 21, comma 4, lett. a), introduce un sovrapprezzo al canone per il trasporto di passeggeri sulle linee ad alta velocità. La determinazione del sovrapprezzo dovrà essere effettuata in conformità al diritto comunitario. Nel corso dell’esame da parte del Senato è stato specificato che si dovrà tenere conto in particolare della direttiva 2007/58/CE, finalizzata a favorire l’apertura del mercato dei servizi ferroviari passeggeri all’interno della Comunità.

(Disposizioni in materia di IRAP)

I commi 5 e 6 dell’articolo 23, a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 6 luglio 2011 incrementano l’aliquota IRAP applicata nei confronti di alcuni soggetti passivi:

§       per le banche e gli altri enti e società finanziari, l’aliquota è aumentata al 4,65 per cento (+0,75 per cento rispetto a quella ordinaria);

§       per i soggetti operanti nel settore assicurativo l’aliquota viene portata al 5,90 per cento (+2 per cento rispetto a quella ordinaria);

§       con le modifiche operate durante l’esame alSenato, l’aliquota è aumentata al 4,20 per cento (+0,30 per cento rispetto all’aliquota ordinaria, pari al 3,9 per cento) anche nei confronti delle società esercenti attività in concessione, purché diverse da quelle di costruzione e gestione di autostrade e trafori.

(Imposta di bollo deposito titoli)

Il comma 7 dell’articolo 23 incremental’ammontare dell’imposta di bollo sulle comunicazioni relative ai depositi di titoli inviati dagli intermediari finanziari.

Nella formulazione originaria della norma, tale imposta era portata a 120 euro l’anno sino al 2012; dal 2013 era incrementata a 150 euro l’anno per i depositi inferiori a 50 mila euro e a 380 euro per i depositi con valore superiore a 50 mila euro.

La lettera b) del comma 7, oggetto di novella, sottopone le comunicazioni relative ai depositi di titoli a imposta di bollo secondo le seguenti modalità:

–       per i depositidi titoli il cui complessivo valore nominale o di rimborso presso ciascuna banca sia inferiore a cinquantamila euro, dal 2011 per ogni esemplare di comunicazione inviato con periodicità annuale l’imposta è aumentata ammonterà a 34,20 euro (ossia 17,1 euro per quelle con periodicità semestrale, 8,55 euro con periodicità trimestrale e 2,85 euro con periodicità mensile); rispetto alla formulazione previgente della norma, per i depositi di tali entità non è previsto un ulteriore incremento dell’imposta nel tempo;

–       per le comunicazioni relative a depositi di ammontare pari o superiore alla predetta soglia di 50.000 euro, le norme dispongono un graduale aumento dell’imposta nel tempo, variabile secondo l’entità dei depositi.

(Aliquote di accisa sui carburanti)

Il comma 50-quater dell’articolo 23, conferma dal 1° gennaio 2012 gli aumenti delle aliquote di accisa sui carburanti disposte dalla determinazione del Direttore dell’Agenzia delle Dogane n. 77579 del2011: nel dettaglio tale determinazione fissa dal 1° luglio 2011 l’aliquota di accisa sulla benzina a 613, 20 euro per mille litri e quella sul gasolio a 472,20 euro per mille litri.

(Regime fiscale contribuenti minimi)

L’articolo 27 prevede che, a decorrere dal 1° gennaio 2012, il regime fiscale semplificato per i cosiddetti contribuenti minimi si applica, per il periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata e per i quattro successivi, esclusivamente alle persone fisiche che intraprendono un’attività d’impresa, arte o professione o che l’abbiano intrapresa dopo il 31 dicembre 2007. Pertanto la platea dei beneficiari del c.d. “forfettone” (una tassazione forfettaria del 20 per cento per i titolari di partite Iva e i lavoratori autonomi che a fine anno incassano meno di 30 mila euro) è ridotta a coloro i quali hanno iniziato l’attività negli ultimi tre anni e mezzo o vorranno iniziarla adesso. Contestualmente l’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi e delle addizionali regionali e comunali viene ridotta al 5 per cento a decorrere dal 1° gennaio 2012.

Con una norma introdotta nel corso dell’esame al Senato è previsto che il suddetto regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile si applica anche oltre il quarto periodo d’imposta successivo a quello di inizio dell’attività, ma non oltre il periodo d’imposta di compimento del trentacinquesimo anno d’età.

Se vi sembra poco.

 

 

Aiutiamo Rotondi ad arrivare a fine mese

Campare con quattromila euro al mese è un sacrificio. Solidarizziamo tutti con il caro onorevole e ministro (ministro!!!) per l’Attuazione del programma, nonché doppio stipendiato in quanto anche parlamentare – ahi ahi che sacrificio – che non ce la fa a arrivare a fine mese.

Ai tempi d’oro – ricorda cogitabondo Rotondi – mettevo da parte anche la metà di quel che guadagnavo, oggi dei 12.000 euro, tra indennità e portaborse, ne rimangono solo 4.000, considerando tutte le spese personali per dormire e mangiare a Roma.

Eh sì, oggi i soldi del doppio stipendio di Rotondi non bastano. Difficile sopravvivere lontano dalla famiglia, difficile sopravvivere se si hanno mogli e ex mogli e amanti e olgettine da mantenere. Ai tempi d’oro si riusciva a fare questo e a risparmiare persino per la pensione.

Sostenendo Rotondi con il 5 per mille della vostra paga da fame permetterete al ministro di tornare a godere dei bei vecchi tempi. Per il bonifico scrivete al seguente indirizzo e-mail:

scrivi a Rotondi