#Notterete diretta streaming contro lo Sceriffo AGCOM

L’AGCOM si appresta a divenire, senza un’ora di discussione e deliberazione paralmentare, lo Sceriffo di Internet per la difesa del Diritto d’Autore. Un potere eccezionale al fine  – dicono loro – di bloccare la pirateria. Di fatto un potere censorio contro tutte le libere forme di espressione in rete, persino quelle che impiegano il mezzo audiovisivo facendo valere il diritto di cronaca che risiede in ognuno di noi. blog e piattaforme di condivisione si vedrebbero così costrette a rimuovere il contenuto contestato dall’AGCOM nelle quaratotto ore successive alla segnalazione. Un blog o un sito possono essere addirittura preventivamente oscurati al pubblico italiano finché non verrà data esecutività alla decisione AGCOM. Gli ISP si troverebbero costretti a bloccare i domini di WordPress, Blogger, Youtube, ecc. Alla maniera della HADOPI francese ma nella sua prima versione, quando HADOPI – una sorta di commissione governativa di controllo – poteva operare senza ricorrere al giudice. La durissima opposizione che si creò in Francia e la decisione della Corte Suprema, costrinsero il governo francese a rettificare la normativa. Oggi HADOPI è in opera e funziona così:

 La legge prevede tre passaggi: un utente scoperto a scaricare file protetti da copyright sarà prima avvisato via e-mail, in caso di persistenza della violazione riceverà allora una raccomandata, e poi, come ultimo avviso, sarà invitato a comparire davanti ad un giudice, che deciderà un’eventuale multa o la disconnessione forzata. Chi riceverà questi avvisi non sarà comunque l’autore della violazione, bensì il titolare del contratto di abbonamento ad internet (Wikipedia alla voce HADOPI).

In Italia questo non è avvenuto. AGCOM procede autonomamente, in un quadro di regolamentazione di tipo amministrativo, eccedendo quello che è la sua competenza e il suo potere. La nuova delibera non mira tanto a punire il filesharing, piuttosto a condannare i siti e i blog che dovessero ospitare al proprio interno materiale coperto da copyright. AGCOM è forse un passo più avanti di HADOPI. AGCOM mira a punire la libera circolazione dell’informazione su Internet.

(Le ragioni di queste mie affermazioni le potete trovare sul sito di Agorà Digitale).

Domani l’AGCOM dovrebbe pubblicare la delibera della censura. Oggi è l’ultimo giorno per far sentire la nostra voce di dissenso. Seguite la manifestazione in diretta streaming su Yes, political!

Vodpod videos no longer available.
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Contro lo Sceriffo AGCOM, #NotteRete Libera Tutti

Non sarà una vigilia tranquilla per l’Agcom: sarà, piuttosto, “La Notte della Rete”. Il 5 luglio, a 24 ore dall’approvazione della Delibera definita “ammazza-Internet” dai blogger italiani, artisti, esponenti della rete, leader politici, cittadini e utenti del web si troveranno a Roma per una no-stop contro il provvedimento.

Martedì 5 luglio dalle 17.30 alle 21 alla Domus Talenti a Roma ( via delle Quattro Fontane, 113 ) partecipa anche tu alla nostra mobilitazione. Fai sentire la tua voce!

Fra i presenti già confermati:

Olivero Beha, Pippo Civati, Antonio Di Pietro, Dario Fo, Giovanbattista Frontera, Alessandro Gilioli, Peter Gomez, Beppe Giulietti, Flavio Granata, Giulia Innocenzi, Gianfranco Mascia, Roberto Natale, Flavia Perina, Marco Pierani, il Piotta, Enzo Raisi, Franca Rame, Fulvio Sarzana, Marco Scialdone, Guido Scorza, Mario Staderini, Vincenzo Vita, Vittorio Zambardino.

Come fare:

Filtraggio Internet, in Francia non sono messi meglio. LOPPSI, l’altra faccia della dottrina Sarkozy.

In Francia non stanno meglio di noi in quanto a Libertà Digitali. Il patto fra Sarkozy e le major delle industrie dei media ha permesso di approvare un altro provvedimento – ufficialmente con lo scopo di combattere la pedofilia online – denominato LOOPSI, che introduce un sistema di filtraggio della rete e apre la strada per la legittimazione della censura “collaterale”. Adirittura, all’articolo 2 del medesimo provvedimento, si inventa un reato di “usurpazione d’identità” a mezzo Internet, con una formulazione alquanto vaga che può permettere di sanzionare le “caricature” e la satira della clonazione dei siti – ricordate quel che accadde a Mastella con il suo sito personale? L’indomani del debutto, decine di caricatura del blog fiorirono su tutto il web italico, traformando il re di Ceppaloni in Clemente Pastella.

French Parliament approves Net censorship

Parigi, 11 febbraio 2010 – Nel corso del dibattito sul disegno di legge francese sulla sicurezza (LOPPSI), il governo si oppone a tutte le modifiche che cercano di ridurre al minimo i rischi connessi al filtraggio dei siti Internet. Il rifiuto di rendere questa misura sperimentale e temporanea dimostra che all’esecutivo non potrebbe importare di meno della sua effettività nell’affrontare la pornografia infantile online o le sue disastrose conseguenze. Questa misura consentirà al governo francese di prendere il controllo di Internet, poiché la porta è aperta per l’estensione della rete di filtraggio.

Il rifiuto netto di adottare il filtraggio come misura sperimentale è una prova delle cattive intenzioni del governo. Rendere la rete di filtraggio una misura temporanea avrebbe dimostrato che è inefficace per la lotta contro la pornografia infantile.

Come la recente mossa del governo tedesco mostra, solo le misure che affrontano il problema alla radice (cancellando il contenuto incriminato dal server; attaccando i flussi finanziari) e il rafforzamento dei mezzi di investigazione della polizia, può combattere la pornografia infantile.

Inoltre, considerando che l’effettività della dispositivo di filtraggio della Rete non può essere provata, il governo francese si rifiuta di prendere in considerazione il fatto che l’over-blocking – vale a dire la censura “collaterale” di siti perfettamente legittimi – è inevitabile. Il filtraggio di Internet può ora essere esteso ad altri settori, come il presidente Sarkozy ha promesso alle industrie pro-HADOPI  (la cosiddetta legge “Tre-Strikes”, dei tre avvisi prima della disconnessione, ndr.).

“La tutela dell’infanzia viene vergognosamente sfruttata da Nicolas Sarkozy per l’attuazione di una misura che porterà alla censura collaterale e verso derive molto pericolose. Dopo la HADOPI viene la LOPPSI: la macchina securitaria del governo viene utilizzata in un tentativo di controllare Internet a scapito della libertà “, conclude Jérémie Zimmermann, portavoce di La Quadrature du Net.

the Three Strikes plan and under it, alleged copyright infringers — file sharers — get two warnings and if they don’t do what they’re told — buy corporate ‘product,’ and only corporate ‘product’ — they get thrown off the net.

Decreto Romani, se pensano che il Web stia a guardare.

Opera di Anthony Lister, Hero Hostage

La Videocrazia che ci governa è pronta a varare il decreto anti-Internet, il decreto Romani, con il quale, cogliendo l’occasione data dal recepimento a mezzo di legge-delega della direttiva europea 2007/65/CE che regolamenta il settore degli audiovisivi, si impone una normativa rigida ai siti internet che pubblicano video. Un vero e proprio attacco a Google, proprietaria di Youtube, e a tutti i siti di videohosting. Ivi compresi quei blog che pubblicano materiale video “a contenuto non casuale”. Ovvero, se pubblicate un post in cui inserite l’embed di un video – per esempio – di Minzolini, al solo scopo di farne una critica, potreste, secondo il decreto, essere colpiti dalla mannaia dell’Authority delle Telecomunicazioni, perché la vostra testata non ha alcuna registrazione, e per violazione del copyright.

Censura? Di fatto, con l’estensione del concetto di “servizio media audiovisivo” a tutti i mezzi che “trasmettono non occasionalmente immagini” si mettono sullo stesso piano la RAI e un videoblog. Il decreto inoltre intende estendere la responsabilità editoriale ai blog che hanno contenuto multimediale – perciò a tutti i blog, poiché tutti i blog possono avere contenuto multimediale. Non contenti di ciò, riprovano a attribuire responsabilità ai provider per i contenuti pubblicati da terzi nei servizi di videohosting.

Tutto si gioca all’interno di norme ambigue: da un lato negano l’equiparabilità videoblog-media tradizionale, dall’altro includono tutti i contenuti video “non meramente accidentali”.
Senza una “levata di scudi” del Parlamento, il decreto diverrà effettivo a partire dal 4 Febbraio prossimo: ma se l’esame in Commissione ponesse all’attenzione dei parlamentari le due violazioni gravi commesse in questo caso dal governo, e cioé l’eccesso di delega – la legge delega licenziata dalle Camere è di sole undici righe e incarica il governo di approntare un testo di decreto al fine della sola recezione delle direttiva, mentre l’atto del governo istituisce una normativa innovativa senza nemmeno passare per la discussione parlamentare; e due) il decreto legislativo eccede la medesima direttiva che intende recepire, intervenendo nella disciplina di Internet e stabilendo inoltre un ruolo di Controllore del Web – l’AGCOM – senza prevedere alcuna tutela nei confronti del diritto del netizen o del provider a difendere le proprie prerogative dinanzi a un giudice terzo. Infatti il decreto Romani non è armonico ai principi introdotti dalla normativa europea facente parte del cosiddetto “Pacchetto Telecom”, pertanto una sua eventuale approvazione aprirebbe la strada per un ricorso alla Corte di Giustizia Europea. C’è già chi invia appelli al Presidente della Commissione Europea Barroso.

Ma il web resterà guardare? La normativa introdotta dal decreto farebbe da sponda per eventuali richieste da parte di AGCOM di oscuramenti di siti. AGCOM vorrebbe essere l’HADOPI francese, ma senza giudici fra i piedi. Agirebbe come agisce già ora, alla maniera di un arbitro, stabilendo sanzioni e disponendo restrizioni. L’inerzia che l’AGCOM ha sempre riservato al caso Retequattro certamente non avrà seguito, il web sarà perseguito con inusitata solerzia. Eppure la rete ha i mezzi per superare sia le disconnessioni, che gli  oscuramenti. Se la censura cinese schricchiola, figurarsi quella italiana. Da un lato alcuni anticorpi alla tagliola berlusconiana già stanno sorgendo sui giornali stranieri (Report senza Frontiere già parla di ulteriore riduzione della libertà d’espressione in Italia); e dall’altro lato, i server proxy rappresentano una valida strategia per aggirare gli oscuramenti dei siti. Se pensano che il web si fermi al loro divieto, si sbagliano di grosso.

Testo Integrale del Decreto Romani

    • In questo decreto c’è l’equiparazione dei siti web alle Tv, che come dice Marco Pancini, dirigente di Google Italia: “ha una conseguenza importante: disapplica, di fatto, le norme sul commercio elettronico in base alla quale l’attività dell’hosting service provider, cioè del sito che ospita contenuti generati da terzi, va distinta da quella di un canale tv, che sceglie cosa trasmettere. Significa , distruggere il sistema Internet”.
    • I provider sarebbero responsabili dei contenuti pubblicati sul web, e dovrebbero rimuovere quelli che violano il diritto d’autore, pena una sanzione, che potrebbe arrivare a 150 mila euro per ogni richiamo.
      Dopo il decreto Levi (ritirato), l’emendamento D’Alia (abrogato), Il Ddl Carlucci per togliere l’anominato in rete (arenato alla Commissione Trasporti), eccoci di nuovo con un bavaglio per internet.
    • Con Il Decreto Legislativo Romani , chi ha un collegamento internet, rischia di dover pagare anche il Canone RAI.
      Una cosa assurda!!!
    • L’Agcom diventerà “sceriffo” della Rete, perchè dovrà vigilare che i siti web rispettino davvero le regole del diritto d’autore.
    • In questo decreto c’è un eccesso di delega : a fronte di una legge delega di 11 righe, contiene di fatto, in una ventina di articoli e 35-40 pagine, una riforma radicale delle norme italiane su tv e Internet.
  • L’Italie censure la diffusion de vidéos sur Internet, Audiovisuel – Information NouvelObs.com

    • il governo del Presidente del Consiglio ha preparato la bozza di un decreto che renderebbe obbligatoria la verifica preliminare dei video caricati dagli utenti su siti quali Youtube, di proprietà di Google, e la francese Dailymotion, così come su blog e siti di informazione online
    • Google, le organizzazioni per la tutela della libertà di stampa e i gestori di servizi di telecomunicazioni chiedono modifiche alla bozza di decreto per evitare che il provvedimento, dall’iter breve, entri in vigore già il 4 febbraio
    • il decreto limiterebbe la libertà di espressione e renderebbe obbligatorio il compito, tecnicamente molto impegnativo, se non impossibile, di monitorare ciò che ogni singolo individuo carica su internet
    • Secondo Reporter Senza Frontiere il provvedimento potrebbe costringere i siti internet a dover richiedere delle licenze per operare in Italia
    • il controllo dovrebbe essere svolto da “una authority”, senza ulteriori particolari, sollevando domande fra i difensori della libertà di stampa riguardo le modalità con cui potrebbe venire implementato
    • Reporter Senza Frontiere ha reso noto in un comunicato di questa settimana che le bozze di decreto allo stato attuale “rappresentano un’altra minaccia alla libertà d’espressione in Italia.”
    • La bozza di decreto è stata redatta a metà dicembre, più o meno mentre l’impero mediatico fondato da Berlusconi annunciava una richiesta per danni di almeno 779 milioni di dollari [500 milioni di euro ndT] nei confronti di Youtube e Google per presunto uso improprio di video che aveva prodotto. La mossa è una risposta a una direttiva dell’Unione europea del 2007 volta a creare una normativa per i media, ma solo l’Italia l’ha interpretata col significato di mettere in difficoltà le società su Internet.
    • Il decreto sfida anche e per sua stessa natura il modello d’affari adottato da Youtube, condiviso anche da altre piattaforme che offrono servizi di hosting, basato sulla facoltà data agli utenti di caricare video senza essere controllati
    • Questo principio è al centro del processo di Milano nel quale 4 funzionari di Google sono stati accusati di diffamazione e violazione della privacy per aver consentito che venisse reso pubblico in rete un video nel quale un giovane autistico era oggetto di abusi. Google ha affermato di aver rimosso il video il più velocemente possibile. La sentenza è attesa nelle prossime settimane e i funzionari rischiano la prigione
    • Il decreto potrebbe anche fornire uno strumento per occuparsi in maniera veloce dei ‘gruppi d’odio’, come quelli che hanno lodato l’aggressore di Berlusconi, spuntati come funghi su Facebook
    • “Se io sono la BBC e sto usando il web per trasmettere la mia IPTV (Internet protocol TV), sono nel campo di applicazione della direttiva. Se io sono un utente che invia su Youtube il video del compleanno di suo figlio, non sono sotto il campo di applicazione della direttiva,” ha affermato venerdì Marco Pancini, consigliere senior per le politiche europee di Google Italia

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Per Schifani Facebook è pericoloso. La politica italiana travolta dal web.

Creative Commons a Capitale Digitale, domani 17 dicembre, Roma

Anziché sforzarsi di prendere le misure con un mezzo a loro alieno, i politici italiani (salvo rari casi che si contano sulle dita di una mano, ovvero Ignazio Marino, Nicola Zingaretti, Maria Antonietta Farina Coscioni) passano il loro tempo a condannare l’uso dei social network e del web in generale, mettendo al mondo altri indimenticabili ecreti legge – o disegni di legge, vedremo – volti soprattutto a vietare. C’era una volta – e c’è tuttora -il decreto Pisanu, che vietata l’uso delle reti wi-fi pubbliche senza preventiva identificazione degli utenti (decreto che deve essere convertito entro la fine dell’anno, altrimenti decade), ideato brillantemente dai tecnici del ministero dell’Interno in funzione antiterrorismo – si era in epoca post Torri Gemelle. Poi vi furono , in ordine di tempo, l’emendamento a firma di Gianpiero D’alia all’Art. 50-bis, poi art. 60) del disegno di legge 733 (c.d. “Decreto Sicurezza”), nel quale si sancisce la “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet” a mezzo di oscuramento – emendamento poi abrogato; seguì l’opera della Sorella Carlucci, un disegno di legge a carattere censorio che doveva prevenire la pedofilia via internet; infine, non deve essere dimenticato il cosiddetto Ddl Intercettazioni, opera del ministro della Giustizia Alfano, con il quale si vuole introdurre una norma che equipara i blog a testate giornalistiche e introduce nel nostro Ordinamento l’obbligo di rettifica entro 48 ore a pena di una sazione pecuniaria tra i 15 ed i 25 milioni di vecchie lire per tutti i titolari di “siti informatici”. Tutto ciò si affianca a una politica velatamente sostenitrice delle istanze delle Major produttrici di contenuti (è notizia di questi giorni che i contenuti di proprietà di Mediaset non saranno più postati su Youtube: la casa di proprietà del (finto) premier ha vinto la causa civile in piedi dal 2008 contro Google, fonte http://www.techup.it/news/mediaset_no_gf_su_youtube-02986).
Per il Governo, Internet è da reprimere. Peccato che – per usare le parole illuminanti di Joi Ito, CEO di Creative Commons, domani relatore a Roma di “Capitale Digitale” – “Internet sarà qui per sempre” e “le società libere crescono, quelle controllate no”. Poche parole, ma chiare.
Intanto, Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, fra i più in luce nella lotta contro il digital divide e l’analfabetismo informatico, debutta su Twitter: con la presenza su Twitter (http://twitter.com/provinciarm), la Provincia di Roma ed il suo presidente Nicola Zingaretti, in prima linea a sostegno della diffusione della banda larga e del WiFi libero, intendono confermare una forte attenzione alle nuove tecnologie e agli strumenti che rendono più semplice e diretta la comunicazione in tutta la rete web, dai social network ai blog agli aggregatori di news. Lo sforzo di zingaretti è senz’altro encomiabile, sebbene isolato. Finora è l’unica voce propositiva che si leva in una ridda di condanne.

    • Facebook è più pericoloso dei gruppi degli anni ’70. Il Presidente del Senato, Renato Schifani, non ha dubbi sul contenuto di alcuni messaggi che si leggono sul network americano. «Si leggono dei veri e propri inni all’istigazione alla violenza. Negli anni ’70, che pure furono pericolosi, non c’erano questi momenti aggregativi che ci sono su questi siti. Così si rischia di autoalimentare l’odio che alligna in alcune frange».
    • «Una cosa è certa – sottolinea – qualcosa va fatto perchè non si può accettare che si pubblichino istigazioni all’odio violento»
    • il ministro dell’Interno ha presentato oggi al Consiglio dei ministri l’annunciato testo del disegno di legge che prevede sanzioni contro chi crea turbative violente durante le manifestazione e diffonde contenuti violenti su Internet. Lo ha confermato il ministro Altero Matteoli, nel corso della conferenza stampa. «Il testo – ha aggiunto – è oggetto di valutazioni approfondite», e «salvo alcuni aggiustamenti» nel cdm «c’è l’accordo di tutti – ha proseguito Matteoli – nel presentare un provvedimento»
    • «bisogna conciliare, in un Paese democratico, la possibilità di manifestare senza che questa libertà venga disturbata gravemente»
    • Parte in questi giorni, a Roma, la quarta edizione di Capitale Digitale, un ciclo di incontri promossi da Telecom Italia, Fondazione Romaeuropa, Comune di Roma e la celebre testata Wired. Il convegno annuale cerca di fare il punto sugli aspetti della cultura digitale insieme a esponenti di livello internazionale provenienti da settori ed esperienze differenti
    • il protagonista sarà Joi Ito, CEO di Creative Commons, la principale organizzazione non profit dedicata all’espansione della portata delle opere di creatività offerte alla condivisione e all’utilizzo pubblici, che ha come obiettivo quello di riformulare non solo le leggi, ma il concetto stesso di copyright nell’era digitale; si parlerà quindi di temi attuali come Open Internet e Copyright.
    • Poiché proprio in questi giorni in Italia, il paese che lo ospiterà per la conferenza, si sta nuovamente parlando di assurdità strumentali come il controllo di Internet, a seguito dei fatti gravi avvenuti nei giorni scorsi, Ito si è così pronunciato in merito: “La mia opinione è che una società per crescere deve usare lo stesso sistema che si usa per curare il proprio corpo. Un corpo solido lo si costruisce quando ti esponi, quando accetti di superare dei limiti, quando ti poni in maniera aperta davanti alle sfide e le intemperie. Internet ha molte difficoltà, non è diventato forte con il controllo ma con l’apertura, l’esposizione alle “intemperie” e il superamento dei limiti. Internet non andrà via, la tecnologia dell’informazione sarà qui per sempre, e la società crescere ha bisogno di essere aperta non di essere limitata, le società libere crescono, quelle controllate no”.

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Censurare Internet, il Governo prepara il decreto.

Così i fan di Tartaglia su Facebook hanno innescato la reazione governativa che testé ha rispolverato una serie di misure che il Ministro dell’Interno teneva nel cassetto, misure inapplicabili, pena la limitazione della libertà d’espressione, ovvero della libertà di internet.
Ecco cosa studia Maroni:
– attribuzione al Gip e non al Pm del compito di avviare la procedura giudiziaria;
– sanzioni pecuniarie;
– filtri alla libera navigazione.
Ora, quali diritti viola l’attribuzione al Gip di questa competenza? Il diritto alla difesa è garantito? Le sanzioni pecuniarie saranno applicate come provvedimento amministrativo, quindi a prescindere dal giudizio di un Tribunale, oppure verrà garantito il diritto a un giusto processo? Iil decreto rispetterà il quadro normativo definito recentemente dal Parlamento Europeo attraverso il Pacchetto Telecom e il famigerato Emendamento 138? I filtri sono sostanzialmente censura. Vietano all’utente, al netizen, di frequentare liberamente il web, ovvero di scegliere i siti e i contenuti che più preferisce.
L’articolo di Michele Ainis pubblicato su La Stampa.it pone in luce alcuni aspetti significativi che meritano di essere sistematizzati qui di seguito:

  • tre fattori per parlare di libertà d’espressione che minaccia la libertà e la dignità personale

– posizione del parlante;
– il mezzo che si usa per parlare;
– dipende da cosa dico;

  • due condizioni:

– sussistenza di una specifica intenzione delittuosa;
– pericolo immediato.

Le domande da porsi a questo punto sono le seguenti: 1) la posizione dei fan all’interno dei gruppi su Facebook che inneggiano a Tartaglia, quale è? Quella di semplici individui che chiacchierano come se fossero al bar, oppure di persone che rivestono una determinata responsabilità? 2) Il mezzo scelto, ovvero Facebook, ha davvero attendibilità? Una minaccia al (finto) premier scritta su Facebbok ha lo stesso valore di una lettera minatoria o di una informativa del servizio segreto che annuncia attentati contro di lui? 3) la minaccia può davvero essere raccolta e trasformata in azione? 4) Esiste cioè l’intenzione concreta di procurare un danno? E il pericolo è imminente?
Naturalmente la risposta è implicita nella superficialità di un mezzo come Facebook. I rapporti che si formano nel social network non è detto siano rapporti di amicizia effettivamente praticati. L’amicizia su Facebook può significare semplice affinità. Magari pure di migliaia di persone che mai si sono viste in faccia, e mai si vedranno. E pure ciò che si dice può non avere il valore di una espressione seria ed essere puramente occasionale, priva di profondità e di ragionamento; in una parola, futile. Questo dovrebbero cercare di considerare, i titolari dell’esecutivo. Dovrebbero dare il giusto peso alle parole, e verificare quando esse preludono all’azione. Sul web, la parola è quasi sempre scissa dall’azione. E la condanna solo sulla base di una parola, è una condanna preventiva che ricorda i peggiori regimi politici.

    • Giovedì il Consiglio dei ministri esaminerà nuove, più rigide norme sulle manifestazioni e su internet. Lo ha annunciato il ministro degli Interni Roberto Maroni, parlando di "misure più adeguate e urgenti" per cui è ipotizzabile che il governo agisca per decreto

    • Tra i provvedimenti in esame, a quanto è dato di sapere, ci sarebbero: l’attribuzione al Gip del compito di adottare provvedimenti cautelari quando si ravvisi l’urgenza di un intervento, sanzioni pecuniarie per chi commette in rete istigazione a delinquere e apologia di reato e persino il tentativo di rendere più difficoltosa la navigazione sul web verso quei siti che istigano alla violenza o fanno apologia di reato, attraverso una serie di filtri

    • sarebbero state messe sul tavolo tutte le difficoltà di un intervento che andrebbe ad incidere, come ha ammesso lo stesso ministro, sulla libertà personale e sulla privacy dei cittadini, arrivando dunque alla conclusione che l’unica possibilità concreta è quella di cercare di rendere più difficoltosa la navigazione verso certi siti

    • dove i "filtri" già esistono (come in Cina, in Iran negli Emirati Arabi Uniti) la navigazione verso quei siti diventa impossibile. Nel caso di Facebook, ad esempio, per rendere irraggiungibile una singola pagina, si finirebbe per mettere off limits l’intero network

    • ruolo del Gip, il suo intervento sarebbe ipotizzato nei casi in cui c’è la necessità di evitare che sul web si compiano attività di istigazione a delinquere e apologia di reato. L’informativa degli investigatori che monitorano costantemente la rete non arriverebbe più ai pm ma direttamente ad un giudice che, con un provvedimento motivato, ordinerebbe agli amministratori la chiusura del blog, del sito o del gruppo

    • Lo squilibrato che ha ferito Berlusconi raccoglie 50 mila fan tra i navigatori della Rete. Significa che la Rete è a sua volta squilibrata? Significa che ha urgente bisogno di una camicia di forza, o almeno d’una museruola? Calma e gesso, per favore. E per favore smettiamola d’invocare giri di vite e di manette sull’onda dell’ultimo episodio che la cronaca ci rovescia addosso.

    • come ha scritto il giudice Holmes nella sua più celebre sentenza, vecchia ormai di un secolo – la tutela più rigorosa della libertà d’espressione non proteggerebbe un uomo che gridasse senza motivo «al fuoco» in un teatro affollato, scatenando il panico. Insomma, dipende

    • dipende dall’intreccio di tre fattori differenti

    • In primo luogo, gioca la posizione del parlante. Altro è se racconto le mie ubbie agli amici raccolti attorno al tavolo di un bar, altro è se le declamo a lezione, soffiandole all’orecchio di fanciulli in soggezione davanti alla mia cattedra

    • nei manuali di diritto si distingue tra «manifestazione» ed «esternazione» del pensiero. La prima è una libertà, riconosciuta a ogni cittadino; la seconda è un potere, vale per i cittadini investiti di pubbliche funzioni, e ovviamente copre uno spazio ben più circoscritto. Ma non c’è potere in Internet. C’è solo libertà

    • In secondo luogo, dipende dal mezzo che uso per parlare. Il medesimo aggettivo si carica d’assonanze ora più forti ora più fioche se lo leggo su un giornale che ho scelto d’acquistare, oppure se mi rimbalza dentro casa quando accendo la tv. Ma è un’edicola la Rete? No, e non ha nemmeno l’autorità dei telegiornali. È piuttosto una piazza, sia pure virtuale. Un luogo in cui si chiacchiera, senza sapere bene con chi stiamo chiacchierando

    • Le chiacchiere, poi, hanno sempre un che d’aereo, di leggero

    • sono sempre parole in libertà. Meglio: sono lo specchio dei nostri umori, dei nostri malumori. Sbaglieremmo a infrangere lo specchio

    • E in terzo luogo, certo: dipende da che cosa dico. Se metto in palio mille dollari per chi procurerà lo scalpo di Michele Ainis, probabilmente offendo la legge sulla tutela degli scalpi, e in ogni caso lui avrebbe qualcosa da obiettare. Ecco infatti la soglia tra il lecito e l’illecito: quando la parola si fa azione, quando l’idea diventa evento

    • a due condizioni, messe nero su bianco da decenni nella giurisprudenza americana: che vi sia una specifica intenzione delittuosa; che sussista un pericolo immediato

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