Primarie, diretta twitter dello spoglio dalle ore 20

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Primarie o non primarie, questo il dilemma

Il governo non rinuncia al Porcellum? L’Unità ha lanciato una campagna di stampa affinché il PD organizzi le primarie di collegio, al fine di mettere nelle mani dell’elettore la possibilità di formare le liste dei candidati da presentare alle prossime – imminenti? – elezioni. Concita De Gregorio non ha voluto espressamente avere sponsor all’appello lanciato dal giornale – contrariamente a quello che fa invece Micromega, con gli appelli firmati da nomi illustri, e poi dietro tutti gli altri. La logica che domina l’iniziativa è ‘partire dal basso’, ritornando a quel popolo delle più svariate provenienze – comunista, socialista, cattolica – che sinora ha subito, in silenzio o quasi, sconfitte elettorali e politiche cocenti:

Scegliamo noi, scegliete voi chi volete in Parlamento. Non lasciate che siano i partiti a imporre i candidati. E’ poco? No, è moltissimo. Provate a pensare a quello che succederebbe: sareste davvero alla guida. Il resto – il programma, le scelte concrete, quelle tattiche e strategiche – non potrebbero più prescindere dalla voce di quelli che voi stessi avete indicato. Sarà questa da oggi la nostra campagna. Migliaia di persone ci hanno scritto, ieri, chiedendoci da dove cominciare. Partiamo da qui, dal nostro giornale (Concita De Gregorio, L’Unità).

Ma le primarie di collegio possono sostituire le primarie di coalizione? O giustificare il fatto che queste ultime non avranno mai luogo? Il novero dei candidati leader aumenta di giorno in giorno, ma Bersani non si è ancora pronunciato, teso com’è a rilanciare l’azione del partito in vista della ripresa dell’attività parlamentare, già appaltata dal governo per discutere il Processo Breve. Eppure c’è chi sostiene che la strategia di Bersani è sbagliata:

Riproporre ora l’Ulivo, un quinto di secolo dopo, e riverniciarlo di fresco, non è un progetto di vera innovazione. Serve una classe dirigente nuova. E non è credibile una coalizione contro Berlusconi che mette insieme Vendola, Binetti, Casini, Bersani, Fini, Granata (Ignazio Marino, Corriere della Sera, 28/08/2010).

Ignazio Marino, però, concorda su legge elettorale e conflitto d’interesse come priorità da mettere all’ordine del giorno di una eventuale nuova maggioranza parlamentare allargata: “credo che [Bersani] dovrebbe prendere subito l’iniziativa in Parlamento per chiamare i partiti che sono favorevoli a restituire democrazia al Paese attraverso una legge elettorale che restituisca ai cittadini il diritto di scegliersi i rappresentanti” (Corsera, cit.). In ogni caso, legge elettorale a parte, il nodo alleanze resta irrisolto.

Vendola in fuga, staccato il gruppo di Bersani e Di Pietro.

Si potrebbe usare una metafora ciclistica: un uomo solo al comando. Il suo nome è Nichi Vendola. Sì, Vendola è in fuga. Con uno scatto da grimpeur ha staccato i suoi diretti avversari, Bersani e Di Pietro. Non sappiamo se Vendola conosca il percorso. Nessuno effettivamente lo conosce. Potrebbe anche essere una salita di tre anni, che si conclude nel 2013. Una salita in cui il governo potrebbe arrivare distrutto, e il paese con lui. Oppure no. Potrebbe essere uno di quegli arrivi in salita che duran poco e si affrontano a tutta. E allora partire per primi può essere il fattore decisivo. Partire per tempo, può essere il fattore decisivo.
Lui, Vendola, ha sparigliato le carte del cosiddetto centro-sinistra – nella versione bersaniana, quella con il trattino – ovvero la Santa Alleanza anti Berlusconi che assembla, come pezzi di una automobile, PD IdV UDC e la costellazione post comunista (minoritaria, ghettizzata, ridotta a mera comparsa). Il piano di Bersani è saltato? Può darsi. Non ci sarà nessuna Santa Alleanza poiché a sinistra è arrivato lui, Vendola. Ha guardato i volti rattrappiti dei suoi e li ha lasciati lì dove erano.
Non si sono fatte attendere le reazioni:

Vendola è stato da poco rieletto Governatore della regione Puglia e per altro è più per demeriti della coalizione del Centrodestra che si è divisa che per meriti del Centrosinistra che ha guidato nei precedenti 5 anni visto che molti assessori della sua giunta poi sono finiti sotto l’attenzione della magistratura per aver fatto male il loro dovere […]Ritengo legittimo che Vendola possa candidarsi come tanti altri alla guida del Centrosinsitra ma solo dopo aver risolto i tanti problemi che affliggono la Puglia e mi riferisco all’economia a pezzi, ai giovani senza lavoro a cui evidentemente non può bastare la fabbriche immaginarie di Vendola ma ci vogliono quelle reali che a fine mese danno lo stipendio (Di Pietro: Vendola? Prima risolva i guai giudiziari dei suoi assessori – Affaritaliani.it).
Dichiarazioni che portano la firma di Antonio Di Pietro. Certo: Di Pietro ha pescato a man bassa nel bacino elettorale della sinistra, all’indomani della diaspora del 2008. Ergo, meglio scacciar via le streghe subito. Tutto il contrario di ciò che servirebbe, e cioè un confronto sulle cose concrete, cose che interessano alle persone qualunque. Invece si tergiversa nell’errore di sempre, che è poi dovuto alla sindrome della torre d’avorio o del ‘palazzo’: il politichese, il discutere del nulla su alleanze e convergenze e patti di desistenza e spartizioni di collegi elettorali. Tutto ciò non serve. Lo dice bene Ignazio Marino in una intervista a L’Espresso a firma di Giglioli. Il suo commento sul PD è una rasoiata che strappa i muscoli delle gambe di Bersani:
Il Pd ha il passo del bradipo. Ha presente quell’animale il cui movimento è tanto lento che dopo un po’ gli crescono le alghe sulla pelliccia? Ecco, così. Tranne quando ci sono delle poltrone da spartire: allora diventa un predatore rapace (Il Pd, bradipo e rapace: parla Ignazio Marino » Piovono rane – Blog – L’espresso).
Marino dice che al PD non serve il “papa straniero” (Vendola), ci sarebbero tanti “cardinali” meritevoli, come ad esempio Enrico Rossi, il governatore della Toscana che è riuscito nell’impresa del pareggio di bilancio nella sanità regionale. Però Vendola piace agli ex terzomozionisti. Così oggi Civati:
Il suo carisma è indiscutibile, il profilo culturale solido e netto, la preparazione obamiana abbastanza vistosa e largamente convincente […] Nichi parla al Sud, e in questo senso ha qualcosa di pasoliniano[…] Dice che chi fa politica, al Nord, può recuperare molto consenso, perché attualmente non ci sono alternative alla compagine di governo
Nichi è un antico dirigente, usa categorie d’altri tempi e non sempre immediate, ma forse proprio per questo – nell’epoca più paradossale che si possa immaginare – piace ai giovani, quelli veri, quelli che hanno vent’anni, per capirci (ciwati).
Poi una stilettata ai suoi:
Le reazioni di alcuni dirigenti del Pd fanno pensare che anche questa volta Vendola lo si sottovaluti o, forse, come già in occasione delle ultime Regionali, lo si voglia rendere invincibile
Dire, nell’ordine, che la sua è una candidatura minoritaria, che è il nuovo Bertinotti, che è un fenomeno regionale, che non piace ai cattolici (pur essendolo), che non convincerebbe i moderati, che c’è lo Statuto del Pd, che noi abbiamo Bersani e basta, è molto pericoloso e rappresenta, sotto il profilo politico ma anche elettorale, una climax di scemenze che, di solito, comporta una climax (discendente) dal punto di vista del consenso e del sostegno alla propria causa […] Ad un’unica condizione, però: che non si apra, fin d’ora, lo scontro frontale, che non ci si divida prima del tempo, e che si colga l’occasione per confrontarci sulle cose da fare, sull’impostazione generale da dare alla sfida alla destra, al nostro lavoro di opposizione, a quella indagine, sotto il profilo culturale, di cui tutti noi abbiamo grande bisogno (ciwati).
Concordo con Civati: la comunicazione di Vendola è perfetta. Ottiene subito l’effetto sperato: la visibilità. Come ha fatto oggi con l’aver accomunato in fatto di eroismo Carlo Giuliani, il ragazzo morto a Genova 2001, a Falcone e Borsellino. L’editoriale del Tg La7 di Mentana è stato fortemente critico: Falcone per primo disse che il paese “non ha bisogno di eroi”. Vendola paragona vicende diametralmente opposte. Ma in fondo attua la medesima tecnica comunicativa di Berlusconi: propone punti di vista forti, verso i quali chi ascolta deve per forza prendere posizione. A favore o contro, ma soprattutto a favore. Induce l’ascoltatore a scoprirsi di essere dalla parte di Nichi. A scoprire di pensarla come lui. Ecco a cosa servono le Fabbriche.

    Regionali 2010, black out sondaggi? La statistica contro il buio.

    Come saprete, in applicazione dell’art.8 della legge 22 febbraio 2000, n.28 e delle delibere dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni n. 24/10/CSP pubblicata sulla G.U. n. 41 del 19 febbraio 2010 e n. 25/10/CSP pubblicata sulla G.U. n. 51 del 3 marzo 2010, non è possibile pubblicare sondaggi di natura politico elettorale durante gli ultimi quindici giorni di campagna elettorale. La legge parla chiaro:

    Art. 8. (Sondaggi politici ed elettorali)

    1. Nei quindici giorni precedenti la data delle votazioni è vietato rendere pubblici o, comunque, diffondere i risultati di sondaggi demoscopici sull’esito delle elezioni e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori, anche se tali sondaggi sono stati effettuati in un periodo precedente a quello del divieto.

    E successivamente al comma 3, si specifica che “i risultati dei sondaggi realizzati al di fuori del periodo di cui al comma 1 possono essere diffusi soltanto se accompagnati dalle seguenti indicazioni, delle quali è responsabile il soggetto che ha realizzato il sondaggio, e se contestualmente resi disponibili, nella loro integralità e con le medesime indicazioni, su apposito sito informatico, istituito e tenuto a cura del Dipartimento per l’informazione e l’editoria presso la Presidenza del Consiglio dei ministri”. Ma ecco che il sito ospitante, http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/ è del tutto oscurato e non permette la visualizzazione dei sondaggi fin qui realizzati. Significa, secondo la Presidenza del Consiglio, che la lettura di sondaggi riguardanti l’andamento politico-elettorale di sei mesi fa può in qualche maniera influenzare l’orientamento politico del cittadino elettore di oggi. Un sofismo della peggior specie.

    E allora è corretto e opportuno chiamare in soccorso la Statistica, non i sondaggi, non sondaggi nuovi, bensì quelli vecchi, già pubblicati, negli archivi delle testate giornalistiche, già registrati presso il sito informatico della Presidenza. E’ ciò che fa Termometro Politico, che in un post mostra la serie storica dei sondaggi realizzati sulle intenzioni di voto dal Giugno 2009 (Europee) al 1° Marzo 2010. E applica a essa gli strumenti previsionali della statistica, largamente impiegati nelle analisi di mercato. L’esito? La serie storica del PdL degli ultimi dieci mesi, secondo i sondaggi realizzati, è in flessione. Termometro Politico applica la media mobile a 3, a 5 e a 7 rilevamenti, e una tendenza polinomiale di quinto ordine. Yes, political! ha provato a estendere l’analisi alle coalizioni in gioco e ai due principali partiti, con l’accortezza di impiegare una polinomiale di terzo ordine anziché di quinto. Ecco cosa ne è uscito:

    Linea di tendenza - polinomiale di terzo ordine

    La polinomiale descrive un arco a scendere ed è in accordo con le tre medie mobili. La tendenza ultima è di una flessione, ma Il PdL nell’arco Giu ’09 – Mar ’10, tende a racimolare qualche voto, passando dal 35.2% delle Europee al dato previsionale della polinomiale pari a circa 36.8%.

    Linea di tendenza - polinomiale di terzo grado

    La curva del Pd, invece, mostra una tendenza finale alla crescita – non confermata dalle medie mobili che permangono in ribasso – pur dopo una sensibile flessione dei consensi. Non sembrebbe però in grado di sfondare quota 30%. Diverso il discorso per la coalizione di Centro-Sinistra, dove l’apporto o meno di Rifondazione è marginale e non tende a modificarne l’andamento, più semplicemente ne trasla la curva di circa due punti percentuali più in alto, mentre si fa sentire il trend positivo di IDV:

    Linea di tendenza - curva polinomiale di terzo ordine

    Linea di tendenza - curva polinomiale di terzo ordine

    La coalizione di centro-destra (PdL+Lega) invece, sembra mostrare la tendenza opposta, in accordo con il dato del solo PdL, mentre la Lega non sembra poter incidere sul dato nazionale, rimasto inchiodato al 10%:

    Linea di tendenza -curva polinomiale di terzo ordine

    L’insieme dei quattro indici previsionali parlano di tendenza alla flessione nel consenso alla coalizione di centro-destra, ma non tale da farle perdere la maggioranza relativa nel paese. PdL e Lega reggono al di sopra del 48% e mantengono un distacco di sette punti circa dalla pericolosa sinistra. Tutto ciò ha valore sino al 01 Marzo 2010. Una tendenza al riavvicinamento fra i poli, dato che può anche non essere significativo nella discussione su chi vincerà le Regionali. Il Centro-sinistra parte con il dato stratosferico del 2005, quando vinse 12 regioni a 2. Condizione irripetibile. Un computo sulle sole regioni vinte, vedrebbe il Pd comunque perdente. Una analisi della serie storica, invece, con il dato delle regionali, dirà a Bersani e soci se il partito ha raggiunto la fine del doloroso limbo.

    I risultati dei sondaggi realizzati al di fuori del periodo di cui al comma 1 possono essere diffusi soltanto se accompagnati dalle seguenti indicazioni, delle quali è responsabile il soggetto che ha realizzato il sondaggio, e se contestualmente resi disponibili, nella loro integralità e con le medesime indicazioni, su apposito sito informatico, istituito e tenuto a cura del Dipartimento per l’informazione e l’editoria presso la Presidenza del Consiglio dei ministri

    Loretta Napoleoni, un progetto per sfidare la Polverini. Il PD ora scelga le primarie.

    Non c’è pace per il PD: ora anche i "cervelli in fuga" di ritorno dall’America. Loretta Napoleoni si candida a raccogliere il cero corto del candidato alle regionali del Lazio per il centro-sinistra con il trattino. E’ sbarcata dagli States con il suo bel progetto nella valigia, e chiede a gran voce le primarie, consapevole di poter contare sul popolo di Facebook.
    E che ne sarà dell’UDC? Schieratosi frettolosamente a destra, no, a sinistra, no a destra? Quale sarà il carro vincitore?
    Un bel dilemma, che costringe i vertici del PD a scelte drammatiche: primarie di coalizione. E se vincesse la "straniera", che vuol fare il pareggio nella sanità regionale? Si sarà forse ammattita?

      • Un’altra donna in campo per la Regione Lazio: pronta ad attraversare l’Atlantico e la Manica per sfidare Renata Polverini. E’ Loretta Napoleoni, fra le massime esperte mondiali di terrorismo islamico ed internazionale, economista finanziaria e consulente di diverse amministrazioni ed organizzazioni internazionali. Romana di nascita e di studi ma poi ‘fuggita’ all’estero facendo fare fortuna al suo cervello soprattutto negli Usa e in Gran Bretagna.

      • pronta a tornare mettendo a disposizione del centrosinistra la sua candidatura per "un nuovo rinascimento del Lazio"

      • Loretta Napoleoni ha scelto che in Italia per qualche anno è pronta a tornare. Ha deciso a Natale. Quando, consultata la famiglia, ha risposto sì ad un gruppo di blogger politicamente impegnati.

      • dopo il no del Presidente della Provincia Nicola Zingaretti che ha resistito alle pressioni del suo partito e dell’Udc

      • Riprende così quota l’ipotesi di elezioni primarie, alle quali Napoleoni chiede di partecipare

      • E’ la ventiquattrore con cui arriva: contiene il programma con cui governare il Lazio nei prossimi cinque anni che ora chiede di poter illustrare al centrosinistra

      • Napoleoni pensa a una riforma sanitaria per il Lazio Obama style con conti in pareggio senza un solo taglio ai servizi.

      • efficienza energetica basata su fonti rinnovabili e sulla non economicità del nucleare e dall’altro metta la parola fine alle ‘emergenza rifiuti’e ai traffici della criminalità organizzata

      • Un nuovo welfare. Un piano definito di investimenti sul ‘capitale giovani’

      • un progetto sicurezza da accompagnare ad un modello di integrazione mutuato dalle diverse amministrazioni americane e anglosassoni di cui è stata consulente

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    Regionali Lazio, Zingaretti rompe gli indugi. “Pronto per la candidatura”

    Lo si attendva da qualche giorno, l’annuncio. Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma, eletto nel 2008 al ballottaggio con il 51.5%, ieri in occasione di una riunione del PD nel Lazio, si è detto disposto ad assumersi l’onere della candidatura del centro-sinistra alle Regionali del Lazio, probabile avversario del candidato PdL, ovvero l’ex segretaria UGL, Renata Polverini.

    Ma chi è Nicola Zingaretti?

    Fratello minore dell’attore Luca Zingaretti, è stato consigliere comunale di Roma (1991-1993), segretario nazionale della Sinistra Giovanile (1991-1995), presidente dell’Internazionale Socialista Giovani, segretario della federazione romana dei Democratici di Sinistra (2000-2004) e deputato del Parlamento europeo, (2004-2008) per la lista di Uniti nell’Ulivo nella circoscrizione centro, ricevendo 213 mila preferenze. È stato iscritto al gruppo parlamentare del Partito del Socialismo Europeo […] È stato il relatore sul progetto di direttiva Ipred2 sull’accostamento della normativa penale del diritto d’autore (fonte Wikipedia).

    Questo aspetto merita di essere approfondito, poiché ci può dare qualche informazione in più sull’approccio di Zingaretti rispetto al web. Ipred2 è il nome con cui è convenzionalmente conosciuta la direttiva sulle misure penali in merito all’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale giunta all’esame del Parlamento di Strasburgo nell’aprile 2007 e che mira a modificare la direttiva 2004/48/EC sui diritti di proprietà intellettuale:

    Il Parlamento europeo ha votato, in seduta plenaria la relazione (relatore l’eurodeputato italiano Nicola Zingaretti) che accoglie la proposta della Commissione ma, nello stesso tempo propone una serie di emendamenti. Con uno (presentato in Commissione giuridica da Umberto Guidoni), in particolare, sulla base del fair use prima esistente nel diritto americano, si stabilisce la riproduzione in copie o su supporto audio o con qualsiasi altro mezzo, a fini di critica, recensione, informazione, insegnamento (compresa la produzione di copie multiple per l’uso in classe), studio o ricerca, «non sia qualificato come reato». L’emendamento è del resto in linea con il programma fissato dall’Agenda di Lisbona che considera sia Internet che l’insegnamento come fondamentali per il rilancio e il progresso dell’Europa (wiki).

    Il testo dell’Ipred2, elaborato dal Parlamento Europeo nel 2007 e approvato con emendamenti sempre nella primavera di quell’anno, fu oggetto di una forte mobilitazione in rete. Si temeva una legislazione fortemente restrittiva nei confronti del P2P. Ma l’intervento del relatore Zingaretti smusso il testo iniziale, un vero coacervo di ambiguità ed equivoci. Di seguito, stralci dell’intervista rilasciata da Nicola Zingaretti a Punto Informatico nell’Aprile 2007:

    NZ: Grazie al prezioso lavoro emendativo che abbiamo condotto anche in collaborazione con l’organizzazione dei consumatori europei (BEUC) e con le federazioni nazionali degli internet provider, il testo consolidato della direttiva chiarisce il campo di applicazione della direttiva, esclude esplicitamente la materia brevettuale e tutela gli utenti finali che agiscano per finalità personali e non lucrative. Insomma, i cambiamenti che abbiamo introdotto rispetto al testo iniziale sono profondi e tangibili. […]

    PI: Uno degli aspetti più controversi della bozza di direttiva riguarda la partecipazione di privati detentori dei diritti in sede di indagine. Cosa si potrà fare a Strasburgo per evidenziare i limiti di una partecipazione del genere e/o offrire garanzie reali ai cittadini europei? Il timore è che le pressioni dell’industria possano portare anche a recepimenti nazionali della direttiva privi di importanti tutele

    NZ: Il problema lo ho posto fin dall’inizio, tanto che un mio emendamento, approvato a larga maggioranza, vincola le modalità di svolgimento delle indagini e dei procedimenti giudiziari al rispetto della Decisione Quadro del 2002 sulle squadre investigative comuni. E l’articolo 1, paragrafo 3 della Decisione Quadro recita espressamente che “la squadra investigativa comune agisce entro i limiti delle sue competenze in conformità del diritto nazionale”. Nulla cambia, quindi, per quanto riguarda la tutela della privacy e i diritti di difesa. […]

    NZ: Innanzitutto, è bene sapere che la proposta di direttiva mira ad armonizzare tutti i diritti di proprietà intellettuale, con la sola esclusione dei brevetti: non solo diritto d’autore, ma anche i diritti relativi ai marchi, alle indicazioni geografiche tipiche e ai disegni e modelli.Insomma, gli utenti del web – come tutti gli altri cittadini – sono consumatori anche di beni materiali quali prodotti tessili, alimentari e farmacologici. Ecco, la garanzia dell’autenticità di un prodotto è una forma di tutela, per loro come per ogni consumatore. L’unico distinguo che abbiamo introdotto nel testo, riguarda proprio le attività online: non ci saranno sanzioni penali, in nessuno Stato membro, per chi violi il diritto d’autore senza ricavarne un vantaggio direttamente commerciale.

    L’attività emendativa di Zingaretti ha così rafforzato il principio che, la sola fruizione di un’opera protetta da copyright in seguito a uno scambio per mezzo del web senza il ricavo di un vantaggio commerciale, non è punibile penalmente. Un principio ben lungi – purtroppo – dall’essere adottato pienamente anche in sede civile. L’approccio seguito da Zingaretti fu comunque innovativo e volto alla affermazione delle cosiddette “libertà digitali”, poi riemerse nel famoso Emendamento 138 al Pacchetto Telecom, ovvero l’insieme di norme scritte dal Parlamento Europeo in tema di Internet: già allora Zingaretti parlava didifferenza fra scambio semplice e scambio di natura commerciale, ovvero fra finalità personali e finalità lucrative, di diritto dell’utente a difendersi e a veder tutelata la propria net-privacy, di “concertazione” fra major dell’intrattenimento e associazioni dei consumatori e degli internauti. La sensibilità di Zingaretti sui diritti d’espressione e d’informazione legati al web è il suo tratto distintivo e caratterizzante. Un aspetto da tener presente in sede di discussione di candidature, di coalizioni (e programmi).

    Lazio, Zingaretti disposto a candidarsi ma solo con un’alleanza molto ampia – Politica – Repubblica.it.

    Nicola Zingaretti

    “La discussione di questa sera – ha detto il segretario del Pd Lazio, Alessandro Mazzoli, al termine di una riunione degli eletti nel Lazio durata oltre quattro ore – consegna al partito il lavoro di costruzione di una larga alleanza attorno alla sua candidatura”. “E’ stato un vertice fortemente unitario e molto importante da cui – ha aggiunto Mazzoli – è emersa un’indicazione pienamente condivisa”.Dal canto suo, lasciando la riunione, Zingaretti si è limitato a dire: “c’è un bel clima”. E ha precisato, come fa ormai da parecchio tempo, che in ogni caso ci sono “molte valide candidature” che il Pd e il centrosinistra possono avanzare per la Regione Lazio.”Siamo compatti perché Nicola è un vincente, è stato già eletto dal popolo – ha commentato la deputata Ileana Argentin – Renata Polverini gode di minore popolarità”. “Difficile non essere compatti – ha aggiunto il segretario romano Riccardo Milana – di fronte a un leader di livello nazionale come Zingaretti”.

    Regionali 2010, in Puglia PD alla svolta: o Vendola o UDC.

    Ecco la vecchia politica del PD, quella che ha vinto le primarie e ora cerca di essere egemone. D’Alema vuole che Vendola si faccia da parte per poter mettere in piedi a livello locale il futuro progetto di alleanza con l’UDC di Casini alle politiche del 2012 (salvo scioglimenti anticipati). Naturalmente il prezzo da pagare, almeno in PUglia, è il sacrificio della sinistra radicale, pur già compromessa di suo con l’affossamento di Sinistra e Libertà, e dei rapporti con l’IDV di Di Pietro.
    Neanche un accenno ai contenuti politici dell’alleanza che dovrebbe costituirsi in un rinnovato centro-sinistra con il trattino. Neanche una virgola a proposito di politiche sanitarie, di gestione del bilancio della sanità regionale, nessun cenno alla questione morale e al caso Tedesco, nessun riferimento alle politiche energetiche o alla gestione del servizio idrico nel passaggio alla nuova disciplina del decreto Ronchi.
    L’unico scopo è il mantenimento del potere. Il PD lavora in Puglia non per costruire una piattaforma politica che abbia in vista l’interesse generale dei cittadini e degli individui, ma piuttosto per vincere le elezioni e mantenere la Regione sotto la propria egida. Tutto il resto è secondario. L’obiettivo è strappare alla destra il governo regionale per altri quattro anni. Che miseria e che visione ristretta. Questo è il nuovo corso di Bersani e D’Alema: una riproposizione delle dinamiche uliviste in ottica antiberlusconiana con il bypassaggio della reisstenza interna, che pure si fa sentire, e di quella della sinistra radicale, sempre più divisa e allo sbando. Uno scenario povero di idee e contenuti che rende preferibile la sconfitta elettorale.

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      • Il Pd prende tempo: sulla candidatura per le prossime elezioni regionali, bisognerà trovare un candidato che coaguli una coalizione più ampia di quella ora al governo. E’ il risultato dell’assemblea regionale chiusa da Massimo D’Alema.

      • Una chiusura alla ricandidatura di Nichi Vendola e un raffredamento sul nome di Michele Emiliano come possibile sfidante del governatore nelle primarie del centrosinistra.

      • spaccatura anche all’interno del Pd. Non sono stati pochi infatti a sostenere la necessità di non interrompere l’esperienza con Vendola e quindi la sua ricandidatura. Ma altrettanto vasto è il fronte dei "realisti", di quelli che vogliono portare dentro la nuova alleanza Udc e Idv, considerati indispensabili per la vittoria. Una divisione profonda e difficilemente sanabile

      • ”La situazione è resa difficile non dalle nostre trame ma dalla decisione di Vendola” di candidarsi ”nella convinzione che di fronte al fatto compiuto i partiti si sarebbero accodati”. Lo ha detto Massimo D’Alema

      • ”Noi – ha detto D’Alema – avevamo chiesto a lui di prendere l’iniziativa di chiamare le forze politiche attorno a un tavolo e verificare la possibilita’ di portare l’alleanza per il Mezzogiorno al governo della regione’

      • ”Noi – ha continuato D’Alema – siamo stati messi di fronte a questa situazione, noi non abbiamo mai posto il problema di scegliere tra Vendola e Udc perche’ in questi termini si tratta di decidere come perdere le elezioni e, scusatemi, anche per la mia storia preferirei perderle avvolto nella bandiera rossa”

      • dopo la decisione di Vendola, secondo D’Alema, ”noi possiamo accodarci ma verremmo meno alla nostra responsabilita’ di fronte a un partito che non puo’ pensare di farsi eterodirigere”

      • ”Dobbiamo cioe’ fare noi – ha concluso D’Alema – quello che avrebbe dovuto fare Vendola e non ha fatto: chiamare le forze politiche a discutere programmi e prospettive senza fare veti e pregiudiziali”

      • ‘Vi prego di rispettare le alleanze con l’Udc che abbiamo gia’ fatto, altrimenti rischiamo di perdere non solo la Regione Puglia alle prossime elezioni ma le giunte cha abbiamo gia’ conquistato alle scorse amministrative

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      • "Vogliono candidare qualcuno altro contro di me? Prego, si accomodino. A patto pero’ che l’eventuale mio concorrente accetti le primarie. E vedremo chi avra’ piu’ consenso popolare".

      • Lo ha detto a La Stampa

        Niki Vendola, attuale Governatore della Puglia, affrontando il tema della candidatura alle regionali, dove si profila quella alternativa di Emiliano, attuale Sindaco di Bari.

      • "A D’Alema voglio solo ricordare – ha aggiunto Vendola – che anche cinque anni fa lui diceva che non avrei potuto vincere perche’ ci voleva un candidato piu’ moderato, pure nel look: uno come me comunista e con l’orecchino, come poteva pensare di sconfiggere la destra in una regione di destra? E invece l’ho sconfitta".

    • Vendola: nessun sortilegio può farmi sparire

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      • Doveva essere l’assemblea che sgomberava il campo dai tentennamenti delle ultime settimane. Invece, ciò che è accaduto in casa Pd – e soprattutto le ultime parole pronunciate dal palco da Massimo D’Alema – hanno avuto l’effetto di compattare l’ala sinistra del centrosinistra

      • da oggi Socialisti, Verdi, Rifondazione comunista e Sinistra e Libertà non forniscono più alcun alibi: «Il nostro candidato è Nichi Vendola»

      • «Non solo vado avanti malgrado tutto e tutti ma vado avanti perchè tutto e tutti mi spingono ad andare avanti. È vero, c’è il pericolo di riconsegnare la Puglia alla destra e questo pericolo è strettamente connesso al tentativo di rimozione del significato profondo che la Primavera pugliese ha avuto nel 2005 e ha avuto nel corso della stagione di governo. È il significato di un cambiamento non fittizio, non costruito sulla rincorsa di un moderatismo che uccide in nuce la prospettiva del cambiamento. Immaginare oggi, dopo cinque anni, di annullare politicamente questo punto di forza del centrosinistra – ha concluso Vendola – mi pare davvero un gravissimo rischio»

      • segretario regionale di Sinistra e Libertà, Nicola Fratoianni: «Non è il Pd che sostiene Vendola a essere eterodiretto, mi pare piuttosto che sia il Pd di D’Alema a farsi eterodirigere dall’Udc e da altre forze che propongono veti su Vendola»

      • D’Alema che accusa Vendola di non aver messo d’accordo forze politiche esterne al centrosinistra per allargare la coalizione

      • ha ricevuto veti sulla sua persona e non sulla sua proposta politica

      • Vendola non molla: «Rifletta bene il segretario del Pd, Blasi. Io continuo a sperare di essere il candidato di una coalizione larga. Comunque io sarò candidato. Se ci fosse la possibilità di mettere in pista l’esperienza delle primarie potrebbe essere il punto maturo di soluzione dei nostri problemi.

      • senza primarie non c’è nessun sortilegio che possa far sparire dalla Puglia la mia candidatura e la mia vicenda politica

      • un coro di voci a suo favore. «Noi sosteniamo Nichi Vendola», annuncia il presidente dei Verdi di Puglia, Magda Terrevoli

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