Regionali Sicilia, l’autodistruzione di Sel

Cosa è successo al partito di Vendola dopo la rovinosa rinuncia di Claudio Fava alla candidatura a governatore? La fallace organizzazione del candidato Fava è inciampata su un comma della legge elettorale regionale, il quale prevede che un candidato alle elezioni regionali debba avere acquisito la residenza in un comune dell’isola al più tardi 45 giorni prima della data della consultazioni (che si terranno il prossimo 28 Ottobre). L’esito di questa incredibile svista è stato che il candidato di Sel, ex leader della Fiom, Giovanna Marano, sia precipitata nei sondaggi dal 10% circa raccolto da Fava al modesto 6.5% di Marano (Datamonitor, 10/10/2012). In sostanza, l’abbandono di Fava ha annullato l’”effetto candidato” che per Sel valeva circa il 6% di voti in più. Oggi la Lista Fava-FdS-Sel_Verdi è incollata al 4,0% e rischia di non entrare neanche in Assemblea Regionale, con buona pace di chi contestava questa mia affermazione.

Questa la fotografia del voto dei candidati governatori al 10 Ottobre:

Nello Musumeci 33,0%; Rosario Crocetta 30,5%; Gianfranco Miccichè 17,0%; Giancarlo Cancelleri 7,5%; Giovanna Marano 6,5%; Cateno De Luca 1,5%; Mariano Ferro 2,0%; Altri 2,0%; Indecisi, non voto, scheda bianca/nulla 44,1%;

così invece i partiti:

Pdl 18,0%; Lista Musumeci 7,0%; Cantiere Popolare/Pid 3,5%; Adc – Alleanza di Centro 0,5%; Partito dei Siciliani/Mpa 9,0%; Grande Sud 5,5%; Fli Nuovo Polo per la Sicilia 2,2%; Partito Pensiero e Azione – Piazza Pulita 0,3%; Pd 18,5%; Udc 9,0%; Lista Crocetta 5,5%; Lista Fava-FdS-Sel_Verdi 4,0%; Idv 3,5%; Mov.5Stelle 8,5%; Rivoluzione Siciliana 1,5%; Popolo dei Forconi 1,5%; Altri 2,0%; Indecisi, non voto, scheda bianca/nulla 48,2%.

Sono altissime le percentuali dell’area del non-voto.

Attendo nuovi sondaggi per valutare invece l’effetto della Traversata dello Stretto (del Comico).

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Regionali Sicilia: Fava choc, rinuncio alla candidatura

via @AdnKronos

La ‘tegola’ è arrivata ieri pomeriggio con la notizia dell’iscrizione tardiva nel Comune di residenza del candidato a Isnello (Palermo). La legge prevede infatti che il candidato e l’elettore debba essere regolarmente residente in un comune siciliano almeno 45 giorni prima dal giorno delle elezioni. Invece Fava ha chiesto il cambio di residenza soltanto il 18 settembre scorso, cioé cinque giorni dopo la scadenza.

via @ansa.it

Secondo fonti di partito, Claudio Fava avrebbe deciso ritirare la propria candidatura a governatore per evitare di creare problemi alle liste che lo appoggiano e che, in caso di conferma dell’incandidabilita’, per la ritardata residenza in Sicilia, anche dopo il voto, sarebbero dichiarate decadute. Al momento le opzioni sarebbero due: un nuovo candidato e preferibilmente una donna (potrebbe essere Rita Borsellino) oppure la candidatura del senatore Idv Fabio Giambrone in ticket con Fava.

Fava perde la candidatura per un errore burocratico, è stato detto. Un incredibile svarione. E pensare che Fava era finalmente riuscito a condensare la costellazione partitica della sinistra siciliana.  Ora verrà sostituito da Marano, leader della Fiom. Ma c’è da festeggiare? Si tratta di puro autolesionismo per un candidato che nei sondaggi veniva dato al 10%.

https://twitter.com/nicola_usai/status/251315836877426689

Regionali Sicilia, una rettifica e una precisazione sui sondaggi

La festa di Sinistra e Libertà

La festa di Sinistra e Libertà (Photo credit: Wikipedia)

In un recente post analizzavo un sondaggio sulle elezioni regionali del prossimo 28 Ottobre in Sicilia. Forse per troppa fretta, avevo trascurato di verificare la reale configurazione del sistema partitico regionale che in effetti era da poco cambiato con la “epocale” decisione dei partiti Sel, FdS e Verdi di presentarsi con una unica lista. Nel post riservavo a Sel non più di due righe in cui affermavo che – stando alle percentuali attribuitegli dai sondaggi – il partito del candidato presidente, Claudio Fava, non avrebbe superato lo sbarramento del 5%.

Sel invece, grazie alla super coalizione di sinistra, supererà lo sbarramento. Magra consolazione. L’analisi di quel post rimane del tutto attendibile nonostante l’errore di valutazione di chi scrive. Stando alle norme della legge regionale n. 7/2005, ovvero della legge elettorale dell’Assemblea Regionale della Sicilia nonché del suo Presidente, ben 80 su 90 deputati dell’Assemblea sono eletti con il metodo proporzionale; gli altri dieci vengono assegnati al listino del presidente, in maniera analoga a quanto accade nelle altre regioni, con il limite di 54 deputati, tetto oltre il quale il voto del listino viene suddiviso fra le altre liste.

Questa precisazione è necessaria per comprendere che i due candidati principali – se così si può dire – Musumeci e Crocetta, pur vincendo, non avrebbero la maggioranza per poter governare. Facciamo i conti, seppur con qualche approssimazione. Entrambi vengono stimati intorno al 30%. Guadagnerebbero infatti, in caso di vittoria, ambedue circa 38 deputati, fra quelli assegnati dal voto di lista e quelli attribuiti dal voto al listino del presidente. Pertanto non avrebbero la maggioranza. Diventano fondamentali, per poter formare una coalizione, i seggi di Miccichè e di Fava. Miccichè finora viene sostenuto dal partito dell’ex presidente Lombardo, Mpa, oltre che dal suo partito, Grande Sud. Pertanto i sondaggi gli attribuiscono una percentuale del 20% circa. Tradotto in seggi, 16, contro gli 8 deputati di Fava. La maggioranza è fissata a 46 deputati. Pertanto Crocetta può governare solo se: 1) vince le elezioni; 2) Fava accetta di entrare in una coalizione post elettorale con PD e UDC. In ogni caso, l’eventuale alleanza PD UDC e Sel+IDV+Fds+Verdi sarebbe alquanto risicata nonché disomogenea. A centrodestra la situazione è ben diversa: Musumeci deve vincere, quindi alleandosi con Miccichè, potrebbe contare su una maggioranza di ben 54 deputati. Certo, si tratterebbe di mettere d’accordo PdL, Grande Sud, Mpa, La Destra, Pid, eccetera. Ma credo che sia più facile per loro che per la costellazione post-partitica della sinistra.

I numeri di cui sopra naturalmente sono approssimativi (un esempio, il riparto degli 80 seggi avviene con il metodo del Quoziente Hare, che in questo caso non ho applicato). Inoltre si basano su un recente sondaggio, che potete trovare qui. Claudio Fava, a chi gli ha chiesto di commentare questo sondaggio, ha risposto che è “falso”. La ragione, secondo lui, risiede nel fatto che il tasso di sostituzione degli intervistati campionati è estremamente alto. Il sondaggio di cui sopra è stato realizzato prendendo in considerazione 1000 interviste, mentre gli intervistati che hanno rifiutato sono più di 3500. Significa che l’agenzia Datamonitor ha dovuto campionare più di 4500 soggetti per poter ottenere un campione di 1000 osservazioni. Secondo Fava le sostituzioni non sarebbero state condotte rispettando i criteri di una buona campionatura, pertanto alla fine il risultato sarebbe stato fortemente condizionato dalla selezione delle osservazioni. Non è necessario dirvi che ciò è difficilmente dimostrabile.

Barometro Politico sostiene che i sondaggi in questione sono a dir poco “teleologici”, ovvero indirizzati ad un fine, che sarebbe certamente quello di “sminuire il candidato di sinistra”. Poi scrivono che intendono dimostrare, “con dati di aritmetica elettorale”, la falsità di questi sondaggi. In realtà l’articolo è un collage di considerazioni personali dell’autore, e chi cerca di capire (come chi scrive), deve arrendersi alla ovvietà di questa analisi. Affermare che i dati dei sondaggi sono falsi soltanto sulla base di valutazioni come quella che segue, è disarmante: “La candidatura di Claudio Fava viene appoggiata da forze politiche che, in Sicilia, sono in crescita”. E chi lo dice? Forse un sondaggio? Una sensazione? A suffragio di quanto prima, l’autore del pezzo cita ad esempio il caso di IDV e di Orlando alle recenti elezioni amministrative di Palermo. Secondo voi è un paragone attendibile? E’ più attendibile di un sondaggio condotto su mille interviste?

C’è una ragione che dovrebbe indurre a credere di più al sondaggio che all’articolista di Barometro Politico: il dato sull’astensione, ignorato da secondo, valutato intorno all’attendibilissimo 45%  di Datamonitor.

Regionali Sicilia, secondo i sondaggi il progetto PD-UDC è un fallimento

Se volessimo usare la regione Sicilia come pietra di paragone delle dinamiche politiche nazionali, allora dovremmo trarne una serie di conclusioni preoccupanti. Innanzitutto, la partecipazione al voto: sia nel caso del voto del candidato che del voto di lista, l’astensione è superiore al 40%. In secondo luogo è evidente un certo grado di frazionismo partitico che, stando anche alla legge elettorale di tipo proporzionale con sbarramento al 5%, significherebbe difficoltà a formare un governo della Regione.

Rosario Crocetta, candidato della Santa Alleanza PD-UDC non supera il 30% mentre pare evidente che il candidato del PdL, Musumeci, ha le carte in regola per vincere nonostante l’agonia in cui versa il suo partito. Da notare che Musumeci sommato a Miccichè equivale al 50% dei voti espressi. Invece, il candidato dei 5 Stelle si attesterebbe attorno a un discreto 8%, dato inferiore al livello raggiunto dal M5S su scala nazionale ma pur sempre significativo per una regione del Sud, area in cui il Movimento di Grillo fatica a farsi strada. Certo, il ragionamento da farsi è questo: chi ruberà più voti a Fava? Il candidato grillino o Crocetta? A Fava viene attribuito un modestissimo 10%. E’ una sorta di totem del giornalismo antimafia. Se venisse sconfitto- come sembra – dal duo Musumeci-Miccichè, quale conclusione dovremmo trarne?

Veniamo invece al voto di lista. PD e UDC raggiungono insieme i voti attribuibili a Crocetta. Significa che: 1) il candidato non ha alcun effetto traino; 2) l’alleanza tanto sbandierata è di minoranza e tale resterebbe anche con i voti del Mpa di Lombardo (11.5%). Sia chiaro: una alleanza post-voto è necessaria. Altrimenti non si governa. E allora l’alleanza più immediata sarà quella fra Musumeci e Miccichè, il quale avrebbe secondo questo sondaggio la capacità di trainare verso di sé quasi il 10% in più di voti. La tendenza è quindi quella di una incertezza estrema. Non è chiaro se il partito di Vendola, Sel, riuscirà ad entrare in Assemblea regionale, visto che da sola non raggiunge il quorum previsto (4.5%); medesima considerazione vale per Italia dei Valori. Probabilmente quindi l’apporto della sinistra di Fava sarà insufficiente a formare una maggioranza con PD e UDC.

Detto questo, bisognerà poi chiedere conto al segretario nazionale del PD, Bersani, di certe scelte politiche, come quella di non fare le primarie e di fare una coalizione con l’UDC. Poiché il prossimo governo della regione sarà di centro-destra, esattamente come quello che vinse nel 2008. Stavolta però poggerà sull’asse con Miccichè, il cui partito è forse la realizzazione di quell’idea nata da una trattativa, l’idea di fare un partito indipendentista siciliano.

I dati qi analizzati sono tratti dal seguente sondaggio: Sondaggio151

La nuova resistenza: Saviano candidato governatore in Campania?

Forse Saviano non accetterà, e non posso dargli torto. Ma la proposta di Claudio Fava – Sinistra e Libertà – di proporre Roberto Saviano, lo scrittore di Gomorra, che vive da anni nell’isolamento con una taglia della camorra sulla testa, alla candidatura di governatore della Campania, induce a una riflessione.
Ovvero, non posso non essere d’accordo con Fava sulla esigenza di una risposta alla deliquenza organizzata che si costituisce in potere pubblico sostituendosi a quello legittimo occupandone le istituzioni. In una parte del paese, lo Stato ha abdicato. Laddove non c’è legalità, lo Stato ha compiuto passi indietro. Insieme ad esso, anche la società civile si è ritratta, impaurita dalle possibili ritorsioni, ha smesso di essere partecipe della cosa pubblica, lasciando che essa sia tradotta in mero fatto privato e criminoso. Il passo decisivo, in cui la fine dello Stato sarà cosa fatta, verrà compiuta alle Regionali. Il voto in Campania, in assenza di un forte candidato del centro-sinistra, potrà premiare colui che passa al nome di Mr. Gomorra. L’uomo dei Casalesi.
Ma al centro-sinistra un candidato forte come può esserlo Saviano potrebbe non bastare. Il centro-snistra deve porre al centro la questione della legalità in primis al proprio interno. In particolar modo, deve farlo il PD. Il PD non può continuare a fare finta di nulla. Bersani non può farlo. Al Sud – ma non solo, anche al Nord per molti suoi amministratori si pone la questione del conflitto di interessi – per il PD è emergenza legalità: i casi della giunta Vendola in Puglia, di personaggi scomodi come Agazio Loiero in Calabria, che con tutta probabilità verrà ricandidato, di Bassolino in Campania, sono sotto gli occhi di tutti e impediscono di risolvere la questione con la semplice assunzione di un candidato simbolo della lotta alle mafie. Bersani deve aprire il partito al rinnovamento, o sarà la fine, che porta il nome di Mr. Gomorra. Occorre rompere il patto di non belligeranza fra Stato e Mafie. Occorre dare un segnale, introdurre una discontinuità con il passato. Abbiamo detto del PD. Abbiamo parlato in altre circostanze dell’Italia dei Valori. Di De Magistris e dell’istanza di legalità che esso raccoglie. Scegliere i candidati regionali di coalizione attraverso le primarie può essere quel segno. Per una nuova resistenza, ispirata ai giovani partigiani del ’43 che scelsero la lotta contro il nazifascismo anziché l’ignavia, servono innazitutto persone al di fuori di qualsiasi dubbio. Serve il coraggio di aprirsi al nuovo e di abbandonare logiche politiche di spartizione di cariche e di regalie attraverso le nomine. Serve anche ritrovare una nuova unità a sinistra. Serve ritrovarsi tutti sotto l’unica egida di un Partito dei Lavoratori, che sussuma in sé le istanze ecologiste, socialiste e radicali. Serve abbandonare il campanilismo delle sigle e dei partiti personali, e in questo modo riprenderci la politica.

    • ho chiesto pubblicamente la tua disponibilità a candidarti

    • Non è stato uno sgarbo né una forzatura ma una necessità civile. Perché a Napoli, fra qualche mese, ci giochiamo non solo il destino della tua regione ma un’idea di nazione.

    • se pensa cioè di potersi riscattare dal giogo delle mafie e dei sospetti, dai furti di verità e di memoria, dall’impunità che s’è fatta sistema. O, altrimenti, se questo paese si è ormai arreso alla forza degli eventi, al corso inevitabile delle peggiori cose

    • Il candidato che la destra quasi certamente presenterà si chiama Nicola Cosentino, sottosegretario del governo Berlusconi, uomo forte del PDL in Campania e «uomo a disposizione dei Casalesi», secondo le dichiarazioni di quattro collaboratori di giustizia, acquisite dalla Procura di Napoli. Falso, dice Cosentino. Vero, dicono i suoi accusatori.

    • Chiunque al posto suo avrebbe fatto un passo indietro

    • Chiunque: non Cosentino. Che continua a fare il sottosegretario e oggi si candida a governare la sua regione. Io c’ho i voti, fa sapere: e noi gli crediamo.

    • Che si fa, dunque, se Cosentino e il suo partito sceglieranno di sfidare il senso della decenza? Gli si contrappone un notabile di segno politico contrario? Si va in cerca d’un candidato comunque, purché abbia il cartellino penale pulito? Si derubrica questa elezione come un fatto locale, una cosa di periferia?

    • caro Saviano, se Cosentino dovesse candidarsi, ti chiedo di fare la tua parte accettando di candidarti anche tu

    • Conosco già la tua obiezione che è stata anche la mia per molti anni: che c’entro io con la politica? Quando ammazzarono mio padre, pensai la stessa cosa: la mia vita è qui, mi dissi, continuare il mestiere suo e mio, scrivere, dire, capire.

    • la scrittura, una scrittura disposta a mettere in fila nomi e fatti, è un impegno civile capace da solo di riempire una vita

    • però arrivano momenti della vita in cui capisci che ti tocca far altro. E fare altro, fare di più, a volte vuol dire la fatica della politica, affondare le mani e la vita in questa palude per provare a portarci dentro un po’ d’alito tuo, un po’ della tua storia

    • Ci fu una generazione di ragazzi, nel ’43, costretti dalla notte all’alba a improvvisarsi piccoli maestri delle loro vite. Lasciarono le case, le donne, gli studi e per un tempo non breve si presero sulle spalle il mestiere della guerra. Se siamo usciti dalla notte di quella barbarie, lo dobbiamo anche a loro.

    • che c’entra la resistenza con la lotta alle mafie? Che centrano i nazisti? Che c’entra Casal di Principe? Io invece credo che tu capisca. In gioco è il diritto di chiamarci ancora nazione. Quel diritto oggi passa da Napoli, dalle cose che diremo, dalle scelte che faremo. O dai silenzi in cui precipiteremo.

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