Toto fiducia: forse maggioranza a quota 316, governo salvo per 11 voti?

Previsione del voto di fiducia numero ciquantatre:

Pdl, 216 voti; Lega Nord, 59; Responsabili, 29; Repubblicani, 3; Misto 12, che equivalgono a 319 da cui si devono detrarre almeno,

Filippo Ascierto[-1], operato alla gamba, per il quale potrebbe essere necessario un trasporto in elicottero; Stefano Stefani (Lega) [-2], che al telefono ammette: “Ho prenotato l’aereo, ma se sto come oggi non ce la faccio proprio”. Quelle politiche, da cercare soprattutto negli scajoliani, che al Cavaliere vorrebbero mandare un segnale: scendere sotto quota 316, a dimostrazione che da domani, come dal 14 dicembre scorso, il Governo è appeso ad un filo. Tentati dall’assenza sarebbero, tra loro, Giustina Destro [-3] e Fabio Gava [-4], ma anche Roberto Antonione [-5], Paolo Russo [-6] e Pietro Testoni [-7] (fonte TMNews).

Secondo il TgLa7, sicuri No sono Calogero Mannino e Santo Versace, mentre gli sciaboletti al soldo di Scajola voteranno sì.

Fatti due conti, maggioranza che oscilla fra 310 e 319, mentre l’opposizione non supererà certamente i 302-304 voti. Ergo, tutto inutile, tutto rimandato.

 

 

PdL spaccato, ma Paolo Romani sarà il successore di Scajola

Presto sarà sciolta la riserva sul nome del nuovo ministro, successore di Claudio Scajola alle Attività Produttive. Stavolta Berlusconi ha osato l’inosabile: ha imposto il nome di Paolo Romani, l’uomo Mediaset, l’uomo delle televisioni, delle parabole, dei cavi e delle antenne. Lui, che ne sa quanto Confalonieri e Letta di televisione, verrà nominato ministro mantenedogli la delega alle Telecomunicazioni. Insomma, Mr b mette al sicuro gli affari e lascia le poltroncine di viceministro con delega all’Industria e al Nucleare a Guido Possa, suo amico fraterno, già Fininvest sino al 1995, poi forzista della prima ora nonché espertissimo in materia di enegia dell’atomo. Ai primi due posti degli “Affari Industriali” stanno due curatori di interesse del Cav. Poi, le briciole:

  • Energia è nelle mani del sottosegretario Stefano Saglia, considerato “scajoliano doc”
  • Commercio con l’estero fa capo al finiano Adolfo Urso
  • le Comunicazioni sono, appunto, del berlusconiano Romani
  • Discorso a parte il Dipartimento delle Imprese, finora gestito da Scajola: questa delega di peso con i due/terzi delle risorse riguardanti il Sud fa gola a molti, a cominciare dal Carroccio (Il Tempo – Politica – Berlusconi tende la mano a Fini).

Tutto questo giro di valzer di poltrone doveva in qualche misura coinvolgere anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Ma la ‘colomba’ Verdini, designata ieri notte durante il summit dei gerarchi del PdL, allargato ad Alemanno e Altiero Matteoli, è stata brutalmente rispedita al mittente dallo stesso Fini, secondo il quale non ci saranno incontri con vertici del PdL “fino a quando non ci saranno risposte politiche ai problemi che ho sollevato”. Soprattutto ha detto ‘no a intermediari’:

Ad irritare l’ex leader An – secondo la ricostruzione fornita da chi lo ha ascoltato – e’ stata soprattutto la ‘velina’ filtrata da ambienti di Via dell’Umilta’ dalla quale si evinceva che a chiedere l’incontro con gli ‘ambasciatori’ del Cavaliere era stato Fini. ‘Prima vogliono vedermi – ha commentato – e poi fanno uscire che l’ho chiesto io’ (Incontro Fini-Verdini salta per velina).

A alimentare le voci sul duello sotterraneo, l’equivoco per un biglietto lasciato sul tavolo della Sala della Lupa al termine della presentazione del volume “Fare pace. La Comunita’ di Sant’Egidio negli scenari internazionali”, che recita “Fare pace? Fare finta!”nel posto occupato da Fini, secondo le ricostruzioni giornalistiche, un “pizzino” mandato a leggere a Veltroni, seduto due posti più in là.
Certamente, il clima di tensione non facilita la scelta del nuovo ministro. Se dovesse prevalere l’opzione Romani, la guerra Fini-Berlusconi conoscerà probabilmente una nuova fase parossistica di attacco frontale. E’ come un cadere di pedine su una scacchiera: mangiato Scajola, avanza il pedone Romani, preso il cavallo finiano Urso:

  • Togliere la delega [a Romani] per darla a chissà chi è un rischio, promuoverlo lasciandogli quella delega in tasca sarebbe l’ennesima arrogante esaltazione del conflitto d’interesse
  • in fin dei conti se Romani ieri poteva fare il viceministro, domani potrà fare anche il ministro e chi se ne frega delle proteste dell’opposizione. Eppure sembra che stavolta un velo di imbarazzo stia annebbiando il tradizionale pragmatismo di Berlusconi
  • Vuoi per un po’ di rispetto nei confronti del Colle, vuoi per il sarcasmo dei finiani, vuoi per i complessi incastri con i sì e i no dell’enigmatico Tremonti, il premier esita
  • La tentazione di cogliere la palla al balzo per un rimpastone nel ministero e far fuori il viceministro finiano Urso con delega al commercio estero pare scongiurata (La “roba” delle tv blocca la nomina del dopo-Scajola – Europa.)

Nucleare, il giallo del decreto sblocca centrali.

Il Governo ha approvato in data 10 Febbraio 2010 il cosiddetto Decreto Sblocca Centrali, come previsto dall’art. 25 della legge delega che reintroduce in Italia la produzione di energia elettrica nucleare, la legge 99/2009. Il medesimo articolo dava al Governo sei mesi di tempo per scrivere il decreto:

Art. 25 L. 99/2009, comma 1: Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, nel rispetto delle norme in tema di valutazione di impatto ambientale e di pubblicità delle relative procedure, uno o più decreti legislativi di riassetto normativo recanti la disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare […]

Il giallo riguarda la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale, che non è ancora avvenuta. Pertanto il testo non ha alcun effetto: è come se non fosse mai stato deliberato.

La legge delega parla espressamente di sei mesi di tempo che scadevano appunto il 15 febbraio, dal momento che essa è in vigore dal 15 agosto 2009. Viene da chiedersi dunque se quel decreto abbia ancora validità o se per superamento dei tempi debba ritenersi decaduta la stessa legge delega. Sarebbe davvero un bell’autogol (fonte: Clamoroso! La legge delega sul nucleare decaduta per scadenza dei termini?).

Ma la mancata pubblicazione sulla Gu non sarebbe l’unico aspetto discutibile del decreto sblocca centrali. La legge 99/2009, al medesimo art. 25, prevede un iter preciso sul cui rispetto da parte del Governo ci sono parechi dubbi:

Art. 25 L. 99/2009, comma 1: I decreti sono adottati, secondo le modalità e i princìpi direttivi di cui all’articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, nonchè nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi di cui al comma 2 del presente articolo, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, e successivamente delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario. I pareri delle Commissioni parlamentari sono espressi entro sessanta giorni dalla data di trasmissione degli schemi dei decreti legislativi.

La Conferenza Unificata chiamata in causa è la Conferenza Stato-Regioni. Le Regioni però hanno dato parere negativo e la risposta del Governo, per bocca del sottosegretario allo sviluppo economico Scaglia, “Il parere delle regioni non è vincolante, noi andiamo avanti”. Le Regioni si erano espresse negativamente, lo scorso 28 Gennaio, votando a maggioranza – unici voti favorevoli quelli delle Regioni Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Di fatto, l’atto del Governo viola la competenza concorrente delle Regioni in materia di energia, nonché il principio della leale collaborazione.

    • Il Decreto legislativo viene approvato dal Consiglio dei Ministri contro la quasi totalita’ delle Regioni (con la sola eccezione di Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia) che hanno contestato nel loro documento il mancato rispetto dei poteri concorrenti delle Regioni in materia di certificazione dei siti, autorizzazione unica degli impianti nucleari e autorizzazione unica per il deposito nazionale […] (II Decreto sarebbe) contro il Titolo V della Costituzione ed elude l’obbligo di acquisire il parere della Conferenza unificata stabilito dalla cosiddetta Delega nucleare, legge 99/2009, che all’art. 25 stabilisce che i decreti attuativi della delega siano adottati ‘su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il ministro dell’Ambiente e con il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata e successivo parere delle Commissioni parlamentari competenti”

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Alcoa, o l’energia o il lavoro. Governo messo al muro dalla multinazionale. I veleni dell’Alcoa.

Affidati a un comunicato, i dirigenti della Alcoa fanno sapere che o il governo rivede le tariffe per l’energia o l’Alcoa, la multinazionale dell’alluminio, smantella lo stabilimento di Portovesme. Naturalmente il governo cedera’ al ricatto di Alcoa. Non ha altre chance. La Sardegna e’ una regione depressa, gia’ sconta la crisi della Saras, la raffineria dei Moratti.
Notizia di stamane di una riunione dei lavoratori in assemblea assieme ai vertici aziendali, al direttore e al capo del personale, e ai sindaci della provincia di Carbonia-Iglesias. L’Alcoa assicura ai propri dipendenti la continuita’ dell’attivita’ dello stabilimento di Portovesme, pur con delle interruzioni. In sostanza, fanno capire i dirigenti, il futuro di Alcoa in Sardegna dipende da quanto il governo italiano sara’ magnanimo nei suoi confronti. Un esempio di capitalismo rampante. Multinazionali decotte che campano grazie alle sovvenzioni statali. Alcoa non e’ interessata alle sorti dei lavoratori, ne’ alla qualita’ del lavoro o dell’impatto della propria attivita’ produttiva nell’ambiente circostante.
Leggete il testo che segue, risalente allo scorso settembre:

Un tenore di fluoro che supera di sei volte il limite consentito. L’emergenza ambientale attorno allo stabilimento dell’Alcoa di Portovesme è stato certificato dall’Agenzia regionale per l’ambiente che ieri ha reso noti i risultati delle analisi sui campioni. La realtà è ancora peggiore dell’immaginazione: la concentrazione di fluoro nell’aria attorno allo stabilimento dell’alluminio dell’Alcoa di Portovesme è più di sei volte il massimo consentito dalla legge. A fugare i dubbi sui livelli di inquinamento registrati attorno alla fabbrica della multinazionale americana in seguito agli inconvenienti che hanno messo fuori uso una sessantina di celle elettrolitiche è stata l’Agenzia regionale per l’Ambiente. Un report pubblicato sul sito ufficiale rivela finalmente i risultati delle analisi effettuati sui dati raccolti dalle centraline di rilevamento.

Un altro conflitto fra lavoro e salute. I lavoratori della Alcoa e gli abitanti della Sardegna conoscono quello che fanno questi signori. Si sono respirati una bella dose di acido fluoridrico, disperso nell’aria in prossimita’ dello stabilimento Alcoa. Questo il prezzo da pagare per avere un lavoro. Ovviamente di tutto cio’, durante l’incontro di ieri fra l’AD di Alcoa Giuseppe Toia e il ministro per lo Sviluppo Economico Scajola, non si e’ parlato. Talvolta, lo sviluppo economico, e il conseguente salvataggio di alcune centinaia di migliaia di voti a favore, valgono la pena di qualche morte per tumore. E’ una scelta che il ministro si assume in pieno.

All’emissione risultano concentrazioni variabili di acido fluoridrico comprese tra 1,05 e 1,94 milligrammi per Normalmetrocubo, a fronte di un limite ammesso di 2 milligrammi per Normalmetrocubo; un ulteriore campione è stato prelevato presso il punto di emissione senza la filtrazione prevista dalla metodica ufficiale a soli fini di riscontro ed ha presentato un valore di acido fluoridrico di 5,5 milligrammi per Normalmetrocubo; ai confini dello stabilimento, in corrispondenza delle recinzioni, risultano concentrazioni variabili di fluoro tra 36 e 201 microgrammi per Normalmetrocubo, mentre presso il pontile del porto commerciale di Portovesme (in direzione del vento al momento del prelievo con pompa aspiratrice) sono stati rilevati meno di 19 microgrammi per Normalmetrocubo (limite di rilevabilità del metodo); in località Ecca de Chiccu Sedda (in direzione del vento al momento del prelievo) sono state invece rilevate concentrazioni i fluoro di 124 microgrammi per Normalmetrocubo (la normativa prevede che media nelle 24 ore debba essere inferiore a 20 microgrammi per Normalmetrocubo).

    • Al termine dell’incontro tenutosi al ministero dello Sviluppo economico, l’amministratore delegato di Alcoa Italia, Giuseppe Toia, ha ricordato che «come scritto nel comunicato della casa madre americana Alcoa Inc della scorsa notte, non c’è alcuna dichiarazione secondo cui Alcoa intende chiudere definitivamente i suoi impianti di produzione dell’alluminio (smelters) in Italia»

    • «Interruzioni temporanee degli impianti – ha aggiunto Toia – potrebbero determinarsi dopo un processo di consultazione che potrà durare fino alla seconda metà di dicembre.

    • Se Alcoa potrà ottenere un contratto di fornitura di energia elettrica a prezzi competitivi, questa interruzione sarà immediatamente sospesa.

    • Alcoa e il ministro Scajola stanno lavorando da alcuni giorni a questo processo, e Alcoa vuole ringraziare il ministro per la sua guida e il suo impegno

    • Alcoa: a Portovesme, in Sardegna, i lavoratori si sono chiusi nell’impianto e impediscono a chiunque di entrare e uscire, dirigenti compresi

    • non è un caso di "azienda in crisi": è l’ennesimo caso di multinazionale che viene qui ad attaccarsi alla mammella dello Stato. Già: perché era lo Stato, cioè noi, a pagare una parte degli enormi consumi elettrici di Alcoa

    • La terza industria di alluminio al mondo, una delle più grandi industrie sul pianeta Terra, che si fa pagare la bolletta elettrica da Pantalone, probabilmente col ricatto occupazionale.

    • Ora la UE ha detto basta a questo andazzo, e l’Alcoa, che non può più mantenere il proprio business coi soldi pubblici, chiude baracca e burattini.

    • I lavoratori sono stati già manganellati ieri a Roma, ed è probabile che l’esperienza si ripeta anche a casa. Il governo promette, ma cosa c’è da promettere? Di continuare a pagare le bollette, cosa che l’UE ha proibito? Di abbonare all’Alcoa la parzialissima restituzione del maltolto, come sentenziato dall’Europa, ovvero circa 300 milioni di euro?

    • Il sindacato tuona indignato contro il governo, probabilmente auspica che si cali ancora le braghe davanti a questi scrocconi

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Banda larga: diritto di internet e diritto di blog.

Nel nostro paese la democrazia è sempre a rischio. Figurarsi la webcrazia. Il digital divide è una zavorra che frena lo sviluppo: prima che economico, culturale. E persino il governo se ne è accorto, anche se i vari Scajola e Brunetta pensano forse più ai risvolti in termini di PIL piuttosto che in termini di diffusione della conoscenza e dell’informazione. Essi paiono muoversi in controtendenza rispetto alla linea fin qui seguita dal governo, ovvero quella linea politica rappresentata dai vari disegni di legge presentati in aula alla Camera o al Senato, volti alla equiparazione del blogger al giornalista e alla sua sottoposizione alla legge sulla stampa, facendo ricadere su di esso l’obbligo di rettifica e esponendolo al rischio di chiusura per querela (o lite temeraria).

E’ chiaro che il passaggio alla Banda Larga da solo non basta. Poiché il web non ha sole implicazioni tecniche o tecnologiche. Basti pensare alla questione del diritto d’autore. Alla recente proposta di Rupert Murdoch di far pagare le notizie in rete.

Il ruolo dell’utente internet non è – e non può essere – quello del solo fruitore di prodotti editoriali. Il netizen è partecipe. Scrive, si relaziona, pubblica notizie, commenta le notizie (come si fa su questo blog, per esempio), pubblica video e foto, crea contenuti, è autore e consumatore insieme. E’ il web 2.0. Il netizen è il cittadino che esce dalla sola dimensione economica ed è multiplo poichè si relaziona su piani molteplici. In questo si prefigurano tutta una serie di nuovi diritti, che vanno dalla possibilità dell’accesso alla rete, al riconoscimento della libertà di espressione (che comprende anche la ricombinazione di contenuti prodotti da altri, puché se ne specifichi l’origine). Il vecchio mondo diviso fra autore – editore – pubblico si smonta e si ricompone in forme molteplici che ribaltano e rielaborano i ruoli.

Per questa ragione si rende necessaria una riforma del diritto d’autore che vada nel senso di una molteplicità delle forme, non solo quindi proprietà esclusiva dell’opera, ma anche condivisione e compartecipazione. E una riaffermazione del principio costituzionale della libertà d’espressione s’impone, disinnescando i disegni di legge di questo governo che procedono in senso opposto, magari adoperandosi per una bozza di legge che penalizzi il caso della lite temeraria quando questa sia tesa a limitare l’articolo 21 della costituzione (elemento mancante anche per quanto concerne la disciplina sulla stampa).

Per una webcrazia compiuta, si privilegino non gli interessi degli operatori telefonici, ma quelli dell’individuo.

BANDA LARGA: ZINGARETTI, “CON BRUNETTA ANCHE TANTI AMMINISTRATORI LOCALI”

“Nell’interesse del Paese, Brunetta sappia che sull’ impegno per investire sulla banda larga troverà accanto decine e decine di amministratori pubblici. Per avere più forza, mettiamo a disposizione del Ministro anche le numerose adesioni all’appello che ho lanciato per il riconoscimento dell’accesso ad internet in banda larga come servizio universale sul modello della legge che è stata approvata la scorsa settimana in Finlandia. Queste adesioni confermano che su questo tema c’è un grande interesse e una larga condivisione . Internet rappresenta ormai uno strumento essenziale di comunicazione, sapere, socialità, lavoro, fruizione di servizi di base che ogni cittadino ha il diritto di poter usare”.

È quanto dichiara in una nota il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.

All’appello, lanciato sul sito della Provincia di Roma (www.provincia.roma.it), hanno aderito, tra gli altri, mandando una e-mail all’indirizzo bandalarga provincia.roma.it, diversi rappresentanti degli enti locali. Tra questi il presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, il presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, il presidente della Provincia di Parma, Vincenzo Bernazzoli, il presidente della Provincia di Rieti, Fabio Melilli, il presidente della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane, il presidente della Provincia di Viterbo, Alessandro Mazzoli, il presidente della Provincia di Pesaro-Urbino, Matteo Ricci, il presidente della Provincia di Potenza, Piero Lacorazza, il presidente della Provincia di Ferrara, Marcella Zappaterra, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, il sindaco di Carpi, Enrico Campedelli, il sindaco di Piacenza, Roberto Reggi, il sindaco di Cesena, Paolo Lucchi, il sindaco di Imola, Daniele Manca, il sindaco di Cinisello Balsamo, Daniela Gasparini il sindaco di Maranello, Lucia Bursi, il sindaco di Casalecchio, Simone Gamberoni e il sindaco di Vignola, Daria Denti.

  • Scajola: “Il governo finanzierà la banda larga entro la fine dell’anno” – LASTAMPA.it
    • Il Governo approverà e finanzierà la banda larga prima della fine dell’anno.
    • Lo sviluppo della rete della banda larga è «fondamentale» e «troppe parti del paese sono scoperte», ha sottolineato Scajola a Sky Tg 24
    • «Nella Legge Sviluppo che ho presentato in Parlamento ancora prima della crisi ed è stata approvata negli ultimi giorni del luglio scorso è previsto lo stanziamento di 800 milioni per la banda larga. È importante come misura anti-ciclica perché essendo la sua realizzazione formata da tanti micro cantieri, più di 30 mila, potrebbe dare lavoro in tempi brevissimi a 50/60 mila persone» ha proseguito Scajola.
    • Senza banda larga non c`è futuro, è come se nel 1960 non avessimo fatto l`Autostrada del Sole. È fondamentale per far parlare tra di loro le imprese, i giovani, il nuovo mercato che si svolge attraverso un Internet veloce. Troppe parti del nostro paese sono ancora scoperte. Noi riteniamo che sia un investimento prioritario da portare avanti al pari delle infrastrutture materiali, strade, ferrovie e altro»

NNOVAZIONE, NICOLA ZINGARETTI: “GRAVE ERRORE GOVERNO SU BANDA LARGA”

“Mi preoccupa molto la decisione del Governo di cancellare gli investimenti previsti per portare la banda larga su tutto il territorio nazionale e di rimandare questa importante scelta quando l’Italia sarà uscita dalla crisi economica. Si tratta di un errore, perché non coglie le occasioni che vengono dall’innovazione e mette in secondo piano un investimento strategico per il nostro paese, che darebbe impulso a tutta l’economia servirebbe proprio a uscire dalla crisi. L’Italia, anziché rinunciare a questo importante servizio, dovrebbe, come hanno la Finlandia e altri paesi europei, dichiarare la banda larga ‘servizio universale’, ossia diritto per ciascuno cittadino”.

E’ quanto dichiara in una nota il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.

“Quella contro il divario digitale – aggiunge Zingaretti – è una lotta democratica: un impegno necessario perché una parte della popolazione rischia di essere esclusa dall’uso delle tecnologie. Si tratta di una scelta che guarda al futuro e che cambia concretamente la qualità della vita delle persone, rende più efficiente il lavoro e stimola la competitività tra le aziende. Per questo La Provincia di Roma sta investendo 2 milioni 450 mila euro in un programma per la creazione, entro la fine del 2010, di 500 aree pubbliche raggiunte dalla connessione a internet Wi-Fi. Si tratta del più imponente progetto in Italia per la diffusione di internet gratis senza fili, per numero di abitanti coinvolti (circa 4 milioni di persone), superficie del territorio (5 mila Kmq) e Comuni interessati (121). Per capire quanto è diffusa la banda larga – continua Zingaretti – la Provincia di Roma ha lanciato inoltre il sito http://www.zerodigitaldivide.it per costruire, insieme ai cittadini, una mappa pubblica del divario digitale nel territorio. Starà agli utenti misurare la qualità della propria connessione alla rete e inviare rilievi e segnalazioni. Si tratta del primo esperimento di questo tipo in Italia, un passo fondamentale per arrivare a tessere un quadro complessivo della copertura di Rete nel territorio ed evidenziare le aree e le situazioni in cui è più urgente intervenire”.

Rai, contratto di Servizio o contratto di asservimento?

Il contratto di servizio conterrà una norma che istituisce un Comitato di Valutazione Qualitativa, definito Qualitel, che avrebbe il compito di valutare la programmazione Rai in termini qualitativi e di rispondenza ai termini del contratto di servizio stesso. L’indiscrezione è comparsa su Il Fatto Quotidiano, nell’edizione di oggi. L’Agcom si è affrettata a smentire l’interpretazione del gionalista de Il Fatto: Qualitel non è altro che il medesimo – già esistente – Comitato Scientifico, ora nominato in buona parte dalla Rai stessa, domani invece composto da soggetti nominati dall’Agcom stessa, in accordo con il Mnistero dello Sviluppo Economico, ovvero con l’attuale ministro Claudio Scajola (a volte ritornano).
L’anomolia della nomina governativa è in questo caso soltanto travestita: anche l’Agcom è di nomina governativa – il suo presidente lo è – e pertanto si presume che esso non agirà contro il volere del governo che lo ha messo nel posto in cui si trova. Pertanto suggerirà al comitato Agcom le nomine ispirate dal governo e si adopererà in modo da farle approvare.
Il presunto ex comitato scientifico valuterà qualità e rispondenza ai termini del contratto di servizio dell’offerta Rai: più volte esponenti del governo hanno impiegato questo criterio per attaccare la trasmissione di Annozero. Quando Santoro mise in onda l’intervista alla D’Addario, lo stesso Scajola il giorno dopo si esprimeva con toni duri e chiedeva all’Agcom stessa di verificare la congruità della trasmissione con le norme del contratto. Sottoporre la Rai alla verifica di un comitato esterno, significa sottoporla a un tipo di controllo che mira a essere censorio, e questo anche in forma preventiva. Chi si esporrà a fare trasmissioni giornalistiche critiche nei confronti del governo, sapendo che l’indomani dovrà temere la scure del Qualitel? Tutto ciò in barba alle sentenze della Consulta che prevedono l’assoggettabilità della Rai al controllo del solo Parlamento.

  • tags: no_tag

    • "L’Autorità – aggiunge Tecce – si confonde sapendo di farlo: il contratto di servizio 2007/09 prevedeva un Comitato scientifico composto da sei membri, scelti tra personalità di notoria indipendenza di giudizio e di indiscussa professionalità, di cui tre designati dalla Rai, uno designato dal Consiglio Nazionale degli Utenti, uno designato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e uno designato dal Ministero, con funzioni di Presidente del Comitato. Una previsione – continua – ben diversa da un sistema di valutazione della qualità – come si legge nelle linee guida approvate dall’Autorità -, un organismo nominato dalla Rai ma scelto dall’Agcom e dal ministero"

    • L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni esprime in una nota "grande sorpresa per alcune notizie di stampa relative alle linee guida del contratto di servizio della Rai 2010-2012 inviate al ministero per lo Sviluppo economico per il prescritto concerto

    • "la tesi secondo cui, attraverso l’istituzione di un organismo di controllo, non indipendente, ma nominato dal Governo, si – imbavaglierà l’informazione ancor di più di quanto non sia adesso- -, risulta del tutto infondata; anzi, si tratta di una ricostruzione tendenziosa che rovescia la realtà dei fatti"

    • la previsione di un organismo di valutazione riguarda esclusivamente la qualità dell’offerta dei programmi e non l’informazione radiotelevisiva

    • "Le nuove linee guida – continua l’Autorità – rafforzano anzi l’indipendenza di tale organismo, il quale sarà nominato dall’Autorità d’intesa con il ministero, mentre il contratto di servizio attuale prevedeva che il presidente del Comitato fosse direttamente nominato dal ministero

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    • L’Autorità allarga la sua influenza per restringere la libertà della Rai, subordinata al controllo di un comitato esterno all’azienda, selezionato su parere del ministero dello Sviluppo economico. Volontà di Claudio Scajola.

    • Articolo 3, punto 31: “Il sistema di valutazione della qualità dell’offerta – si legge – dovrà essere realizzato sulla base degli appositi indicatori previsti dal contratto di servizio e dovrà essere sottoposto alla vigilanza di un organismo esterno, composto da esperti qualificati in materia, scelti dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni d’intesa con il ministero e nominati dalla Rai”

    • Il presidente Corrado Calabrò intende picchettare il deserto, ridisegnare l’autonomia della Rai e asservirla al Consiglio dei ministri: “Compete all’Autorità la mancata osservanza da parte della Rai degli indirizzi impartiti”

    • l’Agcom esonda per favorire il governo e sterilizzare la commissione di Vigilanza parlamentare

    • “L’affidamento dei poteri all’Agcom e al ministero delle Comunicazioni finisce per attribuire al governo un potere di intervento sull’informazione e la programmazione televisiva, in contrasto con i principi ripetutamente affermati dalla Corte Costituzionale, secondo cui l’emittente pubblica deve essere soggetta soltanto al controllo del Parlamento. Con la creazione dell’organismo esterno si realizzerebbe l’obiettivo di reincarnare, dopo 70 anni, il defunto MinCul-Pop”

    • Il messaggio è obliquo eppure chiaro: attenzione, voi che fate informazione – Annozero? – se pronunciate un pensiero “a” dovete ritrattarlo con un pensiero “b”. Non basta? “Ciò esige un’applicazione attenta della deontologia professionale del giornalista, coniugando il principio di libertà con quello di responsabilità”

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Caso Annozero: Scajola non ha proprio niente da fare. Facci vs Feltri al posto di Baària.

Il ministro per lo sviluppo economico – neanche lo sviluppo sostenibile, oppure eco-sostenibile, che è molto più impegnativo e di urgente attuazione visti i cambiamenti climatici prossimi venturi – fa un esposto al CdA RAI per la puntata di Annozero di giovedì scorso. Apriti cielo! Il ministro si annoia. E guarda troppa televisione. Avrebbe dovuto apprezzare – e dedicargli ampie parti delle sue interviste –  il livore con cui l’ex giornalista de Il Giornale fa a pezzi il neo direttore Vittorio Feltri, tale Filippo Facci, il siluratissimo. Se per caso il ministro se lo fosse perso – ah! è per questa ragione che ha detto quelle cose della trasmissione di Santoro, poiché questa intervista e la contro replica di Feltri sono una squisitezza che andrebbe proiettata nelle sale cinematografiche al posto di Baària, nel quale sgozzano per davvero un vitello, qui invece sono due giornalisti a sgozzarsi, metaforicamente parlando s’intende, e per noi animalisti è preferibile vedere loro in agonia, sia chiaro, e non il vitello – eccone un estratto:

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    • le parole del ministro Scajola, quello che diede simpaticamente del rompic. a Marco Biagi poco prima che venisse ammazzato dai terroristi.
    • il ministro che gestì brillantemente gli incidenti di Genova ha pensato bene di intimare alla Rai di presentarsi a capo chino e di fornire spiegazioni a lui medesimo
    • Se la Rai avesse ancora un gruppo dirigente autonomo, anzi appena autonomo, dovrebbe solo stracciare la lettera, e non degnare della minima risposta il ministro
    • Scajola, infatti, sulle materie relative al pluralismo editoriale, non ha competenza alcuna
    • Dal 1976 la Corte Costituzionale, con una sentenza storica, ha decretato il taglio, almeno formale, del cordone ombelicale tra la Rai e il governo
    • Le competenze furono trasferite alla Commissione di Vigilanza per sottrarre l’azienda al diretto controllo dei governi. Ogni eventuale discussione deve avvenire in quella sede
    • In caso di violazione del contratto di servizio le competenze possono riguardare anche la autorità di garanzia delle comunicazioni, ma il governo non ha alcuna competenza
    • In realtà Scajola ha voluto mandare un messaggio preciso a Masi e al servizio d’ordine di Berlusconi che siede nel consiglio di amministrazione e cioè: cercate di ricordare che siete stati messi lì per tagliare le teste, per chiudere i programmi sgraditi, per cacciare quelli che il ministro considera dei rompic…
    • Per quello che ha detto questo ministro dovrebbe andarsene, ma se a qualche dirigente della Rai dovesse venire in mente di andare a inginocchiarsi sarà bene reclamare le immediate dimissioni
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    • Il ministero per lo Sviluppo economico aprirà un’istruttoria sulla trasmissione “Annozero”. Lo dice lo stesso ministero, che annuncia un incontro con i vertici Rai. «D’intesa con il ministro Claudio Scajola, il vice ministro Paolo Romani -si legge nella nota diffusa dal ministero- alla luce di quanto accaduto nel corso della trasmissione “Anno zero”, che ha provocato reazioni indignate da parte di moltissimi cittadini, ritiene di dover aprire una fase istruttoria ai sensi dell’articolo 39 del Contratto di servizio, in base al quale il ministero ha l’obbligo di curare la corretta attuazione del contratto stesso».
    • Il presidente del Senato, Renato Schifani, interviene preoccupato dall’ «imbarbarimento della politica, che si era trasferito anche alla comunicazione della carta stampata, si stia spostando anche sul mezzo televisivo». «La Rai è un servizio pubblico – dice – è tenuta a dare ai cittadini una informazione, una critica politica che deve essere sempre attenta a buon gusto e a quello che effettivamente interessa il comune cittadino. Niente gossip e niente cattivo gusto».
    • «È sconcertante che l’onorevole D’Alema si faccia paladino di un uso così fazioso e partigiano del servizio pubblico radiotelevisivo» dice Daniele Capezzone, portavoce del Popolo della Libertà. «Possibile che al Pd sfugga il fatto che i cittadini non pagano il canone per dover subire i comizi di Santoro e Travaglio?

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Attacco a Annozero. La rete contro il DDL Pecorella-Costa. 3 Ottobre per la libertà d’espressione.

Annozero è di nuovo sotto attacco. Singolare un paese dove i ministri parlano dei programmi televisivi. Di certo non un ruolo che esercitano per competenza. O forse, se si intedessero meglio di televisione e di giornalismo, dovrebbero dimettersi e dedicarglisi a tempo pieno.
La strategia di tenere sotto ricatto i giornalisti prosegue parallela al tentativo di equiparare al libera attività di blogging al giornalismo in senso stretto, estendendo ai siti internet la responsabilità penale e il rischio di vedersi sottoposti a procedimenti risarcitori.
Il 3 Ottobre anche la rete si mobilita. Non si resta a guardare.
Di seguito alcune voci contro che chiedono sia rispettata la libertà di stampa.

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    • Clamoroso, forse inedito, intervento diretto del governo sulla Rai dopo la prima puntata di Annozero e le notizie sugli alti livelli di ascolto. In un comunicato ufficiale il ministro Scajola attacca: “E’ ora di finirla. Quella di ieri è l’ennesima puntata di una campagna mediatica basata sui pruriti, sulla spazzatura, sulla vergogna, sull’infamia, sulle porcherie”.
    • “Convocherò i vertici della Rai per verificare se trasmissioni come Annozero rispettino l’impegno, assunto dalla Rai nel contratto di servizio, a garantire un’informazione completa e imparziale”
    • l’ira del presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli, che non ha tardato a giudicare le parole di Scajola “un pericoloso precedente. Non corrispondendo ad alcuna regola o prassi istituzionale”
    • dall’opposizione si è alzata la protesta di Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del Pd: “Scajola fa una censura governativa. Il compito di vigilare sul pluralismo è affidato alle Camere, non al governo”
    • gli ascolti per la trasmissione di Santoro, che, dopo le polemiche della vigilia, ha sfiorato il 23% di share, seconda solo di poco ad una storica fiction
    • Soddisfatto Michele Santoro che riferisce anche dell’imminente soluzione della questione del contratto di Marco Travaglio, ieri intervenuto in qualità di “ospite”.
    • Santoro: “Siamo davvero contenti”. “Abbiamo lavorato in condizioni di assoluta emergenza e siamo andati in onda a regola d’arte da un altro studio con una squadra nuova. Oggi siamo davvero contenti” è il commento di Michele Santoro. “Questo risultato premia un prodotto interamente Rai e non è soltanto frutto delle polemiche”.
    • “E’ stata una trasmissione alla Santoro, nel suo stile classico”, ha detto Garimberti a margine del Prix Italia a Torino. “E comunque – ha aggiunto – non esprimo giudizi, non sono un critico televisivo”. Quanto all’intervento di Marco Travaglio, per il presidente della Rai è stato “un Travaglio doc, sempre il solito: è il suo stile, il suo modo di fare giornalismo. Si può amare o no, ma è opportuno che ci siano vari generi e che ognuno possa scegliere cosa guardare”
    • Alla domanda se il direttore generale della Rai, Mauro Masi, condivida tale valutazione, Garimberti ha risposto: “Non dipingetelo diverso da com’è, non è che non capisca che ci devono essere vari generi. Quello che ha sempre caratterizzato la Rai è la presenza di più voci: c’è il Tg1, il Tg2, il Tg3 e alla fine il pubblico può scegliere. C’è il telecomando – ha concluso – che è uno strumento di democrazia”

Lo scarso impegno della politica nella diffusione della banda larga sul territorio e nell’alfabetizzazione informatica della popolazione e l’inarrestabile susseguirsi di iniziative legislative volte a scoraggiare l’utilizzo della Rete come veicolo di diffusione ed accesso all’informazione costituiscono indici sintomatici della ferma volontà di non consentire che la Rete giochi il ruolo che le è proprio: primo vero mezzo di comunicazione di massa ed esercizio della libertà di manifestazione del pensiero nella storia dell’umanità.

L’emendamento D’Alia sui filtraggi governativi dei contenuti, il DDL Carlucci contro ogni forma di anonimato, il DDL Lussana finalizzato ad accorciare la memoria della Rete, il DDL Alfano attraverso il quale si vorrebbero applicare all’intera blogosfera le disposizioni in tema di obbligo di rettifica nate per la sola carta stampata e, infine, il DDL Pecorella – Costa, con il quale ci si prefigge l’obiettivo di trasformare ex lege l’intera Rete in un immenso quotidiano e trattare tutti i suoi utenti da giornalisti, direttori o editori di giornali non possono lasciare indifferenti.

Esiste il rischio, ed è elevato, che ci si risvegli un giorno non troppo lontano e ci si accorga che la Rete è spenta e che la prima e l’ultima speranza di uno spazio per l’informazione libera è naufragata.

Muovendo da tali premesse riteniamo importante che la blogosfera e la Rete italiana partecipino alla manifestazione del 3 ottobre per la libertà di informazione, sottolineando che esiste una “questione informazione in Rete” che non può e non deve passare inosservata perché se la libertà della stampa concerne il presente quella della blogosfera riguarda, oltre il presente, il futuro prossimo di ciascuno di noi.

L’auspicio è pertanto che quanti hanno a cuore le sorti dell’informazione in Rete, il 3 ottobre aderiscano alla manifestazione chiedendo alla politica che, in futuro, ogni iniziativa governativa o legislativa si ispiri a questi elementari principi di libertà e democrazia che costituiscono la versione moderna dell’art. 11 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino:

  • La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi per l’uomo: quindi ogni cittadino può parlare, scrivere, pubblicare in Rete liberamente, salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge.
    Nessun sito internet può formare oggetto di sequestro o di altro provvedimento che ne limiti o impedisca l’acceso se non in forza di un provvedimento emesso dall’Autorità giudiziaria nell’ambito di un giusto processo.

    L’attività di informazione on-line di tipo non professionistico e non gestita in forma imprenditoriale è libera ed il suo svolgimento non può essere soggetto ad alcun genere di registrazione o altro adempimento burocratico.
    La disciplina sulla stampa e quella sull’editoria non si applicano alle attività di informazione on-line svolte in forma non professionistica ed imprenditoriale.
    Nessuno deve venir molestato per le sue opinioni, fossero anche sediziose, purché la loro manifestazione non turbi l’ordine pubblico stabilito dalla legge.

    PRIMI FIRMATARI
    Guido Scorza – Istituto per le politiche dell’innovazione (guidoscorza.it)
    Enzo Di Frennaenzodifrennablog.it (giornalista)
    Vittorio ZambardinoScene digitali (La Repubblica)
    Alessandro GilioliPiovono rane (L’Espresso)

    HANNO GIA’ ADERITO
    Arturo di CorintoFree hardware Foundation
    Marco ContiniSocietà Pannunzio per la libertà di informazione
    Ernesto BelisarioIstituto per le politiche dell’innovazione
    Claudio MessoraByoblu.con
    Vincenzo Vita – Senatore della Repubblica
    Giuseppe Giulietti – Portavoce Articolo 21

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