Santoro, La7: “Interrotte trattative”

“Sono state interrotte le trattative con Michele Santoro a causa di inconciliabili posizioni riguardo alla gestione operativa dei rapporti tra autore ed editore”. Lo comunica, in una nota, Telecom Italia Media. Dopo la conclusione del rapporto con la Rai, si era avviata una trattativa tra il giornalista e la società per la conduzione di un programma su La7.

Tratto da Il Fatto Q

Berlusconi va alla guerra del Corriere: Mediaset si comprerà Rcs?

C’è subbuglio. Un subbuglio che si fa fatica a comprendere, a percepire. Ma dietro le quinte si muovono ombre, ombre lunghe, ombre che affondano i piedi nella notte della Repubblica, quando il Corsera era appannaggio della P2 e nessuno sapeva, nessuno osava chiedere.

Alla fine qualcosa è affiorato a galla, prontamente evitato dai media. Della Valle alza la voce contro Geronzi. Basta personalismi, basta interessi di parte, dice il padrone di Tod’s. Il caso è scoppiato dopo il CdA dello scorso venerdì durante il quale è maturata la decisione, inizialmente proposta da Geronzi, di affidare la gestione delle partecipazioni sindacate (Telecom Italia, RCS, Mediobanca e Pirelli) al Group CEO, Giovanni Perissinotto, un manager Generali di lungo corso, con compenso quadrimilionario. Della Valle è sbottato a mezzo stampa dopo le dichiarazioni di Geronzi dello scorso sabato in cui si esprimeva criticamente contro gli atteggiamenti dello stesso Della Valle e soprattutto dopo l’intervista al Financial Times “in cui il presidente disegnava un ruolo di sistema per Generali con investimenti in banche e infrastrutture, dichiarazioni in contrasto con le strategie illustrate qualche tempo prima da Perissinotto alla comunità finanziaria” (Reuters):

Nonostante Geronzi “continui a dare alla questione una visione personalistica”, afferma Della Valle, “per quanto mi riguarda i rapporti tra me e lui non sono la questione centrale, è centrale invece il rispetto che si deve avere della governance delle Generali, del suo consiglio e dei suoi amministratori, nell’ambito delle deleghe che ognuno di loro ha, cosa che invece anche Geronzi ha disatteso clamorosamente prendendo posizione su argomenti che non gli competono” (corrispondenti.net).

Leonardo Del Vecchio, il fondatore di Luxottica, durante il medesimo CdA, ha rassegnato le proprie dimissioni da consigliere. Oggi sono emerse le ragioni. La causa non è Geronzi. Geronzi, secondo Del Vecchio, non avrebbe più potere in Generali – e quindi in Rcs.

Quindi, chi comanda davvero il colosso assicurativo? Una buona fetta di azioni sono in tasca di Mediobanca, ovvero di Marina Berlusconi. Mediobanca detiene un 13% di Generali. Scalando Generali, scalerebbe Rcs.

Soltanto la scorsa settimana in aual alla Camera si è disucsso animatamente circa la proroga del divieto di possedere assieme Televisioni e giornali contenuta nel decreto Milleproroghe. Il termine è slittato a fine Aprile. Dopodiché Berlusconi non avrà più bisogno del fratello per controllare Il Giornale e potrà puntare dritto sul Corriere. Uno scacco matto impensabile.

Libia in fiamme, così come la politica estera italiana

La rivoluzione dei gelsomini sta diffondendo il suo carico di sangue sulla Libia intera: si parla, si vocifera di una carneficina. Di razzi sparati sulla folla, su cortei funebri. Una repressione irrazionale e insieme criminosa. Le tribù dei Tuareg si starebbero dirigendo verso Tripoli, in una sorta di alleanza con i rivoltosi senza capi. L’Esercito sarebbe pronto ad un golpe per rovesciare Gheddafi. I siti produttivi di Eni e Bp sono chiusi, le attività estrattrive sospese, il personale evacuato. La violenza del regime è senza limite, ma alla violenza la folla risponde con altrettanta violenza. Da Bengasi la rivolta si è spostata verso Tripoli. Non ci sono feudi per Gheddafi. Tutta la popolazione gli si è rivoltata contro. E lui ha risposto come soltanto un assassino può fare. Ha sparato sulla gente. Ha ucciso. Ha ordinato il massacro.

Come poter stringere mani così intrise di sangue? C’è un governo del Mediterraneo che può vantarsi di essere il primo partner economico del regime libico. Questo paese siamo noi. E’ già abbastanza disdicevole essere governati da un “utilizzatore finale di minorenni”. E un ministro degli Esteri imbelle come Frattini che d’un tratto si scopre difensore dei carnefici di Tripoli, fa pena. E’ un uomo che non sa più come argomentare, un uomo senza più parole credibili. Una settimana dichiara alle stampe l’auspicio che Mubarak resti ancora a lungo alla guida dell’Egitto; l’altra chiede che le parti in conflitto in Libia giungano in fretta ad una riconciliazione. “Non possiamo esportare la democrazia”, ha detto. Ma quale idea di democrazia ha il ministro Frattini? Quale? Perso Ben Alì, con cui B. ha interessi nel settore televisivo, perso Mubarak (telefonia), perso Gheddafi (petrolio e donne?) torneremo genuflessi a Washington?

Come paese abbiamo investito anni in politica estera nelle relazioni con Tunisia, Libia ed Egitto, con i loro regimi illiberali, sostanzialmente a fini privati. Abbiamo permesso che il loro sporco capitale (sporco perché non frutto della libera concorrenza e della parità di condizioni degli attori del mercato) si insinuasse nel nostro sistema economico-finanziario. Se Gheddafi crolla, in Italia saranno in molti a piangere. Impregilo per prima, ma soprattutto Unicredit. Ecco, se Gheddafi crolla, la più grande banca italiana rischia grosso. E se Unicredit finisce nella polvere, poco importa se in Italia siamo troppo vecchi per fare ‘rivoluzioni’. Non c’è niente di peggio di un vecchio a cui sia tolta la propria pensione, il proprio conto in banca, il proprio patrimonio. Allora li vedrete tutti in piedi, questi vecchi, in piazza, dalla parte dei giovani. Uniti nella miseria.