Digitale terrestre e banda larga nel paese di Gogol. Storia di un interim ab aeternum

televisione digitale
L’interim allo Sviluppo Economico iniziato dopo le dimissioni di Scajola, il ministro a cui regalano casa, il primo a cui sia capitato di vivere in una casa pagata da altri senza saperlo, è ben lungi dall’essere sciolto. Come già anticipato, la successione di Romani non era affatto scontata, sebbene fosse la preferibile per casa Berlusconi: qualcuno mugugna – i finiani soprattutto, ma anche il Quirinale si è espresso per vie diplomatiche con una certa fermezza (pure ora si è messo a minacciare di non firmare i decreti). Insomma, Paolo Romani, un uomo targato Fininvest ministro con delega alle telecomunicazioni non è ben visto. Pressioni in tal senso potrebbero venire anche dal mondo nuovo della telefonia – Telecom Italia, per esempio. Perché?
Come ben sappiamo, in Italia è in corso lo switch-over verso il digitale terrestre. La nuova tecnologia di trasmissione permette di impiegare ‘meno banda’, lasciando libere alcune frequenze, il cosiddetto ‘dividendo digitale’. Un affarone negli altri paesi europei:

  • UK: due terzi delle frequenze a servizi radiotelevisivi (le procedure di assegnazione non sono note); il restante terzo sarà messo all’asta senza vincoli sulle tecnologie o sugli utilizzi
  • Francia: uno studio commissionato dal governo stima a 25 miliardi di euro il beneficio di non limitare l’allocazione ai soli servizi televisivi
  • Germania: parte del dividendo digitale sarà utilizzato per offrire servizi wireless a banda larga
  • USA: vendute all’asta frequenze a 700 MHz, incassati 19 miliardi di dollari per licenze vinte soprattutto da Verizon e AT&T (fonte: Lavoce.info – ARTICOLI – SE LO STATO NON VUOLE INCASSARE IL DIVIDENDO DIGITALE).

In Italia l’AGCOM, con una delibera datata 8 Aprile 2009, affermava la volontà di sottoporre a gara l’assegnazione delle frequenze liberate:

Il dividendo digitale verrà messo a gara con criteri che garantiranno la massima apertura alla concorrenza ed alla valorizzazione di nuovi programmi. Alla gara saranno ammessi tutti i soggetti operanti nello spazio economico europeo (SEE) – AGCOM | Autorità  per le Garanzie nelle Comunicazioni.

Ora, stando quanto scritto su L’Espresso, l’AGCOM propenderebbe per una gara di tipo “beauty contest”, di fatto regalando le frequenze a Rai e Mediaset:

non è un’asta ma si chiama “beauty contest”: non si chiede denaro a chi partecipa, ci si limita a dettare i requisiti che bisogna avere per poter ricevere il dono (Alle Tv un regalo da 2 miliardi | L’espresso).

I cinque lotti messi a gara (cioè 5 reti televisive nazionali) saranno suddivisi in due parti:

  • parte A, pari a tre lotti, riservata ai nuovi entranti. Non potranno presentare offerte gli operatori che hanno la disponibilità di due o più reti televisive nazionali in tecnica analogica
  • parte B, pari a due lotti, aperti a qualsiasi offerente

Paolo Romani, all’epoca della pubblicazione di questa delibera – siamo nel 2009 – dichiarò che essa “rappresenta il primo passo formale di un percorso intrapreso in piena sintonia con la Commissione europea dopo mesi di intenso e costruttivo confronto”. Ecco il nodo cruciale: l’Europa chiede regole comuni poiché l’etere è un bene collettivo che può servire a realizzare obiettivi di crescita economica e culturale:

[Secono la Commissione bisogna] prevedere e ottimizzare al massimo l’impatto che il dividendo digitale avrà a livello economico e sociale. Il valore complessivo dei servizi di comunicazione elettronica che dipendono dall’uso dello spettro supera i 250 miliardi di euro l’anno nell’Unione europea (UE). La diffusione di servizi innovativi attraverso il dividendo potrebbe dare un contributo non trascurabile alla realizzazione degli obiettivi di competitività e di crescita economica previsti dalla strategia di Lisbona (Verso un uso ottimale del dividendo digitale).

Naturalmente, lo spazio liberato, essendo frammentato in piccole bande di frequenza, deve essere riorganizzato e pianificato in funzione della sua destinazione alle nuove tecnologie mobili, internet a banda larga, e così via.

Le attuali politiche nazionali sullo spettro radioelettrico non favoriscono, tuttavia, un accesso coordinato allo spettro tra i vari Stati membri. Secondo il parere formulato dal Gruppo per la politica dello spettro radio, senza un coordinamento efficace dell’accesso allo spettro vari possibili utilizzi del dividendo non vedranno mai la luce (ibidem).

Il Radio Spectrum Policy Group (RSPG) è composto da membri nominati dagli Stati della UE. Vicepresidente del RSPG fu nominato nel Novembre del 2008 tale Roberto Viola, Segretario dell’AGCOM italiana dall’agosto 2004, un tecnico, esperto di tecnologie della comunicazione. Ebbene, Viola, uomo AGCOM, in base al meccanismo di governance previsto, è diventato presidente del Gruppo nel 2010. E’ forse per tale ragione che la volontà del governo italiano di destinare il dividendo digitale ai soli broadcaster televisivi, ovvero Rai e Mediaset, non viene condannata con decisione dalla Commissione Europea? L’aver piazzato un proprio rappresentante alla presidenza di RSPG proprio nel 2010, anno della digitalizzazione televisiva può in qualche modo favorire pratiche poco chiare nell’assegnazione del dividendo?

Il governo, con questa politica, che chiaramente subodora di conflitto di interesse, azzoppa lo sviluppo dell’accesso a internet. L’Italia è l’unico paese in cui le nuove connessioni diminuiscono. La banda larga via etere certamente rovinerebbe i piani per la costruzione della rete superveloce a fibra ottica – alcuni esperimenti in proposito sono stati fatti nella città di Roma – che significa opere edilizie, stradali, eccetera, un bel paniere di opere interminabili il cui costo per la collettività sarà altissimo.

  • La delibera danneggia sicuramente lo Stato e dunque i cittadini: non porterà ad alcun incasso, salvo briciole. Danneggia lo sviluppo economico, perché non abbiamo alcuna idea di come sono stati selezionati gli operatori prescelti. Di sicuro, colpisce tutti gli operatori che non siano televisivi, perché gli operatori mobili, ad esempio, non potranno concorrere per ottenere frequenze di cui sono assetati – Lavoce.info – ARTICOLI – SE LO STATO NON VUOLE INCASSARE IL DIVIDENDO DIGITALE

Ecco perché Paolo Romani non può non diventare Ministro per lo Sviluppo Economico. C’è ancora una volta da gestire l’interesse del padrone. Il passaggio al digitale terrestre rappresenta la gallina dalle uova d’oro per Mediaset. E sapranno gestirla come solo loro sanno fare.

L’intoccabile. Le mani su tutto. Questa è l’età del piduismo compiuto.

l'intoccabile

Mr b, ancora lui, sempre lui. Un articolo di L’Espresso mostra le tappe di una escalation, quella che porta al monopolio di fatto dei mezzi di informazione. Dal controllo vero e proprio, alla espansione di una sfera d’influenza che ammorbidisce se non elimina gli spigoli di una eventuale informazione critica.
I suoi interessi non hanno confini. Travalicano le frontiere. In Russia si intende amabilmente con i monopolisti del gas di Gazprom. In Libia fa affari con il Colonnello Gheddafi e una nuova televisione.
A Milano intanto manifesti abusivi lo raffigurano nella locandina del film “Gli Intoccabili”. Vox Populi.

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    • Milena Gabanelli azzoppata. Sotto pressione per il tentativo di mandare in onda il suo “Report” su Raitre senza rete di protezione legale da parte di viale Mazzini. Marco Travaglio in discussione. Ancora privo di contratto, a meno di essere trattato nel programma ? Anno zero” di Michele Santoro su Rai Due non da editorialista come gli anni precedenti ma da ospite all’interno di un contraddittorio.
    • La spada di Tarak, invece su La7. Ovvero l’aleggiare del tacito interesse di Tarak Ben Ammar, letto da molti come una sorta di diritto di prelazione da parte di un uomo potente piazzato nei cda della stessa Telecom e nella Mediobanca di Cesare Geronzi (un tempo era stato anche consigliere di Mediaset nonché testimone in difesa di Berlusconi nei processi di Mani Pulite) e allietato da un portafoglio di amicizie pesanti: dal Cavaliere a Massimo D’Alema fino a Rupert Murdoch.
    • Tappe di un’avanzata mediatica che non sente neanche il dovere di camuffarsi. Un autunno da ricordare come la manifestazione della brama di un controllo sui gangli dell’informazione e della televisione sfacciata come mai prima d’ora. Dove le poche free zone rimaste di reti, telegiornali, emittenti, società di Tlc fanno fatica a sottrarsi all’influenza ambientale, persuasiva e economica dell’inquilino di Palazzo Chigi. Forse perché nel terzo governo Berlusconi, la comunicazione sta definitivamente prendendo il posto della politica. Ed è su questo tavolo, su questo sistema che si giocherà la grande partita del Cavaliere. Non sull’azione ma sulla rappresentazione.
    • L’uomo di legge, Nicolò Ghedini. L’uomo di carta, Vittorio Feltri. Pronti ad assecondarlo nell’opera di esclusione ed eliminazione dell’informazione non allineata. In un delirio di intolleranza come è stato definito da Giuseppe Giulietti, deputato Idv
    • L’uomo di legge, Nicolò Ghedini. L’uomo di carta, Vittorio Feltri. Pronti ad assecondarlo nell’opera di esclusione ed eliminazione dell’informazione non allineata. In un delirio di intolleranza come è stato def
    • al Tg1 di Augusto Minzolini manca ancora un tocco, il boccone prelibato per la Lega: la nomina del sesto vicedirettore cioè Enrico Castelli, spesso al seguito del Cavaliere nel settentrione d’Italia, con una sorta di delega per l’informazione del Nord da gestire con tre giornalisti ad hoc.
    • il terzo canale, zona franca della tv pubblica, a parte il recinto di Michele Santoro a Raidue (alla domanda: «Andrete in onda senza Travaglio? » Sandro Ruotolo risponde senza sbilanciarsi: «”Anno zero” è Santoro, Vauro, Marco Travaglio…».
    • Ecco, la terra libera di “Report” («Mi auguro che la cancellazione della clausola di manleva rientri », commenta Gabanelli «In caso contrario sarebbe complicato fare un programma d’inchiesta dove la maggior parte delle cause sono pretestuose tanto che in 13 anni di vita, non ne abbiamo mai persa una»
    • Il ticket perfetto per Raitre ci sarebbe: Enrico Mentana al Tg3 (nell’agenda del direttore generale Mauro Masi un incontro con lui). Giovanni Minoli alla rete con l’interim della sua Rai Educational, trasformata da lui in un gioiellino. Per carità, fior di professionisti. Ma soprattutto, nessuno dei due, un salto nel buio.
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    • Ci sarebbe qualcosa di più dei reciproci vantaggi politici, nell’amicizia tra il primo ministro italiano e il leader libico: tra i due esiste “un altamente discutibile comune interesse negli affari”.
    • accusa Berlusconi di un “decisamente sconcertante conflitto d’interessi, da aggiungere ai tanti che egli ha già in Italia
    • le notizie in questione erano già circolate nel nostro paese, anche se nessun organo d’informazione le aveva trattate con particolare attenzione, mentre secondo il Guardian si tratta di una faccenda che “meriterebbe la prima pagina in qualsiasi giornale europeo”
    • Il Guardian scrive che in giugno, come riportato “da una piccola agenzia di stampa italiana, Radiocor”, una società libica chiamata Lafitrade ha acquisito il 10 per cento della Quinta Comunication, una compagnia di produzione cinematografica fondata da Tarak Ben Ammar, storico socio di Berlusconi. Lafitrade è controllata da Lafico, il braccio d’investimenti della famiglia Gheddafi. E l’altro partner di Ben Ammar nella Quinta Comunication è, “con circa il 22 per cento” del capitale scrive il Guardian, una società registrata in Lussemburgo di proprietà della Fininvest, la finanziaria di Berlusconi.
    • Quinta Comunication e Mediaset, ossia l’impero televisivo di Berlusconi, possiedono ciascuna il 25 per cento di una nuova televisione via satellite araba, la Nessma Tv, che opera anche in Libia, sulla quale il colonnello potrebbe esercitare influenza attraverso la quota che ha rilevato nella Quinta Comunication.
    • Ben Ammar ha spiegato ieri che Nessma Tv è di proprietà sua, al 25 per cento, di Mediaset per un altro 25 e di due partner tunisini per il restante 50. L’ingresso di Gheddafi in Quinta Comunication, ha aggiunto, è avvenuto nell’ambito di un aumento di capitale ma solo perché interessato alla produzione di film sul mondo arabo. Quindi solo progetti cinematografici. E l’aumento di capitale non è ancora concluso, ma al termine dell’operazione il Colonnello dovrebbe avere una quota del 10 per cento.

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Le risposte di Marino. Un resoconto minimo da L’Espresso.

Ancora un articolo, questa volta su L’Espresso, in cui vengono poste domande ai tre candidati PD: Bersani, Franceschini, Marino.

Questo il link (http://temi.repubblica.it/espresso-speciale-pd/). Assolutamente da leggere. Qui si riportano alcuni estratti dalle risposte più convincenti rilasciate da Marino.

Una sola critica da fare: Marino dichiara, riguardo al tema del conflitto d’interesse, di “guardare con favore” alla bozza Veltroni: in merito a ciò, e alle riserve già espresse in Yes, political! su tale DDL, ci si augura che il suo contributo a questo lavoro possa far cambiare gli aspetti che non convincono di questa bozza, a cominciare dal fatto che Veltroni lasci pendere il giudizio di incompatibilità ad una Autority piuttosto – come invece nella bozza Colombo – che attribuirlo al magistrato. La terzietà del giudizio, questo è l’aspetto su cui lavorare.

Tema Giustizia:

  • Sul lodo Alfano: “Dovremmo invece vincere le elezioni e abrogare in parlamento le leggi vergogna, dalla prima all’ultima. Nel frattempo, ho fiducia nel lavoro e nel giudizio della Corte Costituzionale, che presto si esprimerà a proposito dell’aderenza di questa legge che mina il principio di eguaglianza insito nella nostra Costituzione.”
  • Criminalità e Immigrazione: “Penso che qualsiasi posizione sull’immigrazione non può che passare dalla presa d’atto del fallimento della legge Bossi-Fini, nel suo intero approccio. La lotta alla criminalità va fatta senza sconti: norme stringenti sulle gare d’appalto e vere e proprie operazioni di polizia volte a bonificare i paesi, i quartieri, le città interamente in mano alla mafia.
  • Parlamento pulito: “Sono contrario al fatto che siedano in Parlamento persone che sono state condannate in via definitiva. Non credo sia impossibile, in un paese di 60 milioni di abitanti, individuarne mille che non abbiano avuto problemi con la giustizia per presentarli agli elettori.”

Scuola pubblica/privata: “La scuola pubblica va sostenuta in maniera prioritaria dallo Stato, lo prevede la Costituzione e credo che dovremmo davvero concentrare i nostri sforzi per fare funzionare meglio un’istituzione importantissima per il futuro dei nostri figli e del paese intero. La scuola privata va tutelata ma se servono maggiori finanziamenti non credo sia compito dello Stato fornirli, soprattutto quando si applicano tagli drastici alla scuola pubblica.”

Costituzione e Parlamento:

  • Riforme: “Credo che i politici debbano osservare scrupolosamente i principi della Costituzione, prima di pensare a modificarli.”
  • Federalismo: “L’Unione Europea molti anni fa ha inventato la “sussidiarietà”, cioè quel principio per cui più i luoghi decisionali sono vicini ai cittadini, meglio vengono prese le decisioni e meglio funzionano le istituzioni. Ne sono fermamente convinto, e penso che il decentramento dei poteri possa dare all’Italia qualità ed equità.”
  • Forma di governo: “Credo nel ruolo importantissimo del Parlamento, in quanto luogo in cui trova rappresentanza la volontà popolare. Oggi Berlusconi ha esautorato di fatto questo ruolo: assistiamo ad una modifica materiale della Costituzione e viviamo in una repubblica presidenziale de facto. Il credo invece che il Parlamento dovrebbe recuperare un ruolo centrale, in un sano equilibrio tra efficacia, esigenze di governabilità e confronto tra i poteri.”
  • Conflitto d’interessi: “obbligare i proprietari di ingenti patrimoni, specie se titolari di concessioni pubbliche, a cedere le loro partecipazioni a un blind trust prima di candidarsi a incarichi di governo. Anche qui tutti sono d’accordo ma nessuno lo fa. Guardo con favore alla proposta elaborata da Veltroni: mi chiedo però perché arrivi con quindici anni di ritardo, e mentre siamo all’opposizione.
  • Riforma parlamento: “Tutti si dicono d’accordo nel superare il bicameralismo perfetto, riformare i regolamenti parlamentari, ridurre il numero di deputati e senatori. Io aggiungo: definiamo uno stipendio base per gli eletti e poi fissiamo dei premi di produttività sulla base del lavoro svolto, disegni di legge presentati, presenza in aula e commissione, interventi, interrogazioni”.
  • Legge elettorale: “Considerata la reazione a catena che ha innescato nella chiusura delle istituzioni, nell’annullamento della rappresentanza e nel peggioramento della qualità della classe dirigente, penso che il “Porcellum” sia finora il peggior lascito dell’era berlusconiana. Non va modificato: va cancellato. In attesa che ci sia la maggioranza per farlo, impegniamoci a comporre le nostre liste elettorali con le primarie: saranno i cittadini a decidere chi mandare in Parlamento. E niente candidature multiple: gli elettori non vanno presi in giro.”

Sul perché si dovrebbe votarlo: “Stimo Franceschini e Bersani e penso che abbiamo buone idee in comune su come cambiare il Paese. Non sono mai mancate le buone idee, bensì la capacità e la credibilità per metterle in pratica. Franceschini e Bersani sono espressione di una classe dirigente che ha avuto la sua occasione e l’ha sprecata, basti pensare al conflitto d’interessi: dal 1996 sono stati al governo per un totale di sette anni e il problema non è stato affrontato, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti… Oggi non serve una persona nuova: serve una politica nuova e un nuovo metodo di concepire la politica. Sono convinto di poter rappresentare le persone che hanno la stessa convinzione. Persone che possono cambiare meccanismi sbagliati perché ne sono estranei e possono dare all’Italia il partito riformista che non ha mai avuto.”

Quello che segue è invece un articolo scritto direttamente da Marino – che compare qui e che sarà pubblicato la prossima settimana su L’Espresso edizione cartacea – sul problema dello spreco del denaro pubblico nel servizio sanitario.

Punto critico

Quanto spreca quel Servizio

DI IGNAZIO MARINO
Nonostante i tagli, il costo per le consulenze del Servìzio sanitario nazionale aumenta ed è arrivato, nel 2007, a 340 milioni di euro, pari quasi allo 0,5 per cento della spesa sanitaria. Rispetto all’anno precedente si è registrato un aumento del 27,67 per cento secondo i dati della relazione al Parlamento del ministro Brunetta: nel 2006 sono stati 244 gli enti pubblici a dichiarare incarichi a collaboratori esterni mentre nel 2007 il numero è salito a 272. La maggiore trasparenza potrebbe spiegare il perché dell’aumento della spesa. La relazione mette in luce anche una forte differenza a livello regionale: la Lombardia è la regione che fa maggiore ricorso alle consulenze esterne (nel 2007 gli incarichi sono stati 6.264 con oltre 60 milioni di euro destinati ai compensi) seguita da Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Toscana. Ma se i numeri sono utili per comprendere il fenomeno dal punto di vista quantitativo tuttavia non bastano per esprimere un giudizio sulla qualità dei servizi prestati allo Stato dai collaboratori esterni. Non appare sempre chiaro il tipo di consulenza: quali compiti sono stati affidati? Indispensabili? In provincia di Bolzano, per esempio, tra i 1500 consulenti della ASL, sono calcolati anche i contratti a medici e infermieri per coprire i posti vacanti in pianta organica, data l’assenza di personale sanitario sul mercato del lavoro in quella zona. Ma scorrendo le liste si trova un incarico per l’analisi delle problematiche connesse alla medicina di genere, un altro per l’elaborazione di un progetto sull’integrazione della medicina occidentale con quella orientale, con particolare riferimento alla medicina tradizionale cinese e all’ayurveda. Sono due esempi scelti a caso; ma, se vi è il sospetto di consulenze facili e non tutte utili, come si fa a scoprirlo? La Corte dei Conti segnala che spesso le consulenze risultano per incarichi che sulla carta sono già assegnati al personale dell’amministrazione, ovvero a persone già pagate per svolgere quelle funzioni. E così il servizio sanitario rischia di pagare due volte lo stesso lavoro. Il ruolo della magistratura contabile si ferma alla segnalazione: se ha un sospetto non può indagare. Questo spetta al magistrato nel momento in cui riceve un’informazione. Nel complesso, però, il meccanismo di controllo sull’allegro sistema delle consulenze è talmente contorto che rende difficili le verifiche. Forse sarebbe più opportuno affidare direttamente alla Corte dei Conti la possibilità di indagare, o quantomeno segnalare le anomalie alla Procura, una volta rilevate delle spese sospette.

Marino: alleanza con IDV non si tocca. La RAI? Cambio di governance. Il DDL di Furio Colombo.

Di seguito la trascrizione dell’intervista comparsa oggi su Il Riformista versione cartacea – testo a firma di Alessandro Calvi, in cui il Senatore Marino esprime molto chiaramente alcuni punti fermi della mozione terza:

  1. l’alleanza con Di Pietro non si discute;
  2. serve chiarezza e decisione;
  3. conflitto d’interessi da rivolvere in primis, anche con il cambio di governance della RAI.

Segue un’altra intervista al Sen. Furio Colombo, primo firmatario di un DDL sul conflitto d’interesse. Il testo da lui presentato, come già riportato ampiamente in un altro post su Yes, political!, prevede che le posizioni di conflitto di interesse non siano valutate dall’autority, bensì siano dichiarate per legge incompatibili con le cariche di governo e quindi siano sanzionate attraverso l’autorità giudiziaria.
Questa l’intervista a Marino:
TERZO UOMO. PARLA IGNAZIO MARINO: «GLI ALTRI DUE CANDIDATI SI OCCUPANO SOLO DI RAPPORTI TRA I CAPI PARTITO»
«Bersani e Franceschini d’accordo per oscurarmi Di Pietro? Non si discute»

Il senatore chirurgo in lizza per la leadership democratica al congresso di ottobre difende l’alleanza con l’ex pm e accusa i concorrenti di “censurarlo”: «Se la vogliono giocare tra loro che appartengono all’apparato».

di Alessandro Calvi

«Prendiamo la Rai. Cosa vogliono fare Franceschini e Bersani? Fare il congresso per poi nominare i direttori di RaiTre e Tg3 oppure dire che è ora che le regole cambino?». Risponde facendo domande, Ignazio Marino. E sono domande rivolte ai due competitors per la segreteria del Pd. Dice di volerli stanare, il senatore-chirurgo, perché, «servono dei sì-sì e dei no-no», mentre il dibattito congressuale è tutto ripiegato «sui rapporti tra i capi-partito». E se anche la questione alleanze è importante – e per ora, dice Marino, quella con Antonio Di Pietro «non è neppure da mettere in discussione» – non si può discutere soltanto di questo. «Ci sono tanti italiani che non si riconoscono nella politica di questo governo -dice – ma non sanno cosa vuole il Pd. E ora che Bersani e Franceschini lo dicano chiaramente. Ma non possono farlo».

Senatore, la Serracchiani dice no a Tinto Brass che l’avrebbe vista bene in un suo film. È agosto ma se si cerca traccia del dibattito nel Pd ci si imbatte quasi solo in notizie come questa. Cosa accade nel Pd?
Giorni fa a Milano un autista con contratto a tempo determinato mi raccontava che presto andrà in pensione e che rinuncerebbe a una parte della sua pensione se potesse vedere i suoi due figli sistemati con un contratto non da sottoprecari. Ecco, in questo c’è un’analisi politica molto più profonda di quanto i leader del mio stesso partito sembrino ora in condizione di fare.

E come si è arrivati a questo punto?
Dal Lingotto in poi ci si è preoccupati quasi soltanto degli equilibri interni, delle correnti, dei rapporti tra i capi del partito. La prova è anche nella opposizione debole che stiamo facendo invece di interpretare il pensiero del nostro elettorato. Così si crea un danno a una forza che potrebbe essere una grande forza di sinistra e di modernizzazione.

Si riferisce anche alle polemiche sulle alleanze?
Il dibattito è ridotto a ipotesi su cosa farebbero Bersani e Franceschini se nel 2013 fossero al governo. Ecco, se a chi si confronta tutti i giorni con i problemi del salario diciamo che il problema è dove starà Di Pietro tra 5 anni, è già tanto se non ci prendono a schiaffoni.

Già, ma secondo lei dove dovrebbe essere Di Pietro, allora? E l’Udc?
Mi permetto di insistere: siamo nel 2009 non nel 2013. Ora il principale alleato del Pd è l’Idv. Ed è un alleato che non è nemmeno da mettere in discussione. Invece, ora dovremmo pensare soprattutto a fare una opposizione che sia il più rigorosa possibile. E chiaro che dobbiamo pensare in termini di bipolarismo e non di bipartitismo e che le alleanze saranno costruite sulla base dei programmi che presenteremo prima delle elezioni. Ho l’ambizione di poter presentare prima anche la squadra di governo in modo che gli elettori sappiano che votandoci eleggerebbero anche una determinata squadra.

Prima però c’è da vincere la corsa per la guida del partito. Secondo i sondaggi lei è terzo e staccato. Pentito di essersi candidato?
Niente affatto. Trovo anzi ulteriori ragioni per la mia candidatura. Su alcuni giornali, ad esempio, quando si parla delle candidature il mio nome non viene neppure citato. A pensar male, si potrebbe ritenere che Franceschini e Bersani siano preoccupati perché, essendo in tre, nessuno alla fine potrebbe raggiungere il 51%, e che si siano accordati con quei giornali per far scendere una sorta di cappa sul mio nome in modo da stopparmi e giocarsela tra di loro che appartengono all’apparato. Ecco, non vorrei che questo pensiero alla fine prendesse piede. D’altra parte, anche il ragionamento di quei dirigenti che hanno detto no alla estensione del tesseramento al 31 luglio non mi ha convinto. Sembra quasi che ci sia chi preferisce un partito più piccolo, più legato agli apparati e meno al voto popolare. Io penso invece che si dovrebbe cercare di elevare il dibattito, parlando di cose concrete, riempiendo di contenuti la speranza delle persone nel futuro. E questo lo si può fare soltanto col partito di una sola corrente, quella dei circoli, la vera rivoluzione dolce che il Pd può fare.

Lei parla di identità, di chiarezza. Sinora però il Pd non ha brillato. Basti pensare al testamento biologico.
Chi guida il partito è in una situazione in cui è impossibile dire dei sì e dei no chiari e dare una identità al partito. Come può Franceschini conciliare le posizioni della Binetti e della Serracchiani? E come fa Bersani a mettersi d’accordo con Letta che era pronto a votare il decreto del governo su Eluana Englaro e la Bindi che legittimamente ha sostenuto che la drammatica vicenda Welby è stato un caso di eutanasia? Come possono avere una posizione chiara su questi temi o altri come le coppie di fatto? Non possono. Eppure, i cittadini hanno diritto di sapere cosa propone il Pd. Noi siamo stati molto chiari su questo e su molto altro: il lavoro, il merito, la formazione continua, l’importanza degli investimenti in ricerca sviluppo e innovazione. Lo siamo stati anche sul conflitto di interessi e l’informazione. Ho già chiesto cosa intende fare il partito, ho proposto che sia cambiata la governance dell’azienda e che vi sia un amministratore delegato nominato da almeno due terzi del CDA in modo che non possa essere l’espressione esclusiva di chi governa il paese. Non ho ancora avuto risposte.

Già, e infatti il sospetto di qualcuno è che il congresso del Pd servirà, alla fine, anche a capire chi saranno i direttori di RaiTre e Tg3, oltre al segretario del partito.
E per questo dovremmo essere chiari, dire che ci sottraiamo alla lottizzazione, che abbandoniamo velleità sparatorie. Sono d’accordo Franceschini e Bersani? O vogliono fare il congresso e poi nominare i direttori? Per ora non rispondono.

Il partito, per la verità, rivendica un diversità su questo punto.
Ma è tutta da dimostrare. Chi lo dice era già ministro nel 1996. E non mi sembra che da allora qualcuno abbia risolto il conflitto di interessi.

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    • Abbiamo rivolto queste domande all’onorevole Furio Colombo autore di un testo di legge, proprio, sul conflitto di interessi.
    • ha depositato alla Camera dei Deputati la legge sul conflitto di interessi, la stessa che aveva presentato alla Camera nella XIII legislatura (1996) e che poi aveva riproposto in Senato non appena eletto nel 2006
    • Quali sono i principi cardine della sua proposta legge?
      E una legge molto semplice. Risponde a tre domande. Chi è incompatibile con la responsabilità diretta del potere? Chi lo diventa se si violano alcuni limiti e alcune condizioni? Quali incompatibilità non si possono cancellare?
    • In cosa si distingue il suo testo di legge rispetto gli altri testi presentati in questo periodo?
      Direi che le differenze principali sono due: la prima riguarda un diverso ammontare-limite della ricchezza. Nel mio testo è fissato a 10 milioni di euro. Importo che personalmente ritengo già elevato. La seconda differenza riguarda, invece, l’identificazione di chi è chiamato a dirimere il caso di conflitto di interessi. Ecco, io ritengo che non debba essere un organo di controllo speciale quanto piuttosto la normale autorità giudiziaria
    • Fino a che punto secondo Lei gli italiani hanno consapevolezza della gravità del conflitto di interessi? Soprattutto cosa rischia il nostro Paese?
    • La mia sensazione è che il controllo dei media che dura ormai da 15 anni abbia accresciuto, nella gran parte degli spettatori e dei lettori dei giornali nazionali, la consapevolezza che sia meglio non occuparsi del conflitto di interessi. L’altra cosa che hanno imparato gli italiani è che è meglio così.
    • Veniamo da anni di trasmissioni tipo “Porta a Porta” durante le quali direttori di testata si comportano come scolari davanti al “preside” Silvio Berlusconi. Le domande, nel caso vengano poste, vengono rivolte una sola volta e non più riprese. Anche il pubblico, fatto di persone intelligenti, capisce che è meglio stare alla larga.
    • Sul conflitto di interessi non ritiene sia meglio arrivare quanto prima ad una sola proposta di tutta l’opposizione?
      Sarebbe bello ma è chiaro che questa è un’ idea che dovrebbe venire dai più influenti. Nel senso che io ho presentato per primo e da solo la mia proposta. L’ho fatto consegnandola alle pagine dell’Unità on line. Successivamente è stata presentata la proposta sottoscritta da Veltroni. Io sarei felice di confrontarmi ma è chiaro che all’interno di un partito dovrebbero essere coloro che contano di più a proporre di lavorare in modo unitario per combattere insieme questa battaglia.
    • E’ perché, secondo Lei, le autorità di controllo e anti-trust tacciono?
      La risposta a questa domanda è contenuta nel testo della mia proposta di legge. Ovvero nel fatto che non si debba ricorrere ad un’autority per dirimere un caso di incompatibilità bensì alla magistratura ordinaria. Nel corso di questi 15 anni nessuna autorità garante ha potuto reagire a ciò che stava accadendo. E’ chiaro dunque che le autorità possono essere messe sotto intimidazione dagli enormi poteri finanziari ed economici. Altrimenti sarebbero intervenute e non avrebbero continuato a tacere.
    • La capacità intimidatoria ma anche di premiare hanno permesso a Silvio Berlusconi di governare la tv di Stato in tutti questi anni anche quando non era al governo. Nessuno ha rimosso o toccato le sue persone mentre al contrario lui ha potuto rimuovere e toccare tutte le persone che ha voluto. E lo sta facendo anche in questo momento mentre noi parliamo…

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Libertà d’informazione: dire no alla lottizzazione.

Ignazio Marino oggi su La Stampa torna sul tema della libertà d’informazione e del conflitto d’interesse: mette in evidenza la scomparsa dei fatti, sostituiti da una meta realtà frutto dell’opera narrativa dei media posti sotto controllo. L’obiettivo è il controllo, non già dei corpi, bensì del pensiero. Fomentare la paura per non essere vittime della paura.

L’azione del PD, secondo Marino, deve essere chiara, sibillina: auto-estromettersi dalla corsa all’oro, sottrarsi al mercimonio delle poltrone RAI, impegnarsi per mettere fuori legge chi ricade in conflitto d’interesse con una normativa che non lasci spazio a interpretazioni di qualsivoglia Authority.

Si esprime inoltre in maniera critica sul tema del Partito del Sud, e in fatto di RU486 ribadisce l’esigenza che la politica non occupi gli spazi della sfera della scelta individuale fatta secondo coscienza.

  • L’intervista a Marino su La Stampa.

    • Per essere credibili bisogna restare fuori dalla spartizione
    • Berlusconi confonde servizio pubblico con tv di Stato. Il servizio pubblico non può essere un mezzo di propaganda del governo, chiunque sia al governo
    • Ignazio Marino, senatore e candidato alla segreteria del Pd, chiede a Franceschini e Bersani un passo indietro nella lottizzazione della Rai, e di fare della libertà d’informazione un tema centrale del congresso, «una manifestazione da sola non basta»
    • L’informazione è cruciale in una democrazia, i diritti sono oltre ogni criterio di opportunità. Il Pd deve avere questo coraggio
    • Il coraggio che non ha mai avuto, se Veltroni deposita oggi un disegno di legge sul conflitto d’interessi, tema mai risolto dal centrosinistra quando era maggioranza.
      «Il centrosinistra non l’ha affrontato negli anni in cui era al governo, quando sia Franceschini che Bersani ricoprivano ruoli di rilievo, ed è importante che oggi Franceschini riconosca l’errore. Bene sarebbe guardare non solo al conflitto d’interessi di 10 anni ma anche a quello del futuro: in Italia può accadere ad Internet e alla banda larga quello che accade oggi in Rai. Perché la non ancora legge Alfano sulle intercettazioni mette ai blog le regole che riguardano l’informazione, e perché il digitale terrestre già dal 2012 libererà frequenze che passeranno probabilmente alla banda larga. Non si diffonderà democrazia, ma ulteriori bavagli. E l’unica strada per essere efficaci e credibili è proprio fare un passo indietro in Rai».
      • mentre la proposta veltroni sottoporrebbe i casi di conflitto di interesse all’AGCOM, l’autority per le garanzie nel settore delle comunicazioni, che è di nomina governativa! – post by cubicamente
    • In questo Paese controllare i media è diventato sinonimo di successo politico. Il capo del governo è il primo editore del Paese, e il controllo sull’informazione per la destra è una strategia. Mi ricordo gli anni della guerra in Iraq quando, attraverso la Fox, Bush orientava la pubblica opinione. Io stavo all’università di Jefferson e lì vicino, nel Delaware, c’era una base militare nella quale mettevano tutte le bare dei soldati caduti, quelle bare che in tv non si erano mai viste.
    • Finché una donna soldato di quella base non le fotografò, e quelle foto non dilagarono su Internet. Fino a quel momento i morti americani in Iraq non esistevano, perché nessuno poteva vederne le bare. Ecco cosa può accadere quando si manipolano i media, ed ecco perché il servizio pubblico non può essere al servizio del governo, chiunque sia al governo.
    • Berlusconi ha paura della libertà e degli effetti della propria politica. Come Bush con i soldati morti, ha paura degli 8 milioni di italiani in povertà, della caduta di 6 punti di Pil, dei disoccupati. Credo sia strategico che il tema dell’informazione sia centrale nel congresso del Pd, perché è centrale per la democrazia italiana
      • è il tema della realtà sostituita dalla non-realtà, dalla non fattualità, della fine dei fatti e dell’iimpossibilità di scrivere la Storia, che sia una e non molteplice – tema più volte richiamato anche qui su Yes, Political! – leggasi “Il Grande Ossimoro”, in Pensiero Divergente. – post by cubicamente
    • dobbiamo avere la forza di non stare al gioco solo per poter nominare i direttori dei tg, di dire con chiarezza che l’obiettivo è la democrazia nell’informazione. Per la Rai vanno cambiate le regole. Deve tornare ad essere un’azienda regolata dal codice civile, con un amministratore delegato e un cda nominato da una fondazione, com’è per la Bbc in Inghilterra
    • Cosa pensa del dibattito interno al Pdl? Il partito del Sud?
      «Hanno tolto i fondi al Sud per poter finanziare il taglio dell’Ici, e un milione di cittadini del Mezzogiorno ogni anno va a farsi curare negli ospedali del Nord. Secondo lei quei cittadini dallo Stato si aspettano il Ponte sullo Stretto?».
    • L’attacco alla RU486 nasconde un attacco alla legge sull’aborto?
      «La politica non dovrebbe entrare nel rapporto tra medico e paziente. Di fronte a una donna che arriva alla drammatica decisione dell’aborto, e che ha avuto magari precedenti complicanze da anestesia generale, un medico non deve spiegare che esistono alternative non chirurgiche? E questa è cosa che compete al Parlamento, o a quella donna e al suo medico?».

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RAIset, la trappola del DTT. Miopia tecnologica.

    • Viale Maz­zini non ha più rinnovato il contratto che le permet­teva di fornire alla tv satel­litare le sue reti generali­ste, più altri canali «ex­tra ». Per ora è ancora pos­sibile vedere Raiuno, Rai­due e Raitre ma da qual­che giorno molti program­mi sono criptati (la partita Inter-Lazio ma anche vec­chi telefilm): un preciso segnale (anzi, una man­canza di segnale) di sgar­bo, se non di provocazio­ne.
    • L’atteggiamento della Rai è di non facile lettura, e comunque non in linea con la nozione di Servizio pubblico (SP)
      • di facile lettura, se si considera il management cooptato da Mediaset – post by cubicamente
    • Il SP, in quanto retto da un canone, dovrebbe fare in modo che i suoi servizi siano totalmente pubblici (parliamo delle reti gene­raliste), e cioè visti dal più alto numero di persone, indipendentemente dalle piattaforme di trasmissio­ne, considerate «tecnolo­gicamente neutrali».
    • In nessun altro Paese le politiche dei public service broadca­sting hanno condotto alla ritirata da una piattafor­ma distributiva. Talmente un unicum che il governo italiano ha già pronta una legge che servirà a giustifi­care il divorzio.
      • Quindi, se c’è bisogno di un intervento normativo significa che la posizione RAI vs SKY è fuori delle regole: significa che c’è spazio per un’azione legale a livello europeo, spazio per un esposto alla Commissione Europea. Significa che RAI è assoggettata a un interesse particolare. – post by cubicamente
    • Questo contrasto pren­de le mosse dalla più gran­de rivoluzione tecnologi­ca della tv: il passaggio «forzato» dall’analogico al digitale.
    • nell’enfasi che ha accompagnato il pro­cesso di digitalizzazione della tv in Italia, si è spes­so sottolineata l’inevitabi­lità, quasi la naturalità del­le scelte intraprese, che so­no, al contrario, solo deci­sioni politiche
    • Digitale si­gnifica pure satellite o ca­vo o IPTV. Rai e Mediaset hanno scelto il digitale ter­restre (DTT) anche perché erano proprietarie della re­te distributiva (optare per il satellite, che è una tec­nologia più avanzata, si­gnificava dismettere i pro­pri trasmettitori e «gioca­re » in campo avverso).
      • Il DTT è una tecnologia superata; SKY è una piattaforma superiore, che potrà eventualmente integrarsi a internet, cosa che il DTT non può fare. RAIset è chiusa in un vicolo cieco tecnologico per ragioni di "padronanza". Mediaset costringe RAI alla obsolescenza e quindi alla decadenza. – post by cubicamente
    • Il DTT rappresenterà quindi in Italia lo snodo di accesso universale, quello che po­tremmo definire «il minimo comune deno­minatore » per guardare la tv.
    • L’impressione è che la Rai non attui una politica a favore della propria audience (a coltivare la qualità della propria audience, come imporrebbe un altro dogma del SP), quanto piuttosto a favore di quello che un tempo era il suo unico competitor, Media­set.
    • l potenziamento del DTT con soldi pubblici ha favorito non solo la Rai, o la nascita del consorzio TivùSat, la nuova piattaforma che diffonderà via satellite, ma con un nuovo decoder, gli stessi pro­grammi trasmessi in digitale terrestre da Rai, Mediaset e La7, o il fatto che sia il SP a dover in qualche modo risarcire Europa 7 attraverso una cessione di sue frequenze (l’emittente di Francesco Di Stefano che nel 1999 aveva vinto la gara per una concessio­ne nazionale, ma non aveva trovato posto, già occupato da Retequattro).
      • Attenzione, qui Aldo Grasso non ricorda bene: Rete4 occupa illegalmente le frequenze giustamente vinte e assegnate a Europa7. Rete4 è tuttora una rete televisiva abusiva. Il ricorso al DTT serve a auto-condonare Rete4, oltreché a ottenere una posizione di dominanza sulla RAI. Ma questa scelta è stata fatta in un’ottica di short term, di visuale ristretta, ridotta. Il DTT non ha possibilità di sviluppo futuro. E’ una piattaforma statica. – post by cubicamente
    • conti­nua ad aleggiare il fantasma del conflitto di interessi. Inutile nascondersi che la vera battaglia sul futuro della tv in Italia è tra Berlusconi e Murdoch.
    • La Rai, invece di re­stare neutrale, sembra aver fatto la sua scelta di campo.
  • In questi ultimi tre anni, da quando Sky ha fatto del suo HD uno dei fiori all’occhiello dell’offerta, è stato proprio questo servizio il cavalli di battaglia fra le ragioni per cui preferire la pay tv di Murdoch alla più economica Mediaset Premium. L’Alta Definizione, alla quale sempre più italiani possono accedere (praticamente tutti i televisori LCD di ultima generazione hanno un ingresso HDMI), era esclusivo appannaggio di Sky Italia. Da agosto prossimo non sarà più così: anche Mediaset Premium lancia la sua offerta HD partendo, ovviamente, dallo sport con Premium Calcio HD.
    La rivoluzione, questo il paradosso, mostra tutte le limitazioni del DTT. Mediaset, con la capacità di trasmissione disponibile, potrà “permettersi” la trasmissione di uno, massimo due, canali in alta definizione per Multiplex. Quindi l’opzione HD sarà disponibile solo per le gare di “cartello”, quello cioè che si giocano al sabato e alla domenica sera senza la contemporaneità di altri match. In quel momento gli altri canali di Premium Calcio saranno spenti per permettere la trasmissione con lo standard della tv del futuro. Poca roba, ma finalmente qualcosa, in attesa che dal prossimo anno parte anche il primo canale cinema di Premium in HD.
    In poche settimane si porrà anche un problema non da poco conto per i tanti clienti Premium che aspettavano questa novità. Moltissimi, la gran parte, saranno costretti a dotarsi di un nuovo decoder o peggio ancora a doverne acquistare uno dovendo rinunciare alle potenzialità dei televisori LCD venduti fino ad oggi e che possiedono il modulo cam che consente la ricezione dei servizi pay del DTT.
    Per “proteggere” i contenuti non basterà più lo standard Common Interface, ma c’è bisogno di un upgrade al Common Interface +1. Pochissimi dei nuovi, ma già vecchi, decoder in vendita fino ad oggi supportano il CI+ quindi molti dovranno mettere nuovamente mano al portafoglio.
    Non è casuale il lancio del nuovo bollino “dorato” di DGTVi: solo gli apparecchi che saranno provvisti di questa certificazione potranno ricevere le trasmissioni HD di Mediaset Premium.
    • La piattaforma digitale più diffusa, come ampiamente prevedibile dato che va a sostituire direttamente la TV terrestre analogica, è il digitale terrestre. Il DTT è la televisione per come comunemente viene “recepita” dalla gente. Ha il pregio di garantire una certa semplicità d’installazione del decoder (o TV con ricevitore integrato) e beneficia del fatto che praticamente non c’è abitazione che non possieda un’ antenna per la ricezione dei segnali terrestri.
    • I suoi limiti sono soprattutto la copertura che, nonostante con lo switch-off ci si avvii a coprire in maniera omogenea l’Italia, resterà sempre un limite insuperabile in quelle zone orograficamente “difficili”. Oltre al limite dovuto alla limitata ristrettezza di banda disponibile (almeno fino a quando non si passerà al DVB-T2, uno standard ancora lontano dall’essere adottato a livello commerciale).
    • Problemi che invece non si pongono per il satellite, il quale ha dalla sua il vantaggio di consentire una copertura immediata e uniforme praticamente del 100% del territorio, con limiti più alti, parlando di banda disponibile per la distribuzione dei canali, rispetto al DTT.
    • Immediatamente dopo arriva l’IPTV, che, almeno in Italia, è la piattaforma più recente delle tre e che si pone come la più flessibile delle piattaforme digitali, poiché è l’unica ad offrire la possibilità del video on-demand e a consentire funzioni di piena interattività potendo contare su vero un canale di ritorno possibile grazie all’uso del protocollo IP per veicolare le trasmissioni.
    • l’IPTV soffre l’arretratezza nostrana per quanto riguarda la diffusione della banda larga e di diversi problemi di stabilità del segnale, legati, anche questi, ad un’ADSL non sempre all’altezza. Per non parlare di quello che indiscutibilmente è il limite maggiore alla sua diffusione: ovvero l’essere legata ad offerte che la prevedono esclusivamente come opzione a pagamento

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Join the dots. Unisci i puntini. L’età del piduismo compiuto.

L’età del piduismo compiuto, potrebbe così essere etichettata la fase odierna della politica italiana. Poiché attraverso il controllo dei media si riesce a spostare l’opinione pubblica e a cambiare gli esiti elettorali. Si riesce a narrare una realtà meta-reale, un surrogato della realtà, a veicolarla attraverso la televisione come un dato fattuale. Le non notizie prevalgono sulle notizie, i non fatti sui fatti veri. Così si riesce a fomentare la paura, perché la paura è il mezzo per la coercizione psichica.
L’articolo di Repubblica è qui affiancato da alcuni brani del testo conclusivo dei lavori della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2 presieduta da Tina Anselmi.

Il controllo dell’opinione pubblica è fatto oggi con mezzi e strumenti decisamente più fini dell’epoca del Corriere della Sera in mani piduiste. Si utilizzano tecniche comunicative all’avanguardia che vengono messe in pratica solo quando sussiste una convenienza politica. Il grafico sottostante mostra l’andamento delle notizie di reati con i verificarsi dei reati stessi:

criminalità e notizieDal secondo semestre 2006 al secondo 2007 – caduta governo Prodi – vi è un diluvio di notizie sui reati e la criminalità non giustificato da un aumento reale dei reati stessi. Finita la campagna elettorale, si assiste ad una progressiva discesa del numero di notizie di reati, solo con l’eccezione del 2° semestre 2008, fase della discussione del decreto sicurezza, approdato poi nel Febbraio 2009 alle Camere e poi approvato in terza lettura solo a Luglio 2009.

  • Nel contesto della nuova tattica adottata dalla Loggia P2 a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, un posto di rilievo occupa l’operazione di infiltrazione e di controllo del gruppo Rizzoli, emblematica delle modalità operative della loggia. […] la Loggia P2 intravede la possibilità di mettere in atto una operazione che la nuova situazione politica rendeva opportuna e che s’inquadra nelle previsioni del piano di rinascita democratica a proposito della stampa. E’ infatti disponibile una struttura da utilizzare per il “coordinamento di tutta la stampa provinciale e locale” … “in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del paese”[…]
  • Nello stesso tempo vengono effettuati interventi di sostegno o di acquisizione di numerose testate a carattere locale (Il Mattino, Sport Sud, Il Piccolo, L’Eco di Padova, Il Giornale di Sicilia, Alto Adige, L’Adige, Il Lavoro) nell’ambito di un processo di collegamento con il Corriere della Sera, teso a costituire un compatto mezzo di pressione, destinato a raggiungere il maggior numero di lettori ed influenzare così, in senso moderato e centrista, l’opinione pubblica. una linea di tendenza che si sviluppa con una pressione continua la quale, pur contrastata sempre dalla professionalità dei giornalisti, riesce spesso ad orientare alcuni servizi per dare spazio a persone di “area” o per lanciare oscuri messaggi o per evitare inchieste approfondite su alcune vicende, come risulterà evidente per i servizi concernenti i paesi sudamericani.
  • Traspare da queste parole una concezione di subalternità e di strumentalità della politica in genere che costituisce uno dei tanti motivi di riflessione che siamo venuti a sottolineare nel corso del nostro lavoro sulla reale portata del personaggio Gelli e sui possibili suoi punti di riferimento politico e strategico. Come si può constatare, la ricostruzione sinora condotta dei rapporti politici e dell’azione politica della Loggia P2 trova puntuale riscontro nei contenuti del piano di rinascita democratica e viene pertanto confermata sul versante ideologico oltre che su quello immediatamente operativo. A non dissimile conclusione infatti possiamo pervenire, rispetto a quanto prima enunciato, affermando che la vera filosofia di fondo, che permea le pagine di questo documento, è quella di un approccio ai problemi della società, finalizzato al controllo e non al governo dei processi politici e sociali. La denuncia inequivocabile di questa concezione politica, sottesa a tutto il documento, sta proprio nel ruolo subalterno che alle forze politiche viene assegnato nel contesto dei progetto sistematico racchiuso nel documento, che a sua volta collima con il miraggio dell’opzione tecnocratica intesa come alternativa a quella politica, secondo una indicazione ricorrente sin dal primo documento in nostro possesso.
  • La paura a telecomando – Politica – Repubblica.it
  • Ora che il decreto sulla sicurezza è entrato in vigore siamo sicuramente più sicuri. Le ronde sono state, finalmente, istituzionalizzate. La clandestinità è reato. Tuttavia, la sicurezza si è affermata anche senza decreti.
  • Lo confermano i dati del Ministero dell’Interno. Nel 2008 il numero dei reati è sceso di otto punti percentuali rispetto all’anno prima. La riduzione riguarda tutti i tipi di delitti. Dalle rapine agli scippi ai furti. Resta il problema della percezione, che tanto preoccupa il centrodestra.
  • Negli anni del governo guidato da Prodi, quando al Viminale c’era Amato, era legittimo avere paura. Anche se il calo dei reati è cominciato nella seconda metà del 2007. Ed è proseguito nel semestre successivo.
  • Andare troppo a fondo nell’analisi dell’evoluzione dei reati, però, potrebbe sollevare qualche dubbio. Sul fatto che la sicurezza in Italia costituisca un’emergenza. O almeno: un problema emergente. Nuovo. In fondo, risalendo al 1991, quasi vent’anni fa, si scopre che il peso dei reati è superiore a quello attuale: 4666 per 100mila abitanti, allora; 4520 oggi. In termini percentuali: lo 0,1 in più. Non molto, si dirà. Anche se, quando si tratta di reati, ogni frazione è rilevante.
  • la verità è che la variazione percentuale dei reati (negli ultimi dieci anni, almeno) ha un andamento ondivago. Ma segna una sostanziale continuità. Dal 4,2% sulla popolazione, nel 1999, si passa al 4,5% di oggi. Una variazione minima. Che, peraltro, conferma l’Italia come uno dei paesi più sicuri – o meno insicuri – d’Europa.
  • la sfera delle percezioni. A fine anni novanta l’Italia era attanagliata dall’angoscia. Poi, nella prima metà del nuovo millennio si è rassicurata. Per cadere preda del terrore nei due anni seguenti. Fino a intraprendere di nuovo una strada più sicura, a partire dall’autunno del 2008. Come ha mostrato il II Rapporto Demos-Unipolis, presentato lo scorso novembre.
  • In occasione delle elezioni del 2008, infatti, il 21% degli elettori aveva indicato nella “lotta alla criminalità” il tema più importante ai fini della scelta di voto. Ma alle elezioni europee del 2009 questa componente si riduce sensibilmente: 12%. (Indagini post-elettorali condotte da LaPolis, Università di Urbino)
  • l’aumento dei reati che, per quanto limitato, si verifica nel biennio 2004-2005, non accentua l’inquietudine sociale. Mentre negli anni seguenti la paura dilaga.
  • Un osservatore malizioso potrebbe, semmai, cogliere una costante politica, dietro ai mutamenti dell’opinione pubblica. Visto che, incidentalmente, l’insicurezza cresce quando governa il centrosinistra. E viceversa.
  • la relazione più significativa riguarda senza dubbio l’attenzione dedicata dai media. In particolare, dalla televisione.
  • Basta scorrere i dati del recentissimo report dell’Osservatorio di Pavia su “Sicurezza e media” (curato da Antonio Nizzoli) per rilevare la rapida eclissi (scomparsa?) della criminalità in tivù. Infatti, i telegiornali di prima serata delle 6 reti maggiori (Rai e Mediaset) dedicano agli episodi criminali ben 3500 servizi nel secondo semestre del 2007, poco più di 2500 nel secondo semestre del 2008 e meno di 2000 nel primo semestre di quest’anno.
  • se i fatti criminali sono calati di 8 punti percentuali in un anno, le notizie su di essi, nello stesso periodo, sono diminuite di 20
  • Ma di 50 (cioè: si dimezzano) se si confronta il secondo semestre del 2007 con il primo del 2009. Più che un calo: un crollo. In gran parte determinato da due fonti. Tg1 e Tg5, che da soli raccolgono e concentrano oltre il 60% del pubblico.
  • è nel Tg5 che il calo di attenzione in tal senso assume proporzioni spettacolari. Il numero di servizi dedicato a episodi criminali, infatti, era di 900 nel secondo semestre del 2007. Nel primo semestre del 2009 scende a 400.
  • Insomma, la criminalità si riduce un po’ nella percezione sociale e sensibilmente nell’opinione pubblica. Ma nella piattaforma televisiva unica di Raiset – o Mediarai – quasi svanisce. E chi non si rassegna (come Canale 3 – pardon: Tg3) viene redarguito apertamente dal premier.
  • Se – come ha recitato tempo addietro – l’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura. E la paura erompe soprattutto dalla televisione. In questo paese dove il confine tra realtà reale e mediale è sempre più sottile. Allora il premier non ha nulla da temere.
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Conflitto d’interessi. La bozza Veltroni-Zaccaria.

Ecco la bozza Velroni sul conflitto d’interesse e le perplessità che si porta dietro. Tentativo di confronto con la bozza Colombo.

Presentata una proposta di legge sul conflitto di interessi | Roberto Zaccaria.

a) La nozione di conflitto di interessi. Situazioni di conflitto di interessi sussistono in tutti i casi in cui il titolare di una carica di Governo è titolare di un interesse economico privato tale da condizionare, o anche da poter apparire condizionare, l’esercizio delle sue funzioni pubbliche.

# questo punto è critico: quando un interesse economico privato è tale da poter condizionare o apparire come condizionante? Si introduce l’elemento valutativo: ciò presuppone l’esistenza di una Autorità e quindi un certo numero di nominati a rivestire l’Autorità.Ci sarà qualcuno che effettuerà le nomine, ovviamente sarà un’altra Autorità, magari politica, direttamente o indirettamente. Il modello quindi permette l’influenzabilità del giudizio circa la capacità di condizionare di cui sopra.

Bozza Colombo: Art. 2 – Agli effetti della presente legge sono incompatibili con cariche di governo i titolari di attività imprenditoriali, finanziarie, industriali o commerciali di qualunque impresa che abbia, rapporti di concessione con pubbliche amministrazioni, nonché di qualunque tipo di impresa che dipenda, per il suo funzionamento, da autorizzazione o sorveglianza o approvazione o controllo di organi dello Stato.

La bozza Colombo è più chiara: non prevede alcuna Autorità. Al posto dell’Autorità, un meccanismo: l’incompatibilità per legge. Non c’è un giudizio, il meccanismo è avalutativo. Pertanto non può essere influenzato e se violato prevede sanzioni (civili o penali che siano).

c) Le misure ex ante. La proposta di legge prevede che i titolari di cariche di Governo, entro 20 giorni dall’assunzione della carica, rendano all’Autorità per la concorrenza dichiarazioni circa le cariche di cui sono titolari e la consistenza del proprio patrimonio. L’Autorità accerta l’eventuale sussistenza di situazioni di incompatibilità entro trenta giorni dal ricevimento di tali dichiarazioni.

# quindi l’Autorità – vale a dire l’AGCOM – decide sulla base delle dichiarazioni dell’interessato. E decide entro trenta giorni. Bozza Colombo: l’incompatibilità è immediatamente effettiva.

Ove accerti la sussistenza di situazioni di incompatibilità, l’Autorità per la concorrenza invita l’interessato a comunicare, entro i trenta giorni successivi, l’opzione tra il mantenimento della carica di Governo e il mantenimento della posizione incompatibile. Nel caso di mancato esercizio dell’opzione si intende che l’interessato abbia optato per la posizione incompatibile e pertanto decade dalla carica stessa. Se il titolare della carica di governo intende rimuovere una situazione patrimoniale di incompatibilità, ha a disposizione un termine di ulteriori trenta giorni per conferire un mandato irrevocabile di vendita della quota eccedente, secondo modalità e termini compatibili con quanto previsto nella proposta di legge stessa.

# nel caso peculiare del Presidente del Consiglio, mi chiedo se un Presidente della Repubblica possa accettare la proposta di un candidato che sia interessato dal conflitto d’interessi: cioè, una volta in vigore l’incompatibilità, è chiaro che il Presidente della Repubblica debba sondare anzitempo la sua volontà a regolare il conflitto, altrimenti il candidato non è nemmeno proponibile. Così per i Ministri. Perché deve esserci un’Autorità che provvede a questo esame? C’è un’incompatibilità, bene, o il candidato regola il proprio conflitto o non è un candidato. Punto. La coalizione parlamentare proporrà un altro nominativo. Non c’è bisogno di un’Autorità. E poi, quale Autorità? L’AGCOM?

L’Agcom non fa eccezione, infatti i suoi otto commissari sono eletti per metà dalla Camera dei deputati e per metà dal Senato della Repubblica, e il presidente è proposto direttamente dal Presidente del Consiglio (come stabilito dalla Legge Maccanico). Dopo tali scelte, le investiture definitive vengono date dal Presidente della Repubblica.
Per questo motivo, una parte autorevole della dottrina ha qualificato l’Agcom come una autorità
semi-indipendente.1 Infatti, una autorità amministrativa indipendente è tale se non è subordinata gerarchicamente né politicamente ai Ministeri.

fonte WIKIPEDIA

L?AGCOM è semi-governativa. Quale indipendenza nel valutare allora i conflitti d’interesse del Presidente del Consiglio, per esempio, se il suo presidente è da esso stesso nominato? Non si capisce.

Quella che segue è la bozza Veltroni-Zaccaria. Leggete e commentate.

PROPOSTA DI LEGGE

d’iniziativa dei deputati Veltroni, Zaccaria, Donadi, Tabacci, Leoluca Orlando, Giulietti ed altri

Norme per la prevenzione delle situazioni di conflitto di interesse dei titolari di cariche di Governo e per l’accesso alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza

Onorevoli colleghi! – La presente proposta di legge nasce dall’intento di disciplinare la materia del conflitto di interessi dei titolari di cariche di Governo superando i profondi deficit strutturali dell’attuale disciplina normativa contenuta nella legge 20 luglio 2004, n. 215 (c.d. legge Frattini), come risulta con evidenza dal parere espresso dalla “Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto” (c.d. “Commissione di Venezia”) nel giugno 2005 (parere n. 309/2004 «sulla compatibilità delle leggi italiane “Gasparri” e “Frattini” con gli standard del Consiglio d’Europa in materia di libertà di espressione e del pluralismo dei media»).

In particolare, gli strumenti previsti dalla c.d. legge Frattini appaiono, infatti, del tutto inidonei al fine di risolvere il problema del conflitto di interessi.

Innanzitutto, al fine di prevenire l’insorgenza di situazioni di conflitto di interesse (misure ex ante), essa prevede che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, una volta accertate le situazioni di incompatibilità dei titolari di cariche di Governo, si limiti a “promuovere” le misure necessarie a rimuovere l’incompatibilità (art. 6).

In secondo luogo, pur prevedendo ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera c), l’incompatibilità tra cariche di Governo e compiti di gestione in società aventi fini di lucro o in attività di rilievo imprenditoriale, la legge nulla prevede con riguardo alla c.d. mera proprietà di un’impresa, di azioni o di quote di una società.

In terzo luogo, gli unici poteri di cui l’Autorità garante appare investita sono quelli di riferire al Parlamento degli accertamenti effettuati (art. 6, comma 9), rimettendo così al circuito fiduciario Parlamento – Governo l’adozione di ogni eventuale misura per assicurare l’effettiva prevenzione o risoluzione di situazioni di conflitto di interessi.

Peraltro una sommaria analisi delle soluzioni al problema del conflitto di interessi adottate negli ordinamenti di altri Stati di democrazia consolidata consente di comprendere la necessità di intervenire sulla situazione italiana.

Nei paesi anglosassoni, quali Stati Uniti d’America e Regno Unito, esistono soluzioni avanzate sotto il profilo normativo (si pensi all’istituto del blind trust ovvero alla creazione di fondi di finanziamento) nonché una concezione della separazione tra sfera pubblica e privata fortemente radicata nella morale comune (si pensi che la disciplina britannica è contenuta nel Ministerial Code, fonte non legislativa, bensì di carattere deontologico e autoregolamentare).

Anche nei paesi europei, più vicini alla nostra tradizione, si è intervenuti in materia: si pensi, tra tutti, alla Spagna che, con la Ley 5/2006, ha disciplinato in modo molto dettagliato le attività incompatibili. In quella legge la gestione del conflitto è però affidata al Parlamento. In Italia è invece indispensabile l’intervento di un soggetto terzo!

Nella scorsa legislatura fu presentata il 7 luglio 2006 una proposta di legge a prima firma dell’on. Franceschini (atto Camera n. 1318 della XV legislatura) che prevedeva importanti correttivi al sistema della legge n. 215 del 2004. L’iter parlamentare condusse la I Commissione affari costituzionali della Camera all’approvazione l’11 maggio 2007 di un testo base, il cui relatore fu l’on. Violante. Tale testo è sostanzialmente confluito nella proposta di legge Bressa ed altri (atto Camera n. 442 della XVI legislatura) presentata il 29 aprile 2008 all’avvio dell’attuale legislatura.

La presente proposta di legge si ispira all’impianto complessivo del testo approvato dalla I Commissione affari costituzionali della Camera l’11 maggio 2007. Tuttavia attraverso di essa si intende apportare ad esso alcuni correttivi, introducendo un sistema più snello e, per certi versi, più efficace al fine di prevenire e risolvere situazioni di conflitto di interesse.

Questo l’impianto della presente proposta.

Vengono innanzitutto chiariti la nozione di conflitto di interessi e l’ambito soggettivo di applicazione della legge (Capo I).

Situazioni di conflitto di interessi sussistono in tutti i casi in cui il titolare di una carica di Governo è titolare di un interesse economico privato tale da condizionare, o da poter apparire condizionare, l’esercizio delle sue funzioni pubbliche (art. 1).

L’ambito soggettivo di applicazione della legge è rappresentato dai titolari di cariche di Governo, ovvero il Presidente del Consiglio dei ministri, i Vice Presidenti del Consiglio dei ministri, i Ministri, i Vice – Ministri, i Sottosegretari di Stato e i commissari straordinari del Governo (art. 2).

Gli istituti previsti dalla legge sono di due tipi: le misure ex ante, ovvero gli istituti apprestati al fine di prevenire le situazioni di conflitto di interesse dei titolari di cariche di Governo (Capo II) e le misure ex post, ovvero gli istituti idonei a sanzionare i casi in cui si registri la violazione delle disposizioni di prevenzione, integrandosi una situazione di conflitto di interessi (Capo III).

Il sistema delle misure ex ante ruota intorno all’istituto dell’incompatibilità (art. 4) e dell’obbligo di astensione (art. 6); il sistema delle misure ex post intorno all’istituto della diffida (art. 7) e delle sanzioni in caso di violazione di obblighi (articoli 8, 9 e 10).

La presente proposta di legge, rifacendosi anche ai precedenti in materia, disciplina altresì il caso speculare a quello del conflitto d’interessi, e cioè l’ipotesi in cui non sia il titolare di una carica di Governo ad agevolare particolari imprese per interesse personale, ma siano determinate imprese, operanti nel settore delle comunicazioni, ad agevolare chi si candida a ricoprire cariche pubbliche, potenzialmente di Governo. Specifiche misure sono infatti previste al fine di regolamentare la campagna elettorale, al fine di assicurare condizioni di uguaglianza tra i capi delle coalizioni o delle liste di cui all’articolo 14-bis, comma 3, del d.p.r. 30 marzo 1957, n. 361 nell’accesso ai programmi delle reti televisive nazionali pubbliche e private ed a quelli radiofonici del servizio pubblico (Capo IV).

I soggetti chiamati al controllo ed all’eventuale applicazione delle sanzioni sono individuati nell’Autorità garante della concorrenza e del mercato e, per quanto riguarda le pari opportunità tra i capi delle coalizioni durante le campagne elettorali di cui al Capo IV, nell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Entrando ora nel merito delle misure apprestate dalla proposta di legge occorre distinguere tra gli istituti volti alla prevenzione delle situazioni di conflitto di interesse dagli istituti volti alla risoluzione di situazioni insorte.

Quanto alle misure ex ante, la proposta di legge prevede che i titolari di cariche di Governo, entro 20 giorni dall’assunzione della carica, rendano all’Autorità dichiarazioni circa le cariche di cui sono titolari e la consistenza del proprio patrimonio (art. 3).

Sono quindi elencate le situazioni di incompatibilità rispetto alle cariche di Governo (art. 4): titolarità di cariche, svolgimento di impieghi, esercizio di attività professionali (lettere a, b, c, d, e); proprietà di un patrimonio superiore a 30 milioni di euro la cui natura configura ipotesi di conflitto di interessi (lettera f); proprietà, collegamento o controllo di un’impresa che svolga la propria attività sulla base di qualunque titolo abilitativo rilasciato dallo Stato (lettera g); possesso di partecipazioni rilevanti in settori strategici (lettera h).

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato accerta le situazioni di incompatibilità entro trenta giorni dal ricevimento delle dichiarazioni di cui all’articolo 3 ed invita l’interessato a comunicare, entro i trenta giorni successivi, l’opzione tra il mantenimento della carica di Governo e il mantenimento della posizione incompatibile (art. 5, comma 1). Nel caso di mancato esercizio dell’opzione si intende che l’interessato abbia optato per la posizione incompatibile e pertanto decade dalla carica stessa (art. 5, comma 5).

La proposta di legge prevede inoltre che il titolare di cariche di Governo, che, in ogni caso, si venga a trovare in situazione di conflitto di interessi ai sensi dell’art. 1, ha l’obbligo di astenersi dalla partecipazione a qualunque decisione che possa specificamente incidere sulla situazione patrimoniale propria o del coniuge non legalmente separato, o di altri soggetti a loro legati da rapporti di interesse, recando ad essi un vantaggio economico rilevante e differenziato rispetto a quello della generalità dei destinatari del provvedimento (art. 6, comma 1).

E’ comunque prevista la possibilità che il titolare di una carica di Governo possa investire l’Autorità garante della concorrenza e del mercato della questione (art. 6, comma 2).

L’Autorità stabilisce linee guida sui casi di possibile astensione oltre a pronunciarsi in concreto nei casi sottopostigli dal titolare di cariche di governo (art. 6, comma 3). Essa deve pronunciarsi entro i cinque giorni successivi al ricevimento della richiesta, trascorsi i quali l’interessato può ritenersi esente da ogni obbligo di astensione (art. 6, comma 4).

Quanto alle misure ex post è prevista la diffida all’impresa facente capo al titolare di cariche di Governo la quale ponga in essere comportamenti diretti a trarre vantaggio da atti adottati in conflitto di interessi (art. 7).

Sono infine previste sanzioni in caso di violazione dell’obbligo di dichiarazione di cui all’art. 3 (art. 8), dell’obbligo di astensione di cui agli art. 5, comma 3, e 6, commi 1 e 4 (art. 9) ed in caso di inottemperanza alla diffida (art. 10).

L’art. 11 introduce il principio delle pari opportunità tra i capi delle coalizioni nell’accesso ai mezzi televisivi e a quelli radiofonici del servizio pubblico nel periodo della campagna elettorale, in attuazione con quanto disposto dall’art. 51 della Costituzione. La ragione di tale disciplina discende dal fatto che particolari obblighi di imparzialità gravano sul servizio pubblico radiotelevisivo e che esiste ancora un grado di concentrazione elevato nel settore televisivo a livello nazionale.

Nell’ordinamento statunitense, ad esempio, sussiste l’istituto dell’equal time, inizialmente disciplinato nel Radio Act del 1927, successivamente sostituito dal Communications Act del 1934 ed oggi codificato nel Titolo 47, capitolo 5, sottocapitolo II, parte I, sezione 315 dello U.S. Code.

Ai sensi di tale istituto «if any licensee shall permit any person who is legally qualified candidate for any public office to use a broadcasting station, he shall afford equal opportunites to all other such candidates for that office in the use of such broadcasting station».

La disciplina contenuta nell’art. 11 della presente proposta di legge si affianca a quella generale sulla par condicio ed all’istituto del sostegno privilegiato disciplinato nell’art. 7 della legge n. 215 del 2004. E’ auspicabile che si apra in tal modo un capitolo collegato alla revisione della legge sulla par condicio per renderla meno ampia quanto a portata soggettiva, ma più incisiva in concreto per rispetto di vere e proprie condizioni di uguaglianza tra le diverse forze politiche ed i loro capi (art. 51 Cost).

PROPOSTA DI LEGGE

Capo I

PRINCÌPI GENERALI

Art. 1.

(Nozione).

1. I titolari di cariche pubbliche, nell’esercizio delle loro funzioni, sono tenuti ad operare esclusivamente per la cura degli interessi pubblici a loro affidati.

2. Ai fini della presente legge, sussiste conflitto di interessi in tutti i casi in cui il titolare di una carica di Governo è titolare di un interesse economico privato tale da poter condizionare, o da poter apparire condizionare, l’esercizio delle sue funzioni pubbliche.

3. Sussiste altresì conflitto di interessi in tutti i casi in cui il titolare di una carica di Governo è preposto, in qualità di rappresentante, amministratore, curatore, gestore, procuratore, consulente, o in altra posizione analoga, comunque denominata, alla cura di un interesse economico privato tale da poter condizionare, o da poter apparire condizionare, l’esercizio delle sue funzioni pubbliche.

4. Sussiste infine conflitto di interessi in tutti i casi in cui il coniuge non legalmente separato o i parenti o affini entro il secondo grado del titolare di una carica di Governo, o la persona con lui stabilmente convivente non a scopo di lavoro domestico, siano titolari di interessi economici privati, o siano preposti, in qualità di rappresentante, amministratore, curatore, gestore, procuratore, consulente, o in altra posizione analoga, comunque denominata, alla cura interessi economici privati, che possano condizionarlo, o apparire condizionarlo, nell’esercizio delle sue funzioni.

Art. 2

(Ambito soggettivo di applicazione).

1. Agli effetti della presente legge, per titolari di cariche di Governo si intendono il Presidente del Consiglio dei ministri, i Vice Presidenti del Consiglio dei ministri, i Ministri, i Vice Ministri, i Sottosegretari di Stato e i commissari straordinari del Governo di cui all’articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400.

2. Le Regioni e le Provincie autonome, sulla base dei principi contenuti nella presente legge, possono disciplinare la stessa materia al rispettivo livello istituzionale.

Capo II

PREVENZIONE DELLE SITUAZIONI DI CONFLITTO DI INTERESSI

Art. 3.

(Dichiarazioni preventive).

1. Entro venti giorni dall’assunzione di una delle cariche di cui all’articolo 2, comma 1, il titolare della stessa dichiara all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, di seguito denominata “Autorità”:

a) le cariche e gli uffici pubblici ricoperti;

b) i propri impieghi pubblici o privati;

c) l’ iscrizione in albi professionali;

d) le cariche di presidente, amministratore, liquidatore, sindaco o membro del consiglio di gestione o di sorveglianza, nonché analoghe cariche comunque denominate, ricoperte in imprese o società pubbliche o private, in fondazioni e in enti di diritto pubblico, anche economici.

2. Nella dichiarazione si devono indicare le posizioni di cui al comma precedente in atto al momento dell’assunzione della carica di Governo e quelle cessate nei dodici mesi precedenti.

3. Entro lo stesso termine di cui al comma precedente il titolare della carica di Governo è tenuto altresì a dichiarare all’Autorità:

a) i diritti reali su beni immobili o mobili iscritti in pubblici registri di valore superiore a 50.000 euro;

b) la titolarità di imprese individuali;

c) le quote di partecipazione in società;

d) le partecipazioni in associazioni o società di professionisti;

e) gli strumenti finanziari di cui all’articolo 1, comma 2, del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni;

f) ogni contratto o accordo comunque stipulato con terzi, al fine di assumere, intraprendere o proseguire, dopo la cessazione dell’incarico pubblico, un impiego o attività di qualunque natura.

4. Alla dichiarazione indicata nel comma 2 è allegata una copia dell’ultima dichiarazione dei redditi soggetti all’imposta sui redditi delle persone fisiche, nonché un elenco dei beni mobili iscritti in pubblici registri o immobili di valore superiore a 50.000 euro che il titolare della carica dichiara essere destinati alla fruizione propria o del coniuge, dei parenti e degli affini entro il secondo grado, nonché delle persone con lui stabilmente conviventi non a scopo di lavoro domestico.

5. Entro venti giorni dalla scadenza del termine utile per la presentazione della dichiarazione dei redditi soggetti all’imposta sui redditi delle persone fisiche, i titolari delle cariche di cui all’articolo 2, comma 1, sono tenuti a depositare presso l’Autorità una copia della dichiarazione stessa.

6. Ogni variazione degli elementi della dichiarazione di cui al comma 3 dovrà essere comunicata, attraverso apposita dichiarazione integrativa, dal titolare di una delle cariche di cui all’articolo 2, comma 1, all’Autorità entro venti giorni dalla sua realizzazione.

7. Le dichiarazioni di cui ai commi 2, 3 e 4 devono essere presentate all’Autorità, entro i medesimi termini, anche dal coniuge, da parenti e affini entro il secondo grado del titolare della carica di Governo e dalle persone con lui stabilmente conviventi non a scopo di lavoro domestico.

8. L’Autorità può compiere accertamenti sulla veridicità e sulla completezza delle dichiarazioni ed acquisire d’ufficio tutti gli elementi giudicati utili alla conoscenza degli interessi economici e patrimoniali dei soggetti di cui al’articolo 2, comma 1, avvalendosi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, di un apposito nucleo del Corpo della guardia di finanza e della collaborazione di amministrazioni ed enti pubblici.

Art. 4

(Incompatibilità assoluta).

1.Le cariche di cui all’articolo 2, comma 1, sono incompatibili con:

a) qualunque carica o ufficio pubblico non ricoperto in ragione della funzione svolta. È ammesso soltanto il cumulo tra il mandato parlamentare e l’esercizio di una funzione di Governo;

b) qualunque impiego pubblico o privato;

c) l’esercizio di attività professionali, o di lavoro autonomo, anche in forma associata o societaria, di consulenza e arbitrali, anche se non retribuite;

d) l’esercizio di attività imprenditoriali, anche per interposta persona o attraverso società fiduciarie, salvo il caso di piccoli imprenditori a norma dell’articolo 2083 del codice civile;

e) le cariche di presidente, amministratore, liquidatore, sindaco o membro del consiglio di gestione o di sorveglianza, nonché analoghe cariche comunque denominate, in imprese o società pubbliche o private, in fondazioni o in enti di diritto pubblico, anche economici;

f) la proprietà di un patrimonio di valore superiore a 30 milioni di euro in beni, ad esclusione dei contratti concernenti titoli di Stato, la cui natura, anche avuto riguardo alla concentrazione nel medesimo settore di mercato, configura l’ipotesi di conflitto d’interessi di cui all’articolo 1 della presente legge;

g) la proprietà, il collegamento o il controllo diretto o indiretto di un’impresa che svolga la propria attività sulla base di qualunque titolo abilitativo rilasciato dallo Stato, salvo il caso di piccoli imprenditori a norma dell’articolo 2083 del codice civile;

h) il possesso, anche per interposta persona o tramite società fiduciarie, di partecipazioni rilevanti, ancorché inferiori alla soglia di cui alla lett. f), nei settori della difesa, della sanità, dei trasporti, delle infrastrutture essenziali, dell’energia, del credito, delle opere pubbliche di preminente interesse nazionale, delle comunicazioni di ambito nazionale, dei servizi pubblici erogati in concessione o autorizzazione, nonché in imprese operanti nel settore pubblicitario.

2. Ai fini del primo comma lett. g) si intendono per rilevanti le partecipazioni di controllo o che partecipino al controllo, ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile e dell’articolo 7 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, nonché le partecipazioni superiori al 4,99 per cento del capitale sociale nel caso di società quotate in mercati regolamentati e del 20 per cento negli altri casi. Sono altresì rilevanti gli accordi contrattuali ovvero i vincoli statutari che consentano di esercitare il controllo o la direzione e il coordinamento anche di enti non societari.

Art. 5

(Invito ad optare e decadenza dalla carica in caso di mancata opzione)

1. L’Autorità accerta, d’ufficio, anche tramite proprie verifiche, entro trenta giorni dal ricevimento delle dichiarazioni di cui all’articolo 3, le situazioni di incompatibilità di cui all’articolo 4 e ne dà comunicazione all’interessato, invitandolo a comunicare, entro i trenta giorni successivi, l’opzione tra il mantenimento della carica di Governo e il mantenimento della posizione incompatibile.

2. Se il titolare di una carica di Governo intenda rimuovere una situazione patrimoniale di incompatibilità di cui alle lett. f), g), h) dell’art. 4, comma 1, della presente legge ha a disposizione un termine di ulteriori trenta giorni per conferire un mandato irrevocabile di vendita della quota eccedente, secondo modalità e termini compatibili con quanto previsto nella presente legge. Fino a quando la vendita non sia conclusa permane la situazione di conflitto. Se la vendita non viene conclusa entro il termine di sei mesi il titolare della carica di governo decade dalla carica stessa.

3. A decorrere dalla data dell’invito, e fino all’esercizio dell’opzione, il titolare della carica di Governo che si trovi in una delle situazioni di incompatibilità di cui all’articolo 4 è obbligato ad astenersi.

4. Della comunicazione e dell’invito a optare tra la carica di Presidente o Vicepresidente del Consiglio dei ministri o di Ministro e quella incompatibile vengono informati dall’Autorità il Presidente della Repubblica, i Presidenti delle Camere e il Presidente del Consiglio dei ministri. Per le altre cariche indicate nell’articolo 2, comma 1, vengono informati dall’Autorità i Presidenti delle Camere e il Presidente del Consiglio dei ministri. La comunicazione dell’invito a optare è pubblicata nella Gazzetta Ufficiale.

5. Nel caso di mancato esercizio dell’opzione di cui al comma 1 del presente articolo entro il termine prescritto si intende che l’interessato abbia optato per la posizione incompatibile con la carica di Governo e pertanto decade dalla carica stessa.

6. Nel caso di cui al comma 5, l’Autorità informa del mancato esercizio dell’opzione relativa alla carica di Presidente o Vicepresidente del Consiglio dei ministri o di Ministro il Presidente della Repubblica, i Presidenti delle Camere, il Presidente del Consiglio dei ministri e l’interessato. Per le altre cariche indicate nell’articolo 2, comma 1, vengono informati dall’Autorità i Presidenti delle Camere, il Presidente del Consiglio dei ministri e l’interessato. Del mancato esercizio dell’opzione è pubblicata notizia nella Gazzetta Ufficiale.

Art. 6

(Obbligo di astensione e sottoposizione della questione all’Autorità)

1. Al di fuori delle situazioni di incompatibilità assoluta di cui all’art. 4 della presente legge, il titolare di una carica di Governo di cui all’articolo 2, comma 1, che si trovi in situazione di conflitto di interessi ai sensi dell’art. 1 ha l’obbligo di astenersi dalla partecipazione a qualunque decisione che possa specificamente incidere sulla situazione patrimoniale propria o del coniuge non legalmente separato, o di altri soggetti a loro legati da rapporti di interesse, recando ad essi un vantaggio economico rilevante e differenziato rispetto a quello della generalità dei destinatari del provvedimento.

2. Quando il titolare di una delle cariche di Governo di cui all’articolo 2 dubiti della sussistenza dell’obbligo di astensione nel caso specifico ovvero ritenga comunque di poter essere in conflitto di interessi nell’adozione di una decisione o nella partecipazione a una deliberazione, è tenuto ad investire immediatamente della questione l’Autorità.

3. L’Autorità stabilisce linee guida relative all’obbligo di astensione nei limiti di cui al primo comma, stabilendo in dettaglio modalità, tempi e misure che assicurino in concreto la non interferenza della carica di governo in conflitto di interessi nelle decisioni di cui al comma 1, oltre a pronunciarsi in concreto nei casi di cui al comma precedente.

4. L’Autorità deve pronunciarsi, con propria deliberazione, entro i cinque giorni successivi al ricevimento della richiesta, trascorsi i quali l’interessato può ritenersi esente da ogni obbligo di astensione. In pendenza del termine per la decisione, colui che ha investito l’Autorità della questione è in ogni caso tenuto ad astenersi.

Capo III

REPRESSIONE DI SITUAZIONI DI CONFLITTO DI INTERESSI

Art. 7

(Diffida)

1. Al di fuori delle situazioni di incompatibilità assoluta di cui all’articolo 4 della presente legge, ove l’impresa facente capo al titolare di cariche di Governo, al coniuge o ai parenti entro il secondo grado, ovvero le imprese o società da essi controllate, secondo quanto previsto dall’articolo 7 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, pongano in essere comportamenti discrezionali diretti a trarre vantaggio da atti adottati in conflitto di interessi ai sensi dell’articolo 1, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, diffida l’impresa ad astenersi da qualsiasi comportamento diretto ad avvalersi dell’atto medesimo ovvero a porre in essere azioni idonee a far cessare la violazione o, se possibile, misure correttive.

Art. 8

(Sanzioni per violazioni dell’obbligo di dichiarazione).

1. In caso di accertato totale o parziale inadempimento, nei termini previsti, a ciascuno degli obblighi di dichiarazione imposti dall’articolo 3 al titolare della carica di Governo ed ai soggetti di cui all’articolo 3 comma 5 nonché in caso di presentazione di dichiarazioni risultate in tutto o in parte incomplete ovvero non veritiere, l’Autorità, applicando le norme contenute nel Capo I, sezione I e II, della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni, delibera, per gli inadempimenti relativi a ciascuna dichiarazione, una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 20.000 ad euro 100.000.

2. Di ogni caso di violazione, sotto qualsiasi forma, degli obblighi di dichiarazione di cui al presente articolo, il presidente dell’Autorità informa il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio dei ministri e i Presidenti delle Camere.

Art. 9

(Sanzioni per violazione dell’obbligo di astensione).

1. Se, in violazione dell’obbligo di astensione di cui agli articoli 5, comma 3, e 6, comma 1 e 4, il titolare di una delle cariche di cui all’articolo 2, comma 1, prende una decisione, adotta un atto, partecipa a una deliberazione o omette di adottare un atto dovuto, conseguendo per sé o per uno dei soggetti di cui all’art. 3, comma 5, un vantaggio economicamente rilevante e differenziato rispetto a quello conseguito dalla generalità dei destinatari, ovvero un vantaggio economicamente rilevante e incidente su una categoria ristretta di destinatari della quale il medesimo fa parte, l’Autorità, applicando le norme contenute nel Capo I, sezione I e II, della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni, delibera una sanzione amministrativa pecuniaria non inferiore al doppio e non superiore al quadruplo del vantaggio patrimoniale effettivamente conseguito.

Art. 10

(Sanzioni per inottemperanza alla diffida)

1. In caso di inottemperanza entro il termine assegnato alla diffida di cui all’art. 7, l’Autorità applicando le norme contenute nel Capo I, sezione I e II, della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni, delibera nei confronti dell’impresa una sanzione amministrativa pecuniaria non inferiore al doppio e non superiore al quadruplo del vantaggio patrimoniale effettivamente conseguito dall’impresa stessa.

Capo IV

DISPOSIZIONI PER L’ACCESSO ALLE CARICHE ELETTIVE IN CONDIZIONI DI UGUAGLIANZA

Art. 11

(Parità di accesso ai mezzi di comunicazione durante le campagne elettorali)

1. Durante il periodo della campagna elettorale, così come definito dalla legge 10 febbraio 2000, n. 28, e successive modificazioni i capi delle coalizioni o delle liste di cui all’articolo 14-bis, comma 3, del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni, devono accedere in condizioni di uguaglianza, ai sensi dell’art. 51 della Costituzione, ai contenuti informativi e ai programmi delle reti televisive nazionali pubbliche e private, in qualunque forma e tecnologia diffusi, e radiofonici del servizio pubblico. Le pari opportunità riguardano i tempi, la collocazione e il costo dell’utilizzazione del mezzo nel caso di programmi a pagamento. I responsabili delle imprese radiotelevisive indicate devono assicurare il rispetto del principio suddetto ed indicare immediatamente all’Autorità il valore dei costi sostenuti per i programmi a pagamento.

2. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni stabilisce con proprio regolamento da adottare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge le disposizioni di attuazione necessarie ad assicurare l’effettivo e puntuale rispetto dei principi indicati nella presente legge. A tale fine, adotta, in quanto compatibili, le procedure, e si avvale delle competenze e dei poteri ad essa attribuiti dal complesso delle disposizioni in materia di ordinamento delle comunicazioni ricadenti sotto la sua vigilanza.

3. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni effettua giornalmente il controllo sull’applicazione del principio di cui al primo comma e rende pubblici, entro la settimana successiva a quella della rilevazione, i dati progressivi relativi ai tempi, alle collocazioni e ai costi, attraverso una comunicazione chiara e tempestiva sul proprio sito e al termine della campagna elettorale trasmette l’importo complessivo dei costi all’autorità competente.

4. In caso di accertamento di comportamenti posti in essere in violazione delle disposizioni di cui al primo comma, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni diffida immediatamente e non oltre le ventiquattro ore, l’impresa a desistere dal comportamento contestato e ad adottare, entro il termine di quarantotto ore, o entro il termine di conclusione delle campagna elettorale, ove questo sia più breve, le necessarie misure correttive e di ripristino della parità violata. In caso di inottemperanza l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni delibera, nei confronti dell’impresa che ha commesso la violazione le sanzioni previste dall’art. 1, comma 31, della legge 31 luglio 1997, n. 249, e successive modificazioni.

5. Le sanzioni pecuniarie di cui al comma 4 sono aumentate sino a quattro volte nel minimo e nel massimo, in relazione al numero, alla gravità ed alla durata delle violazioni commesse, e fatto comunque salvo l’obbligo di ripristino della par condicio violata, sono adottate comunque, in considerazione della gravità dell’infrazione commessa, sanzioni pecuniarie nei confronti delle imprese da euro 100.000 ad euro 1.000.000. In caso di violazioni ripetute oltre alla seconda volta degli ordini o diffide dell’Autorità, è disposta la sospensione del titolo abilitativo per un periodo di quindici giorni.

6. Resta comunque in vigore l’art.7 della legge 215 del 2004 in materia di sostegno privilegiato.

Capo V

DISPOSIZIONI FINALI

Art. 12

(Abrogazioni).

1. Sono abrogati:

a) la legge 20 luglio 2004, n. 215, ad esclusione degli articoli 7 e 9, limitatamente alla disciplina del contingente di personale attribuito all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ivi compreso il personale comandato, al cui onere finanziario si provvede sulla base delle risorse acquisite ai sensi dell’articolo 10, comma 7-bis, della legge 10 ottobre 1990, n. 287;

b) il numero 2 dell’articolo 1 della legge 5 luglio 1982, n. 441.

Art. 13

(Entrata in vigore).

1. La presente legge entra in vigore decorsi sessanta dalla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Conflitto d’interesse e nomine Rai. Le nuove tecnologie. La fine dell’Assolutismo.

I dinosauri degli apparati televisivi, le poltrone delle direzioni dei tg, roba d’antiquario. L’estinzione incombe. La tecnologia e internet come la carta stampata e i libri nel Settecento. La fine dell’Assolutismo delle nomine Rai.
A margine la dichiarazione di oggi di Marino sulle scelte al ribasso del PD sulle nomine. il rifiuto dei compromessi.

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    • Per una curiosa nemesi, l’ascesa e la caduta del prestigio di Berlusconi coincidono esattamente con la parabola delle tecnologie sociali che gli hanno regalato il potere.
    • L’uomo che ha conquistato l’Italia grazie alle antenne televisive, oggi è messo alla berlina dalle antenne dei telefonini che permettono di registrare le conversazioni.
    • I profitti della pubblicità concentrati nel duopolio Publitalia – Sipra sono sempre più erosi dalla pubblicità diffusa della rete, dove anche i piccoli blog reclamano i loro micropagamenti grazie ai servizi diffusi di advertising come Google Adsense.
    • L’immagine di uomo forte costruita grazie al bombardamento televisivo a senso unico sta sbiadendo di fronte alla comunicazione bidirezionale che al di là di ogni colore politico sta trasformando le reti sociali di Internet in un potentissimo strumento di informazione e di relazione.
    • Un impero televisivo costruito con l’avvio simultaneo di registrazioni su videocassetta che aggiravano i divieti di trasmettere a livello nazionale, oggi è minacciato dalle microregistrazioni individuali che rendono sempre più difficile mantenere segreto, nascosto e sconosciuto ciò che il Re Sole poteva permettersi di dire e fare
    • non ci fanno paura le nubi all’orizzonte che fanno presagire una dura battaglia per il controllo della Tv Digitale a pagamento tra Sky e l’alleanza Telecom-Mediaset-Rai
    • questa lotta appare come quella di due dinosauri che si contendono una preda (l’audience della televisione tradizionale e generalista) senza accorgersi dell’arrivo del meteorite che li porterà all’estinzione nello spazio di un mattino
    • E questa rivoluzione dei costumi innescata dalle tecnologie non colpisce solo il re, ma anche tutti i dignitari che vivono all’ombra della reggia
    • In campagna elettorale Berlusconi si descriveva come "un anziano signore che ancora scrive a penna tutti i suoi interventi
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    • E’ inutile far finta di non sapere che anche le ultimissime nomine Rai stavano nelle discussioni di Palazzo Grazioli.
    • il prendere forma, in modi sempre più evidenti, di un polo Raiset nel quale l’elemento dominante è costituito dalle proprietà del premier
    • quello che serve ora è godere della fiducia dei pasdaran della parte più estrema del partito del conflitto di interessi
    • non pochi esponenti del centro destra, e non di secondo piano, nei corridoi della Camera parlavano e parlano, a mezzabocca, delle nomine Rai come di un completo trionfo del partito Mediaset
    • Quello che è accaduto va letto contestulamente alla nomina della piattaforma unica con l’obiettivo di attrarre strutturalmente la Rai nell’orbita di Mediaset in una guerra contro Sky divenuto elemento ostile perchè danneggia il patrimonio del Presidente in carica
    • quelli che si definiscono "liberali" non possono stare a guardare quando si profilano nuove pericolose forme di concentrazione
    • Per il futuro sarà bene non cadere nella trappola di fermarsi a difendere solo e soltanto le "isole" di Raitre e del Tg3 perchè questi signori useranno il lanciafiamme per azzerare non solo Raitre e il Tg3 ma anche l’esperienza di Rainews24, Rai International e anche le ultime diversità sopravvissute nelle altre reti e testate
    • punteranno a mettere le mani in maniera definitiva sui new media, sulla Sipra, sul marketing strategico, sulla fiction e sul cinema, affinchè tutti i centri di comando e di spesa siano unificati in pochissime mani
    • Non si illudano le opposizioni. In questo quadro ci potrà essere anche qualcuno che vota centro sinistra ma sempre e solo se sarà un esponente gradito al premier editore.
    • tutto ciò che sta avvenendo ricorda singolarmente un certo Piano di Rinascita Democratica che si poneva come obiettivo la dissoluzione della Rai e la realizzazione di un’unica centralizzata agenzia dell’informazione
  • Il senatore ha infine criticato la scelta del partito di trovare accordi nella gestione della RAI: “il Pd non può fare questo gioco solo perché alla fine gli danno un direttore di rete”

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