Marino a colpi di bisturi. Anche Il Sole 24 Ore riconosce la sua vittoria nel confronto.

Ancora oggi l’onda lunga del confronto fra i tre candidati alla segreteria del PD che corre sottotraccia alle altre notizie: Marino ribadisce che la laicità è un metodo da praticare non solo a parole, riferendosi esplicitamente alla mozione Franceschini e alla sua improvvisa conversione, che occorre fare un secondo incontro a tre – non nella versione delle interviste separate, ma uno scontro puro, leale, faccia a faccia sugli argomenti. “Da oggi è evidente che è una corsa a tre”, titola un lancio di agenzia che racconta di un Marino alla carica anche verso Repubblica, ancor ieri prudentemente ancorata al concetto del duello fra i due principali candidati solo ora appena infastiditi dal cosiddetto terzo incomodo.E’ dura a morire questa impostazione giornalistica che ha messo fin dall’inizio il senatore in disparte, collocato in una zona d’ombra dalla quale ha fatto emersione nel tempo stesso del palesarsi delle contraddizioni del PD e del suo segretario. Ora il voto dei non iscritti è fondamentale, deciderà il match, e Franceschini arranca su per la salita.

Paola Concia in una intervista a il Corsera ha detto che la Binetti non deve essere cacciata, è il PD che deve dire con chiarezza quali sono i suoi valori fondanti e identitari, e solo allora la Binetti chiederà a se stessa se è il caso di rimanere in un partito che non la contempla nel quadro dei riferimenti valoriali. E poi ha attaccato Franceschini, definendolo Sor Tentenna, rivelando di aver meglio lavorato sui temi dell’omosessualità e dell’omofobia con Gianfranco Fini che con lui. E’ evidente che Franceschini non abbia mai espresso una posizione chiara in merito e anche qualora lo facesse, sarebbe solamente guidato da un principio di opportunità politica e non già da precise ed esplicite convinzioni. Franceschini non crede a nulla, se non alla legge della convenienza.

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    • ”Per ‘La Repubblica’ il confronto si e’ concluso alla pari? Non male per chi fino a poco tempo fa veniva considerato come uno sconosciuto o quasi”. Per il Comitato nazionale a sostegno della candidatura di Ignazio Marino per la segreteria del Pd , le considerazioni da fare al termine del confronto con Pierluigi Bersani e Dario Franceschini svoltosi oggi all’Acquario di Roma, debbono essere improntate all’ottimismo.
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    • “Sarebbe un’esagerazione fare 25 confronti come Obama e Hillary ma un altro sarebbe giusto farlo. Poi dobbiamo sapere che dal 26 ottobre dobbiamo essere tutti uniti”. Lo dichiara Ignazio Marino a margine del faccia a faccia televisivo su YouDem Tv tra i tre candidati alla segreteria del Pd, da poco terminato all’Acquario romano di piazza Fanti.
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    • “Nel Pd i problemi sono grossi, ci sono molti sostenitori di Franceschini che voterebbero come la Binetti sul testamento biologico. Devo fare i nomi: Fioroni, Bianchi, Bosone…E’ facile dire laicita’ e riempirsi la bocca a parole. Bisogna praticare la laicita’”. Lo ha detto Ignazio Marino nel faccia a faccia tra aspiranti segretari del Pd.
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    • In America o in qualunque paese europeo la notizia del dibattito tra i 3 candidati alla segreteria del più grande partito di opposizione avrebbe aperto i giornali.
    • invece, da noi, il confronto corre solo sul web ed è già un miracolo che sia stato fatto
    • Curioso, un partito che ha sempre chiesto a gran voce un confronto pubblico in tv con Berlusconi oggi si mostra reticente nell’offrire ai suoi stessi elettori un vero dibattito democratico
    • Il giudizio dei presenti a sentire il dibattito dal vivo a Roma è che Ignazio Marino sia andato molto bene, molto meglio degli altri 2. Oggi sui giornali questo commento a caldo, condiviso da quasi tutti i presenti ieri, si legge meno ma emerge comunque (Goffredo De Marchis su Repubblica, Zoro su Il riformista).
    • Il chirurgo, invece, ha dato il meglio di sè, soddisfatto di esserci per la prima volta. Marino si è seduto al centro del tavolo e si è divertito. Ha gestito bene i temi. Ad ogni domanda lo stesso schema che funziona: dati, visione del mondo, proposta concreta. Chiaro e puntuale.

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Confronto PD: Marino convince, siti web travolti.

Anche se non l’ho visto – il confronto è andato in onda alle ore 15.00, orario fatto apposta affinché non lo guardasse nessuno – vi racconto il racconto del confronto fra Marino, Bersani, Franceschini.
Franceschini a me pare sia stato quello che ha patito maggiormente gli argomenti di Marino, la sua dialettica al cherosene, il rigore delle posizioni, l’assenza di ambiguità propria che mette in luce l’ambiguità degli altri. Bersani pare anzi voler accogliere con benevolenza alcune delle argomentazioni di Marino, specie le idee in fatto di approccio economico e cambio di paradigma (dal combustibile fossile all’energia pulita), mentre è ben più rigido in fatto di diritti civili e temi etici, direi all’antica. Bersani ha recitato la solita omelia, convicendo forse solo quando espone la sua ricetta di politica economica e di gestione della crisi.
Invece Marino ha gioco facile in fatto di sanità, diritti civili, immigrazione, conflitto d’interesse e alleanze. Aspetti cruciali su cui il senatore mostra d’essere una spanna sopra gli altri, preparato e agguerrito. Di fatto a Franceschini non restava che buttarla in rissa, cosa che peraltro ha cercato di fare ribattendo con frasi piccate quali: “La proposta di Marino, datata 5 ottobre. Dice che le primarie vanno rispettate” (provocatorio sul lodo Scalfari); “Il tuo modello è mandare fuori dal partito tutti quelli che votano come te?” (polemico sulla questione correnti e caso Binetti); “Prova a mettere in campo le tue idee senza dirle da un piedistallo” (in ritardo e sbilanciato sulla questione economia verde e nucleare non gli resta che sbottare così); “Se vuoi fare il segretario comincia a usare il noi e non il voi, io in parlamento dal ’96 al 2001 non c’ero ma mi assumo la responsabilità per il fatto che noi non abbiamo fatto la legge sul conflitto d’interesse” (indignato sull’attacco di Marino per la mancata legge sul conflitto d’interesse). In sostanza, Franceschini ha nuovamente mostrato che, quando è messo in difficoltà, si inacidisce e alza il tono della voce, aumentando negli altri la sensazione di vederlo messo alle corde e a corto di argomenti.
Poi c’è la questione della reazione del web, già pro-Marino nei risultati dei volumi di ricerca dell’undici di Ottobre, giorno della Convenzione. Pare che sul sito de L’Espresso, alla domanda “chi vi ha convinto di più?”, vi sia stato un plebiscito in favore del senatore.

Questo l’aggiornamento dell’indice dei volumi di ricerca che mostra per Marino un nuovo picco:

ignazio marino dario franceschini pierluigi bersani


  • Abbiamo vinto il confronto! – Ignazio Marino
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    • Marino: “Le cose che non funzionano si possono cambiare, con il voto di tanti italiani possiamo costruire un partito laico, unito, che decide, capace di allontanare questa destra sciatta, illusionista, che non ha il senso del governo. Andiamo in milioni a votare, stupiamo l’Italia”.
    • Marino, parco con le cravatte, oggi ne sfoggia una molto fantasiosa. Rappresenta la favola di Esopo della lepre e della tartaruga. Lui – confessa – si sente la tartaruga: “Che è quella che alla fine vince”
    • Si comincia con una domanda sulla sanità. Tocca a Marino rispondere. Va all’attacco: “La politica deve uscire dal controllo della sanità pubblica. Deve smettere di nominare i primari. Le persone devono sapere che il primario non è quello che è più amico del segretario di partito ma il più bravo”.
    • Bersani parla più generalmente della necessità di “un rinnovamento a partire dal Mezzogiorno ma non solo”
    • Franceschini ripete le stesse parole di Marino: Ma per non esser generici spiega la sua proposta: “Gli assessori regionali non devono nominare i direttori delle Asl che poi nominano i primari, si può fare per legge o con un atto unilaterale nelle regioni in cui governiamo, come propongo io”
    • La seconda domanda è sulle primarie e le regole che le governano. Bersani ammette: “Qualche barocchismo c’è”. E però: “Le regole ci sono, ma poi c’è anche la politica”
    • Franceschini ripropone nettamente il lodo Scalfari: “Chi il 25 ottobre prende un voto più degli altri dovrà diventare segretario, questo è il modo di riconoscere il ruolo dei nostri elettori”. “Su questo mi aspetto risposte chiare”. E tira fuori la prima carta: “La proposta di Marino, datata 5 ottobre”. Dice che le primarie vanno rispettate
    • Marino spiega che prima ancora c’è un principio basilare: “Le regole vanno rispettate”. “Così mi hanno risposto quando ho proposta di allungare di dieci giorno il tesseramento”
    • Terza domanda: caso Binetti, bocciatura della legge contro l’omofobia. “Imparare a far convivere le diversità, rispettarle, ma fare una sintesi”, scandisce Franeschini
    • “Qui si trattava di una norma sacrosanta, la lotta a ogni discriminazione”. Marino risponde spiegando a Franceschini che la Binetti non è il solo caso. E cita Dorina Bianchi, d’accordo con la destra nel chiedere una indagine del senato sulla Ru486. Ricetta: “Quelli che non si sentono laici dentro il cuore, a questo giro perché non li lasciamo a casa”
    • Bersani la vede così: “Non lo ordina il dottore di fare il parlamentare, se sei lì non puoi ragionare solo con la tua coscienza ma devi accettare una disciplina, vale il vincolo di maggioranza salvo deroghe che devono essere stabilite da un organo statutario”
    • Sulla quarta domanda Marino strappa l’applauso. Si parla di diritti civili. Marino espone la sua posizione, ben nota: civil partnership, adozioni ai single. E poi il testamento biologico, battaglia di cui rivendica la partenità. Ma aggiunge anche una novità: “Sono aperto anche sulla liberalizzazione delle droghe leggere”
    • Franceschini prende le distanze. E spiega che i bambini hanno diritto a una “famiglia naturale”.
    • “La sintesi si crea attraverso la laicità, non dicendo io ho ragione tu hai torto”, lo interrompe Marino
    • Quinta domanda: università, ricerca, scuola. “Fermate i carri un attimo, discutiamo per un impegno parlamentare assistito dalle migliori intelligenze che abbiamo in questo paese per una riforma formativa del nostro sistema”, dice Bersani
    • Marino su questi argomenti gioca in casa. Ricorda che da presidente della commissione Sanità del Senato aveva affidato i finanziamenti per i giovani ricercatori a una commissione di cinque ricercatori italiani e cinque stranieri: “La Gelmini ha cancellando tutto, consegnando la scelta ai burocrati del ministero”
    • mette al centro la questione del merito: “Valutazione dei prof in base al merito e quelli che non vogliono, mandiamoli in pensione e sostituiamoli con giovani che accettano di essere valutati”, scandisce
    • “La cultura del merito porta alla libertà individuale”. Merito sì
    • Però Franceschini mette l’accento su un’altra parola: uguaglianza. “Il figlio dell’operaio e quello del notaio devono avere le stesse opportunità”
    • La sesta domanda è una di quelle che divide: Berlusconi, la crisi istituzionale
    • “Del ritornello del dialogo non ne posso più, c’è il parlamento”, attacca subito Franceschini: “Non c’è spazio per dialogo con chi calpesta le regole
    • “Mii metterò di traverso a pacche sulle spalle sorrisi e inciuci che dodici anni fa hanno impedito di fare la legge sul conflitto di interesse”, dice tra gli applausi.
    • “Questa legislatura la abbiamo iniziata chiacchierando con Berlusconi”, fa notare Bersani, che contrappone il dialogo al “mutismo sui problemi sociali” e sulla necessità di dare al paese una giustizia efficiente.
    • Marino bacchetta tutti e due: “Voi facevate parte della maggioranza di governo dal ’96 al 2001, io ero negli Usa”. Quanto a Berlusconi: “Non si chiedono le dimissioni in seguito a una decisione della Consulta, ma èuò restare a fare il presidente del Consiglio quando mostra tale disprezzo per la Corte e per il presidente della Repubblica, è lui che si mette fuori dalle regole?
    • Battibecco sul partito tra Franceschini e Marino. Bersani risponde a Chiamparino: “E’ la decima intervista che fa su quanto è scontento del Pd
    • Franceschini lo attacca ricordandogli che dopo le dimissioni di Veltroni “nessuno si è fatto avanti, io mi sono candidato”
    • Dice che bisogna fare i conti con gli errori. A proposito: “Non avrei mai accettato Bassolino nelle mie liste”
    • Marino spiega che il problema del partito si chiama: “Correnti”. E non solo: “Binetti, Dorina Bianchi, Bosone”, li elenca tutti uno per uno. Franceschini lo interrompe: “Il tuo modello è mandare fuori dal partito tutti quelli che votano come te?”. “No, è tenere fede alla decisione a maggioranza”.
    • La crisi e le politiche economiche. La ricetta di Marino è investire nell’economia verde. Parola chiave, a cui anche gli altri due dicono sì, un po’ seccati. “Marino, abbi pazienza, ho fatto il ministro dell’energia, non ci penso proprio a fare il nucleare”, gli dice Bersani. Franceschini: “Prova a mettere in campo le tue idee senza dirle da un piedistallo”.
    • Il duello a tre si sposta sul campo delle alleanze
    • Marino la vede così: “Dobbiamo riportare a casa quei quattro milioni che si sono allontanati dal Pd: socialisti, ambientalisti, radicali. E poi occupiamoci delle alleanze”. Con l’Idv? “Certo, un alleato naturale, anche per me non devono essere eleggibili i condannati con sentenza definitiva”. “Ma come facciamo ad allearci con l’Udc se non si riconosce nel principio di uguaglianza tra le persone e vota contro le norme sull’omofobia”
    • Franceschini attacca l’idea del centro “che magari dopo la sconfitta di Berlusconi si allea a destra e noi rimaniamo all’opposizione per trent’anni”. E quella di una riforma elettorale sul modello tedesco. “Nessuno però ha mai pensato che vocazione maggioritaria fosse vincere con il 51%. Alleanze sì, ma non il calderone di tutti quelli che ci stanno”
    • Bersani: “Dobbiamo riaprire il cantiere dell’Ulivo”. “Alleanza con le forze che sono in parlamento”, scandisce Bersani: Udc, Di Pietro, “tutti, naturalmente vedendo i problemi che ci sono”. Rifondazione? “Il problema non si pone”
    • sicurezza e immigrazione. La posizione Bersani si riassume così: “Sì agli immigrati, senza immigrazione questo paese non può avere futuro. No al burqua, la mia integrazione è guardarsi negli occhi”
    • Marino sull’argomento si è preparato. E tira fuori le carte. Le dichiarazioni di Franceschini, quelle di Bindi, D’Alema sui respingimenti: una in contraddizione con l’altra. Ricetta: “Cittadinanza a chi nasce sul suolo italiano”
    • Franceschini: “I respingimenti vanno fatti rispettando la legge, quando li ha fatti il centrosinistra non c’è stata protesta da parte dell’Ue o dell’Onu”
    • Mannoni prova a chiedere qualcosa di più sulla libertà di informazione. Un passo indietro unilaterale sulla Rai
    • Franceschini è il primo a rispondere. Riconosce le responsabilità della politica in generale, non solo del centrodestra (“loro poi esagerano”)
    • “Bisogna che le nomine di un solo amministratore delegato non vengano fatte dal parlamento, perché se sono fatte dai partiti politici sono inevitabili i condizionamenti”
    • Bersani sulla tv cita Marino prima ancora che parli. La sua ricetta: “Norme liberali che tutelino il diritto del cittadino ad avere una informazione plurale”
    • Marino, che per settimane ha portato al braccio il nastro rosso per la libertà di stampa. “Dario e Pier Luigi avevano un ruolo nel secolo passato e allora una legge sul conflitto d’interesse si poteva fare”
    • internet gratuito su tutto il territorio nazionale. “Mia figlia di 17 anni il tg non lo guarda mai, dobbiamo proteggere la rete”. E’ quella la prossima frontiera. Alfano l’ha già capito: “Vuole omologare i bloggers alla carta stampata limitando la possibilità di scambio”
    • Franceschini: “Se vuoi fare il segretario comincia a usare il noi e non il voi, io in parlamento dal ’96 al 2001 non c’ero ma mi assumo la responsabilità per il fatto che noi non abbiamo fatto la legge sul conflitto d’interesse”.
    • Ultima domanda sul confronto. Ce ne saranno altri? Dove? “In Rai”, dice Marino, Franceschini, touché, gli riconosce di aver per primo sottolineato l’esigenza di un confronto. Va bene a un bis, dunque: “Su qualsiasi tv”. Bersani continua ad essere recalcitrante: “Dopo questo gliene serve un altro? “Un partito è una cosa seria, no a chi vuole fare spettacolo con noi”

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Il confronto si farà. Marino variabile laica, ma ectoplasma televisivo.

A Mediaset Marino proprio non si vede. Non è un problema d’antenna, su Rete4 non sentirete mai parlare di lui, tranne che per pochi secondi. Forse per dirne nome e cognome di uno che si è candidato alla segreteria PD, qualche tempo fa.
Si è deciso che il confronto si farà: non alla RAI, non a La7, non a SKY. Allora dove? Si farà perché Bersani crede di avere la strada in discesa, perché Franceschini ora si gioca tutto.
Invece fra i risultati dei circoli PD all’estero spicca il risultato di Parigi: Marino 40 voti (77%), Bersani 9 (17%), Franceschini 3 (6%). Fattore Berlusconi? Evidentemente dalla stampa estera si percepisce un’altra immagine del paese. Emerge in senso più spiccato l’esigenza del cambiamento.
Questa è una domenica di voto nei circoli, molti hanno fatto i loro congressi ieri. Appena si avrà notizia degli esiti ne daremo conto.
Per tornare alla questione della par condicio nei telegiornali, di seguito si riportano i grafici dello studio del Centro d’Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva, pubblicati sul sito di Marino. E’ evidente come Marino sia trascurato dai tg della RAI in cui la fa da padrone Franceschini. Il dato è evidentemente misura della pratica di mettere il solo segretario a commento dei misfatti del governo. Ne fanno il solito “panino” (dichiarazione governo – portavoce opposizione o Franceschini – esponenti della maggioranza che lo smentiscono) e per Bersani – ma soprattutto per Marino – non c’è spazio.

tempo di parola nei tg

dettaglio rai

dettaglio mediaset

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    • il confronto televisivo tra i tre candidati si farà. Lo aveva chiesto Marino, lo ha poi invocato Franceschini, Bersani è d’accordo.
    • Cattiva notizia per i medesimi cittadini: non si sa dove farlo.
    • Si è offerto lesto Bruno Vespa, ma Franceschini ha da poco rifiutato l’ultimo invito (quello che doveva «riparare» il monologo di Berlusconi
    • Dunque sarebbe inopportuno, e di certo non gradito agli elettori che hanno applaudito il rifiuto, un ritorno per convenienza
    • Altri spazi Rai capaci di mettere a disposizione in un orario decente un’ora e mezza di trasmissione alle condizioni che vedremo fra poco non sono al momento in palinsesto
    • Delle reti Mediaset non si parla. La Sette sarebbe disponibile ma ha ascolti modesti, e comunque sarebbe giusto che fosse il servizio pubblico a mettersi a disposizione
    • Anche Sky si è fatta avanti. Ipotesi: realizzare il programma sul satellite e mettere a disposizione gratuitamente il segnale per tutte le tv in chiaro.
    • Controdeduzione: chi può garantire che chi prende in segnale non mandi in onda una parte, magari una piccolissima e interessata parte, del confronto? Nessuno. Dunque da capo, la ricerca riparte
    • Pessima notizia per i potenziali telespettatori in ignara attesa: bisogna definire le regole del confronto, c’è un comitato. Ci vorrà tempo dunque non potrà essere prima del congresso: semmai fra il congresso e le primarie.
    • Il comitato paritetico incaricato di studiare il caso è composto dagli uomini (e le donne, rare) che coordinano la comunicazione dei tre leader politici: i loro portavoce, i loro capi uffici stampa ed altri consiglieri.
    • ciascun candidato indica due giornalisti, in totale fanno sei, e se ne estrae a sorte uno. Caso mai una riserva, se servisse. Simile procedura per le domande: se ne indicano una quarantina (ammessi anche i semplici cittadini? I frequentatori dei blog? I lettori dei giornali? Vedremo) e poi se ne estraggono a sorte la metà così nessuno è avvantaggiato dalla prevalenza di temi eventualmente preferiti. E i criteri di replica? Si può intervenire a ribattere?
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    • Da qualche giorno è sul tavolo dei dirigenti politici e dei responsabili delle reti tv un breve ma chiarissimo dossier intitolato «Analisi della presenza televisiva dei candidati alla segreteria del Partito Democratico».
    • Lo ha preparato il Centro d’ascolto dell’informazione radiotelevisiva dopo aver preso in esame il tempo dedicato dal 4 luglio al 13 settembre dai sette tg nazionali (Rai Mediaset e La Sette) a Dario Franceschini, il segretario in carica, e a Luigi Bersani e Ignazio Marino, gli sfidanti.
    • Percentuali risibili e trattamento diseguale. Il problema, d’altra parte, era stato avvertito ben prima che questi dati fossero pubblicati.
    • Zavoli ha ricevuto più d’una lettera. In una di queste, scritta dal candidato Ignazio Marino, si chiede che le primarie vengano considerate «fatto di interesse pubblico» e dunque siano soggette alle regole generali di «pari trattamento» tra i competitori.
    • Zavoli ha condiviso la preoccupazione. Ha, infatti, rivolto al direttore genarale della Rai Mauro Masi un invito formale formale a «verificare la fondatezza della richiesta»
    • Col segretario in carica che ha lo spazio maggiore e i due sfidanti che, comunque, non sfigurano. Ma è un’illusione ottica: le barre colorate verticali danno la forma di grattacieli a tre modeste casette.
    • la classifica della presenza quotidiana: 37 secondi per il segretario in carica, 21 secondi per Bersani, 8 secondi per Marino. E stiamo parlando del «tempo di parola» quotidiano tra tutti i telegiornali.
    • Curioso notare che i tg della Rai e quelli di Mediaset si sono regolati più o meno alla stessa maniera mentre, fino a ora, a garantire meglio la par condicio tra i competitori è stata La7. Se invece vogliamo trovare un modello assoluto di non-informazione sul tema Pd, diamo un’occhiata ai dati di Studio Aperto.

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Sul confronto che non c’è. L’ultima chance per il PD.

Stamane Corradino Mineo, direttore di Rainews24, ha offerto lo spazio in tv affinché abbia luogo il tanto atteso confronto fra i tre candidati alla segreteria PD. Anche dalle pagine di l’Unità.it ci si chiede perché.
Il problema è: o qui si fa il PD, si fa il Partito Democratico per eccellenza, che pratica la democrazia come metodo, e lo fa sempre, oppure si perde di credibilità, si rinuncia all’identità che già il nome suggerisce. Che paura possono avere Franceschini e Bersani? Il confronto è fondamentale, è il pane della democrazia. Lo chiamino allora Partito delle Alleanze: risparmierebbero del tempo.

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    • Corradino Mineo, direttore di Rainews 24, ha raccolto stamane, nel corso della trasmissione “Il Caffè”, la proposta avanzata da Ignazio, presente questa mattina in studio, di organizzare un faccia a faccia con gli altri candidati alla segreteria del Pd.
    • Corradino Mineo ha già spedito una lettera a Pier Luigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino offrendo la propria disponibilità a moderare l’incontro da mandare in onda in diretta su Rainews 24.
    • Questo il testo della lettera: “Nell’ipotesi che tu possa essere interessato al faccia a faccia tra i candidati alla segreteria del Pd, proposto da Ignazio Marino, Rainews 24 si offre come luogo dell’incontro e io, come conduttore. Se tale proposta dovesse interessarti, ti prego di indicarmi la persona o le persone del tuo staff con cui concordare le modalità, il piano, le regole del dibattito. Cordiali saluti. Corradino Mineo”.
  • Roma, 15 set – ”Al di la’ delle differenti posizioni politiche faccio moltissimi auguri a Ignazio Marino, ma penso che poi tornera’ ai suoi impegni”. Cosi’ Massimo D’Alema durante la presentazione del Festival della Salute, che si terra’ a Viareggio dal 24 al 27 settembre, ha commentato la candidatura alla segreteria del Pd di Ignazio Marino, che sara’ anche a capo del Comitato Scientifico del Festival, di cui, ha sottolineato D’Alema, ”sara’ il grande protagonista”.

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    • Pare che gli incontri pubblici dei tre candidati alla guida del Pd stiano andando bene ovunque.
    • un errore pensare che il percorso verso la nuova leadership ia sereno come l’orizzonte del socialismo
    • il regolamento appare almeno un po’ tortuoso
    • bisogna sottolineare che alcune vicende politiche come, per esempio, il «Vedremo…» di Rutelli davanti alla prospettiva del grande centro o la ripresa del confronto parlamentare sul testamento biologico favoriscono lo sviluppo di una dialettica che, per la forza degli argomenti, potrebbe rivelarsi particolarmente vivace
    • non si capisce come mai una formazione nuova, come il Pd, che utilizza strumenti di selezione e di elezione tipici della cultura politica americana, come le primarie, non possa garantire ai suoi iscritti ed elettori di assistere a un confronto diretto, pubblico, trasparente tra i candidati alla segreteria.
    • Hillary Clinton e Barack Obama pare si siano confrontati pubblicamente 26 o 27 volte, dandosi anche delle belle legnate. Adesso, finita la battaglia, lavorano insieme nell’amministrazione Usa.
    • se ci fosse un confronto diretto e pubblico prima della fine dei congressi si potrebbero sciogliere dubbi e incertezze, dimostrando anche la piena lealtà tra concorrenti ma solidali con lo stesso progetto
    • Invece, niente. Sembra che, al momento, nessuna di queste iniziative si possa realizzare. Il candidato che sulla carta è il più debole dei tre, cioè Ignazio Marino (nemmeno citato nella lenzuolata domenicale di Eugenio Scalfari su Repubblica, «Si ricorderà di me dopo il congresso…» assicura il chirurgo), è particolarmente ansioso di avere un confronto pubblico.
    • Una richiesta ripetuta, poi, in un’affollata assemblea alla festa democratica. Visto che non lo ascoltano, pare che Ignazio Marino stia preparando un’iniziativa clamorosa, magari ricorrendo alla sua lunga esperienza americana.

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Nessuno vuole il confronto. Marino alza la voce: “è sabotaggio della democrazia interna”.

Bersani ha risposto – in ritardo – alla proposta di un confronto diretto fra i candidati alla segreteria PD. Dice che è una mancanza di rispetto per i dibattiti fra gli iscritti nei circoli.

La risposta di Bersani:

Marino puo’ rivolgersi a chi vuole, ma il problema e’ semplice, ci sono i congressi di circolo aperti e bisogna avere rispetto per questa discussione’. ‘Lo valuteremo in concordia ed in amicizia. Pero’ in questa fase – ha concluso Bersani – secondo me ci vuole un po’ piu’ di rispetto per la discussione che sta avvenendo nei nostri circoli. Credo che si debba seguire il percorso che tutti insieme abbiamo deciso’.(ANSA).

La motivazione lascia atterriti. Potrebbe l’on. Bersani spiegarsi meglio? In che modo il confronto danneggerebbe il dibattito fra gli iscritti? Danneggia chi esattamente? E’ certo che l’on. Bersani si guarderà bene dall’approfondire tale spiegazione. Poiché si potrebbero scoprire i suoi reali timori rispetto a un dibattito pubblico. Timori forse che i suoi avversari possano “far cambiare idea” agli iscritti suoi sostenitori. Certo la sua risposta non va certo a beneficio della democrazia di questo Partito Democratico. E forse – attenti voi che lo vorreste votare – è una proxy, una proiezione del suo atteggiamento politico una volta al potere. Uno: si decide nelle stanze chiuse. Due: non è necessario che le persone si formino un’opinione. Tre: non è necessario informarle, le persone.

Di seguito la reazione di Marino; la reazione dei vari comitati su fb; di Fernanda Gigliotti; e altri articoli sui primi, primissimi voti nei circoli. A proposito, ieri ho scirtto che i circoli interessati enrano inferiori al 1%. Non è vero e mi correggo: sono molto inferiori all’1%, vale a dire circa lo 0.07%. Ma ne riparliamo.

  • Iris Press – CONGRESSO PD: MARINO, NO AL CONFRONTO PUBBLICO E’ SABOTAGGIO DEMOCRAZIA INTERNAtags: no_tag
    • “Sono molto arrabbiato, preoccupato. Vedo aprirsi uno scenario che è il contrario di quello che ho in mente quando penso al futuro del Pd. Il rifiuto da parte di Bersani e Franceschini di partecipare ad un confronto alla pari, di fronte agli elettori, non è altro che il sabotaggio della democrazia interna e un insulto nei confronti dei nostri iscritti” Ignazio Marino
    • “In ogni piazza d’Italia dove vado incontro migliaia di persone, gli stessi organizzatori ne sono stupiti e le cronache dei giornali regionali riportano fedelmente l’interesse suscitato dalla mozione Marino. Sono gli stessi iscritti che chiedono il confronto. La stampa nazionale, invece, pare non accorgersi della novità della nostra presenza al congresso, quasi ci fosse una congiura del silenzio”
    • “Io mi batto per la democrazia sempre, dentro e fuori il partito, per questo mi pare che l’unico modo per dare ai nostri iscritti, ai molti che sono ancora indecisi, la possibilità di capire quali siano le molte e sostanziali differenze tra le tre proposte sia quello di un confronto a tre. Il partito non può essere democratico solo di nome, deve esserlo nei fatti e mi pare ci sia molta strada da fare in questa direzione. Anche in Francia dove il congresso del Partito Socialista era aperto solo agli iscritti, la campagna congressuale si è svolta sostanzialmente attraverso il confronto diretto tra i candidati alla segreteria”.

Una aberrante, ma fisiologica, inagibilità democratica nei congressi di circolo del PD – di Fernanda Gigliotti, candidata alla segreteria regionale PD in Calabria.

Se Giorgio Gaber fosse ancora vivo si sarebbe compiaciuto della capacità profetica della sua celebre canzone “Qualcuno era comunista”

Da una parte c’è il PD che non vuole tornare indietro, che guarda al Lingotto, il primo Veltroni per intenderci, il PD che oggi aspetta le Primarie del 25 ottobre, quello che noi delle Mozione Marino aspettiamo come il vero congresso del partito, può essere descritto così: “Qualcuno che è ancora democratico perché ha bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché è disposto a cambiare ogni giorno, perché sente la necessità di una morale diversa, perché forse è solo una forza, un volo, un sogno, uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, un senso di appartenenza a una razza che vuole spiccare il volo per cambiare veramente la vita.”

Dall’altra il Pd delle tessere, della nomenclatura, di quelli che vogliono contarsi nei circoli per verificare se l’OPA lanciata per l’acquisto delle tessere-azioni, ha realizzato il controllo del partito-azienda-regione! Questo PD si presenta al congresso incapace di gestire il suo stesso caos determinato da un regolamento scritto da “furbi squilibrati”, incartato esso stesso nel macchinoso sistema di attribuzione dei delegati, intrappolato nella sovrapposizione dei congressi, invischiato nella inevitabile crisi di trasparenza, che farebbe impallidire il peggior periodo dei congressi del vecchio PCUS e della peggio democrazia cristiana, quando votavano, per intenderci, anche i morti! Ecco per questo PD si potrebbe dire che è “il partito di chi ha aperto le ali senza essere capace di volare, come se tutti noi fossimo dei gabbiani “ipotetici”. Dei gabbiani con al piede una palla di nomenclatura che vive parassitariamente di partito e che rifiuta le primarie fingendo di volere parlare con la “sua gente”, mentre spera solo di potere continuare a parlarsi addosso nei circoli con un solo tesserato cui spetteranno comunque due delegati per il “diritto di Tribuna”! Sich!!!

Come direbbe Gaber: Due miserie in un corpo solo.

In Calabria e altrove la struttura di questo partito schizofrenico non è in grado di riconoscere e soddisfare il bisogno e il diritto delle mozioni di sapere, di orientarsi per tempo fra le date in cui si svolgeranno le assemblee dei circoli. E allora ecco spuntare le giuste denuncie per violazione della trasparenze e delle regole statutarie da parte della Mozione Franceschini della Provincia di Catanzaro. Ma dove erano i Franceschiniani quando hanno contribuito a scrivere e sottoscrivere un regolamento PAZZOIDE? E cosa succederà quando sapremo le date dei congressi delle altre province?

Sarà una overdose congressuale dove solo alcune mozioni avranno diritto di cittadinanza e dove nessun richiamo alla trasparenze e all’agibilità democratica troverà accoglimento, perché è impossibile governare un sistema partorito dolosamente per non essere governabile!!

Alla fine di questo congresso ognuno potrà dire ciò che vuole. Intanto noi della Mozione Marino, a differenza dei Franceschiniani e dei Bersaniani, che non esistevamo prima del 21 luglio 2009, possiamo subito dire che tutto ciò che è stato scritto non è frutto del nostro contributo. E forse anche per questo noi speriamo e contiamo soprattutto nel voto democratico che potrà e dovrà esserci il 25 ottobre 2009, alle primarie del partito democratico in cui la gente, il popolo del PD, del centro sinistra, della sinistra tutta, di quelli che hanno smesso di votarci perché non si sono più sentiti rappresentati da un siffatto manipolo di azzeccagarbugli, spero voglia contribuire per far nascere il vero PD, e mandando a casa una volta per tutte un apparato burocratico di uomini e di norme che ha tarpato le ali al centro sinistra, alla regione Calabria, all’Italia, dimostrando si essere capace e concludente solo nel riciclare se stesso da trent’anni, proponendosi di volta in volta come alternativa!!! Ma alternativi a chi?

Avv. Fernanda Gigliotti – candidata alla segreteria regioanel del PD per la Mozione Marino

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    • su una cosa almeno tutti i dati più o meno ufficiali convergono: Marino è molto indietro, ben al di sotto della soglia del 5 per cento
    • l’ufficio organizzazione del partito ha subito smentito i numeri fatti circolare ieri dalle diverse mozioni e ha rimandato la pubblicazione dei primi dati ufficiali a quando almeno il dieci per cento dei circoli avrà completato le procedure di voto
    • stando al calendario raccolto al Nazareno, dovrebbe avvenire non prima della terza settimana di questo mese, mentre entro il 30 settembre tutte le sezioni locali dovranno aver completato i loro lavori, per lasciare spazio alle convenzioni provinciali (da tenersi entro il 4 ottobre) e regionali (entro il 10 ottobre).
    • lo scorso week end sono stati circa venti i circoli ad aver proceduto con le votazioni.
      Molti di questi raccoglievano un numero molto esiguo di iscritti.
    • Dati i numeri ridotti, l’unico trend che è possibile apprezzare finora è l’alta partecipazione degli iscritti, che, se si mantiene costante, potrebbe far contare alla fine circa 600mila votanti
    • La campagna comunicativa delle tre mozioni è ormai entrata a regime e, prevedibilmente, più si avvicina l’appuntamento con le urne e più crescerà d’intensità. Il regolamento predisposto dalla commissione di garanzia nazionale prevede un tetto massimo di 250mila euro spendibili da ogni candidato alla segreteria nazionale (per quelli regionali è di 50mila euro), compresi quelli messi a disposizione dal Pd sotto forma di servizi utilizzabili a spese del partito (25mila euro per spedizione di materiale cartaceo e inoltro di sms, più altrettanti come contributi per attività e iniziative delle mozioni).
    • sta suscitando qualche perplessità tra gli avversari l’avvio imponente della campagna di Bersani.
      La manifestazione di domenica al Palalido di Milano sarà costata un bel po’ e la presenza dei manifesti dell’ex ministro dell’economia sui muri delle principali città italiane è a colpo d’occhio preponderante rispetto a quelli delle altre mozioni. Che stia spendendo un po’ troppo?
    • Marino solleverà il tema già oggi. A quanto spiega il portavoce della sua mozione, Sandro Gozi, il senatore- chirurgo chiederà nel corso della segreteria del partito allargata ai rappresentanti delle tre mozioni di anticipare la presentazione della nota spese, per verificare quanti quattrini sono stati utilizzati finora dai candidati per le rispettive campagne. All’interno del comitato di Bersani, comunque, c’è assoluta tranquillità: «Tutte le spese saranno rendicontate come previsto – spiega il responsabile comunicazione Stefano Di Traglia – e come penso sia stato fatto anche nelle primarie precedenti. Sono in corso i congressi di circolo ed è normale investire di più in questa fase, ma il tetto massimo non sarà superato».
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    • I congressi dei «circoli territoriali» (ex sezioni) sono appena cominciati e andranno avanti fino al 30 settembre. Ma i candidati già litigano sui primi dati, relativi ad una quindicina di circoli: al comitato Bersani risulta che l’ex ministro sia in testa col 56% dei voti, al comitato Franceschini garantiscono che è in testa il segretario con un più moderato 50,4%. Il tutto su un totale di iscritti votanti pressoché ininfluente, ma variabile anch’esso: 613 secondo i franceschiniani, 579 secondo i bersaniani.
    • i dati circolanti dall’una e dall’altra sponda sono significativi quanto le prime sezioni scrutinate dal Viminale la notte delle elezioni: praticamente zero
    • devono votare ancora circa 820mila iscritti al Pd
    • però ci si azzuffa a colpi di comunicati e contro-comunicati e sospetti d’imbroglio sulle cifre
    • A far infuriare lo stato maggiore franceschiniano è quella che definiscono «l’operazione-immagine» di Bersani: «C’era un accordo per non diffondere dati prima che abbia votato almeno il 10% degli iscritti. Invece loro hanno subito cominciato a dire di aver già vinto»
    • ci si è messi a caccia della «quinta colonna» che ha spifferato i dati, e i sospetti si sono subito appuntati sul capo dell’organizzazione Maurizio Migliavacca, ex fassiniano ora con Bersani
    • in casa Bersani si è piuttosto ottimisti e certi della vittoria congressuale
    • «Il grosso del gruppo dirigente, anche sul territorio, sta con lui», nota il veltroniano Tonini
    • il gruppo dei «non allineati» (Finocchiaro, Chiti, Morri), che si riunisce a Firenze domani, si appresta ad un endorsement per Pierluigi. «Ma le primarie sono un altro paio di maniche, lì vota chiunque in libertà», si consolano i franceschiniani.
    • Aleggia il fantasma del «grande inciucio», come lo definisce il terzo incomodo del congresso, Ignazio Marino. Che è il primo a farne le spese: da settimane chiede un pubblico confronto tra i tre candidati (come si fa in tutte le primarie che si rispettino), ma gli altri due hanno stretto un patto d’acciaio. Niente confronto, «per rispetto della discussione nei circoli», si è avventurato a spiegare Bersani.
    • Più brutalmente, gli uomini di Franceschini dicono: «Il confronto serve solo a Marino per avere visibilità e toglierci voti». Quindi, nisba.
    • il partito non deve dividersi: chiunque vinca, si resta insieme, anche perché tra il congresso e le Regionali ci sono, come sottolinea un preoccupato D’Alema, «solo pochi giorni»
    • Un altro segnale di appeasement tra le due fazioni è arrivato ieri da Piero Fassino (che sta con Franceschini), che ha ufficializzato il via libera alla ricandidatura di Vasco Errani (che sta con Bersani) a governatore dell’Emilia Romagna
    • chi perde? Farà il capogruppo alla Camera, ossia la postazione numero due del partito. Un dirigente dalemiano assicura: «Bersani è pronto a offrire la presidenza dei deputati a Dario». D’altronde, chiosa Tonini, «anche Obama e Clinton si sono scontrati, e ora lei fa il Segretario di Stato».
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    • Ormai è una vera e propria bagarre. La visita di Ignazio Marino a Peschiera Borromeo, prevista per il 13 settembre alle 11, è diventato il motivo di uno scontro molto duro all’interno del partito.
    • la lettera di un gruppo di amministratori e dirigenti democratici dell’hinterland che stigmatizzano la scelta del chirurgo di accettare l’invito di un’associazione – Base Democratica – che è accusata di aver fatto perdere le ultime elezioni e di aver consegnato Peschiera al Pdl dopo 60 anni di governo
    • LA REPLICA AD AFFARI DI ETTORE MARTINELLI,
      coordinatore lombardo della mozione
    • “La vicenda è questa. Ad Ignazio Marino è stato proposto un incontro con cittadini iscritti al Pd di Peschiera Borromeo. Poi viene fuori che fanno parte di una associazione che ha fatto un periodo di contrasto con il Pd locale. Io ho chiesto al Pd locale di partecipare, spiegando che Ignazio Marino non sapeva assolutamente di questo passato. Il Pd locale si è riunito ed è contro la riunione”. A spiegarlo ad Affari è Ettore Martinelli, coordinatore lombardo della mozione
    • dall’entourage di Marino arriva il segnale di una riflessione in corso. Ettore Martinelli ha infatti contattato Affaritaliani.it per chiarire che “Ignazio Marino non sa nulla delle questioni locali di Peschiera”
    • “non è nel nostro interesse nuocere al candidato in alcun modo”
    • “Deve essere chiaro che per Ignazio Marino quello è un incontro con iscritti al Pd e cittadini, che ovviamente non conosce. Nè conosce altre vicende di Peschiera Borromeo. Ora vedremo se rivedere il programma. Siccome il messaggio di Marino è prima di tutto l’unità del partito e la partecipazione degli iscritti, faremo ulteriori valutazioni. Sicuramente non metteremo Ignazio Marino nella condizione di fare una cosa che in qualche modo lo possa danneggiare”.