Monti ha minacciato le dimissioni per forzare il sì di Merkel

Secondo El Pais, Mario Monti avrebbe tenuto in scacco il Consiglio Europeo per un’ora – quell’ora di mistero in cui Angela Merkel ha rimandato la propria conferenza stampa – minacciando le dimissioni se non fossero state prese in considerazione le sue proposte. “E’ stato un momento di grande tensione”, ha rivelato un dirigente comunitario di massimo livello. La situazione si è sbloccata soltanto alle tre della mattina di Venerdì, durante l’incontro bilaterale Monti-Merkel. Gli accordi siglati in precedenza, al G-20 a Los Cabos (Messico), e durante i due incontri a Roma e Parigi, che avevano praticamente delineato le misure per fronteggiare la crisi del debito e la mancata crescita, una volta che i leader europei erano arrivati a Bruxelles, erano diventati “lettera morta”, riportano le fonti de El Pais. Questa circostanza avrebbe fatto infuriare il primo ministro italiano, sino alla minaccia di dimissioni.

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La lettera di Berlusconi all’Europa fatta a pezzi

La lettera di Berlusconi all’Europa ridotta in 1000 tags. Guardate com’è piccola la parola giustizia. Soprattutto, fra le prime 100 parole di 1209 totali, non c’è la parola lavoro. Figuriamoci se c’è salario. A sorpresa anche la parola ‘pensioni’ non compare fra le prime cento.

Naturalmente vincono le parole ‘entro’ e ‘legge’ poiché quella era l’ossessione della vigilia: promettere di fare leggi urgenti entro una certa data. Poi spicca la parola riforma, la parola mercato, la parola concorrenza, ovvero tutto ciò che non è stato fatto in diciassette anni. Più in basso si scopre il disegno segreto di questa lettera: ‘riduzione’ e ‘servizi’. E la promessa che tutto ciò ‘verrà’ fatto. Domani, nel 2112.

Il testo originale qui.

Può Tremonti allargare i cordoni della borsa? La risposta è: no! no! no!

Tremonti, l’uomo del governo che ha un seggio al Club Bilderberg, è la pietra dello scandalo, il capro espiatorio a cui sia Lega che PdL possono orientare le ire del proprio elettorato. Già il governo è per metà contro di lui – Prestigiacomo, Brunetta, Carfagna – ora Giulio rischia di cadere davvero per il fuoco amico. Peccato che non si dica che Tremonti è un ministro senza portafoglio. Non ha potere di spesa poiché quel potere, o sovranità, è migrata altrove, a Bruxelles, in Consiglio Europeo. Nessuno ve l’ha detto, è chiaro. Poiché tale cessione di sovranità doveva perlomeno avvenire in conseguenza di un nuovo trattato europeo – in mancanza di costituzione…; invece è avvenuta a nostra insaputa, senza voto del parlamento, senza discussione pubblica. Chi scrive è europeista convinto, ma l’Europa plutocraica di Bruxelles è quanto di più distanti ci possa essere dall’Eropa federale di Ernesto Rossi e Altiero Spinelli.

Cosa è accaduto: in seguito a uno dei periodici picchi della crisi del debito, i governi europei lo scorso 24 Marzo hanno stabilito di comune accordo alcuni punti fissi, i paletti della politica economica europea, una vera e propria riforma della governance europea:

  1. raggiungere il pareggio di bilancio entro 5 anni;
  2. ridurre il debito per un importo annuale pari ad un ventesimo della cifra eccedente il rapporto del 60 per cento fra debito e PIL;
  3.  sanzioni per chi non rispetta i punti 1 e 2;  al tal scopo i governi europei concordano una serie di azioni legislative volte a rafforzare tali sanzioni – il cosiddetto Six Packe a rendere automatica la loro applicazione, attraverso il reverse mechanism, una sorta di silenzio-assenso (la commissione fa partire le sanzioni salvo opposizione del Consiglio);
  4. tramite l’Euro plus Pact e il Semestre Europeo si esplicano le attività di indirizzo e controllo sulle politiche nazionali: da un alto, con l’Euro plus Pact, attuando politiche fortemente liberiste su lavoro, flessibilità, salari; dall’altra, attraverso la presidenza del Semestre, mettendo in pratica la sorveglianza sui conti pubblici ed emettendo raccomandazioni a carattere vincolante, sempre improntate a liberalizzazioni e a riforme liberiste.

Di fatto i governi nazionali sono messi sotto controllo di Bruxelles. Tutto bene se non fosse che il potere di Bruxelles non è democratico ma tecnocratico, ed è espressione della peggior razza presente sulla terra oggi, le Banche.

Tradotto per l’Italia:

Per l’Italia, che ha un rapporto debito/PIL eccedente il 110%, questo implica una riduzione compresa fra due e tre punti percentuali di tale rapporto, almeno per i primi anni (…). Si tratta di un aggiustamento importante, pari in valore assoluto ad oltre 40 miliardi di euro l’anno”[fonte] Tale importo potrebbe diminuire in presenza di una crescita significativa del PIL, mentre “minore sarà la crescita del PIL, maggiore sarà l’onere a carico della finanza pubblica, onere che potrebbe velocemente diventare insostenibile nell’ipotesi di un tasso di crescita non superiore all’1% annuo [fonte].

Ora rispondete alla domanda: Tremonti è in grado di allargare i cordoni della borsa? E colui che verrà dopo di lui?

Qui non approfondisco il tema della democrazia delle istituzioni europee nonché del dilemma stato centrale o sovranità limitata. Certo, gli indignati d’Europa dovrebbero lottare per istituzioni democratiche a Bruxelles. Dovrebbero rendersi conto da chi davvero sono governati.