Niente illusioni sul Porcellum: la via di riforma è parlamentare

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza 12060, ha affermato che la legge elettorale comunemente detta Porcellum, in vigore dal 2005 e che ha influenzato la formazione di ben tre legislature (XV, XVI e XVII), presenta profili di incostituzionalità, specie per la sproporzione del premio di maggioranza, che viene assegnato a coalizioni elettorali senza requisiti minimi di consenso elettorale (esempio sotto gli occhi di tutti, il caso di Italia Bene Comune, la coalizione di centro-sinistra di PD, Sel e Psi, vincente alla Camera dei Deputati nel Febbraio 2013 per un miserrimo 0.3%). Il premio di maggioranza del Porcellum ha evidenti effetti distorsivi, tanto più che opera come un meccanismo che favorisce non il vincitore ma la più grande minoranza.

Tutto ciò è ampiamente noto. La Consulta si è pronunciata già diverse volte su questa legge. E non ha mai mancato di segnalare al legislatore i medesimi aspetti di criticità fatti emergere oggi dalla Suprema Corte della Cassazione.

Ma la persistenza della legge elettorale di Calderoli è dovuta a una semplice regola che la stessa Consulta ha consolidato in anni di giurisprudenza sulla base di precedenti ricorsi e di pronunce di ammissibilità dei referendum. La regola recita chiaramente che una pronuncia in via giudiziale non può produrre una vacatio legis in materia elettorale. Il Porcellum non può essere dichiarato tout court incostituzionale dalla Consulta per la semplice ragione che tale pronuncia non determina la reviviscenza della precedente normativa, abrogata mediante legge dal Parlamento. Cito testuale Cesare Salvi in un saggio pubblicato su Il Riformista nel lontano Settembre 2011: “Fin dalla sua prima sentenza (29/1987), che riguardava la legge elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura, la Corte Costituzionale affermò che «l’organo, a composizione elettiva formalmente richiesta dalla Costituzione, non può essere privato, neppure temporaneamente, del complesso delle norme elettorali contenute nella propria legge di attuazione. Tali norme elettorali potranno essere abrogate nel loro insieme esclusivamente per sostituzione con una nuova disciplina, compito che solo il legislatore rappresentativo è in grado di svolgere”. Che la funzione abrogativa sia esercitata mediante referendum o mediante pronuncia della Consulta, la faccenda non cambia: sempre di vacatio legis si tratterebbe.

L’unica scappatoia sarebbe una abrogazione parziale di singole norme della legge elettorale. Ma l’opera del Giudice delle Leggi potrebbe produrre una cosiddetta novella legislativa laddove la censura prefigurasse una legge elettorale profondamente differente da quanto voluto dal legislatore, configurando in tale opera un vero e proprio atto innovativo e pertanto sproporzionato rispetto ai poteri della Consulta medesima. Potrà la Consulta, per esempio con la sola abrogazione delle liste bloccate, non ricadere nella fattispecie descritta? L’attesa per il giudizio sarà ovviamente lunga.

Berlusconi, il Mostro della Repubblica. Attacco a Magistratura e Consulta dal palco del congresso PPE.

Ribalta la realtà dei fatti e ne approfitta per sferrare un duro attacco ai magistrati e alla Consulta. Lui, il Mostro della Repubblica, un nuovo Sovrano Assoluto che si sostituisce al Popolo e pretende di essere sopra la legge. La regressione democratica italiana, la sua involuzione verso una foma pre-moderna, si è definitivamente palesata al pubblico europeo in tutta la sua pericolosità. Davanti al congresso del PPE, il Partito Popolare Europeo, partito costituito da liberali, conservatori, ma nonostante tutto democratici, Mr b si è esibito in una parabolica demolizione della libertà democratica del nostro paese annunciando di voler metter mano alla Costituzione e di stravolgerla. L’esternazione di oggi mostra la sua fondamentale ignoranza in fatto di principi democratici e rischia di preparare una deriva gravissima verso una riforma costituzionale che spiani la strada alle leggi salva-premier (finto).

Quelle che seguono sono le dichiarazioni di Angelino Alfano, Ministro della Giustizia, rilasciate stasera alla registrazione della odierna puntata di ‘Porta a Porta. Alfano, pur di dar sostegno ideologico alla nuova campagna di demolizione dello stato di diritto e della legalità, estrapola dai lavori parlamentari della Costituente del 1947 un passo in cui Togliatti espresse dubbi circa la formula impiegata per istituire la Corte Costituzionale, strumentalizzandola a proprio favore:

“La Corte Costituzionale e’ pacificamente collocata tra gli organi di garanzia del Paese. Non e’ pacifica la sua serena nascita e la sua composizione attuale”. Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano, commentando le parole del premier Berlusocni, e citando un documento firmato da Palmiro Togliatti nel ‘47, in cui si parlava della “bizzarria” della Corte e ricordando come la bicamerale nel ‘97 ipotizzo’ di aumentare i membri della Consulta da 15 a 20, con i nuovi cinque eletti dalle Regioni.

Mentre Bonaiuti, il fedele portavoce del premier (finto) ci ricorda la sua “cultura” in fatto di Diritto Pubblico:

«C’è da chiedersi – rileva il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti – perchè quando viene attaccata un’istituzione votata dalla maggioranza degli italiani come il Presidente del Consiglio, nessuno esca in sua difesa». “L’idea che la Corte Costituzionale sia meritevole di una modifica del suo funzionamento e di un intervento riformatore – ha aggiunto Alfano – pende dal 1947″.

Qualcuno ricordi al Signor Portavoce che la presidenza del Consiglio NON è votata dalla maggioranza degli italiani. Semmai il Presidente del Consiglio è NOMINATO dal Presidente della Repubblica, articolo 92, titolo III della Costituzione.

Sandro Bondi, coordinatore nazionale del Pdl, afferma: «La sovranità del popolo, da cui traggono la propria legittimità tutte le altre istituzioni dello Stato, da oltre un decennio subisce un violento condizionamento a opera di poteri variamente interessati a esercitare un magistero politico e a guidare il Paese». qualcuno ricordi al benemerito ministro della Cultura – che in quanto a cultura istituzionale ha mostrato un vero e profondissimo deficit – che:

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (art. 1, comma II, titolo I della Costituzione).

Che cosa ci insegna questo comma, alunno Bondi? Che la Sovranità è del Popolo e che la Sovranità non è Assoluta. Ovvero il Popolo Sovrano non è Sovrano Assoluto. Lo ripeto?

Per questa ragione esiste un organo come la Corte Costituzionale (e la Magistratura).

Conviene studiarla, la Costituzione, prima di pensare a modificarla. Ecco una carellata dell’odierno BESTIARIO.

    • «In relazione alle espressioni pronunciate dal Presidente del Consiglio in una importante sede politica internazionale di violento attacco contro fondamentali istituzioni di garanzia volute dalla Costituzione italiana, il Presidente della Repubblica esprime profondo rammarico e preoccupazione. Il Capo dello Stato continua a ritenere che, specie per poter affrontare delicati problemi di carattere istituzionale, l’Italia abbia bisogno di quello spirito di leale collaborazione e di quell’impegno di condivisione che pochi giorni fa il Senato ha concordemente auspicato»
    • «Permettetemi di parlare un secondo del mio Paese». Silvio Berlusconi coglie l’occasione del suo intervento davanti alla platea del congresso del Ppe a Bonn per ripercorrere i temi prediletti: i giudici che si sono sostituiti al Parlamento, la sinistra allo sbando, la maggioranza coesa e il premier «super forte e con le palle»
    • un nuovo duro attacco alla magistratura, alla Consulta e al presidente della Repubblica
    • l’annuncio di voler mettere mano alla Carta costituzionale. Parole che hanno scatenato la reazione non solo dell’opposizione, ma anche del presidente della Camera Fini («Berlusconi chiarisca il suo pensiero») e del presidente Napolitano
    • «la sovranità sta passando al partito dei giudici. Il Parlamento fa le leggi, ma se queste non piacciono al partito dei giudici questo si rivolge alla Corte Costituzionale e la Corte abroga la legge – spiega il premier -. Stiamo lavorando per cambiare questa situazione anche attraverso una riforma della Costituzione». La Consulta, attacca, «da organo di garanzia si è trasformata in organo politico. Abrogando il Lodo Alfano he praticamente ha detto ai pubblici accusatori: riprendete la caccia all’uomo nei confronti del primo ministro». E una delle cause di questo, dice, è che «abbiamo avuto purtroppo tre presidenti della Repubblica consecutivi tutti di sinistra».

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La prima notte di Mr b da comune mortale.

E’ una notte strana. La notte a Roma. Palazzo Grazioli blindato. L’unità di crisi raccolta intorno a lui. Il leader solo, senza più i poteri, chiuso nelle stanze, al riparo dagli insulti dei semplici passanti (sei denunciati fuori da Palazzo Venezia, stasera).
E’ una strana notte, questa. La notte della fine del regno assoluto.

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    • Misure di sicurezza straordinarie e grande mobilitazione delle forze dell’ordine attorno a Palazzo Grazioli, residenza romana del premier. La strada è transennata alle auto e circondata da poliziotti in tenuta antisommossa e persino le ambulanze e le auto di servizio sono costrette a deviare e cambiare direzione

    • A Palazzo Grazioli, intanto, è riunita una "unità di crisi" del centrodestra: sono presenti La Russa, Matteoli, Ghedini, Gasparri, Quagliariello e Rossella

    • calca di giornalisti italiani e stranieri (la tv tedesca e francese, le principali agenzia di stampa internazionali), tutti assieme hanno da stamani atteso la sentenza sul lodo Alfano davanti alla Consulta

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    • Tre persone che avevano urlato frasi offensive all’indirizzo di Silvio Berlusconi, poco prima che il premier entrasse alla mostra in corso a Palazzo Venezia a Roma, sono state denunciate.

    • Secondo quanto si è appreso le tre persone mentre il premier si accingeva ad entrare a Palazzo Venezia, hanno urlato: «In galera, in galera, la legge è uguale per tutti»

    • Le forze dell’ordine hanno in un primo momento bloccato una delle tre persone e successivamente le altre due. I tre sono stati poi accompagnati nel vicino commissariato di polizia dove sono stati denunciati

    • All’uscita della mostra, stessa scena: altri tre contestatori e altre denunce. I tre hanno urlato al premier: «In galera, in galera». Anche in questo caso i tre sono stati quindi accompagnati negli uffici del commissariato e denunciati.

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    • No al clima da stadio. La presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, non entra nel merito della decisione della Corte Costituzionale di bocciare il lodo Alfano.

    • Ma a chi le chiede un commento sul pronunciamento della Consulta il legale del presidente della Camera Fini risponde: «Sarebbe auspicabile evitare di accogliere la decisione in un clima da stadio. Occorre prendere atto dell’esito con il rispetto che merita la Corte Costituzionale»

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    • La notizia della bocciatura del ’lodo Alfano’ apre quasi tutti i grandi siti web internazionali. Grande evidenza sul sito del britannico The Times, che ha seguito con attenzione le vicende del governo italiano negli ultimi mesi: «La massima corte italiana toglie l’immunità a Berlusconi. Il premier italiano lotta per la sua carriera»

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    • Berlusconi: "Giudici di sinistra". La bocciatura a tutto campo, da parte della Corte costituzionale, colpisce un provvedimento fortemente voluto da Silvio Berlusconi. Che, prima, lascia commentare l’esito della vicenda al sottosegretario Paolo Bonaiuti: "Una sentenza politica, ma il presidente, il governo e la maggioranza continueranno a governare come, in tutte le occasioni dall’aprile del 2008, hanno richiesto gli italiani con il loro voto". Poi, uscendo da Palazzo Grazioli, non si tiene: "Vado avanti. La Consulta è politicizzata. E’ di sinistra". E aggiunge: "Dobbiamo governare per cinque anni con o senza il Lodo. Non ci ho mai creduto perché una Corte Costituzionale con 11 giudici di sinistra era impossibile che approvasse tutto questo". Insieme, una filippica contro i giornali e i giornalisti di sinistra, i programmi di approfondimento di sinistra, il capo dello Stato "che sapete da che parte sta". Per concludere così: "A me queste cose mi caricano. Andiamo avanti. Viva Berlusconi". Più tardi, quando gli riferiscono le parole di imparzialità che arrivano da Quirinale ("Il capo dello Stato sta dalla parte della Costituzione con assoluta imparzialità"), il Cavaliere perde quasi le staffe: "Non mi interessa quello che dice Napolitano. Mi sento preso in giro".

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Il Lodo Alfano è INCOSTITUZIONALE

La Consulta ha deciso: il Lodo alfano non è coerente con i principi della nostra Carta Costituzionale. Lo scudo di Berlusconi è illegittimo. Mr b tornerà a essere uno come tanti, e a pagare per i reati commessi.

Le motivazioni: viola l’art. 138 della Costituzione, l’obbligo di fare ricorso a una legge costituzionale ed è illegittimo anche in relazione all’art. 3, vale a dire il principio di uguaglianza.

La decisione è stata presa a maggioranza. Nove giudici favorevoli all’accoglimento della pregiudiziale di costituzionalità, sei contrari.

Questo il testo del comunicato della Corte:

“La Corte costituzionale, giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del GIP del Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione. Ha altresì dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal GIP del Tribunale di Roma”.

Le reazioni. Paolo Bonaiuti parla già di “sentenza politica”. Bossi: “Berlusconi non si arrenderà, non vuole elezioni anticipate”; e poi, con tono minaccioso: “se si ferma il federalismo, facciamo la guerra” (un messaggio a chi, fra la maggioranza, vuole ricorrere alle urne?). Fabrizio Cicchitto: ”E’ incontestabile che la Corte Costituzionale ha rovesciato la sua precedente impostazione. L’unica spiegazione di questo cosi’ profondo cambiamento della sua dottrina sulla materia regolata dal lodo Alfano deriva da un processo di politicizzazione della Corte che si schiera sulla linea dell’attacco al presidente Berlusconi”.

Gasparri, “La Consulta non e’ piu’ un organo di garanzia”; “Una giornata buia per i valori della legalita’ e che segna il tramonto di una istituzione che ha obbedito a logiche di appartenenza politica e non a valutazioni di costituzionalità” (Gasparri, l’uomo con le bombe a mano in bocca).

Antonio Di Pietro, commentando la sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, ha detto: “Allora” (al momento della approvazione del Lodo) “rimanemmo stupiti – aggiunge Di Pietro – che il capo dello Stato, non solo firmò il Lodo, ma dichiarò che lo faceva non per dovere, ma perché lo riteneva del tutto costituzionale”. “Spero che da oggi, alla luce della decisione della Consulta – conclude – il presidente del Consiglio la smetta di fare leggi a proprio uso e consumo, si dimetta dall’incarico e vada a fare quello che da 15 anni si ostina a non voler fare: l’imputato”.

Rocco Buttiglione: “Ognuno è libero di condividere o meno i pronunciamenti della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, ma tutti – sottolinea – sono tenuti a rispettarli. Questo non vuol dire che Berlusconi debba dimettersi: chi ha la maggioranza ha il diritto-dovere di governare. Per lo stesso motivo nessuno pensi di convocare elezioni anticipate contro la Corte Costituzionale”.

Questo il testo dell’unico articolo della legge cosiddetta “Lodo Alfano”, dichiarato incostituzionale per violazione degli artt. 3 e 138 della Costituzione:

ART. 1.

1. Salvi i casi previsti dagli articoli 90 e 96 della Costituzione, i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente della Repubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di

Presidente della Camera dei deputati e di Presidente del Consiglio dei ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione.

La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione.

2. L’imputato o il suo difensore munito di procura speciale può rinunciare in ogni momento alla sospensione.

3. La sospensione non impedisce al giudice, ove ne ricorrano i presupposti, di provvedere, ai sensi degli articoli 392 e 467 del codice di procedura penale, per l’assunzione delle prove non rinviabili.

4. Si applicano le disposizioni dell’articolo 159 del codice penale.

5. La sospensione opera per l’intera durata della carica o della funzione e non è reiterabile, salvo il caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura.

6. Nel caso di sospensione, non si applica la disposizione dell’articolo 75, comma 3, del codice di procedura penale.

Quando la parte civile trasferisce l’azione in sede civile, i termini per comparire, di cui all’articolo 163-bis del codice di procedura civile, sono ridotti alla metà, e il giudice fissa l’ordine di trattazione delle

cause dando precedenza al processo relativo all’azione trasferita.

7. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di entrata in vigore della presente legge.

8. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Lodo Alfano, interpretazioni a parte.

Il cliam sui giornali e sul web è di quelli confusi. L’Unità abbozza una teoria strana, secondo cui la rinuncia di Fini al Lodo Alfano è una implicita conferma del fatto che la legge non verrà cassata dalla Consulta.
Non me ne capacito. Tanto più che, come è spiegato da Travaglio sul suo blog, Fini ha rinunciato al Lodo già da tempo ma si è venuto a sapere solo in questi giorni grazie al gionale di Padellaro e soci, che ha scritto un articolo sulla vicenda. La querela Woodcock-Fini giaceva in un cassetto della procura romana auto-sospesasi in virtù del Lodo, nonostante la rinuncia del Fini stesso. Quindi non si comprende come questo fatto possa incidere nella decisione della Corte, al quale dovrebbe decidere solo sulla base della legittimità costituzionale.
Trovo invece corrette e centrali le osservazioni di Travaglio, secondo cui:
1. la giustificazione data dall’Avvocatura dello Stato che la bocciatura del Lodo provocherebbe una empasse istituzionale dovuta alle eventuali dimissioni del presidente del Consiglio è infondata poiché già nel 2004 la bocciatura del precedente Lodo non ha impedito a Mr b di essere allo stesso tempo premier e imputato;
2. la bocciatura del Lodo interessa anche il Quirinale che ha supinamente firmato sostenendo la tesi secondo cui non serve una legge costituzionale per derogare dall’art. 3 della Costituzione;
3. il Lodo serve solo a Mr b essendo lui il solo a avere processi in corso – ormai chiusasi la vicenda querela di Fini – e si tratta di procedimenti per corruzione di giudici o altri reati di entità superiore alla mera querela per diffamazione.
Tre aspetti che smontano la ricostruzione dell’Avvocatura e che dovrebbero mettere i giudici della Corte sulla strada della interpretazione letterale della costituzionalità del provvedimento, lasciando le eventuali ripercussioni politiche al sistema politico stesso.

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    • circolano, sui giornali, varie indiscrezioni sugli orientamenti che starebbero dividendo la Corte Costituzionale
    • c’è chi dice che ci sono cinque giudici pro, cinque giudici contro e cinque incerti, insomma fanno il Toto – Lodo in Parlamento in queste ore
    • Abbiamo già parlato della vergogna dell’avvocatura dello Stato, che è andata a sostenere non la legittimità costituzionale del Lodo, ma la necessità politica del Lodo in quanto, se il Lodo non fosse confermato e saltasse, Berlusconi tornerebbe imputato e conseguentemente dovrebbe dimettersi, crollerebbe il governo, sarebbe un cataclisma
    • alla Corte dovrebbero discutere la costituzionalità o meno del Lodo, gli effetti sono poi affare della politica, degli elettori, del Parlamento, del governo, del capo dello Stato
    • Lì devono stabilire se il Lodo è o meno costituzionale, se la legge è uguale per tutti, oppure per tutti tranne quattro
    • l’altro giorno Rutelli ha dichiarato che, se il Lodo dovesse decadere, allora ci sarebbe spazio per un governo istituzionale
    • è anche un grande regalo a Berlusconi, perché è proprio quello che sta cercando di fare Berlusconi, spaventare la Corte dicendo “ se voi bocciate il Lodo vi assumete la responsabilità di un crollo del governo e di un cataclisma politico in un clima di incertezza”
    • l’opposizione è quella roba lì, non è in grado di produrre una maggioranza alternativa e conseguentemente spaventare la Corte è l’unica strategia possibile da parte di chi ha fatto questo Lodo e sa benissimo di aver violato la Costituzione
    • stiamo parlando di roba seria, stiamo parlando di corruzione di un testimone per taroccare dei processi, stiamo parlando di corruzione di giudici
    • il processo Sme è finito come sapete – stiamo parlando di falsi in bilancio, frodi fiscali, appropriazioni indebite, tentata istigazione alla corruzione di Senatori
    • l’azione penale, la attiva il Pubblico Ministero con la sua richiesta di rinvio a giudizio e, in quel momento, l’indagato diventa imputato, conseguentemente è buona norma che, in quella fase, chi svolge cariche pubbliche o funzioni pubbliche, si faccia da parte
    • la Costituzione prevede un surplus di doveri, per chi svolge incarichi pubblici (articolo 54
    • chi ricopre cariche pubbliche non è un cittadino comune e deve anche esercitarle con disciplina e onore
    • incompatibile con una richiesta di invio a giudizio o con un rinvio a giudizio per reati gravi
    • Non dimentichiamo che nel 92 Scalfaro, ben altro Presidente della Repubblica, quando si parlava di un avviso di garanzia a Craxi, che però non l’aveva ancora ricevuto, nel maggio del 92 Scalfaro non diede l’incarico a Craxi, nonostante che i partiti della maggioranza, appena confermata dalle elezioni dell’aprile 92, gli avessero confermato una sia pur risicata maggioranza al partito
    • E’ già tutto avvenuto, Berlusconi è già diventato Presidente del Consiglio da imputato, è imputato praticamente da 15 anni e quindi non si capisce quale sarebbe la novità se tornasse a essere imputato dopo l’eventuale bocciatura della legge Alfano
    • il Lodo Maccanico /Schifani, lo scudo durò sei mesi: dall’estate del 2003 al gennaio del 2004, la Corte glielo bocciò, lo ritrascinò in Tribunale e lui continuò a fare il Presidente del Consiglio e l’imputato
    • abbiamo anche il precedente specifico; Berlusconi, se torna imputato, non si dimette
    • a avere interesse che la Corte Costituzionale confermi il Lodo, non sono soltanto Berlusconi e la sua ristretta cerchia, ma è anche il Quirinale
    • molti giuristi, addirittura 100 costituzionalisti, compresi quattro o cinque ex Presidenti della Corte Costituzionale, avevano detto, in un famoso appello, che il Lodo era incostituzionale in forma palese, ictu oculi, al primo sguardo, incompatibile con l’articolo 3 della Costituzione e quindi c’erano tutti gli elementi affinché il capo dello Stato lo respingesse al mittente con un messaggio motivato alle Camere, come prevede la Costituzione
    • Il capo dello Stato non volle respingerlo, non respinge mai nulla, ha firmato tutto in questo anno e mezzo
    • tanto è inutile respingere le leggi costituzionali, perché tanto Berlusconi le ripresenta uguali.
    • C’è un potere della Costituzione che consente, anzi impone al capo dello Stato, nel caso in cui la legge sia manifestamente incostituzionale, di rimandarla indietro, ma lui ci fa sapere che non le rimanda indietro perché tanto gliele ripresenterebbero uguali
    • almeno farebbe sapere che lui non c’entra, almeno farebbe sapere che lui ha provato a difendere la legalità e la Costituzione
    • quel Lodo non è fatto per le quattro alte cariche dello Stato, ma per una, la più bassa
    • Perché le altre tre non hanno processi, o meglio ne aveva uno Fini: ne aveva uno perché? Perché il Pubblico Ministero di Potenza, che adesso è in trasferimento a Napoli, Harry John Woodcock , l’aveva querelato per delle dichiarazioni sgangherate che Fini aveva fatto a Porta a Porta
    • Woodcock aveva messo sotto inchiesta la moglie di Fini, il segretario di Fini e il factotum di Fini: ricorderete lo scandalo del portavoce Sottile, che usava l’auto blu per scarrozzare le soubrette alla Farnesina e poi è stato condannato per peculato in primo grado
    • la storia del segretario di Fini, Proietti, che era stato beccato al telefono mentre parlava di cliniche, di quote di cliniche etc. con la moglie di Fini, l’inchiesta poi passò a Roma, non se ne è mai più saputo niente
    • l’inchiesta che aveva fatto infuriare Fini, il quale però, a mente fredda, doveva aver capito che l’inchiesta era buona, perché infatti ha mandato via il suo portavoce Sottile e poi si è separato da sua moglie, diciamo implicitamente ammettendo che forse Woodcock non aveva tutti i torti
    • i magistrati di Roma avevano congelato – diciamo – in un cassetto, in freezer – i freezer della Procura di Roma sono sempre stati molto capienti! – il processo per diffamazione a Fini, che era stato, nel frattempo, rinviato a giudizio per aver diffamato Woodcock
    • Fini aveva detto che non si sarebbe avvalso del Lodo Alfano, che è rinunciabile, e non gli fanno il processo lo stesso?
    • abbiamo contattato l’Avvocatessa Giulia Bongiorno, che assiste Fini in questo frangente e le abbiamo chiesto “confermate di voler essere processati?” e lei ha detto “ certo!” e hanno chiesto proprio alla Procura di Roma di sbloccare questo maledetto processo
    • si è saputo ufficialmente che Fini chiedeva di essere processato, ossia di essere spogliato dello scudo spaziale del Lodo, Woodcock ha fatto un bel gesto e ha detto “ va bene, mi dichiaro soddisfatto, finalmente abbiamo un esponente delle istituzioni che compie un gesto istituzionale
    • Mettiamoci una pietra sopra, ritiro la querela a Fini”, dato che la dichiarazione è procedibile soltanto a querela della parte lesa, se la parte lesa ritira la querela il processo evapora
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    • Una sentenza che è lo spartiacque della legislatura. Ununico tavolo da cui dipendono tante partite: la durata del governo, la tenuta del Pdl, la nascita di nuove formazioni politiche al centro, un’eventuale diaspora nel Pd. Così la Consulta si ritrova ad essere, suo malgrado, non solo garante e giudice delle leggi ma anche arbitro degli equilibri politici.
    • Giudicare il Lodo – lo scudo giudiziario che blocca i processi, ma non le indagini, per le quattro più alte cariche dello Stato – solo interrogando i codici o anche il contesto in cui gli stessi codici vanno applicati.
    • c’è una sostanziale parità, che la Corte è spaccata e che la differenza la faranno due, al massimo tre giudici tra cui il presidente Francesco Amirante (il cui voto, in caso di parità, vale doppio) ancora incerti sul da farsi.
    • È preferibile, anche, non dilungarsi troppo sulle cene tra giudici e premier e ministri (a maggio a casa Manzella); sul figlio del giudice promosso ai vertici di un importante ente pubblico; sulla lunga stretta di mano tra il premier e il presidente Amirante durante i funerali dei sei parà uccisi a Kabul.
    • Restiamo ai fatti
    • la rinuncia del presidente della Camera Gianfranco Fini al Lodo
    • la memoria difensiva dell’Avvocatura di Stato
    • le ragioni che nel luglio 2008 hanno fatto dire al presidente della Repubblica sì al Lodo Alfano
    • Il presidente Napolitano osservò allora, in due diversi comunicati, che la Corte già con la sentenza n.24 del 2004 (quella che bocciò l’analogo Lodo Schifani) «sancì che la norma di sospensione dei processi per le alte cariche dello stato non dovesse essere adottata con legge costituzionale»
    • Napoletano, firmando il Lodo Alfano, ricordò anche che la Corte, sempre nel 2004, «giudicò un interesse apprezzabile la tutela del bene costituito dalla assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche »
    • poter gove

      rnare serenamente è un interesse primario e un processo può anche aspettare

    • lo stesso principio spiegato nelle ventuno pagine della memoria difensiva dell’Avvocatura di Stato che, in caso di stop al Lodo, prevede danni seri all’esercizio delle funzioni provocati dalle dimissioni del premier
    • Alla Corte, quindi, è stato prospettato una sorta di ricatto politico
    • già in passato, nel 2004, la Consulta si era espressa dicendo che nonserviva una legge costituzionale
    • è di grande “aiuto” la scelta di Fini di rinunciare allo scudo: in qualche modo è la prova che il Lodo non è incostituzionale. Si tratta di un messaggio forte per la Corte. Che può far spostare i più indecisi verso il sì e la conferma

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Avvocatura dello Stato? Ignoranza giuridica crassa.

L’Avvocatura dello Stato, nella memoria sul lodo Alfano depositata presso la Consulta, compie almeno due errori aberranti di diritto costituzionale e uno di diritto penale:

  • in primis, parlando delle conseguenze della bocciatura del lodo, sostiene che questa legge è essenziale poiché protegge "funzioni elettive": come sappiamo il lodo interessa le prime quattro cariche dello Stato, Presidente della Repubblica, Presidente del Senato, Presidente della Camera e Presidente del Consiglio.

Il Presidente della Repubblica è una carica elettiva:  Cost. It., parte II, titolo II, Art. 83, c.1: "Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri".

Il Presidente del Senato e il Presidente della Camera sono cariche elettive: Cost. It., parte II, titolo I, Art. 63, c.1: "Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l’Ufficio di presidenza".

E il Presidente del Consiglio? Cost. It., parte Ii, titolo III, Art. 92, c.2: "Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri". E’ nominato, non è una carica elettiva. La fiducia che riceve in Parlamento non è una elezione. Pertanto non sottende a nessuna "funzione elettiva". Così secondo la Costituzione. Poi certi Presidenti del Consiglio possono sentirsi degli "eletti", ma questo è un altro discorso.

  • in secondo luogo: le dimissioni eventuali di una di queste cariche dello Stato produrrebbero "danni irreparabili". La domanda è: per chi? Forse per il titolare di detta carica. Le cariche elettive e non elettive sono temporanee. Il Presidente della Repubblica è "eletto per sette anni" (art. 85, c.1); "La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni" (art. 60, c.1). Il Presidente del consiglio può essere sfiduciato (art. 94, c.2). Quindi? il danno consiste nelle rielezione di un nuovo Presidente della Repubblica, del Senato o della Camera e nella apertura di una crisi di governo nel caso del Presidente del Consiglio, la cui peristenza dipende dalla sussistenza o meno alle Camere di una maggioranza di governo.
  • terzo: nei dibattimenti non possono avvenire fughe di notizie poiché gli atti delle indagini sono pubblici; non lo sono solo durante le indagini preliminari. Ma il Lodo alfano blocca i processi, non le indagini. Perché allora questo sedicente Avvocato si preoccupa delle eventuali fughe di notizie?

Un qualunque studente di Diritto Costituzionale conosce queste nozioni minime. L’Avvocato dello Stato non può non conoscere le norme costituzionali, quindi se ne deduce che ha imbastito un discorso meramente "politico".

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    • Nell’ambito della privatizzazione dello Stato e delle sue istituzioni, ce ne siamo appena giocate altre due: l’Avvocatura dello Stato e forse un pezzo di magistratura.
    • Ieri la Corte d’appello di Palermo ha rifiutato di esaminare le nuove prove a carico di Marcello Dell’Utri: le dichiarazioni di Massimo Ciancimino sulle tre lettere (una delle quali sequestrata nel 2005 in casa Ciancimino e rimasta sepolta in procura per quattro anni) che Provenzano avrebbe scritto a Berlusconi facendogliele recapitare da Dell’Utri.
    • La possibilità che Dell’Utri fungesse da pony express fra il boss e il premier avrebbe dovuto quantomeno incuriosire la Corte che sta processando Dell’Utri per il suo ruolo di trait d’union fra la mafia e il Cavaliere.
    • Invece il presidente Dall’Acqua se n’è uscito con un’ordinanza in cui spiega che la lettera e i verbali di Ciancimino non contengono “fatti riconducibili a Dell’Utri suscettibili di utile rilievo processuale”
    • l’avvocato dello Stato Glauco Nori si precipita alla Consulta per difendere la costituzionalità del Lodo Alfano. Ma, per la strada, è colto da una drammatica crisi d’identità e non riesce più a distinguere tra lo Stato e Berlusconi
    • ll’Avvocatura dello Stato, questa è “un ‘pool’ di giuristi specializzati che rappresenta e difende in giudizio l’amministrazione statale e, più in generale, tutti i poteri dello Stato
    • dovrebbe difendere la norma generale e astratta
    • Dice che il Lodo va mantenuto non perché sia conforme alla Costituzione (vien da ridere anche a lui); ma perché, se fosse bocciato, Berlusconi tornerebbe imputato e sarebbe costretto alle dimissioni.
    • Nori invece ne difende l’utilizzatore finale
    • Berlusconi è stato rinviato a giudizio una ventina di volte in 15 anni e non s’è mai sognato di dimettersi (nemmeno quando fu condannato per tre volte in primo grado nel 1997-98); lui stesso ha sempre detto che non si dimetterà mai, nemmeno se condannato in via definitiva, anche perchè nessuno della finta opposizione gliel’ha mai chiesto
    • se Berlusconi tornasse imputato, la stampa potrebbe seguire i suoi processi con “formule suggestive”, con uno “stile giornalistico” che a lui non garba e naturalmente con “fughe di notizie coperte dal segreto”
    • la stampa è libera di usare le “formule” e lo “stile” che le pare senza chiedere il permesso all’Avvocatura dello Stato; e le fughe di notizie riguardano le indagini preliminari, mentre i dibattimenti sono pubblici e privi di segreti
    • e il Lodo blocca i dibattimenti, non le indagini
    • La prossima volta, prima di aprire bocca, l’avvocato dello Stato chieda in giro la differenza che passa fra lo Stato e Berlusconi. Dopodichè si consulti con il Ghedini vero: nemmeno lui avrebbe osato dire simili scempiaggini
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    • Se la Corte Costituzionale dovesse bocciare il ‘lodo Alfano’ "ci sarebbero danni a funzioni elettive, che non potrebbero essere esercitate con l’impegno dovuto, quando non si arrivi addirittura alle dimissioni. In ogni caso con danni in gran parte irreparabili"
    • E’ il parere dell’Avvocatura generale dello Stato che, per conto della Presidenza del Consiglio, difende la ‘ratio’ della legge che sospende i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato
    • ha congelato tre processi di Berlusconi, Mills e diritti tv a Milano, compravendita dei senatori a Roma
    • Il legale, con argomenti soprattutto politici, difende la "ragionevolezza" del ‘lodo Alfano’ perché in grado di coordinare due interessi: quello "personale dell’imputato a difendersi in giudizio"; e "quello generale, oltre che personale, all’esercizio efficiente delle funzioni pubbliche" svolte dal premier
    • Se invece la legge ("non solo legittima, ma addirittura dovuta") venisse bocciata dai giudici della Consulta, c’è il pericolo che ripeta quanto accadde a Giovanni Leone, afferma Nori senza mai citare apertamente l’ex presidente della Repubblica, che lasciò anzitempo il Quirinale perché travolto dalle polemiche sullo scandalo Lockheed: "Talvolta – scrive l’avvocato Nori – la sola minaccia di un procedimento penale può costringere alle dimissioni prima che intervenga una sentenza ed anche quando i sospetti diffusi presso la pubblica opinione si sono dimostrati infondati".
    • L’"eccessiva esposizione" del processo sui media unita alla lentezza della giustizia italiana rappresentano un’ulteriore danno all’immagine pubblica del premier. "Sono rari – sottolinea ancora il legale – i processi penali che si concludono dentro il tempo di una legislatura (ancor di più, di un mandato di un Presidente del Consiglio dei ministri); di conseguenza quest’ultimo si trova esposto al rischio di subire per tutta la durata della carica i danni conseguenti". "Se la legge fosse dichiarata costituzionalmente illegittima – viene aggiunto – non sarebbe eliminato il pericolo di danno all’esercizio delle funzioni che, in quanto elettive, trovano una tutela diffusa nella Costituzione".
    • "il titolare di funzioni di massimo rilievo politico non solo deve avere la serenità sufficiente per il loro esercizio corretto, ma prima di tutto deve essere sottratto ad ogni condizionamento, che possa pregiudicare la stessa continuità dell’esercizio". Il fatto di aver richiamato il caso del presidente Leone, dà modo all’avvocato Nori di sostenere che nel giudicare il ‘lodo Alfano’ i giudici costituzionali devono tener conto non solo di "ipotesi astratte" ma anche della "reale situazione attuale". Fatta di "inefficienze e anomalie"
    • "Il modo in cui i processi si svolgono, spesso per difficoltà non rimediabili; la fuga di notizie coperte da segreto, prima che abbiano avuto la loro verifica processuale (non solo le registrazioni telefoniche); la durata dei processi; o rapporti tra uffici giudiziari e media; lo stile giornalistico (senza mettere in dubbio la loro liceità) con il quale processi di un certo genere vengono trattati"
    • i "danni irreparabili" prodotti dalla ripresa dei processi avverrebbero "senza che ci siano intenti persecutori e senza alcuna responsabilità dei magistrati" ma "per la sola disfunzione del sistema per un certo modo in cui oggi operano i media"
    • il ‘lodo Alfano’ "nella situazione attuale – sottolinea l’avvocato – pone al riparo dai danni conseguenti alcune cariche di vertice dello Stato". Senza la sospensione dei processi del premier garantita dal ‘lodo Alfano’, "anche se non si arriva alle dimissioni, che costituiscono il pericolo estremo, si può creare – si aggiunge nella memoria – una forte corrente di opinione contraria, che rende quantomeno precarie le condizioni personali di serenità che secondo la Costituzione debbono essere assicurate all’interessato ed in mancanza delle quali resta pregiudicato l’interesse generale sottostante"

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