Marea Nera, BP usa un solvente tossico

L’Armageddon ha il volto mostruoso della Marea Nera. Un disastro colossale. Basta? No, perché la BP sta impiegando tutti i mezzi a sua disposizione per fermare il greggio disperso nel Golfo del Messico. A mali estremi, estremi rimedi. Pure il Corexit, un forte solvente gravemente tossico per gli animali.

Il Corexit è un solvente prodotto dalla NALCO, un’azienda chimica americana. Secondo la NALCO, “quando il disperdente COREXIT è dispiegato sul petrolio sversato, l’olio è suddiviso in piccole goccioline bio-degradabili che subito affondano sotto la superficie dove continuano a disperdersi e bio-degradarsi”. NALCO offre l’impiego di Corexit come tecnologia per la protezione delle zone costiere: “i più importanti test, sia a Louisiana State University che all’Università di Miami, hanno mostrato chiaramente che COREXIT EC9580A può salvare le mangrovie e le erbe palustri, specie se applicato precocemente dopo la colata di olio” (http://www.nalco.com/applications/corexit-technology.htm).

Sembra tutto oro. E invece si scopre che il Corexit è il solvente più tossico della sua categoria. Ci sono alternative al Corexit che BP non può adottare perché semplicemente sprovvista:

BP non dispone di uno stock di disperdenti diversi che soddisfano i criteri di cui alla Direttiva del 19 Maggio [essere meno tossici], ed i produttori dicono che non possono produrre la quantità richiesta per i prossimi 10 o 14 giorni o forse più (BP: We Have to Use Corexit Because No One Tests for Endocrine Disruptors – emptywheel).

BP si difende sostenendo che l’alternativa, un solvente chiamato Sea Brat #4 può degradare in un ‘nonylphenol’ (NP), un potenziale distruttore endocrino e il produttore non ha il tempo necessario a valutare sperimentalmente l’incidenza di questi effetti sulla fauna e sull’uomo. I ‘distruttori endocrini’ sono associati a numerosi problemi biologici, quali il cancro e i disturbi agli apparati riproduttivi.

L’Environmental Protection Agency (EPA), l’agenzia di protezione ambientale americana, non ne ha mai testato a lungo gli effetti, sebbene li abbia approvati. BP ha impiegato circa 700.000 galloni – circa 2.800.000 litri – sulla superficie del Golfo del Messico. Dopo i primi rilevi della EPA, la BP ha cercato di contattare la Polychemical USA Corporation, società chimica americana, che produce il Dispersit SPC 1000, ma non ha finora fatto alcun ordine.

Il disastro si somma all’uso massivo di questo solvente a cui sembra non esserci un’alternativa valida a breve termine. Il governo degli USA dipende da BP per la soluzione della crisi ambientale, ma BP sembra non essere all’altezza del compito richiestole e i tentativi messi finora in campo sono volti solo ad una riduzione dello sversamento in mare.

Oggi il The New York Times ha innescato una polemica contro l’amministrazione Obama, rea di aver violato la moratoria sulle trivellazioni off-shore che essa stessa ha disposto dopo il disastro della piattaforma del golfo del Messico.

“Almeno sette nuove autorizzazioni per diverse tipologie di foratura e cinque deroghe ambientali sarebbero state concesse, e questo in base ai documenti […] I documenti indicano anche che, fin dal 20 aprile, giorno della esplosione della piattaforma, i ‘regulator’ federali hanno concesso almeno 19 deroghe ambientale per i progetti di perforazione del Golfo e almeno 17 permessi di trivellazione, la maggior parte dei quali sono stati emessi per tipi di lavoro come quello sul Horizon Deepwater poco prima che esplodesse, versando una corrente incessante di petrolio nel Golfo del Messico – The New York Times.

Un funzionario dell’Interno ha dichiarato che la moratoria era intesa soltanto a arrestare la trivellazione di nuovi pozzi, e non invece a fermare progetti di perforazione su piattaforme esistenti. La moratoria sarebbe così una soluzione di facciata, troppo debole per evitare nuovi incidenti. C’è chi parla di una ‘Katrina’ per Obama, cercando un parallelismo fra il disastro ambientale vissuto da New Orleans durante la presidenza di George W. Bush e quello odierno. Ma Obama dipende da BP molto più di Bush dall’uragano. Bush avrebbe potuto fornire una migliore assistenza alle vittime del disastro, Obama non può che affidarsi ‘agli occhi e alle oerecchie’ di BP, le uniche in grado di raggiungere la profondità del pozzo.