Frattini: dall’allarme al ridicolo. Per i tedeschi siamo a un passo dal baratro

Il consiglio dei Ministri di oggi, 26/11/2010, è sfociato nel più puro degli allarmismi. Leggete cosa viene scritto nel comunicato ufficiale:

Il Ministro degli affari esteri, Franco Frattini, ha riferito su vicende delicate che rappresentano il sintomo di strategie dirette a colpire l’immagine dell’Italia sulla scena internazionale. L’attacco a Finmeccanica, la diffusione ripetuta di immagini sui rifiuti di Napoli o sui crolli di Pompei, l’annunciata pubblicazione di rapporti riservati concernenti la politica degli Stati Uniti, con possibili ripercussioni negative anche per l’Italia, impongono fermezza e determinazione per difendere l’immagine nazionale e la tutela degli interessi economici e politici del Paese. Tale intento è stato unanimemente condiviso dal Consiglio (Governo.it).

Ma quale mente perigliosa può accorpare la vicenda Finmeccanica con Pompei e con i file segreti di Wikileaks? Per Di Pietro, Frattini avrebbe bevuto un bicchiere di troppo. Consigliato l’alcoltest prima di cominciare il consiglio dei Ministri. Puntale, dieci minuti fa, la smentita: non è vero, trattasi solo di scenari non correlati fra loro ma che possono portare danno al paese. Viene da domandarsi se non sia stato più dannoso quel comunicato che non tutto il quadro evocato dallo stesso Frattini.

Intanto, però, qualcuno all’estero pare osservare attentamente la crisi politica italiana. Trattasi del prestigioso Frankfurter Allgemeine Zeitung, la bibbia della city tedesca (Francoforte, appunto, cuore della Finanza tedesca, quella che conta di più in questo periodo). L’articolo di fondo di ieri era una profonda preoccupata analisi della crisi italiana: prima di tutto della crisi politica. Sì, perché il pesante debito italiano (1.845 miliardi, 150 in più della Germania) potrebbe diventare letale per l’euro qualora la crisi politica si rendesse irrisolvibile:

una crisi del debito italiano, se affrontata in modo dilettantesco, potrebbe scatenare un’enorme carica esplosiva per l’unione monetaria europea e per la stessa Ue, ma purtroppo l’Italia si avvicina a questa crisi, senza che i politici italiani se ne interessino (Il Fatto Quotidiano).

Ora che il debito italiano sia il secondo più alto d’Europa – sapete, lassù c’è l’inarrivabile Grecia – è cosa arcinota. Su Il Tempo scrivo che il trend di crescita del debito italiano rispetto a quello tedesco per il periodo 2007-2010 è lo stesso, ovvero +15.3%. Vero, ma l’Europa si sta confrontando con l’effetto domino dei mercati che trasferisco la paura del default da un paese all’altro dello scacchiere europeo. Sembra quasi una manovra preordinata, se non fosse del tutto irrazionale. Oggi, per esempio i mercati hanno cominciato ad attaccare il Portogallo e la Spagna:

Schizza a nuovi record il rischio default di Portogallo e Spagna. I credit default swaps (cds) sul debito dei Paesi iberici hanno raggiunto rispettivamente 507,5 punti e 320,5 punti, secondo i dati di Cma citati da Bloomberg.
A livelli record anche i cds sul debito dell’Irlanda a 599,5 punti e sulla Grecia a 988 punti. Sui mercati sono sempre piu’ incalzanti le voci secondo cui Lisbona chiedera’ l’aiuto finanziario della comunita’ internazionale per evitare un contagio della crisi alla Spagna (Ansa.it).

L’Unione Europea è messa a dura prova e forse i tedeschi non vogliono pagare per tutti. La cancelliera Angela Merkel e il ministro delle Finanze Wolfgang Schauble discuteranno con i partner la riforma del Patto europeo di stabilità e vogliono ‘costituzionalizzare’ il default fianaziario. Di fatto, si definiranno dei piani di ristrutturazione del debito dei paesi ritenuti inaffidabili. L’onere per salvare l’euro sarà cedere altre ulteriori fette di sovranità a un organismo, l’Unione, che in quanto a deficit deve mettere in conto la democrazia. L’Italia è nel club degli inetti – quei maledetti PIIGS – ed è tutta colpa della sua classe politica:

La paralisi politica potrebbe diventare pericolosa già nel 2011 poiché Silvio Berlusconi è debole, ma l’opposizione spaccata non è in grado di trarne profitto. Per evitare una nuova vittoria di Berlusconi, i suoi avversari puntano ad un ritorno al sistema proporzionale, in una parola alla palude degli Anni ’80 […] [si prevedono] scenari cupi per il futuro poiché il Paese è senza guida, incapace di prendere decisioni e ben lontano dal compiere le necessarie riforme […] è solo una questione di tempo su quando gli investitori tireranno le conseguenze con una fuga dai titoli di Stato […] a fallire è stata una generazione di politici, che con il bipolarismo voleva creare maggiore stabilità. Adesso è in marcia un nuovo tipo di condottiero di partito, che prende per arte di governo il clientelismo e i vuoti paroloni quotidiani. Questa gente blocca da anni con tatticismi quotidiani le riforme di lungo respiro […] il mondo politico italiano continua a cullarsi in una sensazione di sicurezza, troppa, come potrebbe dimostrarsi, se si verificassero turbolenze a causa della montagna del debito italiano, le crisi della Grecia e dell’Irlanda sarebbero uno scherzetto al confronto (Il Fatto, cit.).

A fallire è stata una generazione di politici che continua a cullarsi in una sensazione di sicurezza che non esiste. Queste parole sono l’epitaffio non tanto al governo di Berlusconi, quanto alla politica italiana. Una visione tanto chiara e radicale nelle conclusioni che non è comparsa sui giornali italiani se non in piccoli trafiletti. Il Tempo ribalta addirittura la critica contro i tedeschi, rei di attaccare l’Italia solo “per il loro tornaconto”:

«È solo una questione di tempo» scriveil FAZ «su quando gli investitori tireranno le conseguenze con una fuga dai titoli di Stato». Magari per riversarsi sui Bund tedeschi, che potranno così essere piazzati all’estero ad interessi sempre più bassi? Consentendo nel frattempo alle banche teutoniche, col paracadute di Stato, di investire sui paesi a rischio? Già, perché c’è una cosa che la Frankfurter si dimentica di ricordare: l’esposizione bancaria tedesca verso – facciamo un paese a caso – l’Irlanda. Al 31 marzo era di 205,8 miliardi di dollari. La seconda al mondo dopo la Gran Bretagna. Per la cronaca, quella delle banche italiane è di 28,6 (Il Tempo.it).

Nessuna traccia dell’analisi politica contenuta nell’articolo. Che invece non lascia scampo a detrologie.

 

 

Deficit Irlanda al 30%, Arera Euro in crisi, ma in Italia si balla in Transatlantico

Il rapporto deficit/pil dell’Irlanda, un tempo tigre europea con tassi di crescita a due cifre, emblema del neo-liberismo, del laissez-faire, raggiungerà a fine anno la quota del 30%. E’ il risultato dell’esposizione dello Stato nel salvataggio del sistema bancario irlandese. L’onda lunga del fallimento Lehmann-Brothers.

Non è un caso se il mercato finanziario si comporti come un cecchino all’ultimo piano di un palazzo: prende di mira i più deboli. Quelli che non sono stati in grado di fornire risposte concrete in fatto di riduzione dell’indebitamento. L’Europa tutta è tremolante come una massa gelatinosa. Non uno dei nostri governanti che si sia speso per il bene collettivo dell’Unione Europea. Né Sarkozy, né Merkel; né tantomeno Berlusconi. Il piano di salvataggio dei soci dell’Euro dal rischio default è una barzelletta a cui nessuno più crede. La Grecia è sotto tutela della riluttante Germania, che ha messo faccia e quattrini sul suo debito extralarge. I governanti greci rischiano l’insurrezione armata di popolo. Eppure sono stati messi dinanzi alla eventualità di altri ulteriori massacranti tagli alla spesa pubblica. A cos’altro dovranno rinunciare i cittadini greci? Alla sanità? alla pensione? Forse se le sono già giocate entrambe. Quando non resterà più nulla, dovranno forse rinunciare alla costosa democrazia?

Merkel non può cedere dinanzi agli elettori. In Germania l’orientamento dell’opinione pubblica è fortemente contrario a spendere un solo quattrino per gli altri paesi europei. Dei PIGS non vogliono sentir parlare.D’altro canto, il governo irlandese non vuole cedere fette di sovranità nazionale in materia finanziaria all’Europa: è ancora una storia di Leviatani che pretendono per sé tutti i diritti sul piano nazionale, e tutte le libertà sul piano delle relazioni internazionali. La storia ha insegnato che la sovranità assoluta, senza limiti, porta alla divisione e al conflitto. L’Unione Europea nacque proprio per impedire il riproporsi di un stile di relazioni internazionali basate sul confronto di potenze. E ora che la sempre più stretta interelazione economico-finanziaria ha reso imprescindibile l’esistenza di una coordinazione delle politiche dei paesi dell’Euro, la sovranità nazionale si trova sempre lì, nel mezzo, come un sasso su cui inciampare. L’Irlanda ha costruito il suo boom economico con politiche fiscali da paradiso caraibico suscitando le velleitarie polemiche dei partner europei. Adesso si trova dinanzi alla prospettiva di rinunciare al modello neo-liberista per introdurre una forte tassazione che presumibilmente indurrà il capitale estero alla fuga. O default, o delocalizzazione: non vi à altra scelta.

“Quando a maggio”, scrive Federico Fubini su Il Corriere della Sera (17.11.2010, p. 16), “ha votato la propria parte dei fondi per la Grecia, oltre 15 miliardi in tre anni, in aula sedevano diciassette deputati. Negli stessi giorni il Bundestag a Berlino ha deliberato sulla sua quota del prestito, e sotto la cupola di cristallo non uno si era dato malato o preso altrove. E’ stato uno dei dibattiti più seguiti dell’anno. Se L’Europa è una realtà scontata in Italia, in Germania è uno di quei fantasmi capaci di far perdere le elezioni anche al più solido dei leader”. L’Italia ha il secondo debito d’Europa. L’irresponsabilità di una crisi di governo al buio ha indotto Napolitano a scendere a pié pari sul campo politico e stabilire una road map ben chiara a tutti, la quale forse prevede anche una ulteriore “fase di responsabilità nazionale” dopo il 14 dicembre, giorno designato per la Caduta di Re Silvio. Se ne parla come al bar: un governo tecnico? No! elezioni subito. E’ un ballo sin troppo noto, quello del Transatlantico. Elezioni sì, elezioni no. Mentre la politica si trastulla con dubbi amletici, la casa comune europea va in fiamme.

CDS paesi europei, rialzi preoccupanti

Il mercato dei CDS – Credit Default Swap – conosce un nuovo momento di sclerosi legato all’andamento generale dei mercati, schizoide e paranoico.

Piccolo breviario: [CDS] È il derivato creditizio più usato. È un accordo tra un acquirente ed un venditore per mezzo del quale il compratore paga un premio periodico a fronte di un pagamento da parte del venditore in occasione di un evento relativo ad un credito (come ad esempio il fallimento del debitore) cui il contratto è riferito. Il CDS viene spesso utilizzato con la funzione di polizza assicurativa o copertura per il sottoscrittore di un’obbligazione. Tipicamente la durata di un CDS è di cinque anni (CDS – Wikipedia).

Oggi il CDS Italia è schizzato in alto di 50 punti base in un solo giorno, superando il tetto record dei 250 bps. Il CDS legato ai titoli degli altri paesi europei segue il medesimo andamento: gli indici puntano verso l’alto.

Il credit default swap sul debito italiano è salito a 250 punti base, da 200,6 ieri, a indicare che il costo di assicurare 10 milioni di euro di debito della Repubblica contro l’ipotesi di default è lievitato a 250.000 euro da 200.600 lunedì (Italia, Cds tocca massimo record a 250 pb – Markit | Mercati | Bond | Reuters).

CDS 5 yrs:

  • Spagna: 260, + 20%; la scorsa settimanaugualmente in crescita (214 bps), dopo la revisione del rating da parte di Fitch;
  • Irlanda: scende lievemente a quota 238 bps;
  • Francia: da 68.4 bps (New York, scorsa settimana), a 74.6 (oggi): +8%;
  • per confronto, paesi extraeuropei: Sud Corea, 174bps, in crescita dopo notizie della crisi con il Nord Corea; Venezuela, CDS raddoppiato nell’ultimo mese, a quota 1430 bps.

Solitamente il CDS viene impiegato come misura del rischio default di un paese. Nella realtà, una valutazione del genere richiederebbe il confronto con ulteriori parametri, fra i quali l’indebitamento privato che in Italia è decisamente inferiore rispetto alla Gran Bretagna, per esempio (dove il rapporto debito pubblico sommato al debito privato rispetto al pil è pari al 238%, contro il 230% di quello italiano e del 203% di quello tedesco). Il debito pubblico, in buona sostanza, non può essere impiegato come unico spettro di riferimento per una sorta di misurazione del rischio default. I CDS sono dei contratti della peggior specie, ovvero i derivati. Un’assicurazione contro il rischio default. Più aumenta il premio della polizza, maggiore è il rischio che l’acquirente ha di perdere il proprio valore. I ‘prezzi’ naturalmente li fanno gli ‘assicuratori’, ovvero le stesse banche che emettono i giudizi di ‘rating’ sui titoli di stato. Va da sé che l’andamento dei CDS del cosiddetto ‘Club Med’, o dei PIIGS che dir si voglia, segue con amplificazioni diverse, quello dei CDS Grecia (il grafico riferisce al periodo 01 feb – 28 mag).

Dove se ne parla:

La Grecia alla canna del gas pronta per essere sbranata dalle Banche americane.

jp morgan

La Grecia è alla corda. Il suo futuro dipende dalla decisione di Angela Merkel, la cancelliera tedesca, sul fatto di concedere una garanzia fidejussoria alle banche tedesche che dovranno acquistare i bond ellenici. Se lo Stato tedesco non garantisce, le bnache non comprano e la Grecia fallisce:

“La Grecia è andata”, dicono gli operatori finanziari. Tradotto: ormai è quasi sicuro che non riuscirà a vendere i suoi titoli di debito […] Il Wall Street Journal di ieri ha rivelato che questa settimana era previsa un’asta di titoli di Stato, ma il governo l’ha rinviata all’ultimo minuto […] ormai il destino della Grecia si gioca in una partita a due con Berlino, l’Unione europea ha abdicato e ha lasciato alla cancelliera Angela Merkel la responsabilità di decidere se abbandonare Atene al collasso (così l’euro si svaluterà e i prodotti tedeschi ritroveranno competitività, ma al prezzo di una nuova crisi bancaria e forse una recessione) […] il Financial Times Deutschland scrive che le banche tedesche hanno fatto sapere di non essere interessate a comprare bond greci, posizione che equivale a una sentenza di morte finanziaria per Atene. Ma Papandreu è stato invitato a Berlino il 5 marzo, per discutere con la Merkel il destino del suo Paese (fonte: La Grecia si arrende – Economia | l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog).

Dall’altra parte dell’Oceano Atlantico qualcuno però ride: sono le banche, quelle che certificavano i bilanci truccati del governo di Papandreu, Jp Morgan e Goldman Sachs. Loro hanno infilato milioni e milioni di dollari dei loro clienti nei CDS, i cosiddetti Credit Defaul Swap, i contratti-lotteria, una sorta di derivati nei quali si scommette su qualunque cosa. La stessa forma contrattuale che ha mandato in malora mezzo occidente fra 2008 e 2009, la vera causa delle bolle speculative che di volta in volta hanno toccato il mercato del petrolio, l’oro, i cereali, eccetera, facendone schizzare il prezzo alle stelle.

Ora tocca alla Grecia e, di riflesso, all’Euro:

Le più grandi banche americane e i più grandi hedge funds, fondi d’investimento ad alto rischio, hanno sferrato un massiccio attacco all’euro […] Questi colossi finanziari, svela il Wall street Journal, stanno accumulando CDS, o Credit defaults swaps, i titoli assicurativi contro la bancarotta della Grecia, che in un anno sono passati da circa 40 a circa 85 miliardi di dollari […] all’inizio del mese una «banca boutique» ha riunito a Manhattan il Soros Fund managment, la Sac capital advisors e altre star di Wall Street asserendo che il dissesto della Grecia è inevitabile, che l’euro crollerà e che i CDS frutteranno guadagni enormi […] E’ la massima speculazione monetaria, scrive il Wall Street Journal, da quella del ’92 contro la sterlina inglese, che fruttò a George Soros, il mago delle valute, e ai suoi pari 1 miliardo di dollari […] (Queste banche ) negli ultimi anni hanno aiutato la Grecia a nascondere il suo debito. E perché scommettono sulla sua bancarotta, un potenziale caso di conflitto di interessi […] l’intervento dell’Ue dovrebbe però venire accompagnato da una regolamentazione dei CDS, come ha chiesto la Francia, ma l’amministrazione Obama e il Congresso americano sono riluttanti a imporla (fonte: Usa: banche ed hedge funds in azione contro l’euro, la Sec apre un’inchiesta – Corriere della Sera).

I punti controversi in questa vicenda sono diversi. In primo luogo, ciò che appare misterioso è il ruolo dell’ex Re dei broker, George Soros, oggi filantropo della democrazia attraverso la George Soros Foundation e il franchising delle rivoluzioni colorate. Da più parti si dipinge il magnate americano come l’uomo ombra nelle scelte economiche e politiche degli USA. Quale il suo ruolo nella attuale fase speculativa della Finanza contro la Grecia e i cosiddetti “pigs” (Portogallo, Italia o Irlanda a seconda delle interpretazioni, Grecia e Spagna), nessuno può dirlo. Quel che è certo è che la Grecia rischia il default e c’è qualcuno che ci guadagna. Sono proprio quei contratti, i CDS, che l’amministrazione Obama ha rifiutato di regolamentare. Forse che Obama sia un ostaggio delle banche? Non erano le stesse banche sul punto di fallire più o meno un anno fa? A pensarci bene, avrebbero fatto meglio a lasciarle andare a picco. Hanno inquinato il mondo finanziario con i derivati “tossici”, ma allo stesso tempo hanno certificato bilanci statali fasulli. L’Italia, paese nel quale il falso in bilancio non è più reato, potrebbe aver fatto diversamente? Secondo il vice primo ministro greco Pangalos, no:

    • L’Italia ha fatto più della Grecia per mascherare lo stato delle sue finanze al fine di garantirsi l’ingresso nella zona euro.

      Lo ha detto il vice primo ministro greco Theodoros Pangalos, aggiungendo inolttre che per la sua storia la Germania non è nella migliore posizione per criticare la Grecia

    • L’Unione europea ha chiesto alla Grecia di chiarire le indiscrezioni stampa su scambi di derivati con le banche di investimento Usa utilizzati per nascondere le dimensioni del suo debito e del deficit nei confronti delle autorità Ue in vista del suo ingresso nella zona euro
    • “Basta mettere qualche somma di denaro per il prossimo anno … è quello che tutti hanno fatto e la Grecia lo ha fatto in misura minore dell’Italia, ad esempio”, ha Pangalos ha detto in un’intervista con la BBC World Service radio.

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