Il dossier sulla Boccassini prelevato al Csm da un leghista

Quanti servitori per due quattrini. I leghisti non sono da meno. Ricordate l’attacco perpetrato giusto ieri da Il Giornale al magistrato Ilda Boccassini? Sallusti aveva sbattuto in prima pagina a caratteri cubitali una storia vecchia di trent’anni: “amori segreti”, scrivevano ieri, “verità nascoste”, lasciando immaginare al distratto e annoiato lettore di centrodestra chissà quali scandali nel passato della Boccassini.

Trattasi di un procedimento disciplinare che il magistrato subì per esser stata sorpresa in atteggiamenti amorosi con un giornalista di Lotta Continua. La Boccassini all’epoca aveva trent’anni. Era innamorata di un giornalista “rosso”. Era maggiorenne ed erano gli anni di piombo. Il procuratore capo, tale Mario Gresti, fece rapporto al procuratore generale che a sua volta trasmise gli atti al CSM. La Boccasini fu difesa da Armando Spataro, oggi procuratore della Repubblica aggiunto presso il tribunale di Milano nonché coordinatore del Gruppo specializzato nel settore dell’antiterrorismo, e fu assolta. Non era venuta meno al vincolo di segretezza. Certo, Sallusti e soci vi hanno raccontano solo un pezzo della verità, solo quella che gli conveniva. Soprattutto non vi hanno raccontato come sono venuti in possesso del “dossier Boccassini”.

Dovete sapere che i procedimenti disciplinari, all’epoca dei fatti, nel 1982, erano secretati. Non sono atti a disposizione di tutti. Qualcuno deve aver consegnato a Sallusti questo carteggio scottante. Chi?

Di servi ne è pieno il Parlamento. e pure il CSM. La talpa dei berluscones è un leghista, tale Matteo Brigandì, messinese ma operante in Piemonte (un leghista siciliano, che anomalia…), membro laico del CSM. Fra il 18 e il 20 Gennaio scorsi, Brigandì si sarebbe rivolto alla sezione disciplinare del CSM ed lì ha scovato quel vecchio fatterello che riguarda Ilda la rossa. Ora al CSM vogliono punirlo in maniera esemplare. Ma a lui cosa può interessare: può assurgere finalmente alla corte dei berluscones di ferro, ai martiri di Arcore. Largo, passa Brigandì.

Il pm Fiorillo sul caso Ruby lotta per la verità, Maroni no

Ad avercene di servitori dello Stato come la pm del Tribunale dei Minori di Milano. Annamaria Fiorillo è una donna delle sitituzioni. Oggi è comparsa dinanzi alle telecamere per smentire le affermazioni del Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, chiamato ieri e oggi a riferire alle aule del Parlamento sul caso Ruby e il presunto abuso d’ufficio del presidente del Consiglio sulla procedura di affidamento della minore. Maroni ha confermato ai parlamentari che quella notte la polizia si comportò correttamente e che il verbale di affidamento di Ruby era stato redatto anche “sulla base delle indicazioni del pubblico ministero di turno presso il tribunale dei minorenni”.

Fiorillo non si è piegata alla “verità istituzionale”. Rivendicando con orgoglio il suo ruolo nelle istituzioni e il suo giuramento di fedeltà, si è rivolta con una lettera al Consiglio Superiore della Magistratura perché “verità e giustizia sono state calpestate”. Ha proseguito affermando che il CSM deve farsi carico di accertare l’origine della “discrepanza” tra i “dati di realtà a mia conoscenza” e quanto affermato dal ministro Maroni, il quale “ha tenuto a rimarcare che il corretto comportamento degli agenti è stato confermato anche dalla autorità giudiziaria per voce del procuratore Edmondo Bruti Liberati all’esito di specifica istruttoria” (così nella lettera).

Fiorillo è una donna di coraggio. Ad avercene.

Attenti all’UDC, è pronta a votare il Processo Breve e il nuovo Lodo Alfano

L’UDC sembra mantenersi equidistante da PD e PdL? Il partito di Casini viene dato un giorno all’opposizione e il giorno dopo al governo insieme a Berlusconi e Bossi? Normale: il centro della politica italiana è quella grande palude che si è sostituita alla Democrazia Cristiana. E se alle Regionali l’erede dello scudo crociato si è alleato in Piemonte con il PD in un prototipo di una nuova Unione prodiana, un nuovo patto Bersani-Casini per le politiche prossime venture sembra sfumare. Sicché oggi Bersani ha rotto gli indugi e, mandando in crisi i piani dei centristi del PD, ha ipotizzato la formazione di un Nuovo Ulivo, ovvero di una alleanza con la sinistra – ora extraparlamentare – di SeL, Verdi e Rifondazione (se sopravvive). Bersani mette la freccia a sinistra, creando non pochi crucci a Di Pietro, che finora ha attinto a piene mani dall’elettorato post-comunista, e sconfessando il modello di Partito Democratico voluto da Walter Veltroni – quell’utopia del partito maggioritario che rompe a sinistra per confabulare al centro. Bersani ha però lasciato la porta aperta: l’Ulivo sarà disponibile a partecipare alla (Santa) Alleanza Democratica contro Berlusconi. Tradotto in parole comprensibili: alleanza con l’UDC, se non viene prima comprata dal PdL.

Lo scenario al momento vede una situazione di stallo: Bersani ha reagito rispolverando l’Ulivo; Berlusconi, frenando davanti all’ipotesi di nuove elezioni. Casini resta senza partner, avendo ancora da ridefinire il solco con i finiani sui temi etici, elemento di ostacolo alla formazione del Nuovo Centro. Comunque c’è chi scalpita per dare una mano al Caimano:

E’ la giustizia il vero nodo: è su questo terreno che Berlusconi potrebbe trovarsi scoperto perché i finiani non sono disponibili a votare il Processo Breve. Che farete?

“Non deve essere un ammazzasentenze, con tanti saluti alle vittime e a chi ha subito danni”.

E sul Lodo Alfano?

“Mi voglio rovinare:  se ci presentassero una legge di carattere costituzionale fatta bene e capace di mettere fine al conflitto fra politica e magistratura, noi non ci troveremo niente di scandaloso” (parola di Rocco Buttiglione, intervistato da Il Mattino).

Non c’è da stupirsi: pensate che Vicepresidente del Csm è tale Michele Vietti, “autore della legge sul legittimo impedimento, della riforma del falso in bilancio e della pregiudiziale di costituzionalità che, paragonando l’orientamento sessuale a “incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo eccetera”, ha bloccato nel 2009 una proposta di legge che prevedeva l’aggravante per i crimini di natura omofobica” (Wikipedia), eletto con i voti del PD (meno uno, Ignazio Marino). E allora, incassata una fiducia pro tempore a settembre, Berlusconi potrebbe procedere in autunno a disarmare i giudici – per sé e per gli amici, vicini e lontani – con una riforma costituzionale che verrebbe avallata dal Csm, oramai del tutto asservito, e votata grazie al soccorso dell’UDC più Rutelli, sì proprio l’ex candidato premier dell’Ulivo alle politiche del 2001. Rutelli non si è limitato a proporsi come votante ma si è spinto più in là, suggerendo i punti cruciali della eventuale riforma:

La riforma immaginata dal leader di Api è netta: “Separazione delle carriere. Spersonalizzazione del pubblico ministero. Non vorrei conoscere i pm, non vorrei vederli in televisione. Vorrei che facessero il loro lavoro seriamente, professionalmente, sobriamente. Vorrei che non siano leggibili come figure politiche. E li voglio liberi di indagare su chiunque. E penso che tutti gli italiani sarebbero contenti di questo. E se i magistrati sbagliano, debbano rispondere. Una scelta – ha concluso – che fu sancita persino da un referendum in Italia” […] “una riforma, non un piccolo provvedimento tampone che dovrebbe servire solo ad allontanare un attacco giudiziario da Berlusconi che peraltro non si allontana mai” (Opinione.it).

A chiarire ulteriormente la posizione de l’API, Linda Lanzillotta afferma che “siamo pronti a un’operazione-verità sul federalismo. E anche sulla giustizia, sfidiamo una maggioranza inchiodata alle leggi ad personam e opposizioni ancorate al giustizialismo: ci sono due anni di legislatura per riformare giustizia civile e penale” (Opinione.it, cit.).

Conclusione: altro che dimissioni e crisi di governo. Qui si fa a gara per salvare B.

Il caso Catanzaro: il merito non paga.

Ricordate il caso passato alle cronache (ritoccate) come lite fra procure? Quella vicenda delle giuste indagini della procura di Salerno (giuste sulla base del giudizio del tribunale del Riesame) sulla procura di Catanzaro in seguito alle contro-denunce di De Magistriis? Quel caso che fu valutato dal CSM in maniera alquanto particolare – rimuovendo i magistrati di Salerno e spostando il solo Procuratore Capo di Catanzaro – organismo di auto governo dei giudici presieduto dallo stesso Nicola Mancino che – a parere di alcuni – mente su Borsellino? Bene, Apicella lascia la magistratura, deluso dai suoi stessi colleghi dell’ANM.

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    • Sereno per aver sempre compiuto il mio dovere, nonostante le difficoltà incontrate» e «orgoglioso per aver ispirato e assicurato nei cittadini la fiducia nella giustizia
    • deluso dal silenzio dell’Anm e delle istituzioni su fatti allarmanti e dal trattamento ricevuto dopo essermi impegnato per accertare tali fatti
    • l’ex procuratore di Salerno, Luigi Apicella, annuncia l’addio alla toga
    • Protagonista a gennaio scorso, insieme ai magistrati di Catanzaro, della cosiddetta guerra tra procure giocata sulle inchieste avocate all’ex pm Luigi De Magistris
    • Secco il no comment dell’Anm. «Non commento le dichiarazioni di Apicella. Ciò che dovevamo dire l’abbiamo detto all’epoca dei fatti. Ma non possiamo che avere rispetto per quelle che sono scelte personali» ha detto il presidente dell’associazione nazionale magistrati, Luca Palamara

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