Cuffaro risponde a Marino. Nuove infamie. E Loiero in Calabria nega l’evidenza della questione morale.

Loiero, il governatore della Calabria, ha avuto il coraggio di affermare che non esiste la questione morale. Certo è che – detto da un presidente la cui politica sanitaria ha prodotto un deficit di 1,7 miliardi di euro e disservizi tali da sfociare nei casi terribili di malasanità, di pazienti morti per incapacità del personale medico o per mancanza di attrezzature idonee o di posti letto – oramai è il dilagare dell’ipocrisia.
Pensate che tal Totò Cuffaro, ex presidente della regione Sicilia, oggi senatore ma anche condannato in primo grado per favoreggiamento alla mafia e rivelazione del segreto d’ufficio, l’uomo dei cannoli, si è cimentato in una risposta alle dichiarazioni di ieri di Ignazio Marino a Genova sulla possibilità di una allenaza PD-UDC. Cuffaro non può che tornare alle vicende ISMETT. E si ricorda ora – lo smemorato – che Marino chiedeva sostegno contro i "cattivoni" americani. Non è andata proprio così, vero Cuffaro? Cosa fece il presidente Cuffaro per sostenere l’opera del chirurgo Marino? Perché fu Marino ad andarsene?
Domande che su Yes, political! hanno già una risposta (cercate nei tag ignazio marino e cuffaro).
E’ però bene leggere le sue dichiarazioni per diffidare di chi propone alleanze con il suo partito, che ancor oggi è retto da un segretario che lo definì "perseguitato politico".

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    • Ricorrere alla morale kantiana e agli aneddoti di un grande giornalista qual è stato Montanelli, per eludere una domanda ed insinuare le presunte immoralità di altri, è un esercizio di retorica che, a fine agosto con la temperatura a 34°, si trascina stancamente ed ha il sapore di chi sta ripetendo la lezioncina in vista degli esami di riparazione.
    • Questione morale, caro Presidente è aver detto, all’indomani della morte di Federica Monteleone “su Vibo tolleranza zero” e apprendere qualche giorno fa dal Direttore Generale di quell’Azienda Ospedaliera, che i lavori di adeguamento (ad oggi non ancora finiti) agli standard minimi di sicurezza, sono stati eseguiti con i soldi del bilancio dell’Azienda Ospedaliera Jazzolino mentre la Regione Calabria non ha ancora dato un solo centesimo!!!
    • Questione morale, caro Presidente è:
      1) non avere ancora adottato il Piano Sanitario regionale benché approvato dalla Giunta ormai da alcuni anni;
    • 2) non avere detto quali fra gli ospedali della piana di Gioia Tauro, della Locride e delle altre zone della Calabria, saranno chiusi a fronte della costruzione dei nuovi quattro ospedali;
    • 3) Questione morale è il sistema di annullamento delle competenze mediche, di sfruttamento dello stato di bisogno di medici e di infermieri precari, con la trimestralizzazione dei loro incarichi così da controllare il loro voto “a vista”! Nessun concorso per nuovi primari o medici specialisti e reparti lasciati alla diligenza e lungimiranza dei molti operatori sanitari che ancora hanno il coraggio di rischiare la loro incolumità personale lavorando in un sistema sanitario pubblico dolosamente schizofrenico. Intanto i casi di diagnosi errate e di imperizia sono la causa principale di morte per mala sanità.
    • 4) Questione morale è prendere atto che anche con l’Istituto Papa Giovanni la Politica ha fallito, perché troppo distratta a concludere affari per alimentare la propria longevità politica. Ed è questione morale concludere che il problema è stato risolto non dalla politica ma dall’intervento propiziatorio della magistratura che, in Calabria ormai, deve sostituirsi al sistema politico con regolarità e puntualità, e non come extrema ratio.
    • 5) Questione morale è avere nominato quali Presidenti e Direttori Generali, in Aziende Ospedaliere, ASL/ASP, Arpacal, Asi ecc. ecc., uomini di fede che oggi si sono dimessi dagli incarichi per potersi candidare alle Regionali a sostegno della candidatura del Presidente! Ed è questione morale il fatto che Lei e i suoi uomini ritengono tali pratiche assolutamente normali!!
    • 6) Questione morale è avere assistito inermi al sacco del nostro territorio con la depurazione affidata a società consortili, la raccolta differenziata a società miste che, utilizzate non secondo criteri aziendali, ma clientelari, hanno determinato la morte dell’ambiente calabrese, il disastro economico di tutto l’indotto e l’affossamento dell’unico sviluppo possibile: quello turistico. Questione morale è non volere affrontare argomenti di nome Gerica, Smeco, Acquereggine, Alto Tirreno Cosentino, Appennino Paolano, Pollino SpA, Vallecrati, ecc. ecc. ecc
    • 7) Questione morale significa non avere il coraggio di parlare del fallimento della politica economica regionale che negli ultimi venti anni ha usato in modo improprio strumenti societari e legislativi che mentre altrove sono stati di successo, in Calabria sono serviti soltanto per creare un sistema di potere spaventoso e che ha foraggiato, attraverso i fondi pubblici provenienti anche dalle gestioni Commissariali in capo alle Presidenze del Consiglio dei Ministri di Berlusconi-Prodi-Berlusconi, le segreterie dei partiti di tutto l’arco costituzionale, quasi nessuno escluso
    • 8) Questione morale significa leggere quotidianamente le gravi accuse di brogli, di violazione delle regole democratiche, di uso dei fondi regionali in modo clientelare, che un Suo assessore e sostenitore della mozione lancia al Presidente del Consiglio Regionale che sostiene la Sua Giunta e che sostiene la sua stessa mozione congressuale, senza registrare un suo cenno di riscontro o di richiesta di chiarimento al Presidente Bova o all’assessore Naccari!
    • 9) Questione morale è avere deluso le aspettative di quanti abbiamo votato Lei e questa giunta nella convinzione che sarebbe stato il riscatto della buona calabresità, e accorgerci di essere stati comunque governati con gli stessi metodi e dagli stessi poteri forti della Giunta Chiaravalloti!
    • 10) Questione morale è apprendere che si continua da più parti ad attribuire al congresso del PD e alla sana e naturale dialettica congressuale, e non già al fallimento di un’intera classe politica e di un’azione di governo, la responsabilità di questo indecoroso spettacolo della fine di un basso impero!!
    • Fernanda Gigliotti – Candidata alla Seg. Reg. del PD – Mozione Marino
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    • "Da mago dei trapianti a mago della comunicazione creativa il passo sembra essere stato breve per Ignazio Marino che dal suo cappello a cilindro tira fuori, oggi, un ottimo miscuglio di mezze verità, dichiarazioni ad effetto, populistici programmi fuori tempo e qualche dimostrazione di artificiale cattiva memoria". Lo dice il senatore dell’Udc, Totò Cuffaro
    • "D’altronde fin dai tempi di Palermo – aggiunge – sappiamo si fosse autonominato supervisore della pubbliche relazioni dell’Ismett oltre che amministratore delegato e frequentasse, invece, poco le corsie.
    • Eppure non era così che si comportava il novello moralizzatore Ignazio Marino quando, direttore dell’Ismett, veniva a chiedere alla Regione siciliana, che allora presiedevo, protezione contro quei cattivoni americani che volevano silurarlo constestandogli l’incasso di rimborsi gonfiati".
    • Aggiunge Cuffaro: "Allora, ricordo bene, non provava ribrezzo e non lanciava anatemi e filtri magici contro me e l’Udc, nel chiedere aiuto e sostegno".
    • "Nonostante la caduta di stile – conclude Cuffaro – auguro a Marino di vincere la sua sfida per la segreteria del Pd. Solo con una guida spregiudicata, improntata alla distruzione più che alla costruzione, allo scontro più che al dialogo ed avara di contenuti veri, come la sua si potrà garantire pace e serenità alle tante anime tormentate dello stesso Pd"

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Marino e il discorso di Genova. Le reazioni.

La parte più importante del discorso di Ignazio Marino ieri a Genova? La risposta alla domanda su Fini e il richiamo a tutto il PD di non dimenticare la Scuola Diaz e Bolzaneto.

Sulla critica della Serracchiani: verrebbe spontaneo chiedersi come la Serracchiani stessa intenda realizzare questa sintesi di cui parla. Forse mediante il voto e il ricorso al principio di maggioranza? Oppure ha in mente qualche tipo di mediazione ostrogota per cui i disegni di legge che ne scaturiscono sono dei papocchi in giuridichese che fondamentalmente accolgono le istanze dei clericali e che perciò trasformano la minoranza in maggioranza a scapito dei diritti degli individui?

  • Ignazio Marino, senatore e ora candidato alla segreteria del Pd, in un’intervista rilasciata a Primocanale, ha parlato degli obiettivi e delle sue posizioni. In merito all’alleanza con l’Udc, Marino afferma: “In questo momento credo che sia difficile allearsi con un partito che prende tanti voti nelle aree governate da Totò Cuffaro, ma ci può essere un’evoluzione, valuteremo”. Sul problema dei giovani, Marino ammette la fatica che i ragazzi, tra i venti e trent’anni, fanno per trovare lavoro e per rendersi indipendenti dai genitori.

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    • ‘Il Partito democratico ha la missione politica di fare sintesi tra le idee, anche tra quelle di Paola Binetti e le mie”. Lo sostiene Debora Serracchiani all’indomani dell’intervento di Ignazio Marino alla festa del PD di Genova, il quale aveva polemicamente chiesto a Dario Franceschini come avrebbe fatto sul biotestamento a ”conciliare le posizioni di Debora Serracchiani e Paola Binetti”.
    • L’europarlamentare ha sottolineato che ”fallire la missione di far sintesi, o peggio scartarla a priori, significa che il PD rinuncia alla sua vocazione di partito riformista plurale e di massa.” ”Io non voglio un piccolo partito, quello si’ del secolo scorso, in cui la pensiamo tutti allo stesso modo – ha aggiunto Serracchiani – voglio un grande partito in cui posso portare le mie idee e farle pesare, in cui ci si confronta e – ha concluso – alla fine si decide”.
  • ”L’Udc per prima non accetta di stipulare accordi sulla base di alleanze laiciste”. Così il portavoce nazionale dell’Udc, Antonio De Poli, risponde alle dichiarazioni di Ignazio Marino. ”Siamo coerenti con la nostra identita’, siamo un partito cattolico, che affonda le sue radici nel cristianesimo – aggiunge De Poli- Quindi stia pure tranquillo Marino, se dovesse vincere la segreteria del Pdsicuramente non dovra’ preoccuparsi di alleanze con noi”.

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    • «È evidente che c’è una grande voglia di cambiamento», dice Ignazio Marino visibilmente soddisfatto del bagno di folla e dei tanti applausi appena incassati alla Festa del Pd di Genova.
    • Marino si sta muovendo caratterizzando in modo ben preciso la sua candidatura alla leadership del Pd. E alla Festa di ieri è emerso con chiarezza, fino al guanto di sfida lanciato a Franceschini e Bersani: prima dell’11 ottobre deve esserci un confronto diretto tra i tre candidati.
    • «E anzi la proposta dovrebbe venire dal segretario in carica – ragiona in privato Marino – negli Stati Uniti è prassi, con domande scelte dagli elettori messe in busta chiusa e giornalisti sorteggiati».
    • Il tono è pacato ma non mancano attacchi diretti agli altri due aspiranti leader. «Dopo i primi respingimenti in mare ci sono stati autorevoli dirigenti del Pd, che erano ministri già nel secolo scorso, che hanno detto che erano d’accordo con Maroni, altri che aveva sbagliato, altri si sono posizionati a metà. Ma come fa un elettore di sinistra a capire cosa sta votando?».
    • Il punto è la «mancanza di chiarezza», ma la sottolineatura la mette anche su quell’inciso temporale. Che ripete con riferimento diretto a Franceschini e Bersani: «Erano nel governo nel secolo passato ma non hanno risolto il conflitto di interessi, certamente un po’ di credibilità così si perde».
    • «hanno nelle loro mozioni posizioni inconciliabili». La platea mostra di condividere i passaggi con gli applausi e l’entusiasmo non cala quando il discorso arriva sugli «schizzi di fango» del «Foglio» sulle note spese gonfiate. Batte le mani il sindaco di Genova Marta Vincenzi, seduta in prima fila, Carlo Rognoni, accanto a lei, che darà una mano nella campagna di comunicazione.
    • Ma soprattutto, tutti applaudono con forza quando Marino dice quello che nessun altro ha detto, dopo la calorosa accoglienze riservata al presidente della Camera proprio a questa Festa: «È apprezzabile il percorso che ha compiuto, ma il popolo del centrosinistra non può dimenticare quello che è accaduto nel luglio 2001, quando era vicepremier e aveva la responsabilità della sicurezza del G8, quando accaddero fatti vergognosi e criminali, con giovani massacrati di botte per le strade di Genova ». In molti si alzano anche in piedi ad applaudire.
      • nelle caserme, ha detto, non nelle strade: il riferimento è a Bolzaneto e indirettamente alla Diaz – post by cubicamente
    • Quando definisce D’Alema e Veltroni «risorse da utilizzare nel miglior modo possibile» chiunque vinca. O come quando alla domanda sulle alleanze, al di là della risposta di rito che prima vengono i programmi e poi gli alleati, aggiunge: «L’Idv ricorre a toni in cui non mi riconosco, ma adesso dobbiamo fare opposizione insieme. E poi il Pd deve avere tra i suoi valori anche la legalità. È un po’ difficile fare un’alleanza col partito che prende la maggior parte dei voti nelle aree controllate da Totò Cuffaro». Ovvero, l’Udc.
  • Genova, 30 ago. – “Questa cultura della divisione e’ molto lontana dalla tradizione e dalla cultura degli italiani”. Lo ha detto il senatore Ignazio Marino, a Genova per partecipare ad un dibattito alla Festa del Pd, in merito agli ultimi respingimenti di immigrati nel Mediterraneo. “Mi rifiuto di credere che un Paese democratico – ha aggiunto – debba cacciare con navi militari dei barconi senza sapere se, ad esempio, a bordo ci sono delle donne incinte o dei bambini, e mi pare che ci fossero in questi respingimenti delle ultime ore”. “Questa – ha concluso Marino – non e’ la nostra cultura”.

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Il complotto Cuffaro – UPMC

Come supposto nei giorni scorsi da Yes, Political!, ecco la mano che aveva estromesso Marino dall’ISMETT e che ora cerca di infangarlo con la bufala delle note spese. Marino è uscito allo scoperto con documenti decisivi che costituiranno prova nella querela per diffamazione contro lo stesso UPMC e "alcuni giornali", uno in particolare, direi. Marino era stato fatto saltare in cambio del rinnovo della concessione all’UPMC dal parte del governo siciliano, allora presieduto da Cuffaro: l’ISMETT era stato occupato a piè pari da Cuffaro e soci per farne una grande struttura clientelare. Assunzioni pilotate e il grande business delle infrastrutture.
Qui si riporta quasi integralmente l’articolo di oggi di Repubblica.it:

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    • Ormai, è roba per aule di tribunali. Nella guerra fra Pittsburgh e il professor Ignazio Marino, che stamattina darà l’incarico all’avvocato Vittorio Angiolini di querelare l’università Usa ma anche alcuni giornali, spunta una nuova lettera. La prova, secondo la ricostruzione dei legali, che l’allora capo dell’Ismett di Palermo fu fatto fuori con un accordo fra gli americani e la Regione siciliana, perché si opponeva al rinnovo di una convenzione con troppi punti oscuri e clientele.
    • Dietro la storia delle note spese gonfiate, come ancora due giorni la Upmc di Pittsburgh ha voluto confermare con un comunicato ufficiale, si aprirebbe allora tutt’altro scenario. E con il sospetto forte, da parte del candidato alla segreteria del Pd, di una manina politica che sta soffiando sul caso, nove anni dopo i fatti.
    • La lettera, che spunta fra le carte di Palermo, porta la data del 15 maggio 2002, ovvero alcuni mesi prima delle sue dimissioni (arrivate in settembre).
    • La spedisce il responsabile degli affari internazionali della Upmc, Thomas Detre, che scrive all’assessore regionale alla Sanità siciliano, il professor Ettore Cittadini, e riassume un incontro che i due hanno avuto da poco.
    • Come abbiamo convenuto il cda dell’Ismett sarà ristrutturato, con tre componenti alla Regione siciliana e due alla Umpc
    • Un ribaltone, con gli americani che cedono la maggioranza nell’Istituto dei trapianti, a favore della giunta guidata da Cuffaro.
    • Ma perché e chi dovrà lasciare quel posto in consiglio di amministrazione per favorire l’ingresso del terzo uomo della Regione? Proprio Ignazio Marino
    • "Siamo tutti d’accordo – scrive ancora Detre – che il professor Marino si dimetterà dalla posizione di amministratore delegato e consigliere di amministrazione, e farà solo il direttore medico".
    • Come ho avuto modo di dirle, la revisione degli accordi si giustifica solo nella contestuale prospettiva di una estensione dei termini contrattuali". Come a dire, il rinnovo della convenzione per altri nove anni val bene un ribaltone nel cda
    • E magari qualche altra "attenzione" in più, come l’autorizzazione ad aprire una struttura di cardiologia che gli americani stanno chiedendo da tempo
    • Il tutto avviene, ricostruisce lo stesso Marino, alle sue spalle. Il direttore dell’Ismett sarebbe rimasto completamente all’oscuro delle intenzioni degli americani di tagliarlo fuori, e la lettera del resto è intestata solo a Cittadini (e solo per vie indirette è finita fra le carte arrivate in possesso degli avvocati).
      Ma perché la Umpc decide di mettere brutalmente alla porta il mago dei trapianti dopo lunga e proficua collaborazione? Per la storia delle note spese gonfiate?
    • n ballo a Palermo c’era ben altro. Un accordo molto redditizio con la Regione, al cui vertice era nel frattempo arrivato Cuffaro. Con una gestione dell’Istituto che da un certo punto in poi non potevo più condividere. E lo dissi chiaramente
    • Medici da assumere con un bando di concorso su misura, a prescindere dalle specifiche competenze sui trapianti. Pressioni per arruolare infermieri e portantini su input politici. Marino denuncia l’andazzo, in una lettera all’assessore al Bilancio Alessandro Pagano nel luglio 2002 si dice "molto preoccupato per la situazione all’Ismett, dove non riesco più a gestire il personale medico sui livelli di eccellenza che la struttura richiede". Informa anche alcuni ministri del governo Berlusconi. Silenzio. Alla fine del braccio di ferro, nel settembre del 2002 lascia il suo posto.

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Non noiosi, ma parziali

Il Foglio insiste nella polemica dei presunti rimborsi fasulli che vide coinvolto Ignazio Marino ai tempi dell’UPMC. Questo l’estratto dell’articolo online:

Marino è noioso ma significativo, comprese le note speseTutto ciò che parla di Ignazio Marino, chirurgo fattosi politico, è ricoperto da una spessa patina di noia. Compreso, naturalmente, il nostro scooppino sui suoi rimborsi spese americani, raddoppiati tra Pittsburgh e Palermo secondo un incontrovertibile documento che lo accusa per “una serie di irregolarità intenzionali e deliberate”, da Marino stesso controfirmato in ogni pagina.

vedi Marino è noioso ma significativo, comprese le note spese – [ Il Foglio.it › La giornata ].

Peccato che il Foglio prosegua nel proprio soliloquio e non abbia nemmeno immaginato di pubblicare uno solo dei documenti procurati da Marino a rettifica delle accuse. Nemmeno parla del rapporto Cuffaro-UPMC e di come il noto esponente politico siciliano, oggi al centro della vicenda “Lega del Sud”, sia stato una parte importante nella scelta delle dimissioni da parte di Marino (lo spiego qualche post fa, grazie agli articoli dell’archivio di Repubblica.it). Ricordo come Cuffaro sia da moltissimo tempo un punto di riferimento della CDO (Compagnia Delle Opere), il braccio economico di Comunione e Liberazione, una lobby vera e propria che ha grandissimi interessi nella Sanità. E vogliamo parlare della collateralità de Il Foglio con la maggioranza di governo e le lobbies che la sostengono? Il Foglio attacca Marino perché Marino ostacolò a suo tempo Cuffaro e soci nell’utilizzaare la struttura dell’ISMETT come bacino di clientela. Marino entrò in rotta di collisione con parecchi medici della struttura, ma il nodo della questione era legato ai finanziamenti per il nuovo opsedale e all’affare assunzioni, che faceva molta gola alla politica. Lo stesso amministratore americano, Micheal Costelloe, appare in questa vicenda alquanto ambiguo, come uno che cura esclusivamente interessi economici senza riguardo per gli aspetti medici e il servizio reso, tantomeno per gli interessi dei pazienti.

Il Foglio dovrebbe dire chiaramente quali interessi sta difendendo, quale è la loro fonte del fax dell’UPMC a Marino. Loro chiedono trasparenza, ma sono i primi a non praticarla.

Marino e l’ambivalenza di Cuffaro

Due articoli ripescati dall’archivio di La Repubblica, datati settembre 2002, confermano la versione di Marino sulla questione sollevata da Il Foglio. Marino era messo alle corde da chi voleva impossessarsi dell’Ismett per farne una struttura clientelare attraverso le procedure d’assunzione. Si accenna anche ai cattivi rapporti fra Marino e l’amministrazione americana, a quanto pare più propensa a intascare i soldi che a fornire i mezzi formativi richiesti.

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    • Insomma, l’ era Marino si è chiusa così. Lasciandosi dietro, però, una scia di interrogativi non del tutto risolti. Alcuni li ha rilanciati sul tappeto Leoluca Orlando, che da sindaco di Palermo fu tra i protagonisti principali dell’ apertura dell’ Ismett. Dopo avere espresso «gratitudine e ammirazione per l’ attività svolta in questi anni dal professor Ignazio Marino e dalla sua equipe», Orlando avverte: «Nessuno si illuda di travolgere impunemente questa straordinaria esperienza con la palude dell’ inefficienza e con una caricaturale aggressione al sistema di reclutamento del personale». E aggiunge: «è necessario inoltre che il Medical center di Pittsburgh renda conto degli aspetti finanziari, delle scelte gestionali e contrattuali e delle rispettive prospettive, evitando di trasformare una esperienza pilota in una modesta cronaca di piccoli patteggiamenti e grandi favori». Ce n’ è abbastanza, insomma, per dare corpo a quelle voci che raccontano di come la stanchezza del professor Marino sia stata acuita dai ripetuti – quanto sotterranei – scontri tra il chirurgo e pezzi della sanità, della politica siciliana e della stessa amministrazione dell’ Ismett. Insomma, il professore sarebbe rimasto schiacciato nella tenaglia Regione-Università di Pittsburgh.
    • In ballo ci sono i soldi che la Regione dà all’ istituto trapianti ogni anno – gli americani avevano proposto una decurtazione del 10 per cento del finanziamento, la Regione vorrebbe tagliare molto di più – ma anche l’ impegno assunto dall’ Università di Pittsburgh a fare formazione di personale medico in Sicilia. Un compito, previsto dal contratto, ma che gli americani avrebbero del tutto trascurato limitandosi a intascare i lauti finanziamenti.
    • l’ assessore al Bilancio Alessandro Pagano, che lo aveva già messo per iscritto nel dicembre 2000 e che lo ha ribadito ieri: «Ignazio Marino non deve dimettersi perché è il garante di tutta la Sicilia. Nel momento in cui dovevamo passare alla razionalizzazione e alla riduzione dei costi e contemporaneamente a dare il via alla formazione dei medici, l’ Università di Pittsburgh ha creato un pressing forsennato sostenuto da occulti amici che hanno tradito la propria terra, per togliere di mezzo il professor Ignazio Marino».
    • In serata anche il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, ha spezzato una lancia in favore di Marino e ha aggiunto: «Spero in un suo ripensamento e nei prossimi giorni lo incontrerò personalmente per avere contezza delle ragioni della sua scelta».
    • Per la verità, il presidente della Regione è già entrato da tempo nella trattativa condotta da Pittsburgh in tema di rinnovo dei finanziamenti per l’ Ismett. è successo all’ inizio dell’ estate quando a Palazzo d’ Orleans è stato ricevuto il super manager dell’ istituzione americana, Thomas Detre.
    • Cuffaro – dicono – ha voluto parlarci a quattr’ occhi. A quel tempo i rapporti tra Ignazio Marino e la casa madre di Pittsburgh erano già abbastanza logorati, proprio perché il chirurgo insisteva per dare maggior spazio all’ attività di formazione. Ma non solo. Proprio in quel periodo si acuivano i contrasti tra il professore e alcuni settori della sanità siciliana, che a Marino hanno sempre rimproverato di essere uno che decide tutto da solo.
    • Marino ha gestito tutto all’ Ismett. A partire dalle assunzioni. è di qualche mese addietro lo scontro sottotraccia tra il chirurgo e Salvatore Snaiderbaur, stretto collaboratore di Michael Costelloe, lo chief operating officer dell’ Ismett, ma anche uomo ritenuto vicino a Comunione e liberazione e, dunque, a Cuffaro.
    • Uno scontro consumatosi sul concorso per la scelta di un addetto alle pubbliche relazioni, prima bloccato, poi riaperto, infine bloccato di nuovo. E adesso all’ orizzonte c’ è un bel pacchetto di assunzioni: un centinaio, dicono. Per riempire la nuova struttura Ismett che è quasi pronta.
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    • IN euro fanno 118 milioni. In dollari qualcosa di meno. In vecchie lire sono 230 miliardi spicciolo più, spicciolo meno. Comunque la si metta, un fiume di denaro che in cinque anni è uscito dalle casse della Regione e ha preso la strada di una società, la Upmc Italy srl, il cui capitale è controllato al 95 per cento dalla University of Pittsburgh Medical center overseas e per il restante 5 per cento dalla University of Pittsburgh medical center holding.
    • L’ Istituto mediterraneo dei trapianti, il fiore all’ occhiello della sanità siciliana, il centro di eccellenza che ha invertito la tendenza dei cosiddetti viaggi della speranza: prima si partiva dalla Sicilia alla ricerca di un fegato nuovo, adesso in Sicilia ci vengono quelli che legano il proprio destino al trapianto di un organo. L’ isola felice nel mare limaccioso della sanità siciliana, ma anche il centro al quale la Regione ha dato una barca di soldi nei primi cinque anni di attività.
    • Insomma, ce n’ è abbastanza per credere che questo fiume di denaro non sia estraneo al braccio di ferro in corso ormai da un anno sugli assetti dell’ Ismett. Una guerra prima sotterranea e poi esplicita che ha rimescolato alleanze, personaggi e carriere.
    • Prendete, per esempio, l’ attuale assessore regionale al Bilancio, Alessandro Pagano, di Forza Italia: il 18 aprile del 1997, quando venne firmato l’ accordo tra la Regione e l’ Università di Pittsburgh per la creazione in Sicilia di un centro trapianti di eccellenza, faceva l’ assessore alla Sanità nel governo guidato da un altro forzista, Giuseppe Provenzano.
    • Ci sono, anzitutto, gli americani dell’ Università di Pittsburgh il cui centro medico opera, all’ americana, come un’ azienda (anche se non profit) e che hanno deciso di sondare i «mercati» esteri della trapiantologia.
    • Certo è che, in quel periodo, dalla Regione – anzi dall’ assessorato alla Sanità guidato da Pagano – parte alla volta di Pittsburgh uno studio sui flussi migratori legati ai cosiddetti viaggi della speranza. Carte che dicono come nel 1995 la Regione abbia rimborsato ben 65 miliardi di lire a pazienti che hanno scelto di farsi trapiantare il fegato all’ estero
    • con la supervisione affettuosa di sponsor d’ eccezione quali l’ allora sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il cardinale Pappalardo, l’ epatologo del Cervello Luigi Pagliaro.
    • Serve un uomo in grado di gestire il progetto e viene individuato in Ignazio Marino, chirurgo italiano che lavora a Pittsburgh e che – raccontano – viene coinvolto nell’ operazione soprattutto grazie alle insistenze di Pagliaro e di uno dei suoi allievi prediletti, Ugo Palazzo.
    • Meno di sei anni dopo, quella fotografia che immortala la firma dell’ accordo è strappata.
    • Alessandro Pagano, per esempio, ha messo nel mirino gli americani di Upmc e li accusa, in sostanza, di aver preso i soldi dando poco o nulla in cambio.
    • Leoluca Orlando si dice certo che gli americani stanno barattando con la Regione il mantenimento degli elevati finanziamenti in cambio del via libera sulla scelta di infermieri e medici da assumere a un tanto a onorevole.
    • Ignazio Marino si è dimesso (dal prossimo anno opererà a Filadelfia), dopo essere entrato in rotta di collisione con Pagliaro, Palazzo e parecchi altri medici.
    • Regione e Università di Pittsburgh si mettono al tavolo e rivedono il loro patto. L’ amministrazione regionale trova qualche poltrona in più nel Cda dell’ Ismett. Gli americani, sostanzialmente, conservano i finanziamenti fin qui ottenuti. è il baratto denunciato da Orlando?
    • Pittsburgh va via dalla Sicilia se non ha la gestione operativa dell’ Ismett. Dunque va bene la parità in Consiglio di amministrazione, ma l’ amministratore delegato, il direttore scientifico (in pratica il successore di Ignazio Marino, ndr) e anche il direttore sanitario li sceglie l’ Upmc.
    • Le assunzioni? Noi mettiamo il nome di Pittsburgh in questa operazione. è chiaro che i curriculum li valutiamo noi a Pittsburgh

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Le dichiarazioni di Marino al Foglio 25/07

gnazio Marino dice di essersi sentito offeso sin dal titolo, leggendo sul Foglio di ieri l’articolo che lo riguardava […]
il Medical Center dell’Università di Pittsburgh (Upmc) non intendeva “allontanarlo”, per la ragione che Marino di fatto si era già allontanato di sua iniziativa. “In quel momento avevo già in tasca una lettera di intenti in cui la Jefferson University si impegnava ad assumermi come professore di Chirurgia e direttore del dipartimento trapianti di Philadelphia […]
Quanto al merito della lettera dell’Upmcsecondo il senatore del Partito democratico si trattava semplicemente della “bozza di un documento che successivamente è stato completamente riscritto, e di cui posso mostrare la versione definitiva, l’unica valida, in cui non si fa più alcun cenno a quelle contestazioniQuanto alle specifiche discrepanze segnalate dall’Upmc nei rimborsi, Marino non nega che possano esserci state. “Allora – spiega – io gestivo una spesa corrente per venti milioni di dollari annui, dal 1997, e come amministratore delegato dell’Ismett ero responsabile degli appalti per la costruzione di un nuovo ospedale per 102 miliardi di lire. Se in un momento di evidente tensione tra me e l’Upmc, dovuto al fatto che io avevo deciso di andare a lavorare altrove, una revisione della contabilità trova discrepanze per ottomila dollari, beh, che volete che vi dica…” […]
Tutto questo, per il senatore-chirurgo, è però soltanto “l’epifenomeno” di una vicenda molto più complicata. “Dal ’99 al 2001, al centro di Palermo, avevo avuto carta bianca nella scelta dei miei collaboratori. Tutti i primi settanta-ottanta dipendenti dell’Ismett sono stati assunti con regolare bando pubblicato sulla stampa e dopo un semplice colloquio con me. […]
Una situazione idilliaca, a quanto pare, ma solo fino al 2001. “Nel 2001, quando alla presidenza della Regione Sicilia viene eletto Totò Cuffaro, la situazione cambia. E cominciano le pressioni, sia dalla politica sia dall’università”. […]
In quel momento erano in corso le procedure per assegnare gli appalti per la costruzione di edifici e apparecchiature. [… ]
La prima gara la vince un’azienda – racconta Marino – che la prefettura mi dice essere di fatto controllata dalla mafia. Quindi devo annullare tutto e indire una nuova gara, e mi becco pure una denuncia dal consiglio di amministrazione di quella stessa società per danno patrimoniale. […]
Una storia che Marino rivendica con orgoglio, convinto che le accuse contenute nella prima lettera del Centro di Pittsburgh non abbiano alcun valore, non dimostrino nulla e pertanto non possano macchiare in alcun modo quell’esperienza.

fonte IlFoglio.it