E meno male che sono professionisti… La politica dalemiana del “facciamoci del male”.

Così, vinte le primarie, Bersani e D’Alema contavano di far decollare l’alleanza con l’UDC, una vera mossa diabolica che avrebbe scompaginato il centro-destra. Peccato che all’UDC siano tutte vecchie volpi della politica e che sappiano meglio di D’Alema destreggiarsi nel “mare grosso” delle contrattazioni pre-elettorali.
Lui, D’Alema, non batte ciglio. Lascia che sia Bersani a sbrogliare i guai che egli stesso provoca. Oggi, il segretario ha dovuto ribadire che per il sindaco di Bari, Michele Emiliano, non verranno approvate leggi ad personam, “niente leggi salva-Emiliano”. La questione del doppio incarico (sindaco-presidente di regione) gli costa la candidatura (e forse anche una bella fetta di credibilità – che serietà ha un sindaco di una città, eletto da non più di due anni, che smania di essere candidato alle regionali?) e oggi pare essere intenzionato a lasciare per un terzo nome, che potrebbe essere lo stesso Sergio Blasi, segretario regionale PD eletto a Ottobre con le primarie.

Insomma, un discreto caos che è destinato a creare non pochi danni in termini elettorali – dopo le primarie il PD era riuscito a risalire su quota 30% nei sondaggi, dato che potrebbe ora volgere nuovamente verso il basso.

In Lazio, intanto si è accesa una polemica in seguito alle dichiarazioni del dalemiano Ugo Sposetti:

«Il candidato alla presidenza della Regione sarà Nicola Zingaretti, che resta il primo della lista se non l’unico e sarà sostenuto anche dall’Udc». E ha aggiunto: «Nel quadro della nuova alleanza a livello regionale, alla presidenza della Provincia di Viterbo andrà un udc». Falso, dunque, secondo Sposetti, che l’Udc si sia già alleata con Renata Polverini (fonte Corsera).

Come avete potuto vedere, di altro non si parla. Del destino della sanità pubblica, per esempio, il cui controllo della spesa è nelle mani dei governatori, nemmeno mezza parola (in Piemonte, Mercedes Bresso, per poter inglobare l’UDC nella coalizione che la sostiene, ha dovuto svendere un assessorato alla sanità a Casini). Chiamatele alleanze pro-tempore. Poiché presumibilmente dureranno all’indomani del voto. E poi si farà un bel rimpasto. E dire che abbiamo messo il partito nelle mani di “professionisti” della politica. Questa non è politica, è una forma collettiva di autolesionismo.

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Inciucio, il vecchio originario vizietto del PD.

Ricorderete tutti questa immagine. Era il 30 Novembre 2007, circa due anni fa. Solo due anni fa.

Allora Berlusconi non era ancora al governo. Forse anche grazie a quella stagione veltroniana della “distensione” lo divenne facilmente a inizio 2008. Così scrivevano all’epoca dell’incontro fra l’allora sindaco di Roma e Mr b:

  • “Non sono d’accordo, non siamo d’accordo.

    Non si può accettare il principio del male minore, nè avallare la teoria dell’inciucio positivo. Non ci sono inciuci positivi e non siamo disponibili ad accettare alcuna deroga. Non siamo disponibili ad accettare di sminuire il valore di uno dei capisaldi della nostra democrazia: la legge è uguale per tutti.

    Ribadiamo il nostro NO a qualunque legge ad personam, senza alcun compromesso: chiunque è accusato di un reato ha il dovere di presentarsi davanti al giudice e di difendersi nel processo, mai dal processo.

    C’è poi un altro nodo da affrontare con chiarezza e tempestività e riguarda le alleanze in vista delle elezioni regionali. Ho già detto che non ho nulla di personale contro l’UDC, ma sono convinto che non potremo vincere se ci presenteremo deboli e confusi, alleati ad un partito che non condivide i nostri valori e le nostre proposte, dal nucleare alle unioni civili al testamento biologico. Anche Casini, d’altra parte, chiede che il PD faccia chiarezza su questi temi scottanti. Quale è la posizione del PD? Vogliamo ricominciare con le ambiguità rispetto al principio dei diritti uguali per tutti?

    La mia posizione è netta:

    • no ad alleanze basate sul tatticismo
    • si ad alleanze sulla base di principi e programmi condivisi per il governo delle regioni
    • no alla conferma di gruppi dirigenti regionali che non abbiano raggiunto risultati positivi
    • si al rinnovamento in regioni come la Campania e la Calabria
    • si alle primarie nelle regioni, come la Puglia, dove ci sono state esperienze di governo positive.

    Questi sono alcuni dei principi che voglio ribadire con chiarezza e che ripeterò con voce forte e chiara in Parlamento e in ogni altra occasione di discussione e di confronto. Per evitare che tanti si allontanino dal PD, come già qualcuno purtroppo ha fatto.

    Facciamoci sentire, facciamo contare le nostre idee, rendiamo forte il PD.”

    IRM

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    Il 23 luglio 2009, sentito dai magistrati di Palermo, ha confermato le dichiarazioni di Massimo Ciancimino circa la proposta di incontrare “in modo riservato, a quattr’occhi” Vito Ciancimino, avanzata da Mario Mori nel settembre del 1992 quando Violante era ancora Presidente della Commissione parlamentare Antimafia. L’incontro avrebbe dovuto inserirsi nell’ambito della “garanzie politiche” richieste da Ciancimino per portare avanti la trattativa fra Cosa Nostra e pezzi delle istituzioni durante la stagione delle stragi del 1992. In passato Violante non aveva mai fatto cenno a tale richiesta.

    Legittimo Impedimento, il testo Vietti divide il PD.

    Di Legittimo Impedimento se ene era già parlato qui. Ora la notizia è che D’Alema avrebbe dato l’assenso a trattare sul testo proposto, che introduce una sorta di moratoria esplicita ai processi che coinvolgono il (finto) premier nell’attesa di approvare un lodo Alfano bis con legge costituzionale. Secondo D’Alema:

    «I comunisti italiani hanno sempre dovuto difendersi dall’accusa di “inciucio”. C’era sempre qualcuno più a sinistra. Io penso però che alcuni “inciuci” come l’articolo 7 della Costituzione che è il più grande degli “inciuci” sono stati molto importanti per la convivenza nel nostro Paese».

    Il riferimento all’articolo che regola i rapporti fra Stato e Chiesa serve a D’alema per far passare l’idea che, talvolta, gli accordi sono necessari e salutari. Per D’alema, collaborare con la maggioranza su leggine ad personam che salvaguardino Mr b dalla Giustizia, è “importante per la convivenza nel nostro paese”. L’apertura di D’Alema riguarda le bozze di documenti presentate in Parlamento sul tema del Legittimo Impedimento, in special modo il testo Vietti. L’articolo 1 recita così:

    al fine di consentire al Presidente del Consiglio dei ministri il sereno svolgimento delle funzioni attribuitegli dalla Costituzione e dalla legge, costituisce suo legittimo impedimento, ai sensi dell’articolo 420-ter del codice di procedura penale, a comparire nelle udienze dei procedimenti penali quale imputato […]

    di fatto si vuole condonare la posizione di Mr b diciamo “pro tempore”. La ragione? Dobbiamo fare la legge costituzionale. E per fare la legge costituzionale ci vuole tempo, e soprattutto voti, che oggi non si hanno ma che l’improvvisa ondata di buonismo istituzionale potrebbe rendere concreti. Dico potrebbe perché i veltroniani, per bocca di Franceschini, novello capogruppo alla Camera del PD, si è pronunciato oggi contro ogni dispositivo di legge che assolva il (finto) premier dai suoi impegni giudiziari. Ovvero, metà PD, quello uscito sconfitto dalle primarie, è contro un mini lodo che estenda il legittimo impedimento alle attività istituzionali del presidente del Consiglio, e pure contro la disciplina del processo breve. L’altra parte, quella dalemiana, invece, intende dare il consenso all’iniziativa del deputato dell’UDC. Insomma, la strategia è la solita: politica dell’appeasement per favorire un’intesa con l’UDC a partire dalle Regionali; contemporaneo isolamento e criminalizzazione dell’IDV di Di Pietro. Tutto ciò al fine di scongiurare le elezioni politiche anticipate, invise tanto al PD che all’UDC, che Berlusconi potrebbe brandire come un coltello all’indomani del ritorno alla battaglia politica dopo il restauro chirurgo-plastico in Svizzera. In caso contrario, apertura all’IDV per una corazzata anti-Silvio.

    La politica del PD però è ben lungi dall’essere coerente con il ruolo che il partito stesso aspira ad avere, vale a dire quello dell'”alternativa”. Il PD mostra di non avere superato le ambiguità insite nella sua genesi. Il partito continua a essere un partito doppio: da un lato Letta e la “gaffe” del diritto berlusconiano a difendersi “dal processo” e non solo “nel processo”; dall’altro, la Presidente Rosy Bindi che va al No B Day e smentisce l’improvvido Letta; ora D’Alema e la sua apertura al testo Vietti e l’opposizione interna di Franceschini. Il PD a due teste è destinato a cadere in rovina, a essere sempre meno democratico, e soprattutto a non avere carettere alternativo, bensì “sostitutivo” al PdL.

    In serata, Bersani ha fatto marcia indietro sulle parole di D’Alema, ma i problemi restano e rischiano di aggravarsi se non si sceglie definitivamente il metodo democratico e si lascia dipendere da esso la decisione sulla linea politica.

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      • L’ultimo pasticcio ad personam, ieri in Parlamento, era annunciato dalle parole di Massimo D’Alema al Corriere della Sera: “Se per evitare il processo di Berlusconi devono liberare centinaia di imputati di gravi reati è quasi meglio che facciano una leggina ad personam per limitare il danno all’ordinamento e alla sicurezza del cittadini”.
      • Perché ieri era così importante Vietti? E’ l’uomo che ha tirato fuori dal cilindro la “propostina” di legge in due articoli su cui – con qualche intervento del pidiellino Enrico Costa di cui parleremo poi – che l’aula discuterà
      • La soluzione l’ha trovata il deputato piemontese: “In fondo è un uovo di colombo. Un testo-ponte, per l’appunto, che dichiarandolo apertamente, costruisce una moratoria di 18 mesi che permetta al premier di svolgere serenamente le sue funzioni, e al Parlamento di fare, nel frattempo, una legge costituzionale”. E come si fa? “Con il legittimo impedimento a comparire davanti a un tribunale”
      • Ricordi a Vietti che qualcuno, come Onida, ha detto che sarebbe incostizionale. Vietti sospira: “Penso di no. Ma in ogni caso, la soluzione politica ci sarebbe comunque. Perché prima che il testo possa essere bocciato dalla Corte, si avrebbe in ogni caso il tempo di fare una legge costituzionale”

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    Regionali 2010, in Puglia PD alla svolta: o Vendola o UDC.

    Ecco la vecchia politica del PD, quella che ha vinto le primarie e ora cerca di essere egemone. D’Alema vuole che Vendola si faccia da parte per poter mettere in piedi a livello locale il futuro progetto di alleanza con l’UDC di Casini alle politiche del 2012 (salvo scioglimenti anticipati). Naturalmente il prezzo da pagare, almeno in PUglia, è il sacrificio della sinistra radicale, pur già compromessa di suo con l’affossamento di Sinistra e Libertà, e dei rapporti con l’IDV di Di Pietro.
    Neanche un accenno ai contenuti politici dell’alleanza che dovrebbe costituirsi in un rinnovato centro-sinistra con il trattino. Neanche una virgola a proposito di politiche sanitarie, di gestione del bilancio della sanità regionale, nessun cenno alla questione morale e al caso Tedesco, nessun riferimento alle politiche energetiche o alla gestione del servizio idrico nel passaggio alla nuova disciplina del decreto Ronchi.
    L’unico scopo è il mantenimento del potere. Il PD lavora in Puglia non per costruire una piattaforma politica che abbia in vista l’interesse generale dei cittadini e degli individui, ma piuttosto per vincere le elezioni e mantenere la Regione sotto la propria egida. Tutto il resto è secondario. L’obiettivo è strappare alla destra il governo regionale per altri quattro anni. Che miseria e che visione ristretta. Questo è il nuovo corso di Bersani e D’Alema: una riproposizione delle dinamiche uliviste in ottica antiberlusconiana con il bypassaggio della reisstenza interna, che pure si fa sentire, e di quella della sinistra radicale, sempre più divisa e allo sbando. Uno scenario povero di idee e contenuti che rende preferibile la sconfitta elettorale.

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      • Il Pd prende tempo: sulla candidatura per le prossime elezioni regionali, bisognerà trovare un candidato che coaguli una coalizione più ampia di quella ora al governo. E’ il risultato dell’assemblea regionale chiusa da Massimo D’Alema.

      • Una chiusura alla ricandidatura di Nichi Vendola e un raffredamento sul nome di Michele Emiliano come possibile sfidante del governatore nelle primarie del centrosinistra.

      • spaccatura anche all’interno del Pd. Non sono stati pochi infatti a sostenere la necessità di non interrompere l’esperienza con Vendola e quindi la sua ricandidatura. Ma altrettanto vasto è il fronte dei "realisti", di quelli che vogliono portare dentro la nuova alleanza Udc e Idv, considerati indispensabili per la vittoria. Una divisione profonda e difficilemente sanabile

      • ”La situazione è resa difficile non dalle nostre trame ma dalla decisione di Vendola” di candidarsi ”nella convinzione che di fronte al fatto compiuto i partiti si sarebbero accodati”. Lo ha detto Massimo D’Alema

      • ”Noi – ha detto D’Alema – avevamo chiesto a lui di prendere l’iniziativa di chiamare le forze politiche attorno a un tavolo e verificare la possibilita’ di portare l’alleanza per il Mezzogiorno al governo della regione’

      • ”Noi – ha continuato D’Alema – siamo stati messi di fronte a questa situazione, noi non abbiamo mai posto il problema di scegliere tra Vendola e Udc perche’ in questi termini si tratta di decidere come perdere le elezioni e, scusatemi, anche per la mia storia preferirei perderle avvolto nella bandiera rossa”

      • dopo la decisione di Vendola, secondo D’Alema, ”noi possiamo accodarci ma verremmo meno alla nostra responsabilita’ di fronte a un partito che non puo’ pensare di farsi eterodirigere”

      • ”Dobbiamo cioe’ fare noi – ha concluso D’Alema – quello che avrebbe dovuto fare Vendola e non ha fatto: chiamare le forze politiche a discutere programmi e prospettive senza fare veti e pregiudiziali”

      • ‘Vi prego di rispettare le alleanze con l’Udc che abbiamo gia’ fatto, altrimenti rischiamo di perdere non solo la Regione Puglia alle prossime elezioni ma le giunte cha abbiamo gia’ conquistato alle scorse amministrative

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      • "Vogliono candidare qualcuno altro contro di me? Prego, si accomodino. A patto pero’ che l’eventuale mio concorrente accetti le primarie. E vedremo chi avra’ piu’ consenso popolare".

      • Lo ha detto a La Stampa

        Niki Vendola, attuale Governatore della Puglia, affrontando il tema della candidatura alle regionali, dove si profila quella alternativa di Emiliano, attuale Sindaco di Bari.

      • "A D’Alema voglio solo ricordare – ha aggiunto Vendola – che anche cinque anni fa lui diceva che non avrei potuto vincere perche’ ci voleva un candidato piu’ moderato, pure nel look: uno come me comunista e con l’orecchino, come poteva pensare di sconfiggere la destra in una regione di destra? E invece l’ho sconfitta".

    • Vendola: nessun sortilegio può farmi sparire

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      • Doveva essere l’assemblea che sgomberava il campo dai tentennamenti delle ultime settimane. Invece, ciò che è accaduto in casa Pd – e soprattutto le ultime parole pronunciate dal palco da Massimo D’Alema – hanno avuto l’effetto di compattare l’ala sinistra del centrosinistra

      • da oggi Socialisti, Verdi, Rifondazione comunista e Sinistra e Libertà non forniscono più alcun alibi: «Il nostro candidato è Nichi Vendola»

      • «Non solo vado avanti malgrado tutto e tutti ma vado avanti perchè tutto e tutti mi spingono ad andare avanti. È vero, c’è il pericolo di riconsegnare la Puglia alla destra e questo pericolo è strettamente connesso al tentativo di rimozione del significato profondo che la Primavera pugliese ha avuto nel 2005 e ha avuto nel corso della stagione di governo. È il significato di un cambiamento non fittizio, non costruito sulla rincorsa di un moderatismo che uccide in nuce la prospettiva del cambiamento. Immaginare oggi, dopo cinque anni, di annullare politicamente questo punto di forza del centrosinistra – ha concluso Vendola – mi pare davvero un gravissimo rischio»

      • segretario regionale di Sinistra e Libertà, Nicola Fratoianni: «Non è il Pd che sostiene Vendola a essere eterodiretto, mi pare piuttosto che sia il Pd di D’Alema a farsi eterodirigere dall’Udc e da altre forze che propongono veti su Vendola»

      • D’Alema che accusa Vendola di non aver messo d’accordo forze politiche esterne al centrosinistra per allargare la coalizione

      • ha ricevuto veti sulla sua persona e non sulla sua proposta politica

      • Vendola non molla: «Rifletta bene il segretario del Pd, Blasi. Io continuo a sperare di essere il candidato di una coalizione larga. Comunque io sarò candidato. Se ci fosse la possibilità di mettere in pista l’esperienza delle primarie potrebbe essere il punto maturo di soluzione dei nostri problemi.

      • senza primarie non c’è nessun sortilegio che possa far sparire dalla Puglia la mia candidatura e la mia vicenda politica

      • un coro di voci a suo favore. «Noi sosteniamo Nichi Vendola», annuncia il presidente dei Verdi di Puglia, Magda Terrevoli

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    L’assurdità dello scontro fra Franceschini e D’alema. Votare Marino è un dovere civico. Riprendiamoci la politica.

    Ancora stasera La Repubblica scrive che le primarie in realtà a giocarsele sono Bersani e Franceschini. Contro la miopia di questi giornalisti dobbiamo alzare la voce. Bersani e Franceschini sono una scelta al ribasso. Non sono il nuovo. Rappresentano il fallimento del partito, il fallimento dell’opposizione. del passato di questi ultimi quindici anni. Diciamo basta. È ora di riprenderci la politica e il 25 Ottobre queste persone avranno finalmente occasione di sapere cosa pensiamo del loro modo di fare politica.
    Ammetto che la critica di D’alema a Franceschini è fondata: come può attaccare Bersani per la mancata opposizione? Chi è stato segretario del partito sinora? E vice-segretario? Il suo principale sostenitore, Veltroni, ha persino stretto la mano al principale esponente dello schieramento a lui avverso, lo stesso uomo che ha messo a pregiudizio la stabilità costituzionale del paese. È credibile uno che attacca a testa bassa, che si dichiara indignato per le assenze dei deputati al voto sullo scudo fiscale? Lui stesso assente! E i suoi sostenitori lo hanno applaudito, calorosamente.
    Oggi scrivono anche di trattative fra franceschiniani e terzo-mozionisti. Si parla di un incontro fra Franceschini e Goffredo Bettini: a che titolo Bettini è andato a parlare al segretario? Marino non si vende. Lo ha detto lui stesso. Franceschini, se vuole i voti dei sottomarini, si iscriva alla mozione terza.
    Non è oltremodo sopportabile che corsa al massacro. Che linea politica può emergere dalla lotta fratricida dei bersaniani e dei franceschiniani? Votare Marino il 25 Ottobre è un dovere civico per ogni elettore del PD. Salviamo il PD dall’autodistruzione. Riprendiamoci la politica.

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      • A giocarsela, in realtà, sono Bersani e Franceschini. Il primo forte della consacrazione degli iscritto, il secondo galvanizzato dagli applausi ricevuti alla convention

      • Mentre le voci di accordi sotterranei si rincorrono. Così come gli attacchi. Oggi è la volta di Massimo D’Alema che di scaglia contro Franceschini. "E’ curioso che il segretario del mio partito, per andare sui giornali, debba attaccare me. Forse è una delle regioni per cui bisogna cambiare il segretario"

      • definendo "un comizio" il discorso del segretario. "Ha detto che ci vuole più opposizione. Chi gliel’ha impedito? Con chi ce l’ha? Non si fa così". Insiste D’Alema: "Non abbiamo fatto abbastanza opposizione? ci spieghi perché, non è che viene lì a protestare.

      • "Questi dirigenti saranno spazzati via dalla storia perché il mondo è cambiato, non è più quello del secolo passato. E credo quindi che sarebbe molto più utile che tutti se ne facessero una ragione e cercassero di favorire il nuovo". Ignazio Marino, intervistato dal Gr1, attacca così gli altri due sfidanti.

      • Il chirurgo prestato alla politica, non rinuncia a punzecchiare Bersani e Franceschini. Riconoscendosi il merito di averli "contagiati sui temi della laicità". Anche se, per Marino, Franceschini si è espresso più che altro per "slogan" e Bersani "attraverso ragionamenti un po’ antichi", in particolare con schemi "del secolo passato" su economia e lavoro.

      • Quello che è certo è che Marino resta in campo. A dispetto delle voci che parlavano di un lavoro sotterraneo di Franceschini per il ritiro della candidatura di Marino. "E’ vero che mi sono incontrato con il segretario – dice Goffredo Bettini, uno dei principali sostenitori del chirurgo – ma non mi ha mai chiesto di fare pressioni su Marino".

      • Il Foglio si schiera con Bersani. In un editoriale in prima pagina il giornale di Giuliano Ferrara prende posizione sulla corsa alla segreteria del Pd."E’ una persona seria, non ha inclinazioni lunatiche e non gli verrebbe mai in mente – si legge – di andare a giurare sulla Costituzione dalle mani di suo padre su un marciapiede (ciò che ha fatto, preso da entusiasmo, il suo rivale)"

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    Sul confronto che non c’è. L’ultima chance per il PD.

    Stamane Corradino Mineo, direttore di Rainews24, ha offerto lo spazio in tv affinché abbia luogo il tanto atteso confronto fra i tre candidati alla segreteria PD. Anche dalle pagine di l’Unità.it ci si chiede perché.
    Il problema è: o qui si fa il PD, si fa il Partito Democratico per eccellenza, che pratica la democrazia come metodo, e lo fa sempre, oppure si perde di credibilità, si rinuncia all’identità che già il nome suggerisce. Che paura possono avere Franceschini e Bersani? Il confronto è fondamentale, è il pane della democrazia. Lo chiamino allora Partito delle Alleanze: risparmierebbero del tempo.

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      • Corradino Mineo, direttore di Rainews 24, ha raccolto stamane, nel corso della trasmissione “Il Caffè”, la proposta avanzata da Ignazio, presente questa mattina in studio, di organizzare un faccia a faccia con gli altri candidati alla segreteria del Pd.
      • Corradino Mineo ha già spedito una lettera a Pier Luigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino offrendo la propria disponibilità a moderare l’incontro da mandare in onda in diretta su Rainews 24.
      • Questo il testo della lettera: “Nell’ipotesi che tu possa essere interessato al faccia a faccia tra i candidati alla segreteria del Pd, proposto da Ignazio Marino, Rainews 24 si offre come luogo dell’incontro e io, come conduttore. Se tale proposta dovesse interessarti, ti prego di indicarmi la persona o le persone del tuo staff con cui concordare le modalità, il piano, le regole del dibattito. Cordiali saluti. Corradino Mineo”.
    • Roma, 15 set – ”Al di la’ delle differenti posizioni politiche faccio moltissimi auguri a Ignazio Marino, ma penso che poi tornera’ ai suoi impegni”. Cosi’ Massimo D’Alema durante la presentazione del Festival della Salute, che si terra’ a Viareggio dal 24 al 27 settembre, ha commentato la candidatura alla segreteria del Pd di Ignazio Marino, che sara’ anche a capo del Comitato Scientifico del Festival, di cui, ha sottolineato D’Alema, ”sara’ il grande protagonista”.

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      • Pare che gli incontri pubblici dei tre candidati alla guida del Pd stiano andando bene ovunque.
      • un errore pensare che il percorso verso la nuova leadership ia sereno come l’orizzonte del socialismo
      • il regolamento appare almeno un po’ tortuoso
      • bisogna sottolineare che alcune vicende politiche come, per esempio, il «Vedremo…» di Rutelli davanti alla prospettiva del grande centro o la ripresa del confronto parlamentare sul testamento biologico favoriscono lo sviluppo di una dialettica che, per la forza degli argomenti, potrebbe rivelarsi particolarmente vivace
      • non si capisce come mai una formazione nuova, come il Pd, che utilizza strumenti di selezione e di elezione tipici della cultura politica americana, come le primarie, non possa garantire ai suoi iscritti ed elettori di assistere a un confronto diretto, pubblico, trasparente tra i candidati alla segreteria.
      • Hillary Clinton e Barack Obama pare si siano confrontati pubblicamente 26 o 27 volte, dandosi anche delle belle legnate. Adesso, finita la battaglia, lavorano insieme nell’amministrazione Usa.
      • se ci fosse un confronto diretto e pubblico prima della fine dei congressi si potrebbero sciogliere dubbi e incertezze, dimostrando anche la piena lealtà tra concorrenti ma solidali con lo stesso progetto
      • Invece, niente. Sembra che, al momento, nessuna di queste iniziative si possa realizzare. Il candidato che sulla carta è il più debole dei tre, cioè Ignazio Marino (nemmeno citato nella lenzuolata domenicale di Eugenio Scalfari su Repubblica, «Si ricorderà di me dopo il congresso…» assicura il chirurgo), è particolarmente ansioso di avere un confronto pubblico.
      • Una richiesta ripetuta, poi, in un’affollata assemblea alla festa democratica. Visto che non lo ascoltano, pare che Ignazio Marino stia preparando un’iniziativa clamorosa, magari ricorrendo alla sua lunga esperienza americana.

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    Guerre di giornali. Se D’Alema aspira a essere un Mr b.

    Mentre Mr b avanza le sue truppe in Spagna a caccia del rebelde El Pais, per costruirsi una nuova dominanza in Europa tramite i media spagnoli e esercitare una pressione a News Corp. di Murdoch con la penetrazione in sudamerica; mentre Mr b attua la sua strategia anti-Ottobre Rosso anestetizzando tutte le bocche critiche che ancor si affacciano nel mare nostrum dell’editoria e delle tv; mentre gli spalloni di Mr b fanno da contrabbasso ai titoli de Il Giornale, ispirati al veleno del feltri-cattivismo, la pratica di rovistare nella spazzatura e negli armadi degli oppositori per ostentarne gli scheletri e indi bastonare il moralista che c’è in loro; mentre Mr b sguinzaglia il talento giuridico di tal Ghedini, avvocato ma anche parlamentare ma anche dipendente di Mr b medesimo, contro le famose dieci domande messe al mondo dalla Repubblica di Ezio Mauro, e ivi rimaste vivendo esse di vita propria e legittimate dalla domanda di verità, cosa fanno a "sinistra"? Quella sinistra, sì, la stessa, che Bersani si gloria di poter ancora pronunciare?
    Dallo stratega D’Alema e dal suo delfino Bersani non giunge alcun riscontro sulla questione nomine Raitre. Anzi, i due sembrano proni all’idea di una "normalizzazione" della rete, nella linea editoriale e nella pratica di spesa, troppo parca, troppo virtuosa. I dalemiani non si dispiacciono delle querele a La Repubblica, probabilmente. Avrebbero fatto lo stesso. A Red Tv, per esempio, hanno fatto un repulisti. Via questo, dentro quello. Obiettivo: una linea editoriale più consona. A L’Unità stanno facendo pressione a Concita De Gregorio. Il cdr sembra, si dice, essere in difficoltà relazionale con la direzione del giornale.
    Il D’alema, mirandosi nello specchio, immagina forse d’essere un novello tycoon dell’editoria italiana, immagina per sé il medesimo potere di fuoco di Mr b. Forse aspira alla successione. Forse ne invidia l’armamento. E nel suo piccolo si comporta alla medesima maniera.

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      • Comprare. Se i giornalisti stranieri sono ostili, se le minacce le intimidazioni i ricatti a cui gli editori italiani sono abituati non sono sufficienti allora la soluzione è comprare. Berlusconi punta sulla Spagna: El Paìs e il gruppo di cui fa parte.
      • Certo c’è in gioco anche l’enorme mercato pubblicitario liberato dall’iniziativa di Zapatero di eliminare gli spot dalla tv pubblica.
      • l’ingresso di Telecinco, la tv spagnola controllata da Mediaset, nell’azionariato di Prisa avrebbe come conseguenza il controllo di fatto del primo quotidiano di Spagna, El Paìs, la cui penetrazione in Sudamerica è potentissima e il cui prestigio indiscusso.
      • Negli ambienti della politica e dell’editoria spagnola l’assalto di Berlusconi è dato per imminente: ottobre, forse già settembre. In un seminario del settore che si è svolto nei giorni scorsi sui Pirenei si è parlato apertamente di «italianizzazione» del sistema mediatico.
      • Gli spagnoli usano il termine italianizzazione come noi usiamo «balcanizzazione»: intendono indebolimento dei controlli e delle regole, guerre sanguinose, potere del più forte sul più debole e, sullo sfondo, corruzione.
      • È noto che El Paìs ha svolto negli ultimi mesi un lavoro capillare di informazione sulle inchieste che coinvolgono il presidente del Consiglio italiano. Il 1 giugno scorso è stato, insieme a l’Unità che portava la foto in copertina, il solo altro quotidiano europeo a mostrare l’immagine del musicista Apicella sull’aereo di Stato.
      • ha potuto pubblicare le immagini di Villa La Certosa
      • L’audience del sito internet del Paìs ha raggiunto in quei giorni tre milioni di contatti. L’informazione che il giornale spagnolo ha continuato a dare, a dispetto delle pressioni diplomatiche, è stata amplissima nei mesi successivi.
      • Il gruppo Prisa, a due anni dalla morte del suo potentissimo fondatore Jesus de Polanco (detto “Gesù dal Gran Potere”), si trova indebitato per circa 5mila milioni di euro.
      • errata operazione di fusione tra il comparto della carta stampata (il Pais in testa, primo quotidiano di Spagna per vendite, in buona salute economica) e tutto il settore televisivo di cui fanno parte la tv privata Cuatro, diverse radio e tv locali, un potente settore multimediale: il debito accumulato dalle tv ricade sulla carta stampata.
      • Il principale concorrente nel settore privato di Prisa è il gruppo Mediapro che fa capo a Jaume Roures, proprietario della Sexta (un’altra importante tv privata) del quotidiano in ascesa Publico e di molti altri media minori
      • La battaglia per i diritti del calcio ha visto il gruppo Mediapro prevalere su Prisa
      • Dal punto di vista politico Mediapro è oggi più vicino a Zapatero di quanto non lo sia El Paìs, le cui relazioni col governo socialista si sono andate raffreddando. Tra la Cuatro e la Sexta c’è Telecinco, di proprietà di Berlusconi
      • Del resto Berlusconi ha sempre sostenuto che il suo ideale sia una tv pubblica senza pubblicità. Di fatto, l’esempio americano insegna, la tv pubblica senza pubblicità tende a marginalizzarsi in favore dei colossi privati. La stessa Bbc, che sempre si chiama ad esempio per sostenere il contrario, sta rivedendo la sua strategia storica.
      • La situazione generale è dunque favorevolissima al rafforzamento di Berlusconi nel mercato spagnolo. Appoggiato naturalmente dal Partito popolare e non ostacolato da Zapatero, che – scrivono gli editorialisti – ha immaginato un sistema che limitasse lo strapotere di Prisa (non più docile col suo governo quanto era stata filosocialista in passato), sistema che potrebbe infine ritorcerglisi contro.
      • Berlusconi editore della Cuatro e del Paìs cambierebbe molto il quadro politico anche interno, con il Psoe in calo di gradimento.
      • Dal punto di vista del Cavaliere, in grandi ostilità con Murdoch, si tratterebbe invece di un notevole rafforzamento negli equilibri del panorama delle telecomunicazioni non solo europee. Gli interessi di Prisa nelle due Americhe sono, si è detto, notevoli. Avrebbe inoltre il controllo su una delle più autorevoli voci libere nel panorama della stampa europea.
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      • I dirigenti di Rai3 trovano doveroso esprimere tutto il loro stupore ed il loro sconcerto per il persistere di notizie relative alla sostituzione del direttore della rete, Paolo Ruffini. 
      • Questa ipotesi non solo non è legata ad una scadenza del mandato ma è priva di qualsiasi motivazione editoriale o professionale e avrebbe effetti fortemente negativi sull’immagine e la credibilità del servizio pubblico mettendo di fatto in discussione la continuità di una linea editoriale vincente
      • è doveroso sottolineare che questi risultati sono stati resi possibili da una direzione che ne ha costantemente fatto il primo obiettivo da raggiungere, fondandolo sul rispetto del telespettatore e sulla difesa della libertà di manifestazione del pensiero, salvaguardando l’autonomia di ogni dirigente e l’identità delle visioni culturali di ciascuno, e garantendo un’offerta ineguagliata nel campo delle inchieste, della cultura, della satira, della televisione intelligente.
      • i sottoscritti ribadiscono il loro profondo sconcerto di fronte ad ipotesi che, apparendo  prive di logiche aziendali, si prestano ad essere interpretate come un indebolimento di quel pluralismo che è stato giustamente definito dal presidente Garimberti come “il tratto distintivo dell’identità di servizio pubblico”
      • *Luigi Bizzarri, Mussi Bollini, Annamaria Catricalà, Francesco Di Pace, Maria Vittoria Fenu, Enrico Ghezzi, Stefano Marroni,, Fernando Masullo, Loris Mazzetti, Rosanna Pastore, Lucia Restivo, Lucia Riva, Anna Scalfati, Sara Scalia, Andrea Valentini
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      • La crisi del Partito Democratico si riflette sui media di riferimento del centrosinistra ingarbugliando una matassa capace di legittimare i piani di lottizzazione della Rai “orditi” a palazzo Grazioli.
      • Difficoltà, quelle della sinistra, capaci dimettere in difficoltà pure l’Unità in mano a Conchita De Gregorio e gettare dubbi tra i giornalisti di Red Tv, dopo il cambio ai vertici deciso alla fine di giugno.
      • il Cavaliere avrebbe un appoggio da parte dell’ala dalemiana del Pd
      • L’attivismo di D’Alema, però, non si avverte solo in viale Mazzini.
      • a Red Tv, ex Nessuno Tv, dove il direttore responsabile Claudio Caprara è stato sostituito da Francesco Cundari, 31enne ex firma del Riformista e del Foglio.
      • si discute sulle possibilità di Enrico Mentana di diventare direttore del Tg3 ( si parla anche di La7) al posto di Antonio Di Bella o quelle di Gianni Minoli a Rai Tre in sostituzione di Ruffini
      • Masi deve sbrigare altre richieste di palazzo Grazioli. Tra i corridoi della tv pubblica circolano voci inquietanti. «La Buttiglione non sta usando il lanciafiamme come dovrebbe», oppure «Tanto Sandro Curzi è morto, a Rainews 24 si potrebbe ricavare un altro posto da spartire».
      • Al posto della Buttiglione dovrebbero arrivare Alberto Maccari, in quota An, con un condirettore di casa leghista, Alessandro Casarin.
      • Poi toccherà alle redazioni dei tg regionali
      • Sul posto di Corradino Mineo, arrivato con Curzi, ci si sta ragionando sopra. Su Rai International, invece, diminuiscono di giorno in giorno le quotazioni di Piero Badaloni. An, che tiene molto ai rapporti con gli italiani all’Estero, avrebbe chiesto la sua testa. Possibile anche la sostituzione di Maurizio Braccialarghe, amministratore delegato della Sipra, la cassaforte della Rai. Il nome che circola è quello di Antonio Martusciello, che ha avuto già un passato in Sipra ed ha lavorato pure in Publitalia
      • Infine Del Noce, non più gradito come una volta a Rai Fiction, che potrebbe cedere lo sgabello a Carlo Rossella o a Clemente Mimum.
      • Red Tv

        Il 22 giugno è stata data notizia dell’arrivo di Cundari al posto di Caprara. L’ordine diventerà operativo dal primo settembre.

      • L’arrivo di Cundari, deciso nel Cda, grazie al peso di Matteo Orfini, spin doctor di Massimo D’Alema, rischia infatti secondo alcuni redattori di far diventare «questa Radio Radicale televisiva» un nuovo «ufficio stampa dei dalemiani».
      • In redazione si scherza sulla nuova “D’Alema Tv”, che ha 4,1 milioni di euro di contributo pubblico.
      • Mario Adinolfi, vicedirettore ci ragiona sopra, ma non troppo: «La trasparenza di solito è un’arma vincente» scrive sul suo blog smentendo la notizia che la decisione dell’avvicendamento sia stata presa di notte. La sensazione che circola a palazzo Grazioli è che «D’Alema abbia giocato come al solito in sordina per tutti questi mesi».
      • Poi si sia deciso a dare la zampata, forse anche in chiave del congresso del 25 ottobre.
      • L’Unità

        L’arrivo delle risorse della Cgil nel quotidiano fondato da Gramsci, stanno iniziando a creare non pochi problemi nella redazione di via Benaglia. Si parla diffusamente di «scazzi» e «sfuriate».

      • Il vicedirettore Giovanni Maria Bellu, scelto dalla De Gregorio come condirettore, è stato bocciato dai redattori. La direttrice voleva sostituire all’Economia Rinaldo Gianola, ma la Cgil l’ha dissuasa. «La sensazione è che la nave corra senza timoniere»
      • la De Gregorio non è stata neppure invitata alla Festa democratica di Genova

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