E ora? Affossare Marino?

Il terzo incomodo è diventato molto scomodo: Marino parla di temi che dividono il PD, divisioni che poi addirittura si palesano in un voto che dovrebbe essere sacrosanto, quello sulla legge contro l’omofobia, e loro che fanno? Cercano di affossarlo insieme a quella benedetta legge. Loro si sono inventati un comma che non esiste, la vittoria al primo colpo alle primarie di popolo – che senz’altro sarebbe preferibile a questo regolamento barocco, opera di menti finissime ora in cerca di stratagemmi per cambiarlo. In sostanza stanno cercando di mettere Marino fuori gioco, di fare diventare la corsa per la segreteria una scampagnata, e mettere tutto in mano alle primarie, quando si era deciso diversamente. Ora, proprio Loro che le primarie le vorrebbero eliminare, Loro decidono di fare così, perché più gli è comodo, in un momento in cui la segreteria è in difficoltà e forse si deve tentare qualche accordo con quel terzo uomo, quello diverso, l’estraneo.
Lui, Ignazio Marino, in grado di scompaginare il voto, forse più al Nord. Là può fare sfracelli, in Piemonte, Lombardia, là dove gli elettori sono cavalli imbizzarriti, là dove sono più informati e seguono, nelle Marche, in Romagna, in Friuli, in Trentino, in qualche zona del Lazio, forse anche in Calabria, così angustiati dalla giunta Loiero. Meglio metterlo fuori gioco con un accordo preventivo e non farlo contare un soldo. Che se avrà voti per decidere la segreteria saranno guai per tutti.
La strategia iniziale: invitare Goffredo Bettini per un abboccamento, illudendosi che egli possa avere ancora presa sul chirurgo, oramai uscito di mano, per così dire. La comparsa fa il protagonista, una disdetta questo copione mai mandato a memoria. Così Bettini non comanda più i sottomarini – forse non li ha mai comandati, ha dato il via a questa iniziativa e essa si è trasformata, a sua insaputa, in una reazione chimica perpetua.
Allora, si prende il fondatore di Repubblica, gli si ricorda che lo Statuto è un guazzabuglio e lui da fine intellettuale quale è, lo va a dire in televisione, che lo Statuto è un ginepraio, e allora perché non fare il segretario solo sulla base dell’esito delle primarie? Vittoria al primo colpo. Bé, non male come stratagemma. E dire che proprio ieri il voto contrario della Binetti aveva fatto perdere qualche centinaia di migliaia di presunti voti. Ora il calpestamento del Regolamento delle primarie fa il resto. Si può credere a qualcuno che assegna a sé medesimo una regola e poi la trasgredisce?

  • tags: no_tag

    • Il Lodo Scalfari fa deflagrare il partito Democratico. Ieri sera Eugenio Scalfari, ospite di Serena Dandini, ha rilanciato una proposta dell’ex presidente del Senato Franco Marini: il segretario del Pd deve uscire in ogni caso dalle primarie, e non dall’assemblea nazionale. Il 25 ottobre, anche se nessuno dei tre candidati raggiungerà il 50 per cento più uno dei consensi, si riconosca dunque la vittoria di quello che ha raggiunto la maggioranza relativa dei votanti. In sostanza, si chiede di accorciare il congresso democratico tagliando il terzo tempo: quello in cui la partita si gioca a ballottaggio tra due, e i delegati del terzo potranno convergere sull’uno o sull’altro degli sfidanti.
    • Ignazio ha rifiutato sdegnato quella che definisce un esempio di “politica di Palazzo”.
    • ha quindi spiegato che si tratta di una “proposta estranea all’attuale regolamento, scritto e approvato da Franceschini e Bersani. Viene il sospetto che l’entusiasmo con cui Bersani e Franceschini hanno avanzato l’idea sia figlio di una logica di accordo sotterraneo fra pochi per scavalcare la democrazia dei tanti. Io non ci sto”
    • Ignazio respinge al mittente l’invito a riconoscere vincitore chi raccolga un voto in più alle primarie, annunciando che lui “correrà lealmente seguendo le regole accettate fin dall’inizio e che non si possono tradire a metà strada. Vado fino in fondo e non faccio accordi con nessuno. Per me vale un’unica regola: vinca il migliore. Quella per cui “chi prenderà più voti degli altri avrà più chance di diventare segretario, è un’ovvietà che non avrebbe dovuto essere neppure sottolineata.
      Ma fare questi accordi prima del 25 ottobre, a prescindere e a dispetto dei programmi, dei contenuti e delle scelte discusse in questi due mesi da centinaia di migliaia di persone, quando i giochi sono aperti e nessun risultato può essere dato per scontato, significa assecondare ancora una volta quella logica delle correnti di cui sono vittime Bersani e Franceschini
  • tags: no_tag

    • Potrebbero bastare le primarie ad eleggere il nuovo segretario del Pd. Potrebbero anche nel caso in cui il primo arrivato non superi la soglia del 50%. La proposta lanciata da Eugenio Scalfari trova il via libera di Dario Franceschini e Pierluigi Bersani
    • per adesso, il silenzio di Ignazio Marino
    • per vincere, basterà ottenere un voto in più degli altri sfidanti
    • E non, come prevede il pluricriticato Statuto del Pd, più del 50% delle preferenze
    • “Sono d’accordo con Scalfari – dice Franceschini
    • Poco dopo arriva anche il via libera anche di Bersani: “E’ chiaro che ogni delegato ha diritto ad invocare le regole dello statuto e non è che tre candidati possono cambiare le regole
    • per quanto mi riguarda sono orientato a riconoscere la vittoria di chi prende un voto in più alle primarie
    • resta l’incognita di Marino
    • Per adesso il chirurgo tace e riflette sulla proposta. Che, per lui, risulta insidiosa. Dire no potrebbero esporlo all’accusa di non voler dare adeguato valore alle primarie. Proprio lui che della consultazione popolare è un fervente sostenitore. Accettare, però, potrebbe levargli dalle mani la possibilità di essere “l’ago della bilancia” (per usare le parole di un sui fedelissimo come Goffredo Bettini) all’assemblea
    • Una situazione che Marino ha chiara e su cui, presto, sarà costretto a dirà la sua opinione. Anche perchè le sollecitazioni non bastano: “‘Ci auguriamo che Marino sostenga che l’ultima parola spetta ai cittadini” dice il franceschiniano David Sassoli
  • CORRIERE DELLA SERA – 14-10-2009, Ignazio Marino, Pd: la sfida per le primarie

L’articolo «E il segretario prova invano a far ritirare Marino» (Corriere, 12 ottobre) che riportava la notizia di un incontro tra Dario Franceschini e Goffredo Bettini mi ha sconcertato. Non perché io pensi che sia stravagante che un membro della direzione nazionale del Partito democratico incontri il segretario reggente, bensì per l’argomento che davvero non mi riguarda. Mi ha meravigliato perché all’incontro si è associata una presunta trattativa rispetto all’appuntamento delle primarie, una richiesta di aiuto da parte di Franceschini che si sarebbe sostanziata nel ritiro della mia candidatura. Un’ipotesi che è semplicemente pura follia per una persona come me che, per cultura, formazione e storia professionale, trova proprio impraticabile la strada della partita truccata, degli accordi sottobanco, della sconfitta a tavolino, lo faccio la mia partita, la mia battaglia per vincere. Non per partecipare. Né tanto meno per negoziare buonuscite mie o di chicchessia. Lo ripeterò fino a perdere la voce e con la stessa forza voglio ribadire: qualora le primarie non dovessero vedere vincitori, il nostro sostegno andrà alla mozione che sottoscriverà alcuni essenziali punti programmatici. Punti che, lo dico francamente, al momento né Bersani né Franceschini sono in grado di sostenere: prova ne è la variegata miscellanea di posizioni che entrambe le mozioni hanno su diritti civili, laicità, lavoro, nucleare, tanto per fare qualche esempio. Per non parlare delle correnti e dei diktat dei capicorrente. lo, invece, sono per i sì e i no chiari. E, per me, tra le ragioni di questa sfida per il futuro del Pd e del Paese, un no chiaro è senz’altro al vecchio modo di fare politica.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Omofobia, Franceschini scarica la Binetti: “non fa parte della mia mozione”. Paola Concia: “si volevano liberare tutti di questa legge”.

Franceschini getta la Binetti dal treno. Questo in sintesi. L’ha definita – con le parole che furono di Marino – il signor problema. Ha detto che non c’entra nulla con la sua mozione e le sue liste. Ma il caso Binetti-legge omofobia è la cosiddetta ultima goccia che fa traboccare il vaso degli errori del gruppo parlamentare alla Camera del PD. Era una legge da difendere a tutti i costi, l’hanno esposta a un voto di costituzionalità che di fatto era un’imboscata tesa dai banchi dell’UDC. Pessima strategia. Anna Paola Concia era su tutte le furie. E’ chiaro che è mancata, ancora una volta, nel gruppo dei deputati PD una certa dose di lungimiranza parlamentare. Il segnale che le cose stavano cambiando lo si poteva raccogliere dal cambiamento di voto della maggioranza già in commissione affari costituzionali, dove i delegati del PdL si erano astenuti. E nonostante l’assist fornito dall’avvocato Giulia Bongiorno, dal voto contrario alla pregiudiziale dei finiani, il PD è andato sotto.
Marino si è espresso in serata con toni abbondantemente critici verso il segretario che a suo dire non è in grado di far tener al gruppo parlamentare una linea politica condivisa e che le sue sono solo parole. Franceschini, nella tripla intervista alle Iene andata in onda stasera, prima dichiara di essere completamente d’accordo con Marino, poi dice d’esser contrario alle adozioni per i single e al matrimonio fra i gay, pur ammettendo la possibilità di introdurre le unioni civili. Chiaro, no?

  • tags: no_tag

    • Paola Concia esce dall’aula come una furia. «I froci sono quelli da buttare al macero in 30 secondi», grida la deputata del Pd in mezzo al Transatlantico

    • Poco distante c’è Paola Binetti che ha appena votato (unica nel gruppo democratico) a favore della pregiudiziale di costituzionalità che ha di fatto ’uccisò il testo della collega

    • un nuovo caso sulla Binetti

    • «È un signor problema. Una scelta intollerabile», scandisce il segretario Dario Franceschini sul voto della deputata teodem, che è già stata tra i 6 che hanno ricevuto la lettera di richiamo dal capogruppo Antonello Soro per aver disertato il voto finale sullo scudo fiscale

    • Binetti non si scompone: «Capisco che il mio voto diverso è problematico, ma io non leggo il problema dell’omofobia in chiave di appartenenza partitica, ma come rappresentazione di un valore e di un modello di società. Anche due anni fa in Senato ho sostenuto le stesse tesi». E a chi le chiede se ha intenzione di lasciare il gruppo del Pd, Binetti risponde che valuterà il da farsi dopo le primarie.

    • In serata Franceschini è tornato sul caso Binetti e al ’signor problemà di cui aveva parlato nel pomeriggio, aggiunge parole più dure: «La scelta della Binetti in aula è intollerabile. Contro l’omofobia c’è una sola linea del Pd e la liberta di coscienza non c’entra nulla»

    • Poi Franceschini coglie anche l’occasione per rispondere a Ignazio Marino che lo aveva attaccato in quanto incapace di allontanare Binetti perchè bloccato da logiche di corrente. «Ignazio, vedo che usi sempre la Binetti contro di me. Cerca di essere onesto: sai bene che non c’entra nulla con la mia mozione e le mie liste», ribatte Franceschini

    • Lasciando l’aula, Concia aveva detto infatti ai cronisti: «Il mio gruppo ha votato incautamente. Era meglio il rinvio in commissione. Io sto qui da un anno e l’ho capito prima di loro come funzionano le cose. Ma lo sapevano, la verità è che se ne volevano liberare tutti di questa legge. Erano tutti in cattiva fede, lo sapevano tutti che finiva così.

    • Bressa e Sereni hanno spiegato che le cose non sono andate così e che la responsabilità della bocciatura del testo è tutta della maggioranza. «Il problema non è la costituzionalità del provvedimento, ma la volontà politica di affossarlo. Chi ha tradito l’accordo è stato Cicchitto: se si voleva migliorare davvero il testo nello spirito del Trattato di Lisbona, bisognava accogliere la nostra proposta di tornare subito in commissione e a novembre in aula. Questo non si è voluto fare»

    • La rassicurazione dei colleghi del Pd hanno calmato Concia fino a un certo punto. Durante la riunione del gruppo Pd è infatti intervenuta con parole accalorate, tanto che anche Pier Luigi Bersani è andato a rassicurarla: «Non ti preoccupare che gli torniamo sotto»

    • Sereni ha garantito l’impegno del Pd sulla materia: «Presenteremo nei prossimi giorni un nuovo testo, più avanzato e armonizzato con il trattato di Lisbona

    • al termine della riunione del gruppo Pd, è stato approvato all’unanimità un documento in cui si dice che «la maggioranza, in modo del tutto strumentale, invocando argomenti pretestuosi, ha voluto affossare la proposta di legge contro l’omofobia del nostro gruppo»

  • tags: no_tag

    • Ignazio, riferendosi alla bocciatura del testo sull’omofobia avvenuta alla Camera dei Deputati, ha affermato di essere”veramente indignato per la bocciatura della legge contro l’omofobia alla Camera. Il Governo e l’Udc hanno voluto negare i diritti alle persone omosessuali e lo hanno fatto dopo averci fatto credere che avremmo potuto votare insieme su un tema che sembrava così trasversalmente condiviso. È  stata una decisione irresponsabile, data l’incredibile escalation di aggressioni di questo periodo nei confronti dei gay. Ma sono sconcertato anche perché la pregiudiziale di costituzionalità è passata con il voto di Paola Binetti. Ancora una volta risulta evidente quanto Franceschini non sia in grado di praticare ciò che predica: è inutile che ci racconti che è favorevole al testamento biologico, è inutile che ci dica che la bocciatura della legge Concia è una vergogna.”

    • Ignazio ha poi concluso , affermando che si tratta solo di “parole, parole, parole. Nei fatti Franceschini è bloccato da Paola Binetti e dalle correnti che questa presenza rappresenta nella sua mozione. Che partito e che opposizione può permettere a Paola Binetti di continuare a sedere nei banchi del Pd, votando con la destra?”

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Marino su Google Trends e su Le Monde dopo la Convenzione.

ignazio marino dario franceschini pierluigi bersani

In assenza di sondaggi veri e propri, rispolveriamo l’esperimento fatto su altri blogs di verificare il volume di ricerca su Google Trends dei tre candidati alla segreteria PD. L’ultimo mese ci mostra Ignazio Marino costantemente sopra i suoi due avversari con un picco raggiunto proprio nella giornata dell’undici di Ottobre, il giorno del discorso alla Convenzione. Da notare che nella medesima giornata di domenica scorsa si è compiuto il ricongiungimento fra Franceschini e Marino in fatto di notizie pubblicate sul web e recensite da Google. Forse un timido segnale che le cose stanno volgendo dalla parte che meno ti aspetti.

Per fra un ulteriore confronto, questo il grafico del volume di ricerca dei tre contendenti comparato con Silvio Berlusconi:

ignazio marino dario franceschini pierluigi bersani silvio berlusconi

E’ interessante notare come per Mr b ci sia stato un crescendo nei giorni prossimi alla pronuncia della Consulta sul Lodo Alfano. E dopo il 7 Ottobre il finto premier è in caduta libera nell’auditel del web. Insomma, nel bene o nel male purché se ne parli, questo la sua strategia comunicativa.

Quello che segue è il resoconto dell’inviato di Le Monde, che risente forse dell’influenza di La Repubblica nel relegare Marino nel solito ruolo di arbitro o terzo incomodo che sia.

  • tags: no_tag

    • La sinistra italiana cerca un leader e deve scegliere tra Pier Luigi Bersani, «il professionista», Dario Franceschini, «il finto modesto». Ignazio Marino, «il riformatore». Così Le Monde
    • «Silvio Berlusconi, che si diverte a fare il conto di tutti i leader di sinistra che ha già battuto, attende il prossimo, certo di spuntarla alle regionali del 2010»
    • Philippe Ridet, già si sa cosa i tre sfidanti vogliono rappresentare
    • Gli è bastato osservarli alla convenzione del Pd dell’11 ottobre. Bersani in giacca e cravatta: il rigore. Franceschini senza giacca ma con la cravatta: la falsa disinvoltura. Marino senza né giacca né cravatta: la piena disinvoltura.
    • Lui «sa già che sarà battuto e vuole solo creare sorpresa». Già perché «tutti sanno ormai che tutto si gioca tra Bersani e Franceschini»
    • Bersani «si veste e parla come un ministro dell’Economia». I suoi avversari, scrive Ridet, sospettano che voglia «inquadrare» le primarie e spianare la strada per la candidatura di Massimo D’Alema alle politiche del 2013
    • Franceschini, che pochi pensavano fosse ancora lì al momento del voto dei militanti, ha svolto un interim «modesto ma efficace»
    • Marino, dei tre il meno professionista della politica, è «un possibile arbitro del voto», «l’arbitro del duello», qualora nessuno degli altri due ottenga la maggioranza assoluta
    • Anche El Pais oggi concentra l’attenzione sul Pd
    • Sono passati sei mesi dalle dimissioni di Walter Veltroni e il Pd è «virtualmente scomparso», scrive il corrispondente Miguel Mora
    • La «traversata nel deserto» di un centrosinistra lacerato dalle dispute interne, continua il quotidiano spagnolo, ha incluso il risultato poco consolante delle elezioni europee e qualche «episodio vergognoso», come l’assenza di una ventina di deputati al voto sullo scudo fiscale

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

La legge sull’omofobia è carta straccia! Votata dalla maggioranza la pregiudiziale di costituzionalità.

Questo parlamento decide che il disegno di legge sull’omofobia a firma di Anna Paola Concia ha elementi di incostituzionalità, ma anziché emendarli, boccia la legge nel suo complesso. Il provvedimento è ora carta straccia. Grazie alla pregiudiziale promossa dall’UDC e dalla Lega e votata dalla Destra e – udite! udite! – dalla Binetti, che ora Franceschini vorrebbe non avere in mozione. La grave colpa del PD risiede nel fatto di non aver difeso il provvedimento facendolo tornare in commissione, come era stato richiesto da Giulia Bongiorno del PdL.
Di seguito le primissime reazioni, fra le quali quelle di Anna Paola Concia, la prima firmataria e relatrice del disegno di legge.
In sostanza il Parlamento ha avallato di fatto il clima di intimidazione verso le coppie omosessuali che si respira a Roma e in altre parti del paese. L’aggravante sta nel aver trattato un tema delicatissimo solo nella logica perversa del correntismo. L’imboscata l’hanno fatta dai banchi dell’UDC, ma proveniva da altrove. E’ un sospetto, o forse più di un sospetto, visto il clima di lunghi coltelli che si respira nel PD.

  • tags: no_tag

    • «Io su questa legge per un anno ci ho buttato il sangue». È furiosa e amareggiata Paola Concia, la parlamentare del Pd promotrice del testo di legge sull’omofobia affondato dalla Camera

    • La bocciatura di oggi non era affatto scontata: in commissione, infatti, tante osservazioni del centrodestra erano state accolte e il testo era stato approvato quasi all’unanimità.

    • C’era grande speranza

    • Poi la proposta di Giulia Bongiorno di far tornare il decreto in commissione viene bocciata, la legge torna in aula e la Camera approva una pregiudiziale di costituzionalità proposta dall’Udc e votata da tutto il centrodestra

    • «Mi vergogno di questo parlamento», questo il primo commento di Paola Concia dopo il voto. «Questo testo – ha ricordato – era stato votato quasi all’unanimità in Commissione, lo avevano appoggiato sia il Pd che il PdL. Nelle ultime ore erano emersi dei problemi e noi, per salvare il provvedimento eravamo disposti a rinviarlo in Commissione per limarlo. Ma il Pd non ha appoggiato la richiesta di rinvio, che avrebbe permesso di salvare il testo e così si è proseguito in aula e poi il PdL lo ha affossato votando a favore delle pregiudiziali presentate dall’Udc». «Era una cosa di civiltà – ha aggiunto Concia – e in questo parlamento le cose di civiltà non si possono fare»

    • non manca una critica al comportamento del Pd e alla strategia adottata alla Camera. «Il rinvio era meglio. Il Pd ha sbagliato tattica, non doveva votare contro, si sapeva che nel voto sulle pregiudiziali finiva così. Il gruppo ha sbagliato e non mi stupirei se per ragioni congressuali»

    • «In 30 secondi – ha attaccato Concia – hanno buttato al macero i gay. Diciamo la verità: se ne volevano liberare tutti di questa legge. Ma questa non era la legge Concia, era la legge del Pd che è finita così. Ora mi rivolgerò alla Corte di Giustizia
      europea»

  • tags: no_tag

    • La "legge Concia" sull’omofobia è stata affossata alla Camera. La maggioranza ha votato l’incostituzionalità del provvedimento dopo essere stata sconfitta sul tentativo di rinviare tutto in commissione

    • La pregiudiziale di incostituzionalità, sollevata dall’Udc, ha ricevuto 285 voti favorevoli, 222 contrari e 13 astenuti. Decisione che ha aperto una scia di polemiche tra maggioranza e opposizione, ma anche nello stesso Pd

    • Otto deputati del Pdl, in un testo congiunto, avevano espresso la loro disapprovazione per il testo, che vorrebbe introdurre l’aggravante della discriminazione sessuale per le aggressioni personali. Lega, Pdl e Udc avevano chiesto che il testo tornasse in commissione per una serie di "limature al testo"

    • Ma la proposta non ha ottenuto la maggioranza alla Camera, che prosegue così l’esame del provvedimento

    • Contro il rinvio in Commissione giustizia hanno votato non solo i deputati di Pd e Idv, ma anche numerosi deputati del Pdl

    • Poi la svolta. A sorpresa. Basta leggere la dichiarazione della stessa relatrice: "Mi vergogno di far parte di questo Parlamento". Anna Paola Concia esce furibonda dall’aula della Camera

    • bocciato per incostituzionalità la proposta di legge sull’omofobia

    • il Pdl, che "ha detto bugie", ma anche per il suo gruppo, che "senza avvertirmi ha cambiato idea e ha votato contro la possibilità di tenere in vita questa legge con il suo ritorno in commissione"

    • denunciano i parlamentari Pdl – era stato raggiunto un accordo "per rimediare ai vizi di costituzionalità della norma, rinviandola all’esame della commissione e arrivando in tempi brevissimi a riportare il testo in aula". Violato il patto, "anche noi abbiamo votato contro"

    • Una ricostruzione contestata dal segretario Pd Franceschini: "Il dato politico è che la destra e

      l’Udc hanno affossato il provvedimento contro l’omofobia

    • Noi abbiamo votato contro il
      rinvio perchè non ci è stato garantito dalla maggioranza un impegno su tempi"

    • Polemica cui si aggiunge quella con la deputata Pd Binetti che ha votato insieme alla maggioranza, cosa che Franceschini commenta: "E’ un problema, un signor problema".

    • I nove deputati del Pdl che hanno votato contro la pregiudiziale di costituzionalità sono ex membri di Alleanza Nazionale molto vicini al presidente della Camera Gianfranco Fini. Tra questi Italo Bocchino, Giuseppe Calderisi, Chiara Moroni, e Adolfo Urso. Nel Pdl si sono registrate anche dieci astensioni tra cui quelle dei ministri Elio Vito e Gianfranco Rotondi e della presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Le durissime dichiarazioni di Marino su Franceschini

Le durissime dichiarazioni di Marino, ieri a Genova, su Franceschini:
– Dario Franceschini non mi ha mai chiesto nulla. Dopo che Massimo D’Alema ha provato a convincermi a non candidarmi alla fine di giugno, non credo che Franceschini potesse immaginare di convincermi a far convergere la mia mozione su di lui – ha sottolineato Marino -. Anche perché le nostre mozioni sono davvero diverse, sebbene in queste ultime settimane abbia fatto uno straordinario lavoro di plagio;
– Se fa un altro piccolo passo avanti però – ha proseguito Marino – Franceschini può legittimamente iscriversi alla mozione Marino. Basterebbe che si dichiarasse a favore delle unioni civili e delle adozioni per le donne single, e a quel punto può stracciare la sua mozione, perché ormai l’ha sconfessata tutta, ed aderire alla nostra
– Dario Franceschini ha recitato il mio disegno di legge sul testamento biologico. Purtroppo però lo stesso Franceschini era segretario del partito quando Dorina Bianchi ha portato al voto il testamento biologico e grazie alla sua assoluta assenza di leadership, al senato si è votato in tre modi diversi. Per fortuna che le lampadine per le votazioni hanno solo tre colori – ha proseguito Marino – perché altrimenti con la leadership di Franceschini e Dorina Bianchi avremmo fatto un albero di natale con 28 colori diversi;
– E poi c’é il problema dei problemi: Franceschini è un edificio sorretto dalle correnti”, ha aggiunto il candidato a segretario del Pd: “Lui non può decidere nulla senza consultare Franco Marini, Beppe Fioroni, Paola Binetti, Francesco Rutelli. Lui dice delle cose, ma se voi andate a chiedere cosa ne pensano del testamento biologico Marini, Fioroni, Binetti o Rutelli, avreste delle sorprese perché non pensano le cose che lui ha pronunciato ieri”. “Rutelli addirittura ieri non è venuto nemmeno ad ascoltarlo – ha concluso Marino -. Quando dice quelle cose parla solo per se stesso e quindi non è credibile;
– Sul confronto con gli altri tre candidati: Hanno chiaramente rifiutato il confronto, nonostante la Rai si sia resa disponibile per ospitare un dibattito a tre moderato da un giornalista. Hanno fatto sapere che era poco rispettoso per gli elettori. Vorrei allora sapere che idea della democrazia hanno.

L’assurdità dello scontro fra Franceschini e D’alema. Votare Marino è un dovere civico. Riprendiamoci la politica.

Ancora stasera La Repubblica scrive che le primarie in realtà a giocarsele sono Bersani e Franceschini. Contro la miopia di questi giornalisti dobbiamo alzare la voce. Bersani e Franceschini sono una scelta al ribasso. Non sono il nuovo. Rappresentano il fallimento del partito, il fallimento dell’opposizione. del passato di questi ultimi quindici anni. Diciamo basta. È ora di riprenderci la politica e il 25 Ottobre queste persone avranno finalmente occasione di sapere cosa pensiamo del loro modo di fare politica.
Ammetto che la critica di D’alema a Franceschini è fondata: come può attaccare Bersani per la mancata opposizione? Chi è stato segretario del partito sinora? E vice-segretario? Il suo principale sostenitore, Veltroni, ha persino stretto la mano al principale esponente dello schieramento a lui avverso, lo stesso uomo che ha messo a pregiudizio la stabilità costituzionale del paese. È credibile uno che attacca a testa bassa, che si dichiara indignato per le assenze dei deputati al voto sullo scudo fiscale? Lui stesso assente! E i suoi sostenitori lo hanno applaudito, calorosamente.
Oggi scrivono anche di trattative fra franceschiniani e terzo-mozionisti. Si parla di un incontro fra Franceschini e Goffredo Bettini: a che titolo Bettini è andato a parlare al segretario? Marino non si vende. Lo ha detto lui stesso. Franceschini, se vuole i voti dei sottomarini, si iscriva alla mozione terza.
Non è oltremodo sopportabile che corsa al massacro. Che linea politica può emergere dalla lotta fratricida dei bersaniani e dei franceschiniani? Votare Marino il 25 Ottobre è un dovere civico per ogni elettore del PD. Salviamo il PD dall’autodistruzione. Riprendiamoci la politica.

  • tags: no_tag

    • A giocarsela, in realtà, sono Bersani e Franceschini. Il primo forte della consacrazione degli iscritto, il secondo galvanizzato dagli applausi ricevuti alla convention

    • Mentre le voci di accordi sotterranei si rincorrono. Così come gli attacchi. Oggi è la volta di Massimo D’Alema che di scaglia contro Franceschini. "E’ curioso che il segretario del mio partito, per andare sui giornali, debba attaccare me. Forse è una delle regioni per cui bisogna cambiare il segretario"

    • definendo "un comizio" il discorso del segretario. "Ha detto che ci vuole più opposizione. Chi gliel’ha impedito? Con chi ce l’ha? Non si fa così". Insiste D’Alema: "Non abbiamo fatto abbastanza opposizione? ci spieghi perché, non è che viene lì a protestare.

    • "Questi dirigenti saranno spazzati via dalla storia perché il mondo è cambiato, non è più quello del secolo passato. E credo quindi che sarebbe molto più utile che tutti se ne facessero una ragione e cercassero di favorire il nuovo". Ignazio Marino, intervistato dal Gr1, attacca così gli altri due sfidanti.

    • Il chirurgo prestato alla politica, non rinuncia a punzecchiare Bersani e Franceschini. Riconoscendosi il merito di averli "contagiati sui temi della laicità". Anche se, per Marino, Franceschini si è espresso più che altro per "slogan" e Bersani "attraverso ragionamenti un po’ antichi", in particolare con schemi "del secolo passato" su economia e lavoro.

    • Quello che è certo è che Marino resta in campo. A dispetto delle voci che parlavano di un lavoro sotterraneo di Franceschini per il ritiro della candidatura di Marino. "E’ vero che mi sono incontrato con il segretario – dice Goffredo Bettini, uno dei principali sostenitori del chirurgo – ma non mi ha mai chiesto di fare pressioni su Marino".

    • Il Foglio si schiera con Bersani. In un editoriale in prima pagina il giornale di Giuliano Ferrara prende posizione sulla corsa alla segreteria del Pd."E’ una persona seria, non ha inclinazioni lunatiche e non gli verrebbe mai in mente – si legge – di andare a giurare sulla Costituzione dalle mani di suo padre su un marciapiede (ciò che ha fatto, preso da entusiasmo, il suo rivale)"

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Convenzione, spunti per un’analisi. La politica dell’estetica dei candidati PD.

Civati, nel suo post di commento alla giornata di ieri, ha parlato di Bersani in termini lusinghieri, dice che è stato convincente. Forse è stato uno dei pochi che è riuscito a seguirne il discorso. Concordo con Scalfarotto: è stato mortalmente prevedibile, e pure mortalmente noioso.

Se volessimo intentare un’analisi che prenda le mosse dalla forma più che dalla sostanza, non potremmo non considerare che Franceschini e Bersani hanno fatto a gara per essere esteticamente di sinistra: abito scuro, camicia chiara, cravatta rossa. L’unico senza la cravatta, Marino. Anzi, Marino si presenta in maglioncino celeste, pantalone blu spiegazzato. Poi il maglione lo toglie, ed eccolo con la immancabile penna a sfera nel taschino della camicia, quasi un simbolo, o uno stemma.

Il messaggio: Marino è diverso. Si presenta per come è. Non si maschera. È onesto esteticamente, lo è nelle parole. È come la prima volta, al Lingotto. Ha l’aspetto di uno che lavora, di un professore, di un ricercatore, comunque non di un politico.

E allora, visto Marino, Franceschini – che nel discorso ha fatto confusione ed ha parlato non della sua mozione, bensì della mozione terza – cerca di competere con il senatore e toglie la giacca e rimbocca le maniche, nel disperato tentativo di ispirare anche lui l’immagine di uno che lavora, di un professore o di un ricercatore. Tentativo vano, si potrebbe dire.

Poi, gli sguardi: Bersani non è quasi mai rivolto direttamente alla platea, quando fa le pause abbassa il volto, pare incupito, imbolsito: ha proprio l’aria di quello che da ventanni si occupa di economia, prima nel PDS, poi nei DS, e ora nel PD. Franceschini si interrompe per pochi istanti, il suo è un discorso concitato, fa alcune smorfie. Marino invece continua a leggere, per poi alzare lo sguardo alla platea come per richiamarne l’attenzione:

bersani legge e si estranea rispetto alla plateale smorfie di franceschini durante le poche pausemarino legge senza fermarsi

Franceschini ha adottato i toni del comizio, le sue braccia sono tese, le muove spesso, sono delle spade da agitare per aria, le mani spesso puntualizzano quello che dice, le usa per aggrapparsi allo scranno e lo seguono mentre ciondola da un lato all’altro della platea; il discorso scritto è un cannovaccio, una traccia sulla quale spesso improvvisa poiché poche sono le volte in cui lo sorprendiamo a leggere; la bocca è rigida, non sorride, la voce è dura, spesso ne alza il tono, come se parlasse ad una piazza e si stesse per votare alle politiche e non alle primarie del segretario del PD:

franceschini, il comiziofranceschini, le mani

Marino è più disteso, sebbene coinvolgente, quando alza il tono non pare mai che possa essere volgare, scatena applausi ben più del suo otto per cento, e ogni tanto mentre parla apre lo sguardo al pubblico, non usa mai le mani a sproposito, non esprime ansia bensì consapevolezza, le labbra sono tese ma non rigide. La sua aria dismessa lo fa immediatamente comprensibile, alla mano, uno che sta giù dal piedistallo.

marino, lo sguardo

marino, verso la platea

  • tags: no_tag

    • o dico subito: ho trovato Bersani mortalmente prevedibile, il cliché di se stesso. Uno stile comunicativo letale, veramente arduo da seguire
    • Considerato che più della metà della platea aveva votato per lui, dai flebili e diradatissimi applausi si direbbe detto che i suoi delegati dormivano già dopo il terzo minuto
    • La rievocazione del fantasma dell’Ulivo deve poi avere fatto il resto
    • Molto bravo Franceschini, invece. Un discorso scoppiettante, a braccio, che ha infiammato le sue già piuttosto infiammabili truppe
    • Doveva essere il discorso della vita, il discorso “pistola-alla-tempia” avrebbe detto Daria Bignardi, e lo è stato
    • Peccato che poco di quello che ha detto oggi stia scritto nella sua mozione e moltissimo nella nostra
    • peccato che in caso di vittoria dovrà guardarsi da almeno metà della sua mozione, a partire da Franco Marini che ha già detto che se Bersani e Franceschini vanno al ballottaggio lui voterà in ogni caso per quello che arriva primo: come si dice in questi casi? Dagli amici mi guardi Iddio
    • Ignazio Marino non le ha mandate a dire a nessuno. Sono in conflitto di interessi, ma mi pare che il suo discorso sia stato bellissimo anche se il nostro eroe scontava la difficoltà di parlare davanti ad una platea che gli era chiaramente contraria (a partire dall’arcigno tavolo di presidenza)
    • Ignazio ha parlato di ricambio, di coraggio, di imparare a scommettere su se stessi. Alla fine col suo otto per cento di delegati ha preso molti più applausi di Bersani, che mi pare il grande sconfitto di oggi
    • Avere il 56 per cento dei voti e non dimostrarli
  • tags: no_tag

    • Le parole di oggi, alla Convenzione nazionale del Pd, dalla terza fila
    • Anna Finocchiaro parla di presentazione delle tre «piattaforme» (in questi tre mesi non è stato individuato termine più contemporaneo e vicino all’uso comune)
    • Prodi dice: «vorrei essere con voi», ma manda una lettera
    • Veltroni ha già scritto un romanzo e poi stasera è da Fazio, per cui manda una sorta di telegramma
    • Bersani parla di «amicizia» e «unità» e si lamenta di quelli che «picconano la ditta»
    • Bersani riprende Prodi: bisogna «risvegliare l’Italia». Parla di una interessante idea di riforma del Fisco, più vicino a quel mondo della piccola impresa che proprio sul fisco ci ha voltato le spalle anni fa
    • Parla di ambiente e di efficienza energetica, ma non di nucleare
    • Parla di occupazione e diritti dei lavoratori (bene, come al solito). Parla del partito della scuola e della sanità, forse influenzato dalla presenza di Marino
    • Parla di una necessaria politica nazionale per le politiche locali, e parla molto bene di territorio
    • Parla di «quadro ampio» per le alleanze. Dice che non vuole tornare indietro, ma vuole recuperare il senso della tradizione
    • Franceschini dice che siamo già un partito
    • che non deve dividersi tra i due candidati (peccato che siano tre, deve avere letto Repubblica e si è confuso)
    • Parla di «sostegno leale» dopo il 25 ottobre. Dice che se vince lui, Bersani fa il responsabile economico. Solo che lo fa già, e da una vita, anche se nessuno, in questi tre mesi, lo ha ricordato
    • Fa proposte e dice: togliere le tasse alle nuove imprese della green economy per tre anni
    • fa un pezzo efficace sull’antiberlusconismo. Se la prende con gli assenti in aula: chissà chi fa il segretario di un partito così
    • Dice di essere contro la «vocazione minoritaria» (deve averla sentita da un esponente della mozione Marino
    • Dice che si appella agli elettori di Sinistra e Libertà e ai Socialisti, perché vorrebbe vederli nel Pd (anche questa, già sentita, in terza fila)
    • Dice che difende le primarie, che sono gli iscritti «i primi a volersi aprire agli elettori»
    • i modi di fare politica nella nostra società si sono «moltiplicati» (terza volta che in terza fila viene in mente la terza mozione)
    • Appello alla laicità. Fosse per lui, dice, la legge sul testamento biologico sarebbe stata d’avanguardia
    • Marino è l’unico che non ha la cravatta (rossa)
    • Parla di Pd ma, soprattutto, del Paese. Di un Paese che investa in ricerca e prenda sul serio la scuola
    • in cui i protagonisti siano anche i giovani
    • Cita Martini e Che Guevara, parla di deboli, della necessità di sapersi indignare, di non sprecare il tempo (e qui arriva la citazione di JFK)
    • Parla di priorità, Marino: «Io vi dico le mie tre priorità, per titoli, che riprenderò nella campagna nelle prossime due settimane: il sapere, attraverso la scuola e la formazione; l’economia verde, come obiettivo e come motore dello sviluppo; i diritti civili
    • Alieno dalle correnti, si rivolge al mare aperto e invita a muovere le acque e a navigare.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Convenzione PD, Marino: basta con gruppi dirigenti litigiosi. Alleanze programmatiche, non elettorali. No Ulivismo.

Le prime reazioni ai discorsi dei tre candidati alla segreteria PD espressi oggi alla Convenzione apertasi a Roma sono incentrate a sottolineare le differenze e le somiglianze fra Franceschini e Bersani. Il Corsera sbaglia il nome di Marino nel titolo, ne cita minimamente il discorso, che pure è stato molto lungo e articolato.
La notizia è che Bersani ha gettato la maschera ed ha finalmente ammesso il suo obiettivo primario: rifare l’Ulivo, la solita accozzaglia elettorale. Franceschini ha sorpreso per il tono acido che ha mantenuto per tutto il suo discorso, nel quale ha però ribadito che i temi etici non possono essere elemento di divisione e non possono essere impiegati nella campagna per la segreteria, chiamando in causa direttamente Marino. Insomma, per Francheschini l’obiettivo di avere un partito unito deve essere perseguito non affrontando gli argomenti che dividono e lasciandoli quindi all’indeterminatezza.

Il discorso di Marino è stato molto lungo, zeppo di citazioni, a tratti con vena poetica, direi molto ispirato e ispirativo. Ha spaziato da Alexis De Toqueville a Che Guevara, passando per Aldo Moro. Ha alzato il tono quando si è trattato di parlare dei difetti di costruzione del PD stesso, lamentando della troppa litigiosità dei gruppi dirigenti, dell’inutile correntismo, della prima fase del congresso quantomeno appaittita su una divisione aprioristica pro Bersani o pro Franceschini, senza argomenti veri di discussione. E’ tornato a ribadire il fatto che amministrazioni regionali che hanno sbagliato non possono essere mantenute in vita e considerate come una risorsa irrinunciabile per il partito (chiaro il riferimento al Sud, alla Campania, all’Abruzzo, alla Puglia e alla Calabria). Ha nuovamente chiesto di estendere l’uso delle primarie nella selezione dei candidati alle cariche elettive, riferendosi a un modello di partito che fa della democrazia un metodo, che sia inclusivo e non chiuso nel palazzo. E’ stato l’unico dei tre a parlare di politica estera e di Europa, sostenendo la necessità di dare nuovamente impulso al processo di unificazione (“Dobbiamo far vivere uno spazio europeo, grande e vivace abbastanza da fare in modo che i consumi interni mantengano forte l’economia. Certo, è una rivoluzione, soprattutto di mentalità e culturale. Ma se non si fa, l’Europa andrà a rimorchio, uscirà di scena e sarà esposta a tutti i venti); ha parlato di scuola e di istruzione universitaria, della ricerca, che devono essere al primo posto nelle iniziative del PD; e soprattutto ha affermato che Berlusconi non deve dimettersi perché il Lodo Alfano è incostituzionale, bensì per tutti i danni che egli sta creando al paese e alle sue istituzioni politiche.

  • tags: no_tag

    • “La domanda che dobbiamo porre non e’ se il primo ministro possa restare al suo posto dopo la bocciatura del Lodo Alfano, ma se egli possa ancora rimanere al suo posto senza ulteriori danni per il paese, dopo aver attaccato oltre ogni limite tutte le istituzioni di controllo e garanzia”. Lo ha detto Ignazio Marino alla convenzione nazionale del Pd. Secondo il candidato alla segreteria del Pd, “la violenza e l’arroganza di questa destra la vediamo in questi giorni, nel suo tentativo di far saltare il rapporto tra cittadini e istituzioni. Si attacca l’Alta Corte, con toni inaccettabili in ogni democrazia. Si attacca il Capo dello Stato, massimo garante delle nostre istituzioni, cui oggi va il nostro saluto e il nostro pieno sostegno”. E, conclude, “mentre il presidente del Consiglio si concentra esclusivamente sulle sue vicende giudiziarie, il governo si ostina a negare la gravita’ della crisi economica”.
  • tags: no_tag

    • Bersani ha invitato a “riaprire il cantiere dell’Ulivo” e a “lavorare per un quadro ampio di alleanze” per battere il centrodestra, perché il premier Silvio Berlusconi è il presente, “ma non promette futuro”.

    • In platea, in un grande hotel della periferia romana, centinaia di persone, tra delegati, invitati e ospiti. I delegati ufficialmente sono 1.000, ma non è dato sapere quanti siano effettivamente arrivati nella Capitale
    • Bersani ha sottolineato che “Berlusconi afferra ancora il presente ma non può promettere un futuro né ai suoi né al Paese”, ha indicato come elementi della crisi italiana “una deformazione di fatto degli equilibri costituzionali”, con lo scontro tra governo e magistratura, e “un indebolimento progressivo delle nostre prestazioni economiche e sociali rispetto all’Europa e al mondo”
  • tags: no_tag

    • «Bisogna riaprire il cantiere dell’Ulivo». Lo ha detto Pier Luigi Bersani nel suo discorso alla convenzione del partito democratico
    • «I LEADER NON LITIGHINO» – Ignazio Marino, ultimo dei tre candidati ad intervenire, ha insistito sulla necessità di adottare la laicità come criterio per le scelte del partito.
    • E ha insistito sulla necessità di una formazione che sia ed appaia unita: «I nostri militanti non hanno idee così diverse tra loro, sono i gruppi dirigenti che litigano e che mostrano divisioni che nulla hanno a che vedere con ciò che crediamo e molto a che vedere con le posizioni che ricoprono».
    • «Il mio ruolo e di tutti coloro che mi hanno sostenuto – ha aggiunto – qualunque sarà il risultato del congresso, è quello di contribuire a un rinnovamento radicale io credo che l’antipolitica sia da contrastare, ma dobbiamo iniziare da noi».
    • «Temo ancora oggi – ha aggiunto Marino – un partito che non decide e non incide, perchè troppi sono gli equilibri o gli equilibrismi dettati dalle correnti e dai personalismi». Infine, Marino ha accennato alle polemiche sul tesseramento in alcune regioni del Sud, come Campania e Calabria: «Quel che è successo in alcune zone del Mezzogiorno – ha sottolineato – non ha fatto male a me, ha fatto male a tutti noi, perchè proprio mentre abbiamo bisogno di riaffermare la libertà e chiamare alla responsabilità tutti i cittadini, li invitiamo invece ad abbassare la testa e a rispondere al comando dei capibastone».
  • tags: no_tag

    • Al di la’ delle differenze di carattere e di indole personali che sono alla base delle impostazioni degli interventi con maggiore o minore enfasi a questo o a quell’altro aspetto, il primo dato che e’ emerso con chiarezza e’ l’alto grado di convergenza dei tre candidati, in particolare tra Bersani e Franceschini
    • Comune e’ anzitutto un giudizio preoccupato – molto preoccupato – su una degenerazione della qualita’ della vita democratica del Paese a causa principalmente di un populismo (l’allusione a Berlusconi e’ stata in tutti e tre esplicita) che tende a sostituire le regole costituzionali e il sistema parlamentare con un rapporto diretto capo-popolo
    • Comune la

      denuncia del pesante condizionamento politico, economico e sociale (nelle conseguenze) del conflitto di interessi

    • Comune il giudizio sulla insufficienza delle misure messe in campo dal governo per fronteggiare la crisi e il timore di una crescente disoccupazione e l’allargamento della fascia di poverta’
    • Comune la valutazione dei rischi sociali per scelte che sempre piu’ a opinione dei tre candidati sono dettati da egoismo e paura, come il rifiuto e il respingimento degli immigrati, le ronde e le sensazioni di spaccare l’unita’ del Paese
    • La vera differenza e’ emersa sulla forma partito e sul quadro politico-istituzionale di riferimento
    • la differenza tra Bersani e Franceschini e’ emersa chiara
    • tutti e due hanno parlato della necessita’ di radicare il partito nel territorio, Bersani in un certo senso si e’ pero’ fermato qui
    • Al piu’ ha parlato della necessita’ di allargare consenso politico e sociale specialmente tra i giovani
    • Franceschini invece ha esplicitamente parlato di un ”partito aperto” da allargare sempre di piu’ perche’ al di la’ della pur necessaria territorialita’ e’ necessario tener presente che la politica oggi si fa anche in modi diversi da quelli tradizionali, specialmente tra i giovani
    • Un partito, che per Franceschini si deve allargare tenendo presente le diverse culture, da quella socialista a quella ambientalista
    • L’altra grande differenza e’ nel quadro politico-istituzionale che in Bersani ha come riferimento il modello tedesco, pur mantendendo un quadro bipolare
    • Franceschini difende invece un bipolarismo piu’ accentuato anche se non esclude una politica delle alleanze che mette da parte quindi ogni idea di autosufficienza. Una politica di alleanze, ha spiegato, da costruire con un chiaro patto con gli elettori.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Assenze PD, tutti assolti o quasi. Ma quale disciplina di partito: il PD è un mostro a mille teste.

Per Franceschini, “le assenze nell’opposizione di ieri (il giorno del voto sullo scudo) sono state un errore grave e verranno applicate sanzioni molto severe a quei deputati che non hanno una giustificazione incontestabile”.
Dichiarazione ineccepibile. Peccato che il seguito a queste parole sia nullo. Il direttivo del gruppo parlamentare alla Camera, composto da alcuni fra i deputati assenti al voto sullo scudo fiscale, abbia decretato la sola espulsione di Gaglione, come detto ieri, già migrato al Gruppo Misto in barba alle loro sanzioni.
Nessuna dichiarazione aggiuntiva sul ruolo avuto da un presidente del Gruppo che mobilita il partito via sms. Ma pensa. Lo scudo fiscale non vale neanche una telefonata. Tempi addietro, per votare la fiducia a Prodi, andavano a prendere i deputati all’ospedale, certi arrivavano con le stampelle.

Oggi Marino a Skytg24 è tornato a chiedere punizioni esemplari per i deputati assenti. Marino ha mostrato anche in questa occasione di essere giusto, non fa sconti a nessuno, e ribadisce che, salvo coloro che erano effettivamente malati – perché alcuni lo erano veramente – agli assenti al voto sullo scudo che già reiterano continuamente questo comportamento, debba essere chiesto di farsi da parte: essi sono al parlamento non perché eletti ma in quanto nominati dal partito. Sono stati messi lì dal partito e perlomeno dovrebbero comportarsi confromemente alle richieste dello stesso.

Va da sé che il Partito dovrebbe pretendere di più da se stesso. Il mostro a mille teste che produce mille dichiarazioni diverse sullo stesso argomento non ha più senso di esistere. La Segreteria dovrebbe avere la lungimiranza di prevedere i momenti cruciali della politica e dovrebbe saper scuotere i gruppi parlamentari, al fine di condurli verso la linea politica che essa stessa porta avanti. Non ha senso che Franceschini vada in tv a criticare il governo con il suo tono angustiato, per poi lasciare anche lui lo scranno vuoto.

  • tags: no_tag

    • I proclami di “gravi sanzioni per gli assenteisti” si sono vanificati. Probabilmente quando scorrendo la lista dei meno presenti al voto il comitato è inciampato nei nomi di Bersani, Franceschini , D’Alema.
    • quest’ultimo, sabato, non aveva risparmiato critiche al capogruppo Antonello Soro per la gestione del Pd alla Camera
    • la migliore difesa è l’attacco
    • provvedimenti solo nei confronti di Antonio Gaglione, il deputato con più assenze nel Pd da inizio legislatura, che ha già comunicato il passaggio al gruppo misto. Sarà cancellato dall’anagrafe degli iscritti del partito e gli verrà chiesto di dimettersi da parlamentare (unico modo per permettere il recupero di un altro deputato
    • Anche Rosy Bindi ieri ha chiesto che Gaglione lasci il parlamento. Ha deluso anche lei, suo maggiore sponsor.
    • Per i 10 assenti ingiustificati, invece, è previsto un supplemento d’indagine
    • per i 12 malati? Per loro nessun problema, nemmeno per quelli che malati non lo sono del tutto: Giuseppe Fioroni, per esempio, che come dimostrato da il Fatto Quotidiano presenziava ad un convegno sulla scuola a Torino, o come Marianna Madia, segnalata su un aereo per il Brasile.
    • Ma Soro non ha intenzione di verificare il suo alibi. “Sono un medico dermatologo io, non un medico fiscale – ha detto il capogruppo Pd – la responsabilità di chi presenta un certificato è sua e del medico curante
    • Alludendo nello specifico a Fioroni, col quale –riferiscono -pare sia infuriato, perché da febbraio risulta assente per malattia e si presenta alla Camera nei giorni in cui è interessato personalmente (per esempio alle votazioni per i precari della scuola di Benevento, come ha dichiarato in un’intervista)
    • è stato votato un documento all’unanimità. La presidenza aveva inizialmente caricato molto di significato la necessità di una punizione per chi aveva provocato l’attacco mediatico al gruppo parlamentare
    • dopo una lunga serie d’ interventi, il clima è cambiato: il punto politico, hanno fatto notare in molti, è che non si possono creare una decina di capri espiatori, tra i quali c’è anche chi ha una percentuale altissima di presenze, quando al voto sulla pregiudiziale di costituzionalità mancavano i big
    • Maria Coscia, è intervenuta duramente: “Dobbiamo tener conto anche del quadro che si è venuto a creare e delle reazioni – ha detto la deputata – non possiamo uscire da qui senza infliggere sanzioni”
    • Ma Soro non ci sta a fare di tutta l’erba un fascio, del resto l’sms che ha inviato ai parlamentari prima della votazione era chiaro: “Presenza obbligatoria. Senza eccezione alcuna”
    • Frase, quest’ultima, usata solo in occasione di votazioni importantissime
    • sentendosi attaccato, si è fatto garantire con un voto l’uscita di un documento senza alcun rilievo sulla gestione del suo lavoro e della presidenza
    • “Il gruppo del Partito Democratico – si legge nel dispositivo – nella attuale legislatura garantisce un tasso di presenza elevatissima e qualificata, la più alta tra i gruppi presenti alla Camera
    • Il grande lavoro e l’impegno della stragrande maggioranza dei deputati e delle deputate del Pd ha rischiato di essere gravemente offuscato dalla assenza di un numero limitato di parlamentari”. Che, però, restano impuniti

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Franceschini al gancio, ora copia gli slogan. È Marino a dettare l’agenda politica del PD.

È un segretario imbarazzato e imbarazzante quello di oggi a Genova. Ha detto che "occorre dire dei sì e dei no". Ma lo slogan originale, made in Marino, prevede che questi sì e questi no siano chiari. Franceschini parlava a una platea di immigrati e di immigrati di seconda generazione e ha parlato di cittadinanza. Ha detto "dobbiamo prendere scelte nette". Questo senza scendere nei particolari. È favorevole o contrario alla introduzione nel nostro ordinamento del principio dello ius solis (l’aquisizione della cittadinanza per nascita sul territorio italiano subito, non più positicipata al compimento del diciottesimo anno di età)? È favorevole o contrario ai respingimenti? È favorevole o contrario alla abolizione della legge che li ha introdotti?
È comparso sbiadito, spento, in televisione stasera nel servizio del TG1, con un cartello blu davanti, lo sfondo bianco, solo, nessun sorriso, poca autorevolezza, e le parole che ha detto sono pure le parole di un altro. Peggio di così.
Intanto Marino lancia altri comunicati video che riassumono la sostanza del suo progetto: questa volta parla della politica e della necessità di riformare il sistema. La legge elettorale, per esempio, è assolutamente da riformare, ma il PD dovrebbe stabilire diverse regole di selezione dei candidati. Poiché è inutile annunciare, come fa Bersani, la volontà di riformarla e poi produrre delle liste elettorali formate nel segreto delle riunioni di partito. Secondo Marino il modello delle primarie dovrebbe essere applicato anche a dopo il congresso, fare cioè le "doparie", vale a dire sottoporre gli eletti al giudizio degli elettori e formare le liste con consultazioni locali nei singoli territori. Inoltre, si dovrà dire con assoluta chiarezza che il PD respinge qualsiasi forma di lottizzazione della RAI. La manifestazione di domenica 3 ottobre non avrebbe alcun senso se all’indomani si prosegue a legittimare il modello dello spoil system applicato dal governo. Le nomine RAI devono essere espresse dal CdA stesso e la responsabilità non può che ricadere su di esso.

  • tags: no_tag

    • Franceschini ha poi dichiarato che occorre ”dire con chiarezza dei si’ e dei no. E allora si’ alla sicurezza, no al razzismo. Dobbiamo saper riconoscere la domanda di sicurezza che c’e’ nel nostro Paese e contrastare con decisione le infiltrazioni criminali che penetrano nel fenomeno dell’immigrazione. Dobbiamo dire si’ al diritto delle donne di uscire la sera senza la paura delle violenze, al diritto degli anziani di andare a ritirare la pensione senza essere aggrediti o scippati. Ma dobbiamo dire no al razzismo, chiamandolo senza reticenze col suo nome”.

    • Franceschini ha annunciato che il Partito democratico andra’ avanti per il diritto di voto, per i residenti stranieri alle elezioni amministrative e che gli immigrati alle primarie hanno gia’ votato per Prodi e Veltroni e voteranno il 25 ottobre.

    • dobbiamo essere piu’ netti e avere piu’ radicalita’

  • tags: no_tag

    • Rispetto alla necessità, affermata da Dario Franceschini, di rispondere con dei sì e dei no chiari su temi importanti come quello dell’immigrazione, Ignazio ha commentato che “Dario Franceschini è davvero pronto ad aderire alla mozione Marino. Franceschini parla sempre più, nei contenuti e nei toni, con le parole della mia mozione. A questo punto potrebbe aderire anche alla parte sul lavoro: che ne pensa del contratto unico, con salario minimo garantito? E rispetto ai diritti civili, come valuta l’adozione ai single? Se conviene anche su questi due punti, perché non sottoscrive la mia mozione?”.

  • tags: no_tag

    • Pier Luigi Bersani parla di un suo impegno a cambiare la legge elettorale

    • potremmo fare di più e soprattutto qualcosa di immediatamente più concreto:  impegnandoci da subito a stabilire che il partito democratico indipendentemente da una legge – che oggi per passare ha comunque bisogno dei voti del centro destra – può decidere che d’ora in avanti i parlamentari non verranno più imposti dall’alto, non verranno più nominati dalla segreteria del partito ma dovranno essere scelti attraverso elezioni  primarie da svolgere nei singoli territori

    • sono favorevole a una legge migliore ma in sua assenza possiamo già noi prenderci la responsabilità di cambiare le regole interne

    • insieme alle primarie per scegliere i nostri eletti dovremmo anche immaginare delle “doparie” che consentano ai cittadini di valutare il dopo, e cioè se il comportamento dei  nostri eletti è stato all’altezza

    • chiunque sarà il nuovo segretario del Pd, chiederemo nuove regole per la governante della Rai. Stiamo assistendo, infatti, a una gestione sconcia del servizio pubblico e noi non vogliamo essere considerati anche solo in parte corresponsabili

    • Non tocca al segretario del Pd dare o meno il suo gradimento a nomine di direttori di telegiornali e reti

    • Tocca al consiglio di amministrazione assumersi la responsabilità delle scelte che fa. E se non rispetteranno i criteri di pluralismo chiedere che si dimetta il direttore generale e  il consiglio di amministrazione  e il presidente della Rai

  • tags: no_tag

    • Riformare la legge elettorale in senso maggioritario e uninominale.

      Superare il bicameralismo perfetto, trasformando il Senato in Camera delle Regioni.

      Ridurre il numero di parlamentari ed eletti a tutti i livelli e semplificare il sistema delle autonomie locali, per ridurre i costi della politica e dell’amministrazione.

      Promuovere un nuovo e più deciso assetto federale, con maggiore distribuzione di risorse ai comuni, rafforzamento della premialità per gli enti virtuosi, la responsabilizzazione delle sedi politiche locali.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Assenze PD: la responsabilità politica è del Segretario. Dagli al deputato PD.

Ci sono quelli che in rete hanno fatto i nomi degli assenti al voto sullo scudo fiscale e hanno lanciato la campagna del “dagli al deputato Pd”. Non capisco questa miopia. Dovrebbero guardare altrove, magari più in alto. La gran parte dei deputati in fondo è costituita da “soldati” semplici; chiedano lumi ai dirigenti, ai “generali”, a chi doveva chiamare alle armi, e non l’ha fatto.
Mi chiedo cosa diranno agli assenti durante la riunione del Comitato direttivo del Gruppo i vari Antonello Soro, Dario Franceschini e compagnia bella. Poiché a loro spettava l’analisi politica e a loro spettava il dovere di informare gli altri deputati e a chiamarli “a raccolta”. Il PD è mancato nella funzione più importante per un partito, quella di muoversi come “un sol uomo”. E la responsabilità va cercata non in chi si è mosso in ordine sparso, bensì in chi doveva e poteva suonare l’allarme e mobilitare dalle regioni di appartenenza tutti i deputati. La gravità del fatto è lampante e mostra ancora una volta la mancanza di leadership di colui che guida il Partito e ne determina la linea politica, ovvero il Segretario, che fra l’altro siede pure lui nello stesso emiciclo.
Pubblicare i nome degli assenti non serve a nulla. Chiedere giustificazioni ai singoli è del tutto inutile. E’ il capitano del vascello (fantasma?) colui il quale si dovrebbe mettere sotto accusa. Invece si gettano a mare i mozzi, gli ultimi, quelli che non ne possono di niente.

  • tags: no_tag

    • I 22 parlamentari del Pd assenti ieri in occasione del voto finale sullo scudo fiscale si dividono in due liste: i malati e gli ingiustificati
    • Beppe Fioroni compare nella prima lista, dichiara alla stampa che “combatte da tre mesi con una peritonite” , che aveva un impegno a Torino, ma “come capita ai medici la mia situazione di salute si è complicata da febbraio ad oggi e mi hanno appena detto che devo fare un terzo intervento di addomino-plastica”.
    • Renato Botto, che ha firmato i lanci di agenzia usciti venerdì, conferma a Il Fatto di aver incontrato Fioroni tra le dodici e le tredici, proprio nel momento in cui si svolgeva il voto finale in aula
    • “Era lui – scherza – a meno che non abbia un gemello…”. In effetti venerdì a Torino era previsto un incontro tra l’ex ministro e gli operatori della scuola, che Fioroni non menzionerà mai tra le sue giustificazioni. Anzi, si farà inserire nella lista dei “meno cattivi” per malattia.
    • perché, anche lui, è stato indifferente al suo compito di parlamentare, se la malattia gli permetteva un viaggio in Piemonte?
    • Arrabbiatissima Paola Binetti, sospettata di essere assente per una scelta interna ai rutelliani, che non accetta le accuse: “Non pensavo si approfittassero di questa situazione per fare campagna elettorale per il congresso – dichiara la Binetti – sono molto delusa e non so cosa succederà al quadro politico e al Pd”
    • E sfoga il suo malumore in un post sul suo blog dove dichiara di aver preso un impegno con la Croce Rossa di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, venerdì mattina perché solitamente è un giorno non impegnato da voti, e di avere l’83,19% di presenze in aula.
    • il suo compagno di banco, invece, è un assenteista seriale “che potrebbe anche dimettersi, perché nella vita bisogna fare delle scelte”
    • Antonio Gaglione, già sottosegretario alla Salute nel governo Prodi, cardiologo interventista di Brindisi, praticamente sconosciuto ai frequentatori di Montecitorio. Martedì alle 12.30 si riunirà alla Camera il Comitato direttivo del gruppo, allargato ai capigruppo di commissione, che dovrà “processare” gli assenti e decidere se infliggere sanzioni.
    • Gli imputati non potranno nemmeno appellarsi alla scusa che suggeriva Bersani in conferenza stampa: “Se fossimo stati in numero maggiore noi, sarebbero stati di più anche loro”, perché venerdì il Pdl era in seria difficoltà e aveva già richiamato urgentemente in aula i Ministri.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

La spallata di Penati. Ma per Bersani non sarà una passeggiata.

Ecco la spallata. Penati annuncia che Franceschini è un segretario dimezzato – forse l’avevamo capito vedendolo solo sulle rocce, là alla sorgente del Po. Ma cos’è questa fretta di dimissionarlo, di repertarlo e catalogarlo nel tenebroso archivio di teste mozze della Sinistra italiana?

Forse è il caso che si riprenda in mano il bistrattato Statuto, quel pezzo di carta che tutti loro hanno votato per poi lamentarsene: ebbene, là è scritto che sarà segretario chi vincerà le primarie e il voto nei circoli non è le primarie, è quella fase preparatoria del congresso-convenzione che serve a comporre l’Assemblea. Tutto qui. E’ normale che Bersani sia in testa essendo lui stesso espressione della più o meno vecchia nomenklatura dei DS, quella storica organizzazione di forze che è stata ereditata dal Partito Comunista. Quello che invece loro non sanno – e naturalmente non dicono – è che la base elettorale non è con loro. Il 26 Ottobre, il responso delle primarie straccerà quel velo di carta che separa il Gruppo Dirigente dal proprio elettorato e il rumore sarà eclatante.

L’ipotesi che vi sottopongo è questa: laddove il risultato di Marino o Franceschini è stato in grado di scalfire Bersani, lì sono i circoli dai “confini permeabili”, vale a dire quei circoli che si sono maggiormente rinnovati e aperti a nuovi iscritti, estranei alla struttura partitica locale. Insomma, quei circoli sono il termometro politico per capire come si orienterà l’elettorato il 25 Ottobre. L’idea – mia – è che per Bersani non sarà una passeggiata.

  • Dal blog di Pippo Civati: Girano voci. La prima: domani Rutelli presenta il suo libro, La svolta, e il titolo fa pensare che “il partito mai nato” (come Rutelli, con azzardatissimo riferimento, sottotitola) vada anche abbandonato. La seconda: qualcuno vorrebbe che Franceschini si ritirasse dalla competizione delle primarie. La terza: Bersani ha vinto tra gli iscritti e sarebbe sbagliato che alle primarie vincesse qualcun altro, magari qualcuno che ha preso meno del 40% nei Circoli. Ora, tutto è convenzione: per me votare due volte la stessa cosa è sbagliato, mi chiedo soltanto perché tutti abbiano votato queste norme regolamentari (anche quelli che ora si sorprendono). Detto questo, si è stabilito che il segretario lo fa chi vince alle primarie e, se nessuno dovesse superare il 50%, deciderà l’Assemblea nazionale, eletta con le primarie stesse. Questa è la regola, questa la convenzione: a me non piace, ma non l’ho scritta io, né l’ho votata. E regola e convenzione non si possono cambiare in corsa. Se Bersani è così forte, vincerà anche alle primarie, senza che nessuno debba rinunciare prima. Non capisco dove sia il problema.
  • tags: no_tag

  • tags: no_tag

    • ‘Sono sbalordito e amareggiato dalle parole di Filippo Penati, che e’ rappresentante della lista Bersani. Mi auguro che siano affermazioni ‘dal sen fuggite’ alle quali e’ necessario far seguire una rapida smentita. Se e’ questo il modo di costruire il nuovo Pd sono molto preoccupato. Pensavo fosse in corso un confronto di idee, non fra avversari ma tra concorrenti leali. Le affermazioni di Penati vanno in tutt’altra direzione”.

      Lo ha dichiarato Cesare Damiano, candidato alla segreteria del Pd Piemonte.

  • tags: no_tag

    • Filippo Penati propone una «gestione collegiale» del partito e all’interno del Pd esplode una nuova polemica (che si aggiunge alle fibrillazioni legate al sempre più probabile addio di Rutelli).
    • Il coordinatore della mozione Bersani afferma infatti che «Franceschini di fatto non è più il segretario perché non ha ottenuto il consenso da parte di due terzi del partito che sta gestendo» ed è dunque necessario predisporre una gestione collegiale del partito fino alle primarie.
    • Frasi che provocano un vero e proprio terremoto all’interno del Pd. Secondo Piero Fassino, «Penati mina l’unità del partito».
    • Ignazio Marino, candidato alla segreteria, invita Bersani a smentire «immediatamente le dichiarazioni del coordinatore nazionale della sua mozione. Altrimenti – prosegue – non si capisce perché abbia riempito le città di manifesti che invitano a voltarlo alle primarie del Partito Democratico».
    • Il capogruppo del Pd alla Camera, Antonello Soro, definisce «stonate» le affermazioni di Penati
    • la reazione di Dario Franceschini. Il segretario del Pd, decisamente irritato, sconvoca la segreteria prevista per mercoledì e telefona a Bersani e D’Alema per ricordare che il segretario – come prevede lo statuto – sarà eletto con le primarie del 25 ottobre e chiedendo di prendere le distanze da Penati.
    • la situazione è grave dal momento che di fatto una gestione «condivisa» c’è già: da quando è stato indetto il congresso, infatti, ad ogni riunione di segreteria partecipano anche Bersani e Ignazio Marino o, in loro assenza, i coordinatori delle rispettive mozioni. Questo – viene spiegato – proprio per garantire la massima condivisione possibile.
    • Poco dopo, arriva l’intervento dell’altro candidato alla segreteria, vale a dire Bersani: «Sgombriamo il campo da ogni equivoco più o meno interessato. Franceschini, come è ovvio e come è giusto, è a pieno titolo il segretario del Pd così come prevede lo statuto, e ha la nostra piena collaborazione come è stato fin qui». E anche D’Alema aggiunge che «il ruolo di Franceschini non è in discussione».
  • tags: no_tag

    • “Spero che Bersani smentisca immediatamente le dichiarazioni del coordinatore nazionale della sua mozione. Altrimenti non si capisce perché abbia riempito le città di manifesti che invitano a voltarlo alle primarie del Partito Democratico” il candidato alla segreteria del Pd, Ignazio Marino, commenta le dichiarazioni di Filippo Penati sulla nomina del nuovo leader.
    • “Se Bersani pensa di essere il segretario del partito perché arrivare fino al 25 ottobre? Se pensa che il segretario sia già stato eletto con il voto dei circoli è grave, soprattutto perché offende il popolo delle primarie” aggiunge il senatore del Pd.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Il medioevo del PD. Capibastone, vassalli e valvassori

Guardando i dati nel voto dei circoli si nota come ci sia una certa resistenza alla apertura del partito. Bersani fa incetta di voti ma è quello che può contare su un numero di fedeli seguaci di provenienza ex DS. Chi vota Bersani vota sulla fiducia, vota per fedeltà, vota per appartenenza di gruppo, vota per tradizione, vota percontinuare a credere in qualcosa che non esiste più e che una volta rispondeva al nome di Partito Comunista.

E’ questo ciò che sorprende, il voto quasi plebiscitario del Sud, della Calabria, della Basilicata, del Molise, della Puglia, della Sicilia, ma anche in Regioni del Centro, come l’Umbria, dove Bersani raccoglie consensi superiori al 70%. Qui prevale il cosiddetto apparato, qui prevale il voto dei fedelissimi, degli inclusi; la decisione che sottende al voto non promana dalla discussione ma è già pre-formata, già consolidatasi sulla base della semplice idea di essere parte di un gruppo e di prestare fedeltà al suo leader.

Invece, laddove prevalgono Marino o Franceschini, là sono i circoli della democrazia, dove ci si divide e si cerca di convincere l’altro a mutare il proprio orientamento, là c’è discussione e confronto e, in fin dei conti, si forma la vera linea politica. Ne sono esempio il Piemonte, dove al momento Marino ha ottenuto il 17%, o il Lazio in cui Franceschini è in testa e Marino sopra il 10%. In queste aree, dove forse è minore il radicamento territoriale del partito, dove è più forte la destra, dove la Lega può fare sfracelli (il Friuli, ndr), qui prevale il voto contro la tradizione, il voto critico, con il quale si cerca di esprimere una nuova posizione politica.

  • tags: no_tag

    • Arrivano i primi dati dei congressi di circolo, si combatte sezione per sezione, il segretario si compiace di leggere ad alta voce quelli favorevoli: “Giardino di Ferrara, Franceschini 131 voti, Bersani 31…”. Piovono anche i primi sospetti, veleni, ricorsi, dal Nord al Sud.
    • In Calabria, accusa Fernanda Gigliotti candidata alla segreteria regionale per la mozione di Ignazio Marino, siamo alla moltiplicazione delle tessere. “A Catanzaro Centro su un’anagrafe di 379 iscritti, hanno votato ben 682 persone, 474 per la Mozione Bersani. Senza garanzia di segretezza del voto, con qualche amministratore che ha compilato le schede al posto degli iscritti”
    • La mappa dei primi congressi di circolo consegna un’immagine del Pd da Medioevo: un insieme di feudi dove conta un solo voto, quello del capobastone. Cuius regio eius religio, come nelle guerre di religione del Seicento. Basta portare con sé il segretario del circolo e il gioco è fatto. Capita che perfino il mite Marino, l’outsider della competizione, riesca a conquistare qualche bandierina: in Piemonte, a Nichelino, nella cintura piemontese, la sua mozione vince trascinata dall’ex deputato Salvatore Buglio. E al circolo dell’Anagnina, periferia romana, conquista il 63 per cento dei voti.
    • l’obiettivo di far avvicinare le due famiglie d’origine, quella ex Pci e l’antica stirpe democristiana, è stato raggiunto. Con gli uomini di provenienza Quercia che hanno mietuto tessere come neppure Antonio Gava nella Dc ai suoi tempi: a Cinecittà, nella capitale, ne sono spuntate 220 in un solo fine settimana, tutti abitanti nello stesso caseggiato.
    • Una gigantesca conta che serve a riequilibrare i pesi interni, soprattutto a livello locale. Mentre a Roma il Pd continua a balbettare politica e a dividersi sui temi che contano. Sulle questioni etiche, per esempio, dove è più forte la passione e scatta puntualmente l’applauso dei militanti alle feste estive e negli incontri congressuali per chi sostiene posizioni nette, il gruppo parlamentare del Senato si presenta in ordine sparso
    • Sulle alleanze si va in ordine sparso: Franceschini incontra Antonio Di Pietro a pranzo e rinsalda l’asse con Italia dei Valori, con Tonino che sornionamente si tiene alla larga dalla contesa interna ai Democratici, ma in realtà si prepara a far valere il suo peso. E Bersani che corteggia gli amici dell’Udc, il nordico Bruno Tabacci in testa. Con il suo amico Enrico Letta, capogruppo alla Camera in pectore in caso di vittoria dei bersaniani, che si spinge a offrire una sponda perfino a Gianfranco Fini
    • Una confusione figlia di un regolamento barocco, un congresso diviso in due fasi, il voto dei circoli per indicare i candidati che finiranno alle primarie, e la super-domenica dei gazebo, il 25 ottobre, che consegnerà la vittoria a chi sarà stato in grado di raggiungere il 50 per cento più uno dei voti
    • E se non ce la fa nessuno? È lo scenario più temuto, la bocciatura in massa della classe dirigente del partito che sarebbe richiamata due settimane dopo a eleggere il leader in un’assemblea, tra i primi due arrivati, e con voto segreto. Si può immaginare in quale clima.
    • Gli uomini di Bersani accusano Franceschini di mortificare gli iscritti per non valorizzare il vantaggio dell’ex ministro. Il segretario, in ritardo nei circoli, bombarda Bersani di provocazioni e insinuazioni. Come quella di aver sforato il tetto delle spese elettorali per riempire le città di manifesti con la sua faccia.
    • Il terzo incomodo Marino nelle regioni del Nord va meglio del previsto e comincia a fare paura: soprattutto se, nei previsti faccia a faccia, riuscirà a convincere una platea molto più ampia degli iscritti che i due candidati maggiori appartengono al passato e che lui è il rinnovamento.
    • il rischio dell’impasse delle primarie, oggi esclusa da tutti, potrebbe diventare un’eventualità concreta.
    • non la escludono i soliti, eterni dioscuri del partito: Massimo D’Alema, impegnatissimo per Bersani, ma pronto a garantire l’unità del partito in caso di spaccatura frontale. E Walter Veltroni: dopo aver benedetto Franceschini si è silenziosamente ritirato.
  • tags: no_tag

    • Il senatore Pd Ignazio Marino, in una intervista al nuovo giornale ‘Il Fatto’, rinnova le accuse su anomalie e irregolarita’ nei voti tra gli iscritti del partito per la scelta del segretario.
    • ”In Calabria il territorio e’ soffocato dal malaffare. E nei congressi -sostiene Marino- ci sono fenomeni poco chiari”.
    • Marino ha aggiunto: ”A Santa Maria, in provincia di Catanzaro, mi dicono che in un circolo con 162 iscritti, Bersani ha avuto 180 voti, FRanceschini 36. E il totale e’ 216. Ecco un’altro caso: ancora Catanzaro dove un circolo con 379 iscritti vede Bersani con 474 voti, Franceschini 128 e io a 4, per un totale di 606 voti. Caraffa, ancora in Calabria: 5 iscritti ma 36 votanti, 100% per Bersani. Altro Prodigio”.
    • Alla domanda su quali spiegazioni dia. Marino ha risposto: ”Le spiegazioni dovrebbero darle gli altri. E dire che quei voti li vogliono. Mi pare evidente che ci sono dei capibastone che orientano il voto”

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Risultati Assemblee dei circoli PD per Regioni

Risultati Assemblee dei circoli PD per Regioni
REGIONE CIRCOLI* ISCRITTI VOTANTI
ABRUZZO 75 3540 2464 69,60%
BASILICATA 34 3335 2602 78,02%
CALABRIA 81 9192 5389 58,63%
CAMPANIA 43 7022 2947 41,97%
EMILIA ROMAGNA 136 22132 8363 37,79%
FRIULI V.G. 44 2598 1608 61,89%
LAZIO 102 11262 8230 73,08%
LIGURIA 60 5747 4088 71,13%
LOMBARDIA 228 10125 6115 60,40%
MARCHE 71 3407 1882 55,24%
MOLISE 5 61 47 77,05%
PIEMONTE 85 5034 2854 56,69%
PUGLIA 102 6989 4994 71,46%
SARDEGNA 48 3433 2025 58,99%
SICILIA 84 9715 7459 76,78%
TOSCANA 235 13370 7200 53,85%
TRENTINO ALTO ADIGE 28 1688 847 50,18%
UMBRIA 8 934 686 73,45%
VALLE D’AOSTA 8 173 75 43,35%
VENETO 149 7445 4763 63,98%
TOTALE 1626 127202 74638 58,68%
Bersani France-

schini

Marino
ABRUZZO 1738 70,79% 607 24,73% 110 4,48%
BASILICATA 1581 62,07% 907 35,61% 59 2,32%
CALABRIA 3939 73,46% 1330 24,80% 93 1,73%
CAMPANIA 1745 59,54% 1053 35,93% 133 4,54%
EMILIA ROMAGNA 5128 61,75% 2534 30,52% 642 7,73%
FRIULI V.G. 582 36,26% 826 51,46% 197 12,27%
LAZIO 3540 43,08% 3720 45,27% 957 11,65%
LIGURIA 2180 55,08% 1432 36,18% 346 8,74%
LOMBARDIA 3285 53,91% 2034 33,38% 775 12,72%
MARCHE 810 43,20% 865 46,13% 200 10,67%
MOLISE 28 59,57% 18 38,30% 1 2,13%
PIEMONTE 1609 56,71% 729 25,70% 499 17,59%
PUGLIA 3611 72,74% 1186 23,89% 167 3,36%
SARDEGNA 1351 67,01% 476 23,61% 189 9,38%
SICILIA 3355 45,25% 3989 53,80% 70 0,94%
TOSCANA 3655 51,01% 2783 38,84% 727 10,15%
TRENTINO ALTO ADIGE 430 51,31% 303 36,16% 105 12,53%
UMBRIA 393 58,31% 223 33,09% 58 8,61%
VALLE D’AOSTA 30 40,00% 36 48,00% 9 12,00%
VENETO 2197 46,40% 1974 41,69% 564 11,91%
TOTALE 41187 55,57% 27025 36,46% 5901 7,96%
Nulle Bianche
ABRUZZO 3 0,12% 6 0,24%
BASILICATA 38 1,46% 17 0,65%
CALABRIA 18 0,33% 9 0,17%
CAMPANIA 10 0,34% 6 0,20%
EMILIA ROMAGNA 30 0,36% 29 0,35%
FRIULI V.G. 2 0,12% 1 0,06%
LAZIO 4 0,05% 9 0,11%
LIGURIA 20 0,49% 110 2,69%
LOMBARDIA 10 0,16% 11 0,18%
MARCHE 5 0,27% 2 0,11%
MOLISE 0,00% 0,00%
PIEMONTE 8 0,28% 9 0,32%
PUGLIA 18 0,36% 12 0,24%
SARDEGNA 3 0,15% 6 0,30%
SICILIA 34 0,46% 11 0,15%
TOSCANA 16 0,22% 19 0,26%
TRENTINO ALTO ADIGE 3 0,35% 6 0,71%
UMBRIA 10 1,46% 2 0,29%
VALLE D’AOSTA 0,00% 0,00%
VENETO 10 0,21% 18 0,38%
TOTALE 242 0,32% 283 0,38%

Chi decide di trattare sulla RU486? La Finocchiaro?

Sì, è esploso l’effetto Marino. Nel senso che quello che Marino diceva e dice dall’inizio della sua campagna per la segreteria, è che gli altri sfidanti non sono in grado di mantenere una posizione unitaria sui temi etici. La realtà, ahimè, ha superato "l’immaginazione" – intuizione –  di Marino: il caso della RU486 si è generato da una decisione della segreteria, quindi anche di Franceschini, di lasciar decidere il gruppo parlamentare, guidato dalla Finocchiaro. La quale si è messa in contatto con – badate bene – il sen. GASPARRI, proprio lui, e gli ha proposto un sì bipartisan in commissione purché sia pronunciato dopo il congresso Pd, e qui è chiaro che la Segreteria e la Finocchiaro non volevano scoperchiare il pentolone dei temi etici, quando già è in atto la discussione alla Camera sul famigerato DDL Calabrò che istituisce il sondino di Stato per tutti noi gioiosi prossimi morenti comatosi.
Invece il mefistofelico Gasparri ha teso un trappolone e il castello di carte è crollato: Dorina Bianchi si è dimessa da relatrice ed è scoppiato il secondo bubbone (il primo è quello calabro dei brogli nei circoli).
Franceschini sta tremando. Teme di perdere al Nord. Allora da una parte cerca di dipingersi come novello laico, fautore di una politica dei diritti civili; dall’altro si attiva per sottrarre il partito da una divisione certa sugli aspetti cogenti del testamento biologico e dell’aberrante disegno di legge del governo, sul quale sta per scatenarsi un dibattito furente di cui la pillola abortiva ne è solo il prologo.
C’è chi scrive sul web – lo riporto in coda a questo post – di Marino come di colui che cerca solo lo scontro e non ha niente da dire. Ci si chiede se questo fantomatico autore di articoli sia connesso con la realtà fattuale oppure sia deviato in mondi paralleili: è esattamente chi difende quelli da cui deve guardarsi. Tale sedicente cronista avrebbe per esempio fatto una cosa giusta dare una risposta alla seguente domanda: quando un confronto pubblico fra dei candidati è una inutile rissa cercata solo per avere un po’ di visibilità? Perché continuare a stigmatizzare chi vuole incrementare il livello – basso –  di democraticità di questo partito? Di cosa hanno paura tutti?

A un mese dal voto per le primarie, letti e riletti quei numeri, lunedì sera Dario Franceschini alla fine si è deciso: «Nei congressi delle grandi città e al Nord, Ignazio Marino è troppo alto. Bisogna intervenire». E’ proprio così. Inatteso ma oramai lampante, è esploso l’«effetto Marino». Certo per ora nei congressi di sezione ha votato circa il 37% dei tesserati, ma nelle realtà urbane del centronord va decisamente forte il semisconosciuto chirurgo, campione dei temi etici: a Milano è attestato al 30%, allo stesso livello di Franceschini, a Torino è al 19%, a Firenze al 14%, mentre a Roma, col 25,2%%, ha preso più voti del segretario in carica. A questo punto Franceschini lo ha capito: Marino, il candidato anti-appa-rato se alle Primaire sfonda nell’elettorato «intransigente», il segretario è spacciato. Perché il suo progetto è quello di provare a ribaltare il risultato delle sezioni (favorevoli a Pier Luigi Bersani), proponendosi al più vasto popolo delle Primarie come l’outsider, come l’interprete del rinnovamento possibile.

E’ per questo motivo che lunedì sera Franceschini ha deciso una vera e propria svolta laica, uscendo allo scoperto con un’intervista all’«Espresso» da «cattolico molto adulto». La Chiesa? «Non può dire ad un parlamentare come deve votare». Il Pd e i temi etici? «Fino a poco tempo fa c’era solo la libertà di coscienza, poi c’è stata la posizione prevalente, ma ora il Pd dovrà avere una sola posizione». L’eutanasia? «La sospensione delle cure deve essere decisa del diretto interessato o di chi l’ha amato. Lo Stato deve fermarsi fuori dalla camera di quella persona». La pillola anti-abortiva? «La legge sull’aborto nessuno la mette in discussione e dunque se esiste un modo meno invasivo per la donna perché opporsi?». Gay assenti nelle feste del Pd? «Nessuna discriminazione».

Una svolta laica corroborata anche con un intervento molto netto sulla querelle che si stava aprendo nel Pd attorno alla cosiddetta pillola abortiva. Due giorni fa la senatrice pd Dorina Bianchi, cattolica vicina ai Teodem, aveva votato sì ad un’indagine conoscitiva sulla pillola RU486 decisa dalla Commissione Sanità del Senato e aveva anche accettato di fare la relatrice. Sembrava un’iniziativa a titolo personale della Bianchi, impressione rafforzata da una lettera di ieri mattina di Franceschini alla capogruppo Anna Finocchiaro («Sull’indagine conoscitiva decide il Gruppo»), fino a quando, riunita l’assemblea dei senatori, si è scoperto come stavano le cose. La Finocchiaro ha raccontato che il Pd aveva concordato col Pdl il sì all’indagine, ma a condizione che questa si svolgesse «dopo il congresso del Pd». Una ricostruzione dei fatti che ha spiazzato e sorpreso diversi senatori: l’esperta Finocchiaro aveva pubblicamente ammesso di aver trattato col capogruppo Pdl Maurizio Gasparri e con Antonio Tomassini, uno dei medici di Berlusconi, sulla base di un singolare scambio: sì alla indagine, in cambio di una tempistica che non interferisse nel dibattito congressuale. E ricevendo in cambio una decisione velenosa: l’inchiesta si concluderà due giorni dopo la conclusione della conta del Pd. In serata, per effetto delle polemiche suscitate, l’unica che si è dimessa è stata Dorina Bianchi, che ha rinunciato all’incarico di relatrice.

Con gli altri sfidanti che provano a convergere sul suo terreno preferito, Ignazio Marino fa ironia: «Franceschini e Bersani? Poverini, non possono avere posizioni chiare sui temi etici perché sono bloccati dalle posizioni inconciliabili di coloro che li sostengono».

  • tags: no_tag

  • tags: no_tag

    • Sì al confronto con la gente, su internet e soprattutto nelle piazze. Ma no al confronto-scontro con un avversario che in passato non ha esitato a strumentalizzare tristi vicende di cronaca per danneggiare la reputazione del PD e di tutti i suoi militanti, a favore di un proprio tornaconto di visibilità.
    • Dunque Bersani e Franceschini, che a questo partito hanno dato concretamente molto, non devono accettare questo invito da chi insegue e pensa di utilizzare i riflettori esclusivamente per cercare la rissa, la bagarre, l’insulto gratuito, o peggio l’offesa personale. E poi questa smania di Marino la trovo quantomeno sospetta. Tipica di chi non ha un serio programma alle spalle.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.