Election Day UK: exit poll in diretta

Exit Poll ore 11:

Conservatori: 307 seggi;

Laburisti: 255;

Liberali: 55;

Altri: 29.

Ciò significa una maggioranza debole, con soli 19 seggi di scarto dall’opposizione.

La diretta streaming della BBC:

Vodpod videos no longer available.

Per chi volesse seguire la notte delle elezioni in Gran Bretagna, ecco i link dove trovare le informazioni sugli exit poll:

http://ukpollingreport.co.uk/blog/

http://www.itv.com/news/election2010/?intcmp=781101_123_1

Andrew Sparrow Election Live: http://www.guardian.co.uk/politics/series/general-election-2010-live-with-andrew-sparrow

Elezioni UK: il Labour rischia il terzo (e ultimo) posto

Secondo un sondaggio di The Guardian/ICM, l’effetto Nick Clegg vale il dieci per cento in più: tanto guadagnerebbe il Lib party dopo i primi due match televisivi. Nick, l’eretico, così è stato appellato da Barbara Spinelli, ieri, in un articolo su La Stampa, per la sua propensione a gettare sulle crisi inglesi la nuova luce di un nuovo sguardo che lascia da parte le ipocrisie per tornare alla schiettezza della parola. Sì, “io la penso come Nick”: il motto funziona e molti pensano che per il Labour sarà una sconfitta storica. L’ultimo sondaggio, che ha registrato il picco di Clegg dopo le esibizioni televisive, mostra il partito di Gordon Brown in coda. Clegg ha eroso voti a entrambi i contendenti e ciò lascia presagire un’ascesa trionfale: vittoria senza necessità di alleanze. In più di un mese i Tories, capeggiati da un ingessato David Cameron, perdono sette punti percentuali, mentre il Labour è inchiodato sotto quota 30%, una soglia psicologica che non riesce a superare.

Nick Clegg, l’Obama inglese? Non proprio: eppure come Obama ha una funzione storica disvelatrice: nella crisi dell’Inghilterra, un paese che non ha più industrie, che non ha più lavoratori ma persone senza diritti, Clegg, diversamente da Obama, non ha velleità riformatrici in senso socialisteggiante, ma ha il coraggio di dire, di non nascondersi dietro la retorica. Clegg rimette al centro la persona, non l’individualismo. E l’opera del governo, secondo l’ottica liberale, è quella di aiutare la persona ad esprimere il proprio potenziale: la via per realizzare ciò è ‘tenere lontano il potere’. Ecco tutta la carica anti-sistemica di Clegg: Clegg è l’antipolitica inglese, è il ritorno dell’antica ricetta liberale in chiave moralistica. No al privilegio, il privilegio di quei parlamentari che possono sperperare denari e poi chiederne il rimborso. E chi è più privilegiato di coloro i quali siedono al governo dal lontano 1997? Il New Labour è finito, è archivio storico. To change, la parola magica, nessuno si azzarda a pronunciarla. Ma per Clegg bisogna aiutare il paese a superare questo ‘collo di bottiglia’ che blocca le opportunità e il progresso. ‘Give a chance to everyone’: dare una chance a ciascuno affinché ognuno possa vivere la vita che vuole. Certo, un collo di bottiglia fatto di macerie: quelle di trent’anni di governi monetaristi e poi filo-finanziaristi, che hanno creato i presupposti per il mondo governato dai ‘banksters’:

Il modello economico della Thatcher è fallito. Quello del Nuovo Labour pure, a meno che Brown non lo resusciti, magari non stavolta ma la prossima. Blair ha creato questo marasma (la pace in Irlanda è probabilmente l’unico suo successo politico). Ha distrutto la socialdemocrazia e i suoi principi, per consegnare l’una e gli altri ai liberali e al loro terzo uomo (Barbara Spinelli – La Stampa).

Elezioni in Inghilterra, una poltrona per tre. Fine del bipolarismo

Gordon Brown, David Cameron, Nick Clegg: tre nomi per Downing Street. La campagna elettorale inglese giunge al momento critico, mancano tre settimane all’election day e i sondaggi danno il Labour in rimonta: solo tre i punti di distacco dai cosiddetti ‘New Tories’, dai conservatori, che si vedrebbero messi in minoranza dal sistema elettorale maggioritario (ah, gli inglesi! nonostante la minoranza possa andare lo stesso al governo, mai si sognerebbero di contestare la propria legge elettorale…), i quali potrebbero governare solo con l’appoggio dei ‘canarini’, dei liberal di Nick Clegg, il lussurioso Nick, il vecchio bevitore Nick, Nick il bello, biondo, amante delle donne e della bella vita, rampollo di una famiglia della upper class londinese.
Che dire, a sentire gli inglesi c’è da farsi un bel esame di coscienza. Perché il Labour fa politica, e rimonta nei sondaggi, nonostante Gordon sia antipatico e simbolo della politica di palazzo. Già, il palazzo. Qualcosa a che fare con il radicamento territoriale?

Gli inglesi sono sdegnati dal ‘magna magna’ che si fa a Londra: lo scandalo rimborsi dei parlamentari ha messo in testa a molti di farla finita con i privilegi della casta e di punire severamente la classe politica. Rischio astensione? No, c’è aria di cambiamento a destra. Perché David Cameron ha approfittato del clima di astio per presentarsi come ‘il nuovo’, e riecco la parolina magica: change. Cambiamento. Che a sentirla pronunciare da Bersani sa già di vecchio, ma David è diverso e mette al primo posto la “gente”. Lasciate decidere la gente. Sembra che parli Beppe Grillo. Invece è il candidato dei Tories. New Tories. Potere al popolo. No, non è un Che Guevara inglese. Cameron batte il tasto sull’ideale inglese dello Stato Minimo. Giù le mani dalla gente. Noi abbiamo fiducia in essa, e perciò il programma dei Tories mette al primo posto uno strumento di democrazia diretta: il referendum. Referendum per tutto, anche per decidere ogni singolo passaggio di poteri da Londra all’Unione europea. E poi, taglio delle debito pubblico, più servizi, meno tasse sulla successione e soprattutto riforme. Una su tutte: metter gli odiati parlamentari sulla graticola della rimozione in caso di ruberie varie.

Ma Gordon non ci sta. Il principale esponente del partito di sinistra cerca di fare politica di sinistra. Sanità, scuola e salario minimo, Brown cerca di cambiare registro e di parlare al popolo. Lo fa mettendo sul tavolo proposte molto precise. Scuole, ospedali e polizie locali: “bisogna garantire il responso dei test oncologici svolti in una struttura pubblica entro una settimana”, tuona dal palco. E ruba a Cameron il tema delle riforme istituzionali, prevedendo una riforma della legge elettorale della Camera dei Lord introducendo la “possibilità per gli elettori di “richiamare” i deputati che si macchiano di malversazioni finanziarie, il voto a 16 anni e il divieto assoluto per i parlamentari di lavorare al contempo per le società che fanno lobby”.

E che dire del bipolarismo inglese? Che forse dal prossimo 6 Maggio si dovrà parlare di tripolarismo, poiché i Liberal si candidano ad essere l’ago della bilancia, il ruolo che in Italia ricercava per sé l’UDC di Casini alle regionali e che ha miseramente fallito, e qualora ciò dovesse accadere, potrebbe essere la prima volta di un governo di alleanza a Downing Street. Che si aggiornino i libri di Storia.