Ddl Intercettazioni: voci dell’assurdo nel dibattito parlamentare

PINO PISICCHIO (ApI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, i deputati di Alleanza per l’Italia, insieme con tutti i deputati del Terzo Polo, si asterranno sulle pregiudiziali di costituzionalità. In noi non è presente una posizione di contrarietà al principio di un’equilibrata regolazione di una materia la cui cattiva applicazione troppo spesso ha prodotto insopportabili danni collaterali, con l’esposizione al ludibrio mediatico di cittadini del tutto estranei. In noi è forte la condanna dell’abuso voyeuristico che ha abitato la scena pubblica negli ultimi anni, consapevoli come siamo che in uno Stato di diritto l’indistinzione tra diritto e giudizio morale rappresenti un vulnus irreparabile e lo scivolamento verso una visione integralista dell’ordinamento, estranea alla visione democratica e laica che ispira la nostra Costituzione […]

NICOLA MOLTENI (Lega Nord). Signor Presidente, il gruppo della Lega Nord voterà contro questa ennesima pregiudiziale di costituzionalità, così come abbiamo votato contro quando il provvedimento venne in discussione alla Camera, circa due anni e mezzo fa, e come la Lega votò contro anche, esattamente un anno fa, al Senato. Riteniamo questa pregiudiziale di costituzionalità priva di quegli elementi giuridici e di quegli elementi costituzionali, ma riteniamo che essa rappresenti l’ennesimo tentativo per poter rinviare sine die un dibattito su un tema pendente in questo Parlamento ormai da anni. É un tema che oramai è diventato necessario, probabilmente non prioritario visti i problemi che oggi il nostro Paese deve affrontare, ma sicuramente necessario […] Per la Lega le intercettazioni telefoniche rappresentano un mezzo di ricerca della prova imprescindibile, importante e fondamentale […] Vogliamo ricordare che le intercettazioni telefoniche dovrebbero rappresentare ed essere un mezzo eccezionale di individuazione della prova. Dovrebbero rappresentare la extrema ratio, così come la Carta costituzionale ci insegna. Invece, oggi le intercettazioni telefoniche diventano un mezzo ordinario e di prassi […] Non è una legge bavaglio, non è una legge contro la libertà di stampa. È una legge equilibrata che restituisce e conferma la possibilità ai magistrati di fare investigazioni, ma al tempo stesso garantisce quel sacrosanto diritto alla riservatezza e alla privacy che ogni cittadino assolutamente ha.

FRANCESCO PAOLO SISTO (PdL). Signor Presidente, il gruppo PdL voterà, ovviamente, contro le questioni pregiudiziali presentate. Non posso non esordire con un plauso ai colleghi dell’Unione di Centro per il Terzo Polo… Le intercettazioni sono uno strumento di ricerca della prova invasivo perché violativo dell’articolo 15 della Costituzione. La deroga a questo principio deve essere fortemente motivata, deve riguardare indagini di matrice penale, e mai indagini esplorative, per ricercare le responsabilit […] Attenzione: nessun eccesso del mezzo rispetto ai fini. Qui mi riferisco alle spese enormi. Si pensi che il debito (!) dello Stato per le intercettazioni ad oggi ammonta ad un miliardo di euro, onorevoli colleghi. Un miliardo di euro per intercettazioni![…] Abbiamo assistito in questi giorni a quello che non esito a definire il paradosso del processo mediatico. Le intercettazioni, mezzo di ricerca della prova, servono per individuare le responsabilità penali nel processo penale. Vengono pubblicate quasi esclusivamente le intercettazioni irrilevanti per il processo penale e siamo giunti al paradosso che il processo penale è soltanto un pretesto per pubblicare le intercettazioni irrilevanti nel processo penale

Il processo penale è soltanto un pretesto per pubblicare le intercettazioni irrilevanti.

(FRANCESCO PAOLO SISTO, premio 2011 per la miglior fesseria detta in un’aula parlamentare. Complimenti).

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1 Luglio Contro il Bavaglio – la diretta streaming su Yes, political!

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Mentre oggi la Conferenza dei Capigruppo alla Camera ha deciso di discutere il provvedimento in aula già il prossimo 29 Luglio. Con il parere opposto delle opposizioni e dello stesso Presidente della Camera Fini, il quale ha apostrofato la deliberazione come “irragionevole”, “solo un puntiglio “. Va da Sè che i berluscones stanno cercando di forzare la mano ai finiani: vedremo se questi continueranno con una morbida opposizione interna oppure se decideranno finalmente di votare secondo ‘coscienza’.

Domani saranno numerose le manifestazioni di FNSI, Popolo Viola, Articolo 21, a cui partecipano anche IDV e PD: questo blog, che come gli altri rischia di ‘chiudere per rettifica’, si unisce alla protesta con una diretta streaming della manifestazione princiaple, quella di Piazza Navona, a Roma, a partire dalle ore 18. Unitevi alla protesta.

(stay tuned)

Intercettazioni, lo stupro del Senato

Tutto come previsto. Il Senato stuprato vota la fiducia sul ddl intercettazioni. Non sono serviti gli ostruzionismi delle opposizioni. Non è servito occupare l’aula da parte dei senatori dell’IDV. Lo scontro in aula è stato durissimo, a cominciare dalla disputa di ordine regolamentare fra il Presidente Schifani e la capogruppo PD Finocchiaro, la quale ha lamentato il mancato chiarimento del governo sulle modalità seguite per apporre la questione di fiducia che, secondo quanto dichiarato dal ministro per i rapporti con il parlamento, Elio Vito, era già stata disposta nello scorso Consiglio dei Ministri del 25 Maggio. La domanda legittima della Finocchiaro – ma su quale testo il CdM ha deliberato di chiedere la questione di fiducia, se il testo definitivo desume dal profluvio di emendamenti presentati fino a ieri? – è rimasta senza risposta. Il Presidente Schifani se ne è lavato le mani: “i procedimenti che riguardano l’apposizione della questione di fiducia da parte del Governo appartengono, come si dice in dottrina, agli interna corporis del Governo”. Chiusa la discussione. Poi il dibattito, in cui è spiccato il discorso durissimo della stessa Finocchiaro, la quale, annunciando l’uscita dall’aula dei senatori del PD, ha accusato la maggioranza di nascondersi al popolo per continuare a fare i propri affari. Un atto d’accusa pesantissimo.

Qui se ne pubblica il video integrale – che non avete visto da nessun’altra parte, men che meno al tg1;  invece, dell’occupazione dei banchi del governo da parte dei senatori IDV, è stata cancellata ogni traccia sul sito del Senato. Stamane il presidente Schifani ha posticipato la diretta televisiva dopo la espulsione dei senatori ribelli. Un anticipo di censura.

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Chi oggi vota la fiducia, vota la limitazione della libertà di informare e di essere informato, la limitazione dei mezzi a disposizione degli investigatori per accertare reati, per individuare i colpevoli, per punirli

Voi avete colto l’occasione, in un momento assai imbarazzante, diciamo così, per il Governo e per la maggioranza, di nascondere agli italiani i pubblici misfatti, l’esercizio deviato dei pubblici poteri, l’uso privato e la dissipazione delle pubbliche risorse. Voi volete nascondere, voi vi nascondete. Voi non volete controllo (ma questo lo sapevamo già): il popolo che citate così spesso lo volete cieco e sordo, manipolabile. Voi vi servite del popolo quando vi serve per celebrarvi, ma lo volete bue.

Punite anche gli editori, perché casomai il giornalista o il direttore del giornale largheggiasse nell’informazione pubblica – ohibò! – interviene l’editore del giornale e dice: ma che, mi volete far fallire? E di conseguenza, l’editore eserciterà fuori dal suo ruolo – pensate ad una società per azioni, un’impresa come un’altra, che sta a Shangai e che è l’editore di un giornale italiano – un compito di vigilanza, di repressione, di censura per evitare di correre il rischio delle salatissime multe.

La privacy che dite di tutelare è la vostra, è l’ombra nella quale volete continuare a fare i vostri affari. Chi si accontenta nella maggioranza, chi fa finta di non saperlo, oggi non può non saperlo. Io che tremo – non come voi, che l’adoperate in maniera sguaiata e volgare – quando pronuncio la parola libertà, non in nome mio ma in nome d’altri, vi dico che qui oggi il mio Gruppo, che mi ha dato mandato sulla base di un’assemblea che abbiamo celebrato, non parteciperà al voto di fiducia. (Applausi dal Gruppo PD). Non parteciperemo perché noi vogliamo che risulti con ogni evidenza e con il rispetto sacro che abbiamo di quest’Aula e della legge il fatto che da qui comincia il massacro della libertà. (Vivi, prolungati applausi dal Gruppo PD e dei senatori Li Gotti e Giai. Molti senatori del Gruppo PD si alzano in piedi. Commenti dal Gruppo PdL).

Intercettazioni, approvata la norma transitoria. Berlusconi vuole il voto di fiducia

Giornata caldissima sul piano della discussione del ddl Intercettazioni. Stamane in 2a Commissione permanente al Senato il relatore di maggioranza Centaro (PdL) ha annunciato la presentazione di nuovi emendamenti sul testo, domani in aula, anche in relazione all’ememendamento 1.707, il cosiddetto salva-preti (o salva-pedofili) che ha animato il web in quest’ultimo week-end. Emendamento che, per la cronaca, è stato oggi ufficialmente ritirato dal relatore, sebbene già in essere la decisione di accantonarlo presa unanimemente durante la precedente seduta del 1° Giugno. La decisione del ritiro da parte del relatore ha scatenato il putiferio in Commissione. tutto per ragioni regolamentari: protagonista il sen. Li Gotti dell’IDV, secondo il quale la procedura seguita per il ritiro viola l’art. 100 c. 11 del regolamento. Sulla stessa lunghezza d’onda il sen. Legnini (PD):

Il senatore LEGNINI (PD) considera inaccettabile l’interpretazione regolamentare seguita dal presidente Berselli. A suo parere  l’emendamento 1.707 non può essere ritirato dal relatore in Commissione, in quanto si tratta di un emendamento presentato in Assemblea (Legislatura 16º – 2ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 170 del 08/06/2010)

Il presidente della Commissione, Berselli, ha affermato che “la Commissione in questa sede possa unicamente pronunciarsi sugli emendamenti per i quali, ai sensi dell’articolo 100, comma 11, è stato disposto il rinvio in Commissione” (ibidem). Finocchiaro (PD) è della stessa lunghezza d’onda di Li Gotti e Legnini: l’emendamento del quale il relatore ha preannunciato il ritiro non appartiene alla piena cognizione della Commissione, essendo stato presentato in Assemblea e rinviato unicamente per un ulteriore approfondimento e dibattito in Commissione.
In conseguenza della decisione del presidente di acconsentire al ritiro dell’emendamento 1.707, l’opposizione insorge. Li Gotti afferma che l’interpretazione seguita dalla presidenza è uno schifo, si alza e se na va dall’aula. Lo seguono i colleghi del PD: anche essi abbandonano l’aula.
Risultato? La maggioranza approva compatta l’emendamento 1.710, ovvero la norma transitoria che estende la validità delle norme sulle intercettazioni anche ai procedimenti in corso.

Dopo che sono stati dichiarati preclusi tutti i subemendamenti presentati all’emendamento 1.707, sono dichiarati decaduti, per assenza dei proponenti, tutti i subemendamenti riferiti all’emendamento 1.710. La Commissione approva infine l’emendamento 1.710 ( Legislatura 16º – 2ª Commissione permanente cit.).

E l’Aula? La seduta pomeridiana di oggi è durata ben nove minuti, durante i quali la presidenza ha constatato la presentazione di nuovi emendamenti da parte del relatore, come annunciato in mattinata in Commissione, valutando l’inopportunità di proseguire la seduta. Così accoglie la richiesta avanzata dall’opposizione di prorogare il termine per la presentazione dei relativi subemendamenti, inizialmente fissato per le ore 18, fino alle ore 21 di oggi. Se ne riparla domani dalle ore 15.
Già a metà mattinata, sull’intera questione, era calata la scure delle dichiarazioni di Mr b, secondo il quale il testo non dovrà più subire modificazioni: “Il testo che arriva alla Camera non sarà modificato. E questa è una decisione vincolante per il Pdl […] il testo è stato modificato ma non va più cambiato […] i senatori lo parrovino senza ulteriori modificazioni” (Berlusconi blinda il testo e incassa il sì di Fini “Vincolante per il Pdl, no modifiche alla Camera” – Repubblica.it). Sembrerebbe, da quel che si legge sui giornali, che Berlusconi abbia incassato l’approvazione di Fini. Pare che in aula non ci sia spazio per ulteriori emendamenti. Restano inalterate le norme che inaspriscono le pene per gli editori, dopo una prima iniziale marcia indietro, e quelle che introducono il carcere per i giornalisti che pubblicano atti di un procedimento prima del compimento delle indagini preliminari, o coperti dal segreto, o destinati alla distruzione. Non tutti i finiani vedono di buon occhio il “bavaglio”. Non si parla nemmeno di rivedere le norme che riguardano i blogger in merito all’obbligo di rettifica e alle pene pecuniarie connesse in caso di inadempimento.
In serata la svolta, il governo intenderebbe porre la questione di fiducia. Berlusconi sarebbe arcistufo e vorrebbe tagliare la testa alle inutili – a suo parere – discussioni su un testo che è stato stravolto rispetto agli originali intendimenti del governo. Uno schiaffo alle opposizioni su un provvedimento che mantiene inalterato il suo impianto fortemente anti-liberale.

Domani Yes, political! seguirà la diretta dall’Aula del Senato. Dalle ore 15.

Violenza su minori, l’emendamento ombra nel ddl Intercettazioni

Qualcuno ha gridato anzitempo allo scandalo: ecco l’emendamento salva preti. D’altronde siamo legittimati a pensare al ddl intercettazioni come ad un gran contenitore della spazzatura, di norme ad personam, salva cricca o salva 007, tanto più che viene immediato suggerire, qualora aveste qualche amico da difendere dai processi, di raccomandarsi a un senatore della maggioranza: l’indomani potreste avere un emendamento ad hoc.
Anche le ultime modifiche presentate dal governo in exstremis prima del dibattito in aula, norme innovative a tal punto da indurre il presidente del Senato Schifani a rinviare parzialmente il testo in Commissione Giustizia, contenevano la sorpresa: un emendamento ambiguo, volto ad aggiungere una breve frase all’art. 609-quater (Atti sessuali con minorenne) del Codice Penale. Immediatamente si è messo in moto il tam-tam della Rete: l’emendamento salva-pedofili è stato presentato dalla maggioranza in gran segreto su pressione della Sacra Romana Chiesa. L’occhio del malizioso vede il complotto. Ma non è così. Pur nella cornice torbida di interessi personali che si celano dietro il famigerato ddl Alfano, l’emendamento risponde a una mera questione tecnica. E’ di fatto un copia-incolla. Lo spiega direttamente il relatore di maggioranza Centaro (PdL):

Il relatore CENTARO (PdL) ricorda che l’emendamento è stato presentato sostanzialmente per ragioni di armonia del sistema: infatti, come è noto, l’articolo 380 del codice di procedura penale non prevede il reato di atti sessuali con minorenni, di cui all’articolo 609-quater, fra quelli per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza, mentre lo prevede per la violenza sessuale, di cui all’articolo 609-bis, escludendo però la predetta obbligatorietà per i casi di minore gravità: era quindi logico che, una volta inserito il reato di cui al 609-quater fra quelli per i quali è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza, che venisse prevista un’analoga causa di esclusione (Legislatura 16º – 2ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 169 del 01/06/2010).

L’intento del legislatore, un po’ goffo a onor del vero, era quello di estendere l’obbligatorietà dell’arresto in flagranza anche per i reati di violenza sessuale su minori e nel far ciò ha replicato, lettera per lettera, quanto contenuto nell’art. 609-bis del Codice Penale. Non è mai stato introdotto alcun termine di “Violenza sessuale di lieve entità” nei confronti di minori. Esso è già contenuto nella nostra giurisprudenza sia all’art. 609-bis che all’art. 609-quater del Codice Penale (Dei delitti contro la persona). Nulla di nuovo. L’ambiguità della formula – ma può mai esistere una violenza sessuale di minore entità? – era già presente e il legislatore non si è affaticato di certo nel risolverla ora. Tanto più che questa distinzione è figlia di una vecchia distinzione fra reato sessuale ‘compiuto’ o soltanto tentato o minacciato:

la senatrice FINOCCHIARO (PD) osserva come, per quanto riguarda l’articolo 609-bis, la questione della minore gravità si riferisce essenzialmente alla condotta del reato, e di fatto si ricollega alla caduta della distinzione fra due diversi tipi di reato a seconda che si fosse consumata o meno la congiunzione carnale, distinzione che ricorreva prima della riforma del 1996, con i reati rispettivamente puniti dagli abrogati articoli 519 e 521 del codice penale (Legislatura 16º – 2ª Commissione permanente cit.).

Pertanto, appurato ciò, in seguito all’invito del presidente della 2a Commissione Berselli (PdL) di riconsiderare la norma in quanto essa si trova “di fronte al problema di un grave travisamento da parte dell’opinione pubblica e degli organi di informazione circa gli scopi di questo emendamento, che è stato da più parti presentato come una sorta di disposizione favorevole ai pedofili, proposta sulla base di fantomatiche pressioni da parte di ambienti vaticani” (ibidem), la norma è stata accantonata nella medesima seduta del 01 giugno:

Il presidente BERSELLI propone di accantonare l’emendamento 1.707 e i subemendamenti ad esso collegati in modo da consentire al relatore ed al Governo di valutare, entro martedì prossimo, la possibilità di proporre una formulazione più soddisfacente. Dopo un breve dibattito la Commissione conviene (ibidem).

La reazione della Rete a questo emendamento mostra chiaramente il grado di attenzione raggiunto dai netizen su questo provvedimento. Sapendo di aver gli occhi puntati addosso, tanti occhi, i senatori non possono permettersi grossi passi falsi: è in questo senso che è da intendersi il parziale ravvedimento degli ultimi giorni (oggi è decaduto il limite dei 75 giorni per le intercettazioni). Ma chi osserva è tenuto a consultare le fonti. Leggere i testi può essere una buona pratica per evitare di cadere in errori simili. Per poi potersi indignare per la giusta causa.

Marino a “Porta a Porta” difende il diritto alla rete. La risposta a Flores D’Arcais sulle liste.

  • Marino nella giungla di “Porta a Porta”, difende il diritto alla rete e contesta i DDL del governo fatti per imbavagliare internet e i blog:
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    Caro Paolo,

    ho letto con interesse ma un po’ di stupore la tua lettera pubblica sul sito di Micromega. Pensavo, nella mia mail, di averti spiegato, anche se in maniera sintetica, le motivazioni che mi hanno spinto a chiederti di unire le forze in campo in un’unica lista di sostegno alla mia candidatura.

    Ho apprezzato l’entusiasmo con il quale mi hai sostenuto in tutto il percorso della mia candidatura e l’idea di organizzare una lista dei “Girotondi per Marino” da presentare, insieme ad altre, alle primarie di ottobre. Ci ho pensato a lungo, e ne ho discusso con il mio staff e con la squadra che ho intorno al comitato, proprio con quello spirito di condivisione delle scelte che tu conosci e che caratterizza il mio metodo di lavoro.
    Abbiamo condiviso, all’interno della Mozione, la decisione di non presentare più liste alle primarie, ma piuttosto di includere nel percorso alcune delle persone del movimento dei girotondi a cui ci unisono evidenti affinità. Le considerazioni sono di ordine tecnico e, principalmente, di ordine politico. Le persone che incontro girando per l’Italia mi chiedono a gran voce chiarezza nelle idee e nei comportamenti. La speranza che è tornata a molti con la mia candidatura è quella di evitare i gruppi e le correnti. Nei miei discorsi ho sempre sostenuto di volere una sola corrente: quella dei circoli per questo non apparirebbe coerente accettare il moltiplicarsi di liste.
    Nel 2006, il candidato segretario era appoggiato da tre liste nazionali. Ma i risultati di quelle primarie erano già scritti e per questo vi era l’esigenza di dare visibilità a i diversi soggetti che, con posizioni differenti, appoggiavano il candidato.
    Oggi siamo di fronte a primarie il cui esito non è scontato. La mozione Marino vuole dimostrare di essere unita in uno stesso progetto. Tutte le sensibilità saranno incluse nelle liste che territorio per territorio saranno create, in un percorso unico e condiviso. Non vogliamo che un cittadino si trovi a dover scegliere se votare per la lista numero 1 o 2 o 3. Sarebbero comunque tutte a favore di si e no chiari: si alle energie rinnovabili e contro il nucleare, a favore dei circoli e contro le correnti, contro la presenza di condannati in Parlamento, a favore delle unioni civili, del testamento biologico, dell’adozione per un single e via di seguito.
    C’è anche un aspetto del regolamento che disincentiva la presentazione di più liste e l’aumento dei voti ottenuto grazie al coinvolgimento di nuove forze, rischierebbe poi di essere vanificato dalla dispersione dei resti. Secondo il regolamento i resti di diverse liste in appoggio ad un unico candidato non si sommano, ma si perdono.
    Sono convinto che la forza della mia candidatura stia in questo: nella trasparenza, nella chiarezza e nella coesione di un unico gruppo unito intorno allo stesso progetto. E il progetto è quello di arrivare, insieme, alla guida del PD per cambiare l’Italia.

    Con molta stima ed affetto sinceri,

    Ignazio Marino

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