Testamento biologico, la maggioranza si divide sul Ddl Calabrò.

L’emendamento del deputato radicale del PdL, benedetto Della Vedova, è in realtà il testo voluto da Fini. La famigerata soft-law che regola il “fine vita” in maniera a-dogmatica e non clerico-diretta. L’emendamento è chiaramente un tentativo di disinnescare il testo approvato al Senato, inviso tanto al Presidente della Camera quanto ai deputati radicali e laici del PD.
Di fatto si punta a riaffermare la centralità dell’individuo e della sua opinione in materia di trattamenti sanitari, se espressa, e quando non espressa, a lasciare l’iniziativa ai familiari e ai medici. Laddove il ddl Calabrò prevede “l’assoluto divieto di interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiale, e stabilisce che le cosiddette Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento) siano, per il medico, non vincolanti”, si introducono alcuni paletti fissi (niente eutanasia e niente accanimento) “che lasciano però spazio alle decisioni del paziente, dei familiari, dei medici” (fonte FfwebMagazine). Così si esprime nel testo il pensiero finiano-Della Vedova:

si riconosce «il valore assoluto e non disponibile del consenso o del dissenso alle cure espresso dai pazienti capaci, e demanda ogni scelta di cura per le persone che versano in uno stato di incapacità al rapporto fra i loro familiari, gli eventuali rappresentanti legali e i medici, tenendo conto delle volontà precedentemente espresse dagli interessati, nel rispetto dei principi del codice di deontologia medica, delle norme civili e penali e del dettato costituzionale».

Pur non privo di una certa vaghezza – non crea infatti nessun istituto giuridico atto a raccogliere la volontà del singolo – negli effetti, l’emendamento introduce senza eccesso di regolamentazione, una forma debole di testamento biologico, lasciando aperta la possibilità al singolo individuo di esprimersi, quando capace, sui trattamenti sanitari a cui intende non essere sottoposto, in modalità non definite che possono essere anche scritture private, però vincolanti per il medico.

Ci sarà battaglia in aula. Il Pd ha presentato un centinaio di emendamenti, i Radicali più di duemila. Ma la partita vera si gioca nella maggioranza. Qui i finiani si giocano molte delle loro chance di poter veramente contare nelle scelte del governo. Lo scontro, se ci sarà, sarà aperto e drammatico, poiché dal suo risultato si determineranno i nuovi rapporti di forza fra Berlusconi e Fini e sarà testata la tenuta della maggioranza sull’altro tema che scotta, la giustizia. E dal fallimento del testo governativo si potranno aprire risvolti finora insperati e inattesi: anche una crisi di governo, secondo alcuni. Il ddl Calabrò è uno dei tanti scogli che si sono frapposti fra Berlusconi e il proseguimento del suo governo. I vescovi, in caso di una mancata difesa del principio della insospendibilità dei trattamenti di idratazione, potrebbero voltare la faccia definitivamente a Mr b e appoggiare una convergenza al centro fra casiniani e rutelliani. E quindi ridisegnare nuovamente il quadro politico italiano.

    • Che la legge sul testamento biologico fosse destinata a far discutere lo sapevamo da tempo. Anche perché dallo scranno più alto di Montecitorio vi è chi l’ha caricata di fortissimi connotati ideologici
    • Il biotestamento rischia di diventare, così, non senza una sproporzione tra le differenti posizioni in campo, la cartina di tornasole della compattezza di maggioranza e opposizione
    • una quarantina di parlamentari del Pdl di fede finiana, ma non solo, hanno sottoscritto una proposta di Benedetto della Vedova, parlamentare radicale del Popolo delle libertà, che scompaginerebbe tutto l’impianto legislativo della famosa legge Calabrò licenziata dal Senato
    • La proposta, che sarebbe interamente sostitutiva di quella approvata da Palazzo Madama, rilancia l’ipotesi di soft law
    • “L’emendamento – dice della Vedova – riconosce il valore assoluto e non disponibile del consenso o del dissenso alle cure espresso dai pazienti capaci e demanda ogni scelta di cura per le persone che versano in uno stato di incapacità al rapporto tra i loro familiari, gli eventuali rappresentanti legali e i medici, tendendo conto delle volontà precedentemente espresse dagli interessati, nel rispetto dei principi del codice di deontologia medica, delle norme civili e penali e del dettato costituzionale”
    • Di fatto, l’emendamento della Vedova abolisce le Dat, le dichiarazioni anticipate di trattamento che dovrebbero contenere le volontà di un paziente per il suo fine vita, previste dalla legge del Senato, lasciando che a decidere della vita di chi si trova in condizione di incoscienza siano familiari e medici, secondo una logica del caso per caso
    • si potrebbe verificare né più e né meno di quanto è accaduto con Eluana Englaro, il caso in cui a decidere della volontà ex post di un paziente in stato vegetativo, qualora insorgessero controversie tra fiduciario e familiari, sarebbero i tribunali
    • un ibrido legislativo che – viene il sospetto – sia stato architettato solo per alzare la posta politica su questo tema, per creare all’interno della maggioranza i sempre più soliti distinguo
    • oltre 2600 gli emendamenti al testo sul biotestamento presentati in commissione Affari Sociali alla Camera: 2400 dei Radicali, 103 del Pd, 57 dell’Idv e cinque dell’Udc con Rocco Buttiglione come primo firmatario
    • ipotesi correttive arrivano anche dal Pdl: in particolare, cinque raccolgono ‘le proposte migliorative” del presidente dei deputati Fabrizio Cicchitto, del relatore Domenico Di Virgilio e del capogruppo in commissione Lucio Barani
    • Secondo il relatore di maggioranza, il testo del Senato è perfettibile. E per questo il numero di emendamenti all’esame della Commissione non potrà che migliorare l’impianto di fondo del ddl Calabrò
    • emendamenti “prevedono un ruolo dei familiari –afferma Di Virgilio – misure concrete di supporto ai pazienti in stato vegetativo e alle loro famiglie
    • la possibilità della sospensione di alimentazione e idratazione (che comunque non costituendo terapie non possono far parte della dichiarazione anticipata di trattamento)
    • Le proposte di Di Virgilio puntano anche a “estendere la normativa a tutti i casi in cui si riscontrino dal medico curante una incapacità di comprendere le informazioni e non solo nello stato vegetativo
    • Si sta per riapre alla Camera la “battaglia” sul testamento biologico e sul ddl Calabrò
    • Il termine per la presentazione degli emendamenti è scaduto alle 14 di oggi. Quelli elaborati e presentati dal Partito democratico sono più di cento
    • «Chiediamo alla maggioranza di cancellare lo scandalo dell’imposizione per legge dell’accanimento terapeutico» ha detto la capogruppo del Pd in commissione Affari sociali della Camera Livia Turco
    • Quello che però promette di scompaginare le pagine è l’emendamento, interamente sostitutivo del ddl Calabrò, presentato da Benedetto Della Vedova (Pdl).
    • Il testo prevede in sintesi un doppio «no», all’eutanasia e all’accanimento terapeutico, e stabilisce che in caso di contesa venga privilegiato il giudizio dei familiari d’accordo con il medico.
    • L’emendamento che ha Della Vedova come primo firmatario (un articolo unico di sette-otto commi) è stato sottoscritto da diversi parlamentari, molti dei quali vicini alle posizioni che su questo tema sono state espresse dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, che aveva chiesto una formulazione «meno dogmatica» di quella votata dal Senato
    • L’idea – spiega Della Vedova – è quella di una “soft law” che quindi dica no all’eutanasia, no all’accanimento terapeutico ma che lasci la definizione della materia caso per caso
    • Se si tratta di un paziente non cosciente, si lascia la decisione relativa ai trattamenti ai familiari e ai medici in base al codice di deontologia medica
    • non fare una legge che comporti uno scontro tra le posizioni autodeterministiche e non autodeterministiche

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Contro il DDL Calabrò, per il testamento biologico. Mina Welby, Anna Paola Concia, Ignazio Marino.

Mina Welby, a un dibattito – Alessandria, ieri.

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Dopo il discorso di Fini pronunciato a Gubbio, i sostenitori di una legge sul testamento biologico hanno una speranza in più di veder mutato il testo becero del DDL Calabrò, il disegno di legge approvato in Senato nei giorni di Eluana, il testo di matrice santa romana ecclesia dove si ingiunge all’individuo in fin di vita il trattamento sanitario obbligatorio.

Alla imminente ripresa dei lavori parlamentari, forse in Parlamento ci sarà occasione di veder comparire la cosidetta “fronda” finiana, l’opposizione interna al governo, e forse di rimettere al centro del dibattito del congresso PD la questione della bioetica, affrontata a viso aperto e con parole chiare solo dalla mozione terza, la mozione Marino, e che invece vede in agguato un pericoloso papocchio fra i teodem binettiani, i franceschiniani loro alleati, l’UDC prossima alleata, e il PDL governativo. L’approvazione del DDL Calabrò alla Camera nello stesso testo rischia di ridurre ulteriormente i gradi di democrazia di questo paese. Nonché di privare l’individuo del diritto fondamentale della libertà di cura.

di Anna Paola Concia – deputata PD.
Caro direttore, mi spaventa questo momento della nostra vita politica e, per tante ragioni, mi inquieta. Mi spaventa perché siamo in un momento di grande confusione, di guerre senza esclusioni di colpi tra potere politico e mondo dell’informazione (guerre con responsabilità diffuse).
In un momento in cui dopo tanto tempo sembra incrinarsi il rapporto tra l’attuale maggioranza e le gerarchie ecclesiastiche torna alla ribalta la legge sul testamento biologico che deve essere approvata in seconda lettura alla Camera. Arriva dal Senato un testo controverso, un testo che ha diviso il Paese, un testo liberticida e che va contro la Costituzione.
II testamento biologico affronta problemi che ci riguardano tutti, ma proprio tutti: la malattia, la libertà di cura, i limiti della scienza, i più elementari diritti individuali, il rapporto tra naturalità della morte e artificiosità della vita. Niente di più materiale insomma. Eppure, con la “sciatteria” che contraddistingue questo nostro disgraziato Paese, questo argomento così delicato viene trattato come merce di scambio ora dagli uni ora dagli altri, sbandierato come sigillo della fedeltà del Governo alle gerarchie ecclesiastiche e ovviamente di tutti quelli e quelle che dentro il Parlamento rispondono alle stesse. Merce di scambio tra un Governo e una Chiesa che vuole avere il potere di regolare le scelte private dei cittadini. Perché, ci ricorda Chiara Saraceno, mai come oggi è evidente quanto la Chiesa non sia interessata ai comportamenti privati dei politici (in linea di massima neanche noi) bensì alle loro azioni politiche nei settori che le stanno a cuore.
Eccolo il baratto più becero che ci apprestiamo a vedere sotto i nostri occhi tra governanti e Chiesa: e in questo baratto verrà fatta a pezzi la nostra libertà, le nostre scelte fondamentali che devono rimanere solo nostre, queste sì, private come quella di cura, di chi amare, se mettere al mondo un figlio. Ecco il pessimo clima in cui si inserisce la legge sul testamento biologico. Ecco la mia inquietudine: e sale quando leggo che la mia compagna di partito Paola Binetti addirittura afferma che al centro del congresso del Pd «deve esserci libertà di coscienza». Esagerata. Abbiamo scoperto che è davvero una donna di vedute larghe e secolarizzata sui comportamenti umani delle persone, basta che siano eterosessuali e che seppure omosessuali non pratichino. Qualche giorno fa. sempre su questo giornale, ci ha regalato perle di saggezza su Boffo. Alla domanda: «Può un omosessuale dirigere Avvenire?» ha risposto paragonandolo al cleptomane che non ruba. Non ce l’ha fatta stavolta a dire che siamo malati: forse Franceschini le ha sconsigliato di fare queste affermazioni. Anche lei è in pieno congresso come gli altri. Ma la sua natura è più forte di qualsiasi diktat congressuale e ieri si è spinta fino al punto di dire che Berlusconi sarebbe capace di fare cose buone se mandasse avanti il testo Calabro sul testamento biologico.
Berlusconi sarà felice che anche la Binetti gli possa perdonare le scappatelle in cambio di una legge ideologica che le permetterà di portare a termine le sue crociate!
Contro tutto questo mi batterò, invece, insieme a quell’altro cattolico che si chiama Ignazio Marino. Perché come ci dice Claudia Mancina nel suo ultimo libro “La laicità al tempo della bioetica”, chi fa leggi non può rendere conto in modo esclusivo alla sua coscienza: nella sua coscienza deve trovare posto anche la necessità di evitare di imporre la sua visione del mondo a concittadini che non la condividono. Lotterò con tutti quelli che interpretano il mandato parlamentare in questo modo, perché possiamo diventare la maggioranza che approvi una legge sul testamento biologico rispettosa della costituzione, della vita, della morte e della coscienza altrui.

  • La dichiarazione di Ignazio sul testamento biologico | Ignazio Marino

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    • Ignazio ha oggi detto, facendo seguito alle parole di Fini, di “sperare che le parole del Presidente della Camera facciano riflettere il Parlamento e in particolare il Popolo della Libertà”
    • “c’è bisogno di un dibattito approfondito, di ascoltare gli esperti della materia, i medici, le associazioni dei pazienti. E poi serve un confronto politico libero dai pregiudizi e dalle logiche di appartenenza ad un partito o a uno schieramento. La legge sul testamento biologico interessa ogni individuo e per questo il Parlamento deve tenere conto anche dell’orientamento generale della popolazione.
    • non si può ignorare quello che pensa la gente, altrimenti ci ritroveremo con una legge che non servirà a nessuno.
    • mi auguro davvero che alla Camera si riesca ad avviare un dibattito pacato e costruttivo, che si riprendano i principi generali contenuti nel mio disegno di legge e che si riesca a migliorare il pessimo testo di legge votato a Palazzo Madama