Cittadinanza, la Camera discute il DDL del Governo. Verso la “cittadinanza a ostacoli”.

Acquisizione Cittadinanza

La seduta odierna alla Camera ha visto la discussione dei DDL relativi alla modifica della legge 91/1992 che disciplina l’acquisizione della cittadinanza. In Commissione è stato approvato a maggioranza un testo unificato dei vari progetti presentati, che di fatto non piace né al PD, né ai finiani, fra i quali spicca il deputato Granata, autore insieme a Andrea Sarubbi del PD del testo della cosidertta “cittadinanza breve”, più volte teorizzata da Gianfranco Fini nei suoi interventi in pubblico e invece invisa alla Lega. Le modalità di acquisizione della cittadinanza dividono lo schieramento parlamentare: secondo la relatrice Isabella Bertolini (PdL), il testo elaborato in Commissione è un tentativo

“di adeguare le esigenze che sono emerse nel corso di questi anni, sulla base del principio che tra tutte le proposte di legge in esame, che sono ben quindici, è rilevabile che la cittadinanza non debba più essere un acquisto automatico a seguito della permanenza sul territorio italiano per un determinato numero di anni, ma debba costituire il riconoscimento di un’effettiva integrazione, una cittadinanza quindi basata non su un fatto quantitativo, bensì su un fatto qualitativo (fonte: stenografico assemblea Camera);

di fatto però chi ha elaborato il DDL della maggioranza intende il percorso di integrazione come qualcosa che precede l’acquisizione della cittadinanza e non si capisce come possa una persona integrarsi sul territorio italiano rimanendo per anni “straniero” pur avendo lavoro, famiglia, casa, pur conoscendo la lingua e la cultura. Viceversa, l’approccio del testo Sarubbi-Granata è diametralmente opposto e prefigura l’acquisizione della cittadinanza come propedeutica all’integrazione.
Di fatto, in mancanza di politiche concrete volte a favorire l’integrazione, l’acquisto della cittadinanza si trasforma in un percorso a ostacoli in cui nemmeno più vi è la garanzia della scadenza temporale: infatti, passati i dieci anni di residenza continuativa in Italia, non vi sarà alcun meccanismo automatico di conferimento della cittadinanza, ma ciò sarà dipendente dallo svolgimento di un “percorso di cittadinanza”. Lo straniero dovrà addirittura frequentare un corso della durata di un anno, al termine del quale otterrà la patente di “italiano”, per così dire. Addirittura, gli verrà chiesto di giurare sulla Costituzione, come fanno i ministri quando entrano in carica, e in conseguenza di questo riceveranno in omaggio la Costituzione.
Per Italo Bocchino (PdL), il testo della relatrice Bertolini è “un ottimo testo di partenza” ma naturalmente “bisogna essere pronti al dialogo e alla discussione […] dobbiamo essere attenti attenti a non politicizzare questa riforma, altrimenti non la facciamo […] siamo convinti di trovare una convergenza con gli altri gruppi parlamentari” (fonte: stenografico assemblea Camera). Casini (UDC) invece sembra aver aperto spiragli per il testo Sarubbi-Granata, ma continua a prefigurare l’acquiizione della cittadinanza come un aspetto terminale di un percorso integrativo:

è questo, dunque, il momento di andare oltre, potenziando il meccanismo dello ius soli che attribuisce la cittadinanza a colui che nasce nel territorio dello Stato indipendentemente da quella dei genitori. Oltre a ciò, è l’intero orizzonte politico e culturale a suggerire una radicale capacità di adeguamento degli istituti, anche giuridici, della vecchia statualità nazionale, alle nuove sollecitazioni dell’epoca attuale. Occorre, inoltre, partire dal concetto che la cittadinanza non è di per sé un fattore di integrazione, bensì l’arrivo di un percorso di integrazione culturale. Essa, infatti, non costituisce soltanto un riconoscimento di una lista di diritti, ma rappresenta qualcosa di più strettamente connesso con i principi fondamentali e con i valori fondanti della nazione (fonte: stenografico assemblea Camera).

Invece Dario Franceschini è stato polemico con la proposta PdL di rimandare il tutto al dopo-elezioni regionali e dice con fermezza di cominciare da questa discussione a verificare “se c’è una corrispondenza tra le parole, anche importanti, pronunciate da molti esponenti e leader della destra di fare un passo avanti sul tema della cittadinanza”.

Trovo assolutamente sgradevole, sbagliata e da respingere l’affermazione – che prima correva nei corridoi, adesso è stata pronunciata in Assemblea – secondo la quale dovremmo rinviare l’approvazione della legge sulla cittadinanza a dopo le elezioni regionali. Io debbo chiedere: che cosa c’entrano le elezioni regionali (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)? Se una norma è giusta e va incontro ad un principio costituzionale, si può pensare di approvarla o meno prima o dopo le elezioni regionali perché questo potrebbe spostare in termini di consenso e di voto? Ma chiedo, che rispetto è degli elettori questo: «La facciamo dopo perché così avete già votato!» (fonte: stenografico assemblea Camera).

Già E’ forse ora che la fronda dei finiani si faccia finalmente vedere in Parlamento e voti secondo quello che va affermando.

  • Testo unificato della Commissione
    • Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza.
    • Art. 1. – (Condizioni per l’acquisto della cittadinanza).
    • 1. Il comma 2 dell’articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, è sostituito dal seguente:«2. Lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni sino al raggiungimento della maggiore età e che abbia frequentato con profitto scuole riconosciute dallo Stato italiano almeno sino all’assolvimento del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione diviene cittadino se dichiara, entro un anno dal raggiungimento della maggiore età, di voler acquisire la cittadinanza italiana».

    • Art. 2.  – (Condizioni per la concessione della cittadinanza).

    • 1. La lettera f) del comma 1 dell’articolo 9 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, è sostituita dalla seguente:

      «f) allo straniero che risiede legalmente e stabilmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica, previo svolgimento del percorso di cittadinanza di cui all’articolo 9-ter».

    • Art. 3. –  (Percorso di cittadinanza).

    • 1. Dopo l’articolo 9-bis della legge 5 febbraio 1992, n. 91, è inserito il seguente:

      «Art. 9-ter. – 1. L’acquisizione della cittadinanza italiana nell’ipotesi di cui all’articolo 9, comma 1, lettera f), è subordinata:

    • al possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo
    • alla frequenza di un corso, della durata di un anno, finalizzato all’approfondimento della conoscenza della storia e della cultura italiana ed europea, dell’educazione civica e dei princìpi della Costituzione italiana, propedeutico alla verifica del percorso di cittadinanza;
    • ad un effettivo grado di integrazione sociale e al rispetto, anche in ambito familiare, delle leggi dello Stato e dei princìpi fondamentali della Costituzione;
    • al rispetto degli obblighi fiscali;
    • al mantenimento dei requisiti di reddito, alloggio e assenza di carichi pendenti necessari per ottenere il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, di cui all’articolo 9 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.
    • L’accesso al corso di cui al comma 1, lettera b), è consentito allo straniero che risiede nel territorio della Repubblica da almeno otto anni, su sua richiesta.
    • Il procedimento amministrativo relativo al percorso di cittadinanza deve concludersi entro e non oltre due anni dalla data di presentazione della richiesta di iscrizione al corso e comunque non prima del compimento del decimo anno di residenza legale nel territorio della Repubblica
    • Il decreto di acquisizione o di concessione della cittadinanza acquista efficacia con la prestazione del giuramento, che avviene nella sede della prefettura-ufficio territoriale del Governo competente per territorio in base alla residenza
    • L’interessato presta giuramento pronunciando la seguente formula: «Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi, riconoscendo la pari dignità sociale di tutte le persone»

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Immigrazione, il cambio di paradigma. Peones eretici e ius solis

La proposta di legge di riforma del diritto di cittadinanza presentata dal duo Sarubbi-Granata, peones (pedoni) pigia tasti secondo La Russa, e invece due coraggiosi che superano le barriere divisorie fra opposizione e maggioranza per un testo che modifica la legge sulla cittadinanza, quella italiana così restrittiva e escludente da rappresentare in Europa un unicum in senso negativo, ha fatto il botto.
Il loro intervento in un ambito che ha molti punti di tangenza con un altro di esclusiva pertinenza della Lega, la regolazione dei flussi migratori, ha avuto l’effetto immediato di creare grandi tensioni, nell’uno e nell’altro schieramento. Nel PD non c’è stata quella levata di scudi in difesa dell’opera di Sarubbi che ci si sarebbe, almeno in minima misura, aspettati: questo perché l’immigrazione è un altro terreno di divisione interna per il quale si forniscono risposte ambigue e vagamente simili nei toni a quelli usati dalla Lega (a proposoto, perché mai andare alla sorgente del Po? che diamine serve piantare una bandierina in mezzo alle rocce? la bandiera, il PD, dovrebbe innanzitutto piantarla in se stesso – ma questa è un’altra storia), per non scontentare quell’ipotetico elettorato del Nord, poco incline a politiche sinistrorse di acquiescenza verso i clandestini.
Anche Ignazio Marino oggi si è espresso in favore dello ius solis, il criterio di attribuzione della cittadinanza sulla base dell’essere nati su territorio italiano. Secondo Marino, ciò dovrà avvenire nel contempo alla estensione della sfera dei diritti sociali, che contemplano l’accesso alle cure mediche, almeno nel loro corpus esenziale, le quali non possono essere negate nemmeno ai clandestini, poiché essi in quanto uomini sono titolari del diritto inalienabile della dignità della persona.
In questo contesto, le posizioni di Fini appaiono come una sponda essenziale e insperata: il Presidente della Camera sostiene una linea politica che nel PDL è eretica e destabilizzante. In questo senso, il suo processo di avvicinamento verso posizioni liberali e democratiche si rafforza e consolida. Ma nel contempo si avvicina il momento della scissione e della crisi di governo.

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    • Qualità e innalzamento dei servizi, regole e solidarietà: questo sono le vere risorse per fronteggiare, con sicurezza e serenità, i grandi flussi migratori. Serve una massima durezza contro illegalità e crimine e al tempo stesso occorre facilitare il processo per regolarizzare le tante migliaia di brave persone che sono indispensabili all’Italia e che cercano lavoro e futuro.
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    • una mia proposta di legge, infatti, sta spaccando come un cocomero i miei avversari politici
    • ho scelto di fare politica per motivi più nobili, preferirei di gran lunga che il Pdl fosse compatto e che la mia legge sulla cittadinanza passasse all’unanimità
    • Invece no, sarà durissima, e ieri – quando Fini ha ribadito di non accettare scomuniche preventive, chiedendo che si aprisse un dibattito reale – ho avuto un assaggio di quello che sarà: i contenuti della legge stanno già passando in secondo piano, a partire dalle cronache di molti giornali, di fronte alla manovra politica
    • siccome è questa a spaventare il Pdl, le reazioni non sono quasi mai ragionate, ma spesso scomposte, se non addirittura violente: come quella di Ignazio La Russa, che ha tentato di liquidare il tutto come “un’iniziativa di peones“, letteralmente “pedoni degli scacchi”, in gergo politico ”parlamentari di seconda o terza fila, magari nuovi o poco conosciuti, eletti per schiacciare i bottoni in Aula e stare zitti”
    • dal ministro della Difesa non mi aspettavo un nonnismo da caserma, ed ho chiesto a La Russa se siano da considerarsi peones pure Fini e Franceschini (ma avrei potuto aggiungere Casini e Di Pietro, e mi dispiace non averlo fatto), visto che sulla proposta di legge sono d’accordo anche loro
    • pure Alessandra Mussolini, anche lei tra i firmatari
    • Fabio Granata (letteralmente massacrato dal fuoco amico, per aver osato promuovere una proposta di legge con un deputato dell’opposizione) c’è andato giù pesante, rispondendo che – in quanto peón vicepresidente della Commissione antimafia – avrebbe dovuto essere almeno consultato sul capitolo dello scudo fiscale relativo al riciclaggio di denaro, che lo preoccupa molto
    • Volano stracci, insomma
    • il duo Gasparri-Quagliarello, infatti, mescola l’astio verso Fini con la paura di far arrabbiare la Lega
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    • Lo scorso 23 settembre è stata presentata una proposta di legge bipartisan che mira a riformare la legge sulla cittadinanza attualmente in vigore in Italia (legge n.91 del 1992). I primi firmatari sono l’On. Granata (Pdl) e l’On. Sarubbi (Pd
    • i sottoscrittori della proposta sono 50 deputati, dieci dei quali appartenenti anche all’Udc e all’Idv.
    • si tratta di una proposta di legge “quadripartisan”
    • Questa è la quarta legislatura consecutiva che prova a modificare la normativa sulla cittadinanza
    • se letta in prospettiva comparata, la legge n. 91/92 costituisce un unicum nel panorama internazionale, che ad avviso di molti non brilla proprio per essere up to date
    • in un momento storico in cui i criteri “etnici” sembrano ormai seppelliti da quelli “culturali”, la nostra legge sulla cittadinanza si presenta totalmente sbilanciata sulla trasmissione “per sangue” (ius sanguinis) e “per matrimonio” (ius connubii)
    • le altre due modalità classiche – e non collegate a “sangue” e “famiglia” – per acquisire la cittadinanza, ossia lo ius soli (mediante nascita sul territorio di un paese) e lo ius domicili (mediante lunga residenza sul territorio di un paese) risultano fortemente limitate dalla legge n. 91, al punto da poterla considerare su questi fronti la normativa più restrittiva se confrontata con gli altri stati membri dell’Ue a 15 (ma forse anche a 27)
    • La proposta di legge Granata-Sarubbi apporterebbe diversi miglioramenti alla normativa in vigore. Prima di tutto, ridurrebbe i termini per l’acquisizione della cittadinanza mediante ius soli, prevedendo che «il minore nato in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno legalmente soggiornante da almeno 5 anni e attualmente residente, possa diventare cittadino italiano, previa dichiarazione di un genitore da inserire obbligatoriamente nell’atto di nascita»
    • A oggi, chi nasce in Italia da genitori stranieri deve aspettare il compimento del 18esimo anno di età per poter richiedere la cittadinanza italiana differita, mediante dichiarazione esplicita. E quei 18 anni devono essere continuativi e sempre in condizioni di regolarità. Nessuno tra i paesi con i quali siamo soliti confrontarci pone altrettante restrizioni alla cittadinanza via ius soli.
    • diminuzione da 10 a 5 degli anni di residenza regolare previsti per chiedere la cittadinanza con il criterio dello ius domicili.
    • la proposta di legge introduce dei criteri qualitativi per valutare la reale integrazione e la reale volontà dello straniero di diventare cittadino italiano. «Sono previste, pertanto, la verifica della residenza attuale e della reale integrazione linguistica e sociale dello straniero. Infine, è previsto un giuramento di osservanza della Costituzione e di rispetto dei suoi valori fondamentali
    • la logica di fondo che guida questa proposta e che ci pare assolutamente condivisibile. Si tratta di quella che la relazione introduttiva della proposta definisce «una svolta paradigmatica nella concezione del meccanismo di attribuzione della cittadinanza in Italia, passando da un’ottica “concessoria e quantitativa” a un’ottica “attiva e qualitativa”.
    • La cittadinanza deve diventare per lo straniero adulto un processo certo, ricercato e formativo; il punto di arrivo di un percorso di integrazione sociale, civile e culturale e il punto di partenza per il suo continuo approfondimento
    • la normativa attualmente in vigore condiziona l’attribuzione o meno della cittadinanza mediante ius soli, ius domicili e ius connubii a meri indicatori quantitativi, per l’esattezza mere indicazioni temporali. E non prevede alcuna eccezione ai termini previsti per casi in cui sia dimostrabile un’effettiva integrazione o un’effettiva volontà di aderire alla comunità nazionale italiana
    • mi pare quantomeno discutibile che le parti più “identitarie” della nostra classe politica preferiscano attribuire la cittadinanza dopo 10 anni a chi non dimostra neanche di conoscere l’italiano, piuttosto che attribuirla a coloro che dimostrano con indicatori qualitativi la loro volontà – esplicita e confermata dai fatti – di diventare cittadini del nostro paese
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    • Legge sulla cittadinanza. Proviamo a seguire, per un attimo solo, i parametri che tanto piacciono a qualche nostalgico di professione.
    • Proviamo allora a ragionare seguendo categorie come destra e sinistra
    • è più di destra concedere la cittadinanza a tutti indistintamente dopo dieci anni, oppure se sia più di destra concederla a chi la desidera dopo cinque anni.
    • Se sia più di destra l’egualitarismo del “tutti italiani” o se lo sia di più considerare italiano solo chi lo vuole essere, solo chi dimostra di parlare la lingua, di conoscere la storia, di rispettare i valori.
    • se sia più di destra la burocrazia temporale (quella che abbiamo oggi) oppure il discernimento valoriale, previsto dalla proposta di cui si sta discutendo in questi giorni
    • “la normativa attualmente in vigore condiziona l’attribuzione o meno della cittadinanza mediante meri indicatori quantitativi, per l’esattezza mere indicazioni temporali. E non prevede alcuna eccezione ai termini previsti per casi in cui sia dimostrabile un’effettiva integrazione o un’effettiva volontà di aderire alla comunità nazionale italiana
    • E’ di destra una legge siffatta? Non sembra proprio. Anzi, sembra tutt’altro, perché non dà nessun significato alla cultura, alla storia di un popolo
    • Sono quesiti che, diciamolo per correttezza, consideriamo alquanto inutili, quasi ridicoli.
    • Ma sono al tempo stesso nodi da sciogliere
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    • ONU, MIGRANTI TRATTATI COME RIFIUTI PERICOLOSI – L’Alto commissario cita il caso del gommone di eritrei rimasto senza soccorsi tra la Libia, Malta e Italia, ad agosto. E spiega che “in molti casi, le autorità respingono questi migranti e li lasciano affrontare stenti e pericoli, se non la morte, come se stessero respingendo barche cariche di rifiuti pericolosi”. Oggi, aggiunge, “partendo dal presupposto che le imbarcazioni in difficoltà trasportano migranti, le navi le oltrepassano ignorando le suppliche d’aiuto, in violazione del diritto internazionale”.

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