La stampa estera sul ‘bavaglio’ di Berlusconi

The Economist: Private lives… vite private: secondo The Economist, “alcune restrizioni proposte dal disegno di legge sono considerate normali in altri paesi. Esso vieta la pubblicazione dei dati di un’inchiesta solo dopo la formulazione dell’atto di accusa, allor quando i giornalisti saranno in grado di riferire l’essenziale (ma non il testo completo) di conversazioni registrate, bvieta i commenti dei pubblici ministeri sulle indagini che stanno conducendo, e limita le riprese nelle aule dei tribunali.

Ma l’Italia non è come gli altri paesi. E ‘notoriamente corrotta, così politica e giustizia si sovrappongono. E il suo lento procedimento legale può richiedere anni per raggiungere l’atto di accusa. […] Complessivamente meno discutibili sono i limiti che il disegno di legge cerca di imporre sulle indagini in un paese dove la criminalità organizzata è diffusa. Le intercettazioni richiederanno l’autorizzazione di un collegio di tre giudici e diventano illegali dopo 75 giorni[…] come giudici, procuratori e perfino i sindacati di polizia conservatori hanno sottolineato, i grandi successi contro la criminalità organizzata nascono da lunghe inchieste accurate in attività più banali come il riciclaggio di denaro e prestito-usura che non sono esentati dalle restrizioni.

El Mundo: la ley mordaza de Berlusconi, la legge museruola di Berlusconi

El Pais: la legge museruola, la morte della libertà

Le Monde: una legge controversa

Intercettazioni, lo stupro del Senato

Tutto come previsto. Il Senato stuprato vota la fiducia sul ddl intercettazioni. Non sono serviti gli ostruzionismi delle opposizioni. Non è servito occupare l’aula da parte dei senatori dell’IDV. Lo scontro in aula è stato durissimo, a cominciare dalla disputa di ordine regolamentare fra il Presidente Schifani e la capogruppo PD Finocchiaro, la quale ha lamentato il mancato chiarimento del governo sulle modalità seguite per apporre la questione di fiducia che, secondo quanto dichiarato dal ministro per i rapporti con il parlamento, Elio Vito, era già stata disposta nello scorso Consiglio dei Ministri del 25 Maggio. La domanda legittima della Finocchiaro – ma su quale testo il CdM ha deliberato di chiedere la questione di fiducia, se il testo definitivo desume dal profluvio di emendamenti presentati fino a ieri? – è rimasta senza risposta. Il Presidente Schifani se ne è lavato le mani: “i procedimenti che riguardano l’apposizione della questione di fiducia da parte del Governo appartengono, come si dice in dottrina, agli interna corporis del Governo”. Chiusa la discussione. Poi il dibattito, in cui è spiccato il discorso durissimo della stessa Finocchiaro, la quale, annunciando l’uscita dall’aula dei senatori del PD, ha accusato la maggioranza di nascondersi al popolo per continuare a fare i propri affari. Un atto d’accusa pesantissimo.

Qui se ne pubblica il video integrale – che non avete visto da nessun’altra parte, men che meno al tg1;  invece, dell’occupazione dei banchi del governo da parte dei senatori IDV, è stata cancellata ogni traccia sul sito del Senato. Stamane il presidente Schifani ha posticipato la diretta televisiva dopo la espulsione dei senatori ribelli. Un anticipo di censura.

Vodpod videos no longer available.

Chi oggi vota la fiducia, vota la limitazione della libertà di informare e di essere informato, la limitazione dei mezzi a disposizione degli investigatori per accertare reati, per individuare i colpevoli, per punirli

Voi avete colto l’occasione, in un momento assai imbarazzante, diciamo così, per il Governo e per la maggioranza, di nascondere agli italiani i pubblici misfatti, l’esercizio deviato dei pubblici poteri, l’uso privato e la dissipazione delle pubbliche risorse. Voi volete nascondere, voi vi nascondete. Voi non volete controllo (ma questo lo sapevamo già): il popolo che citate così spesso lo volete cieco e sordo, manipolabile. Voi vi servite del popolo quando vi serve per celebrarvi, ma lo volete bue.

Punite anche gli editori, perché casomai il giornalista o il direttore del giornale largheggiasse nell’informazione pubblica – ohibò! – interviene l’editore del giornale e dice: ma che, mi volete far fallire? E di conseguenza, l’editore eserciterà fuori dal suo ruolo – pensate ad una società per azioni, un’impresa come un’altra, che sta a Shangai e che è l’editore di un giornale italiano – un compito di vigilanza, di repressione, di censura per evitare di correre il rischio delle salatissime multe.

La privacy che dite di tutelare è la vostra, è l’ombra nella quale volete continuare a fare i vostri affari. Chi si accontenta nella maggioranza, chi fa finta di non saperlo, oggi non può non saperlo. Io che tremo – non come voi, che l’adoperate in maniera sguaiata e volgare – quando pronuncio la parola libertà, non in nome mio ma in nome d’altri, vi dico che qui oggi il mio Gruppo, che mi ha dato mandato sulla base di un’assemblea che abbiamo celebrato, non parteciperà al voto di fiducia. (Applausi dal Gruppo PD). Non parteciperemo perché noi vogliamo che risulti con ogni evidenza e con il rispetto sacro che abbiamo di quest’Aula e della legge il fatto che da qui comincia il massacro della libertà. (Vivi, prolungati applausi dal Gruppo PD e dei senatori Li Gotti e Giai. Molti senatori del Gruppo PD si alzano in piedi. Commenti dal Gruppo PdL).

Intercettazioni, approvata la norma transitoria. Berlusconi vuole il voto di fiducia

Giornata caldissima sul piano della discussione del ddl Intercettazioni. Stamane in 2a Commissione permanente al Senato il relatore di maggioranza Centaro (PdL) ha annunciato la presentazione di nuovi emendamenti sul testo, domani in aula, anche in relazione all’ememendamento 1.707, il cosiddetto salva-preti (o salva-pedofili) che ha animato il web in quest’ultimo week-end. Emendamento che, per la cronaca, è stato oggi ufficialmente ritirato dal relatore, sebbene già in essere la decisione di accantonarlo presa unanimemente durante la precedente seduta del 1° Giugno. La decisione del ritiro da parte del relatore ha scatenato il putiferio in Commissione. tutto per ragioni regolamentari: protagonista il sen. Li Gotti dell’IDV, secondo il quale la procedura seguita per il ritiro viola l’art. 100 c. 11 del regolamento. Sulla stessa lunghezza d’onda il sen. Legnini (PD):

Il senatore LEGNINI (PD) considera inaccettabile l’interpretazione regolamentare seguita dal presidente Berselli. A suo parere  l’emendamento 1.707 non può essere ritirato dal relatore in Commissione, in quanto si tratta di un emendamento presentato in Assemblea (Legislatura 16º – 2ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 170 del 08/06/2010)

Il presidente della Commissione, Berselli, ha affermato che “la Commissione in questa sede possa unicamente pronunciarsi sugli emendamenti per i quali, ai sensi dell’articolo 100, comma 11, è stato disposto il rinvio in Commissione” (ibidem). Finocchiaro (PD) è della stessa lunghezza d’onda di Li Gotti e Legnini: l’emendamento del quale il relatore ha preannunciato il ritiro non appartiene alla piena cognizione della Commissione, essendo stato presentato in Assemblea e rinviato unicamente per un ulteriore approfondimento e dibattito in Commissione.
In conseguenza della decisione del presidente di acconsentire al ritiro dell’emendamento 1.707, l’opposizione insorge. Li Gotti afferma che l’interpretazione seguita dalla presidenza è uno schifo, si alza e se na va dall’aula. Lo seguono i colleghi del PD: anche essi abbandonano l’aula.
Risultato? La maggioranza approva compatta l’emendamento 1.710, ovvero la norma transitoria che estende la validità delle norme sulle intercettazioni anche ai procedimenti in corso.

Dopo che sono stati dichiarati preclusi tutti i subemendamenti presentati all’emendamento 1.707, sono dichiarati decaduti, per assenza dei proponenti, tutti i subemendamenti riferiti all’emendamento 1.710. La Commissione approva infine l’emendamento 1.710 ( Legislatura 16º – 2ª Commissione permanente cit.).

E l’Aula? La seduta pomeridiana di oggi è durata ben nove minuti, durante i quali la presidenza ha constatato la presentazione di nuovi emendamenti da parte del relatore, come annunciato in mattinata in Commissione, valutando l’inopportunità di proseguire la seduta. Così accoglie la richiesta avanzata dall’opposizione di prorogare il termine per la presentazione dei relativi subemendamenti, inizialmente fissato per le ore 18, fino alle ore 21 di oggi. Se ne riparla domani dalle ore 15.
Già a metà mattinata, sull’intera questione, era calata la scure delle dichiarazioni di Mr b, secondo il quale il testo non dovrà più subire modificazioni: “Il testo che arriva alla Camera non sarà modificato. E questa è una decisione vincolante per il Pdl […] il testo è stato modificato ma non va più cambiato […] i senatori lo parrovino senza ulteriori modificazioni” (Berlusconi blinda il testo e incassa il sì di Fini “Vincolante per il Pdl, no modifiche alla Camera” – Repubblica.it). Sembrerebbe, da quel che si legge sui giornali, che Berlusconi abbia incassato l’approvazione di Fini. Pare che in aula non ci sia spazio per ulteriori emendamenti. Restano inalterate le norme che inaspriscono le pene per gli editori, dopo una prima iniziale marcia indietro, e quelle che introducono il carcere per i giornalisti che pubblicano atti di un procedimento prima del compimento delle indagini preliminari, o coperti dal segreto, o destinati alla distruzione. Non tutti i finiani vedono di buon occhio il “bavaglio”. Non si parla nemmeno di rivedere le norme che riguardano i blogger in merito all’obbligo di rettifica e alle pene pecuniarie connesse in caso di inadempimento.
In serata la svolta, il governo intenderebbe porre la questione di fiducia. Berlusconi sarebbe arcistufo e vorrebbe tagliare la testa alle inutili – a suo parere – discussioni su un testo che è stato stravolto rispetto agli originali intendimenti del governo. Uno schiaffo alle opposizioni su un provvedimento che mantiene inalterato il suo impianto fortemente anti-liberale.

Domani Yes, political! seguirà la diretta dall’Aula del Senato. Dalle ore 15.

Violenza su minori, l’emendamento ombra nel ddl Intercettazioni

Qualcuno ha gridato anzitempo allo scandalo: ecco l’emendamento salva preti. D’altronde siamo legittimati a pensare al ddl intercettazioni come ad un gran contenitore della spazzatura, di norme ad personam, salva cricca o salva 007, tanto più che viene immediato suggerire, qualora aveste qualche amico da difendere dai processi, di raccomandarsi a un senatore della maggioranza: l’indomani potreste avere un emendamento ad hoc.
Anche le ultime modifiche presentate dal governo in exstremis prima del dibattito in aula, norme innovative a tal punto da indurre il presidente del Senato Schifani a rinviare parzialmente il testo in Commissione Giustizia, contenevano la sorpresa: un emendamento ambiguo, volto ad aggiungere una breve frase all’art. 609-quater (Atti sessuali con minorenne) del Codice Penale. Immediatamente si è messo in moto il tam-tam della Rete: l’emendamento salva-pedofili è stato presentato dalla maggioranza in gran segreto su pressione della Sacra Romana Chiesa. L’occhio del malizioso vede il complotto. Ma non è così. Pur nella cornice torbida di interessi personali che si celano dietro il famigerato ddl Alfano, l’emendamento risponde a una mera questione tecnica. E’ di fatto un copia-incolla. Lo spiega direttamente il relatore di maggioranza Centaro (PdL):

Il relatore CENTARO (PdL) ricorda che l’emendamento è stato presentato sostanzialmente per ragioni di armonia del sistema: infatti, come è noto, l’articolo 380 del codice di procedura penale non prevede il reato di atti sessuali con minorenni, di cui all’articolo 609-quater, fra quelli per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza, mentre lo prevede per la violenza sessuale, di cui all’articolo 609-bis, escludendo però la predetta obbligatorietà per i casi di minore gravità: era quindi logico che, una volta inserito il reato di cui al 609-quater fra quelli per i quali è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza, che venisse prevista un’analoga causa di esclusione (Legislatura 16º – 2ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 169 del 01/06/2010).

L’intento del legislatore, un po’ goffo a onor del vero, era quello di estendere l’obbligatorietà dell’arresto in flagranza anche per i reati di violenza sessuale su minori e nel far ciò ha replicato, lettera per lettera, quanto contenuto nell’art. 609-bis del Codice Penale. Non è mai stato introdotto alcun termine di “Violenza sessuale di lieve entità” nei confronti di minori. Esso è già contenuto nella nostra giurisprudenza sia all’art. 609-bis che all’art. 609-quater del Codice Penale (Dei delitti contro la persona). Nulla di nuovo. L’ambiguità della formula – ma può mai esistere una violenza sessuale di minore entità? – era già presente e il legislatore non si è affaticato di certo nel risolverla ora. Tanto più che questa distinzione è figlia di una vecchia distinzione fra reato sessuale ‘compiuto’ o soltanto tentato o minacciato:

la senatrice FINOCCHIARO (PD) osserva come, per quanto riguarda l’articolo 609-bis, la questione della minore gravità si riferisce essenzialmente alla condotta del reato, e di fatto si ricollega alla caduta della distinzione fra due diversi tipi di reato a seconda che si fosse consumata o meno la congiunzione carnale, distinzione che ricorreva prima della riforma del 1996, con i reati rispettivamente puniti dagli abrogati articoli 519 e 521 del codice penale (Legislatura 16º – 2ª Commissione permanente cit.).

Pertanto, appurato ciò, in seguito all’invito del presidente della 2a Commissione Berselli (PdL) di riconsiderare la norma in quanto essa si trova “di fronte al problema di un grave travisamento da parte dell’opinione pubblica e degli organi di informazione circa gli scopi di questo emendamento, che è stato da più parti presentato come una sorta di disposizione favorevole ai pedofili, proposta sulla base di fantomatiche pressioni da parte di ambienti vaticani” (ibidem), la norma è stata accantonata nella medesima seduta del 01 giugno:

Il presidente BERSELLI propone di accantonare l’emendamento 1.707 e i subemendamenti ad esso collegati in modo da consentire al relatore ed al Governo di valutare, entro martedì prossimo, la possibilità di proporre una formulazione più soddisfacente. Dopo un breve dibattito la Commissione conviene (ibidem).

La reazione della Rete a questo emendamento mostra chiaramente il grado di attenzione raggiunto dai netizen su questo provvedimento. Sapendo di aver gli occhi puntati addosso, tanti occhi, i senatori non possono permettersi grossi passi falsi: è in questo senso che è da intendersi il parziale ravvedimento degli ultimi giorni (oggi è decaduto il limite dei 75 giorni per le intercettazioni). Ma chi osserva è tenuto a consultare le fonti. Leggere i testi può essere una buona pratica per evitare di cadere in errori simili. Per poi potersi indignare per la giusta causa.

Intercettazioni, la diretta dall’Aula del Senato ore 16

Il ddl intercettazioni alla prova dell’Aula del Senato: come voteranno i finiani? Gli emendamenti della maggioranza saranno sufficienti per rimandare il provvedimento in Commissione? Il PD occuperà l’Aula?

ULTIMA ORA: Schifani ha deciso di reinviare il provvedimento all’esame della Commissione. L’approfondimento riguarderà sia emendamenti della maggioranza che dell’opposizione. Il testo ritornerà in aula l’8 Giugno.

Segui la diretta.

Senato – la diretta streaming dall’aula – sul player del tuo pc

Da Radio Radicale – Senato in diretta

Ore 16.15: seduta sospesa per mancanza numero legale – riprenderà ore 16.28

Ore 16.30 – la seduta è ripresa – interviene il sen. Felice Casson (PD)

Ore 16.33 – Parla il presidente Schifani sulla questione del rinvio alla Commissione – ‘questo tema verrà trattato, la presidenza si pronuncerà’;

Ore 16.38 – parla Giampiero D’Alia (UDC): ‘prima di discutere delle pregiudiziali di costituzionalità, pronunciarci sul ritorno in Commissione’ […] ‘il comportamento della maggioranza non è corretto’; lo corregge Schifani, la norma transitoria è stata introdotta in Commissione; prende la parola Federico Bricolo (LNP), gli emedamenti sono pochi, e recepiscono molte delle osservazioni delle opposizioni, sarebbe un grave precedente discuterlo nuovamente in Commissione; è una legge equilibrata, che garantisce i magistrati; garantisce la libertà di stampa, abbiamo trovato un giusto equilibrio, garantisce la privacy dei cittadini; incamminare il provvedimento in aula; Finocchiaro (PD), non può essere evocata la ragione di far presto contro l’opposizione, abbiamo impiegato giorni e notti, tutto quello di cui si è discusso ora è reso inutile dagli emendamenti del governo; seconda questione, più tecnica, si è fatto riferimento all’art. 100 c. 11 del regolamento, ritorno in commissione incidentale con emendamenti; le modifche apportate al testo sono ‘incidenti’ al testo, la norma transitoria è stata aggravata dagli emendamenti presentati dalla maggioranza; la nostra è una richiesta politica; non è posibile che un provvedimento come questo venga poi massacrato con emendamenti del relatore di maggioranza e questa fa muro senza cedimenti per poi sconfessare tutto una settimana: il Senato si deve re-impadronire della sua prerogativa, la discussione dei provvedimenti; Gasparri (PdL), il nostro gruppo non ritiene necessario il ritorno in commissione, la discussione su questo provvedimento è stata lunga, discusso in 15 sedute alla Camera, 5 sedute in aula, al Senato abbiamo avuto 38 sedute in commissione, difficile trovare precedenti, abbiamo richiesto la sua calendarizzazione, abbiamo rispettato la decisione del presidente, oggi arriviamo nel merito; gli emendamenti li abbiamo presentati prima dell’aula, entro la scadenza, coloro che seguono la materia hanno avuto modo di giudicare il nostro lavoro;

Ore 16.55: Schifani interviene, la presidenza si è riservata di pronunziarsi sui lavori di questo ddl secondo il comma 100 del regolamento; altro tema, posto dalla Finocchiaro, il ritorno in commissione dell’intero testo: è questione politica; prima il voto sulle pregiudiziali.

Ore 17.00 – Silvia Della Monica (PD) sulla norma transitoria: sono messi in forse centinaia di processi, abbiamo bisogno di capire quali le ricadute sui procedimenti!

Ore 17.18: sta parlando il relatore di Commissione, Roberto Centaro (PdL) che illustra i tratti essenziali del provvedimento all’aula.

Ore 17.22 – parla il relatore di minoranza, Giovanni Legnini (PD): l’unica vera istanza dell’opinione pubblica è la tutela della privacy; il diritto costituzionalmente garantito a tutela della vita privata e della riservatezza va bilanciato con altri diritti costituziona, quali il diritto all’informazione e alla sicurezza; note anomalie del sistema informativo del nostro paese hanno reso difficile la stesura di un tal simile provvedimento; il nostro gruppo ha presentato due testi (Casson e Finocchiaro – Della Monica e altri) che avevano lo scopo di slavaguardare la privacy senza interferire con la libertà di stampa; una linea di intervento nostra chiara alla quale si è contrapposto il provvedimento del governo, oggi peggiorato dagli emendamenti ultimi presentati; particolarmente gravi sono le disposizioni che riguardano la libertà di stampa: inasprimento irragionevole delle pene per i reati che riguardano la rivelazione di atti coperti da segreto; art. 1 c. 5 precludeva anche la pubblicazione per riassunto degli atti delle indagini; gravità e abnormità di tali disposizioni; i suddetti divieti sono imcompatibili con art. 21 della Cost., inibiscono del tutto la libertà di stampa; emendamenti insufficienti e limitati, ripristinano il testo camera con aggiunta della norma transitoria, disposizione abonorme, un pasticcio normativo, sarà più agevole delinquere. Due linee chiare per risolvere i problemi: 1) limitare le intercettazioni e compressione libertà di stampa; 2) penalizzare chi viola il segreto d’ufficio, fra funzionari giudiziari e di polizia; noi scegliamo il secondo.

Ore 17.45 – Sen. Li Gotti (IDV): prima i dati, i numeri sono di 130.000 decreti, un decreto è collegato a una singola utenza, sicché il n.ro di persone intercettate è stimato in 20.000 – 23.000 rispetto al carico di procedimenti giudiziari che sono 4 milioni nel nostro paese! 1a questione – violazione artt. 21 e 117 cost. in relazione al rispetto degli obblighi internazionali (art. 10 Carta europea dei dirtti dell’uomo) – qualora fosse approvato l’emendamento che ripristina la possibilità di riassunto, non avrebbe alcun fondamento il divieto di pubblicazione di intercettazione – il divieto di pubblicazione solo di alcuni atti si prefigura come censura; il divieto di ripresa audiovisiva del processo o la sua trasmissione radiofonica è un salto indietro di ottant’anni, è diritto di cronaca di regime! 2a questione, è irragionevole la previsione di durata massima delle intercettazioni, stessi tempi per reati diversi come ingiuria e strage! Proroga è limitata a quindici giorni! è palesemente incostituzionale il comma 9: intercettazione di conversazione ambientale  fra presenti solo se vi è sospetto di attività criminosa – è un paradosso! è incostituzionale per violazione art. 111 cost. la proposta di modica dell’art. 292 cpp, di cui al comma 18 del ddl.  – Gotti sfora, richiami di Schifani. Senatori dell’IDV con la maglietta NO AL BAVAGLIO.

Ore 18.0- parla il pres. Zavoli (PD): una parola per tutti, che vive dentro e fuori di noi, una parola solenne: libertà. Pronunciamola dandole un fondamento comune. Una parola che in quest’aula deve avere la precedenza – Casson (PD): non siamo rassegnati nella battaglia a questo ddl, sono almeno nove i profili di illegittimità costituzionale: incompatibile con il diritto di informazione e all’informazione art. 21 Cost., art. 10 Carta di Nizza – black out informativo contrasta anche con le sentenze della Corte Europea di Strasburgo, intervenuta in diverse occasioni – la stampa può essere definita il ‘cane da guardia’ della democrazia e della magistratura; sanzione irrogata ai giornalisti, il carcere, è sproporzionata;  deve prevalere il diritto della collettività; norme dell’emendamento D’Addario, il giornalismo d’inchiesta è caratterizzato dall’azione di giornalisti freelance, non iscritti all’albo; principio della pubblicità del giudizio penale, cardine del ‘giusto processo’; l’allargamento di prerogative degli appartenenti ai servizi di informazione e sicurezza, è un privilegio; significativa limitazione poteri magistratura;  ora Giampiero D’alia (UDC).

Ore 19.25 – Il presidente Schifani scioglie la sua riserva. Il presidente, rispondendo implicitamente alle critiche,  rivoltegli a mezzo stampa, di Fini, ammette che il testo sia da rivedere in commissione alla luce degli ultimi mendamenti proposti: “Da presidente del Senato, su questo tema ho sempre cercato di favorire al massimo i momenti di dibattito e di approfondimento […] Ritengo dunque che un ulteriore approfondimento in commissione possa costituire un elemento utile per una mediazione”. La discussione del testo da parte dell’aula è solo rimandato.

Intercettazioni, gli undici emendamenti del PdL che non cambiano nulla

L’accordo Fini-Alfano ha partorito il topolino: undici emendamenti a firma della maggioranza presentati oggi al Senato, in funzione della seduta dell’aula di Lunedì che discuterà il disegno di legge sulle intercettazioni, paiono una presa in giro.
Secondo Fini sarebbe stato raggiunto un buon compromesso, ma gli emendamenti, nel testo pubblicato sul sito del PdL al senato, incidono unicamente su alcuni aspetti:

  • revoca divieto di riassunto di atti non più coperti da segreto;
  • il divieto di pubblicazione degli atti cade ora con la conclusione delle indagini preliminari; sarà possibile pubblicare il contenuto delle ordinanze di custodia cautelare, non le intercettazioni, dopo che la persona sottoposta alle indagini abbia avuto conoscenza dell’ordinanza del giudice;
  • viene soppresso il comma 10, “quello che riguardava la disciplina sulle riprese visive è stato soppresso da un emendamento presentato dai vertici dei gruppi del Pdl e della Lega. Ora si parlerà solo di «intercettazioni di immagini mediante riprese visive», togliendo così tutta quella parte che disciplinava le riprese visive “captative” e “non captative”. «Le riprese visive, insomma – spiega il relatore del ddl Roberto Centaro – diventeranno oggetto di una normativa ad hoc»” (Intercettazioni, 11 emendamenti del Pdl Si potrà pubblicare il riassunto degli atti – Corriere della Sera);
  • vengono ridotte le sanzioni agli editori – e solo ad essi.

Resta da comprendere come l’alfiere del neoliberalismo italiano, Gianfranco Fini, possa dirsi soddisfatto di modifiche di tal portata, modifiche che – lo diciamo chiaramente – non incideranno minimamente sui seguenti aspetti e introdurranno un nuovo elemento di disturbo all’azione della magistratura:

  • in primis, le sanzioni a carico dei giornalisti restano invariate;
  • la pubblicazione degli atti non più coperti dal segreto non è più garantita da alcuna norma – l’ex comma 7 dell’art. 114 cpp, che verrebbe soppresso – aprendo così la strada dell’interpretazione giudiziale;
  • non viene minimamente toccata la norma che introduce l’obbligo di rettifica per i blog, compreso nell’art. 1 comma 28, i quali verranno così assoggettati alla medesima disciplina della carta stampata;
  • viene modificato un ulteriore comma, introducendo la norma transitoria che applica la legge anche ai processi attualmente in corso, una vera mannaia che probabilmente taglierà centinaia di procedimenti:
    • AS 1611/A
      EMENDAMENTO
      ART. 1: Sostituire il comma 40 con il seguente:
      “40. Le disposizioni di cui agli articoli 36, 53, 103, 114, 115, 268, comma 7-bis, 329 e 329-bis del codice di procedura penale, nonché le disposizioni di cui agli articoli 129 e 147 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n.271, come modificate o introdotte dal presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge.”.

Ovvero: art. 36 – astensione del giudice (“se ha pubblicamente rilasciato dichiarazioni concernenti il procedimento affidatogli”); art. 53 – Autonomia del pubblico ministero nell’udienza. Casi di sostituzione; art. 103 – Garanzie di libertà del difensore (“Il divieto opera anche nel caso di intercettazione eseguita su utenza diversa da quella in uso al difensore o agli altri soggetti incaricati”); i già visti artt. 114 – Divieto di pubblicazione – e 115 – violazione del Divieto di Pubblicazione (“sospensione cautelare dal servizio o dall’esercizio della professione fino a tre mesi”); art. 268, c. 7-bis – trascrizione intercettazioni (“divieto di pubblicazione di intercettazioni riguardanti estranei”); artt. 329e soprattutto 329-bis – Obbligo del segreto per le intercettazioni.

Insomma, la norma transitoria incide su buona parte degli aspetti cruciali della riforma. E costituisce una novità rispetto anche al testo approvato in prima lettura alla Camera. Se pensate che questo sia un deciso miglioramento del testo del ddl intercettazioni, bene, accomodatevi. Questo blog continua a manifestare il proprio dissenso vero un provvedimento liberticida.

Appendice:

L’articolo 114 del CPP risulterebbe così modificato – notarsi la profonda revisione del comma 7, laddove in origine era scritto ‘è sempre consentita’ la pubblicazione di atti non più coperti da segreto:

Art. 114 Divieto di pubblicazione di atti

1. E` vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, degli atti coperti dal segreto o anche solo del loro contenuto .

2. E` vietata (115) la pubblicazione, anche parziale, degli atti non più coperti dal segreto fino a che non siano concluse le indagini preliminari (405, 554) ovvero fino al termine dell`udienza preliminare (424 s.). Di tali atti è sempre consentita la pubblicazione per riassunto.

2-bis. È vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, della documentazione e degli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico o telematico, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare.
2-ter. È vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, delle richieste e delle ordinanze emesse in materia di misure cautelari. Di tali atti è tuttavia consentita la pubblicazione nel contenuto dopo che la persona sottoposta alle indagini o il suo difensore abbiano avuto conoscenza dell’ordinanza del giudice, fatta eccezione per le parti che riproducono la documentazione e gli atti di cui al comma 2-bis».

3. Se si procede al dibattimento, non è consentita la pubblicazione, anche parziale degli atti del fascicolo per il dibattimento (431), se non dopo la pronuncia della sentenza di primo grado (529 s.), e di quelli del fascicolo del pubblico ministero (433), se non dopo la pronuncia della sentenza in grado di appello (605). E` sempre consentita la pubblicazione degli atti utilizzati per le contestazioni (500, 503).

4. E` vietata la pubblicazione, anche parziale, degli atti del dibattimento celebrato a porte chiuse nei casi previsti dall`art. 472 commi 1 e 2. In tali casi il giudice sentite le parti, puù disporre il divieto di pubblicazione anche degli atti o di parte degli atti utilizzati per le contestazioni. n divieto di pubblicazione cessa comunque quando sono trascorsi i termini stabiliti dalla legge sugli archivi di Stato ovvero è trascorso il termine di dieci anni dalla sentenza irrevocabile (648) e la pubblicazione è autorizzata dal Ministro di Grazia e Giustizia.

5. Se non si procede al dibattimento, il giudice, sentite le parti, può disporre il divieto di pubblicazione di atti o di parte di atti quando la pubblicazione di essi può offendere il buon costume o comportare la diffusione di notizie sulle quali la legge prescrive di mantenere il segreto nell`interesse dello Stato (256-258, 261-263 c.p.) ovvero causare pregiudizio alla riservatezza dei testimoni o delle parti private. Si applica la disposizione dell`ultimo periodo del comma 4.

6. E` vietata la pubblicazione delle generalità e dell`immagine dei minorenni testimoni, persone offese o danneggiati dal reato fino a quando non sono divenuti maggiorenni. Il tribunale per i minorenni, nell`interesse esclusivo del minorenne, o il minorenne che ha compiuto i sedici anni, può consentire la pubblicazione (13 min.).

Intercettazioni, Finocchiaro (PD): il ddl ritorni in commissione

La seduta del Senato – ancora in corso – si è aperta con la vivace protesta della presidente dei Senatori del PD, Anna Finocchiaro, la quale richiede con forza che il ddl intercettazioni non giunga alla discussione in aula con le modifche volute in extremis dal governo: "Né i senatori dell’opposizione, né quelli della maggioranza né il Senato devono subire l’oltraggio di farsi dettare a che cosa dire signorsì. Se modifiche si devono fare a questo testo, allora si torni in commissione. Non siamo disponibili a farci imporre da nessuno un testo", ha detto.

Dal Resoconto Stenografico in corso di seduta – Senato.it:
Signor Presidente, nel corso della Conferenza dei Capigruppo di ieri si è registrato un disaccordo tra i Gruppi della maggioranza e tutti i Gruppi dell’opposizione in ordine alla calendarizzazione del provvedimento sulle intercettazioni telefoniche a partire da lunedì prossimo. Il voto sul calendario è stato quindi un voto a maggioranza, come lei ha correttamente poc’anzi ricordato.

Noi chiediamo che il calendario venga votato di nuovo in Aula su una proposta che io faccio, che è quella di espungere dallo stesso l’esame del provvedimento sulle intercettazioni telefoniche. Ciò per alcune considerazioni che ho svolto già ieri in Conferenza dei Capigruppo e che oggi vorrei, francamente, riprendere per intero.

Come i colleghi sanno, il provvedimento sulle intercettazioni telefoniche, già approvato alla Camera, arriva molti mesi or sono (credo ormai potremmo datarlo ad oltre un anno) al Senato; per molto tempo non viene discusso, ne comincia poi la discussione in Commissione giustizia. Il testo che arriva è assolutamente insoddisfacente per l’opposizione. Non è tuttavia solo l’opposizione che a questo testo muove delle critiche: è il più vasto mondo che riguarda l’informazione, gli editori, i magistrati (e in particolare la magistratura antimafia), moltissimi costituzionalisti che si sono più volte espressi, e un’opinione pubblica allarmata.

Il testo al Senato, nel corso della discussione (che è lunga e anche molto faticosa), viene ulteriormente peggiorato. Vengono introdotte limitazioni che impediscono chiaramente di poter avere notizia delle indagini a carico di qualunque soggetto, anche quando si tratti di fatti molto gravi (fatti di mafia, di terrorismo o che riguardino l’esercizio dei pubblici poteri o la gestione delle pubbliche risorse) per anni e anni: un vero sistema di censura. Dall’altra parte, vengono limitati gli ambiti della possibilità di utilizzo delle intercettazioni, non solo telefoniche, ma anche ambientali e telematiche, da parte della magistratura inquirente, con limitazioni che riguardano i tempi, ma anche le occasioni e i momenti in cui tali intercettazioni possono essere compiute.

Unica novità positiva è la modificazione di uno dei presupposti per l’ammissibilità delle intercettazioni, che è quello che riguarda la sostituzione della espressione «elementi di colpevolezza» con l’espressione «gravi indizi di reato».

Ma l’attività di peggioramento del testo, affidata da una parte al relatore di maggioranza e dall’altra parte al consenziente – sempre consenziente – rappresentante del Governo, procede inesausta. Eppure, è materia sulla quale benissimo opposizione e maggioranza avrebbero potuto trovare un punto d’incontro. Infatti, che si debba riformare la materia delle intercettazioni per una più accurata e seria tutela della privacy dei soggetti e della dignità di tutti coloro i quali vengono intercettati, qualunque sia lo strumento delle intercettazioni, essendo estranei alle indagini, o per limitare la diffusione di notizie che riguardino la vita privata o aspetti non inerenti alle indagini, sia di estranei alle indagini stesse, sia degli stessi indagati, è un’opinione talmente condivisa in questo Parlamento che già dalla scorsa legislatura si sono succeduti disegni di legge, alcuni dei quali provenienti non soltanto dal Governo, ma anche da questo Gruppo. Voglio ricordare quelli presentati in questa legislatura: uno come primo firmatario il senatore Casson e l’altro come prima firmataria la senatrice Della Monica.

Pertanto, se davvero si fosse voluto influire sui meccanismi che tradiscono il segreto istruttorio o che provocano una lesione insopportabile e non giustificata della privacy e della dignità dei soggetti coinvolti nelle indagini e nelle intercettazioni, si sarebbe potuto molto facilmente trovare un accordo. Ma evidentemente lo spirito non era questo, e l’attività indefessa di peggioramento del testo operata dal relatore di maggioranza e dal rappresentante del Governo, evidentemente in esecuzione di un input politico netto (direi anche nettissimo) continua senza sosta.

I numerosissimi emendamenti presentati dalle opposizioni, tutti minuziosamente illustrati (e non per fare ostruzionismo, come ieri ha ricordato lo stesso presidente Berselli in una lettera che, peraltro, ha aspetti che non condivido, su cui tornerò molto brevemente dopo), danno atto all’opposizione di aver tentato di migliorare questo testo e di ricondurlo nell’alveo di quello che avrebbe dovuto essere, e cioè un provvedimento serio a tutela della privacy e del segreto istruttorio. Così non è stato.

Nel frattempo si accendono fuochi anche all’interno della maggioranza. Fuochi si sono accesi ovunque in Italia; come sapete, i direttori di tutte le testate giornalistiche, anche quelli dei cosiddetti giornali che appartengono all’area culturale e politica del centrodestra, hanno firmato un documento durissimo nei confronti di questo provvedimento.

Si accendono fuochi ovunque e comincia a serpeggiare in maniera sempre più esplicita e patente la notizia che il testo che è stato approvato in Commissione giustizia al Senato sia sostanzialmente carta straccia, poiché una modifica seria, invadente – immagino – dello stesso è già pronta per essere presentata dal Governo. Noi ci troveremo, quindi, nella bizzarra situazione in cui, dopo aver impiegato giorni e notti a discutere il testo, esamineremo lunedì e martedì un testo che di fatto non esiste più: si tratta di una ulteriore, drammatica finzione che si aggiunge alla mistificazione di un testo che avrebbe dovuto tutelare la privacy e il segreto istruttorio e che in realtà serve a limare le unghie ai magistrati e ad instaurare la censura in questo Paese. La chiamo così com’è: la censura. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

Signor Presidente, ora lei capisce che l’opposizione non può lasciar fare. Io mi stupisco che lascino fare i senatori della maggioranza. Da ieri si susseguono dichiarazioni di rappresentanti del centrodestra della Camera, i quali dicono che il testo verrà cambiato, che si tornerà al testo della Camera, che grandi modifiche verranno fatte.

Non voglio pensare alla mortificazione del rappresentante del Governo e del relatore di maggioranza che – con tanta forza, talvolta ottusa e, lasciatemelo dire, sorda alle richieste dell’opposizione – hanno continuato a perseverare nel peggioramento ulteriore di questo drammatico testo. (Applausi dal Gruppo PD).

Ma mi riferisco, colleghi, anche all’autorevolezza di questo Senato. E per non esser offensiva farò un paragone che coinvolge, avvocato Longo, non soltanto i senatori della maggioranza, ma anche quelli dell’opposizione: ci troviamo nella straordinaria situazione, nella quale si trovarono quei soggetti che non erano uomini, ma muli sui quali venivano caricate le vettovaglie, gli armamenti della Prima guerra mondiale, chiamati a scalare montagne pietrose e pericolose per poi magari sentirsi dire che c’era un contrordine, per che diavolo di motivo avevano fatto la fatica di salire e che dovevano scendere in pianura, dove gli ufficiali splendenti nelle loro divise andavano con la vittoria scritta in fronte verso la battaglia.

Francamente credo che né i senatori di maggioranza, né i senatori della opposizione, né il Senato in quanto tale possano sopportare l’oltraggio di farsi dettare a che cosa dire signor sì. Applausi dai Gruppi PD e IdV).

Pretendo, a nome del mio Gruppo, che questo testo torni in Commissione se modifiche si devono fare!

Si facciano le modifiche nella pienezza dei poteri di critica, controllo, proposta, approvazione da parte dei senatori di Repubblica e solo dopo vada in Aula il testo. Non siamo disponibili a farci imporre da nessuno un testo. E questo lo dico in un momento in cui tra l’altro – mi si lasci dire – l’urgenza, la straordinaria urgenza di questo provvedimento non la vedo.

Ieri abbiamo approvato il provvedimento sulla Grecia e abbiamo chiesto che il ministro Tremonti venga in Aula in un clima di amicizia, Presidente e colleghi, non in un clima di ostilità per spiegarci qual è la situazione europea perché ci apprestiamo ad esaminare una manovra che voi dite essere di 24 miliardi, ma in realtà è di 36 miliardi, che imporrà lacrime e sangue all’Italia e, soprattutto ad alcuni soggetti, come sempre quelli più esposti, più facilmente raggiungibili.

Mentre tutto questo arde, mentre i giornali di tutto il mondo portano in prima pagina le notizie che riguardano la crisi europea, dobbiamo romperci il collo per affrontare un testo, non sapendo di che cosa stiamo parlando. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

Credo che questo sia inaccettabile perché noi sappiamo bene di cosa stiamo parlando: stiamo parlando della libertà d’informazione, del diritto dei cittadini di sapere e controllare anche l’uso della giurisdizione. Stiamo parlando del diritto sacro alla privacy e alla dignità dei soggetti, pure se coinvolti in un procedimento penale. Stiamo parlando della possibilità concreta di fronteggiare la criminalità, specie quella più feroce.

Per queste ragioni, Presidente, chiedo all’Assemblea di pronunciarsi perché il provvedimento sulle intercettazioni telefoniche non venga fissato per la discussione per i giorni di lunedì e martedì prossimi. (Vivi e prolungati applausi dai Gruppi PD e IdV e dei senatori Astore e Giai. Congratulazioni. Commenti dai banchi della maggioranza. Richiami del Presidente).

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=hotresaula

Intercettazioni, il finiano Granata: preservare il diritto di cronaca

C’è chi si chiede dove siano i finiani. Lo fa, per esempio, Alessandro Giglioli, dalle colonne del suo blog, con questo breve post:
io vorrei tanto chiedere al bravo Filippo Rossi, all’ottima Flavia Perina, al pacato Alessandro Campi, ma anche agli onorevoli Italo Bocchino e Fabio Granata, a tutti i fondatori di Generazione Italia tipo Carmelo Briguglio e Benedetto Della Vedova, Andrea Ronchi o Roberto Menia, e così via: ma una parola contro questa legge bavaglio sulla stampa, no? Ma davvero la fate passare così, con i vostri voti decisivi alle Camere? E con quale faccia vi ripresenterete il giorno dopo a parlarci di liberalismo e destra moderna e a fare la fronda al Cav.? Scusate, ma questa mi pare un po’ una prova del nove, per vedere se pensate davvero le cose che dite o giocate solo a fare gli adolescenti ribelli, di quelli che però all’ora di cena tornano sempre a casa (Legge bavaglio: ma Fini dov’è? – micromega-online – micromega).
E coincidenza, ecco la risposta di Fabio Granata, deputato fedelissimo di Gianfranco Fini, alfiere di quella politica liberale che il presidente della Camera si pregia di condurre, direttamente dalle pagine di FareFuturo Web Magazine. Secondo Granata, i finiani sarebbero in attesa “di vedere il testo nella sua formulazione definitiva” poiché al Senato sarebbero state apportate modifiche sulle quali è necessario “riflettere ancora”. Granata e i finiani hanno fatto proprie le questioni sollevate dal procuratore generale antimafia Grasso:

  1. in primis, la questione del ‘doppio binario’ investigativo (ovvero quel complesso di norme che afferiscono principalmente ad istituti di estremo rilievo processuale poiché attengono alla fase delle indagini preliminari, al regime della custodia cautelare in carcere, ai mezzi di acquisizione della prova – in particolare, le intercettazioni telefoniche ed ambientali – ai termini di custodia cautelare ed al loro ripristino dopo la sentenza di condanna di primo grado, al regime ed alla valutazione della prova, strumenti che per i reati di tipo mafioso hanno portata eccezionale e producono risvolti negativi sulla sfera delle garanzie dell’imputato);
  2. la rapidità con cui deve essere disposta l’intercettazione;
  3. il tema della riservatezza legata alla conduzione delle indagini con lo strumento dell’intercettazione, che fonda la propria efficacia sulla inconsapevolezza dell’indagato;
  4. i precedenti punti non possono essere limitati al solo quadro dei reati di tipo mafioso, bensì devono essere riconsiderati anche per quei reati minori che per esperienza si sa esser collegati alla mafia.

Per Granata, un partito di ‘destra’ deve avere a cuore la questione della legalità. E in certi casi “il contrasto alle mafie deve venire prima della tutela della privacy di qualche deputato o di qualche cittadino”. La sicurezza dello Stato deve essere preminente rispetto al diritto alla privacy.
Poi c’è il ‘bubbone’ del diritto di cronaca: “noi”, ricorda Granata, “grazie alla presidente di Commissione Giulia Bongiorno, avevamo reintrodotto alla Camera la possibilità di pubblicare quanto meno il riassunto delle intercettazioni, in modo che il diritto di cronaca fosse garantito senza tuttavia permettere la creazione di vere e proprie gogne mediatiche”. Modifica che ora è già archiviata dalla mano restauratrice del relatore di maggioranza. Comunque, secondo il finiano, “bisogna evitare (e su questo c’è una grande attenzione da parte del presidente della Repubblica) che il ddl metta a rischio il diritto di cronaca” (Ffwebmagazine – Granata: «Ddl intercettazioni, la lotta alla mafia prima di tutto»).

Quali le conclusioni? Le strategie dei finiani, se ce ne sono, non verranno applicate prima dell’approdo in aula del provvedimento. In Commissione Giustizia continueranno a mostrarsi ‘fedeli’ al governo. Per il dopo, si possono avanzare due ipotesi: strategia congiunta con il PD al fine di far saltare la parte di norme liberticide, compresa quella sulla stampa; mantenere una fedeltà di facciata alle indicazioni del governo, ma promuovere ordini del giorno volti a far tornare il provvedimento in Commissione Giustizia dove riaffrontare i temi sopra indicati, ritenuti pregiudizievoli per le inchieste di mafia. Fini non è così sprovveduto dal caricarsi della responsabilità del fallimento del governo su un provvedimento ‘molto caro’ al presidente del Consiglio. Il giorno dopo si aprirebbe la contraerea dei giornali di Berlusconi, per ora momentaneamente messa in sordina dal (finto) premier dopo le scaramucce dello scorso mese. Allora certamente Fini potrebbe optare per una strategia più accorta, aiutando indirettamente l’opposizione, magari fornendo notizie sul numero dei senatori effettivamente presenti e offrendo al PD l’opportunità di imboscate su singoli emendamenti. Tutto si giocherà in aula.

Segui l’iter di approvazione del provvedimento:

Atto Senato n. 1611 – XVI Legislatura

Contro il bavaglio, il 21 maggio a Roma con Il Popolo Viola e ‘Libertà è Partecipazione’

Mobilitazione contro il ddl Intercettazioni. Il primo appuntamento è per il 21 Maggio, a Roma:

  • ci incontreremo venerdì 21 maggio a Roma e in quel giorno ciascuno metterà in campo la propria idea creativa per contestare il decreto. Alcuni gruppi faranno un sit-in imbavagliati sotto alla Rai e al Senato (offrendosi di incaternarcisi davanti), e poi volantinaggi e flash mob…siamo pronti? (Facebook | Libertà è partecipazione).

Intanto anche il Popolo Viola ha aderito alle iniziative di protesta in difesa della libertà d’espressione dei giornalisti e dei bloggers:

    • Il popolo viola contro il bavaglio, il 21 maggio a Roma con “Libertà è Partecipazione”
    • Il Popolo Viola fa suo l’appello di mobilitazione di “Libertà è informazione partecipata” sostenendone i principi e gli scopi.
      Il Popolo Viola condanna duramente il testo di riforma in materia di intercettazioni in discussione al Senato, che rischia di bloccare e rendere vani anni di indagini, in particolar modo per i reati gravi come quelli di mafia e criminalità organizzata, privando la magistratura di strumenti fondamentali per la tutela della legalità e della sicurezza dei cittadini.
      Contestualmente Il Popolo Viola condanna duramente l’attacco al diritto di cronaca che verrebbe perpetrato, impedendo di fatto la possibilità di informare e divulgare notizie di rilevanza primaria per l’opinione pubblica anche se non secretate. Il popolo viola, inoltre, considera inaccettabili le conseguenze che tale provvedimento avrebbe sulla libertà di espressione in Rete.
      Pertanto il 21 maggio Il Popolo Viola parteciperà attivamente, assieme ad altre forze democratiche, all’iniziativa indetta a Roma per manifestare il dissenso contro l’ennesimo attacco ai diritti costituzionali nel nostro Paese.

Questi gli articoli di La Repubblica.it che lanciano la campagna di informazione contro il bavaglio:

Intercettazioni, il governo cambia l’emendamento “D’Addario”

Mentre il ddl Intercettazioni langue in 2a Commissione Giustizia, la Conferenza dei Capigruppo alla Camera riunitasi oggi, non ha preso alcuna decisione se inviare il testo in aula come emendato dalla commissione. Questo nonostante le pressioni della maggioranza la quale parla per bocca dell’on. Quagliarello, secondo il quale il disegno di legge giace in commissione “da oltre un anno” – come per dire, tempo immemorabile – e “il suo iter in commissione” è già “abbastanza avanti e credo che subito dopo il decreto incentivi che scade la settimana prossima si potra’ procedere con il ddl intercettazioni”. Risposta della Finocchiaro (PD):

  • La presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro ha tirato il freno in Conferenza dei Capigruppo quando il vicario del Pdl Quagliariello ha proposto la calendarizzazione del provvedimento per l’Aula gia’ dalla prossima settimana. ‘Mi sembra – ha detto Finocchiaro – che siamo ben lontani dall’aver sciolto i nodi principali del provvedimento’

La giornata di oggi in Commissione Giustizia è stata caratterizzata dall’approvazione di un piccolo emendamento dell’opposizione a firma di Casson (PD) e altri ma soprattutto dalla presentazione da parte del governo dell’mendamento all’emendamento D’Addario, versione 3.0. L’emendamento D’Addario è stato così nominato per una intuizione giornalistica quell’emendamento che vieta registrazioni di conversazioni e comunicazioni fraudolente, ovvero senza l’informazione e il consenso di chi viene immortalato nei nastri o nelle memorie digitali. Una norma scritta su misura contro la escort del sex gate all’italiana.
Ecco come il governo intende cambiarlo:

    • 1.2007 (testo 3)IL RELATORE

      Al comma 26, dopo la lettera g), inserire la seguente:

      g-bis) dopo l’articolo 616 del codice penale, è aggiunto il seguente:

      “Art. 616-bis. (Riprese e registrazioni fraudolente). Chiunque fraudolentemente effettua riprese o registrazioni di comunicazioni e conversazioni a cui partecipa, o comunque effettuate in sua presenza, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni, se ne fa uso senza il consenso degli interessati.

      La punibilità è esclusa:

      quando le riprese o registrazioni di cui al primo comma sono utilizzate nell’ambito di un procedimento innanzi ad autorità amministrativa ovvero giudiziaria ordinaria o amministrativa o nell’ambito di un procedimento volto alla definizione di una controversia;

      quando le riprese o registrazioni di cui al primo comma sono effettuate nell’ambito delle attività di difesa della sicurezza dello Stato;

      quando le riprese o registrazioni di cui al primo comma sono effettuate ai fini dell’attività di cronaca dai giornalisti professionisti iscritti nell’albo professionale;

      Il reato è punibile a querela della persona offesa.”

Sostanzialmente viene confermato il primo comma, mentre il secondo, che inizialmente prevedeva l’esclusione della punibilità solo nel caso emerga “una notizia di reato e la stessa viene tempestivamente comunicata all’autorità giudiziaria”, vede ampliato il novero di casi non punibili, salito a tre:

  1. UTILIZZO IN PROCEDIMENTO GIUDIZIARIO O AMMINISTRATIVO: quando le riprese o registrazioni di cui al primo comma sono utilizzate nell’ambito di un procedimento innanzi ad autorità amministrativa ovvero giudiziaria ordinaria o amministrativa o nell’ambito di un procedimento volto alla definizione di una controversia;
  2. SICUREZZA NAZIONALE: quando le riprese o registrazioni di cui al primo comma sono effettuate nell’ambito delle attività di difesa della sicurezza dello Stato;
  3. ATTIVITA’ DI CRONACA: quando le riprese o registrazioni di cui al primo comma sono effettuate ai fini dell’attività di cronaca dai giornalisti professionisti iscritti nell’albo professionale.

Relativamente al primo caso, il più controverso, non si capisce se il reato non sia più punibile solo dal momento in cui un giudice decide di impiegare il materiale durante il dibattimento o se ciò valga anche per la fase di istruttoria; oppure, un esempio pratico, il caso del pestaggio da parte della polizia a Roma del ragazzo passante scambiato per ultrà, è punibile chi ha registrato le immagini? Anche in questo caso le persone immortalate non sono a conoscenza della registrazione. Chi opera le registrazioni non è un giornalista iscritto all’albo professionale come invece previsto dal terzo punto. Che succede? Se non sono un giornalista non posso produrre una testimonianza filmata di un reato di cui sono testimone? Le eccezioni sono ben più delle tre introdotte dal legislatore. E il governo dimostra di non conoscere una materia, quella del diritto di privacy, che ha implicazioni enormi sul quadro giuridico complessivo.

DDL Intercettazioni alla prova finale. Il dubbio sui finiani

Si parla di iter accellerato per il liberticida ddl intercettazioni, giunto alle fasi finali in 2a Commissione Giustizia al Senato dove martedì 11 riprenderà l’esame del testo con il recepimento dei pareri della 1a Commissione (Affari Costituzionali) – qui l’ordine del giorno. Secondo Schifani,

Il Senato terminera’ l’esame del ddl intercettazioni prima del ddl anticorruzione. Ne e’ convinto il Presidente del Senato, Renato Schifani. Rispondendo ad una domanda dei giornalisti sull’iter dei due provvedimenti, Schifani risponde: “Ci sono dei lavori gia’ avviati in fase di conclusione come le intercettazioni. Il ddl anticorruzione e’ stato assegnato alla prima e seconda commissione, che sono certo gia’ la prossima settimana cominceranno ad incardinarlo e a discuterlo” (Agi News).

Dai giornali, dal web, intanto, parte la protesta. Il disegno di legge, che imporrebbe il bavaglio ai giornalisti sulla pubblicazione delle intercettazioni e imporrebbe l’obbligo di rettifica anche ai blog entro le 48 ore come una qualsiasi testata giornalistica, è quanto di più arretrato si possa produrre in tema di stampa e libertà d’espressione. Il testo, in special modo per quel che concerne l’attività di blogging, non terrebbe in considerazione l’aspetto distintivo della stessa, ovvero l’occasionalità dell’opera. Un blog non è una testata giornalistica, poiché dietro ad esso spesso vi è una sola persona, e non una redazione; neppure il blogger è tale a tempo pieno: non si vive con i post. Il netizen journalism è per molti una passione, per altri una modalità di espressione libera, senza doveri né obblighi. L’obbligo di rettifica è una intimidazione. Chi scrive non è certamente a favore dell’uso diffamatorio del web, ma l’obbligo di rettifica impone una disciplina sproporzionata al mezzo. Chi non rettifica è multato per 13.000 euro. La fine non di un blog, bensì di una persona.

Contro il ddl intercettazioni si mobilita il mondo intellettuale e della rete. Ecco l’appello. Qui il testo come licenziato dalla Camera.

E i finiani? Si smarcheranno sul comma anti-bloggers? Nessuna reazione alle parole di Schifani, che preme per le intercettazioni a discapito del ddl anticorruzione, smarrito nei cassetti. Nessun trafiletto dalle colonne di FareFuturo Web Magazine. Il dubbio su come si comporteranno i ‘futuristi’ di Fini aleggia sullì’aula del Senato, dove pure essi si contano sui palmi di due mani.

APPELLO AI SENATORI DELLA REPUBBLICA

“La libertà è partecipazione informata”

Al Senato la maggioranza cerca di imporre la legge sulle intercettazioni telefoniche che scardinerebbe aspetti essenziali del sistema costituzionale.
Sono a rischio la libertà di manifestazione del pensiero ed il diritto dei cittadini ad essere informati.
Non tutti i reati possono essere indagati attraverso le intercettazioni e viene sostanzialmente impedita la pubblicazione delle intercettazioni svolte
Una pesante censura cadrebbe sull’informazione. Anche su quella amatoriale e dei blog.
Se quella legge fosse stata in vigore, non avremmo avuto alcuna notizia dei buoni affari immobiliari del Ministro Scajola e di quelli bancari di Consorte.
Se la legge verrà approvata, la magistratura non potrà più intervenire efficacemente su illegalità e scandali come quelli svelati nella sanità e nella finanza, non potrà seguire reati gravissimi.
Si dice di voler tutelare la Privacy: un obiettivo legittimo, che tuttavia può essere raggiunto senza violare principi e diritti.
Si vuole, in realtà, imporre un pericoloso regime di opacità e segreto.
Le libertà costituzionali non sono disponibili per nessuna maggioranza.

Stefano Rodotà
Fiorello Cortiana
Juan Carlos De Martin
Arturo Di Corinto
Carlo Formenti
Guido Scorza
Alessandro Gilioli

Sulle intercettazioni il governo frena. Fini invoca una leggina contro i corrotti.

Così Fini è intervenuto oggi sul tema corruzione: “Anch’io sono convinto che non ci sia una nuova tangentopoli, ma c’è un fenomeno di malcostume diffuso e casi di chi se ne approfitta“. E che cosa distinguerebbe il fenomeno diffuso di malcostume da Tangentopoli? Forse, una volta, i politici che rubavano erano parte di un sistema; oggi a essere sistematiche sono le ruberie. Ma Fini non si sofferma a discutere del presente. Immagina anche scenari del futuro, di un futuro alquanto remoto, il dopo Regionali:
  • “Se domani il Parlamento approvasse, con il voto di tutti una leggina di poche righe in cui si afferma che chi è stato condannato con sentenza definitiva per reati contro la pubblica amministrazione, non si può candidare per cinque anni, la pubblica opinione direbbe: meno male. Ovvero reagirebbe positivamente. Le istituzioni poi guadagnerebbero un tassello di fiducia in più”.
  • “Questa leggina non risolverebbe del tutto la questione – ha aggiunto Fini – perché il problema è come si arriva a gestire la cosa pubblica. Questa è una grande questione. La questione non la risolveremo del tutto ma qualche antidoto si può dare. Ce ne sono tanti di antidoti: uno è la certezza dei tempi in cui si viene giudicati” (fonte: Rainews24.it).

Fini non si spinge più in là. Non osa immaginare quel che dovrebbe fare un Parlamento del genere, fitto di inquisiti e pure di condannati, dopo aver approvato la sua leggina. L’unica scelta sarebbe il suicidio, ovvero lo scioglimento delle Camere. Ma potrebbe Mr b consentire allo disfacimento della propria maggioranza di governo senza battere ciglio?

Non manca di riservare al (finto) premier una stilettata delle sue: “Il capo del governo è notorio che usa espressioni molto dirette perchè ritiene di essere al centro di un particolare accanimento da parte di alcune Procure. Ma al netto di questa espressione, che lascia il tempo che trova, il compito della politica è quello di riformare la cosa pubblica e quindi di garantire che ci sia una giustizia in tempi brevi e certi ma anche che ci sia una giustizia autenticamente giusta, basata su quell’equilibrio necessario che oggi molte volte non c’è” (fonte La Repubblica.it).

Intanto si ode lo stridore di freni:

    • Sul ddl intercettazioni il governo va avanti ma senza votare al Senato prima delle regionali.Lo ha detto il ministro della Giustizia. Alfano ha spiegato: ‘Dal momento che il ddl e’ stato proposto dal cdm nel luglio 2008, non mi pare che abbiamo fatto in tutta fretta’.

E quindi, quale strategia sta perseguendo il nano da Arcore? Prima insiste con il DDL intercettazioni, poi fa nuovamente intervenire Alfano per spiegare che “non c’è fretta”. Forse i sondaggi gli hanno fornito l’indicazione che agli elettori non piace tanto chi cerca di sottrarsi alla giustizia. Il clima che si è creato con lo scandalo Protezione Civile lo deve aver spaventato non poco. Lui, che si era autocreato sulle ceneri della prima Tangentopoli.

    • ‘Le intercettazioni telefoniche sono uno strumento fondamentale, e con questa formulazione del disegno di legge si taglierebbe la possibilita’ di effettuare accertamenti su reati molto gravi. Il primo aspetto che va tutelato e’ quello dell’autonomia delle indagini e della magistratura.” Lo ha detto Felice Casson, senatore PD, sul DDL intercettazioni
    • ”Il secondo aspetto – prosegue Casson – e’ quello che tocca la riservatezza dei cittadini, e noi avevamo proposto e stiamo depositando una serie di emendamenti volti a porre dei filtri, perche’ notizie inutili ai fini delle indagini, che riguardano persone terze, non possono entrare a far parte degli atti del procedimento, e dunque essere conosciuti all’esterno”
    • ‘l’altro aspetto importantissimo e’ quello della liberta’ di stampa. Grazie al lavoro della magistratura e dei giornalisti si vengono a sapere notizie che con la nuova legge non potremmo mai sapere
    • il disegno di legge del governo e’ squilibrato, perche’ taglia ai magistrati e alle forze di polizia la possibilita’ di lavorare, impedisce alla stampa di fare il proprio mestiere e non garantendo, tra l’altro, la tutela della riservatezza dei cittadini come, a voce, dicono di voler fare

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Per Schifani Facebook è pericoloso. La politica italiana travolta dal web.

Creative Commons a Capitale Digitale, domani 17 dicembre, Roma

Anziché sforzarsi di prendere le misure con un mezzo a loro alieno, i politici italiani (salvo rari casi che si contano sulle dita di una mano, ovvero Ignazio Marino, Nicola Zingaretti, Maria Antonietta Farina Coscioni) passano il loro tempo a condannare l’uso dei social network e del web in generale, mettendo al mondo altri indimenticabili ecreti legge – o disegni di legge, vedremo – volti soprattutto a vietare. C’era una volta – e c’è tuttora -il decreto Pisanu, che vietata l’uso delle reti wi-fi pubbliche senza preventiva identificazione degli utenti (decreto che deve essere convertito entro la fine dell’anno, altrimenti decade), ideato brillantemente dai tecnici del ministero dell’Interno in funzione antiterrorismo – si era in epoca post Torri Gemelle. Poi vi furono , in ordine di tempo, l’emendamento a firma di Gianpiero D’alia all’Art. 50-bis, poi art. 60) del disegno di legge 733 (c.d. “Decreto Sicurezza”), nel quale si sancisce la “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet” a mezzo di oscuramento – emendamento poi abrogato; seguì l’opera della Sorella Carlucci, un disegno di legge a carattere censorio che doveva prevenire la pedofilia via internet; infine, non deve essere dimenticato il cosiddetto Ddl Intercettazioni, opera del ministro della Giustizia Alfano, con il quale si vuole introdurre una norma che equipara i blog a testate giornalistiche e introduce nel nostro Ordinamento l’obbligo di rettifica entro 48 ore a pena di una sazione pecuniaria tra i 15 ed i 25 milioni di vecchie lire per tutti i titolari di “siti informatici”. Tutto ciò si affianca a una politica velatamente sostenitrice delle istanze delle Major produttrici di contenuti (è notizia di questi giorni che i contenuti di proprietà di Mediaset non saranno più postati su Youtube: la casa di proprietà del (finto) premier ha vinto la causa civile in piedi dal 2008 contro Google, fonte http://www.techup.it/news/mediaset_no_gf_su_youtube-02986).
Per il Governo, Internet è da reprimere. Peccato che – per usare le parole illuminanti di Joi Ito, CEO di Creative Commons, domani relatore a Roma di “Capitale Digitale” – “Internet sarà qui per sempre” e “le società libere crescono, quelle controllate no”. Poche parole, ma chiare.
Intanto, Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, fra i più in luce nella lotta contro il digital divide e l’analfabetismo informatico, debutta su Twitter: con la presenza su Twitter (http://twitter.com/provinciarm), la Provincia di Roma ed il suo presidente Nicola Zingaretti, in prima linea a sostegno della diffusione della banda larga e del WiFi libero, intendono confermare una forte attenzione alle nuove tecnologie e agli strumenti che rendono più semplice e diretta la comunicazione in tutta la rete web, dai social network ai blog agli aggregatori di news. Lo sforzo di zingaretti è senz’altro encomiabile, sebbene isolato. Finora è l’unica voce propositiva che si leva in una ridda di condanne.

    • Facebook è più pericoloso dei gruppi degli anni ’70. Il Presidente del Senato, Renato Schifani, non ha dubbi sul contenuto di alcuni messaggi che si leggono sul network americano. «Si leggono dei veri e propri inni all’istigazione alla violenza. Negli anni ’70, che pure furono pericolosi, non c’erano questi momenti aggregativi che ci sono su questi siti. Così si rischia di autoalimentare l’odio che alligna in alcune frange».
    • «Una cosa è certa – sottolinea – qualcosa va fatto perchè non si può accettare che si pubblichino istigazioni all’odio violento»
    • il ministro dell’Interno ha presentato oggi al Consiglio dei ministri l’annunciato testo del disegno di legge che prevede sanzioni contro chi crea turbative violente durante le manifestazione e diffonde contenuti violenti su Internet. Lo ha confermato il ministro Altero Matteoli, nel corso della conferenza stampa. «Il testo – ha aggiunto – è oggetto di valutazioni approfondite», e «salvo alcuni aggiustamenti» nel cdm «c’è l’accordo di tutti – ha proseguito Matteoli – nel presentare un provvedimento»
    • «bisogna conciliare, in un Paese democratico, la possibilità di manifestare senza che questa libertà venga disturbata gravemente»
    • Parte in questi giorni, a Roma, la quarta edizione di Capitale Digitale, un ciclo di incontri promossi da Telecom Italia, Fondazione Romaeuropa, Comune di Roma e la celebre testata Wired. Il convegno annuale cerca di fare il punto sugli aspetti della cultura digitale insieme a esponenti di livello internazionale provenienti da settori ed esperienze differenti
    • il protagonista sarà Joi Ito, CEO di Creative Commons, la principale organizzazione non profit dedicata all’espansione della portata delle opere di creatività offerte alla condivisione e all’utilizzo pubblici, che ha come obiettivo quello di riformulare non solo le leggi, ma il concetto stesso di copyright nell’era digitale; si parlerà quindi di temi attuali come Open Internet e Copyright.
    • Poiché proprio in questi giorni in Italia, il paese che lo ospiterà per la conferenza, si sta nuovamente parlando di assurdità strumentali come il controllo di Internet, a seguito dei fatti gravi avvenuti nei giorni scorsi, Ito si è così pronunciato in merito: “La mia opinione è che una società per crescere deve usare lo stesso sistema che si usa per curare il proprio corpo. Un corpo solido lo si costruisce quando ti esponi, quando accetti di superare dei limiti, quando ti poni in maniera aperta davanti alle sfide e le intemperie. Internet ha molte difficoltà, non è diventato forte con il controllo ma con l’apertura, l’esposizione alle “intemperie” e il superamento dei limiti. Internet non andrà via, la tecnologia dell’informazione sarà qui per sempre, e la società crescere ha bisogno di essere aperta non di essere limitata, le società libere crescono, quelle controllate no”.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Bavaglio a internet e stampa. Ritorna il DDL contro i blog.

E’ approdato in Commissione alla Camera uno dei famosi DDL che tentano di mettere il bavaglio alla Rete: il testo Pecorella-Costa, C.881, che vuole estendere la normativa sulla stampa a tutti i siti internet aventi carattere editoriale. Punto Informatico ne parla in questi giorni con un articolo molto dettagliato che vi invito a leggere. Lo spirito censorio di questa legge farebbe in un attimo cadere nel silenzio tutti i blogger di internet.

Questo scrivo Pecorella e Costa come giustificativo del loro atto:

  • L’articolo 1 della presente proposta di legge interviene sulla legge sulla stampa, la legge 8 febbraio 1948, n. 47, specificando che essa si applica anche ai siti internet aventi natura editoriale, ampliando l’ambito applicativo dell’istituto della rettifica, prevedendolo anche per la stampa non periodica, come, per esempio, i libri, riformulando il reato di diffamazione con il mezzo della stampa per fatto determinato e disciplinando il risarcimento del danno.
  • L’articolo 2 interviene sul codice penale, modificando il regime dei delitti contro l’onore, l’ingiuria, la diffamazione e la diffamazione con il mezzo della stampa, in maniera coerente rispetto alle scelte effettuate per il delitto di diffamazione con il mezzo della stampa per fatto determinato.
  • Si modifica, inoltre, il codice di procedura penale (articolo 3), prevedendo la sanzione pecuniaria in caso di querela temeraria. Si tratta di una norma che potrebbe sembrare ultronea rispetto al contenuto della proposta di legge, ma che in realtà è strettamente connessa alla ratio del provvedimento. Infatti, essa e volta a ridurre il rischio di querele presentate solamente come forma di pressione psicologica in vista di un risarcimento civile, fenomeno che vede proprio i giornalisti quali principali vittime.

In sostanza, i blogger sarebbero soggetti alla disciplina sulla stampa, la loro opera avrebbe conseguenze penali e pertanto, dinanzi alla prospettiva di essere querelati e di vedersi ingiunto un risarcimento milionario, molti siti verrebbero chiusi o non più aggiornati. E’ la chiusura della rete. Tutto questo, è scritto per tutelare “la libertà di stampa e il diritto di cronaca”. Assurdo.

Allora la manifestazione indetta dalla FNSI – spostata al 3 Ottobre, non senza polemiche – per difendere la libertà di stampa, deve porre in rilievo questo gravissimo rischio: il bavaglio che si vuol mettere alla rete è altrettanto pericoloso di quello che cercano di sottoporre a stampa e televisione. La libertà di espressione dei blogger verrebbe irrimediabilmente compromessa.

La FNSI ha deciso di rimandare la protesta in segno di lutto per i soldati morti in Afghanistan: c’è chi è andato lo stesso in piazza, a piazza Navona per la precisione, dove si sono ritrovati alcuni gruppi della sinistra; c’è chi ha scritto che la protesta non è anti-nazionale, ma la contrario, dal momento che è fatta per difendere un principio costituzionale, è pienamente patriottica, mentre invece chi cerca di soffocare l’art. 21 è fondamentalmente contro la libertà quindi contro l’Italia democratica. Ma forse il 3 Ottobre si avrà ancora più rilevanza. Si crea così involontariamente un incrocio di date. Negli stessi giorni riprende la discussione alle Camere del DDI sulle intercettazioni. Il 4 Ottobre è attesa la decisione sul lodo Alfano. Il 5 Ottobre la caduta del nano-duce?

  • tags: no_tag

    • Il 14 settembre scorso è stato assegnato alla Commissione Giustizia della Camera un disegno di legge a firma degli Onorevoli Pecorella e Costa attraverso il quale si manifesta l’intenzione di rendere integralmente applicabile a tutti i “siti internet aventi natura editoriale” l’attuale disciplina sulla stampa.
    • Sono bastati 101 caratteri, spazi inclusi, all’On. Pecorella per surclassare il Ministro Alfano che, prima dell’estate, aveva inserito nel DDL intercettazioni una disposizione volta ad estendere a tutti i “siti informatici” l’obbligo di rettifica previsto nella vecchia legge sulla stampa e salire, così, sulla cima più alta dell’Olimpo dei parlamentari italiani che minacciano – per scarsa conoscenza del fenomeno o tecnofobia – la libertà di comunicazione delle informazioni ed opinioni così come sancita all’art. 11 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino e all’art. 21 della Costituzione.
    • l’On. Pecorella intende aggiungere un comma all’art. 1 della Legge sulla stampa – la legge n. 47 dell’8 febbraio 1948, scritta dalla stessa Assemblea Costituente – attraverso il quale prevedere che l’intera disciplina sulla stampa debba trovare applicazione anche “ai siti internet aventi natura editoriale”
    • Quali sono i “siti internet aventi natura editoriale” cui l’On. Pecorella vorrebbe circoscrivere l’applicabilità della disciplina sulla stampa?
      Il DDL non risponde a questa domanda, creando così una situazione di pericolosa ed inaccettabile ambiguità.
    • l’unica definizione che appare utile al fine di cercare di riempire di significato l’espressione “sito internet avente natura editoriale” è quella di cui al comma 1 dell’art. 1 della Legge n. 62 del 7 marzo 2001 – l’ultima riforma della disciplina sull’editoria – secondo la quale “Per «prodotto editoriale» (…) si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici“.
    • una definizione troppo generica
    • Tutti i siti internet attraverso i quali vengono diffuse al pubblico notizie, informazioni o opinioni, dunque, appaiono suscettibili, in caso di approvazione del DDL Pecorella-Costa, di dover soggiacere alla vecchia disciplina sulla stampa
    • Il DDL Pecorella Costa, infatti, si limita a stabilire con affermazione tanto lapidaria nella formulazione quanto dirompente negli effetti che “le disposizioni della presente legge (n.d.r. quella sulla stampa) si applicano altresì ai siti internet aventi natura editoriale“.
    • La vecchia legge sulla stampa, scritta nel 1948 dall’Assemblea Costituente, naturalmente utilizza un vocabolario e categorie concettuali vecchie di 50 anni
    • significa che attraverso la nuova iniziativa legislativa si intende rendere applicabili ai siti internet tutte le disposizioni contenute nella legge sulla stampa, occorre prepararsi al peggio ovvero ad assistere ad un fenomeno di progressivo esodo di coloro che animano la blogosfera e, più in generale, l’informazione online dalla Rete.
    • I gestori di tutti i siti internet dovranno, infatti, pubblicare le informazioni obbligatorie di cui all’art. 2 della Legge sulla stampa, procedere alla nomina di un direttore responsabile (giornalista) in conformità a quanto previsto all’art. 3, provvedere alla registrazione della propria “testata” nel registro sulla stampa presso il tribunale del luogo ove “è edito” il sito internet così come previsto all’art. 5, aver cura di comunicare tempestivamente (entro 15 giorni) ogni mutamento delle informazioni obbligatorie pubblicate e/o richieste in sede di registrazione (art. 6), incorrere nella “sanzione” della decadenza della registrazione qualora non si pubblichi il sito entro sei mesi dalla registrazione medesima o non lo si aggiorni per un anno (art. 7), soggiacere alle norme in tema di obbligo di rettifica così come disposto dall’art. 8 che il DDL Pecorella intende modificare negli stessi termini già previsti nel DDL Alfano e, soprattutto, farsi carico dello speciale regime di responsabilità aggravata per la diffusione di contenuti illeciti che, allo stato, riguarda solo chi fa informazione professionale.
    • vuol dire aprire la porta ad azioni risarcitorie a sei zeri contro i proprietari delle grandi piattaforme di condivisione dei contenuti che si ritrovino ad ospitare informazioni o notizie “scomode” pubblicate dai propri utenti
    • Blogger e gestori di siti internet, infatti, da domani, appaiono destinati ad esser chiamati a soggiacere allo speciale regime aggravato di responsabilità previsto per le ipotesi di diffamazione a mezzo stampa o radiotelevisione.
  • tags: no_tag

    • Il cordoglio e l’umana pietà per i militari italiani morti a Kabul sono incompatibili con la difesa della libertà di stampa? Solo a chi coltiva una follia del genere poteva venire in mente di spostare la manifestazione di sabato, quasi che essa, in quanto di denuncia dell’attuale governo (anzi regime) debba essere vissuta come ipso facto anti-nazionale, anziché in sommo grado patriottica, come in effetti era, poiché con l’obiettivo di salvare il paese dall’abiezione in cui il berlusconismo lo sta precipitando.
    • la manifestazione era stata indetta controvoglia
    • Nella Federazione della Stampa convive di tutto, infatti, dai giornalisti-giornalisti agli aficionados del killeraggio mediatico contro gli oppositori del regime (o anche i sostenitori del governo che solo accennino alla fronda), passando per tutte le gradazioni del giornalismo d’establishment
    • La verità è che la manifestazione avrebbero dovuto indirla i partiti dell’opposizione, dispiegando tutte le loro forze organizzative e comunicative, affidando poi ai tre giuristi dell’appello che sta sfiorando 400 mila adesioni, Cordero, Rodotà e Zagrebelsky, tre tra le figure più alte dell’Italia di oggi, ogni decisione sugli interventi dal palco e lo svolgimento della manifestazione.
    • Rinunciando alla manifestazione non si dimostra un maggior cordoglio per i soldati italiani uccisi a Kabul. Si confessa solo il timore per il linciaggio mediatico che il regime avrebbe scatenato proprio con questo aberrante pretesto.
  • tags: no_tag

    • Lo spostamento della manifestazione nazionale sulla libertà di informazione dal 19 settembre al 3 ottobre ha creato tanta solidarietà e qualche malumore.

    • Entrambe le posizioni sono legittime e Articolo 21, nel suo complesso, ha scelto la via dell’Italia solidale con i ragazzi morti in Afghanistan.
    • La scelta della Fnsi è giusta, comprensibile e doverosa.
    • La protesta a difesa dell’articolo 21 della Costituzione è sacrosanta. Il diritto ad informare e ad essere informati merita di essere proclamato, in piazza, in tutta la sua potenza e non può rischiare di essere oscurato da strumentalizzazioni e scarso risalto mediatico.
    • Oltre ad una scelta di opportunità (manifestare nei giorni del lutto nazionale è di cattivo gusto) c’è anche lo spazio per protestare alla luce di due scadenze che, se vogliamo dirla tutta, porteranno maggiore attenzione sull’appuntamento del 3 ottobre. Proprio in quei giorni ci sarà la decisione della Corte sul Lodo alfano. E subito dopo tornerà in discussione la legge che mina alla base il diritto di cronaca attraverso nuovi divieti sulle intercettazioni telefoniche.
    • dopo quel che è accaduto in Afghanistan, un nuovo tema: quello dell’informazione dimenticata, come quello della guerra Afghana. Tra i temi dell’informazione nascosta, infatti, ci sta anche la cattiva informazione su quel che succede in Afghanistan
    • l’aumento delle truppe non aumenta la sicurezza del popolo Afghano
  • Sara Menafra – Pochi ma buoni per la libertà di stampa

    tags: no_tag

    • Non era facile intercettare in poche ore tutti quelli che avrebbero voluto mantenere la manifestazione per la libertà di stampa, convincerli ad andare in strada lo stesso e spostare l’appuntamento in piazza Navona.
    • Nell’angolo di piazza Navona assediato dai turisti del sabato si sono avvicendate alcune centinaia di persone per tutto il pomeriggio. Non molte, ma sufficienti per far dire alle redazioni di Liberazione, Terra, Radio città aperta, Left ed Erre che sì, «ne valeva la pena».
    • Quotidiani periodici e radio – insieme a Rifondazione comunista, Pdci, Sinistra critica, Partito comunista dei lavoratori e Sinistra popolare (l’organizzazione fondata da Marco Rizzo, ex pdci)- venerdì sera hanno deciso di confermare l’appuntamento fissato da settimane per il pomeriggio di ieri. Poco convinti della scelta fatta dalla Federazione della stampa, che ha invece scelto di spostare la propria iniziativa due settimane più in là, per preservare il lutto nazionale di queste ore
    • nonostante le divergenze di queste ore, sono già pronti a tornare in piazza il 3 ottobre, assieme alla Fnsi. «Siamo partecipi del cordoglio per le vittime dell’attentato – dice il direttore di Radio città aperta Marco Santopadre – ma in noi resta la rabbia per una informazione ostaggio dei poteri forti».
    • L’emergenza c’è, dice il regista Citto Maselli, pure lui in piazza: “Siamo in un momento terrificante ed è per questo che annullare la manifestazione è stato uno sbaglio. Davanti all’impressionante atmosfera repressiva che si respira in queste ore, possiamo solo tentare di renderci visibili”
    • era stato lui, Citto Maselli il principale bersaglio del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. Accusato, assieme a Michele Placido, di aver intascato denaro pubblico per realizzare film «che al botteghino incassano 3 o 4mila euro»
    • «Mi sembra di essere tornato all’epoca di Scelba, quando il piccolo teatro di Strehler non poteva andare all’estero per non dare un’immagine negativa del paese»

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.