Il 2013 in dodici terribili post

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#direngeziparki (Photo credit: A H T)

Che dire del 2013? L’anno delle elezioni politiche in Italia e in Germania, delle Larghe Intese, dello Shutdown e della Decadenza. Delle rivolte di piazza, di Gezipark e del Riot in Rio. Della deriva egiziana e della guerra civile siriana. Di Snowden e della NSA. Di Renzi e Civati e della fine di una classe politica in Italia.

Tutto quanto è accaduto davvero e lo potete ritrovare in questi dodici tremendi post che vi ricorderanno il meglio e soprattutto il peggio di quanto successo sinora. Come si è soliti dire in codeste occasioni: ad maiora.

Mali: infine arrivarono le bombe francesi

gennaio 12, 2013- Le aspettano da quasi un anno, a Timbuctu, le bombe francesi. L’immobilismo di Ecowas e dell’Onu (che scelse Romano Prodi come mediatore dell’area del Sahel) anche di fronte all’escalation della guerriglia jihadista era troppo anche per uno come Francois Hollande. Da ieri le truppe francesi, per aria e per terra, guidano l’offensiva contro Ansar El […]

Blocco totale

febbraio 25, 2013 – Non ci si può nascondere, questa volta. Non si potrà dire che è stata colpa dei 5 Stelle. La sconfitta è evidente, soprattutto se si guarda alla ex regione in bilico, la Lombardia, dove il centrodestra mantiene un 38% di consensi, nonostante tutto, nonostante questi anni terribili, dove si è visto e sopportato di tutto. […]

Crisi di Governo | Napolitano anestetizza la Repubblica Parlamentare

marzo 30, 2013 – Tecnicamente, con la scelta di oggi pomeriggio di ammettere la prorogatio di Mario Monti, Giorgio Napolitano ha fatto la più grande riforma istituzionale di sempre: ha modificato la Forma di Governo. La crisi del parlamentarismo (che attanaglia il nostro paese da almeno dieci anni, come è evidente dalla trasformazione della pratica della decretazione d’urgenza in iniziativa legislativa […]

In Francia il Matrimonio è per tutti

aprile 23, 2013 – La nuova legge che estende il matrimonio a tutti, e quindi alle coppie omoosessuali, dovrà ancora passare il vaglio del Consiglio Costituzionale. Il provvedimento è stato approvato dall’Assemblea Nazionale oggi pomeriggio, alle ore 17 05, con 331 voti favorevoli e 225 contrari. Naturalmente è una legge che divide l’opinione pubblica, così come ha diviso il […]

Finanziamento Partiti: la riforma Letta e il trucco dell’inoptato

maggio 31, 2013 – Secondo il progetto di riforma preparato dal Governo Letta, uno dei meccanismi che dovrebbe regolamentare il Finanziamento dei partiti politici sono il 2xmille e le detrazioni d’imposta per le cosiddette erogazioni liberali. Fondamentalmente lo schema del disegno di legge somiglia a quanto proposto dal democratico Walter Tocci ma con alcune sostanziali differenze. La prima, la più […]

Gezi Park, testimoniare le violenze – #DirenGeziParki

giugno 16, 2013 – Ancora immagini da Istanbul, immagini di rivolta e di repressione. Child overcome by tear gas in hotel near #GeziPark. @Reuters photo by Yannis Behrakis. reut.rs/17NYG96 http://t.co/NIhpaVuWx6— Jim Roberts (@nycjim) June 15, 2013 Tear gas in lobby of Divan Hotel in #Istanbul amid police move on #GeziPark. via @AkinUnver http://t.co/hv7g0KbYR9— Jim Roberts (@nycjim) June 15, 2013 […]

Civati ci candida a segretari del PD #wdays

luglio 7, 2013 – Giuseppe Civati ha annunciato, in conclusione del Politicamp a Reggio Emilia, la sua candidatura a segretario del PD. Lo aveva già fatto da tempo, lo ha ribadito oggi, dinanzi alla platea che ha partecipato ai lavori di questi ultimi tre giorni. Ha detto: #wdays #civati io non ho nessuno dietro, ma vedo molta gente davanti […]

Mai più candido

agosto 1, 2013 – La sentenza è definitiva. Lo spazio per le opinioni e le interpretazioni è finalmente ridotto a zero. Ci fu evasione fiscale con frode, organizzata da Berlusconi Silvio e messa in opera per il tramite dell’Avvocato David Mills e di un sistema di società off-shore che drenavano denari dalla medesima Mediaset verso conti in nero in […]

Siria, futuro plurale

settembre 15, 2013 – Siria, futuro plurale – di Vanna Pisa Il labirinto siriano è formato da numerosi percorsi che si intrecciano nello spazio e nel tempo. Questioni religiose, geopolitiche, economiche, sociali e culturali. Come sappiamo USA e Russia stanno spostando ingenti forze militari nello scacchiere siriano: Assad per certi versi è un pretesto, lo scontro è mosso anche da […]

Shutdown della politica

ottobre 6, 2013 –La crisi del governo federale degli Stati Uniti nasconde un lunghissimo braccio di ferro che alcune parti del partito Repubblicano conducono sin dal 2010, anno di approvazione dell’Obamacare, la riforma sanitaria. Il New York Times racconta, in un resoconto a firma di Sheryl Gay Stolberg e Mike McIntire, che immediatamente dopo la conferma del secondo […]

Arrampicata stile libero e caso Cancellieri

novembre 16, 2013 – A questo fanno pensare le dichiarazioni di Cuperlo e Renzi circa il caso dell’aiutino alla famiglia Ligresti. Il ‘tengo amici’ del Ministro dell’Interno pone in grande imbarazzo due dei tre (quattro..) candidati alle primarie per la segreteria del Pd. Cuperlo, riporta oggi Repubblica.it, pur essendo favorevole alle dimissioni della Ministro, tiene a precisare il suo […]

Il Porcellum non c’è più

dicembre 4, 2013 – Con il seguente comunicato, la Consulta questo pomeriggio ha dichiarato incostituzionali sia il premio di maggioranza che le liste bloccate della legge elettorale Calderoli. La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme della legge n. 270/2005 che prevedono l’assegnazione di un premio di maggioranza – sia per la Camera dei Deputati che per il Senato della […]

Videomessaggio, o la persistenza della decadenza

ImmagineNon cade. Rimane in sospensione, come una minaccia. Lui, Berlusconi, ha rievocato la belle époque del 1994. Il mezzo con cui l’ha fatto è sempre il medesimo: un prodotto televisivo, un videomessaggio. L’antichità tecnologica del metodo non deve indurvi in errore. L’uomo è sempre attuale con il suo inganno, sempre presente, in ogni istante, a modificare o correggere la realtà. La sua colpevolezza è camuffata, mascherata con lo stesso cerume impiegato per andare in onda. I denari sottratti al fisco sono solo lo zero virgola. il rischio, quello di consegnare il paese nelle mani della mitologica Sinistra, quel mostro informe, senza volto, che risiede in ogni spicchio della macchina statale, come una sorta di società segreta tesa a far soggiacere l’individuo indifeso sotto il peso della burocrazia e delle tasse. Lui, il portatore della Rivoluzione Liberale, promette sempre che vi libererà, dalla Sinistra, che mai s’è vista, mai s’è incontrata. Con gli occhi che sono poco più che fessure, vi promette che non vi lascerà soli, vi accompagnerà, giù nel gorgo a cui è destinato. E poi vi invita, vi invita a reagire, a protestare (contro chi? contro cosa? ah la Sinistra, la Sinistra, la Sinistra), a prendere la tessera del suo nuovo vecchio vecchissimo partito. Ecco, l’ha fatto di nuovo. Vi ha venduto il set di pentole, il letto pieghevole, il materasso in gommapiuma, tutto pagabile in comode rate mensili che sono già tutte addebitate sul vostro conto corrente. Mentre siete ancora intenti a raccogliere le evidenze dell’ennesimo raggiro, un trasferimento di denaro passa da un isola off-shore all’altra. Così, come un soffio di vento che spazza un po’ di foglie, che non ci fai più caso, il diciannovesimo autunno è cominciato sempre uguale.

I titoli della Crisi 3 – L’Unità

I titoli della Crisi 3 - L'Unità

Due indizi diventano un sospetto: ‘Alfano minaccia sull’Imu’. Appunto.

I titoli della Crisi 2 – Libero

I titoli della Crisi 2 - Libero

Annuntio vobis. Che significa: il 30 Agosto, il CdM sull’Imu sarà disertato dai ministri PdL. Si aprirà la crisi con verifica parlamentare già prima del 9 Settembre.

I titoli della Crisi 1 – Il Giornale

I titoli della Crisi 1 - Il Giornale

Notevole, il sottotitolo.

Fallita la mediazione di Alfano, non resta che il baratro

L’incontro Alfano-Letta di ieri, ovvero fra presidente del Consiglio e vicepresidente (paradossale questo cortocircuito), è stato nefasto per Berlusconi. Alfano si era auto-incaricato per questa missione impossibile. Si era convinto di avere possibilità e argomenti per far propendere l’indomito Letta e il PD per l’allungamento dei tempi e il rinvio alla Consulta della legge Severino sull’incandidabilità e la decadenza, altrimenti nota come Decreto Monti. Ha fallito e probabilmente con questo vano tentativo svaniranno anche i suoi sogni di futura leadership del PdL.

Ma non è questo il punto. All’ex Cavaliere è rimasta la sola carta, la carta che voleva giocarsi già ieri, quando si è frapposto Alfano fra lui e il ‘bottone rosso’. La carta è questa: entro il 30 Agosto il governo dovrà trovare due miliardi per cancellare la rata Imu di Giugno. Basterà far dimettere i ministri prima, o in conseguenza della decisione del governo sull’Imu ed aprire la crisi non già sul voto in Giunta per le autorizzazioni, previsto per il 9 Settembre e già in odore di rinvio, bensì proprio sull’odiata tassa. Poi sarà battaglia mediatica. Videomessaggi. Telegiornali viziati dalla visione del padrone. E’ abbastanza tutto prevedibile. Letta ha tradito l’accordo del governissimo. Letta non ha cancellato l’Imu. Letta di qua, Letta di là. In realtà, il battage propagandistico è già in atto. Si svolge da teleschermi e dalle rotative con un perpetuo capovolgimento della verità, per cui uno che ha frodato il fisco viene dipinto come una vittima di ingiustizia.

In ogni caso, gli scenari in Parlamento potrebbero essere i seguenti:

ipotesi 1) il PD resta fermo nelle sue posizioni, viene votata la decadenza già il 9 Settembre, si apre la crisi, Napolitano rinvia alle Camere un Letta bis senza i berlusconiani e con qualche ministro che possa intercettare il voto radicale dei 5 Stelle, che a loro volta avranno perso una trentina fra deputati e senatori, numero minimo ma sufficiente per il PD e Letta a ricucire la crisi;

ipotesi 2) gli incappucciati (cfr. Puppato) del PD aiutano Berlusconi e la Giunta vota per il rinvio; il PD si spacca ma non del tutto, Letta può continuare a governare per alcuni mesi;

ipotesi 3) la linea dura di Berlusconi e dei falchi del PdL genera una rottura nel partito del predellino e Letta può beneficiare di venti senatori di centrodestra, passati al nemico; Letta può far valere la sua rete relazionale, vastissima e sotterranea;

ipotesi 4) le minacce di B. impediscono ai venti senatori traditori di fuoriuscire; la crisi mette al tappeto Letta e il PD che si divide di nuovo fra chi cerca un dialogo con i 5 Stelle e chi no; entra in campo Renzi, che chiama le primarie e di conseguenza le urne;

ipotesi 5) il M5S resta unito; Napolitano rifiuta di sciogliere le Camere e si dimette; caos istituzionale; il PD si divide in aula in due gruppi, i letto-franceschiniani, per responsabilità verso il paese, diventano sostenitori dell’incostituzionalità del decreto Monti; un berlusconiano viene eletto al Colle e viene predisposto un governo con il centro destra, la Lega, i letto-franceschiniani, Casini, i resti di Scelta Civica, che come primo provvedimento emetterà un decreto salvacondotto finendo per violare definitivamente lo Stato di Diritto.

Questo è un racconto fantasioso, anche se non esaustivo, delle possibili evoluzioni della crisi di governo (che vive e lotta in mezzo a noi) ricostruite attraverso le elucubrazioni giornalistiche di questi giorni. Sarà poi tanto lontano dal vero?

Cosa ha detto Napolitano sull’agibilità politica di Berlusconi

L’attesa nota del Presidente della Repubblica Napolitano circa la cosiddetta ‘agibilità’ politica di Berlusconi (che, come saprete, da condannato in via definitiva, è politicamente inagibile) è la riaffermazione del programma di governo che egli stesso ha consegnato a Enrico Letta un bel dì, 110 giorni fa, pressapoco.

Punto primo, la situazione economica: una “azione di governo che, con l’attivo e qualificato sostegno del Parlamento, guidi il paese sulla via di un deciso rilancio dell’economia e dell’occupazione”;

Punto secondo, le riforme con un rafforzativo sulla legge elettorale: “essenziale è procedere con decisione lungo la strada intrapresa, anche sul terreno delle riforme istituzionali e della rapida ( nei suoi aspetti più urgenti ) revisione della legge elettorale”.

Parla di una tendenza arbitraria, quella sorta dopo la sentenza definitiva sul caso Mediaset, volta “ad agitare, in contrapposizione a quella sentenza, ipotesi arbitrarie e impraticabili di scioglimento delle Camere”. Poi il capoverso decisivo.

Di qualsiasi sentenza definitiva, e del conseguente obbligo di applicarla, non può che prendersi atto. Ciò vale dunque nel caso oggi al centro dell’attenzione pubblica come in ogni altro.

Tutto il resto sono opinioni, dice Napolitano. opinioni che valgono fintanto che non si viola “il limite del riconoscimento del principio della divisione dei poteri e della funzione essenziale di controllo della legalità che spetta alla magistratura nella sua indipendenza”. Non è accettabile che vengano ventilate forme di ritorsione ai danni del funzionamento delle istituzioni democratiche. Sì, Berlusconi è un leader importante e incontrastato di una forza politica, ma in merito a questo lo Stato di Diritto non può nulla. Sarà tal partito a decidere della sorte politica del proprio leader. Le sentenze si applicano, tutto il resto non ha alcun valore:

mentre toccherà a Silvio Berlusconi e al suo partito decidere circa l’ulteriore svolgimento – nei modi che risulteranno legittimamente possibili – della funzione di guida finora a lui attribuita, preminente per tutti dovrà essere la considerazione della prospettiva di cui l’Italia ha bisogno.

Napolitano quindi opera una scissione fra ruolo guida del partito e carica istituzionale. La sentenza, e ciò che ne consegue (decadenza e incandidabilità), deve essere applicata, poiché questo è il nostro Stato di Diritto. L’agibilità politica di Berlusconi, nel senso della sua funzione di leadership nel panorama partitico italiano, non compete a questa sfera.

In merito alla clemenza, Napolitano ricorda punto per punto la procedura descritta dall’articolo 681 del codice di Procedura Penale:

L’articolo 681 del Codice di Procedura Penale, volto a regolare i provvedimenti di clemenza che ai sensi della Costituzione il Presidente della Repubblica può concedere, indica le modalità di presentazione della relativa domanda. La grazia o la commutazione della pena può essere concessa dal Presidente della Repubblica anche in assenza di domanda. Ma nell’esercizio di quel potere, di cui la Corte costituzionale con sentenza del 2006 gli ha confermato l’esclusiva titolarità, il Capo dello Stato non può prescindere da specifiche norme di legge, né dalla giurisprudenza e dalle consuetudini costituzionali nonché dalla prassi seguita in precedenza. E negli ultimi anni, nel considerare, accogliere o lasciar cadere sollecitazioni per provvedimenti di grazia, si è sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda quale prevista dal già citato articolo del C.p.p.. Ad ogni domanda in tal senso, tocca al Presidente della Repubblica far corrispondere un esame obbiettivo e rigoroso — sulla base dell’istruttoria condotta dal Ministro della Giustizia — per verificare se emergano valutazioni e sussistano condizioni che senza toccare la sostanza e la legittimità della sentenza passata in giudicato, possono motivare un eventuale atto di clemenza individuale che incida sull’esecuzione della pena principale.

Nessuna domanda gli è pervenuta. L’atto di clemenza del Presidente è di sua stretta responsabilità ma la prassi corrente prevede una domanda e uno specifico iter di esame. Napolitano vuol tenere le mani libere. Vuol sfidare i peones berlusconiani a presentare la richiesta di clemenza. E se dovessero mai inginocchiarsi dinanzi al Quirinale, il Presidente ha già avvisato: ci sono specifiche norme di legge da rispettare, il parere positivo è tutt’altro che scontato.

Ancora sull’incandidabilità di Berlusconi e la decadenza da senatore

Il consiglio di Stato, con la sentenza n. 695/2013, ha – come riferisce Vito Crimi su Facebook – messo “una pietra sopra” alla teoria della inapplicabilità del decreto Monti (n. 253/2012) alla fattispecie berlusconiana (la cosiddetta “linea Guzzetta” che farebbe leva sullo jus superveniens e l’irretroattività delle leggi). La sentenza è datata 06/02/2013 e riferisce al caso di Marcello Miniscalco, candidato nella lista regionale del candidato Presidente Paolo Di Laura Frattura per l’elezione del Presidente della Giunta Regionale e del Consiglio Regionale del Molise, avvenuta nei fatidici giorni 24 e 25 febbraio 2013. il ricorso di Miniscalco era rivolto contro la decisione dell’Ufficio Centrale Regionale con la quale – cito dal testo della sentenza –  “è stata disposta la cancellazione del nominativo del candidato Miniscalco Marcello dalla lista regionale a supporto del candidato Presidente Paolo Di Laura Frattura”.

Miniscalco fu condannato nel 2001 per abuso d’ufficio. Sentenza definitiva ma, per la durata della condanna, rientra nella casistica prevista dal decreto legislativo 253/2012. L’Ufficio Centrale Regionale ha correttamente applicato la legge e il 28 Gennaio, un mese prima del voto, mise Miniscalco fuori partita.

Il ricorrente sosteneva:

  1. che “la normativa inibitoria di cui al citato D.Lgs. n. 235/2012 sarebbe applicabile solo con riferimento alle sentenze successive alla sua entrata in vigore”;
  2. che il provvedimento avesse profili di incostituzionalità.

Il Consiglio di Stato ha smentito il Miniscalco, per due ordini di ragioni:

  1. fine primario perseguito è quello di allontanare dallo svolgimento del rilevante munus pubblico i soggetti la cui radicale inidoneità sia conclamata da irrevocabili pronunzie di giustizia. In questo quadro la condanna penale irrevocabile è presa in considerazione come mero presupposto oggettivo cui è ricollegato un giudizio di “indegnità morale” a ricoprire determinate cariche elettive […]; ’applicazione della richiamata disciplina ai procedimenti elettorali successivi alla sua entrata in vigore, pur se con riferimento a requisiti soggettivi collegati a fatti storici precedenti, non dà la stura ad una situazione di retroattività ma costituisce applicazione del principio generale tempus regit actum che impone, in assenza di deroghe, l’applicazione della normativa sostanziale vigente al momento dell’esercizio del potere amministrativo;
  2. l’art. 16, comma primo, del decreto legislativo n. 235/2012, in deroga al regime che sarebbe stato altrimenti applicabile in ossequio all’art. 11 cit. delle preleggi, esclude la rilevanza ostativa delle sole sentenze di patteggiamento anteriori alla data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 235/2012;
  3. non appare irragionevole l’incandidabilità di chi abbia riportato una condanna precedente all’entrata in vigore dello jus superveniens : costituisce, infatti, frutto di una scelta discrezionale del legislatore, certamente non irrazionale, l’aver attribuito all’elemento della condanna irrevocabile per determinati reati una rilevanza così intensa, sul piano del giudizio di indegnità morale del soggetto, da esigere, al fine del miglior perseguimento delle richiamate finalità di rilievo costituzionale della legge in esame – connesse ai valori dell’imparzialità, del buon andamento dell’amministrazione e del prestigio delle cariche elettive – l’incidenza negativa sulle procedure successive anche con riguardo alle sentenze di condanna anteriori alla data di entrata in vigore della legge stessa (così Corte Cost., sent. n. 118/1994 cit.) – sentenza 695/2013 Consiglio di Stato.

Tornando al caso di Berlusconi:

  • la sentenza definitiva è sopraggiunta in data posteriore all’entrata in vigore del decreto legislativo 253/2012 – vi ricordo il comma 1 dell’articolo 1 del decreto Monti: “Non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire”, equivale a dire che l’eletto, se condannato definitivamente, decade dalla sua funzione;
  • le elezioni politiche di Febbraio si sono svolte quando la disciplina sull’incandidabilità dei condannati era già in vigore.

Non credo ci sia altro da aggiungere.

 

Ius superveniens [diritto o legge successiva] (teoria gen.)
Espressione adoperata in relazione al fenomeno della successione delle leggi nel tempo.
Il principale problema posto dallo (—) è quello relativo alla normativa applicabile ai rapporti giuridici nati nel vigore della vecchia normativa e destinati ad esaurirsi nell’ambito della normativa nuova. A tal proposito vige il principio dellairretroattività delle leggi, in forza del quale i rapporti sorti nel vigore della precedente normativa continuano ad essere da essa disciplinati (

Silvio e le cinque giornate di Sodoma

Hendrik Goltzius, Lot e le figlie (1616)

 

Durante il periodo del suo ritiro a Capri fece arredare con divani una stanza apposita, che divenne il luogo dove dava sfogo alla sua segreta libidine. Lì, infatti, requisiti da ogni dove gruppi di ragazze e invertiti, assieme a quelli che lui chiamava “spintrie”, che inventavano mostruose forme di accoppiamento, li costringeva ad unirsi a tre a tre e a prostituirsi tra loro in ogni modo, per eccitare la sua virilità di uomo ormai in declino.

[Svetonio, Vite dei Cesari, Tiberio]

La decadenza di Silvio IV; Silvio si è fermato a Sodoma; la senilità di Silvio: in altre decine di modi avrei potuto intitolare questo post. La realtà appare oramai chiara: il caso Ruby Rubacuori potrebbe essere il capolinea del governo. La Lega si è spazientita, ma anche nelle ultime ore è tornata a rivolgere parole di fuoco contro l’ipotesi di governo tecnico. Al di là della decadenza sessuale di B., forse solo ipotetica ma pur così letteraria, è il caso politico a far da detonatore a una situazione già di per sé esplosiva, con la questione Lodo Alfano irrisolta, la querelle sulla Riforma della Giustizia e della assoggettabilità al Viminale dei pubblici ministeri, i rifiuti di Napoli e le rivolte di Terzigno e Boscoreale. Le indebite pressioni sulla questura di Milano per la liberazione di Karima El Mahroug, una diciassettenne ora diciottenne aspirante Velina o Letterina o Consigliera Regionale – che intanto è lo stesso – sono il nuovo inaspettato caso giudiziario che coinvolge B. fino al collo: l’uso abnorme del potere personale. Ed è una inchiesta per giunta nelle mani di Ilda Boccassini, la quale stamane ha provveduto a interrogare l’ex questore Indolfi, difeso invece strenuamente da Maroni. Se ne deduce che lo scenario ritorna ad essere quello di inizio settembre, con la possibilità di un voto di sfiducia e l’apertura di una crisi al buio.

L’escalation della polemica politica oggi sui giornali:

Governo, Berlusconi: non mi ritiro, Udc valuti suo sostegno Reuters Italia

Caso Ruby, interrogato l’ex questore Lega: rivolta contro il Governo Tecnico la Stampa

Berlusconi: se lasciassi procurerei danni seri al paese RaiNews24

Calderoli, governo tecnico e’ golpe ANSA.it

E indovinate nelle mani di chi è la pistola con il colpo in canna di questa irrazionale roulette russa? Proprio di Fini. Sono infatti i deputati e i senatori di FLI a dover prendere la scelta se terminare con l’iniezione letale questo governo immobilista, o continuare la pantomima dell’appoggio condizionato, con qualche voto a favore regalato (vedi casi immunità Lunardi e il voto sulla retroattività del Lodo Alfano) in cambio di una pubblica dialettica inconcludente ma che appaga da un punto di vita elettorale. Insomma, mentre PD, IDV e UDC per una volta sembrano non ammettere dei distinguo e marciano insieme verso la mozione di sfiducia, il cero corto rimane nelle mani di Fini. Stando alle sue dichiarazioni di ieri, pare proprio la fine per B.:

Decisamente meno bonarie le valutazioni del presidente della Camera Gianfranco Fini che ha parlato di una vicenda «imbarazzante per l’Italia», augurandosi che le cose «non siano andate così come sono state raccontate» e cioè che quella telefonata del premier non ci sia stata. Perchè altrimenti, dice chiaro e tondo il leader di Futuro e Libertà, si configurerebbe un «uso privato di incarico pubblico» (La Stampa.it).

E forse, soltanto allora, B. potrà optare come Tiberio per il suo ritiro dorato ad Antigua e così circondarsi di ragazzi e ragazze e nani e ballerine.