Dati ISTAT: la corsa del deficit/PIL all’8%

Qualche grafico ISTAT, tanto per gradire:

Produzione industriale

Commercio al dettaglio

Tasso disoccupazione

Prezzi alla produzione

Dulcis in fundo, il rapporto Deficit/PIL, schizzato all’8% (linea rossa nel grafico):

Previsioni OCSE, Italia ai margini della ripresa

Il grafico qui sopra illustra l’andamento del PIL secondo i dati OCSE: per i trimestri 2010-q3 e 2010-q4, trattasi di proiezioni. L’Italia? Parlano di crescita zero. Ma tutte le curve sono in discesa. La ripresa non parte. E’ un dato di fatto. La stima OCSE per l’Italia per il 3° trimestre, pari a -0.3%, potrebbe essere corretta al rialzo o al ribasso di un 1.5%. Se il dato ufficiale dovesse volgere al posizito anche di uno zero virgola, non ci sarebbe comunque da gioire: l’economia è al palo.

Questo ulteriore grafico illustra l’andamento del commercio mondiale, attraverso l’Indice degli Ordini nel settore Manifatturiero: dopo il crollo nel 2008, la repentina ripresa del 2009 e ora la curva sembra testare una nuova discesa. I grafici evidenziano sempre più come la crisi sia del tipo M: crollo-ripresa-nuovo crollo. Non bastano i tassi di sconto a zero. La liquidità messa in circolo non è sufficiente. Il piano di Obama di un Nuovo New Deal appare poca cosa.

Qui invece vedete la serie storica delle curve del rapporto deficit/PIl 1995-2009: l’Italia è in buona compagnia. Ma se in Germania l’aumento del deficit è pur servito a smuovere l’economia, in Italia è denaro che cade “nel vuoto”. E’ indirizzato cioè male, non viene veicolato nella maniera corretta al fine di stimolare la domanda aggregata di beni e servizi. Possiamo dire con certezza che quel denaro si perde nei gangli della corruzione.

Relativamente al rapporto debito/PIL, l’Islanda, in un anno, ha quasi raggiunto le vette insondabili del debito/PIl italiano. Notate anche l’impennata del debito/PIL dell’Islanda e anche quella di USA e UK (nel grafico GBR). Le colonne del grafico, salvo rimedi magici, sono destinate a crescere, a cominciare dalla nostra. Certo, se non sarà governo tecnico, il successore del Berlusconi IV dovrà inventarne di nuove per frenare questa escalation.