Per Dell’Utri nuovo processo o sezioni unite?

Il sostituto procuratore generale della Cassazione Francesco Iacoviello sta chiedendo l’annullamento con rinvio della sentenza di condanna a sette anni di reclusione per il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, accusato di concorso esterno alla mafia. In alternativa, il pg ha proposto che la vicenda sia trattata dalle sezioni unite penali.

tratto da Il Fatto quotidiano

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Trattativa Stato-Mafia, parla Brusca e Ciancimino non serve più

Le dichiarazioni di Giovanni Brusca, lo sporco assassino del piccolo Di Matteo, decretano l’inutilità del dibattito sull’attendibilità di Ciancimino. Brusca confessa di aver contattato personalmente Dell’Utri tramite Mangano, di averlo avvertito delle bombe. Siamo a metà del 1993 e Berlusconi non è ancora “sceso in campo”: Brusca avvisa Dell’Utri che “senza revisione del maxiprocesso e del 41 bis le stragi sarebbero continuate”. Perché avvisare personaggi estranei al mondo della politica? Forse perché questi stavano preparando un progetto politico e erano in cerca di “adesioni”. Il progetto politico doveva servire a gestire la transizione dal vecchio sistema di referenze a quello nuovo, dal mondo andreottiano a quello post-DC, post Salvo Lima, eccetera. Brusca ha ricordato che Riina era colui che gestiva in prima persona la trattativa, che il papello fu consegnato già nel 1992, dopo la strage di Capaci e prima di Via D’Amelio, “mi fece il nome del committente finale”, ha detto. Il suo nome è quello dell’allora ministro dell’Interno: Nicola Mancino. C’è stato un prima e un dopo: fino a Capaci era la vendetta della Mafia contro il Maxi Processo e il suo artefice principale. Dopo è “trattativa”.

Così sul Corsera:

Brusca ha raccontato infatti che fino all’attentato di Falcone l’obiettivo di Riina era di influenzare il maxi-processo di mafia a Palermo. In seguito, sarebbero subentrati Marcello Dell’Utri e Vito Ciancimino che volevano «portare» a Riina la Lega e un altro soggetto politico. «In un primo tempo Riina era titubante e anch’io gli chiedevo se ci fossero novità -ha dichiarato Brusca-. Fino all’ultimo attentato Riina pensava di condizionare il maxi-processo». Ma poi, ha concluso, sarebbero subentrati,«dei soggetti indicati in Marcello Dell’Utri e Vito Ciancimino che gli volevano portare la Lega e un altro soggetto che non ricordo» (Corriere della Sera.it).

Per la Corte d’Appello, Dell’Utri tramite fra la Mafia e Berlusconi

Quella che segue è la notizia battuta dall’ANSA qualche minuto fa relativa alle motivazioni della Sentenza della Corte d’Appello di Palermo su Marcello Dell’Utri, condannato a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa:

Il senatore Marcello Dell’Utri (Pdl) avrebbe svolto una attivita’ di ”mediazione” e si sarebbe posto quindi come ”specifico canale di collegamento” tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi. Lo scrivono i giudici della Corte d’Appello di Palermo nelle motivazioni, depositate oggi e in possesso dell’ANSA, della sentenza con la quale Dell’Utri e’ stato condannato il 29 giugno scorso a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Per i giudici, Dell’Utri ”ha apportato un consapevole contributo al consolidamento e al rafforzamento del sodalizio mafioso” (ANSA.it).

E ora Fini potrà ancora chiedere a Berlusconi senso di responsabilità per la fase della crisi di governo che verrà presumibilmente dopo il 14 dicembre? Può Berlusconi, con un macigno simile, continuare a fare il Presidente del Consiglio? Possono i deputati radicali, eletti nelle liste del PD, compiere la trasmigrazione degli scranni e votare con il PdL la fiducia a Berlusconi come ha ventilato Marco Pannella oggi:

Premier a caccia di nove deputati Pannella tratta: da noi sei voti

Il Sole 24 Ore – ‎17/nov/2010‎

Forse si tratta di una provocazione. Certamente ogni deputato ha un prezzo e pare che questi non abbiano alcun ribrezzo a trovarsi dal giorno alla notte a votare per un signore connesso alla mafia per tramite del suo socio in affari. Pensate all’onorevole per fortuna, al secolo Maurizio Grassano: diventato deputato dopo l’elezione a governatore del Piemonte di Roberto Cota, l’ex leghista, ex presidente del consiglio comunale di Alessandria, inquisito per truffa al suo stesso comune, oggi ha manifestato l’intenzione di votare per B. Grassano è stato arruolato. Leggete la sua storia. Pare essere pienamente in sintonia con il governo che andrà a sostenere:

E invece, per Tony Blair, fischi da primo posto in classifica

Tony Blair come Dell’Utri? Bè, no: lui (Blair) è primo nella classifica di vendita libri in Inghilterra. E poi all’ex icona del riformismo europeo hanno lanciato uova e scarpe. A Dell’Utri niente. Blair è stato chiamato ‘criminale di guerra’ (per le guerre imperialiste dell’Afghanistan e dell’Iraq). Dell’Utri e Schifani hanno ricevuto un mesto ‘mafioso!’. Pensate invece a Gordon Brown (il successore di Blair alla guida del Labour Party): il suo libro non vende una copia e non è neppure mai stato contestato. C’è da giurarci che possa passeggiare liberamente per Londra senza che nessuno lo riconosca.

Dell’Utri contestato, ricorda Craxi

Dell’Utri zittito a Parolario, alla presentazione dei Diari del Duce: ricorda una più famosa contestazione, quella avvenuta nel 1993 ai danni di Bettino Craxi, all’apice dell’inchiesta Tangentopoli, davanti all’Hotel Raphael a Roma. Giudicate voi stessi il parallelismo:

D’altronde ogni Repubblica che finisce vuole il suo martire di paizza:

Prima un ladro, ora un mafioso. In un gioco di specchi e di rimandi beffardi: viene da credere che siamo alla fine di un ciclo, o all’inizio della fine di un ciclo. Allora si disse che la manifestazione fu organizzata dai centri sociali; oggi per mezzo del social network per eccellenza, ovvero Facebook. Cambiano i tempi, non le piazze.

Il Tg1 l’ha fatto di nuovo. Dell’Utri? Assolto!

Ecco come comincia il servizio del Tg1 che narra della sentenza di secondo grado al processo Dell’Utri: “Assolto”. Con un ottimo taglia e cuci, viene imbastito un filmato ad hoc, in cui spicca la domanda della giornalista al Pg Antonino Gatto sulla teoria della trattativa Stato-Mafia: “Crolla tutto”, dice lei, mentre il procuratore generale la invita a aspettare le motivazioni della sentenza. Nemmeno mezza parola spesa su questa benedetta teoria della trattativa? Spatuzza, per il Tg1, è stato smentito. E che ne resta dell’accusa principale, per la quale Dell’utri era già stato condannato in primo grado a nove anni? Pena ridotta. Certo, è vero, la pena è stata ridotta, ma Dell’Utri, per i reati contestategli fino al ’92 è ritenuto colpevole dalla Corte d’Appello. Tutto questo è taciuto.

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I Magistrati in protesta contro Alfano: sedia vuota e Costituzione. Sit-In del Popolo Viola in difesa della Carta.

Sabato 30 Gennaio i Magistrati aderenti all’ANM abbandoneranno le sedie alla inaugurazione dell’Anno Giudiziario non appena prenderà la parola il Ministro della Giustizia Angelino Alfano. Una protesta che si sovrappone alla mobilitazione in difesa della Costituzione organizzata da Il Popolo Viola in numerose città d’Italia (in coda al post l’elenco intero con i link alle pagine di interesse per partecipare all’iniziativa).

I Magistrati hanno annunciato che porteranno con sé copia della Costituzione per “simboleggiare il forte attaccamento alla funzione giudiziaria e alla Carta costituzionale”. Usciranno dall’aula al momento dell’intervento del ministro o del rappresentante del Ministero per “testimoniare il proprio disagio per le iniziative legislative in corso, che rischiano di distruggere la giustizia in Italia, e per la mancanza degli interventi necessari ad assicurare l’efficienza del sistema”. Al termine dell’intervento del rappresentante del Governo verrà letto un comunicato che avrà il tono delle parole che seguono: “Basta con leggi prive di razionalità e di coerenza, pensate esclusivamente con riferimento a singole vicende giudiziarie e che hanno finito per mettere in ginocchio la giustizia penale in questo Paese; basta insulti e aggressioni”. Una protesta che ha un solo precedente nel famoso discorso di Saverio Borrelli, negli anni profondi del brelusconismo, durante il quale scandì la famosa frase: “Resistere, resistere, resistere, come su una irrinunciabile linea del Piave”. La realtà è andata ben al di là di quel che allora si poteva prevedere e oggi la spietatezza con cui il governo sta attuando il proprio progetto di distruzione della macchina giudiziaria, annichilendo quel che resta del Parlamento, non può che suscitare iniziative clamorose.

Il clima rischia di essere ulteriormente riscaldato dalla notizia che Ciancimino jr. ha ricevuto il primo riconoscimento della sua attendibilità di testimone da un giudice. Lo si può leggere nelle motivazioni della sentenza di condanna per mafia dell’ex deputato regionale di Forza Italia Giovanni Mercadante.

Secondo il giudice “è certo e può indiscutibilmente affermarsi nel presente processo,  che egli (Massimo Ciancimino) ebbe realmente modo di assistere a incontri tra il padre e Provenzano e ancora del padre con Lipari e Cannella nella propria abitazione familiare e nei luoghi domiciliari in cui il padre fu ristretto o confinato, incontri in cui Vito Ciancimino e i suoi interlocutori parlavano di affari, appalti mafia e politica […] La vicinanza di Massimo Ciancimino al padre ha fatto di lui un testimone se non un protagonista di riflesso di incontri ed episodi, oggi al centro di interesse investigativo in quanto utili a ricostruire il perverso sistema di frequentazioni alleanze ed accordi politico-istituzionali che fece dei corleonesi dei vari Liggio e Riina un centro di potere oltre che un gruppo di assassini senza scrupoli, capaci di condizionare la storia politico-sociale-economici della Sicilia(e in parte della Repubblica) dagli anni ’70 a buona parte dei anni ’90”. Chissà cosa ne pensa Dell’Utri. Starà forse pensando di passare dal badile al cannemozze?

Conferenza Stampa domani, Popolo Viola, Milano.

E’ prevista per domattina, 28 gennaio, la conferenza stampa per la presentazione dei sit-in del 30 gennaio, che si terranno in tutta Italia in difesa della Costituzione. La conferenza stampa avrà luogo presso l’Associazione CHIamaMILANO, Largo Corsia dei Servi, 11 – MILANO