Se Giovanni Favia merita il 10 e lode. Movimento 5 Stelle fra tendenze autoritarie e principio democratico. Intervista a Valerio D’Alessio.

Giovanni Favia, miglior consigliere comunale di Bologna

La notizia è pubblicata dal blog di Beppe Grillo: Giovanni Favia, consigliere comunale di Bologna per le Liste a 5 Stelle, il movimento politico originatosi dall’esperienza dei Meet-Up della rete di Grillo, non è solo il più attivo fra gli altri consiglieri, ma in una scala da uno a dieci ha fatto segnare il massimo dei punti.

Che dire? Favia è candidato governatore per il MoVimento alle Regionali dell’Emilia Romagna. E’ primo in lista. L’obiettivo è chiaro: insediare uno del MoVimento in Consiglio Regionale. Uno che ha dieci in tutte le materie. Chi meglio di Favia? Se avrà voti sufficienti, non potrà più continuare l’attività di consigliere comunale. Abbandonerà i suoi progetti.

La realtà è che il MoVimento ha vissuto attimi di conflittualità quando si sono dovuti scegliere i candidati nelle varie Regioni. Un conflitto che si è originato nella scelta fra un modello ideale basato su principio democratico e linea autoritativa che promana “dal basso”, ed efficienza del meccanismo decisionale.

Erano partiti con l’idea delle “primarie dei cittadini”; hanno concluso in buona parte accettando una scelta imposta dall’alto, da Grillo stesso. Borrelli in Veneto, Fico in Campania, e Favia in Emilia-Romagna. Sì, proprio lui, il primo della classe.

Yes, political! ne ha già parlato qui e qui, criticando soprattutto l’aspetto della rinuncia al metodo democratico nella selezione della leadership, chiedendosi come sia possibile scegliere il migliore senza un vero confronto delle idee. E Grillo aveva inaugurato il suo impegno politico vero e proprio con una dura – e legittima – critica del modello delle primarie del PD, annunciando che avrebbe fatto delle “vere” primarie dei cittadini, in contrasto a quelle “finte” del PD. Di fatto, però, il PD è ancora l’unico esperimento di partito aperto esistente sinora in Europa, e le sue primarie rischiano di essere più vere di quelle di Grillo (sebbene poi l’esito abbia poi visto prevalere la corrente partitistica del PD rappresentata da Bersani).

Oggi questo blog ritorna sull’argomento “deficit democratico” del MoVimento 5 Stelle con una intervista esclusiva a Valerio D’Alessio, consigliere comunale a Bologna Savena e insieme al Meet-Up ravennate “Punto a Capo”, fronte della neo opposizione interna.

– Valerio, cosa succede al MoVimento 5 Stelle in Emilia-Romagna? Vi è già una frattura?
Sì, la frattura è una conseguenza del fatto che il candidato scelto, Giovanni Favia, è stato imposto da Bologna. Lui è già consigliere. Quando ha fatto la campagna per le elezioni comunali prometteva che avrebbe ricoperto questo ruolo per anni. Promessa caduta, oramai. Per questo a me sembra una montatura. Sembra che la campagna per le comunali sia stata usata per fare carriera.
– Favia si è disvelato come un’arrivista della politica?
Ti dirò di più. Nel Meet-up di Bologna vige il “pensiero unico”. Dopo il mio comunicato, peraltro uscito in ritardo di un mese sui fatti, mi volevano convocare. E perché questo? Avevo soltanto formulato una critica. Così non ho risposto alla convocazione. Penso che non ci sarebbe comunque stata possibilità di esprimere le proprie ragioni.
– Questa è una cattiva notizia.
Non c’è dibattito nel Meet-Up di Bologna. Posso fare un esempio traendolo dal modo di relazionarsi con i movimenti, con la sfera sociale. Ti parlo del caso di “Decrescita Felice”: avevamo avviato contatti con loro nel consiglio comunale per applicare un’idea piccola e semplice come quella di eliminare i piatti di carta dalle mense scolastiche. Si pensava di farli portare da casa. Loro – si riferisce al gruppo Favia – erano in disaccordo e hanno creato un movimento “Decrescita Felice” alternativo. Ti rendi conto?
– Anziché affrontare il dibattito, hanno costituito un organo parallelo ma sotto il loro controllo.
C’è una sorta di devozione verso il Capo, a Bologna: una devozione verso Favia.
– Tutto questo in un contesto di assenza di dibattito…
Sì. A me pare che questo modo di approcciare alla politica denunci anche incompetenza nell’affrontare le cose. Un ragazzo che frequenta il MoVimento, un ragazzo di diciasette anni, aveva osato avanzare delle critiche rispetto all’operato di Favia e soci e ha rischiato di essere allontanato dal MoVimento. Perché questo? Chi contesta viene allontanato. Il risultato è che ora questo ragazzo è sfiduciato e non crede più nella politica.
– Dove sono finite le primarie “dei cittadini”?
Bisogna precisare che non c’erano candidati avversi. Per esempio, in Piemonte si era partiti con un nome, che era quello di Pallante, di Decrescita Felice. Ma in seguito ha rinunciato poiché non condivideva alcuni aspetti della linea di Grillo. In Campania, dove fra l’altro ha sede uno dei primi Meet-Up d’Italia, quello di Napoli, il candidato alle regionali, Roberto Fico, è stato eletto per consenso, come è accaduto in Emilia-Romagna, su indicazione diretta di Grillo in seguito al Comunicato Politico n. 28. Stessa cosa in Veneto: qui è stato candidato Borrelli, uno dei personaggi più noti del MoVimento di Grillo, è stato il primo consigliere comunale ad essere eletto per le Liste civiche. Solo in Lombardia c’è stato vero dibattito, c’è stato un vero coinvolgimento di tutti i Meet-Up. In Emilia-Romagna avevamo una forza tale che si sarebbe potuto organizzare delle “primarie vere”, aperte a tutti i cittadini che volessero parteciparvi. Si sarebbe potuto organizzare una sorta di “election day” con i gazebo nelle piazze, di domenica. Sarebbe stato un mezzo per farsi conoscere dai cittadini. Era un’idea che ho tentato di avanzare, ma non è nemmeno stata presa in esame.
– C’è stato quindi un avvallo diretto di Grillo al bypassaggio delle primarie.
E’ così. Fra Settembre e Ottobre c’è stata la svolta. Favia sarà primo candidato in lista, così da esser certi che lui entri in Consiglio. Beppe Grillo ha scelto i candidati che secondo la sua ottica sarebbero i più adatti a interpretare la funzione – così la chiama – del virus. Lui vuole introdurre questo virus nel sistema, sulla falsa riga di quel che fece con l’operazione “Fiato sul Collo”. La conosci?
– Certo. Entravate nei consigli comunali con la telecamera.
Oramai è una situazione passata. Oggi nessuno più si sogna di vietare le riprese. E i comuni hanno istituito dei meccanismi di trasparenza, per esempio attraverso i siti internet.
– Tu hai parlato di “deriva autoritaria” e hai citato una data ben precisa, ovvero quella del 4 Ottobre, il giorno della riunione al Teatro Smeraldo, a Milano. Cosa è successo veramente in quella circostanza? Te lo chiedo poiché sul blog di Grillo non c’è una vera e propria cronaca dell’evento.
Grillo parlò di tre regioni: Piemonte, Emilia-Romagna, Campania. Là e solo là si sarebbe creato il MoVimento a 5 Stelle. Grillo escluse tutte le altre regioni. La cosa mi lasciò sbigottito. E poi fu presa la decisione di includere solo candidati trentenni.
– Una sorta di sbarramento anagrafico?
Capisci, è una cosa abbastanza grave. E i quarantenni? Categoria d’età della quale faccio parte?
– Certo sarebbe diverso se tu avessi fatto carriera politica nei partiti da vent’anni.
La mia storia parla per me. Mi sono sempre occupato di politica dai diciottanni, nei primi anni ottanta, ma non ho mai fatto parte di alcun partito. Mi sono sempre fermato sulla soglia. Avevo sperato nel “patto Segni”. Avevo subodorato che Forza Italia era qualcosa da cui allontanarsi. Poi il MoVimento di Grillo. Avevo sperato di poter dare il mio contributo. E invece… Sono solo pentito di una cosa. Di aver fatto il comunicato senza prima aver aperto la discussione nel Meet-Up. Però quale discussione sarebbe stata possibile in un luogo senza discussione?
– Grazie Valerio.
Prego.

Ritorno alla politica. Rivoltare il paradigma autoritativo.

L’autorità non promana dall’alto. Preso atto di questo, si deve tornare a riaffermarlo nella dimensione pubblica. La sovranità appartiene al popolo. Non solo nell’atto meccanico del voto alle urne. Il popolo si deve fare partecipativo. Deve occuparsi della cosa pubblica. In primis, tornando a formarsi una opinione non in forma acritica bensì attraverso la mediazione dei diversi punti di vista che, liberamente, si confrontano.
Il congresso PD è una possibilità, le primarie sono il mezzo col quale riappropriarsi della politica. Ma quel che è necessario, non è solo un ricambio nella classe dirigente – del partito e del paese; risulta primaria l’esigenza di un cambio di modalità, di modus operandi, di etica politica.

Oggi non serve una persona nuova: serve una politica nuova e un nuovo metodo di concepire la politica (Ignazio Marino).

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    • Il regime nel quale viviamo fa schifo. È un regime corrotto a livelli africani, clientelare, nepotistico, arrogante, impunito, e anche violento, perché si sta attrezzando per sopprimere il dissenso.
    • Molti di noi scendono in campo, come facevano da giovani. Si costituiscono nuovi gruppi, e ciascun gruppo elabora un proprio libro dei sogni, fatto di lotte senza quartiere
    • In definitiva, ciascun gruppo propone se stesso come classe dirigente. Ergo, quei gruppi che prevarranno sono destinati per una legge di natura a tradire il proprio mandato. Lo dicono 30 secoli di storia. Come tutti i rivoluzionari della storia, anteporranno il mantenimento e la crescita neoplastica del proprio potere alle ragioni che in origine li spinsero a scendere in campo
    • Noi non vogliamo, non dobbiamo diventare classe dirigente. Vogliamo che gli eletti siano riportati alla loro dimensione originaria: semplici e umili funzionar
    • C’è una cosa semplicissima che nessuno considera, perché il regime ha cancellato questa semplice nozione dall’istruzione pubblica e dai mezzi di informazione. La nozione è la seguente: è lo stato che esiste per servire i Cittadini, non i cittadini per servire lo Stato
    • È talmente semplice che ci frustra e ci sbalordisce il fatto di non averci mai pensato e di non averlo mai sentito dire da nessuno
    • La stella polare è una, e da essa discendono tutti gli altri punti di repere sulla mappa, che si parli di protezione dell’ambiente, di sviluppo sostenibile, di lotta agli abusi edilizî o altro. Il punto cruciale si chiama SOVRANITÀ POPOLARE.
    •  

      C’è un tallone d’Achille nel regime. Dobbiamo sfruttarlo.

      Federiamoci e lavoriamo insieme per dare vita a questa sbalorditiva ovvietà.

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PD: guerra di sondaggi e povertà d’idee. Riprendiamoci la politica.

Anziché interrogarsi sugli errori passati e presenti, come l’aver candidato al Senato tale Alberto Tedesco, al centro dello scandalo sanità in Puglia, o di rispondere all’appello di Ignazio Marino in fatto di astensione dalla lottizzazione della RAI da parte del PD, vale a dire rinunciare a partecipare allo spoil system delle nomine dei direttori di rete e dei telegiornali della tv di stato, i candidati alle primarie Bersani e Franceschini, per mezzo dei loro guardiaspalle, fanno dell’inutile baccano sul sondaggio di IPR Marketing commissionato da Il Riformista.
Quel che dovrebbe irritare e che dovrebbe costringere le coscienze di quegli elettori PD che ancora si ritengono tali a mobilitarsi e a informarsi sulle mozioni e a prendere posizione rispetto ai candidati, è il fatto che questi signori sono totalmente rivolti a sé medesimi, a ispezionarsi l’ombelico, incapaci di guardare al paese e alle persone e di fornire risposte. Sono pertanto degli irresponsabili, e poiché non possiamo lasciare il partito e la politica a degli irresponsabili, l’imperativo è: riprendiamoci la politica. Le primarie PD sono l’ultima occasione (o la penultima). Diventiamo operai Innse, saliamo sulla gru, e occupiamo il partito.

    • Dario Franceschini s’è rifugiato nel sarcasmo: «Ho recuperato il distacco da Bersani nella notte», ha detto ieri commentando alcune dichiarazioni del sondaggista Renato Mannheimer
    • Il tutto sempre per rispondere al sondaggio di Ipr Marketing riportato due giorni fa dal Riformista, secondo il quale l’ex ministro Ds avrebbe quasi venti punti di vantaggio sul leader in carica in vista delle primarie del 25 ottobre. «I sondaggi d’agosto non valgono niente», giura il franceschiniano Giorgio Merlo.
    • La prima previsione sull’esito delle primarie è stata invece sufficiente a distogliere l’intero gruppo dirigente, dell’una e dell’altra parte, dal fresco dell’ombrellone.
    • La guerra di sondaggi testimonia soprattutto di un partito che – per ora – sta sciupando l’occasione di un grande scontro di posizioni. Senza idee, restano solo i numeri. Le cifre dei sondaggi – giuste o sbagliate che siano – fanno paura perché, in mancanza di un vero terreno di confronto politico, sarà l’effetto band wagon, altrimenti detto carro del vincitore, a determinare lo spostamento finale dei rapporti di forza.
    • Se il vantaggio di Bersani, riconosciuto a microfoni spenti dalla gran parte dei supporter di Franceschini (e pubblicamente dallo stesso Piero Fassino), sarà a un certo punto percepito nel partito come incolmabile, orienterà il voto di quei tanti indecisi – amministratori, quadri, militanti – che sul territorio aspettano di fiutare dove tira il vento
    • L’altro tabù è il mito delle primarie. Anche qui è possibile che Ipr sbagli nell’indicare una tendenza della partecipazione in calo
    • si può facilmente prevedere che alla fine, sull’onda della campagna elettorale, voteranno comunque milioni di persone. Su cosa esprimeranno la loro preferenza – tolti i curricula e la credibilità personale dei candidati, che pure qualcosa valgono – ancora non è molto chiaro
    • Ma questo popolo delle primarie usato à la carte, celebrato, strumentalizzato per coprire i vuoti strategici e poi brandito da molti leader solo come assicurazione sulla propria carriera, non esiste più. E non è solo questione di numeri, ma tutta politica.
    • Ad infiammare l’estate rovente del principale partito dell’opposizione sono i numeri. Il sondaggio di Ipr Marketing che assegna a Pierluigi Bersani 19 punti di vantaggio su Dario Franceschini (54 a 35%) ha creato non pochi malumori.
    • Renato Mannheimer, presidente dell’Ispo, spiega ad Affaritaliani.it che "in agosto le rilevazioni non sono molto credibili".
    • Una fonte interna al Pd, fronte Franceschini, rivela sempre ad Affaritaliani.it l’esistenza di un sondaggio interno al partito che assegna la vittoria del segretario uscente nel Centro-Nord e dell’ex ministro dello Sviluppo Economico nel Sud.
    • Con Franceschini forte anche nelle regioni rosse, grazie al sostegno di Piero Fassino. Ma attenzione – fanno notare esponenti vicini all’attuale leader – il recente boom di tessere nel Mezzogiorno porta, probabilmente, a un dato nazionale favorevole a Bersani. Anche se il 25 ottobre alle urne non andranno soltanto gli iscritti ma anche gli elettori e quindi la vittoria del candidato di Massimo D’Alema è tutt’altro che scontata.

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Altre forme di lotta. La democrazia diretta degli operai Innse.

Ieri lo sconfortante articolo di Concita Di Gregorio in "Conversardo con Nadia Urbinati", che incitava alla ribellione come in Iran e come in Birmania, ma che fondamentalmente raffigurava questo paese ormai consegnato alla anomia catodica, alla dispersione atomizzata di individui incapaci di tematizzarsi parte di una collettività e intenti solo a consumare immagini distorte della realtà.
Oggi la rinata prospettiva di un ritorno dal basso della lotta come forma di condivisione, di unione, di discussione e deliberazione, insomma di democrazia, fornitaci dal gruppo di operai resistenti della Innse.
In fondo, non tutto è perduto. Laddove le persone ritrovano l’unità, nella modalità di auto rappresentarsi, impiegando anche forme estreme – ma mai violente – di protesta, allora ecco che si sconfigge l’indifferenza del bieco interesse affaristico economico politico.
Si può cambiare questo paese. Basterebbe smettere di accettare passivamente. Basterebbe decidere di partecipare.

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    • Il nucleo operaio dell’Innse, ai cancelli e sul carro ponte, non ha vinto solo per sé e manda un messaggio all’insieme del mondo del lavoro e a una parte di società sconfitta ma non pacificata: si può cambiare lo stato di cose presenti, e si può fare insieme. Persino nella latitanza – quando non ostilità – di gran parte della politica.
    • Hanno bucato il video senza però farsi fagocitare dalla prepotenza mediatica. Non hanno accettato l’accordo all’ora giusta per apparire sul Tg3, hanno preteso di discutere punto per punto la bozza portata dai sindacalisti, hanno fatto notte, hanno «imposto» ai loro rappresentanti di tornare alla trattativa con un mandato: migliorare due o tre punti contestati dell’accordo. Con le armi dell’unità, della lotta e della democrazia, hanno vinto.
    • un pezzo di territorio milanese aggredito da una speculazione edilizia che tutto rade al suolo al suo passaggio, storie, vite, culture, disegnando un futuro senz’anima e senza solidarietà.
    • la vittoria degli operai dell’Innse insegna
    • con gesti tradizionali e con gesti radicali, sempre con scelte generose, collettive, coinvolgenti
    • E’ giusto interrogarsi sulle forme di lotta, sulla spontaneità, sulla radicalità del conflitto, in una stagione in cui la violenza della crisi talvolta spunta la lancia dello sciopero
    • Più urgente sarebbe però interrogarsi sul lavoro e la sua rappresentanza e sulla scomparsa dell’uno e dell’altra dall’agenda dell’«opposizione» parlamentare.
    • Un’opposizione che oggi è capace solo di chiedere alla Cgil di rientrare nei ranghi, firmare accordi indecenti con padroni e governo, diventare finalmente un sindacato complice
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    • Sono stati costretti ad una forma di protesta dura e pericolosa ma alla fine hanno avuto ragione. Molti li hanno derisi e hanno avuto torto: Innse era un’azienda che aveva un futuro.
    • è stata una bella pagina di lotta operaia
    • Si temeva che in Italia accadesse quello che è accaduto in Francia, invece questa forma di lotta è assolutamente pacifica, semmai il rischio lo corrono solo i lavoratori.
    • Certo ci può essere la tentazione ad emulare e quando vedo lavoratori esposti ad un rischio non si può che essere in grande apprensione. Ma gli imprenditori devono avere un maggior senso di responsabilità, non bisogna costringere i lavoratori a queste forme estreme. Non bisogna fare speculazioni sulle aree, bisogna avere un senso alto del dovere dell’imprenditore e della sua responsabilità sociale".

    • Le atmosfere che emergono da questa vicenda ricordano un film di Ken Loach, dalla protesta esemplare, alla desertificazione industriale, al declino della classe operaia.
    • c’è il rischio che la crisi internazionale sia l’occasione per ristrutturazioni ingiustificate o azioni speculative da parte delle imprese.
    • La Lega non ha detto un parola per difendere l’occupazione a Milano: divide il paese e non è così che si difendono i più deboli e si danno risposte giuste ai più forti
    • Il governo ha fatto poco anche in questa crisi della Innse
    • Sull’Innse non esce bene la Regione, e sono stati assenti anche gli altri enti locali.
  • C’è però un punto da tenere presente. Un operaio della Innse, dialogando a Radio Popolare con i compagni della Cim, ha detto che "il vecchio tipo di lotta, lo sciopero, non funziona più. Bisogna utilizzare altre forme di lotta". Per quanto riguarda le grandi vertenze contrattuali, è probabile che al momento la sua previsione sia sbagliata. Ma per molte questioni che hanno a che fare con gli innumeri marchingegni usualmente messi in opera al fine ultimo di tagliare l’occupazione, dalla cessione di rami d’impresa alle fusioni e acquisizioni i quali hanno come risultato che due più due fa sempre tre, è possibile invece che abbia ragione. Nessuno vorrebbe rivedere operai che rischiano la vita restando per giorni interi su strutture alte trenta o quaranta metri. Però bisogna riconoscere che la loro protesta, in questi casi, non ha danneggiato nessun soggetto terzo, ha inciso in misura minima sul reddito dei lavoratori interessati, e neppure ha recato alcuna menomazione agli impianti. Ed ha avuto un rapido successo. In altre parole, è stata una protesta ben inventata quanto efficace. Poiché la crisi delle imprese piccole e medie sarà indubbiamente lunga e severa, e i mezzi per scaricarne i costi anzitutto sui lavoratori sono soprattutto nelle mani della proprietà e delle direzioni, v’è da prevedere, se non anzi da augurarsi nell’interesse generale, che altre forme di protesta parimenti ben concepite – di tipo non-sciopero, e meglio se meno rischiose – emergeranno nel prossimo autunno.

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    • Tutto avviene nel silenzio. C’è un’idea diffusa di impotenza, di rassegnazione. Alla politica si è sostituito il potere. La gestione delle cose, gli affari privati. Tutto è ormai una faccenda privata: di scambi, di soldi, di favori.
    • Tutto avviene nel silenzio. C’è un’idea diffusa di impotenza, di rassegnazione. Alla politica si è sostituito il potere. La gestione delle cose, gli affari privati. Tutto è ormai una faccenda privata: di scambi, di soldi, di favori. Dove sono i cittadini, in questo paese? Dove sono le donne?
    • In tutto il mondo le donne sono in piazza. Alla sbarra a Teheran, massacrate in Iran, prigioniere in Birmania. Volti femminili che diventano icone della protesta.
    • Qui, in questa nostra democrazia in declino, di donne si parla per dire delle escort
    • Nadia Urbinati, docente di Teoria politica alla Columbia university. «Avrei voluto far qualcosa, in questi mesi estivi che passo in Italia, ma mi si dice che si deve aspettare l’autunno. Non capisco come mai. Non vedo che altro ci sia da aspettare.
    • Le vittorie di Berlusconi appaiono ormai la conseguenza e non la causa dell’indebolimento della presenza attiva dei cittadini nella vita pubblica.
    • C’è, da parte delle persone attorno a noi, una specie di accettazione. Il senso dell’inutilità dell’agire collettivo. Non serve, si dice. Non produce effetti.
    • Ci hanno ingannati, in questi anni, illudendoci che si potesse partecipare stando a casa: davanti allo schermo di una tv, in un blog al computer. Soli davanti al video. È nato un pubblico che si cela al pubblico. Impotente, rassegnato. Si è fatta strada un’idea maggioritarista: quella che dice che chi vince ha ragione per definizione, in quanto vincitore.
    • È un’idea che non prevede il dissenso.
    • Il dissenso infastidisce, non se ne comprende il valore né l’utilità, non si tollera. La voce dell’opposizione è una voce che disturba.
    • L’opposizione d’altra parte non fa che riconoscere la forza dell’avversario
    • Manca un partito capace di parlare con voce forte e chiara. Negli ultimi tre mesi l’Unità e la Repubblica hanno avuto la capacità di far infuriare il tiranno, l’opposizione no.
    • Persa nella sua battaglia interna, persa nell’incapacità di parlare con le parole della politica.
    • Ho sentito Prodi dire: Berlusconi è il vuoto. Putroppo no, non è vuoto, è pieno di linguaggio e di azione. È l’opposizione a non avere linguaggio ed azione
    • Quel che fa questo governo non è ridicolo, non è schifoso come ho sentito dire dai leader negli ultimi giorni. È tragico.
    • Le gabbie salariali sono la rottura di un patto di solidarietà e giustizia tra i cittadini, un piede di porco capace di smembrare il paese. Le ronde sono un pericolo gravissimo, oltre ad essere un modo subdolo per distribuire finanziamenti pubblici.
    • Siamo orfani di politica. Il potere ha preso il suo posto: chi lo detiene lo usa attraverso mezzi privati, conti in banca, soldi, scambi di favori. Berlusconi durerà. Tutto questo non finirà con lui. Questo governo non è Berlusconi, è la visione organica della società che lui rappresenta.
    • Abbiamo imparato a giustificare sempre tutto. Ci sarebbe bisogno di avere una visione morale della politica, invece. Non c’è.
    • anche se non penalmente perseguibili certi atteggiamenti sono moralmente turpi. Bisogna dirlo, ripeterlo, cercare ascolto, pretendere risposta.
    • Dopo anni di partecipazione si è spenta nella mente del cittadini la dimensione pubblica. La democrazia si è fatta docile e apatica.
    • l’Italia non ha più nulla da dire, resta solo un esempio interessante da studiare sul declino della democrazia.
    • Le generazioni del femminismo si sono scollate. Le ragazze che vanno a palazzo Grazioli dal bagno del tiranno telefonano alla madre, contente. Le loro madri hanno la nostra età. Cosa è successo tra quelle madri e queste figlie, tra noi e loro?
    • Le grandi personalità si sono ritirate a scrivere le memorie degli anni d’oro, quasi a rivendicare un’autorità su e insieme un’estraneità da questo tempo. Io l’avevo detto, io l’avevo scritto.
    • non c’è più la capacità di mettere in comune le esperienze, tessere una trama, rinunciare a qualcosa di proprio per l’agire collettivo
    • Tutti che chiedono rivendicano protestano e si lagnano, tutti che pongono problemi e nessuno che offra soluzioni
    • Quello che dà fastidio, poi, è questo continuo lamento
    • Lamentarsi è facile e non costa nulla, invece proporre una soluzione significa assumere una responsabilità, pagare il prezzo di una decisione
    • Lamentarsi, risentirsi, portare rancore: anche queste sono forme private di agire. La dimensione pubblica – quella di chi si attrezza ad unire le forze e costruire gli strumenti per cambiare le cose, insieme – è svanita.
    • Tutto per loro è privato, totalmente privato. Bisogna ripartire da capo. Dalle cose essenziali. Lanciare un appello, per esempio, alcune donne si preparano a farlo: lanciare appelli non è un modo vecchio di agire. È nuovo, oggi. È di nuovo nuovo. Non essere docili, ripartiamo da qui

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Il partito di Grillo.

Quindi l’annuncio. Il Movimento di Liberazione Nazionale sarà il partito di Grillo. Alcune considerazioni s’impongono:

  1. Grillo dice di voler creare un partito per realizzare un modello di democrazia cosiddetta partecipata: di fatto il suo partito dovrà confrontarsi con la questione del numero. Sarà – immagino – strutturata in assemblee degli iscritti, oppure sarà aperta ai non iscritti? Quale il livello di partecipazione quindi? Il dilemma nel PD fra forma solida (solo iscritti) o liquida (iscritti più elettori) si ripropone anche nel modello Grillo. Le cariche saranno frutto di congressi durante i quali si fronteggeranno i sostenitori di questo o quel candidato – fra questa e quella corrente, o si cercherà una via di mezzo con lo strumento delle primarie?
  2. il programma di Grillo si estende per cinque singoli punti, i cui termini sono ampiamente condivisibili –  e, a mio parere, già in parte trasmigrati nella mozione Marino – eppure la loro realizzazione suppone un certo grado di radicamento sul territorio, in special modo negli enti locali. Pertato un MLN governativo – magari in una coalizione con IDV – dovrebbe poter produrre una classe dirigente estesa in grado di entrare nella buona parte degli organi assembleari, una diffusione capillare che oggi non esiste. La prova delle Liste a 5 Stelle fatta la scorsa tornata elettorale ha avuto esiti non omogenei sul territorio. Per fare un parallelo, i primi movimenti leghisti risalgono al 1983 – la Lega Autonomista Lombarda – e solo nel 1989 emerge come soggetto politico rilevante (Elezioni Europee, in alleanza con la Liga Veneta – 1.83% fonte wikipedia). I primi sindaci leghisti risalgono alla tornata elettorale 1991-1992, quindi fra gli otto e i dieci anni dopo la creazione dei primi movimenti. Questo Grillo non lo dice, ma per contare politicamente qualcosa, seguendo le regole della democrazia rappresentativa, ci vorrà del tempo, durante il quale egli stesso dovrà tener vivo il progetto di cui parla. Un’opera non da poco. La Lega ha creato un’identità territoriale. Grillo muove dall’indignazione popolare. L’indignazione può anche passare, un’identità una volta creata resta difficile da cancellare.
  • Quest’Italia che dedica strade al ladro Craxi, senza democrazia partecipata, con l’espropriazione del voto di preferenza e di mille altre oscenità sociali, si sta decomponendo. Quando i soldi finiranno, o meglio, quando saranno costretti a annunciare che i soldi sono finiti, allora inizierà il ballo. Nessuno può dire che tipo di ballo sarà. Secessionista, peronista, federalista. pre unitario, fascista. Una danza a cui dobbiamo partecipare, non assistere. Dopo l’estate lancerò le Liste regionali a Cinque Stelle per le elezioni del 2010. In autunno nascerà un nuovo Movimento di Liberazione Nazionale, un soggetto politico a Cinque Stelle espressione dei cittadini. Un esempio di democrazia diretta.

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