Pugliagate, la trasversalità della tangente. Non solo PD nelle inchieste di Bari.

Ancora l’altra sera Ignazio La Russa a Porta a Porta ha usato l’inchiesta di Bari sulla sanità per colpire il PD e per evidenziare che quello è il vero bubbone, e non le frequentazioni di Berlusconi con le escort.
Peccato che il sistema Tarantini fosse assolutamente trasversale. Peccato che il filone sanità dell’inchiesta non interessi solo il sen. Tedesco, ex assessore regionale alla sanità della giunta Vendola, ma anche, e cito nell’ordine come riportato da Il Riformista qualche giorno fa, articolo caduto nel dimenticatoio, i seguenti senatori:
– sen. Salvatore Mazzaracchio: è stato membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul servizio sanitario fino al 17 novembre 2008! Ha recentemente firmato un ddl costituzionale di modifica dell’articolo 21, "con previsione del divieto di pubblicazioni lesive della dignità della persona e del diritto alla riservatezza " (come dire, manifestate in difesa dell’art. 21? E noi ve lo modifichiamo);
– sen. Guido Viceconte: è un medico chirurgo, ex sottosegretario al Min. Infrastrutture e Trasporti nel precedente governo Berlusconi;
– sen. Luigi D’ambrosio: è segretario della 12a Commissione Permanente – Igiene e Sanità, la stessa commissione che ha votato per l’indagine conoscitiva sulla RU486.
Ovviamente trattasi di indiscrezioni. Ciò che colpisce è che tutti e tre i senatori hanno a che fare con la sanità, quindi sono in posizione di esercitare il potere che deriva della funzione ricoperta. Nell’articolo si parla di una imminente retata. Finora non è avvenuta, ma c’è da scommetterci, la nuova scossa non tarderà oltre, forse si aspetta la pronuncia della Consulta sul Lodo, al fine di evitare inutili sovrapposizioni. Ma il procuratore capo Laudati ha fretta: presto si decideranno le candidatura in vista delle regionali in Puglia, e non può aspettare oltre.

  • Retata bipartisan  – di Fabrizio d’Esposito – Voci di un’imminente nuova scossa giudiziaria a Bari

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    • A Bari è in arrivo un’altra scossa giudiziaria

    • la procura del nuovo capo Antonio Laudati, subentrato in questo mese a Emilio Marzano, ha fretta di chiudere i numerosi faldoni sul verminaio della sanità pugliese.

    • Laudati, infatti, è riuscito laddove il suo predecessore aveva fallito: mettere insieme, attorno a un tavolo, i pubblici ministeri delle varie inchieste vecchie e nuove, e tutte con al centro l’onnipresente Giampaolo Tarantini

    • Marzano invece, pressato dal suo mandato ormai a termine e angustiato dal suo futuro, aveva ottenuto solamente una tregua tra i pm.

    • aveva frenato l’offensiva dei colleghi contro Desirèe Digeronimo

    • La svolta che Laudati sta imprimendo potrebbe quindi portare a una clamorosa retata bipartisan.

    • I nomi degli indagati

    • Sono parlamentari, in prevalenza del centrodestra, che farebbero parte del sistema Tarantini

    • Intercettazioni e riscontri provenienti dai vari filoni (Scelsi, Nicastro e Rossi, Digeronimo) proverebbero uno scenario di corruzione sedimentatosi da anni, senza soluzione di continuità tra le giunte di centrodestra e quella di Nichi Vendola.

    • ex assessore regionale Salvatore Mazzaracchio, che oggi siede a Palazzo Madama per il Pdl

    • altri tre senatori. Due, ancora, del Pdl: l’ex sottosegretario Guido Viceconte e il presidente dell’ordine dei farmacisti di Bari Luigi D’Ambrosio Lettieri. E uno del Pd: Alberto Tedesco, altro ex assessore regionale alla Sanità. Un quartetto cui si deve aggiungere Salvatore Greco detto Tato, a sua volta figlio di un ex senatore forzista, Mario, e nipote di Antonio e Vincenzo Matarrese.

    • Tutti avrebbero avuto rapporti con Tarantini, alimentando un sistema devastante a base di favori, appalti e nomine pilotate, festini con escort e cocaina

    • Il sistema Tarantini, appunto, rigorosamente bipartisan perché il poterismo è un virus che contagia sia la destra sia la sinistra

    • la fretta di Laudati per accelerare il blitz su Sanitopoli deriverebbe anche da contingenze politiche.

    • Al procuratore capo, infatti, non sfugge la circostanza che nella primavera del prossimo anno si terranno le regionali in Puglia.

    • Ciò che però il capo dei pubblici ministeri non ha potuto evitare sinora è stato l’incrocio delle notizie già uscite con le primarie del Partito democratico. E qui irrompe sulla scena il fattore Emiliano. Nel senso del sindaco di Bari, già magistrato, che oggi corre per la segreteria regionale con una mozione personale, contro tutte le correnti del Pd.

    • Emiliano sta cavalcando la tigre giudiziaria (anche perché il suo vero obiettivo sarebbe la candidatura a governatore, nonostante le smentite) ma in procura il suo nome è associato al primo fascicolo su Tarantini

    • Emiliano chiese persino l’archiviazione dell’inchiesta e lui recentemente si è difeso dicendo che si trattava di un trucchetto usato spesso dai pm per poi riaprire il caso in presenza di fatti nuovi e iniziare così a far decorrere daccapo i termini di chiusura per le indagini preliminari.

    • nel 2003, il faldone passò a Roberto Rossi (del pool sulla pubblica amministrazione, il cui capo Di Napoli andrà via tra poco destinazione Brindisi), che ha notificato gli avvisi agli indagati solo sei anni dopo, nel luglio scorso

    • Laudati è però consapevole che ogni sua decisione deve essere ponderata con la massima cautela possibile. Soprattutto per evitare un altro smacco come quello del fermo non convalidato dal gip a Tarantini

    • Tarantini non venne arrestato quando doveva esserlo. Ed è stato fermato quando invece non ce n’era bisogno

    • Il riferimento è al periodo di fine giugno e inizio luglio scorsi. Scelsi, raccontano, sarebbe stato convinto sin da allora delle manette. Vari fattori (la transizione Marzano-Laudati, due gip donne amiche di Tarantini) lo costrinsero a rinviare

    • Chi è d’accordo con la tesi del gip sulla «lealtà processuale» di Tarantini, in contrapposizione al pericolo di fuga e di inquinamento delle prove denunciati dalla procura, fa notare che ai magistrati l’uomo chiave di Sanitopoli ha raccontato molto, non poco

    • Soprattutto ha fatto salire a tre il numero delle escort che avrebbero fatto sesso a pagamento con il premier.

    • che ruolo potrebbe avere avuto lui nel mistero dell’sms di minaccia a una ragazza di Palazzo Grazioli, considerato che alcune “invitate” del premier hanno poi smentito ai finanzieri i racconti di Tarantini?

    • Lo snodo decisivo è la cocaina. Le quantità rivelate da lui non corrispondono a quelle riferite da altri indagati e testimoni, senza contare la diversa intepretazione che gip e pm assegnano alla polverina bianca usata come possibile strumento per scalare potere e amicizie influenti

    • Tarantini sarebbe terrorizzato da possibili ritorsioni delle cosche criminali di Bari. In pratica, teme anche di essere ucciso.

    • Poi c’è la faida interna al centrodestra pugliese in vista delle regionali e che ha avuto già un preludio feroce alle ultime europee con la guerra delle preferenze. In atto vi sono riposizionamenti in cerca di nuovi equilibri per il futuro, visto anche che il centrodestra è dato per vincente alle regionali in Puglia

    • Nella difesa di Tarantini compare invece Nico D’Ascola, legato professionalmente a Niccolò Ghedini, il guardasigilli-ombra del Cavaliere. Sembra quasi uno scontro tra centro e periferia.

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Puglia: commissione Marino, è solo l’inizio. Altri nuovi comitati per Marino.

La Commissione d’Inchiesta sulla Sanità a colloquio con i pm dello scandalo di Bari. Raccolgono i documenti pubblici dell’inchiesta, accertano il presunto coinvolgimento di quattro parlamentari.

Nonostante quel che dice il nuovo procuratore generale di Bari, Antonio Laudati, secondo il quale questi pm sono colpevoli di sovraesposizione mediatica, gli stessi hanno ricevuto il plauso della Commissione Marino, che li ha definiti corretti e discreti.

Intanto in diverse parti del paese continuano a formarsi i comitati per Marino: è la volta di Lugo di Romagna. Civati commenta sul suo blog del mancato dibattito e delle polemiche sui primi voti nei circoli, divulgati a dispetto delle regole, e Marino sferza il “premier”, “in quindici anni” – ha detto – “mai un atto per l’interesse generale”.

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    • Tre o quattro par­lamentari sono coinvolti nel­le indagini sulla corruzione nella sanità pugliese. È quan­to hanno rivelato i magistrati alla delegazione della Com­missione d’inchiesta del Se­nato, che due giorni fa è an­data in missione a Bari per raccogliere materiale e infor­mazioni.
    • I se­natori prima hanno incontra­to in Regione il governatore Nichi Vendola e l’assessore al­la Sanità, Tommaso Fiore. E poi si sono recati dai pm del capoluogo pugliese che stan­no conducendo le indagini.
    • «È stata un’audizione ami­chevole ed è stata utile, mol­to utile», hanno detto i parla­mentari. L’incontro è durato poco più di un’ora. E dopo le formalità di rito, è arrivata — secca — la domanda di Giuseppe Astore, dell’Italia dei valori, vicepresidente del­la Commissione. «Ci sono po­litici coinvolti?», ha chiesto il senatore, che ha ricevuto l’in­carico da Ignazio Marino (presidente della Commissio­ne) di coordinare i lavori a Bari. Dopo un attimo di gelo, i pm hanno risposto: «Ci so­no molti esponenti locali col­lusi. E anche dirigenti nazio­nali ». Astore allora — come hanno riferito alcuni dei par­tecipanti — ha incalzato i ma­gistrati. «Ci sono anche parla­mentari coinvolti nell’inchie­sta? ».
    • «Tre o quattro», la re­plica dei magistrati Giuseppe Scelsi e Roberto Rossi, men­tre gli altri due pm, Lorenzo Nicastro e Desirée Digeroni­mo ascoltavano. I nomi non sono stati fatti. Anche perché l’incontro è sta­to preliminare. Entro un paio di settimane ci dovrebbe es­sere un secondo round sena­tori- procura.
    • i pm hanno consegnato un’ampia documentazione alla Com­missione: si tratta delle carte relative a quattro delle diver­se inchieste in corso, ma da quanto emerso non ci sareb­bero atti secretati, «ma tutti documenti già a disposizio­ne dei legali
    • «Ci hanno dato sponta­neamente alcuni documenti — ha confermato al termine della riunione lo stesso Asto­re —, è stata solo una presa d’atto, in un clima di recipro­ca collaborazione. C’è un po­ol che lavora con discrezione e che mi sembra anche molto equilibrato nel suo lavoro.
    • «A noi in questa fase i no­mi non interessano — ha spiegato Lionello Cosentino, del Pd —, perché vogliamo solo capire come funzionano i meccanismi della corruzio­ne, in Puglia come in altre Re­gioni, per poi formulare pro­poste di interventi legislativi e migliorare l’efficienza del si­stema. Non intendiamo sosti­tuirci alla procura».
    • In realtà la Commissione ha pieni po­teri. E il vicepresidente Asto­re ha già detto ai pm che nel prossimo incontro vuole i no­mi. I senatori hanno dunque dato tempo alla procura di ef­fettuare altri accertamenti. Ma poi o risulteranno ele­menti certi (e a quel punto la Commissione vuole venirne a conoscenza), oppure si de­ve bloccare lo stillicidio di vo­ci e illazioni sul coinvolgi­mento di politici e parlamen­tari.
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    • Si è costituito a Lugo il comitato della Bassa Romagna a sostegno della Mozione di Ignazio Marino per la segreteria del Partito Democratico. In questi giorni tante adesioni sono giunte dai paesi della Bassa Romagna a sostegno della candidatura di Ignazio Marino , tanto che hanno deciso di costituire un comitato.
    • Del gruppo fanno parte iscritti al partito, militanti di lungo corso, simpatizzanti, esponenti della società civile, amministratori locali.
    • “Un gruppo di persone variegato – si legge in una nota – che vuole bene al PD e per questo vuole che abbia una direzione politica chiara, frutto della partecipazione dei suoi aderenti e sostenitori. Usando le parole di Ignazio Marino un partito che sappia dire dei si e dei no chiari e netti e che applichi al suo interno ciò che propone per l’Italia, in coerenza con se stesso.
    • “Per la Regione Emilia Romagna – prosegue la nota – sosteniamo la candidatura di Thomas Casadei un insegnante di 35 anni romagnolo e “pendolare”, che conosce le questioni del precariato, da quindici anni attivo nella società, nella vita politica, nel mondo culturale. In queste settimane ci impegneremo, oltre che nei congressi, nelle iniziative pubbliche di presentazione delle tre mozione nei comuni della Bassa Romgan. Nella provincia di Ravenna c’è un confronto sereno e costruttivo fra tutte le menti del partito democratico. Ci auguriamo che la stessa cosa possa avvenire anche al livello nazionale e che sia Franceschini che Bersani accolgano l’invito di Marino ad un confronto sulle rispettive proposte per il futuro del partito, solo così ogni iscritto e simpatizzante potrà avere gli elementi utili per crearsi una libera opinione”.
    • Alla Mozione Marino hanno aderito: Ombretta Cortesi, pedagogista; Cristina Federici, avvocato e consigliere provinciale di Ravenna; Matteucci Laura, laureanda in medicina, Donatella Guerrini, medico e consigliere dell’Asp della Bassa Romagna; Liverani Enrico , segretario responsabile processi aggregativi per gli Enti Locali della Cgil provinciale; Damiano Tabanelli, architetto ; Contadini Valentina, Assessore alla scuola e servizi sociali del Comune di Cotignola; Arrigo Antonellini; Matteucci Francesca, facilitatore linguistico; Antonio Bassi capogruppo del centrosinistra del Consiglio Comunale di Sant’Agata; Dorotea Ricca, medico psichiatra; Casadei Lelli, pensionato; Sabrina Morelli impiegata
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    • Girano sulla rete i risultati del Congresso del Pd. Si tratta di dati parziali, parzialissimi, assolutamente inutili per farsi un’idea di come andranno le votazioni in tutto il Paese. Si era stabilito che i dati fossero forniti ufficialmente dopo l’arrivo del 10% dei voti scrutinati. Non siamo nemmeno all’1% e già se ne parla come se fossero dati significativi. Qualche esponente del Pd non solo li riporta sul web, ma addirittura li commenta: e ovviamente si tratta di dati (e di commenti) immediatamente smentiti dai rappresentanti delle altre mozioni. Segnalo che le regole vanno rispettate, che le anticipazioni sono pericolose e fuorvianti e che fanno soltanto confusione. Per quanto riguarda la terza mozione c’è grande attesa, come è ovvio che sia, ma anche tutta la serenità del caso.
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    • “Al presidente Berlusconi vorrei ricordare che prima di riscrivere la storia e di compiacersi per la durata del suo mandato, superiore a quella di De Gasperi, sarebbe il caso di farla davvero la storia del Paese”. Lo afferma il senatore e candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico, Ignazio Marino, commentando le parole del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alla festa dei giovani del Pdl. “Purtroppo – aggiunge – nel suo caso, tutto quello che ha fatto in quindici anni di presenza sulla scena politica italiana e’ lontano anni luce dagli sforzi minimi che un uomo di governo dovrebbe fare per gli interessi generali del Paese”.

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Commissione Marino da lunedì in Puglia. Lo scandalo sanità s’allarga.

L’indagine condotta da Digeronimo/Nicastro ha disvelato oramai la presenza di un livello superiore. Il denaro delle tangenti per gli appalti della sanità sarebbe transitato ai livelli nazionali. Il tramite, il sen. Alberto Tedesco. Ma anche altri esponenti della maggioranza di centro-sinistra.
Insomma, lo scandalo non ha ancora raggiunto l’apice. Lo raggiungerà – forse – se verranno inseriti nel registro degli indagati anche questi dirigenti nazionali, una volta appurato il loro grado di coinvolgimento e/o di informazione al riguardo di tali pratiche.
Senz’altro il giudizio politico non può che essere una condanna. Il fallimento della coalizione mostra la contingenza della questione morale. Con l’aggravante che si smerciato sui diritti degli individui, sulla sanità, su un diritto fondamentale. In Puglia come in Campania, permane l’esigenza di un profondo rinnovamento della classe politica, collusa, indistintamente intricata – insieme alla parte concorrente  – nel mondo affaristico malavitoso che orbita intorno a quel bieco personaggio che risponde al nome di Tarantini.

La Commissione d’Inchiesta sulla sanità pubblica – presieduta da Ignazio Marino – sarà da lunedì a Bari per ascoltare i giudici Digeronimo e Nicastro, onde avviare le necessarie indagini ispettive.

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    • BARI – Imprenditori e politici parlavano liberamente al telefono, facendo anche i nomi di personaggi nazionali ai quali sarebbe arrivato il denaro, frutto di un "patto criminale".
    • Si sposta così ad un livello superiore l’indagine della procura antimafia di Bari sull’intreccio fra imprenditoria e sanità regionale, nella quale sono già state indagate 16 persone e per la quale il 7 e 8 settembre prossimi sarà a Bari la commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema sanitario.
    • cinque partiti di centrosinistra, i cui referenti avrebbero dovuto ricambiare il denaro ricevuto con generosi appalti
    • acquisiti bilanci e documentazione bancaria di Pd, Prc, Socialisti autonomisti dell’ex assessore regionale alla sanità Alberto Tedesco (ora senatore Pd e principale indagato), di Sinistra e Libertà (del governatore Vendola) e della Lista Emiliano, facente capo al sindaco di Bari.
    • incrociando le prime verifiche sulla documentazione con le intercettazioni delle telefonate fra Tedesco e alcuni imprenditori, sembrerebbe prendere corpo l’ipotesi che cifre a più zeri sarebbero state versate a politici regionali e nazionali.
    • Microspie, piazzate per otto mesi nella stanza dell’ex assessore alla sanità, avrebbero poi registrato altri accordi, proposti da manager disponibili a finanziare i partiti di centrosinistra in cambio di "forniture e servizi" da svolgere in regime di monopolio
    • Si tratta a questo punto di comprendere quale direzione abbia preso il flusso di denaro e da dove provenisse. L’ipotesi è che i soldi, prelevati da fondi neri delle società e occultati sotto false voci in bilancio, sarebbero stati dati ai politici locali e, in un successivo momento, sarebbero transitati nelle disponibilità dei referenti nazionali
    • la gestione dell’attività sarebbe stata spartita fra Alberto Tedesco e dirigenti e funzionari apparentemente fedeli all’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, lo stesso che avrebbe gestito un giro di escort portate anche a Palazzo Grazioli.
    • La "società" fra Tarantini e Tedesco si sarebbe poi infranta sulla reciproca concorrenza nella fornitura di protesi sanitarie in tutta la regione. E non sarebbe un caso che, come emerge dalle indagini, le nomine dei direttori generali della Asl venivano fatte su indicazione dello stesso ex assessore seguendo logiche di ritorno elettorale. Egualmente, gli appalti sarebbero stati affidati a chi era in grado di garantire un numero congruo di voti.
    • Ne parleranno martedì in Prefettura a Bari, dinanzi ai senatori della commissione, i pm titolari delle due più grosse inchieste: Desirée Digeronimo e Lorenzo Nicastro
    • scoperto un nuovo triangolo sesso, affari e politica, nel quale sarebbe coinvolto Tarantini e un altro ex assessore della prima Giunta Vendola.
    • Il politico avrebbe promesso a donne posti di lavoro e consulenze alla Regione o a Unioncamere Puglia, in cambio di prestazioni sessuali. Tra le sue accompagnatrici, anche una escort "offerta" da Tarantini, per ottenere appalti

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Pugliagate: Vendola attacca il magistrato. Ma perché non fare autocritica?

La lettera di Vendola al magistrato Digeronimo riapre la questione Puglia: ma per quale motivo attaccare il magistrato? Perché non parlare invece di Tedesco? Perché non parlare della gestione della Sanità in Puglia? E c’è chi nel PD si spreca in giustificazioni dell’intervento epistolare di Vendola. Se lui è pulito, che ha da lamentarsi? Dovrebbe invece invocare giustizia.

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    • “Io ho la buona e piena coscienza – aggiunge Vendola – non solo di non aver mai commesso alcun illecito nella mia vita, ma viceversa di aver dedicato tutte le mie energie a battaglie di giustizia e legalità. ‘Nichi il puro’ titola Panorama – prosegue il governatore della Puglia – per stigmatizzare le mie presunte relazioni con un imprenditore che non conosco (Carlo Columella titolare della azienda Tradeco ndr) e a cui ho chiuso, dopo trent’anni, una discarica considerata un autentico eco-mostro. Stupefacente notare che L’Espresso pubblica un articolo fotocopia del rotocalco rivale – sottolinea il governatore – sarebbe carino indagare sul calco diffamatorio che origina questa singolare sintonia di scrittura. In effetti mi considero un puro: e non rinuncio ad aver fiducia nel genere umano e a credere che la giustizia debba alla fine trionfare”.
    • “Io ho la buona e piena coscienza – aggiunge Vendola – non solo di non aver mai commesso alcun illecito nella mia vita, ma viceversa di aver dedicato tutte le mie energie a battaglie di giustizia e legalità. ‘Nichi il puro’ titola Panorama – prosegue il governatore della Puglia – per stigmatizzare le mie presunte relazioni con un imprenditore che non conosco (Carlo Columella titolare della azienda Tradeco ndr) e a cui ho chiuso, dopo trent’anni, una discarica considerata un autentico eco-mostro. Stupefacente notare che L’Espresso pubblica un articolo fotocopia del rotocalco rivale – sottolinea il governatore – sarebbe carino indagare sul calco diffamatorio che origina questa singolare sintonia di scrittura. In effetti mi considero un puro: e non rinuncio ad aver fiducia nel genere umano e a credere che la giustizia debba alla fine trionfare”.
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    • Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino ha chiesto alla Prima commissione di valutare l’eventuale apertura di una pratica a tutela del pm di Bari Desirè Digeronimo dopo le dichiarazioni del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola che l’ha accusata di volerlo danneggiare con una gestione “strumentale” dell’inchiesta che sta conducendo sull’attività della Giunta.
    • “Invito la Prima commissione consiliare del Csm – ha scritto Mancino al presidente della commissione – a valutare se la lettera inviata dal presidente della Regione Puglia, on Nichi Vendola, alla dottoressa Desirè Digeronimo, pm presso il tribunale di Bari, concretizzi la sussistenza dei presupposti previsti dalla recente novella regolamentare per l’apertura di una pratica a tutela
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    • E’ “giusta e legittima l’appassionata lettera” scritta dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, al pm antimafia Desiree Digeronimo che conduce un’indagine sull’attività della giunta regionale in riferimento al settore della sanità. Lo afferma in una nota il capogruppo del Pd alla Regione Puglia, Antonio Maniglio.
    • “Vendola – scrive Maniglio – aveva il diritto di interrompere il circo mediatico che da settimane, rimestando la solita minestra, comunica un’immagine falsa del governo della Puglia e del suo presidente”.
    • “E se i comportamenti del presidente, e la sua vicenda personale, sono cristallini, penso sia giusto rivendicare – aggiunge Maniglio – che l’insieme dell’azione di governo di questi anni è stata improntata a logiche di trasparenza e di correttezza”.
    • “Ma proprio perché – afferma – non ci appartiene la cultura del sospetto e chiediamo che le indagini vadano avanti, ci permettiamo – molto sommessamente – di suggerire una maggiore sobrietà nel lavoro di accertamento di eventuali responsabilità e tempi rapidi nelle conclusioni, per evitare che l’indagine – come ha scritto Vendola – diventi esclusivamente strumento di lotta politica contro il centrosinistra”.
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    • la lettera aperta di Nichi Vendola, governatore della Puglia e segretario di Sinistra e Libertà, a uno dei pm antimafia di Bari che indagano sulla sua vecchia giunta, Desirèe Digeronimo.
    • Farà piacere agli elettori della cosiddetta “sinistra radicale” sapere che il loro leader definisce un’indagine giudiziaria “strumento di una campagna politica e mediatica che mira a colpirmi”, a “costruire scientificamente la mia morte”, in cui “i briganti prendono il posto dei galantuomini”. Dopodichè pretende di scegliersi il pm che più gli aggrada, intimando alla Digeronimo di “astenersi per la ovvia e nota considerazione che la sua rete di amici e parenti le impedisce di svolgere con obiettività l’inchiesta”.
    • Le insegna il mestiere, invitandola a spogliarsi di “una mole di carte trattenute dalla Procura antimafia” mentre avrebbero “attinenza con eventuali profili di illiceità nella Pubblica Amministrazione”. La accusa di aver acquisito “atti che costituiscono il processo di gestazione di alcune leggi, come se le leggi fossero sindacabili dall’autorità inquirente”.
    • E conclude brillantemente con un ultimo copia-incolla del prontuario berlusconiano anti-giudici: “polverone”, “spettacolarizzazione delle indagini”. Mancano solo il “giustizialismo” e la “giustizia a orologeria”, e poi pare di sentir parlare un Berlusconi, un Ghedini o un Bondi qualsiasi. Il tutto dalle labbra di Nichi Vendola, già icona dell’antimafia “de sinistra”, già paladino della legalità e della questione morale, già animatore degli incontri di “Libera” con don Ciotti e col fior fiore della magistratura più impegnata. E’ bastato che i magistrati cominciassero a ronzare nei suoi paraggi, e il compagno Nichi è diventato come tutti gli altri politici.

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