Se vuoi fuggire da Facebook, c’è Diaspora*, il primo social network open source

Tratto da Liberarchia [per gentile concessione di Daniele Florian].

Segui Yes, political! su Diaspora*

Il mondo virtuale di Internet rispecchia in pieno ogni pregio e difetto del mondo reale.
Al giorno d’oggi il Web permette di svolgere quasi ogni attività, dalla compravendita di prodotti alla condivisione di filmati e documenti, oppure può divenire luogo di incontro tra utenti di diverse realtà, permettendo scambio reciproco e diffusione di notizie.

Per questi ed altri motivi possiamo considerare il Web una vera innovazione sociale oltre che tecnologica che, se sfruttata al meglio, può davvero diventare strumento utile per lo sviluppo sociale. Tuttavia, così come nel mondo fisico, dove vi è la possibilità di rivolgersi ad un vasto e vario pubblico, la macchina dell’economia non perde l’ occasione di scendere in piazza, rendendo così anche la rete soggetta alle dure leggi del capitalismo e del business.
Ed è così che sono venute a sorgere le prime discussioni in merito di diritti d’autore, software proprietario, e tutte quelle pratiche giuridiche-economiche in ambito informatico nate per scopi lucrativi e che finiscono per danneggiare la macchina culturale che è Internet.
A dimostrazione di ciò basti pensare al recente acquisto di Skype da parte della Microsoft Corporation, che molti pensano potrebbe portare all’ estinzione della versione Linux del famoso software per la comunicazione VOIP.
Di soluzioni a questi problemi ne conosciamo tante, come appunto il sistema operativo Linux gratuito e open source o i nuovi progetti in termini di copyleft e libertà digitali; ma ciò che forse sono ancora sconosciute ai più e poco divulgate, sono le problematiche recenti nate nel mondo dei Social Network.

Facebook è – secondo le stime – il secondo sito più visitato al mondo dopo Google e può vantare la bellezza di 500 milioni di utenti iscritti (se fosse un Paese sarebbe il terzo per popolazione dopo India e Cina).
Come ben sappiamo la famosa azienda fondata da Mark Zuckerberg offre un servizio di iscrizione gratuita e la possibilità di gestire un profilo con foto, video e fattorie di animali senza spendere neanche un soldo; la domanda quindi sorge spontanea: come fa Facebook a finanziare gli enormi costi dovuti innanzitutto alla manuntenzione dei galattici server contenenti quasi 3 miliardi di foto e a pagare tanti impiegati quanti la metà della popolazione italiana, considerando che il fatturato registrato l’ anno scorso è stato di ben 1.1 miliardi di dollari?
La risposta sta in un accordo stipulato tra il colosso informatico e le aziende di marketing, alle quali vengono venduti i nostri dati personali e altre informazioni su di noi per utilizzarli nella creazione di campagne pubblicitarie a seconda del target.
Pochi sanno infatti che, secondo i termini del contratto di iscrizione al servizio, all’accettarlo l’utente dà a Facebook l’ esclusiva proprietà di tutte le informazioni e le immagini che vengono pubblicate; inoltre Facebook viene autorizzato non solo all’uso ma anche al trasferimento a terzi dei nostri dati sensibili; e dato che il 90% della popolazione al momento di un’iscrizione online non legge il contratto, Facebook può vendere questi dati senza nessun altro nostro consenso.
Oltre ai dati personali inoltre, più volte è stato riscontrato che alcune applicazioni quali sondaggi o simili sono create dalle stesse aziende allo scopo di ottenere l’ informazione da loro richiesta. Ovviamente la maggior parte delle volte Facebook ha ribadito che non era a conoscenza del caso, scaricando la colpa sulle aziende.
Da notare è anche il fatto che una volta iscritti non abbiamo modo di re-impadronirci dei nostri dati, nemmeno con la cancellazione dell’account, perchè questo non permette l’eliminazione totale dei dati: rimarranno immagazzinati per sempre sui server di Facebook fin quando essi lo riterranno necessario.

Per far fronte a questi problemi è nato Diaspora*, un nuovo social network ideato da studenti della New York University, il cui obiettivo è creare un sistema decentrato e sicuro, contribuendo a proteggere la privacy degli utenti e con un software libero e open source.
L’ innovazione di Diaspora sta proprio nel suo funzionamento, infatti ogni computer su cui Diaspora sarà installato diventerà un “pod” indipendente, e il nostro profilo con le nostre informazioni personali rimarranno sulla nostra macchina senza venir divulgate ad altri senza il nostro consenso.
Inoltre se vogliamo o se non abbiamo la possibilità di creare un server nostro potremo fare affidamento a server terzi di nostra “fiducia” su cui installare i nostri profili.
Ora però Diaspora è ancora in fase di test, perciò non disponibile a tutti gli utenti; almeno fino a quando questa fase si concluderà non sarà disponibile per tutti.

In Italia alcuni ragazzi dell’Università di Pisa stanno contribuendo a questo progetto, per esempio nell’implementazione di servizio VOIP sul social network (tra l’altro non presente su Facebook). Per chi volesse provare questa fase alfa di Diaspora può farlo registrandosi a http://diaspora.eigenlab.org/.

Contribuire a questi progetti (con la semplice iscrizione o partecipando attivamente) significa sostenere quello sviluppo sociale e tecnologico che è lontano dai riflettori della moda e del business, ma nel quale, non essendo sottoposti alle politiche di mercato, si può lavorare per il semplice scopo che è la ricerca di conoscenza dedita al progresso scientifico, morale ed umano.

SOS Italia Dei Valori: lettere dalla diaspora. Ecco l’effetto De Luca.

vincenzo de luca

L’effetto De Luca: lettere dalla diaspora IDV. La fuga della base è una realtà. Molti si sottraggono alle liste per le regionali, altri si dimettono. La real politik di D Pietro ha fatto tramontare le speranze per una forte opposizione al governo e alla politica dell’illegalità.

    • Già da tempo avevo deciso di abbandonare la mia vita politica a sostegno dell’Italia dei Valori, ma ho preso tempo e ho cercato in tutti i modi di verificare la possibilità che il distacco non avvenisse.
      Per spiegare i motivi che mi hanno indotta a prendere questa decisione, parto da una dichiarazione di Silvana Mura fatta al Resto del Carlino di Bologna il 22 febbraio 2010..
      Nell’articolo: << Ora Cinzia difenda la sua vita privata >>, l’Onorevole Silvana Mura, dichiara alla giornalista Rita Bartolomei (pag. 2 del Resto del Carlino, quotidiano di Bologna, lunedì 22 febbraio 2010) che il PD ha sbagliato a candidare Flavio Delbono.
      Mi pare strano che, solo oggi e a distanza di otto mesi dalle elezioni amministrative, l’onorevole Silvana Mura si pronunci con un parere così negativo sulla candidatura di Flavio Delbono.
      Strano! Eppure, mi sembra ancora di vedere gli abbracci e i baci tra Silvana e Flavio, quando al congresso cittadino dell’Italia dei Valori (marzo 2009, Hotel Aemilia di Via Zaccherini Alvisi, Bologna), Silvana con ardore e con la forza di carattere che la contraddistingue, sostenere caparbiamente la candidatura di Flavio Delbono a sindaco di Bologna e dichiarare tutto l’appoggio dell’Italia dei Valori al PD, per una piena vittoria elettorale al primo turno.
      Come è corta la memoria umana!!!
    • Forse che – Silvana Mura- con questa affermazione si vuole liberare di un uomo divenuto, oggi, scomodo, per un partito che parla di legalità e giustizia?
      Dov’era Silvana Mura, quando ha stabilito gli accordi con Flavio Delbono per un posto da vicesindaco e da assessore da assegnare all’Italia dei Valori?
      Dov’era Silvana Mura, quando la campagna elettorale era pervasa di veleni tra Delbono e Alfredo Cazzola.
      Ora, – Silvana Mura – fa la corte a Cinzia Cracchi e le concede sostegno e solidarietà. Cinzia Cracchi non è una vittima, sapeva e ha partecipato consapevolmente agli errori di Flavio Delbono.
      Le vittime sono coloro che con onestà e virtù lavorano senza approfittare dei privilegi che il popolo offre alla casta politica.
      Vittime sono quelle persone che ogni giorno fanno i salti mortali per arrivare a fine mese, mentre altri allegramente si divertono.
      Vittime sono coloro che non hanno un lavoro e forse non vogliono o non possono neanche sognare viaggi e mete sconosciute.
      Sia Cinzia Cracchi sia Flavio Delbono, si sono macchiati di quell’ elementare principio che è alla base della convivenza umana: l’onestà.
      L’amore è un’altra cosa; ed è cosa intima e personale, dove nessuno può entrare nel merito e giudicare.
      Cara Onorevole Silvana Mura, non crede che occorre aver rispetto dell’intelligenza umana?
    • Non crede che lei stia abusando di questa favola a brutto fine, per qualche interesse personale (rif.to all’articolo del Resto del Carlino di Bologna, 22 febbraio 2010)?
      Le chiedo di evitare di somministrarci ancora storielle. Non siamo né neonati né tanto meno bambini; siamo degli adulti con storie vissute e che hanno capacità di logica e di intendimento.
      Tuttavia, apprezzo molto l’onorevole Silvana Mura, per la sua capacità intellettuale di cambiare opinione e intenti a secondo i tempi e le risultanze della vita politica, come il caso De Luca in Campania.
      Per due anni, ho partecipato come militante dell’Italia dei Valori di Bologna a tutte le iniziative del partito, sia con risorse economiche sia con acquisizione di voti, ed ho cercato in tutti i modi di apprendere e di mettermi anche in discussione, lasciando il dubbio della buona fede su cose che non erano per niente chiare.
    • Recentemente, ho partecipato a Roma al Congresso dell’Italia dei Valori, sperando di riconoscere eventuali miei errori di valutazione.
      Ho solo visto un uomo che, nell’affermare il diritto di proprietà del simbolo e del partito, ha manifestato tutto il suo potere su presunte ed effettive mozioni; ha convinto tutti dell’illogicità all’uso della parola “familismo”, ha convinto i suoi fedeli scudieri a cambiare modo di fare politica, da opposizione ad alternativa di governo, ma sempre con un’unica finalità: guerra al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
      Ho visto lo sguardo dell’euro-parlamentare, Onorevole De Magistris, in estasi, mentre il suo datore di lavoro sosteneva con convinzione la necessità di mantenere l’indicazione del nome sul simbolo. – Lista Di Pietro, Italia dei Valori -.
      Ho avuto il piacere di parlare, con la donna che ha subito l’esperienza della mafia, Sonia Alfano, ma mi è sembrata una donna sofferente di una veste alquanto stretta.
      Ho osservato, ho ascoltato tutto con interesse, ma chissà per quale motivo, ho avuto l’impressione di assistere ad uno spettacolo di marionette.
    • Ho sentito il Presidente che, alla stregua di Ponzio Pilato, delegava democraticamente all’assemblea le sorti della Campania (appoggio a De Luca).
      No! Cara Silvana Mura, sono troppo onesta e troppo libera di pensiero e di spirito per continuare a condividere un percorso politico con l’Italia dei Valori.
      Non ho trovato in Voi quelle aspettative personali che mi hanno condotto a cercarVi: trasparenza politica, onestà morale ed intellettuale, qualità di cui la nostra società ha fame e sete.
      La nostra società ha bisogno di persone che sappiano produrre fatti concreti, necessari e salutari e che sappiano dare nuovo impulso e nuovo cambiamento alla vita politica.
      Oggi, il fine dei nostri politici è quello di mantenere i privilegi, di lanciare slogan e di contrattare con l’alleato per un posto di consigliere o di assessore, mentre, nulla è diretto a soddisfare i bisogni della popolazione.
      E’ con questa lettera che, cara Onorevole, Coordinatore Regionale Silvana Mura, lascio il partito.
    • Ho troppo stima della mia persona, della mia intelligenza e della mia onesta morale, etica ed intellettuale, per poter continuare a lavorare con chi non sa che farsene di una persona che è portatore di questi valori..
      Per me, essere persona onesta a 360°, significa mettere al primo posto la correttezza, il rispetto della dignità della persona al di sopra degli interessi e delle convenienze personali.
      Cordialmente, Lucia Fiadino
  • l coordinamento cittadino di Fermo informa che nel corso dell’ultima riunione del coordinamento provinciale, i candidati Cristina Casturà e Massimiliano Bartocci, hanno ritirato la loro disponibilità a far parte della lista dell’Italia dei Valori per le prossime elezioni regionali. L’autorizzazione da parte della Segreteria Nazionale giunta (nella giornata di martedì 9 febbraio) quasi contemporaneamente alla firma dell’accordo di coalizione (arrivata il giorno successivo), che ha visto da un lato l’esclusione forzata di alcune liste che hanno sostenuto il governatore uscente e dall’altro l’ingresso dell’UDC (contro cui il coordinamento aveva a suo tempo pubblicamente espresso tutte le perplessità possibili, evidenziate anche nel corso dell’ultima assemblea Regionale dei delegati al Congresso Nazionale) hanno necessariamente costretto i componenti di tale coordinamento a dover rinunciare a far parte della lista. Con un atto – dunque – di grande coerenza politica e morale hanno entrambi deciso di ritirarsi perché considerano inopportuno – pensiero condiviso all’unanimità da tutti i componenti del coordinamento – un accordo politico programmatico con un partito che sui grandi temi come nucleare, scuola, privatizzazione del servizio idrico e giustizia, a livello nazionale ha posizioni molto distanti con Italia dei Valori. Si ribadisce pertanto che le notizie già pubblicate sui quotidiani locali in merito alle candidature, risultano parzialmente inesatte. Coordinamento Cittadino IDV Fermo

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