Digitale terrestre e banda larga nel paese di Gogol. Storia di un interim ab aeternum

televisione digitale
L’interim allo Sviluppo Economico iniziato dopo le dimissioni di Scajola, il ministro a cui regalano casa, il primo a cui sia capitato di vivere in una casa pagata da altri senza saperlo, è ben lungi dall’essere sciolto. Come già anticipato, la successione di Romani non era affatto scontata, sebbene fosse la preferibile per casa Berlusconi: qualcuno mugugna – i finiani soprattutto, ma anche il Quirinale si è espresso per vie diplomatiche con una certa fermezza (pure ora si è messo a minacciare di non firmare i decreti). Insomma, Paolo Romani, un uomo targato Fininvest ministro con delega alle telecomunicazioni non è ben visto. Pressioni in tal senso potrebbero venire anche dal mondo nuovo della telefonia – Telecom Italia, per esempio. Perché?
Come ben sappiamo, in Italia è in corso lo switch-over verso il digitale terrestre. La nuova tecnologia di trasmissione permette di impiegare ‘meno banda’, lasciando libere alcune frequenze, il cosiddetto ‘dividendo digitale’. Un affarone negli altri paesi europei:

  • UK: due terzi delle frequenze a servizi radiotelevisivi (le procedure di assegnazione non sono note); il restante terzo sarà messo all’asta senza vincoli sulle tecnologie o sugli utilizzi
  • Francia: uno studio commissionato dal governo stima a 25 miliardi di euro il beneficio di non limitare l’allocazione ai soli servizi televisivi
  • Germania: parte del dividendo digitale sarà utilizzato per offrire servizi wireless a banda larga
  • USA: vendute all’asta frequenze a 700 MHz, incassati 19 miliardi di dollari per licenze vinte soprattutto da Verizon e AT&T (fonte: Lavoce.info – ARTICOLI – SE LO STATO NON VUOLE INCASSARE IL DIVIDENDO DIGITALE).

In Italia l’AGCOM, con una delibera datata 8 Aprile 2009, affermava la volontà di sottoporre a gara l’assegnazione delle frequenze liberate:

Il dividendo digitale verrà messo a gara con criteri che garantiranno la massima apertura alla concorrenza ed alla valorizzazione di nuovi programmi. Alla gara saranno ammessi tutti i soggetti operanti nello spazio economico europeo (SEE) – AGCOM | Autorità  per le Garanzie nelle Comunicazioni.

Ora, stando quanto scritto su L’Espresso, l’AGCOM propenderebbe per una gara di tipo “beauty contest”, di fatto regalando le frequenze a Rai e Mediaset:

non è un’asta ma si chiama “beauty contest”: non si chiede denaro a chi partecipa, ci si limita a dettare i requisiti che bisogna avere per poter ricevere il dono (Alle Tv un regalo da 2 miliardi | L’espresso).

I cinque lotti messi a gara (cioè 5 reti televisive nazionali) saranno suddivisi in due parti:

  • parte A, pari a tre lotti, riservata ai nuovi entranti. Non potranno presentare offerte gli operatori che hanno la disponibilità di due o più reti televisive nazionali in tecnica analogica
  • parte B, pari a due lotti, aperti a qualsiasi offerente

Paolo Romani, all’epoca della pubblicazione di questa delibera – siamo nel 2009 – dichiarò che essa “rappresenta il primo passo formale di un percorso intrapreso in piena sintonia con la Commissione europea dopo mesi di intenso e costruttivo confronto”. Ecco il nodo cruciale: l’Europa chiede regole comuni poiché l’etere è un bene collettivo che può servire a realizzare obiettivi di crescita economica e culturale:

[Secono la Commissione bisogna] prevedere e ottimizzare al massimo l’impatto che il dividendo digitale avrà a livello economico e sociale. Il valore complessivo dei servizi di comunicazione elettronica che dipendono dall’uso dello spettro supera i 250 miliardi di euro l’anno nell’Unione europea (UE). La diffusione di servizi innovativi attraverso il dividendo potrebbe dare un contributo non trascurabile alla realizzazione degli obiettivi di competitività e di crescita economica previsti dalla strategia di Lisbona (Verso un uso ottimale del dividendo digitale).

Naturalmente, lo spazio liberato, essendo frammentato in piccole bande di frequenza, deve essere riorganizzato e pianificato in funzione della sua destinazione alle nuove tecnologie mobili, internet a banda larga, e così via.

Le attuali politiche nazionali sullo spettro radioelettrico non favoriscono, tuttavia, un accesso coordinato allo spettro tra i vari Stati membri. Secondo il parere formulato dal Gruppo per la politica dello spettro radio, senza un coordinamento efficace dell’accesso allo spettro vari possibili utilizzi del dividendo non vedranno mai la luce (ibidem).

Il Radio Spectrum Policy Group (RSPG) è composto da membri nominati dagli Stati della UE. Vicepresidente del RSPG fu nominato nel Novembre del 2008 tale Roberto Viola, Segretario dell’AGCOM italiana dall’agosto 2004, un tecnico, esperto di tecnologie della comunicazione. Ebbene, Viola, uomo AGCOM, in base al meccanismo di governance previsto, è diventato presidente del Gruppo nel 2010. E’ forse per tale ragione che la volontà del governo italiano di destinare il dividendo digitale ai soli broadcaster televisivi, ovvero Rai e Mediaset, non viene condannata con decisione dalla Commissione Europea? L’aver piazzato un proprio rappresentante alla presidenza di RSPG proprio nel 2010, anno della digitalizzazione televisiva può in qualche modo favorire pratiche poco chiare nell’assegnazione del dividendo?

Il governo, con questa politica, che chiaramente subodora di conflitto di interesse, azzoppa lo sviluppo dell’accesso a internet. L’Italia è l’unico paese in cui le nuove connessioni diminuiscono. La banda larga via etere certamente rovinerebbe i piani per la costruzione della rete superveloce a fibra ottica – alcuni esperimenti in proposito sono stati fatti nella città di Roma – che significa opere edilizie, stradali, eccetera, un bel paniere di opere interminabili il cui costo per la collettività sarà altissimo.

  • La delibera danneggia sicuramente lo Stato e dunque i cittadini: non porterà ad alcun incasso, salvo briciole. Danneggia lo sviluppo economico, perché non abbiamo alcuna idea di come sono stati selezionati gli operatori prescelti. Di sicuro, colpisce tutti gli operatori che non siano televisivi, perché gli operatori mobili, ad esempio, non potranno concorrere per ottenere frequenze di cui sono assetati – Lavoce.info – ARTICOLI – SE LO STATO NON VUOLE INCASSARE IL DIVIDENDO DIGITALE

Ecco perché Paolo Romani non può non diventare Ministro per lo Sviluppo Economico. C’è ancora una volta da gestire l’interesse del padrone. Il passaggio al digitale terrestre rappresenta la gallina dalle uova d’oro per Mediaset. E sapranno gestirla come solo loro sanno fare.

Quer pasticciaccio brutto del digitale terrestre. Chiavetta Sky, Mediaset fa ricorso.

Notizie dello switch-off del Lazio al digitale terrestre: Tg1, un trionfo. Web: una Waterloo. I dati Auditel segnano una flessione del 15.6% per la sola giornata di ieri. Secondo l’Aduc, il 18% degli utenti ha rinunciato al passaggio al DTT, guardando la Rai attraverso Sky. Le difficoltà incontrate nel Lazio non sarebbero giustificate, come avvenne per il Piemonte, dalla condizione orografica del territorio. In Lazio non ci sono valli alpine difficili da raggiungere. Sempre l’Aduc ha raccontato che i canali Rai sono difficili da trovare e sono necessarie diverse risintonizzazioni del decoder.
Quel che pare strano è che, nonostante una campagna informativa senza precedenti, si sia giunti al passaggio al DTT con questo grado di improvvisazione. Ancora non si capisce, né viene detto esplicitamente, cosa è andato storto.
Intanto continua la guerra fra Sky e Mediaset. Mediaset ha fatto un esposto all’Antitrust contro l’iniziativa di Sky di vendere una chiavetta usb da applicare ai decoder HD per integrarli con l’offerta in chiaro del digitale terrestre. Mediaset lamenta il fatto che Sky, con questa operazione, ostacola la diffusione di una tecnologia concorrente, appunto quella del digitale, diffondendo decoder che sottraggono all’utente la possibilità di accedere ai servizi interattivi e alle piattaforme a pagamento (ovvero all’offerta Mediaset). Questo è vero, ma è vero anche al contrario. Mediaset ha diffuso una tecnologia nella quale Sky non può competere per gli accordi presi nel 2003 in fatto di norme antitrust in seguito alla fusione Telepiù e Stream. Il DTT, per Sky, è vietato fino al 2011. Mediaset ha il predominio del DTT (la Rai non può proporre servizi a pagamento). Mentre è assolutamente fuori mercato sul satellitare (ci provano con Tivusat con la complicità sempre della Rai).
Insomma, lo scenario è cambiato e a Mediaset non se ne stanno a guardare. Il loro obiettivo è difendere il proprio terreno di caccia, mentre Sky si è fatta aggressiva con proposte commerciali sull’HD.

    • L’Aduc l’ha definito lo switch off «all’amatriciana». L’Auditel registra un crollo negli ascolti degli anziani

    • nell’intera giornata di ieri, spiega Walter Pancini direttore generale di Auditel, il totale dei telespettatori ha registrato nel Lazio, rispetto alla media degli ultimi sei lunedì, una flessione del 15,9%. Ancora più consistente la flessione per il target sopra i 65 anni, quello tecnologicamente meno avanzato e più in panne con la risintonizzazione dei canali dopo lo switch off di ieri (zona di Viterbo esclusa): la flessione degli ascolti nell’intera giornata è del 22% rispetto alla media dei sei lunedì precedenti, flessione che diventa del 16% in prime time

    • Gli stessi dati Auditel oggi sono arrivati in ritardo di oltre due ore «È stato un supplemento di verifica – dice Pancini

    • Aduc: swith off alla matriciana, ridurre del 30% il canone. Una riduzione del 30% sulla spesa del canone Rai del prossimo anno, come compensazione dei disagi subiti dai romani per il passaggio al digitale terrestre.

    • «Siamo la prima capitale d’Europa – afferma l’Aduc in una nota – ad avere il digitale terrestre, si sentiva e leggeva nei giorni scorsi. Peccato che Berlino, che ci risulta essere la capitale della Germania, lo abbia già dal 2003.

    • Anche stamattina, spiega l’Aduc, continuano le difficoltà per i cittadini della Capitale, il 18% ha rinunciato al passaggio al digitale, mantenendo la visione esclusivamente attraverso Sky. «I canali Rai – si legge nella nota – seguono ad essere difficili da ritrovare nella programmazione, i canali sistemati ieri faticosamente, a volte anche con l’intervento pagato dell’antennista, stamane non si trovano più, è necessaria una nuova riprogrammazione»

    • Caparella (Pd): il passaggio a insegna dell’improvvisazione. «Se ne è parlato per mesi, sono stati distribuiti migliaia di opuscoli, creati siti dedicati e diffusi annunci ma, alla fine, il tanto atteso passaggio al digitale terrestre è avvenuto all’insegna dell’improvvisazione

    • Siamo a favore dell’economia digitale, della banda larga, del wi-fi, della dotazione dei necessari supporti informatici in tutte le scuole, e di qualsiasi innovazione tecnologica possa rendere più semplice la vita, ma è necessario che tutti, senza distinzione, siano messi nelle condizioni di poter usufruire dei nuovi mezzi a disposizione

    • Mediaset ricorre all’Antitrust contro la chiavetta Sky che da dicembre consentirà agli abbonati di ricevere l’offerta gratuita del digitale terrestre.

    • «Mediaset – annuncia una nota di Cologno Monzese – ha presentato un esposto all’Autorità Antitrust

    • La distribuzione da parte di Sky di questa chiavetta, secondo Mediaset, è contraria alla normativa comunitaria e nazionale in materia di concorrenza e costituisce una violazione degli impegni assunti nel 2003 da Newscorp in occasione della concentrazione delle attività di Telepiù e Stream

    • Le norme antitrust, infatti, non consentono a un’impresa dominante di ostacolare l’ingresso sul mercato di concorrenti mediante vendite abbinate o aggregate dei propri prodotti

    • «il fine della Digital Key – che non consente l’accesso né ai servizi interattivi né ai contenuti a pagamento – è quello di frenare la diffusione sul mercato di decoder che consentano di ricevere i programmi a pagamento e i servizi interattivi di altri operatori.

    • La Digital Key è una semplice iniziativa di Sky che garantirà a milioni di famiglie la possibilità di fruire dell’offerta in chiaro sul digitale terrestre in modo facile ed efficace

    • Si tratta di uno strumento che aiuta il processo di digitalizzazione del Paese offrendo un servizio per i consumatori in un mercato in veloce sviluppo

    • sull’altro fronte delle dispute legate alle varie piattaforme televisive – quello tra Sky e la Rai – è intervenuto Corrado Calabrò

    • Il presidente dell’Autorità per le comunicazioni, a margine di un’audizione alla commissione di Vigilanza, afferma che la Rai «dovrà stare su tutte le piattaforme tecnologiche, quindi anche sul satellite», così da consentire a tutti gli utenti di vedere le trasmissioni

    • «

      se Sky in una zona è indispensabile, la Rai deve starci nel periodo transitorio», limitandosi a criptare «proprio il minimo» delle sue trasmissioni

    • Calabrò ha affermato che l’Authority accerterà se la Rai – togliendo alcuni canali da Sky – abbia o meno oscurato zone e utenti

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Il digital divide di Palazzo Chigi. Oscurate le tv in Lazio.

Ma quale successo. Al tg1 si intervistano persino le persone per la strada: ho risintonizzato il decoder, dicono i più. Bé, chissà come se la sono cavata a Palazzo Chigi. Sì, il paradosso è che anche la residenza del finto-premier è rimasta con lo schermo oscurato. Lo switch-off del Lazio è stato una mannaia. Di colpo fatti fuori la Rai, Mediaset e La7 insieme. Che colpo. Neanche le leggi antitrust hanno potuto tanto.

    • Televisione, è scattato oggi il passaggio definitivo al Digitale Terrestre di Roma, la prima grande capitale europea a diventare interamente digitale

    • Fra il 16 e il 30 novembre si spegneranno infatti definitivamente i segnali televisivi analogici per 4.500.000 cittadini del Lazio (2.700.000 nella sola provincia di Roma).

    • per molte ore, e moltissime famiglie è incubo. Ovvero, tv al buio, senza segnale. Compreso palazzo Chigi. Insomma non è solo l’anziano ad avere problemi con il cosiddetto "switch off" nella capitale. Raiuno, Raidue, Raitre, Retequattro, Canale 5, Italiauno e La7 non sono visibili da questa mattina in tutte le tv della Presidenza del Consiglio. I tecnici sono al lavoro, ma il problema per ora non ha trovato una soluzione.

    • Il ministero è soddisfatto e parla di successo dell’operazione, ma le associazioni dei consumatori sono inviperite. Sono arrivate migliaia di telefonate al numero verde, ma il numero di persone che ha avuto (e continua ad avere problemi è altissimo

    • è stata un’odissea. Fra 300mila e 500mila, secondo le stime del Corecom Lazio, le famiglie che avranno problemi di ricezione. Antennisti diventati più rari di un unicorno, vecchi televisori che si vanno accatastando nei parchi e nei cassonetti, mentre la maggior parte delle famiglie dovrà rinunciare al televisorino in cucina, che funzionava con l’antennino autonomo. In molte zone di Roma, inoltre, il segnale va e viene ed occorre resettarlo

    • Commenti sarcastici anche dal mondo politico. «Il passaggio al digitale terrestre è un evento importantissimo che avrà ricadute positive sul sistema delle emittenza e sui servizi di cui potranno beneficiare gli spettatori. Peccato, però, che per moltissime famiglie la questione si stia trasformando in un incubo». Lo dichiara Giorgio Merlo, Pd, vice presidente della Vigilanza

    • «In alcune regioni come il Piemonte dove dopo due mesi ci sono situazioni che vanno dal tragico e del grottesco. Nel  Lazio, a
      Roma in particolare, il giorno dello switch-off invece è stato in moltissimi casi quello del turn-off, quello dello spegnimento totale con grandissimi disagi. Migliaia e migliaia di famiglie – prosegue – si sono ritrovate con lo schermo nero, senza segnale

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SKY si fa un boccone del digitale terrestre.

Oggi il dg della Rai, Masi, ha gettato acqua sul fuoco del digitale terrestre: la chiavetta Sky è un’abile mossa promozionale, ma è per pochi, per quelli che hanno il decoder HD, e quindi il televisore HD, e quindi già vedono il digitale sullo stesso. Quindi, secondo Masi, è un tentativo di vendere del fumo, non è il primo passo verso il decoder unico. Vi vogliono ingannare.
Questo è vero. SKY cerca di appiopparvi il decoder HD. Soprattutto cerca di mettere l’offerta digitale in chiaro all’interno della sua guida tv, intenzione che forse viola le disposizioni dell’AGCOM. Staremo a vedere.
Ma il fatto che merita di essere annotato è che SKY sta mettendo lo spinnaker, per usare una metafora velica: vale a dire accelera sul suo progetto di entrare nell’offerta digitale terrestre free. SKY vuole uno spazio sul mercato, non aprendosi a esso ma inglobandolo in sé stessa. Chiara la strategia promozionale: accresce l’offerta in HD che il competitor sul DTT non può reggere (sul DTT i canali in HD non possono essere così numerosi) e la integra con il DTT free, senza inglobarlo nella guida SKY ma comunque rendendolo disponibile senza il cambio di telecomando.
Dinanzi a tutto ciò, cosa fa la Rai? Masi non ha fatto alcun cenno rispetto alla rottura dell’accordo di Luglio sulla presenza della piattaforma satellitare Rai sul decoder SKY. Non ha fatto alcun cenno rispetto al calo degli introti pubblicitari di quest’anno (forse pari a 250 mln). Non ha parlato di alcun progetto Rai in qualità HD. Né ha parlato del progetto satellitare alternativo e del suo attuale sviluppo. Cosa fa la Rai? Qual’è il suo progetto industriale per i prossimi anni? Non è tanto il dinamismo del rivale straniero che sorprende, quanto l’immobilismo della tv di Stato, che permane nel settore della tv generalista finanziata con canone e pubblicità: è chiaro che essa sul terreno del digitale non potrà competere alla pari, non potendo elaborare una pay-tv, non potendo accrescere l’offerta tematica più di tanto, non avendo prospettive di aumentare la propria raccolta pubblicitaria. Qaule allora il suo ruolo futuro?

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    • «L’annuncio di Sky, collegato alla campagna di lancio per i nuovi decoder in hd, di una prossima Digital Key in grado di ricevere i canali free della piattaforma digitale terrestre ha più i connotati di una abile campagna promozionale e di marketing che di una reale messa a disposizione a tutti i propri abbonati della programmazione digitale terrestre in chiaro»

    • «L’annuncio di Sky, collegato alla campagna di lancio per i nuovi decoder in hd, di una prossima Digital Key in grado di ricevere i canali free della piattaforma digitale terrestre ha più i connotati di una abile campagna promozionale e di marketing che di una reale messa a disposizione a tutti i propri abbonati della programmazione digitale terrestre in chiaro». Lo ha detto il direttore generale della Rai, Mauro Masi

    • «La ’chiavettà di Sky – ha spiegato il dg della Rai – sarà disponibile soltanto per i decoder in SKY HD e MYSKY HD, che costituiscono notoriamente una quota di minoranza dell’utenza Sky, inferiore al 10%. L’utilizzo dunque di questo strumento sarà, anche nel tempo, circoscritto ad un limitato numero di abbonati

    • la limitazione dell’uso della chiavetta ai decoder Sky di nuova generazione ed in particolare a quelli in HD restringe ancor di più il numero di abbonati serviti dalla Digital Key, poiché questi dovranno essere dotati di un televisore Full HD

    • «Notoriamente – ha detto ancora Masi – tutti i nuovi televisori sono obbligatoriamente provvisti di un decoder digitale terrestre integrato: la visione del digitale terrestre integrale è dunque già garantita dal televisore

    • «La Digital Key – ha infine spiegato Masi – funziona come un decoder in grado di sintonizzare il segnale digitale in chiaro con alcune necessarie caratteristiche, la prima delle quali è quella di dover utilizzare l’antenna terrestre: per ricevere l’insieme del segnale terrestre infatti occorre avere un impianto di ricezione adeguato che soltanto le antenne tradizionali possono garantire; la seconda è di non poter gestire l’interattività e, ovviamente le attività pay diverse da Sky. Né supporta comunque sistemi di accesso condizionato diversi da NDS.

    • Non si tratta dunque di quello che impropriamente qualcuno ha definito il decoder unico ma più correttamente uno strumento che lascia inalterata la natura chiusa e proprietaria del decoder SKY

    • «Infine – ha concluso Masi – merita un attento approfondimento, anche dal punto di vista legale e regolamentare, la eventuale immissione dei canali della piattaforma terrestre all’interno dell’EPG (la guida elettronica dei programmi) di SKY. Questa circostanza potrebbe essere in conflitto con le disposizioni delle Autorità di garanzia che limitano l’utilizzo da parte di SKY del sistema digitale terrestre. Quest’ultimo aspetto sarà oggetto di approfondimenti»

    • a giudizio del consigliere Mediaset, la chiavetta «viene venduta come un servizio ulteriore, ma in realtà non offre nulla di nuovo, dal momento che gli utenti possono vedere lo stesso il digitale terrestre free» con i nuovi televisori, senza dover necessariamente abbonarsi a Sky

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SKY all’attacco del digitale terrestre: ecco la digital-key.

SKY Italia da dicembre renderà disponibile sui propri decoder, senza necessità di sostituzione, il segnale del digitale terrestre: una notizia che cambia i rapporti di forza nel campo della competizione televisiva e toglie SKY dallo scacco portato dalla doppia minaccia Rai-Mediaset. SKY usa la tecnologia per mettere fuori gioco il proprio principale competitors nell’offerta pay, Mediaset, che contava sullo switch al DTT per divenire leader del mercato. SKY ora è in grado di minimizzare i danni del mancato accordo con la Rai e degli oscuramenti, anzi, c’è da giurare che presto entrerà nell’offerta del digitale terrestre con propri broadcasters.

  • Sky spariglia: Da Dicembre decoder unico satellite-digitale ‘Digital key’ spiazza la Rai. Che minimizza:’divorzio’non c’entra

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    • Colpo a sorpresa di Sky Italia che spariglia sul mercato Tv, annunciando di essere pronta a sfidare Rai e Mediaset-Telecom sul fronte del digitale terrestre

    • Dal prossimo mese di dicembre l’emittente di Rupert Murdoch offrirà ai propri abbonati l’accesso a tutti i canali in chiaro del digitale, mediante una semplice chiavetta da applicare al decoder senza bisogno di nuovi acquisti. E senza bisogno di telecomandi aggiuntivi

    • Una risposta, neanche troppo indiretta, alla fine del contratto Rai-Sky in nome della nuova ‘era del digitale’ che aveva visto l’estate scorsa la fuoriuscita dei canali Rai dalla piattaforma di Sky

    • La ‘digital key’ battezzata da Sky Italia offre ora al telespettaore italiano la possibilità di un unico apparecchio e telecomando per canali in chiaro del digitale e satellite

    • si pone in competizione con l’offerta Alice(Telecom)-Mediaset

    • Con viale Mazzini che rimane al momento alla finestra e si mostra poco impensierita: in una nota fa osservare come i progetti di Sky per il digitale fossero "cosa nota"

    • Salutando come un "fatto positivo la massima estensione del digitale in chiaro" ma, soprattutto, ribadendo e rilanciando la prospettiva del ‘decoder unico’

    • Tanto non basta, però, al Consigliere di amministrazione Nino Rizzo Nervo, per non tornare a denunciare come "la Rai ha buttatto dalla finestra 60 milioni di Euro", uscendo da Sky quest’estate.

    • "La Rai nella persona del direttore generale Masi – chiede il segretario Usigrai Carlo Verna – e’ chiamata ora a spiegare al più presto se sia stata spiazzata o meno dalla possibilità appena annunciata di poter ricevere il digitale terrestre anche col decoder Sky. Se la ‘digital key’ fosse una Caporetto per la Rai , ci aspettiamo che chi ha messo il servizio pubblico sull’orlo del baratro ne tragga debite conclusioni"

    • Sulla stessa lunghezza d’onda l’ex ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, oggi responsabile Informazione del Pd. "La rinuncia al contratto RaiSat e le minacce Rai di uscire dalla piattaforma – accusa – si rivelano oggi come avventate e autolesioniste. La Rai piuttosto che muovere guerra a Sky dovrebbe varare invece una strategia degna del servizio pubblico.

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Oscurati d’Italia unitevi: boicottate il Digitale Terrestre.

Oggi hanno oscurato il GP di Formula Uno. Che peccato. Occasione sprecata la loro. Infatti non l’avrei visto lo stesso. Gli oscuramenti RAI danneggiano solo loro. Fortunatamente si vive senza tv. E si vive bene.
Pensate però a questo: hanno oscurato il TG1, vi hanno salvaguardato dalla loro stessa disinformazione. Prendetela così: è a fin di bene. Finalmente potrete liberarvi dello schermo azzurrino e di certa propaganda governativa. Potrete formarvi un’opinione vostra.
Ma se oscurassero Annozero? Che effetto si avrebbe sulla libertà d’espressione? Se Santoro non venisse trasmesso su SKY, sarebbe violato il contratto di servizio?
Intanto si scopre che la piattaforma di TivùSat è un flop. Che sorpresa. Forse che chi è rimasto senza segnale analogico, e non è raggiungibile dal digitale terrestre, abbia optato la terza via? Il farne a meno.

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    • L’ultimo incubo degli appassionati di calcio italiani è un numero a nove cifre: 199.303.404. è il call center – a pagamento e con scatto alla risposta – a cui si devono rivolgere i telespettatori che vorrebbero vedersi il campionato sul digitale terrestre di Mediaset, ma non ci riescon
    • si viene rinviati da un risponditore automatico all’altro. Così in questi giorni le sfuriate dei clienti riempiono i forum di Internet e i centralini delle associazioni consumatori
    • la pay-per-view del calcio di fatto non esiste più. Il sistema di carte prepagate con cui negli ultimi anni i calciofili potevano comprarsi le singole partite su Mediaset Premium (sul famoso digitale terrestre) è stato sostituito da un abbonamento dentro il quale Mediaset vende altri suoi canali – tipo Steel o Joy – che faticavano a decollare da soli
    • Perché Mediaset ha fatto questo passo, che ne aumenta i fatturati ma ne mette a rischio la popolarità?
    • non riguarda solo gli appassionati di pallone, ma tutti i contribuenti e i telespettatori che pagano il canone della Rai
    • bisogna tornare al 2005, l’anno in cui Mediaset lancia la sua proposta per il calcio sul digitale terrestre in concorrenza con quella satellitare di Sky
    • L’offerta di Mediaset è vantaggiosa: basta comprarsi il decoder del digitale terrestre – scontato, con il contributo dello Stato – e poi ciascuno può acquistare il match a cui è interessato a tre euro a partita (poi gli euro diventano sei, poi otto)
    • Nel frattempo il digitale terrestre viene gradualmente proposto e imposto in ogni modo
    • Poche voci si alzano a far notare che il digitale terrestre in Italia vuol dire fondamentalmente Mediaset
    • per convincere gli utenti a passare al Dtt in queste settimane si sta attuando una politica vagamente minatoria che colpisce tutti: quella di oscurare – a sorpresa e senza alcun criterio logico – la visibilità dei canali Rai sul pacchetto Sky
    • Dall’inizio dell’estate a oggi i programmi Rai che sono improvvisamente spariti dagli schermi di chi vede la tivù via satellite sono stati più di duecento
    • Nelle ultime settimane, poi, il criptaggio è diventato un mitragliamento
    • l’incredibile oscuramento – alla faccia del servizio pubblico – di oltre metà del Tg1 delle 13,30 (il 9 settembre scorso)
    • Lo scopo è evidente: rendere la visione della Rai con il telecomando Sky un percorso a ostacoli e convincere così la gente – una volta spento l’analogico – a passare al digitale terrestre.
    • basta guardare bene che cosa è stato criptato: molti programmi per ragazzini (che così fanno i bravi e passano a Boing sul digitale Mediaset); telefilm e serie tivù (così anche i genitori capiscono che aria tira e guardano Joi o Steel, sempre sul Dtt di Mediaset); e un po’ di pallone (così anche i calciofili sanno che per vedersi le partite è meglio non usare Sky)
    • La politica del criptaggio colpisce prima di tutto i telespettatori – specie quelli nelle cui regioni l’analogico è stato già spento – ma anche la Rai, che perde in media due punti di share per ogni trasmissione oscurata.
    • si usa la Rai (danneggiandola) per convincere la gente a passare al Dtt, una piattaforma che avvantaggia Mediaset. La quale invece su Sky cripta poco o niente, per non perdere audience.
    • La manovra funziona, e anche molto bene: otto milioni e mezzo di famiglie italiane si sono già comprate l’accrocco del Dtt (a parte o inserito nei nuovi apparecchi): il doppio rispetto a un anno fa. Il digitale terrestre decolla. Gli abbonamenti a Sky si fermano.
    • così si può capire anche che cosa è successo al calcio su Mediaset Premium.
    • il pubblico – che non si fida più del telecomando Sky dove i programmi scompaiono all’improvviso – è pronto per l’abbonamento a Gallery, con dentro il pallone più i canali in Dtt di Mediaset.
    • Spento l’analogico e distrutta l’affidabilità di Sky grazie al mitragliamento di ‘macchie’, resta solo l’abbonamento al Dtt di Mediaset.
    • una scappatoia ci sarebbe: acquistare un ulteriore decoder, quello diTivusat. Tivusat è la nuova piattaforma satellitare congiunta di Rai e Mediaset, dove fanno vedere tutto quello che invece viene oscurato su Sky.
    • Peccato che i nuovi decoder (peraltro quasi introvabili nei negozi) costino attorno ai 150-200 euro. A cui ci sono da aggiungere altri 100-150 euro di installazione e attivazione
    • finora Tivusat è un mezzo flop: da quando il decoder è in commercio ne sono stati venduti circa diecimila, a fronte di un potenziale di almeno tre milioni di utenti, quelli che per motivi orografici non sono raggiunti dal digitale terrestre
    • non proprio una soluzione ‘consumer friendly
    • sborsare altri 300 euro. Vittime collaterali della strategia delle macchie Rai, che serve solo a garantire l’espansione di Mediaset
  • La guerra Sky-Mediaset e le conseguenze imprevedibili dell’esposto di Marco Ferrante

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    • l’esposto al tribunale di Milano da parte di Sky contro Mediaset
    • il ricorso al giudice vuol dire che complessivamente lo spazio negoziale tra i due gruppi si restringe
    • Sky accusa Mediaset di aver rifiutato la vendita di spazi pubblicitari per un’offerta commerciale e di aver violato le norme europee sulla concorrenza. Difficile dire ovviamente come risponderà il giudice di Milano, chiamato in causa con procedura d’urgenza per un danno commerciale, ma la mossa di Sky secondo alcuni osservatori presenta tre punti controversi.
    • Il primo, giuridico, riguarda l’oggetto dell’esposto, Mediaset non ritiene di essere obbligata a mandare in onda pubblicità Sky di contenuto commerciale.
    • Il secondo punto riguarda la peculiarità dello scontro tra i due giocatori: all’esposto in materia antitrust per abuso di posizione dominante, Mediaset ha risposto con un comunicato che dice in sostanza: strano che un monopolista accusi un’altra azienda, ancorché in posizione dominante, di violazione delle norme antitrust.
    • è una situazione abbastanza estrema in cui il primo soggetto (Sky) chiede a un altro, Mediaset, che ha il 60 per cento del mercato tv nazionale, di pubblicizzare un prodotto su cui il primo soggetto (sempre Sky) ha il 92 per cento del mercato.
    • A che fare con il consenso sociale dell’iniziativa assunta da Sky e riguarda una reazione di buonsenso, giacché per un consumatore è normale che un’azienda non pubblicizzi i prodotti di un concorrente, ed è comprensibile che un editore decida di rifiutare la pubblicità di un altro
    • Il rapporto con il sentimento dei consumatori potrebbe avere un seguito per le caratteristiche peculiari del mercato tv dove un’offerta esclude l’altra, e perché implicitamente investe la questione del decoder di Sky (lo vedremo più avanti) che secondo un’interpretazione potrebbe a sua volta costituire il punto di attacco di una vertenza antitrust proprio nei confronti del braccio italiano del gruppo di Rupert Murdoch.
    • Il primo riguarda l’accusa mossa dai pro-Sky contro la Rai alleata di Mediaset, riguardo l’ipotesi di abbandono della piattaforma commerciale (decoder e telecomando) di Sky. In effetti il servizio pubblico deve osservare l’obbligo di legge di essere presente su tutte le piattaforme. Ma che cosa si intende per piattaforma? Se la piattaforma è la tecnologia di trasmissione (satellite, digitale terreste, Iptv) Rai non sarebe in difetto lasciando la piattaforma di Sky, perché l’avrebbe sostituita con un’altra piattaforma – gratuita – Tivù Sat.
    • Se invece per piattaforma si intende il sistema commerciale, il decoder insomma, allora è un altro discorso, la Rai sarebbe obbligata a stare sul decoder di Sky, che però è sostanzialmente un sistema chiuso, perché Sky è proprietaria del decoder e può utilizzare liberamente le zone teoricamente neutre del decoder: come ha fatto per esempio con la guida tv (i tasti di navigazione dei programmi) che ospitava in audio i messaggi promozionali nella campagna pubblicitaria a sostengno del Fiorello show.

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RAI vs SKY, ma non è una cattiva notizia.

In un articolo su L’Antefatto, si fornisce un resoconto critico sulle dichiarazioni di Mauro Masi sulla scelta RAI di abbandonare la piattaforma SKY. In sostanza, non si discute della necessità di creare una piattaforma alternativa e gratuita, quella di Tivù Sat – un’anomalia italiana quella di avere una piattaforma satellitare sola, e a pagamento, come è SKY (qui di seguito si riporta l’esempio francese, dove le offerte satellitari sono ben tre e operano su tre satelliti diversi). Le argomentazioni di Masi vertono sul fatto che RAI rifiuti l’offerta di 50 mln all’anno con la giustificazione che i contenuti RAI su SKY avrebbero giovato agli ascolti di quest’ultima. Ma circa il 13% degli ascolti RAI provengono dalla piattaforma SKY (fonte: http://www.europaquotidiano.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=112010 ) e questi ascolti avrebbero generato circa 7 mln di euro di introiti pubblicitari per RAI stessa. Invece l’audience SKY sembra non dipendere dalla RAI:

Il dato qui sopra riportato è difficilmente comparabile: il giorno medio SKY del periodo 31/05/09-27/06/09 (dati auditel, vedi http://www.auditel.it/flash_dati_mese.htm ) è pari a 2591245 spettatori unici. Una effettiva valutazione sulla dipendenza in termini di ascolto di SKY da RAI lo si potrà fare con le prossime pubblicazioni. Resta il fatto che Masi non è riuscito a dare spiegazioni convincenti della rottura con SKY.

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    • La situazione europea
    • In Europa esistono piattaforme satellitari gratutite, così come Tivù Sat. Nel Regno Unito esiste Freesat, nato da una joint venture fra BBC e ITV
    • E’ l’later ego satellitare di Freeview l’operatore di televisione digitale terrestre gratuita, lanciato nel 2002.
    • In tutti e due i casi non sono necessari abbonamenti di sorta, basta equipaggiarsi con un ricevitore satellitare digitale.
    • Anche la Francia non è da meno, TNT Sat è il primo servizio satellitare in chiaro che trasmetta dai satelliti Astra a 19,2° Est un bouquet di canali criptati per necessità relative ai diritti di trasmissione ma ad accesso completamente gratutito, a parte il costo del ricevitore e della smart card (valevole per quattro anni).
    • Ma in Francia esiste anche Fransat, un servizio di accesso satellitare a tutti i canali free della Television Numérique Terrestre (TNT). Il servizio viene trasmesso tramite il satellite Atlantic Bird 3 e permette agli utenti transalpini di fruire del segnale digitale e della sua offerta anche nelle zone non coperta dal dtt via etere.
    • Sulla scia di Gran Bretagna e Francia, presto anche la Spagna potrebbe rivolgersi al satellite per raggiungere la totalità della popolazione. Il progetto dovrebbe prendere luce a partire dal 2010, contestualmente allo spegnimento delle trasmissioni analogiche.
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    • ‘Quella italiana, per quanto riguarda decoder e piattaforme satellitari, e’ una situazione privilegiata rispetto a quella francese, anche se puo’ sembrare paradossale dopo le polemiche di questi giorni’.
    • ‘Le due piattaforme italiane operano sulla stessa posizione orbitale – prosegue Berretta – quella Hot Bird a 13 gradi Est; le tre piattaforme francesi, CanalSat, Bis e OrangeTv sfruttano invece tre posizioni orbitali diverse. Per cui un ipotetico utente francese che volesse vedere i programmi di tutte le piattaforme non solo dovrebbe acquistare tre decoder, ma addirittura tre parabole’.
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    • Quando un telegiornale del servizio pubblico, il Tg3, compie il suo dovere, quello di informare (premiato dai telespettatori con più 5% di share di media) pronto l’intervento del premier nel lanciare l’editto (antico vizio, quello bulgaro fece fuori dalla tv Biagi, Santoro e Luttazzi)
    • Per fortuna nella tv pubblica sono arrivate le ultime nomine a tranquillizzarlo. Susanna Petruni da inviata al seguito del premier a vice direttore del Tg1.
    • La conduttrice con la farfallina, durante un vertice dell’Unione europea, dimenticò di inserire nel servizio l’immagine di Berlusconi mentre faceva le corna durante la foto di gruppo.
    • Altro ricordo, ne potremmo citare tanti: il premier intervenne all’Onu in una sala praticamente vuota, la giornalista, sicuramente per spirito nazionalista, montò un Berlusconi con la sala gremita
    • Gianluigi Paragone (nomina riparatrice data alla Lega dopo quella mancata di RaiDue), ex direttore della Padania, da tre giorni direttore di Libero in sostituzione di Vittorio Feltri, arriva in Rai come vice alla rete ammiraglia con la delega ai progetti speciali.
    • il nuovo direttore del Giornale Radio Rai Antonio Preziosi. Poteva il neo direttore partire senza la presenza del presidente del Consiglio nel suo gr di esordio? No, infatti nel Gr1 delle 8 di lunedì 10 agosto intervista sui primi quattordici mesi del governo, anche se la conferenza stampa il premier l’aveva fatta venerdì 7
    • Com’è valido ancora oggi quello che diceva Enzo Biagi: “La Rai è lo specchio del paese, qualche volta un po’ deformato”.
    • Culturalmente è l’azienda più importante, la gente si informa prevalentemente attraverso i tg
    • il 6 agosto è arrivata la relazione del direttore generale Mauro Masi, Dentro alla Rai, ben prima della sua nomina (2 aprile 2009), si sapeva che la vicenda sarebbe andata a finire così.
    • Scrive Masi: Il vertice aziendale sta operando per il rafforzamento degli asset industriali ed editoriali del gruppo. Sta lavorando per una maggior centralità della Rai nel nuovo scenario multipiattaforma e multicanale.
    • Se avessimo accettato quelle condizioni (50 milioni di euro l’anno per i canali di Raisat più RaiUno, RaiDue e RaiTre gratuiti) avremmo svenduto, anzi regalato, a Sky tutta l’offerta della Rai in aggiunta ai canali di Raisat.
    • Sarebbe stato, quello sì, un atto contrario agli interessi ed alla tutela del servizio pubblico. Sempre secondo il direttore generale questo avrebbe contribuito all’aumento dell’ascolto di Sky (dall’attuale 9% al 14% nel 2012) con relativa perdita pubblicitaria da parte dell’azienda.
    • a) in tutti i paesi europei la tv pubblica è presente sulla piattaforma satellitare gratuitamente;
      • Ma negli altri paesi europei esiste una pluralità di piattaforme satellitari, non così in Italia, almeno sino all’avvento di Tivù Sat. Esisteva, alle origini del digitale satellitare, una sorta di “competizione”, con Stream e Telepiù, e il legislatore era intervenuto per obbligare all’impiego del medesimo sistema di codifica (all’epoca l’operatore francese impiegava Seca, Irdeto era il linguaggio della piattaforma di Telecom e News Corp.). Oggi si ripresenta lo stesso problema. – post by cubicamente
    • b) i dati di ascolto dei canali generalisti vengo scorporati e non aggiunti a Sky;
    • c) chi ha l’abbonamento a Sky, lo hanno scritto e riscritto gli esperti, naviga tra centinaia di canali; sceglie il singolo programma o film prescindendo dal canale che lo trasmette. Questo fenomeno produce esattamente il contrario di quello che sostiene Masi, cioè ha effetti collaterali sui canali generalisti che stanno subendo una lenta e costante erosione dell’ascolto. Il teleutente si sta abituando a personalizzare il proprio palinsesto.
    • La Rai, con l’avvento del digitale, ha fatto una scelta precisa: essere un editore televisivo non un gestore di piattaforme a pagamento, percependo già un canone obbligato, abbandonando così la strada intrapresa alla fine degli anni Novanta quando nacque Raisat spa all’interno di una accordo di partecipazione dell’azienda nella piattaforma satellitare Telepiù (all’epoca in competizione con Stream), lasciando ad altri il mercato: Sky sul satellite; Mediaset e La7 (ora Dhalia) sul digitale terrestre; Alice Telecom e Fastweb sul cavo IP – Internet.
    • Continua Masi: La centralità del digitale terrestre come piattaforma di riferimento è il punto di partenza della nuova strategia sulla quale andranno concentrati gli sforzi editoriali e gestionali
    • se lo scopo della Rai è fare l’editore per raggiungere il maggior numero di spettatori, possibile perché la tv pubblica dovrebbe scegliere una sola piattaforma?
    • Masi ha dimenticato che Sky dal 2012 potrà operare anche nel digitale terrestre?
    • Oppure teme che Mardoch possa acquisire La7
    • la Rai è un editore televisivo (fornitore di contenuti) ma avendo ancora oggi la proprietà di RaiWay è anche un operatore di rete.
    • In tutti i paesi europei è normale che questi due ruoli siano esercitati da soggetti diversi dagli editori televisivi
    • in Francia esiste un unico operatore di rete indipendente che trasporta i segnali televisivi terrestri di tutte le televisioni
    • in Gran Bretagna i network operator sono tre, così come in Spagna dove Telecinco è trasportato da Abertis
    • In Italia invece, la più piccola televisione locale condivide con Rai e Mediaset il medesimo modello industriale, che è basato sulla proprietà e la gestione degli impianti oltre alla normale attività editoriale e commerciale
    • E’ inevitabile che la transizione al digitale terrestre consentirà, sia sul piano tecnologico che su quello legale, una “bonifica” di questa situazione.
    • la scelta di uscire da Sky, in un contesto nazionale ed internazionale finanziario e industriale estremamente critico, rischia di indebolire il servizio pubblico, tirato con forza nella guerra tra Mediaset e la tv di Murdoch
    • Conflitto che non appartiene alla Rai, proprio perché servizio pubblico.

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