Arrampicata stile libero e caso Cancellieri

A questo fanno pensare le dichiarazioni di Cuperlo e Renzi circa il caso dell’aiutino alla famiglia Ligresti. Il ‘tengo amici’ del Ministro dell’Interno pone in grande imbarazzo due dei tre (quattro..) candidati alle primarie per la segreteria del Pd.

Cuperlo, riporta oggi Repubblica.it, pur essendo favorevole alle dimissioni della Ministro, tiene a precisare il suo pensiero: “Non è in discussione la correttezza del ministro Cancellieri; quel che ho posto è un problema di opportunità politica: se esistono tutte le ragioni di serenità per adempiere appieno a una funzione particolarmente delicata come è quella del Guardasigilli”.

La posizione di Renzi è sempre la stessa da alcuni giorni: “io mi sarei dimesso”.

Forse non si sono accorti che sulla Ministro pende una mozione di sfiducia individuale proposta dal M5S. E che quindi il dilemma non è più dimissioni/non dimissioni bensì quello ben più gravoso per il Pd, il dilemma della fiducia. Non è forse il caso di riflettere bene prima di difendere a spada tratta Cancellieri? Di riunire i gruppi parlamentari e di ascoltare bene le ragioni di coloro che chiedono le dimissioni, di votare valutando accuratamente le conseguenze di tale deliberazione? Non è forse il caso di allargare lo sguardo e di accorgersi dell’opinione pubblica generale prima di limitare l’analisi a ciò che è più consono alla persistenza del governo delle Larghe Intese? Poiché non c’è scritto da alcuna parte che lo stato d’emergenza perpetuo in cui viviamo giustifichi gli abusi d’ufficio di un Ministro.

Annunci

Scandalo Ior, si dice il peccatore ma non il peccato

Lo Ior, l’Istituto Opere di Religione, è letteralmente decapitato. Si sono dimessi sia il direttore Paolo Cipriani che il suo vice Massimo Tulli, seconda e terza carica per importanza nella gerarchia dell’organizzazione. Seguono l’arresto, avvenuto venerdì scorso, di Nunzio Scarano, sacerdote ed contabile noto con il soprannome di Don 500, per il suo ‘amore’ verso le banconote di grosso taglio.

Riciclaggio, corruzione, truffa, ma quel che non si dice è di chi erano effettivamente i 20 milioni di euro che Scarano, Giovanni Zito (la spia del servizio segreto italiano) e il broker Giovanni Carenzio untendevano recuperare dalla Svizzera e perché. Quel che è certa è la destinazione: i riciclatori operato presso UBS e tramavano per riportare i denari in patria. Secondo l’accusa, i fondi erano di proprietà degli armatori napoletani Paolo, Maurizio e Cesare D’Amico.

Le indagini avviato presso la procura di Palermo indicherebbero che Scarano, interpellato dagli armatori suoi amici per far rientrare i capitali in Italia, avrebbe organizzato il trasferimento dei fondi con un aereo privato che avrebbe dovuto partire da Lugano.
L’operazione sarebbe stata organizzata dall’agente dei servizi segreti italiani Giovanni Maria Zito. Per ragioni ancora da appurare, il trasferimento è stato mandato a monte da un terzo indagato, il brooker Giovanni Carenzio (ticinolive).

Scarano è accusato di aver corrotto Zito al fine di rimpatriare i 20 milioni dei D’amico. Zito doveva caricare il tesoro su un aereo privato e trasportarlo in Italia. Scarano è in affari con i D’amico? Scarano possiede un ingente patrimonio immobiliare a Salerno.

Uno dei suoi conti correnti presso la filiale Unicredit di via della Conciliazione, a Roma presenta un saldo attivo nel settembre 2011 di 455 mila euro. E ancora: acquisisce partecipazioni in società immobiliari come la “Prima Luce srl” cui vengono intestati due mutui da 600 mila euro ciascuno (uno acceso con Unicredit, l’altro con il Monte dei Paschi) per l’acquisto di un immobile a Paestum (altrimondi.gazzetta.it).

Ma, mentre di Scarano cominciamo a sapere tutto, dei D’amico cosa sappiamo? Poco o nulla. Sui giornali l’attenzione è focalizzata sulle parole di Papa Francesco (“San Pietro non aveva un conto in banca”). I ‘Fratelli D’amico Armatori’ si sono chiamati fuori: noi non c’entriamo, hanno detto alla stampa. Venti milioni che dovevano tornare, limpidi, limpidissimi, valgono bene una messa.

La non-senatrice Mangili (M5S)

Giovanna Mangili è stata eletta senatrice per il M5S in Lombardia. Suo marito è consigliere comunale pentastellato nel comune di Cesano Maderno. La donna vince le primarie della circoscrizione Lombardia I conquistandosi sia il primo posto il lista per il Senato che le antipatie di tutto il Cinque Stelle milanese. Per le pressioni ricevute su Facebook e palesate dal marito in uno o più ‘aggiornamenti di stato’, aveva pensato di dimettersi all’istante, non appena eletta.

Oggi il Senato ha discusso in aula sulle sue dimissioni. Ai sensi dell’articolo 113, comma 3, del Regolamento, il Presidente ha indetto la votazione a scrutinio segreto. E l’aula ha respinto le dimissioni, ritenute piuttosto vaghe. I colleghi senatori non si sono accontentati dei generici ‘motivi personali’; richiedono invece di ascoltare la donna.

Vito Crimi ha argomentato nella maniera ambivalente che lo ha sempre contraddistinto in queste prime settimane della legislatura. A metà marzo aveva dichiarato che “Giovanna Mangili non ha retto alle pressioni, agli attacchi, alle forti illazioni” (blitzquotidiano.it). Oggi ha detto in aula che Mangili non si troverebbe “nelle condizioni di affrontare un agone, un luogo – per intenderci – che non è una piazza qualunque, in cui dover rappresentare le proprie motivazioni personali o il percorso che hanno portato a fare una tale scelta” (Resoconto stenografico Senato, seduta n. 9 del 03/04/2013). Secondo Crimi, la donna avrebbe espresso la volontà di non esercitare l’attività di parlamentare. Questo sarebbe sufficiente per accettarne le dimissioni. Tutto il blocco dei 5 Stelle (48 voti) ha votato a favore della richiesta di dimissioni. Il Senato vuole appurare invece che tale volontà non sia frutto di minacce o di intimidazioni. Era lo stesso Crimi a dire che Mangili era stata oggetto di forti pressioni e di illazioni. Ora queste stesse pressioni sono trasformate da Crimi in qualcosa d’altro. “Non andare a cercare in dibattiti in rete motivazioni inesistenti, che attengono esclusivamente a questioni personali dell’interessata“, ha detto all’aula.

Così scrisse il marito su Facebook:

Immagine

Eppure qualche giorno dopo…

Immagine

In realtà credo che Mangili sia una semplice ‘malcapitata’. La risolutezza con la quale il marito, Walter Mio, continua a sostenere il Movimento e specialmente Vito Crimi (è fra quelli che hanno chiesto la dichiarazione di voto pubblica per i 15 votanti eretici di Piero Grasso), è un indice ben chiaro del fatto che non esiste alcun sospetto e, se pure ci fosse stata della discussione sulla elezione della moglie, si sarebbe trattato senz’altro di una miserevole bega da quattro soldi, faccende su cui il Senato dovrebbe astenersi e non spendere altro tempo. Ha pur ragione Anna Finocchiaro a dire quel che ha detto  – citando Zagrebelsky [1] – sul divieto di mandato imperativo e sull’articolo 67 della Costituzione che lo contiene. Ma dubito che ci la vicenda di Mangili meriti argomenti tanto rilevanti. 

[1] La libertà dei rappresentanti, senza vincolo di mandato, esprime questa esigenza che in Parlamento – il luogo dove ci si parla – sia possibile perseguire il raggiungimento di quel punto mediano e che l’Aula non sia il terreno di battaglia di eserciti schierati per ottenere o tutto o niente. I rappresentanti devono disporre di quel margine di adattabilità alle circostanze rimesso alla loro responsabilità. Ecco, in sintesi direi questo: libertà del mandato, uguale responsabilità; vincolo di mandato, uguale irresponsabilità, ignoranza totale delle qualità personali dei rappresentanti, mortificazione delle personalità.

Monti ha minacciato le dimissioni per forzare il sì di Merkel

Secondo El Pais, Mario Monti avrebbe tenuto in scacco il Consiglio Europeo per un’ora – quell’ora di mistero in cui Angela Merkel ha rimandato la propria conferenza stampa – minacciando le dimissioni se non fossero state prese in considerazione le sue proposte. “E’ stato un momento di grande tensione”, ha rivelato un dirigente comunitario di massimo livello. La situazione si è sbloccata soltanto alle tre della mattina di Venerdì, durante l’incontro bilaterale Monti-Merkel. Gli accordi siglati in precedenza, al G-20 a Los Cabos (Messico), e durante i due incontri a Roma e Parigi, che avevano praticamente delineato le misure per fronteggiare la crisi del debito e la mancata crescita, una volta che i leader europei erano arrivati a Bruxelles, erano diventati “lettera morta”, riportano le fonti de El Pais. Questa circostanza avrebbe fatto infuriare il primo ministro italiano, sino alla minaccia di dimissioni.

Continua a leggere: http://internacional.elpais.com/internacional/2012/06/29/actualidad/1340996603_211857.html

Mentana si dimette dalla direzione del TG di La7 dopo la denuncia del Cdr

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Inflessibile. Mentana si era rifiutato di leggere il comunicato stampa del sindacato unico dei giornalisti che solidarizzava con lo sciopero dei poligrafici di Cgil, Cisl e Uil, e oggi ha annunciato le sue dimissioni. Lo ha reso noto egli stesso, dopo avere appreso la notizia di “essere stato denunciato alla magistratura ordinaria da parte del Cdr della testata”. ”Ho atteso 24 ore per verificare eventuali ravvedimenti, che non ci sono stati. Essendo impensabile continuare a lavorare anche solo per un giorno con chi mi ha denunciato, rassegno da subito le dimissioni dalla direzione del Tg La7”.

Ieri Mentana era stato denunciato dal cdr e dall’Associazione stampa romana per comportamento antisindacale, essendosi rifiutato di leggere il comunicato del sindacato unico dei giornalisti. “Sono rituali, che se mai hanno avuto un senso, certo non lo hanno ora. Faccio il giornalista e dò notizie per i telespettatori, non leggo comunicati di altri”, aveva dichiarato il direttore dimissionario del Tg di La7. Il comunicato in questione era quello che solidarizzava con lo sciopero dei poligrafici di Cgil, Cisl, Uil. “Così come durante il tg non ho mai letto comunicati di Telecom, ovvero del mio editore, non vedo perchè – aveva aggiunto – dovrei leggere quelli dei sindacati”. “La Federazione della Stampa non può comportarsi come quelle aziende che pretendono – conclude Mentana – la pubblicazione dei loro comunicati”.

Di Pietro: non ho fatto il gesto dell’ombrello. Come negare l’evidenza?

Di Pietro fra gli ultras delle dimissioni fuori da Palazzo Grazioli si esibisce in un classico del repertorio della commedia all’italiana. Meglio di Totò. Sarà un caso ma Monti sceglierà i suoi ministri fra i professori della ‘Bocconi’.

Vodpod videos no longer available.

Dimissioni Berlusconi, il comunicato ufficiale della Presidenza della Repubblica

COMUNICATO

Il Presidente Napolitano ha ricevuto il Presidente del Consiglio dei Ministri, Berlusconi

C o m u n i c a t o

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto oggi alle ore 21.00 al Palazzo del Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole Silvio Berlusconi, il quale, essendosi concluso l’iter parlamentare di esame e di approvazione della legge di stabilità e del bilancio di previsione dello Stato, ha rassegnato le dimissioni del Governo da lui presieduto.
Il Presidente della Repubblica, nel ringraziarlo per la collaborazione, si è riservato di decidere ed ha invitato il Governo dimissionario a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti.
Le consultazioni del Capo dello Stato si svolgeranno nella giornata di domani.

Roma, 12 novembre 2011

Scarica il documento ufficiale