Arresto Milanese: cosa deciderà la Camera

Segui la diretta streaming dalla Camera – ore 10 dibattito, ore 12 circa il voto

Si voterà a scrutinio segreto e con voto elettronico. Ergo, fra i banchi della Camera, domani mattina verso mezzogiorno, sarà tutto un fiorire di trame incrociate. Da una parte l’ufficialità della presa di posizione di PdL e della segreteria leghista, propense per il no all’arresto, dall’altra i frondisti maroniani e i i delusi del PdL, facenti capo a Crosetto – sì, l’uomo che disse della manovra tremontiana di Luglio che era roba da psichiatria – forse pronti a vendicarsi delle lacrime e sangue patite durante l’estate.

C’è spazio per la dietrologia: colpire Milanese per colpire Tremonti e quindi a sua volta colpire di sponda i leghisti del cerchio magico. Mille le domande di queste ore: davvero l’opposizione resterà compatta? L’Udc non sarà tentata di votare contro l’arresto in nome del tanto sbandierato garantismo e forse per aprire un ponte con il PdL in vista di un soccorso scudo-crociato quando verrà meno l’alleanza con la Lega? Tremonti resterà al suo posto se l’aula non difende Milanese? E Berlusconi si dimetterà, come chiesto da Bersani stasera, subito prima del voto? Oppure, come è più probabile, mostrerà fiero il suo ghigno all’aula annichilita?

La notte della democrazia: in diretta il voto della Camera sulla prescrizione breve

Prescrizione Breve, camera dei deputati in diretta streaming

Mentre alla Camera l’opposizione tenta di ostacolare il percorso di approvazione del ddl sulla Prescrizione Breve, il Csm ha emesso un parere che non lascia spazio a interpretazioni. In particolare, pur esprimendosi favorevolmente per la “radicale riscrittura dell’art. 4” che determinava l’estinzione dei processi qualora non all’interno dei cosiddetti “tempi di fase”, manifesta tutti i propri dubbi sul fatto “che non emerge con chiarezza quale sia la finalità e la ricaduta della citata segnalazione al Ministro della giustizia ed al Procuratore generale presso la Corte di cassazione, posto che non viene in evidenza alcuna ipotesi di illecito disciplinare specificamente richiamabile“.
Suscita, invece, preoccupazioni l’emendamento che ha introdotto l’art. 3 del DDL, denominato “Modifiche al codice penale”, il quale interviene nuovamente sull’art. 161 del codice penale riducendo ulteriormente il termine di prescrizione dei reati, già ridotto nel 2005 con la legge 5 dicembre 2005 n. 251, portando l’aumento massimo del termine conseguente all’interruzione del decorso della prescrizione ad 1/6 – anziché all’attuale 1/4 – del limite di pena edittale, per gli imputati incensurati (OdG Csm del 06/04/2011).
Di fatto, avvertono dal Csm, l’impatto della norma avrà l’effetto di una “sostanziale amnistia”. Amnistia, ricordatevelo bene, approvata con il voto dei leghisti, un tempo alfieri della politica morale, oggi servi dei peggiori servi.

Mozione di sfiducia: Sandro Bondi sarà graziato dal Terzo Polo? Domani la diretta streaming del voto

Domani in aula alla Camera – diretta streaming su questo blog – verrà messa al voto la mozione di sfiducia individuale contro il Ministro della Cultura, Sandro Bondi. Sarà l’ennesimo buco nell’acqua del cosiddetto Terzo Polo: mezza UDC – ma non solo – sarà assente per il concomitante Consiglio d’Europa. Certo, c’è da crederci che il giorno del voto sia stato deciso a caso, senza ricordare l’agenda degli impegni europei, che distratti questi nostri deputati. Il rinvio è stato respinto oggi. Bondi, sdegnato per questa richiesta ha esclamato: “c’è un limite anche a giocare con la dignità delle persone per squallide ragioni di interesse politico”.

Di squallido, in questa vicenda, c’è solo la sciocca recita della mozione di sfiducia che non passerà.

Domani, in ogni caso, diretta streaming del voto dalle ore 10.30 su questo blog (clicca).

Sfiducia, ore 19 Berlusconi alla Camera in diretta streaming

Berlusconi in diretta streaming ore 19

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Ddl Gelmini al voto della Camera: i finiani si riallineano, gli studenti no

La protesta dei ricercatori raggiunge il CERN di Ginevra

Domani alla Camera è previsto il voto definitivo al DdL Gelmini, che contine norme in materia di riorganizzazione delle Università. In realtà il provvedimento è in larga parte e per aspetti sostanzili un “cavallo di Troia”: all’articolo 5 contiene una delega che incarica il governo di redigere altri ulteriori decreti legislativi “finalizzati a riformare il sistema universitario per il raggiungimento” di una serie di obiettivi quali:

  • introduzione di meccanismi premiali nella distribuzione delle risorse pubbliche
  • revisione della disciplina concernente la contabilità, al fine di garantirne coerenza con la programmazione strategica triennale di ateneo
  • introduzione di un sistema di valutazione ex post delle politiche di reclutamento degli atenei
  • revisione, in attuazione del titolo V della parte II della Costituzione, della normativa di principio in materia di diritto allo studio e contestuale definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) destinati a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l’accesso all’istruzione superiore (art. 5, Atto Camera n. 3687).

Per i ricercatori, poi, il medesimo articolo 5 prevede, fra i principi di riordino che il governo è tenuto a seguire, la “revisione del trattamento economico dei ricercatori non confermati a tempo indeterminato, nel primo anno di attività, nel rispetto del limite di spesa di cui all’articolo 25, comma 11, primo periodo” (ibidem). Inoltre, nella predisposizione del piano triennale finanziario-patrimoniale che i senati accademici sono obbligate da questa normativa a preparare, deve essere previsto il riequilibrio dei “rapporti di consistenza del personale docente, ricercatore e tecnico-amministrativo, ed il numero dei professori e ricercatori di cui all’articolo 1, comma 9, della legge 4 novembre 2005, n. 230, e successive modificazioni”; la mancata adozione, parziale o totale, del predetto piano comporta “la non erogazione delle quote di finanziamento ordinario relative alle unità di personale che eccedono i limiti previsti” (ibidem). In poche parole, i Rettori sono obbligati a licenziare i ricercatori, i docenti, il personale tecnico-amministrativo che considerano in eccesso, altrimenti niente finanziamenti dallo Stato.

E gli studenti? Lo studente rappresenta una risorsa per l’Università, ma nel testo della riforma Gelmini, essi compaiono come un costo. Le Università sono obbligate a introdurre un “costo standard unitario di formazione per studente in corso, calcolato secondo indici commisurati alle diverse tipologie dei corsi di studio e ai differenti contesti economici, territoriali e infrastrutturali in cui opera l’università” (ibidem). A questo costo standard è collegata l’attribuzione all’università di una percentuale della parte di fondo di finanziamento ordinario non assegnata.

Le proteste dei ricercatori e degli studenti hanno oggi raggiunto il duomo di Milano e persino il CERN di Ginevra. Domani il dibattito in aula sarà seguito dagli studenti in mobilitazione, riuniti in un sit-in davanti a Montecitorio. Non ci sarà alcuna sorpresa da parte dei finiani: lo stesso Fini ha definito questa riforma come la migliore mai fatta da questo governo, il che la dice lunga sul tenore delle altre riforme.

Su questo blog, la diretta streaming dall’aula della Camera dei Deputati.