Decreto Romani, è ora di fare opposizione.


Così Ignazio Marino si esprime dalla pagina del suo sito: il Decreto Romani è censura del web, perché il web è libero, è il nuovo spazio sociale in cui si forma una nuova coscienza critica. Il provvedimento del Governo è in realtà facilmente impugnabile in sede europea: contrasta con la medesima direttiva che vuole recepire (ciò prefigura inoltre un eccesso di delega); non è affine ai principi introdotti dall’Unione Europea con il Pacchetto Telecom.

Nei giorni scorsi, molte le voci che si sono levate contro il Decreto che è persino stato meritorio di un articolo sul Time. Con questo insieme di norme, si attribuiscono fra l’altro all’AGCOM poteri straordinari, pari a quelli che in Francia si attribuirono alla prima – e fallita – esperienza di HADOPI, l’Alta Autorità per la diffusione delle opere e per la protezione dei diritti su Internet, voluta dal governo Sarkozy, che aveva il potere di ordinare all’ISP di disconnettere un utente che per tre volte fosse stato pescato a scambiare materiale coperto da diritto d’autore: la legge che la istituiva fu dichiarata incostituzionale dall’Alta Corte e il Parlamento francese dovette ripiegare su una diversa formulazione, la quale prevede che la disconnessione possa avvenire solo dopo regolare procedimento giudiziario. Insomma, è stato riconosciuto il sacrosanto diritto alla difesa dell’utente, cosa che il Decreto Romani non prova neanche a contemplare. Di fatto, il provvedimento potrebbe avere profili di inconstituzionalità: può l’AGCOM ordinare l’oscuramento di siti per violazione delle norme del predetto decreto, in via autonoma, senza ricorrere all’autorità giudiziaria? L’AGCOM si verrebbe a prefigurare come un superpoliziotto del web con il compito di multare e oscurare ciò che è contrario a questo decreto. Il legislatore ha volutamente giocato con la definizione di “media audivisivo”, modificandone la portata. La direttiva UE 2007/65/CE, all’art. 16, così specifica il termine:

Ai fini della presente direttiva, la definizione di servizi di media audiovisivi dovrebbe comprendere solo i servizi di media audiovisivi, sia di radiodiffusione televisiva che a richiesta, che sono mezzi di comunicazione di massa, vale a dire destinati ad essere ricevuti da una porzione considerevole del grande pubblico sulla quale potrebbero esercitare un impatto evidente.

Soprattutto, la medesima direttiva, al medesimo articolo, spiega al legislatore nazionale che la dovrà recepire:

Il suo ambito di applicazione dovrebbe limitarsi ai servizi definiti dal trattato, inglobando quindi tutte le forme di attività economica, comprese quelle svolte dalle imprese di servizio pubblico, ma non dovrebbe comprendere le attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, quali i siti internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell’ambito di comunità di interesse (fonte Direttiva 2007/65/CE).

Invece, il Decreto Romani, all’articolo 4, laddove definisce il servizio media audiovisivo, esclude conformemente alla direttiva “i servizi prestati nell’esercizio di attività principalmente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva”, ma prosegue il legislatore, “rientrano nella predetta definizione i servizi, anche veicolati mediante siti Internet, che comportano la fornitura o la messa a disposizione di immagini animate, sonore o non, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale” (fonte Decreto Romani, atto del governo n. 169). Esattamente il legislatore italiano non segue alla lettera la direttiva, anzi ne ribalta il significato. Qesto ci fornisce alcuni elementi su cui riflettere: Internet per il governo è in concorrenza con la televisione; Internet è un’attività economica. Un riflesso del solito conflitto di interessi.

E l’AGCOM? Il suo stesso presidente ritiene che “un filtro generalizzato su internet da una parte è restrittivo, come nessun paese occidentale ha mai accettato di fare, dall’altra è inefficace perché è un filtro burocratico a priori”. Restrittivo ma inefficace. Vuol dire, in altre parole, che chi ha scritto il decreto non conosce internet. La rete ha risorse inesauribili – idee, tecnologia e velocità di formulare risposte alle regole (il server proxy di The Pirate Bay ne è un esempio). Tutto quello che ha la rete, il governo non ce l’ha. Ma questo non risolve il problema del provvedimento in sé. Così prosegue Calabrò:

la soluzione indicata dallo schema di decreto che recepisce la nuova direttiva europea sull’audiovisivo “è fuori dal quadro della direttiva e questo – spiega Calabrò – la rende in contrasto con la normativa europea: come tale può far sorgere questioni con la Commissione europea che indubbiamente farebbe dei rilievi […] Il problema di internet esiste […]  un intervento ex post nel caso un sito delinqua è necessario e dovuto, ma un filtro ex ante è non solo una cosa puramente burocratica, poichè non sappiamo se il sito delinquerà o no, ma non tiene neanche conto del fatto che i siti internet sono come la testa dell’Idra, ne chiude uno e se ne apre un altro [… ] Il problema è di natura globale e infatti “sono in corso colloqui tra Stati Uniti, Giappone e Unione europea per cercare di trovare delle linee di azione concordate”, conclude il presidente dell’Autorità (negoziato ACTA, altra minaccia alla libertà della rete, ma questa è un’altra storia) – Calabrò: “Il filtro a internet? Legge restrittiva e inefficace” – Repubblica.it

  • PI: Si scrive AGCOM, si pronuncia sceriffo della Rete?
    • L’art. 3, in materia di trasmissioni transfrontaliere, innanzitutto, riconosce all’AGCOM il potere di sospendere a titolo provvisorio o definitivo la ricezione o ritrasmissione di “servizi media audiovisivi” e, quindi – complice l’ambiguità ed ampiezza di tale definizione declinata all’art. 4 – di un’ampia gamma di contenuti che vanno da quelli irradiati via IPTV sino al videoblog o al canale su YouTube o ad un’intera piattaforma di aggregazione di contenuti audiovisivi realizzati e pubblicati da terzi (UGC)
    • L’AGCOM, in forza di quanto disposto dal comma 8 dell’art. 3, per ottenere il rispetto di tali provvedimenti potrà persino ordinare “al fornitore di servizi interattivi associati o di servizi di accesso condizionato o all’operatore di rete o di servizi sulla cui piattaforma o infrastruttura sono veicolati programmi, di adottare ogni misura necessaria ad inibire la diffusione di tali programmi o cataloghi al pubblico italiano” dietro “minaccia” in caso di mancato adempimento di tale ordine, di sanzioni, a carico dei provider, che potranno spingersi sino a 150 mila euro
    • un approccio difficilmente compatibile con i principi, di recente, sanciti dal Parlamento Europeo, in sede di varo del c.d. Pacchetto Telecom: in quella sede, infatti, è stato previsto che qualunque provvedimento che restringa l’accesso a Internet può essere imposto solo se ritenuto “appropriato, proporzionato e necessario nel contesto di una società democratica” e a condizione che, “nel rispetto del principio della presunzione d’innocenza e del diritto alla privacy”, sia garantita “una procedura preliminare equa ed imparziale, compresi il diritto della persona o delle persone interessate di essere ascoltate” ed “il diritto ad un controllo giurisdizionale efficace e tempestivo”
    • il Governo di fatto si avvia ad attribuire all’AGCOM una sorta di delega in bianco in materia di enforcement dei diritti d’autore in relazione all’enorme e sconfinato campo rappresentato da tutti i nuovi servizi audiovisivi

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Il suo ambito di applica-
zione dovrebbe limitarsi ai servizi definiti dal trattato,
inglobando quindi tutte le forme di attività economica,
comprese quelle svolte dalle imprese di servizio pubblico,
ma non dovrebbe comprendere le attività precipuamente
non economiche e che non sono in concorrenza con la
radiodiffusione televisiva, quali i siti internet privati e i
servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di con-
tenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di con-
divisione o di scambio nell’ambito di comunità di
interesse.

Regionali Lazio, Zingaretti rompe gli indugi. “Pronto per la candidatura”

Lo si attendva da qualche giorno, l’annuncio. Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma, eletto nel 2008 al ballottaggio con il 51.5%, ieri in occasione di una riunione del PD nel Lazio, si è detto disposto ad assumersi l’onere della candidatura del centro-sinistra alle Regionali del Lazio, probabile avversario del candidato PdL, ovvero l’ex segretaria UGL, Renata Polverini.

Ma chi è Nicola Zingaretti?

Fratello minore dell’attore Luca Zingaretti, è stato consigliere comunale di Roma (1991-1993), segretario nazionale della Sinistra Giovanile (1991-1995), presidente dell’Internazionale Socialista Giovani, segretario della federazione romana dei Democratici di Sinistra (2000-2004) e deputato del Parlamento europeo, (2004-2008) per la lista di Uniti nell’Ulivo nella circoscrizione centro, ricevendo 213 mila preferenze. È stato iscritto al gruppo parlamentare del Partito del Socialismo Europeo […] È stato il relatore sul progetto di direttiva Ipred2 sull’accostamento della normativa penale del diritto d’autore (fonte Wikipedia).

Questo aspetto merita di essere approfondito, poiché ci può dare qualche informazione in più sull’approccio di Zingaretti rispetto al web. Ipred2 è il nome con cui è convenzionalmente conosciuta la direttiva sulle misure penali in merito all’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale giunta all’esame del Parlamento di Strasburgo nell’aprile 2007 e che mira a modificare la direttiva 2004/48/EC sui diritti di proprietà intellettuale:

Il Parlamento europeo ha votato, in seduta plenaria la relazione (relatore l’eurodeputato italiano Nicola Zingaretti) che accoglie la proposta della Commissione ma, nello stesso tempo propone una serie di emendamenti. Con uno (presentato in Commissione giuridica da Umberto Guidoni), in particolare, sulla base del fair use prima esistente nel diritto americano, si stabilisce la riproduzione in copie o su supporto audio o con qualsiasi altro mezzo, a fini di critica, recensione, informazione, insegnamento (compresa la produzione di copie multiple per l’uso in classe), studio o ricerca, «non sia qualificato come reato». L’emendamento è del resto in linea con il programma fissato dall’Agenda di Lisbona che considera sia Internet che l’insegnamento come fondamentali per il rilancio e il progresso dell’Europa (wiki).

Il testo dell’Ipred2, elaborato dal Parlamento Europeo nel 2007 e approvato con emendamenti sempre nella primavera di quell’anno, fu oggetto di una forte mobilitazione in rete. Si temeva una legislazione fortemente restrittiva nei confronti del P2P. Ma l’intervento del relatore Zingaretti smusso il testo iniziale, un vero coacervo di ambiguità ed equivoci. Di seguito, stralci dell’intervista rilasciata da Nicola Zingaretti a Punto Informatico nell’Aprile 2007:

NZ: Grazie al prezioso lavoro emendativo che abbiamo condotto anche in collaborazione con l’organizzazione dei consumatori europei (BEUC) e con le federazioni nazionali degli internet provider, il testo consolidato della direttiva chiarisce il campo di applicazione della direttiva, esclude esplicitamente la materia brevettuale e tutela gli utenti finali che agiscano per finalità personali e non lucrative. Insomma, i cambiamenti che abbiamo introdotto rispetto al testo iniziale sono profondi e tangibili. […]

PI: Uno degli aspetti più controversi della bozza di direttiva riguarda la partecipazione di privati detentori dei diritti in sede di indagine. Cosa si potrà fare a Strasburgo per evidenziare i limiti di una partecipazione del genere e/o offrire garanzie reali ai cittadini europei? Il timore è che le pressioni dell’industria possano portare anche a recepimenti nazionali della direttiva privi di importanti tutele

NZ: Il problema lo ho posto fin dall’inizio, tanto che un mio emendamento, approvato a larga maggioranza, vincola le modalità di svolgimento delle indagini e dei procedimenti giudiziari al rispetto della Decisione Quadro del 2002 sulle squadre investigative comuni. E l’articolo 1, paragrafo 3 della Decisione Quadro recita espressamente che “la squadra investigativa comune agisce entro i limiti delle sue competenze in conformità del diritto nazionale”. Nulla cambia, quindi, per quanto riguarda la tutela della privacy e i diritti di difesa. […]

NZ: Innanzitutto, è bene sapere che la proposta di direttiva mira ad armonizzare tutti i diritti di proprietà intellettuale, con la sola esclusione dei brevetti: non solo diritto d’autore, ma anche i diritti relativi ai marchi, alle indicazioni geografiche tipiche e ai disegni e modelli.Insomma, gli utenti del web – come tutti gli altri cittadini – sono consumatori anche di beni materiali quali prodotti tessili, alimentari e farmacologici. Ecco, la garanzia dell’autenticità di un prodotto è una forma di tutela, per loro come per ogni consumatore. L’unico distinguo che abbiamo introdotto nel testo, riguarda proprio le attività online: non ci saranno sanzioni penali, in nessuno Stato membro, per chi violi il diritto d’autore senza ricavarne un vantaggio direttamente commerciale.

L’attività emendativa di Zingaretti ha così rafforzato il principio che, la sola fruizione di un’opera protetta da copyright in seguito a uno scambio per mezzo del web senza il ricavo di un vantaggio commerciale, non è punibile penalmente. Un principio ben lungi – purtroppo – dall’essere adottato pienamente anche in sede civile. L’approccio seguito da Zingaretti fu comunque innovativo e volto alla affermazione delle cosiddette “libertà digitali”, poi riemerse nel famoso Emendamento 138 al Pacchetto Telecom, ovvero l’insieme di norme scritte dal Parlamento Europeo in tema di Internet: già allora Zingaretti parlava didifferenza fra scambio semplice e scambio di natura commerciale, ovvero fra finalità personali e finalità lucrative, di diritto dell’utente a difendersi e a veder tutelata la propria net-privacy, di “concertazione” fra major dell’intrattenimento e associazioni dei consumatori e degli internauti. La sensibilità di Zingaretti sui diritti d’espressione e d’informazione legati al web è il suo tratto distintivo e caratterizzante. Un aspetto da tener presente in sede di discussione di candidature, di coalizioni (e programmi).

Lazio, Zingaretti disposto a candidarsi ma solo con un’alleanza molto ampia – Politica – Repubblica.it.

Nicola Zingaretti

“La discussione di questa sera – ha detto il segretario del Pd Lazio, Alessandro Mazzoli, al termine di una riunione degli eletti nel Lazio durata oltre quattro ore – consegna al partito il lavoro di costruzione di una larga alleanza attorno alla sua candidatura”. “E’ stato un vertice fortemente unitario e molto importante da cui – ha aggiunto Mazzoli – è emersa un’indicazione pienamente condivisa”.Dal canto suo, lasciando la riunione, Zingaretti si è limitato a dire: “c’è un bel clima”. E ha precisato, come fa ormai da parecchio tempo, che in ogni caso ci sono “molte valide candidature” che il Pd e il centrosinistra possono avanzare per la Regione Lazio.”Siamo compatti perché Nicola è un vincente, è stato già eletto dal popolo – ha commentato la deputata Ileana Argentin – Renata Polverini gode di minore popolarità”. “Difficile non essere compatti – ha aggiunto il segretario romano Riccardo Milana – di fronte a un leader di livello nazionale come Zingaretti”.

Nicola Zingaretti, i progetti contro il Digital Divide

Mentre c’è chi si preoccupa di censurare Internet (vedi discorso di Maroni, oggi, alla Camera), qualcuno si ricorda che il web non è una realtà per tutti. Leggete:

Reti low cost e aiuti dai privati così le città diventano wireless. A Roma, Genova e Firenze il WiFi gratuito che batte la crisi.

Internet gratis a tutti i cittadini, per diffondere la cultura e sostenere il turismo. E’ il sogno delle pubbliche amministrazioni locali, e alcune lo stanno realizzando con progetti low cost. A Roma, Firenze, Genova e in altre città, infatti, sono state create ampie reti wi-fi, cioè senza fili, in luoghi pubblici o all’aperto, facendo economie perché i bilanci non consentono grandi investimenti. Si fa di necessità virtù: i fondi disponibili sono pochi e quindi si rimedia con la collaborazione tra soggetti differenti, pubblici e privati insieme. E pazienza se gli enti locali si ritrovano soli, in questa missione, poiché dallo Stato la diffusione delle re ti wireless è ostacolata da leggi e balzelli che non hanno analoghi esempi nel resto d’Europa. Un caso è quello di Provincia Wi-fi, il progetto più esteso in Italia, che a oggi ha attivato 200 punti di accesso a Roma e in una sessantina di comuni limitrofi. Finora sono stati spesi 350mila euro. Si è riusciti a contenere le spese con l’idea di una rete arlecchino, formata da hot spot non solo del Comune, ma anche di altri enti pubblici, come ospedali e università, e soggetti privati (bar, ristoranti, associazioni, circoli sportivi). L’utente naviga ovunque nella provincia con la stessa password, che si deve procurare una volta sola. La pubblica amninistrazione, in questo caso, ha avuto il molo di catalizzare diverse risorse, coordinareil progetto e creare un sistema unico per identificare l’utente. Il problema è che la normativa italiana (con il decreto Pisanu contro il terrorismo, del 2005) impone al fornitori di internet regole molto rigide, assenti negli altri Paesi europei. Innanzitutto devono denunciare l’hot spot alla Questura, registrare il traffico dell’utente, identificano in modo certo. Molti dei soggetti che compongono la rete di Provincia Wi-Fi da soli non avrebbero le forze o le capacità tecniche per adeguarsi. Di qui la soluzione: ci pensala Provincia a sbrigare tutte le pratiche amministrative.

«Crediamo così dicontribuire alla modernizzazione del Paese e diffondere l’uso di internet», dice Nicola Zingaetti, presidente della Provincia di Roma. Il progetto per ora conta 11 mila utenti e avrà altri 300 hot spot nel 2010. Simile il funzionamento, e la filosofia, del progetto Genova Città Digitale: il Comune coordina una rete formata da hot spot di vari soggetti, pubblici e privati, in 16 aree, che dovrebbero triplicare nel 2010. «ll Comune ha pochi fondi per queste cose e di suo ha messo solo 10mila euro. Il resto arrivada altri soggetti, come i Comitati di via», dice Francesco Bollorino, consulente del Comune per questo progetto. «Lo scopo è sostenere il turismo e soddisfare le richieste dei giovani, che ci chiedono internet nei luoghi pubblici», aggiunge. Idem a Firenze, che ha appena aperto ilWifigratisindodiciaree del comune capoluogo. «Siamo riusciti a contenere l’investimento, spendendo solo 80mila euro, perché abbiamo riutilizzato infrastrutture già presenti, realizzate in passato per portare labandalarganelle case non raggiunte dall’Adsl», spiega Jorge Assfalg, responsabile servizi informativi nella Provincia di Firenze. A Pescara il Comune ha coperto due piazze con 20 nii la euro di spesa, grazie all’aiuto dell’operatore Fastweb. Per fare di pi servirebbe un aiuto anche dal governo: in questi giorni, da pi parti (esperti e politici di entrambi gli schieramenti) si preme per cambiare le norme contenute nel decreto PIsanu, i cui limiti pesano sui progetti. Prevedono costiextraperle pubbliche amministrazioni che fanno le reti e l’identificazione via cellulare non funziona se l’utente ha una sim non italiana. Quindi gli stranieri sono penalizzati. Così, addio sostegno al turismo.

INTERNET:NICOLA ZINGARETTI, ‘APPREZZAMENTO PER PAROLE DI FINI SU BANDA LARGA’

“Apprezzo le dichiarazioni del presidente Fini a favore della diffusione di internet. E’ quanto stiamo realizzando nella provincia di Roma con il progetto di diffusione del wi-fi, che ha portato fino ad adesso, all’apertura di 200 aree pubbliche in cui ci si può connettere gratuitamente al web. Contiamo di aprirne altre 300 entro la fine del 2010”.

E’ quanto dichiara in una nota il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.

“Con le parole di Fini – aggiunge Zingaretti – registro, con soddisfazione, che ormai si sta affermando la consapevolezza dell’importanza di questo tema da parte di tutti gli schieramenti e dei rappresentati delle Istituzioni. Si tratta di una questione cruciale che riguarda la crescita e lo sviluppo economico, culturale e sociale del nostro Paese”.

Il passatismo di Confalonieri. Mediaset via da Google smetterà di esistere.

Se non sei su Google, non esisti. Almeno nelle prime tre pagine. Altrimenti è oblio. E se Murdoch e News Corp. minacciano di uscire dalla pagine delle notizie di Google, condannandosi a essere un nano della rete, Mediaset pensa a farsi pagare i contenuti di proprietà che poi finiscono nelle carrellate di Youtube o di Google video. Essi non sanno la portata del danno che l’uscita dal più famoso motore di ricerca gli potrà portare. Non ne hanno idea. Confalonieri ha imbeccato il governo, sostenendo che esso debba farsi promotore di iniziative legislative a tutela della proprietà intellettuale. Mediaset non lascia Youtube, ma chiede di essere pagata, o di far pagare la visione dei propri contenuti, messi in rete dagli utenti della piattaforma. Ovvero chiede una legge fatta ad hoc. File sharing e streaming video mettono a nudo il loro passatismo. Devono ricorrere al divieto per proteggere le proprie posizioni dominanti. Murdoch minaccia di uscire da Google, ma per quanto potrà resistere? Mediaset punta tutto sul diritto d’autore, un diritto che oggi ha subito trasformazioni e sta moltiplicando le proprie forme, le quali attendono solo di essere normate.
E il governo? Il ministero della Gioventù, per mano del capo gabinetto Luigi Bobbio, ha preparato un documento in cui si afferma la necessità di forme alternative e estensive della proprietà intellettuale. Addirittura il ministro Meloni si è espressa dicendo che il diritto d’autore nell’era digitale non può essere difeso erigendo barriere, bensì puntare sulla qualità dei contenuti e sulla loro disponibilità in rete a prezzi accessibili. Certamente una non soluzione. Ciò non impedisce lo scambio libero fra utenti di un servizio web. Lo scambio e l’immediata fruibilità dell’informazione sono l’asse portante del web, che così si sostanzia e si rinnova. È esattamente questo aspetto che loro non comprendono e che invece dovrebbero cercare di fare proprio. Invece continuano a vivere di una concezione separata dei ruoli autore-editore-consumatore. Il web 2.0 rivoluziona i rapporti, rompe lo schema divisorio fra produttori di contenuti e semplici utilizzatori. Nel web 2.0 si è insieme produttori e consumatori, e il diritto d’autore nella sua concezione classica, ovvero la proprietà privata, si fa neutro.

    • Il ministro della Gioventù Giorgia Meloni torna sul tema Internet e conferma sostanzialmente le parole del suo capo gabinetto Luigi Bobbio, che nelle settimane scorse ha dato voce a un documento che offre un punto di vista molto interessante sul ruolo di Internet

    • una sorta di manifesto che tocca tutti i punti critici con cui è stato trattato in Italia il tema Internet dalle autorità, uno sguardo sempre e quasi solo esclusivamente volto alla pirateria

    • Ministro Meloni che proprio oggi affronta direttamente l’argomento: "Il diritto d’autore nell’era digitale non può essere tutelato erigendo barriere: Internet non si blocca alle frontiere"

    • necessità di "fornire prodotti di alta qualità e di facile accesso da parte di tutti a prezzi ragionevoli" e "valutare ed elaborare forme nuove di tutela del diritto d’autore"

    • sembrano spingere forme alternative di difesa della proprietà intellettuale: innanzitutto Creative Commons e Software Libero, ma anche riforma del funzionamento della SIAE

    • Nel documento di Bobbio si parlava già di contenuti di qualità, e si era affrontata la questione delle nuove forme televisive e della necessità, soprattutto per la Rai, di investigare i mezzi offerti da Internet su cui i professionisti della tv di stato sarebbero rimasti colpevolmente indietro

    • "Se sono stati investiti fiumi di denaro per la tecnologia-ponte (il digitale terrestre ndr) perché non ci si decide ad investire per le nuove generazioni che già – scriveva Bobbio – guardano sempre meno la TV?

    • I motori di ricerca attivi su Internet, da Youtube a Google, devono remunerare in qualche modo i contenuti che diffondono altrimenti chi produce questi contenuti non può più investire su essi. È in sintesi il monito che giunge dal presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri

    • «Internet -spiega Confalonieri- si avvale di una parola magica che è free: se i vari Youtube e Google non riconoscono il valore della proprietà intellettuale non si può investire» sui prodotti.

    • «serve molta attenzione da parte dei regolatori, del governo, devono prendere a cuore questo problema»

    • dichiarazione rilasciata ieri sera da Luca Nicotra (Segretario dell’associazione radicale «Agorà Digitale») e Marco Cappato (Presidente, Membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani)

    • «In un mercato in cui è chiaro a tutti che, a dispetto della retorica messa in campo dall’industria dei contenuti, il contributo di maggior valore deriva dalla connettività, e non dal contenuto, lascia sbigottiti l’appello lanciato al Governo da Fedele Confalonieri affinchè difenda aziende come Mediaset da Google, Youtube, Yahoo e altri fantomatici approfittatori. Anzi, più di un appello sembra una minaccia, considerando che, proprio ieri, Mediaset ha ribadito quanto sia centrale nella sua strategia la causa che essa stessa ha intentato contro Youtube e in cui rivendica un danno di 500 milioni di euro per violazione del diritto d’autore. Confalonieri cerca di difendere un sistema bloccato, in cui i cittadini sono semplicemente audience, e la scelta dei contenuti da trasmettere è fatta da coloro che, come lo stesso Confalonieri, hanno in mano la TV generalista. A questo punto ci appelliamo a Google e Yahoo chiedendo loro di rimuovere per almeno un mese i contenuti online del gruppo Mediaset dai loro indici. Un’azione drastica, ma potrebbe essere davvero l’unico modo per aiutare a far comprendere a coloro che difendono modelli ormai superati quanto la Rete ha cambiato l’economia, anche quella dei contenuti, e quanta parte dei ricavi degli stessi produttori derivino dalla comunità di utenti che modifica e condivide»

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Banda larga: diritto di internet e diritto di blog.

Nel nostro paese la democrazia è sempre a rischio. Figurarsi la webcrazia. Il digital divide è una zavorra che frena lo sviluppo: prima che economico, culturale. E persino il governo se ne è accorto, anche se i vari Scajola e Brunetta pensano forse più ai risvolti in termini di PIL piuttosto che in termini di diffusione della conoscenza e dell’informazione. Essi paiono muoversi in controtendenza rispetto alla linea fin qui seguita dal governo, ovvero quella linea politica rappresentata dai vari disegni di legge presentati in aula alla Camera o al Senato, volti alla equiparazione del blogger al giornalista e alla sua sottoposizione alla legge sulla stampa, facendo ricadere su di esso l’obbligo di rettifica e esponendolo al rischio di chiusura per querela (o lite temeraria).

E’ chiaro che il passaggio alla Banda Larga da solo non basta. Poiché il web non ha sole implicazioni tecniche o tecnologiche. Basti pensare alla questione del diritto d’autore. Alla recente proposta di Rupert Murdoch di far pagare le notizie in rete.

Il ruolo dell’utente internet non è – e non può essere – quello del solo fruitore di prodotti editoriali. Il netizen è partecipe. Scrive, si relaziona, pubblica notizie, commenta le notizie (come si fa su questo blog, per esempio), pubblica video e foto, crea contenuti, è autore e consumatore insieme. E’ il web 2.0. Il netizen è il cittadino che esce dalla sola dimensione economica ed è multiplo poichè si relaziona su piani molteplici. In questo si prefigurano tutta una serie di nuovi diritti, che vanno dalla possibilità dell’accesso alla rete, al riconoscimento della libertà di espressione (che comprende anche la ricombinazione di contenuti prodotti da altri, puché se ne specifichi l’origine). Il vecchio mondo diviso fra autore – editore – pubblico si smonta e si ricompone in forme molteplici che ribaltano e rielaborano i ruoli.

Per questa ragione si rende necessaria una riforma del diritto d’autore che vada nel senso di una molteplicità delle forme, non solo quindi proprietà esclusiva dell’opera, ma anche condivisione e compartecipazione. E una riaffermazione del principio costituzionale della libertà d’espressione s’impone, disinnescando i disegni di legge di questo governo che procedono in senso opposto, magari adoperandosi per una bozza di legge che penalizzi il caso della lite temeraria quando questa sia tesa a limitare l’articolo 21 della costituzione (elemento mancante anche per quanto concerne la disciplina sulla stampa).

Per una webcrazia compiuta, si privilegino non gli interessi degli operatori telefonici, ma quelli dell’individuo.

BANDA LARGA: ZINGARETTI, “CON BRUNETTA ANCHE TANTI AMMINISTRATORI LOCALI”

“Nell’interesse del Paese, Brunetta sappia che sull’ impegno per investire sulla banda larga troverà accanto decine e decine di amministratori pubblici. Per avere più forza, mettiamo a disposizione del Ministro anche le numerose adesioni all’appello che ho lanciato per il riconoscimento dell’accesso ad internet in banda larga come servizio universale sul modello della legge che è stata approvata la scorsa settimana in Finlandia. Queste adesioni confermano che su questo tema c’è un grande interesse e una larga condivisione . Internet rappresenta ormai uno strumento essenziale di comunicazione, sapere, socialità, lavoro, fruizione di servizi di base che ogni cittadino ha il diritto di poter usare”.

È quanto dichiara in una nota il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.

All’appello, lanciato sul sito della Provincia di Roma (www.provincia.roma.it), hanno aderito, tra gli altri, mandando una e-mail all’indirizzo bandalarga provincia.roma.it, diversi rappresentanti degli enti locali. Tra questi il presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, il presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, il presidente della Provincia di Parma, Vincenzo Bernazzoli, il presidente della Provincia di Rieti, Fabio Melilli, il presidente della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane, il presidente della Provincia di Viterbo, Alessandro Mazzoli, il presidente della Provincia di Pesaro-Urbino, Matteo Ricci, il presidente della Provincia di Potenza, Piero Lacorazza, il presidente della Provincia di Ferrara, Marcella Zappaterra, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, il sindaco di Carpi, Enrico Campedelli, il sindaco di Piacenza, Roberto Reggi, il sindaco di Cesena, Paolo Lucchi, il sindaco di Imola, Daniele Manca, il sindaco di Cinisello Balsamo, Daniela Gasparini il sindaco di Maranello, Lucia Bursi, il sindaco di Casalecchio, Simone Gamberoni e il sindaco di Vignola, Daria Denti.

  • Scajola: “Il governo finanzierà la banda larga entro la fine dell’anno” – LASTAMPA.it
    • Il Governo approverà e finanzierà la banda larga prima della fine dell’anno.
    • Lo sviluppo della rete della banda larga è «fondamentale» e «troppe parti del paese sono scoperte», ha sottolineato Scajola a Sky Tg 24
    • «Nella Legge Sviluppo che ho presentato in Parlamento ancora prima della crisi ed è stata approvata negli ultimi giorni del luglio scorso è previsto lo stanziamento di 800 milioni per la banda larga. È importante come misura anti-ciclica perché essendo la sua realizzazione formata da tanti micro cantieri, più di 30 mila, potrebbe dare lavoro in tempi brevissimi a 50/60 mila persone» ha proseguito Scajola.
    • Senza banda larga non c`è futuro, è come se nel 1960 non avessimo fatto l`Autostrada del Sole. È fondamentale per far parlare tra di loro le imprese, i giovani, il nuovo mercato che si svolge attraverso un Internet veloce. Troppe parti del nostro paese sono ancora scoperte. Noi riteniamo che sia un investimento prioritario da portare avanti al pari delle infrastrutture materiali, strade, ferrovie e altro»

NNOVAZIONE, NICOLA ZINGARETTI: “GRAVE ERRORE GOVERNO SU BANDA LARGA”

“Mi preoccupa molto la decisione del Governo di cancellare gli investimenti previsti per portare la banda larga su tutto il territorio nazionale e di rimandare questa importante scelta quando l’Italia sarà uscita dalla crisi economica. Si tratta di un errore, perché non coglie le occasioni che vengono dall’innovazione e mette in secondo piano un investimento strategico per il nostro paese, che darebbe impulso a tutta l’economia servirebbe proprio a uscire dalla crisi. L’Italia, anziché rinunciare a questo importante servizio, dovrebbe, come hanno la Finlandia e altri paesi europei, dichiarare la banda larga ‘servizio universale’, ossia diritto per ciascuno cittadino”.

E’ quanto dichiara in una nota il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.

“Quella contro il divario digitale – aggiunge Zingaretti – è una lotta democratica: un impegno necessario perché una parte della popolazione rischia di essere esclusa dall’uso delle tecnologie. Si tratta di una scelta che guarda al futuro e che cambia concretamente la qualità della vita delle persone, rende più efficiente il lavoro e stimola la competitività tra le aziende. Per questo La Provincia di Roma sta investendo 2 milioni 450 mila euro in un programma per la creazione, entro la fine del 2010, di 500 aree pubbliche raggiunte dalla connessione a internet Wi-Fi. Si tratta del più imponente progetto in Italia per la diffusione di internet gratis senza fili, per numero di abitanti coinvolti (circa 4 milioni di persone), superficie del territorio (5 mila Kmq) e Comuni interessati (121). Per capire quanto è diffusa la banda larga – continua Zingaretti – la Provincia di Roma ha lanciato inoltre il sito http://www.zerodigitaldivide.it per costruire, insieme ai cittadini, una mappa pubblica del divario digitale nel territorio. Starà agli utenti misurare la qualità della propria connessione alla rete e inviare rilievi e segnalazioni. Si tratta del primo esperimento di questo tipo in Italia, un passo fondamentale per arrivare a tessere un quadro complessivo della copertura di Rete nel territorio ed evidenziare le aree e le situazioni in cui è più urgente intervenire”.

Il Web è un diritto. Appello del Presidente della provincia di Roma Zingaretti.

Il 70% degli italiani si forma la propria opinione politica per mezzo della televisione. Un argomento delicato come la sentenza della Corte di Giustizia Europea sul Crocifisso nelle aule della scuola pubblica è stato oggetto di dibattiti rissa, con provocatori e agenti della disinformazione, opinionisti dediti all’insulto e alla discriminazione verbale. Si è persino tentanto di giudicare un profeta, Maometto, con la morale della contemporaneità. Chi si è espresso in questi termini, ha dato prova della propria profondissima ignoranza morale, etica, giuridica. Le arene televisive sono recinti di maiali, l’unico loro scopo è reprimere l’opinione divergente, conformare a una visione unica, grezza, acritica e lontana dalla realtà.

La televisione è un mezzo di veicolazione di massa che ricerca l’omologazione e elimina l’Altro, declassificandolo a semplice anomalia, ad un errore da correggere attraverso la sua criminalizzazione. L’Altro, che non la pensa come te e si ostina a contraddirti, è porco, pedofilo, ignorante, addirittura discriminatorio lui stesso perché si permette di essere Altro da te e si differenzia. La televisione non permette alcun tipo di interazione verbale, il dibattito rappresenta lo spettatore ma non lo integra. In un’arena televisiva coesistono i diversi interlocutori che interpretano diverse sfumature dell’opinione pubblica. E secondo un copione prescritto, bocciano l’opinione che deve passare per sbagliata.

Il Web no. Il Web è un’altra cosa. Il Web permette di esprimere sé medesimi, di interagire, di interloquire con la medesima valenza di un qualsiasi altro attore della rete. Nel Web si realizza l’uguaglianza delle opinioni. L’accesso libero alle informazioni è la premessa per una libera formazione dell’opinione pubblica. L’accesso alla rete, oggi, garantisce questa libertà che invece la televisione – come strumento in sé, ma anche come struttura di potere, come burocrazia –  cerca di prevenire e ostacolare. L’accesso alla rete non è per tutti. La grande malattia del digital divide nega alla rete di essere il principale strumento di informazione e formazione. La proposta di rendere la banda larga un servizio di base per il cittadino è stata derubricata dal Ministro dell’Economia. Non è fra le priorità del governo. Non ci sono i soldi. La crisi, si è detto, non permette investimenti nel settore. Eppure la rete è uno strumento per creare produttività. Rinunciare a un progetto simile è un danno per tutti, in primis per il cittadino, ma anche per le aziende.

La provincia di Roma, nella persona del suo presidente, Nicola Zingaretti, ha pubblicato un appello a tutti gli enti locali in favore di progetti che adottino la banda larga e la diffondano come un servizio per tutti. Yes, political! fa proprio questo appello.

L’APPELLO “BANDA LARGA COME SERVIZIO UNIVERSALE”

La decisione recentemente adottata dal governo finlandese di riconoscere l’accesso in banda larga ad internet come servizio universale può rappresentare, a livello europeo, uno straordinario incentivo alla costruzione di una nuova prospettiva di investimenti, crescita, occupazione legati all’innovazione tecnologica. È infatti, ormai, dimostrato, e confermato anche dal Governo italiano, che lo sviluppo delle cosiddette “infrastrutture della conoscenza” rappresenta una delle sfide cruciali per uscire dalla crisi garantendo una ripresa economica stabile e duratura.Come amministratori locali, quotidianamente impegnati nel confronto con le richieste dei cittadini e delle imprese dei nostri territori, siamo da tempo consapevoli della crescente importanza che internet ha assunto nella vita delle persone come indispensabile strumento di socialità, informazione e conoscenza, nonché come infrastruttura di collegamento per molte applicazioni o servizi, anche per servizi fondamentali legati alla medicina, alla mobilità, o all’ambiente.Oggi, essere esclusi dall’accesso alla Rete significa vivere una nuova forma di disuguaglianza nella fruizione delle opportunità offerte dalla società globale. Non intervenire per ridurre questa disuguaglianza penalizza le nostre imprese e rende l’Italia meno competitiva nel mondo.Per questo rivolgiamo un appello al Parlamento e al Governo affinché, anche in Italia, una legge dello Stato riconosca l’accesso ad internet in banda larga come “servizio universale” e quindi come diritto di tutti i cittadini, superando i limiti del D.P.R. 318/97 e aprendo un’ampia riflessione con tutti gli operatori, le istituzioni e le amministrazioni locali, gli attori economici e sociali per un modello di sviluppo dell’infrastruttura che valorizzi al meglio le risorse economiche e di rete, pubbliche e private, già presenti e che dovranno essere messe in campo.Ci impegniamo, inoltre, su un tema così importante per il futuro del nostro Paese a sostenere, a partire dalle nostre amministrazioni, una vasta campagna di informazione e sensibilizzazione rivolta ai cittadini per diffondere la conoscenza della Rete, delle sue opportunità, dei suoi diritti.

Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, 11 Novembre 2009

Emendamento 138, la soluzione finale. Netizen nelle mire dei Governi.

L’accordo raggiunto questa notte in Unione Europea fra Consiglio e Parlamento ha sancito quel che già era nell’aria da giorni, vale a dire l’affossamento dell’emendamento 138, approvato mesi fa dal Parlamento stesso, con il quale di fatto si escludeva la possibilità delle disconnessioni ad opera delle autority governative attribuendone la facoltà soltanto a un’autorità giudiziaria, previo svolgimento di regolare e giusto processo. Il Parlamento ha ceduto nei confronti delle pressioni esercitate dal Consiglio, vale a dire dei nostri governi, i quali di fatto si sono messi contro la Rete a tutela dell’unica forma di diritto d’autore contemplata, ovvero la proprietà esclusiva dell’opera.
L’accordo lascia molto spazio ai governi: essi dovranno recepire la direttiva che conterrà il predetto emendamento con legge nazionale entro 18 giorni ed avranno ampio margine per decidere quali saranno le misure "appropriate e proporzionate" da applicare in caso di un netizen colto a violare il diritto d’autore per mezzo della rete. Quindi queste misure potranno anche essere le disconnessioni. Non esiste alcun riferimento esplicito alla attribuzione di questa facoltà all’autorità giudiziaria ma esclusivamente considerazioni generiche nelle quali si assicura al netizen la presunzione d’innocenza e il rispetto della privacy. Insomma, è stato lasciato aperto uno spazio per la reintroduzione della dotrina Sarkozy.

  • L’emendamento 138 è morto per la mancanza di coraggio del Parlamento.
    Strasburgo, ottobre 21, 2009 – Ieri, i rappresentanti del Parlamento europeo – un’istituzione che si solitamente si pregia di difendere i diritti umani in patria e all’estero – hanno deposto le armi sotto la pressione esercitata dagli Stati membri. Il Parlamento ha abbandonato l’emendamento 138, una norma che era stata adottata in due occasioni con una maggioranza del 88% in seduta plenaria, che mirava a tutelare le libertà civili online. Al posto dell’assicurazione che nessuna restrizione di accesso a Internet possa essere imposta senza una preventiva decisione della Corte, l’emendamento 138 sarà sostituita da una disposizione neutrale, che non prevede alcuna tutela significativamente nuova per i cittadini.

    Leggi il comunicato stampa sul sito web di La Quadrature du Net:
    http://www.laquadrature.net/fr/lamendement-138-mort-par-manque-de-courage-du-parlement

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    • Rispetto dei diritti fondamentali della persona, tutela della privacy, garanzia ad essere giudicati in maniera ponderata e imparziale, sanzioni proporzionate per punire coloro che vengano colti a violare il diritto d’autore con la mediazione della Rete

    • il testo di compromesso definitivo di quel che è comunemente noto come emendamento 138 è scaturito da un tira e molla europeo che si trascina de mesi

    • Non si tratta dell’emendamento 138 originario, quello che avrebbe dovuto sancire con decisione l’inapplicabilità del regime delle disconnessioni in quanto inefficace e non proporzionato, né si tratta dell’ultima versione del testo che sembrava non offrire al cittadino alcuna garanzia dalle rivendicazioni dell’industria dei contenuti.

    • Con la negoziazione notturna fra Consiglio e Parlamento Europeo è stato plasmato un testo che sembra voler garantire i diritti del cittadino nel quadro dell’enforcement della tutela del diritto d’autore

    • "le misure adottate dagli stati membri relative all’accesso e all’uso di servizi e di applicazioni attraverso le reti di comunicazioni elettronica da parte degli utenti finali dovranno rispettare i diritti e le libertà fondamentali dell’individuo

    • Misure, si spiega, che devono risultare "appropriate" e "proporzionate"

    • Nessun riferimento alle modalità con cui si soppeseranno questi equilibri e queste proporzioni

    • Al netizen, si chiarisce in maniera esplicita nel testo, sono assicurati il principio della presunzione di innocenza e la privacy

    • Ma la nettezza con cui queste garanzie venivano assicurate dall’emendamento 138 nella sua prima formulazione sembra essersi sfocata

    • il cittadino della Rete possa essere sanzionato solo in seguito ad una procedura equa e imparziale, mentre si perde il riferimento, contenuto nell’originario emendamento 138, alla "decisione dell’autorità giudiziaria"

    • Un elemento che avrebbe garantito al cittadino additato come pirata dai detentori dei diritti la possibilità di difendersi nel quadro di un ordinario processo, di fronte ad un magistrato imparziale e non ad un’autorità che potrebbe essere portatrice di interessi di parte.

    • La Quadrature du Net, che da tempo si adopera a favore dei diritti nella società civile connessa: "questo testo – ha chiosato il cofondatore del gruppo Jérémie Zimmemrmann – fornisce le armi legali per continuare a combattere le restrizioni dell’accesso a Internet"

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    • Il Parlamento Europeo e il Consiglio Ue, che rappresenta i governi, hanno trovato nella notte un’intesa definitiva sul pacchetto di riforma Ue delle telecomunicazioni, che potrà così entrare in vigore nel 2010

    • Gli stati membri avranno 18 mesi per recepirla nel diritto nazionale

    • nuova authority europea, la possibilità di una separazione funzionale tra gestori di reti e fornitori di servizi, più tutela per gli utenti di internet

    • Si era però creata un’impasse durata oltre sei mesi, dopo che il Parlamento Europeo aveva approvato un emendamento che imponeva come necessaria la decisione di un giudice prima di poter chiudere la connessione internet di persone che scarichino materiale illegale dalla Rete.

    • La riforma introduce anzitutto un regolatore europeo delle comunicazione elettroniche, il Berec (Body of European Regulators in Electronic Communication), che dovrà rafforzare l’applicazione del diritto Ue in materia, impedendo che un operatore possa sottrarsi alla concorrenza

    • La nuova authority Ue prenderà decisioni a maggioranza.

    • La normativa concordata a Bruxelles prevede inoltre la possibilità per le authority nazionali di obbligare le grandi società di tlc alla separazione funzionale tra gestori di reti e fornitori di servizi, sia pure solo in «casi estremi»

    • Secondo la Commissione «la separazione funzionale può migliorare rapidamente la concorrenza nei mercati mantenendo incentivi agli investimenti in nuove reti»

    • possibilità per i consumatori di cambiare operatore di telefonia fissa o mobile in un giorno lavorativo mantenendo il proprio numero

    • diritto a una migliore informazione al momento di sottoscrivere a un servizio

    • il rafforzamento dei diritti dei cittadini per quanto riguarda l’accesso a Internet

    • nel testo emendato si afferma ora che qualsiasi misura intrapresa dagli stati membri sull’accesso, essa dovrà «rispettare i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini», e dovrà essere «appropriata, proporzionata e necessaria» e «rispettare la presunzione d’innocenza e il diritto alla privacy»

    • in caso di blocco dell’accesso, i cittadini avranno diritto a una «procedura equa e imparziale, incluso il diritto di essere ascoltati», e «un revisione giudiziaria efficace e tempestiva»

    • maggior scelta sui fornitori di servizi a banda larga, mentre le authority nazionali dovranno imporre livelli minimi di qualità e promuovere la «neutralità della rete»

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Ignazio Marino per Internet: banda larga, libertà di blog e di condivisione.

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    • Alcune settimane fa Ignazio ha incontrato un gruppo di esperti dei media digitali per approfondire alcuni aspetti legati all’utilizzo di internet e delle nuove tecnologie.
      Dalla discussione abbiamo tratto un documento che, oltre ad arricchire la mozione Marino circa queste tematiche, traccia alcune linee guida che vorremmo continuare a portare avanti all’interno del Pd aldilà del risultato alle Primarie del 25 ottobre.
    • i 4 punti:
      1- Banda larga universale e media literacy
      2- Garanzie per la libertà di informazione in rete
      3- Immergersi nella disintermediazione
      4-Costruire una PA trasparente e accessibile
    • punto fondamentale: decriminalizzare il consumo amatoriale, comportamento sociale diffuso che è soprattutto scambio di valori e non semplice illegalità

Ecco il documento completo:

Noi, la rete

Questo documento è il risultato di una serie di riflessioni condivise nell’ultimo mese con diversi esperti di culture digitali. Sulla base di 4 punti fermi il documento suggerisce 4 proposte concrete che integrano la proposta della mozione Marino sui temi della rete, sulla libertà di informazione online e sull’estensione dei diritti digitali.

Internet come opportunità

Internet è in mezzo a noi e i bit che circolano in rete trasportano emozioni, valori e passioni. La stessa parola Rete non indica uno spazio digitale intangibile, è piuttosto un sistema di interconnessioni tra persone reali che permette di accedere a una conoscenza lontana dai propri luoghi di origine, superando ostacoli tecnici e economici. I nativi digitali conoscono le potenzialità di questa rivoluzione e sperimentano ogni giorno quanto l’interattività della navigazione arricchisca in termini di nuove relazioni ed esperienze.
Oltre la retorica del digitai divide
In Italia la diffusione di Internet è quasi ferma e cresce meno che nel resto d’Europa. Gli ultimi dati diffusi dall’ISTAT (2008) parlano del 42% di abitazioni raggiunte da connessione Internet e di 50% di famiglie in possesso del pc. Il digital divide non è un problema che si risolve con iniezioni di retorica o con altre operazioni di facciata: le “3 i” di Berlusconi, le lavagne multimediali a scuola proposte dalla ministro Gelmini, gli investimenti esclusivi sul digitale terrestre. Al contrario è indispensabile ragionare in termini di inclusione contrastando il digital divide su due principali terreni: quello dell’accesso fisico alla rete e quello della diffusione degli strumenti culturali necessari a vivere l’innovazione.

Difendere la libertà di informazione

La libertà di informazione in rete va difesa. Soprattutto in seguito alle recenti proposte di legge che vogliono mettere un bavaglio alla circolazione di contenuti o creare nuovi conflitti di interesse. Limitare la libera discussione su Internet rappresenta, quindi, un errore strategico gravissimo per un paese civile che vuole innovare.

Distinguere tra consumo amatoriale e consumo a fini commerciali

Bisogna distinguere chiaramente tra chi in rete opera per profitto e chi invece pubblica contenuti a fini amatoriali. Non possiamo perseguire allo stesso modo chi distribuisce a fini commerciali file protetti da diritto d’autore e chi scambia gli stessi contenuti a fini amatoriali: la cassetta copiata tra amici negli anni ’80 è nel 2009 il file che si scambiano due appassionati di musica o di serie tv americane. Chi conosce la rete sa che oggi gli user generated content sono una delle ultime frontiere nella produzione culturale di contenuti di pubblico dominio. In questo senso occorre promuovere la creatività attraverso una ridefinizione dei confini del fair use ed incentivi all’utilizzo di forme di licenza alternativa quali licenze creative commons e licenze collettive estese.

Quindi:

I – Banda larga universale e media literacy

II PD deve far propria la battaglia per la diffusione su tutto il territorio nazionale della banda larga, bene universale e prerequisito essenziale per l’accesso a contenuti e servizi, prestando particolare attenzione a quei luoghi dove la bassa densità di popolazione scoraggia gli operatori economici privati ad investire. Devono inoltre essere definite regole eque e precise per chi gestisce la rete. Occorre, allo stesso tempo, diffondere la cultura digitale puntando sulla media literacy attraverso azioni sul territorio dirette a studenti e docenti, a partire dalle scuole pubbliche che devono trasformarsi in palestre digitali per tutti i cittadini che ancora non
possiedono gli strumenti per esprimersi in rete.

2- Garanzie per la libertà di informazione in rete

Su Internet le norme esistono e sono applicate: chi diffama o insulta sul web è, infatti, identificabile e perseguibile. Semmai mancano in Italia i punti di riferimento legali delle grandi corporation che operano in rete (non esiste, ad esempio, una sede nazionale di Facebook, nonostante siano iscritti al social network oltre 10 milioni di italiani). Non servono, quindi, nuove leggi sulla rete, serve al contrario una “Carta dei diritti” (Internet Bill of Rights) che fissi ‘garanzie minime’ a livello internazionale: in questo senso la proposta di Rodotà del 2007 è un ottimo punto di partenza che il PD deve impegnarsi a rilanciare.
Occorre difendere la neutralità della rete respingendo nettamente la creazione di corsie preferenziali per flussi di dati privilegiati. Il fatto che ogni bit – indipendentemente dal contenuto che contiene e da chi lo invii – abbia lo stesso valore e lo stessa priorità è la garanzia che consente alle idee di diffondersi liberamente online.

3- Immergersi nella disintermediazione

Bisogna pensare a nuove modalità di remunerazione per un mercato dei contenuti dove le regole di produzione e distribuzione sono rivoluzionate. Occorre ridimensionare rendite di posizione ormai superate (si spendono, ad esempio, ogni anno 11 milioni di euro per la stampa dei bollini SIAE) e decriminalizzare il consumo amatoriale, comportamento sociale diffuso che è soprattutto scambio di valori e non semplice illegalità. Possibili soluzioni sono offerte dalla rete stessa che, lungi dall’essere teatro di scorribande di pirati, è un ambiente maturo in grado di venire incontro alle necessità degli autori. Nel campo musicale, ad esempio, la disintermediazione consente ai produttori di comunicare direttamente con i consumatori, accrescendo le possibilità di essere conosciuti e ascoltati. È infatti irragionevole lottare per una cultura libera senza provvedere al riconoscimento dovuto a chi tale cultura produce.

4- Costruire una PA trasparente e accessibile

Bisogna puntare a realizzare una pubblica amministrazione efficiente e trasparente che grazie alle tecnologie digitali realizzi la piena accessibilità degli atti pubblici. Un’amministrazione che sceglie di investire sul software open source, con un evidente risparmio di risorse e una maggiore valorizzazione del know how pubblico. Occorre, infine, incentivare la realizzazione di servizi pubblici di micropagamenti (aperti ed interoperabili, basati su sistemi telematici o RFID) per compiere piccole transazioni che semplifichino la vita dei cittadini.

IGNAZIO MARINO SEGRETARIO http://www.ignaziomanno.it
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