Lavoro, il taglia e cuci del WSJ cambia le parole di Elsa Fornero

Basta un copia-incolla, non ad opera di qualche blogger non-professionista, ma del Wall Street Journal, e le parole di Elsa Fornero cambiano magicamente il senso.

Cito il post del blogger Pietro Salvatori: “Nel testo originale del Wsj si legge: We’re trying to protect individuals not their jobs. People’s attitudes have to change. Work isn’t a right; it has to be earned, including through sacrifice”.  Tradotto: il lavoro non è un diritto.

Questo invece il testo del brogliaccio dell’intervista:

WSJ: Do you have any particular fears about what might happen with this reform?

Ms. Fornero: This reform is a wager on behavior changing in many ways. My big fear is we don’t overcome this challenge. Everyone, not just workers, have to understand and change. That includes youth, who need to know a job isn’t something you obtain by right but something you conquer, struggle for and for which you may even have to make sacrifices.

Le due frasi sono profondamente diverse: il lavoro non è un diritto. Il lavoro non è qualcosa che si ottiene per diritto.

Ma mi rendo conto. E’ questione di lana caprina.

Saviano, Berlusconi ritira quella legge. Il Processo Breve distrugge il diritto.

Yes, political! sottoscrive l’appello di Roberto Saviano.

PRESIDENTE, RITIRI QUELLA NORMA DEL PRIVILEGIO

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul “processo breve” e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.Con il “processo breve” saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è¨ mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare cosè anche la speranza di chi da anni attende giustizia.Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E’ una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

ROBERTO SAVIANO

FIRMA L’APPELLO DI ROBERTO SAVIANO, Appelli Repubblica – La Repubblica.it.


Di impunità, questo si dovrebbe parlare. Impunità per loro, morte in carcere per chi ruba le monete del parchimetro. Morte in carcere per chi si è fumato uno spinello, è tossicodipendente, o lo è stato e l’aspetto è ancora quello. Per chi è esile, denutrito, con problemi personali, per chi non ha nome né denaro: per loro c’è la cella di sicurezza, le botte degli agenti, le manganellate sulla schiena, che nei documenti ufficiali diventano “banali” cadute dalle scale.

Per tutti gli altri, il processo non si farà. Per i corruttori, gli utilizzatori finali, i bancarottieri, i grandi evasori fiscali con i conti all’estero, per chi commette appropriazione indebita, per chi è colluso con la mafia, per coloro che sono la mafia: per tutti questi si farà il processo breve, così breve che nessuno ne avrà notizia. Questa la riforma del diritto in Italia: due pesi, due misure. Da Stato di diritto a Stato del Privilegio. Da Uguaglianza a Sottomissione. Da Cittadini a Sudditi. Perché ostinarsi a chiamarla democrazia?