Congresso PD, la possibilità in una Delibera – #propostahard

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Tempo addietro, discutendo del Congresso PD, ci eravamo soffermati sulle regole e sulle ambiguità dell’articolo 4 del Regolamento approvato dalla Direzione Nazionale lo scorso 27 Settembre. Questo il testo:

Art. 4 comma 2. Partecipano con diritto di parola e di voto alle riunioni di Circolo (territoriale e di ambiente) tutti coloro regolarmente iscritti fino al giorno stesso (fino al termine delle operazioni di voto). Possono invece essere eletti negli organismi dirigenti o di garanzia, nonché essere delegati ad una Convenzione di livello superiore, tutti gli iscritti al partito regolarmente registrati alla data dell’approvazione del presente Regolamento da parte della Direzione Nazionale.

In sintesi, dall’interpretazione letterale si desumeva che:

  1. l’elettorato attivo è aperto sino al giorno del congresso di circolo;
  2. l’elettorato passivo è congelato alla data del 27 Settembre, giorno di approvazione del regolamento medesimo.

Sul punto si è espressa lo scorso 1 Ottobre la Comissione di Garanzia del Partito Democratico, di fatto aprendo le prote degli organismi consigliari a tutti i nuovi iscritti.

La Commissione nazionale per il congresso, riunitasi il 1 ottobre 2013, ai sensi dell’art.18 comma 2 del Regolamento, adotta la seguente norma esplicativa dell’art.4 comma due del Regolamento medesimo:
partecipano con diritto di parola e di voto alle riunioni di circolo (territoriale e di ambiente) tutti coloro regolarmente iscritti al Pd fino al termine delle operazioni di  voto dei congressi di circolo, e del voto per le primarie dell’8 dicembre 2013;
hanno diritto di elettorato attivo e passivo tutti gli iscritti al Pd, anche online, regolarmente registrati nella Anagrafe degli iscritti al 27 settembre 2013, data di approvazione del Regolamento da parte della Direzione Nazionale;
gli iscritti 2012, che rinnovino l’iscrizione fino al termine delle operazioni di voto dei congressi e delle primarie, hanno diritto di elettorato attivo e passivo, possono cioè eleggere ed essere eletti negli organismi dirigenti e/o di garanzia, nonché essere delegati ad una Convenzione di livello superiore;
ai nuovi iscritti – ivi compresi quelli registratisi online o con Pd live – registrati nell’Anagrafe degli iscritti dopo il 27 settembre 2013, a norma del comma due articolo quattro del regolamento, è riservato il diritto di elettorato attivo e la possibilità di essere eletti nei comitati direttivi nonché essere delegati ad organismi di livello superiore. Non possono invece accedere a cariche monocratiche interne del Pd, salvo i circoli costituiti nel 2013, previa verifica delle relative commissioni per il Congresso e delle commissioni di garanzia territorialmente competenti.
Tutti i nuovi iscritti che hanno preso la tessera dopo l’approvazione del Regolamento, possono eleggere ed essere eletti nei direttivi di circolo e nelle convenzioni provinciali, ambiti nei quali si gioca una parte molto importante della partita congressuale e che influirà sulla possibilità del cambiamento reale e profondo del partito.
Prendere la tessera (del PD!) potrà essere considerata una proposta oscena. In realtà, questo atto oggi assume un valore anticonformista, di disobbedienza verso i formalisti delle Larghe Intese; forse il vero atto punk che a lungo su queste pagine avete visto evocato nel logo e in quel sottotitolo – Riprendiamoci la Politica.
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Alcune ‘testimonianze’ contro il bavaglio

E’ legittimo resistere al bavaglio laddove è legittimo resistere al despota.

Ecco alcune testimonianze contro la ‘ley mordaza’ di Berlusconi.

Quando un sovrano assoluto si arroga il diritto di cambiare a suo piacimento le leggi fondamentali del suo paese, quando auspica a un potere arbitrario su una persona e i possessi del suo popolo, diventa un despota. Nessun popolo ha potuto né voluto accordare un potere di questo genere ai propri sovrani; se l’avesse fatto, la natura e la ragione lo mettono sempre in diritto di reclamare contro la violenza. La tirannide non è altra cosa che l’esercizio del dispotismo (1).

La libertà di esprimere e rendere pubbliche le proprie opinioni può sembrare dipendere da un altro principio, poiché rientra in quella parte del comportamento individuale che riguarda gli altri, ma ha quasi altrettanta importanza della libertà di pensiero, in gran parte per le stesse ragioni, e quindi ne è pratica inscindibile […] Nessuna società in cui queste libertà non siano rispettate nel loro complesso è libera, indipendentemente dalla sua forma di governo; e nessuna in cui non siano assolute e incondizionate è completamente libera (2).

Come il ferreo vincolo del terrore è inteso a impedire che, con la nascita di ogni essere umano, un nuovo inizio prenda vita e levi la sua voce nel mondo, così la forza autocostrittiva della logicità è mobilitata affinché nessuno cominci a pensare, un’attività che, essendo la più libera e pura fra quelle umane, è l’esatto opposto del processo coercitivo della deduzione (3).

Gli Illuministi smascherano il re mostrando in lui l’uomo, e in quanto uomo egli non può che essere un usurpatore. La critica carpisce alla figura storica la sua importanza. Così il re estraniato dal suo elemento, cioè dalla politica, diviene un uomo e in quanto tale è un usurpatore, un tiranno. E se è un tiranno, gli Illuministi hanno ragione con la loro critica. Il critico giusto è il giudice, non il tiranno dell’umanità (4).

1_ _ Denis Diderot (1713-1784), Sovrani, in Id., Potere politico e libertà di stampa, a cura di P. Alatri, Roma, 1966, p. 64.

2_ _ John Stuart Mill (1806-1873), Saggio sulla Libertà, a cura di G. Giorgello e M. Mondadori, Milano 1981, p.35-6.
3_ _ Hannah Arendt  (1906-1975), Ideologia e Terrore, in S. Forti, op. cit., p. 62.

4_  _ Reinhart Koselleck (1923-2006), Critica illuminista e crisi della società borghese, Il Mulino, Bologna 1972 [1959], p. 134.