Governatori seriali Formigoni ed Errani, pietra tombale del Tar sui ricorsi

Capitolo Governatori seriali, alias Formigoni ed Errani: il Tar ha deciso lo scorso 17 Settembre della causa fra Giovanni Favia e Vasco Errani (Emilia-Romagna). Il ricorso era stato presentato dal Movimento 5 Stelle sia contro Formigoni che contro Errani. Entrambi sono stati bocciati. Medesima decisione da due tribunali diversi. Più volte su questo blog si era sostenuto la validità dell’interpretazione della immediata applicabilità dell’art. 2 comma 1, lett.f) della legge 165/2004 (formulata da giuristi del calibro di Valerio Onida e Vittorio Angiolini). Per una summa degli interventi precedenti, vi rimando a questo post.

Il Tar ha demolito il pilastro fondante della predetta via interpretativa che contemplava nel comma 1, lett. f, il cosiddetto divieto di terzo mandato, diveito che avrebbe impedito ai due Governatori anche solo di ricandidarsi alla carica. In particolare, per il Tar:

  1. E’ EVIDENTE IL RICHIAMO ALLA LEGISLAZIONE ATTUATIVA REGIONALE: solo per l’ipotesi di cui alla lettera f), a differenza delle precedenti previsioni di cui alle lettere a), b), c), d) ed e), il legislatore statale ha inteso dover ripetere il richiamo alla legislazione regionale attuativa (“sulla base della normativa regionale attuativa in materia”) che già risultava sia dall’art. 1 che dal primo comma dell’art.2, e tale espressa specificazione non può essere ignorata dall’interprete. Con tale inciso il legislatore ha voluto espressamente individuare il dies a quo nell’applicazione del principio di cui alla citata norma nelle prime elezioni successive all’avvenuta ricezione della norma de qua da parte della legislazione delle singole regioni. In breve, all’adozione della legge elettorale regionale. Il legislatore ove avesse voluto disporre l’immediata applicazione della norma, avrebbe dovuto espressamente disporlo, e non certo qualificare la norma come norma di principio – non solo nella rubrica dell’articolo ma anche nel testo dello stesso – subordinandone, poi, l’efficacia all’adozione della legge di ricezione della Regione.
  2. LA NORMA AFFERISCE ALLA MATERIA ELETTORALE, NON GIA’ ALLA MERA ELEZIONE DIRETTA: La stessa Corte Costituzionale (Corte Cost.n.203/03) ha, infatti, più volte affermato che la disciplina delle cause di incompatibilità ed ineleggibilità afferisce al “sistema di elezione”, secondo l’espressione utilizzata dall’art. 122 Cost., ossia alla materia elettorale. Proprio l’afferenza delle cause di ineleggibilità ed incompatibilità alla materia elettorale, in relazione alle quali è dettato il principio di cui all’art.2, lett. f, legge 165/2004, impone una interpretazione dell’inciso della medesima lettera (“sulla base della normativa regionale adottata in materia”) come riferito non all’elezione diretta del Presidente della Giunta regionale (come sostenuto dal ricorrente) bensì alla disciplina delle incompatibilità ed ineleggibilità e, più in generale, alla materia elettorale.
  3. L’ART. 2 l. 165/2004 E’ INAPPLICABILE PER MANCANZA DELL’OGGETTO DELLA LEGGE: la Suprema Corte, seppur in termini di obiter dictum, con la decisione n.4327 del 1.1.2005, ha affermato l’inapplicabilità “per mancanza del suo oggetto, vale a dire della legge regionale, cui compete la disciplina in materia della legge n.165 del 2004.
  4. LA NORMA NON E’ ESAUSTIVA DI TUTTE LE FATTISPECIE: Si osserva, ancora, che il testo della citata lettera f), dell’ali. 2 1. 165/2004, benché molto chiaro e dettagliato, non affronta tutti gli aspetti che in concreto possono evidenziarsi, ed in particolare tace- e tale lacuna denuncia la necessità di una norma attuativa,- sulla mancanza dei mandati anzitempo conclusi […] Anche la forma elettorale, ossia la elezione diretta a suffragio universale del Presidente regionale potrebbe non essere adottata dallo statuto regionale (art. 122 ultimo comma della Costituzione).

Di fatto, la legge elettorale regionale è necessaria affinché il divieto di terzo mandato possa avere effettività. Al contempo, se ne deduce che una legge elettorale che non contempla il divieto di terzo mandato, in un regime di elezione diretta del Presidente della Regione, confligge con l’art. 2, comma 1, lett. f della legge 165/2004. Di fatto, è stato creato un sistema in cui si premia il comportamento omissivo del legislatore: basta non fare mai una nuova legge elettorale regionale per essere liberi da qualsiasi limite di numero di mandati. Abbiamo concepito, primi al mondo, la figura del Governatore Seriale.

Formigoni Ineleggibile, respinto il ricorso del Movimento 5 Stelle

Formigoni ineleggibile, ricordate? L’art. 2, comma 1, lettera f della legge 165/2004 che pone il divieto di terzo mandato per i governatori delle Regioni?Oggi la prima sezione del Tribunale di Milano ha giudicato sul ricorso proposto dal Movimento 5 Stelle, nella persona del suo ex candidato governatore, Vito Crimi. Dopo circa un’ora e mezza di camera di consiglio, i giudici hanno deciso per respingere il ricorso. Le motivazioni verranno depositate fra dieci giorni. Formigoni era difeso da uno stuolo di avvocati. Anche la Regione Lombardia aveva i suoi avvocati in difesa del Governatore Seriale. Avvocati pagati dai contribuenti, dice Grillo dal suo blog.

Alcune ipotesi circa le motivazioni del respingimento del ricorso si possono fare, a cominciare da quella suggerita dai Radicali Cappato e Lipparini:

Per i radicali Marco Cappato e Lorenzo Lipparini, il fatto che i giudici del Tribunale di Milano abbiano respinto il ricorso del movimento Cinque stelle sull’ineleggibilità di Roberto Formigoni «non cambia nulla» […] al momento la sostanza non cambia – spiegano i due -: i Radicali presenteranno il ricorso sull’incandidabilità di Formigoni quando sarà pubblicato l’atto di convalida della sua elezione da parte del Consiglio regionale, non ancora votato dalla Giunta per le elezioni […] La convalida, e non altri documenti – osservano Cappato e Lipparini – è l’atto che la legge prevede si debba impugnare nel caso di contestazioni sul quarto mandato consecutivo del Presidente […] In Emilia Romagna l’atto di convalida dell’elezione di Vasco Errani, nella stessa condizione di Roberto Formigoni, è già stato adottato e i Radicali della Lista Bonino Pannella hanno depositato il ricorso nelle scorse settimane – Elezioni regionali, respinti due ricorsi per ineleggibilità Formigoni – Milano
Come già per il precedente ricorso presentato da Angiolini-Civati, il Tribunale potrebbe essersi dichiarato incompetente a giudicare l’elezione di Formigoni, in mancanza dell’atto definitivo per la sua convalida, atto che spetta alla Giunta per le Elezioni della Regione Lombardia. In mancanza di questo, il Tribunale non può esprimersi. Sembra chiaro che la sostanza non muta: la dichiarazione di ineleggibilità è solo rimandata.
Sitografia:

Formigoni e Errani ineleggibili: dove eravamo rimasti

Ora che i Consigli Regionali si sono insediati e i governatori e le Giunte sono nel pieno delle loro funzioni, ritorna la spada di Damocle della ineleggibilità per il divieto di terzo mandato. Se ne sono dimenticati, in molti ma non in tutti. In attesa del ricorso, annunciato e poi persosi nelle nebbie, di Beppe Grillo, qualcuno agita la palude. E’ Mantini, dell’UDC, mentre annuncia che l’UDC non farà ricorso contro il Governatore Seriale né contro Errani, ma – dice lui – “non escludo che singoli candidati e cittadini possano porre il tema”. Un suggerimento? Per Mantini, “i Consigli regionali neo eletti, cui spetta la dichiarazione di ineleggibilità, devono dimostrare che non si comportano come “caste” ma che rispettano i principi fondamentali della legge statale”. Certo, peccato che il legislatore abbia inserito nella medesima legge 165/2004 il principio ‘simul stabunt vel simul cadent’ (citato anche dalla consulta nella sentenza 2/2004), ovvero se cade il Governatore, cade anche il consiglio Regionale. Quindi il Consiglio della Lombardia, piuttosto che quello dell’Emilia Romagna, voterà mai per ‘suicidarsi’?

Formigoni ed Errani erano ineleggibili: denuncia di Mantini per le elezioni regionali

Per un riassunto sulla vicenda:

Regionali, il divieto di terzo mandato è un principio fondamentale. La non rieleggibilità di Formigoni.

Regionali, divieto di terzo mandato: il silenzio del PD, il silenzio di tutti

Divieto di terzo mandato, l’incoerenza e l’incostituzionalità.

Regionali, per La Loggia Formigoni è eleggibile. Basta non far valere la legge dello Stato.

Regionali, basta un ricorso e Formigoni va giù. Giovanni Favia alza la voce su Errani.

Divieto di terzo mandato. Ve lo spiega Vittorio Angiolini.

No Formigoni Day: firma la petizione online contro i Governatori a vita.

Ineleggibilità Formigoni, il ricorso dei cinque ribelli del PD. Il Governatore Seriale: “non conoscono il diritto”.

Formigoni ineleggibile, pronto il decreto? La risposta del ministro Raffaele Fitto.

Formigoni ineleggibile, la Corte di Appello non si pronuncia sul ricorso: troppo complesso. La vittoria dei Radicali sulla lista PdL lombarda.

Beppe Grillo, che tonfo! Errani e Formigoni sono ancora ineleggibili.

Formigoni contro i giudici. Polverini riammessa, ma la piazza è “nera”. Nella notte, Consiglio dei Ministri d’urgenza.

Bersani ha messo le mani avanti: “qualsiasi decreto in corso d’opera è inaccettabile”. Napolitano, a Bruxelles, nicchia: “se qualcuno mi spiega cos’è la via politica…”.
Ma il governo è in allarme. Berlusconi è rimasto in contatto con i suoi per tutto il giorno. Ministri allertati: stasera probabile Consigio dei Ministri d’urgenza in cui verrà approvato o il de-cretino anti Corte d’Appello con la riapertura dei termini di presentazione delle liste, o la sospensiva per le elezioni in Lombardia e in Lazio, via decisamente più legittima della prima.
Il listino Polverini, in serata, è riammesso dal medesimo Ufficio Centrale della Corte d’Appello di Roma. Evidentemente, la mancanza della firma di Alfredo Pallone è stata considerata come mera irregolarità formale, non tale da impedire l’accoglimento della lista.


Oggi, però, il PdL romano ha raccolto i suoi fans a Piazza Farnese: presenti Gasparri, Cicchitto, la ministra Meloni, Polverini. Qualche braccio teso, qualche camicia nera, slogan contro “il complotto dei comunisti”. La Polverini, dal palco, arringa la folla – si fa presto a riempire Piazza Farnese – invocando “democrazia”. Alcuni scritte sugli striscioni ricordano certa estetica destrorsa.
Anche a Milano il PdL, come ha detto Bersani, manifesta “contro se stesso”. A Piazza della Scala è stata organizzata una raccolta firme pro Formigoni. Assolutamente simbolica. Lui, il Governatore Seriale, stamane, ha sbottato: la sua esclusione è una manovra ordita da ignoti per danneggiare il centrodestra e impedire la presentazione del listino. I giudici avrebbero “commesso gravi irregolarità”. L’ufficio centrale regionale ha prima accolto le liste e il listino del centrodestra e solo successivamente, compiendo un’irregolarità, ha accolto il ricorso dei radicali. I giudici avrebbero dato ai radicali “la piena disponibilità delle nostre liste”, che naturalmente, secondo il complottismo made in Formigoni, avrebbero passato il loro tempo a cancellare timbri e firme. “Dal punto di vista teorico avrebbero potuto compiere qualsiasi attività manipolatoria compresa la sottrazione dei documenti”. Teorie: nella pratica Formigoni deve attendere non il giudizio del Tar, ma – è opportuno ricordarlo – “i giudizi” del Tar: sul ricorso proprio contro l’esclusione del listino; sulla sua ineleggibilità ai sensi dell’art. 2, comma 1, lett. f della legge 165/2004 che introduce il principio fondamentale che regola il sistema della elezione diretta del Presidente di Regione, ovvero il divieto di terzo mandato. Principio cardine delle leggi elettorali che le Regioni avrebbero dovuto adottare, e che la Lombardia ha pensato bene di non fare.
Ma il Governatore Seriale, disinteressandosi di tutto ciò, pensa anche di fare a meno dell’intervento del Governo: qui in Lombardia, sbotta, non abbiamo bisogno di nulla. Un attimo dopo sembra ripnsarci. “Se il Consiglio dei Ministri farà sue valutazioni – ha detto -, se le più alte cariche dello Stato faranno valutazioni, noi non possiamo che guardare con rispetto alle loro decisioni”. Potrebbe fare altrimenti?

Formigoni ineleggibile, la Corte di Appello non si pronuncia sul ricorso: troppo complesso. La vittoria dei Radicali sulla lista PdL lombarda.

Il doppio ricorso contro Formigoni – raccota firme lista e ineleggibilità per terzo mandato elettivo -ha avuto un doppio esito: da un lato la Corte d’Appello ha dichiarato fuori della propria competenza la questione del divieto di terzo mandato contenuto nella legge 165/2004, art. 2, comma 1, lett. f. Il giudizio sui due ricorsi – Cappato per i Radicali, Angiolini, Civati e altri per il PD – è troppo complesso per essere espresso “stando ai termini temporali assai stretti”, ovvero le 24 ore dalla presentazione delle liste. Perciò “la competenza a decidere sulla validità dell’eventuale rielezione per la terza volta di Roberto Formigoni spetterà in via amministrativa al Consiglio Regionale, «fatta salva la competenza dell’autorità giudiziaria a decidere sui relativi ricorsi» in via successiva” (fonte: ciwati). Il quadro che si profila è dunque quello di una discussione sulla ineleggibilità solo in un momento successivo alle elezioni, che di conseguenza saranno gravate dal vizio della legittimità della candidatura di Formigoni. Sarà il Consiglio Regionale appena eletto, la cui maggioranza sarà alle strette dipendenze del Governatore Seriale, a dover decidere, in via amministrativa, sulla causa di ineleggibilità (quindi si può già immaginare quale sarà la decisione). Tutto ciò salvo ricorsi all’autorità giudiziaria, ovvero al Tar: ci ha già pensato l’UDC, che ha presentato analogo provvedimento in Emilia-Romagna contro Vasco Errani, ma anche Cappato, dei Radicali, ha annunciato di essere pronto a ricorrere al Tar:

«Finisce— attacca Cappato— come temevamo: la coalizione del Pdl e della Lega e lo stesso Formigoni si assumono la responsabilità di esporre la Regione Lombardia al rischio di far tornare al voto 10 milioni di cittadini a poche settimane dall’elezione di fine marzo, cioè quando il Tar dovesse pronunciarsi sulla candidatura di Roberto Formigoni» (fonte: Esclusi Cappato e la Destra – CorSera).
Questo perché se decade il Presidente di Regione, con lui decade l’intero Consiglio Regionale, ai sensi dell’art. 126 della Costituzione. Si permetterà a Formigoni di governare illecitamente per alcune settimane, poi la decisione del Tar.

Naturalmente tutto ciò potrebbe essere inutile se la Corte d’Appello respingesse il ricorso di Formigoni sulla questione delle irregolarità nelle firme raccolte per la presentazione della lista che lo sostiene. Irregolarità che “riguardano la «mancanza del timbro tondo sui moduli» (126 casi), «mancanza data autenticità» (121), «mancanza luogo autenticità» (229), «mancanza qualifica autenticante» (28)”.

«Nessun problema – ha assicurato il capogruppo del Pdl al Parlamento europeo – le firme valide che abbiamo presentato sono più che sufficienti. Abbiamo già verificato che più sentenze del Consiglio di Stato rendono irrilevanti e non più necessarie alcune specifiche che invece la Corte di Appello di Milano ha ritenuto indispensabili. Il numero di firme valide da noi presentato è dunque largamente superiore al necessario. Stiamo perfezionando – conclude Mauro – il ricorso e la Corte d’Appello non potrà che accettarlo» (fonte: Regionali Lombardia: non ammessa la lista per Formigoni – Milano).

Intanto però Formigoni è “fuori”, lui e tutte le liste collegate:

Formigoni, allo stato attuale, non si può presentare alle elezioni. Poi faranno ricorsi, leggine, de-cretini e altro ancora, ma per ora, Formigoni è escluso dalla competizione elettorale. Questo perché Formigoni è il «primo della lista» (del cosiddetto «listino»). Decadono lui e il listino, perché non hanno firme a sufficienza, e, di conseguenza, tutte le liste collegate. Cioè, tutti. Effetto domino, tipo. (fonte: ciwati).

I due casi di irregolarità, che hanno interessato il PdL nel Lazio e in Lombardia, mostrano tutti i limiti del partito del (finto) premier: l’incapacità di selezionare i candidati, i veti incrociati, le gelosie fra ex Forza Italia e ex An, le ripicche, hanno allungato all’estremo i tempi per la composizione delle liste con l’esito di ridurre a due i giorni per la raccolta firme, il cui limite fu già portato da 5.000 a 3.500 diversi anni fa. Un vero smacco se il Governatore Seriale incappasse nella bocciatura della Corte d’Appello. Eventuali ulteriori ricorsi, al Tar e poi al Consiglio di Stato, giungerebbero a elezioni avvenute. E – forse – si griderà allo scandalo.

Formigoni ineleggibile, pronto il decreto? La risposta del ministro Raffaele Fitto.

Formigoni sembra avviarsi al muro della verità: entro lunedì verranno discussi i ricorsi contro la sua candidatura a Governatore della Lombardia per il terzo mandato elettivo consecutivo, vietato dalla legge 165/2004. Dalla parte del PdL non starebbero a guardare: sarebbe pronto un contro ricorso contro Vasco Errani (PD) in Emilia-Romagna. Giocano a puntarsi la pistola alla tempia. Ma al Governo sono pronti agli estremi rimedi:

la notizia di questa mattina (fonte Radio Radicale), circa l’impossibilità del terzo mandato di Formigoni, è che il governo Berlusconi starebbe pensando a un decreto per ‘sanare’ la situazione. Uno scandalo internazionale che conferma che avevamo ragione.
Il decreto fornirebbe l’interpretazione ‘autentica’ (sì, ciao) ribadendo la retroattività (incredibile) e rinviando alla normativa regionale la ‘precisazione’ della norma. «Uno schema non molto solido», commenta Angiolini. La retroattività è uno pseudo-argomento e, oltre a essere ovvio, lo dicono tutti (fonte: ciwati).

Un decreto d’urgenza senza che urgenza ci sia, fatto alla buona per tamponare “in corsa” la falla, che in definitiva rappresenterebbe una dimostrazione dell’illegittimità della candidatura di Formigoni (ed Errani).

Stamane, in aula al Senato, il ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, ha risposto all’interpellanza del senatore PD Stefano Ceccanti – sostenitore della teoria della non retroattività della norma – con l’argomentazione che la causa di ineleggibilità – l’aver esperito i due mandati consecutivi – della legge 165/2004, art. 2, comma 1, lett. f, seguirebbe la medesima sorte delle altre cause indicate sempre all’art. 2, lettere dalla a alla e:

Il divieto del terzo mandato del presidente della Regione, stabilito per legge nel 2004, “non opera per le prossime elezioni regionali”. Lo chiarisce il ministro dei Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, rispondendo a un’interrogazione presentata dal senatore del Pd Stefano Ceccanti.

Il ministro precisa che è “fortemente radicata sul piano giuridico la tesi della non immediata applicabilità della disposizione statale, sulla base del tenore letterale dell’articolo 2, che espressamente rinvia alla legge regionale attuativa; detta tesi, che trova conferma anche nella giurisprudenza della Cassazione, porta a ritenere che le disposizioni dell’articolo 2 della legge 165/2004 sono, pertanto, destinate a produrre effetti dopo l’adozione delle leggi regionali sulla materia” (fonte: Regionali/ Fitto: Divieto terzo mandato non vale in queste elezioni – Politica – Virgilio Notizie).

Ceccanti ha riportato sul proprio blog parte della risposta dubbiosa che ha rivolto al ministro Fitto:

  • poggiando sulle sentenze della Cassazione (n. 4327 del 2005 e n. 16898 del 2006), il Governo ritiene che il principio del divieto di mandati immediatamente successivi al secondo non sia vigente fino alla legge elettorale regionale che lo recepisca.
  • Ciò consentirebbe alle Regioni di rinviare a propria discrezione un principio fissato dal legislatore in modo chiaramente autoapplicativo. La legge 165/2004 (lettera f) del comma 1 dell’art. 2) è chiaramente scritta in modo da essere auto-applicativa
  • Viceversa – aggiunge Ceccanti – le sentenze della Cassazione fanno riferimento ad altre disposizioni della medesima legge che, con tutta evidenza, sono scritte in modo da regolare l’attività legislativa regionale futura senza essere auto-applicative. L’analogia – conclude il senatore del Pd – è quindi impropria con la lettera f) che è invece stata scritta per trovare diretta applicazione e che deve trovarla sin dalla prossima tornata” (ceccanti | Il Cannocchiale blog).

L’interpretazione di Ceccanti ha grosse analogie con quella riportata nel testo del ricorso dei cinque ribelli del PD, Angiolini, Civati, Martinelli, Monguzzi e Sarfatti:
– la norma avrebbe i crismi, secondo un’altra sentenza della Cassazione (sent. Sez. I, n. 2001 del 2008) di una “ineleggibilità originaria”, ovvero il diveto di terzo mandato “attiene piuttosto alla configurazione complessiva del governo dell’ente ed al modo di intendere la rappresentanza politica”;
– “la ragione del divieto di rielezione immediata, dopo una pluralità di mandati elettivi consecutivi” è “quella di evitare che sia frenato il ricambio delle persone a copertura di incarichi più importanti di governo, nonché quella prevenire il formarsi di posizioni personali di pre-potere politico. E’ pertanto logico che il divieto di rielezione dopo più mandati consecutivi valga,    e  possa essere fatto valere, dall’inizio del procedimento elettorale, come pre-requisito del suo stesso corretto svolgimento”; al contrario, l’elezione ne risulterebbe fortemente condizionata, con il rischio della dichiarazione di ineleggibilità a livello consiliare o giudiziale con la conseguenza delle dimissioni del Governatore appena eletto e lo scioglimento del Consiglio Regionale medesimo;
– inoltre, le sentenze citate da Fitto, riguardano nella fattispecie l’art. 2, comma 1, lett. a, nonché l’art. 3 lett. a della medesima legge – entrambe disposizioni non sufficientemente determinate – quindi non riferiscono esplicitamente alla lettera f;
–  “In altre parole,” viene sostenuto nel testo del ricorso, “nelle sue pronunce n. 4327 del 2005 e 16898 del 2006, la Corte di Cassazione non va contro la tradizione legislativa, dottrinale e giurisprudenziale sopra illustrata e, quindi, non esclude affatto che la normativa statale di “principio” della l. n. 165 del 2004 possa essere di immediata e pronta applicazione, ma più semplicemente, in rapporto a norme di “principio” indeterminate e giocoforza bisognose di specificazione in fase applicativa, si rifiuta di considerare superata la previgente disciplina”.

Insomma, un bel garbuglio giuridico al quale è necessario che la giurisprudenza metta ordine. Prima che arrivi il governo.

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Ineleggibilità Formigoni, il ricorso dei cinque ribelli del PD. Il Governatore Seriale: “non conoscono il diritto”.

Un’imboscata. Penati ha pestato i piedi, gridando che non ne sapeva nulla. Cinque ribelli del PD rompono la calma piatta sulla questione del divieto di terzo mandato alle Regionali 2010. I cinque, capitanati da Vittorio Angiolini, l’avvocato del caso Englaro e esponente della scomodissima Area Marino, si sommano al primo ricorso ad opera del Radicale Marco Cappato. E lui, il Governatore Seriale sbotta: i ricorrenti non conoscono il diritto:


La questione è alquanto delicata. Una probabile pronuncia dei giudici – che dovrà avvenire entro 24 ore dal deposito delle liste elttorali del prossimo 26 febbraio – favorevolemente alle tesi di ineleggibilità di Formigoni aprirebbe immediatamente la questione Vasco Errani in Emilia-Romagna. Si nota un certo nervosismo nelle file del centro-snistra. Stasera, il segretario di Prc, Paolo Ferrero, ha affermato che la discussione sulla ineleggibilità è "senza senso":

"mi sembra che ci siano precedenti che non sono sottorrenei, basti guardare il caso della piu’ grande regione d’Italia. Se poi qualcuno aveva qualcosa da dire, forse doveva dirlo prima". Ad ogni modo, prosegue Ferrero "mi sembra ci sia una prassi consolidata". In sostanza, sulla posizione di Errani, l’ex ministro taglia corto e conclude "non vedo impediementi, se ci sara’ un problema si vedra’ (Libero.it).

Le dichiarazioni di Ferrero paiono – queste sì – prive di senso. Ferrero non entra nel merito della contestazione, si limita a dire che si doveva dirlo prima. Ma prima quando? Bastava proporre un altro candidato. Rispettando la legge.

    • Un esposto di 21 pagine in cui si chiede a Roberto Formigoni, in corsa per il quarto mandato alla presidenza della Lombardia, di “considerare attentamente l’effetto della sua possibile ricandidatura obiettivamente a rischio di illegittimità in base alla legge 165 del 2004”.

    • È questo il tenore del ricorso che cinque esponenti del centrosinistra – tra cui Vittorio Angiolini, docente di diritto costituzionale alla Statale di Milano e avvocato di Beppino Englaro – hanno depositato alla Corte di Appello di Milano.

    • L’interpretazione non è  tuttavia condivisa da molti osservatori: il mandato del 2004 non sarebbe infatti da considerare in quanto già iniziato quando è stata promulgata la legge.
      Formigoni è ovviamente della stessa opinione. Ai giornalisti che gli chiedevano di commentare l’esposto, ha parlato di "un’iniziativa strumentale, perché io mi trovo nelle stesse condizioni del presidente Pd Vasco Errani e allora il Pd, se fosse onesto, dovrebbe contestare anche la sua candidatura, cosa che non fa". "Ma oltre che disonesti – ha continuato il governatore lombardo – sono anche incompetenti, perché i più noti costituzionalisti riconoscono la perfetta legittimità della nostra azione"

    • La richiesta alla Corte d’Appello non è  piaciuta nemmeno a Filippo Penati, candidato del centrosinistra e principale avversario del governatore in carica: “Non sono stato preventivamente informato dell’esposto presentato. Per quanto mi riguarda non condivido il merito dell’iniziativa – ha detto l’ex presidente della provincia di Milano – Ho chiesto personalmente diversi pareri giuridici e, pur non avendo ottenuto un parere unanime, la stragrande maggioranza delle persone consultate si è espressa per la legittimità della candidatura di Roberto Formigoni”.

    • Adesso la parola spetterà alla Corte d’Appello: il 26 febbraio scade il termine di presentazione delle liste per le regionali. I giudici avranno 24 ore di tempo per verificarle.

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No Formigoni Day: firma la petizione online contro i Governatori a vita.

La legge 165 del 2004, vieta la rielezione dei Presidenti delle Regioni dopo due mandati consecutivi a suffragio diretto, direttiva necessaria per imporre il ricambio del personale politico ed evitare il formarsi di concentrazioni di potere e di rendite elettorali a vantaggio dei governanti. E’ il nostro caso: in Lombardia la concentrazione del potere politico ed economico è da quindici anni nelle mani dell’attuale Presidente Roberto Formigoni. A questo si aggiunge l’invasiva influenza di Comunione e Liberazione i cui esponenti ed aderenti occupano i posti di rilievo in tutti i centri di potere della Regione. Tutto ciò costituisce di fatto l’impedimento di una reale dialettica democratica all’interno della Regione, monopolizzando di fatto le scelte politiche e amministrative. Formigoni si è ripresentato alle elezioni distorcendo il senso della legge 165 del 2004, disprezzando i principi democratici a cui questa si ispira, sostenendo che il computo dei mandati debba iniziare dopo l’entrata in vigore della legge stessa. Una interpretazione in perfetta malafede.Così facendo vorrebbe ignorare i tre mandati da lui già effettuati fino ad oggi e governare per 20 anni (1995-2015) con il quarto mandato. Questo è illegale in quanto la legge 165 del 2004 è chiara nel ribadire il limite dei due mandati prevedendo “la non immediata rieleggibilità, allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto”. Invocare la non retroattività non ha senso, come diversi giuristi hanno già rimarcato. Formigoni si può ripresentare, ma tra cinque anni. La legge introduce il solo concetto di rielezione consecutiva, quindi il divieto di “rielezione consecutiva dopo due mandati” entra in vigore nel 2004 e si applica anche a chi ha già svolto due mandati consecutivi per elezione diretta prima dell’entrata in vigore del divieto. Con queste firme preannunciamo il deposito di un ricorso formale al TAR della Lombardia nell’eventualità che Roberto Formigoni venga eletto per la quarta volta consecutiva.

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Divieto di terzo mandato. Ve lo spiega Vittorio Angiolini.

Vittorio Angiolini, ordinario di Diritto Costituzionale alla Università Statale di Milano, spiega perché Formigoni ed Errani sono ineleggibili. Nonostante il silenzio che tutti si ostinano a conservare, Yes, political! non molla.

Questo invece il parere del costituzionalista Valerio Onida, docente di Giustizia Costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano e presidente emerito della Corte Costituzionale.

Regionali, basta un ricorso e Formigoni va giù. Giovanni Favia alza la voce su Errani.

Possibile che un gruppo di potere così importante come quello che in Lombardia governa da oltre quindici anni, che come una peste occupa gli ospedali e le scuole e le amministrazioni locali, raccolto intorno alla sigla di Comunione e Liberazione, non sia stato in grado di selezionare fra la propria foltissima classe dirigente un leader diverso da Formigoni? Possibile che una classe di amministratori come quella emiliano-romagnola, così efficiente e rispettata e forse onesta, così profondamente radicata nello spirito di quella regione, non abbia permesso che un candidato nuovo, giovane, diverso, si potesse affermare e si sostituisse a Vasco Errani, il grande uomo del fare?

Ebbene, questi due signori, se rieletti, vivranno nell’illegittimità, finché un giudice – certo la sporca faccenda della giustizia che non è ancora stata messa a tacere – li dichiarerà ineleggibili quindi costringerà i medesimi allo scioglimento delle giunte e dei consigli regionali, conseguenza di quanto disposto dalla Costituzione all’art. 126 comma 3, che recita:

L’approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto, nonché la rimozione, l’impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio.

Perché, e la domanda sarà certamente destinata a rimanere ignorata, vogliono così male alle loro regioni? Il rischio più grande è che, dinanzi alla decisione del giudice, il governo non imponga lo scioglimento ai sensi del medesimo art. 126 primo comma (Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge).E che il Presidente della Regione non si dimetta. Il risultato: avremo due Presidenti di Regione che governeranno pur se illegittimi. Una bella prospettiva. Riusciranno a resistere alle sentenze dei giudici?

In Emilia-Romagna, l’unica voce che ha il coraggio di ricordare l’illegittimità della ricandidatura di Errani, è quella di Giovanni Favia del Movimento 5 Stelle:

“La legge 165/2004 articolo 2- afferma Favia in un comunicato- lo proibisce”. Secondo questa norma “si puo’ essere eletti solo per due mandati consecutivi”, ma “Errani ora si candida per la terza volta consecutiva alla guida della Regione” anche se riveste la carica dal 3 marzo 1999 […] Favia spara a zero su Pd e Pdl (“possibile che non sappiano proporre volti nuovi ma si limitino […] a produrre solo professionisti della politica?”), denuncia “il silenzio di molti media” sulla questione e cita il caso analogo di Roberto Formigoni, candidato per la terza volta alla presidenza della Lombardia, contro il quale “c’e’ chi ha fatto ricorso”. Noi “non arriveremo a tanto”, dice Favia che pero’ lancia un grido d’allarme: “Ci preoccupa il fatto che su Errani, se eletto, pendera’ comunque sempre la spada di Damocle, di possibili ricorsi” (fonte: Regionali, i grillini: “Vasco Errani è ineleggibile, lo dice la legge”).

Sì, la spada di Damocle. I Radicali, in Lombardia, hanno già fatto ricorso (per opera di Cappato). Formigoni avrebbe dovuto aspettarsela: i Radicali sono dispettosi e amano divertirsi con giochetti del genere.

La questione è soprattutto che chi, come Formigoni, si ricandidi per la quarta volta, cercando di aggirare il divieto vigente dal 2004 con argomenti opinabili, non solo lo fa a suo rischio e pericolo ma lo fa a rischio e pericolo della Regione: dopo le elezioni, potrebbe infatti bastare il ricorso al Giudice di un singolo elettore per far cadere il Presidente e inficiare il risultato elettorale. È utile perciò che se ne parli: non foss’altro perché non si dica, quando il disastro accadesse, che nessuno sapeva (fonte: Perché Formigoni non può essere rieletto – Vittorio Angiolini – l’Unità.it).

Regionali, per La Loggia Formigoni è eleggibile. Basta non far valere la legge dello Stato.

Leggete le incredibili dichiarazioni di La Loggia (PdL), ex ministro per gli Affari Regionali, per giustificare l’obrobrio della ricandidatura extra lege di Formigoni in Lombardia (ed Errani in Emilia-Romagna):

“Nessun problema per Formigoni ed Errani a ricandidarsi, in quelle regioni non c’è il divieto al terzo mandato”. Lo dice a CNR l’allora Ministro per gli Affari Regionali Enrico La Loggia. “L’art. 2 della 165 del 2004 parla chiaro: le regioni possono disciplinare con legge propria il sistema elettorale regionale. Possono, non ‘sono obbligate’. Le regioni che hanno disciplinato il proprio sistema elettorale sono Toscana, Abruzzo, Friuli, Sicilia, Provincia Autonoma di Trento. Tutte le altre regioni non hanno provveduto. Quindi, nei casi specifici di Lombardia ed Emilia-Romagna, non ci sono problemi di sorta sulle ricandidature di Formigoni ed Errani. L’obbligo di divieto al terzo mandato nasce solo quando le regioni stesse si avvalgono di una nuova legge elettorale.” Così a CNR Enrico La Loggia, nel 2004 ministro per gli Affari Regionali, oggi vicecapogruppo del PDL alla Camera (fonte: REGIONALI, LA LOGGIA: ”FORMIGONI ED ERRANI POSSONO RICANDIDARSI”. CAPPATO: “E’ FALSO” – CNR CRONACA).

Dove sbaglia La Loggia? Non è vero che le disposizioni di cui all’art. 2 comma 1 della legge 165/2004 valgono solo nel caso di nuova legge elettorale. Semplicemente perché non vi è scritto. Leggiamo l’art. 1 della predetta legge:

Art. 1.

(Disposizioni generali)

1. Il presente capo stabilisce in via esclusiva, ai sensi dell’articolo 122, primo comma, della Costituzione, i princìpi fondamentali concernenti il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale, nonchè dei consiglieri regionali.

Ovvero, la legge si limita a soddisfare la prerogativa statale prevista dall’art. 122, titolo V della Costituzione. Stabilisce i principi fondamentali entro i quali le Regioni disegnano le proprie leggi elettorali. Essi sussistono in virtù della legge che li elenca. Legge dello Stato. Laddove non esiste legge regionale, in che modo si applicano i principi fondamentali suddetti? Nel caso della immediata applicabilità, in quanto non necessitano di ulteriore intervento legislativo regionale; ovvero, nel caso abbiano immediata effettività. E l’art. 2, comma 1, lett. f), rientra nel nostro caso.  Addirittura, è stato osservato che il medesimo comma non operi in realtà come le normali cause di ineleggibilità, dal momento che preclude in radice la facoltà del soggetto di ricandidarsi. Tale disposizione, dunque, incidendo sulla capacità elettorale passiva, piuttosto che sul suo esercizio, tecnicamente non rappresenterebbe una ipotesi di ineleggibilità in senso stretto. Non necessita di intervento legislativo regionale poiché non solo ha immediata effettività ma, in quanto operante direttamente sulla capacità di elettorato passivo, avrebbe perciò uno status differente dalle altre cause di ineleggibilità. Sarebbe una causa di ineleggibilità particolare, propria del modello di sistema elettivo che è stato introdotto con la legge costituzionale n. 1/1999 (elezione diretta del Presidente di Regione). Di fatto, con la legge 165/2004, il legislatore ha compensato il vuoto normativo apertosi nel 1999 con la modifica dell’art. 122: lo scopo è quello di non creare situazioni privilegiate nel concorso dei candidati alla carica di Presidente, nonché posizioni di dominanza e di persistenza contrarie al principio democratico dell’eguale accesso alle cariche (art. 51, Cost.: Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge).

Divieto di terzo mandato, l’incoerenza e l’incostituzionalità.

Quale la differenza fra Formigoni e Hugo Chavez, il presidente venezuelano? Quale significato di democrazia li ispira? C’è differenza fra il leader populista sudamericano e la politica nostrana che fa finta di ignorare una norma di legge a carattere costituzionale? Perché hanno maturato questa convinzione della proprietà privata di una carica pubblica per giunta elettiva?

Le prossime elezioni regionali potrebbero scatenare un grande conflitto istituzionale che culminerebbe nella destituzione di ben due governatori – se confermati dal voto – per via giudiziaria. Candidati illegittimi. Che nessuno vuole metter da parte, per il bacino di voti che portano in dote. Due presidenti di Regione eletti dal popolo, al secondo mandato, e quindi incandidabili alle prossime elezioni: Formigoni per la Lombardia, Errani per l’Emilia Romagna (l’elenco era molto più lungo e comprendeva Galan nel Veneto, Lorenzetti in Umbria, Bassolino in Campania, messi da parte principalmente per motivi politici).

Si è detto che il diritto di elettorato passivo deve meritare il più ampio riconoscimento in ogni ordinamento democratico. Ma, allo stesso tempo, esiste l’esigenza di tutelare la libertà del voto e la competizione trasparente e paritaria tra candidati, altro asse portante – fondamentale – di un ordinamento democratico. C’è chi parla di deroghe, di leggi speciali, di norme ad personam (proprio ciò che fece Chavez, piegando la costituzione al suo volere e abrogando per mezzo di plebiscito referendario il limite di mandato): sarebbero profondamente incostituzionali, anzi, qualsiasi previsione legislativa regionale, statale o statuaria che consenta la terza candidatura avanzata da un soggetto che abbia ricoperto la carica di Presidente nei due mandati precedenti è incompatibile con i principi fondamentali enunciati dalla legge 165/2004, art. 2 comma 1, assurta a norma di rango costituzionale in virtù dell’art. 122 della Costituzione (se ne è già parlato ampiamente su questo blog). Nell’identica misura, va considerata illegittima candidatura in tal senso, avanzata nel silenzio della legislazione regionale.

Che cosa ci si aspetterebbe in un paese normale? Una presa di coscienza delle maggiori forze politiche, una denuncia pubblica dei partiti di opposizione, almeno. Invece si profila un lasciapassare del governo che risulterebbe gravemente lesivo dello spirito e della lettera della Costituzione. Proprio il governo potrebbe impugnare l’atto ai sensi dell’art. 127 della Costituzioe, sollevando la questione di costituzionalità. Ma anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, povrebbe farsi carico di segnalare al Governo l’esigenza di attivare la procedura sanzionatoria di cui al comma 1 dell’art. 126 della Costituzione

Pensate che tutto ciò possa accadere? Dovete sapere che qualcosa di analogo successe per i sindaci e per i presidenti di provincia. Si davanti alla Corte di Cassazione, che così si espresse:

  • Corte Suprema di Cassazione
    • SENTENZA N. 11895 DEL 20 MAGGIO 2006
    • ELETTORATO – ELEZIONE DEL SINDACO AL TERZO MANDATO CONSECUTIVO – DIVIETO – SANZIONE – DECADENZA DALLA CARICA
    • L’art. 51, comma 2, del T.U. sull’ordinamento degli enti locali, approvato con il d.lgs. n. 267 del 2000, nel prevedere che chi ha ricoperto per due mandati successivi la carica di sindaco e di presidente della provincia non è immediatamente rieleggibile alle medesime cariche, pone un divieto – la cui finalità è quella di favorire il ricambio ai vertici dell’amministrazione locale – che contiene in sé la sanzione per la violazione, consistente, ove l’elezione venga nondimeno convalidata, nella declaratoria della decadenza. Milita in tal senso, secondo la Corte, la lettura sistematica delle disposizioni del T.U. in materia di ineleggibilità, e, in particolare, l’art. 41, il quale prevede che << nella prima seduta il Consiglio comunale e provinciale, prima di deliberare su qualsiasi altro oggetto, ancorchè non sia stato prodotto alcun reclamo, deve esaminare la condizione degli eletti a norma del capo II del titolo III, e dichiarare la ineleggibilità di essi quando sussista alcuna delle cause ivi previste>>

Pensate che possa espirmersi diversamente nel caso dei Presidenti di Regione?

    • contano o non contano le elezioni del 2000? Per non farle contare, salvando le poltrone di Errani e Formigoni, qualcuno spende un duplice argomento
    • In primo luogo, né l’uno né l’altro – quando ottennero il primo suffragio popolare – sapevano d’avere soltanto due cartucce da sparare, sicché va tutelata la loro aspettativa; in secondo luogo, la legge del 2004 è priva d’effetti retroattivi, dato che il diritto si proietta sul futuro, non sui sepolcri del passato
    • questi due argomenti sono scritti sulla sabbia. Forse che nel 2000 Errani e Formigoni avrebbero rifiutato l’elezione, se gli fosse stato detto di non poterla più ripetere nel 2010? Forse che in quel caso avrebbero lasciato che vincesse l’avversario?
    • Anche il principio d’irretroattività cade un po’ a sproposito. La nostra Costituzione lo sancisce esclusivamente in materia penale; nelle altre circostanze il legislatore fa come gli pare, e infatti non mancano le leggi che dichiarano d’applicarsi a fatti del passato. Di più: talvolta la retroattività s’accompagna come un vestito su misura al corpo normativo. È il caso delle leggi d’interpretazione autentica, che chiariscono – oggi per ieri – il significato d’una legge preesistente; ma è anche il caso, per esempio, della legge che introduca un’imposta sugli immobili, la quale non risparmierebbe certo i vecchi proprietari. Altrimenti dovremmo pensare che se domani verrà impedito ai ciechi di guidare un aeroplano, il divieto colpirà soltanto i nuovi ciechi.

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Regionali, divieto di terzo mandato: il silenzio del PD, il silenzio di tutti.

Il PD in Umbria rischia la presidenza. Ed è pure dilaniato dalla faida fra bersanian-dalemiani e veltru-franceschiniani: fatto che ha consigliato alla gran parte del Partito di ripiegare sulla Lorenzetti, presidente in carica, benedetta dai sondaggi, ma con un piccolo neo: è al terzo mandato elettivo. Ecco come ne parlano:

    • Il "Gruppo Democratiche e Democratici di Foligno per la Lorenzetti Presidente" sostengono la candidatura di Maria Rita Lorenzetti alla Presidenza della Giunta Regionale per le elezioni del 2010

    • Gli attuali contrasti fondati esclusivamente sul divieto a priori circa il terzo mandato della Presidente Lorenzetti, senza un confronto politico sul Progetto per l’Umbria e su chi può meglio rappresentarlo, non ci convince e ci preoccupa perché prefigura una idea di politica, nelle istituzioni e nel Partito Democratico, che esclude l’ascolto e il confronto sui problemi che toccano migliaia di persone e le loro condizioni di vita.

    • Maria Rita Lorenzetti è in grado di garantire la CONTINUTA’ e l’INNOVAZIONE necessarie in virtù della sua esperienza politica ed amministrativa

Ora, la querelle del divieto di terzo mandato, prescritto da Legge dello Stato n. 165/2004, all’art. 2 comma 1, lett. f, non ha ancora raggiunto i media del mainstream nazionale. Striscia come nelle trincee nelle colonne dei blog e in documenti a carattere giuridico – ce ne sono almeno tre che circolano in rete, e ognuno risponde alla domanda "da quando si applica il divieto di terzo mandato" in maniera diversa e sollevando interrogativi diversi.
In primis fu il prof. Stefano Ceccanti a fugare il dubbio, stabilendo:
– la liceità della sospensione del diritto fondamentale di elettorato passivo "per evitare che esso, pur nella sua natura di diritto politico fondamentale, non diventi ab-solutus, cioè illimitato, ossia capace di intaccare direttamente la natura democratica del nostro ordinamento, rendendo alcuni eletti a vita, uomini o donne che siano, a discapito di altri";
– l’immediata applicabilità della norma contenuta nel comma 1-f dell’art. 2 della predetta legge, in virtù della sua "compiutezza;
– la norma è fonte di grado inferiore, una legge statale, di principio, limitativa di un diritto fondamentale;
– pertanto, stante alla "indubbia e unanime collocazione dottrinale del diritto di elettorato passivo, sancito dall’art. 51, comma primo della Costituzione, nel novero dei diritti politici fondamentali, questa collocazione porta con sé l’illegittimità di
interpretazioni che possano condurre a una retroattività dei limiti introdotti con legge".

Per contro, la ricorstruzione di Ceccanti ha subito un duro attacco dal parere dello Studio Legale Vittorio Angiolini:
– la norma  si configura come “principio fondamentale” sulla base dell’art. 122 della Costituzione: la legge statale stabilisce i pèrincipi fondamentali a cui la legge regionale deve ispirarsi;
– la non retroattività della norma contenuta nel comma 1 lett. f, sulla base del principio assoluto di irretroattività di norme volte a circoscrivere l’elettorato passivo, è “giuridicamente insostenibile” poiché il carattere retroattivo viene in questo contesto travisato;
– l’irretroattività della legge consiste nell’applicare una nuova disciplina legislativa solo a fatti verificatisi posteriormente alla sua entrata in vigore, con esclusione non solo di fatti e vicende al momento di detta entrata in vigore ormai esauriti, ma anche a fatti o vicende nel momento dell’entrata in vigore in corso di svolgimento, e perciò intrapresi in precedenza, sotto la vigenza di una disciplina diversa;
– l’ art. 2, comma 1 lett. f) della l. n. 165 del 2004 non detta alcuna disciplina innovativa, ed anzi non detta alcuna disciplina che abbia la benché minima influenza sul conferimento e sull’espletamento dei primi due mandati consecutivi come Presidente della Regione;
– Formigoni, invece, così come Lorenzetti, non è affatto in una posizione di non-conoscenza del divieto di terzo mandato, poiché tale norma sussiste dal 2004, ben prima di essersi proposto per la terza volta Governatore della Lombardia. Egli è quindi pienamente informato circa il divieto.

Infine, Margherita Raveraira solleva l’ulteriore questione definita dall’art. 2, comma 1, lettera d, che "attribuisce ai Consigli regionali la competenza a decidere sulle ineleggibilità nei confronti dei propri componenti e del Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto (fatta salva la competenza del’autorità giudiziaria a decidere sui relativi ricorsi), senza nulla prevedere sul regime da applicarsi al limite, di cui alla lett. f)". Chi decide sulla ineleggibilità del Governatore? E’ chiaro che l’Assemblea mai voterà contro il proprio Presidente. Il comma 1-d è una norma sulla quale già la Corte Costiotuzionale – sent. n. 84/2006 – si espresse in maniera critica: essa "non assicura la genuinità della competizione elettorale, nel caso in cui l’ineleggibilità sia successivamente accertata; induce il cittadino a candidarsi violando la norma che, in asserito contrasto con la Costituzione, ne preveda l’ineleggibilità; non consente che le cause di ineleggibilià emergano, come quelle di incandidabilità, in sede di presentazione delle liste agli uffici elettorali”. Di fatto, la decisione sulla ineleggibilità non viene valutata al momento della candidatura, bensì nella successiva fase dell’esame da parte dell’Assemblea, quindi a "fatto compiuto", lasciando agli eventuali contestatori la sola eventualità della via giudiziaria. La legge non ha alcun carattere preventivo in fatto di ineleggibilità, né tantomeno prefigura un percorso univoco per la valutazione dei casi di ineleggibilità stessa, lasciando pericolosamente aperta la strada per un contenzioso giudiziario infinito.

I link ai documenti:
Margherita Raveraira:  IL LIMITE DEL DOPPIO MANDATO ALLA IMMEDIATA RIELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE: UNA QUESTIONE COMPLESSA.

Stefano Ceccanti: IL TETTO AI MANDATI QUALIFICA L’ORDINAMENTO REGIONALE, MA NON È APPLICABILE PRIMA DEL 2015

Vittorio Angiolini: Limite all’elezione del Presidente delle Regioni ordinarie dopo due mandati consecutivi

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Regionali, il divieto di terzo mandato è un principio fondamentale. La non rieleggibilità di Formigoni.

Nessuno se ne è accorto, a parte Luca Sofri e di seguito Giuseppe Civati. Ma esisterebbe un piccolo “divietino”, che riassumiano nella formula “divieto di terzo mandato”, per i Governatori delle nostre Regioni. Ovvero, chi come Formigoni in Lombardia, ma anche Maria Rita Lorenzetti per il PD in Umbria, ha ricoperto il ruolo di Governatore per due mandati consecutivi, non può essere ricandidato. Avete capito bene: non sono rieleggibili.

Finora si sono manifestate due diverse interpretazioni giuridiche: da un lato, quella “divietista”, che valuta il limite posto dall’art.  comma , lett. f della legge 165/2004 come immediatamente applicabile, anche in assenza di una specifica legislazione regionale; dall’altro quella “permissivista”, che è stata elaborata da Stefano Ceccanti nella formula della non retroattvità della norma del 2004.

La posizione espressa sul blog di Civati trova fondamento nella analisi storico-giuridica dell’Avvocato Vittorio Angiolini, il quale così argomenta:

a) intenzione del legislatore:  durante i lavori preparatori il testo legislativo fu dal Senato modificato per “sopprimere” 
 la “libera scelta delle Regioni di avvalersi o meno di tale possibilità” di “prevedere che il Presidente, eletto a suffragio universale e diretto, non puo` essere eletto immediatamente per la terza volta”;

b) compiutezza della norma: i punti precedenti il comma1-f lascerebbero al legislatore regionale margine di intervento per “colmare i vuoti o dirimere le incertezze residue”, mentre il comma 1-f no;

c) Queste due caratteristiche rendono il comma 1-f  “immediatamente applicabile”. La norma peraltro si configura come “principio fondamentale” sulla base dell’art. 122 della Costituzione:

Art. 122

Il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei princìpi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi.

d) “disciplinati da legge della Regione nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica”: formula che presuppone un contesto di “potestà concorrente” fra Regione e Stato; la legge statale stabilisce i principi fondamentali. In questo caso, l’art. 2 comma 1-f della legge 165/2004, in quanto norma “autosufficiente”, ha il crisma di principio fondamentale. Da ciò consegue l’incostituzionalità di leggi regionali eventualmente con essa confliggenti, e l’applicabilità diretta e immediata in un contesto di legislazione regionale che non la contraddica (art. 1, comma 2 della l. 5 giugno 2003 n. 131, “le disposizioni normative statali vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge nelle materie appartenenti alla legislazione regionale continuano ad applicarsi, in ciascuna Regione, fino alla data di entrata in vigore delle disposizioni regionali in materia”);

d) i “principi fondamentali” debbono altresì configurarsi come “limite positivo” e non solo “negativo”, sono in grado di produrre effetto abrogativo, e dunque di prevalere, sulle previsioni di precedenti leggi, statali e regionali;

e) la non retroattività della norma contenuta nel comma 1 lett. f, sulla base del principio assoluto di irretroattività di norme volte a circoscrivere l’elettorato passivo, è “giuridicamente insostenibile” poiché il carattere retroattivo viene in questo contesto travisato:

  • l’irretroattività della legge consiste nell’applicare una nuova disciplina legislativa solo a fatti verificatisi posteriormente alla sua entrata in vigore, con esclusione non solo di fatti e vicende al momento di detta entrata in vigore ormai esauriti, ma anche a fatti o vicende nel momento dell’entrata in vigore in corso di svolgimento, e perciò intrapresi in precedenza, sotto la vigenza di una disciplina diversa;
  • l’ art. 2, comma 1 lett. f) della l. n. 165 del 2004 non detta alcuna disciplina innovativa, ed anzi non detta alcuna disciplina che abbia la benché minima influenza sul conferimento e sull’espletamento dei primi due mandati consecutivi come Presidente della Regione;
  • la norma, non avendo effetto su fatti e vicende del passato, o in corso di svolgimento, non ha alcun effetto retroattivo: si limita a porre il limite del terzo mandato, cioè a vietare un’azione futura;
  • l’approccio di Ceccanti “tradisce la ragione di fondo per cui in genere è stabilito il principio di irretroattività delle leggi: la salvaguardia della buona fede come ignoranza incolpevole di modificazioni che potrebbero sopraggiungere”: Formigoni, invece, così come Lorenzetti, non è affatto in una posizione di non-conoscenza del divieto di terzo mandato, poiché tale norma sussiste dal 2004, ben prima di essersi proposto per la terza volta Governatore della Lombardia. Egli è quindi pienamente informato circa il divieto;
  • la norma esplicitamente parla di  “non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo  del Presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto“, pertanto esclude dal computo dei due mandati consecutivi, eventuali precedenti mandati ricoperti non in virtù della elezione diretta bensì per elezione indiretta all’interno del Consiglio Regionale: questa considerazione rende manifesto come l’attribuzione della non retroattività per la definizione dell’elettorato passivo nel senso della delimitazione fra eletti a suffragio indiretto ed eletti a suffragio diretto, sia un elemento assolutamente velleitario, poiché già contenuta nella norma.