Il digital divide di Palazzo Chigi. Oscurate le tv in Lazio.

Ma quale successo. Al tg1 si intervistano persino le persone per la strada: ho risintonizzato il decoder, dicono i più. Bé, chissà come se la sono cavata a Palazzo Chigi. Sì, il paradosso è che anche la residenza del finto-premier è rimasta con lo schermo oscurato. Lo switch-off del Lazio è stato una mannaia. Di colpo fatti fuori la Rai, Mediaset e La7 insieme. Che colpo. Neanche le leggi antitrust hanno potuto tanto.

    • Televisione, è scattato oggi il passaggio definitivo al Digitale Terrestre di Roma, la prima grande capitale europea a diventare interamente digitale

    • Fra il 16 e il 30 novembre si spegneranno infatti definitivamente i segnali televisivi analogici per 4.500.000 cittadini del Lazio (2.700.000 nella sola provincia di Roma).

    • per molte ore, e moltissime famiglie è incubo. Ovvero, tv al buio, senza segnale. Compreso palazzo Chigi. Insomma non è solo l’anziano ad avere problemi con il cosiddetto "switch off" nella capitale. Raiuno, Raidue, Raitre, Retequattro, Canale 5, Italiauno e La7 non sono visibili da questa mattina in tutte le tv della Presidenza del Consiglio. I tecnici sono al lavoro, ma il problema per ora non ha trovato una soluzione.

    • Il ministero è soddisfatto e parla di successo dell’operazione, ma le associazioni dei consumatori sono inviperite. Sono arrivate migliaia di telefonate al numero verde, ma il numero di persone che ha avuto (e continua ad avere problemi è altissimo

    • è stata un’odissea. Fra 300mila e 500mila, secondo le stime del Corecom Lazio, le famiglie che avranno problemi di ricezione. Antennisti diventati più rari di un unicorno, vecchi televisori che si vanno accatastando nei parchi e nei cassonetti, mentre la maggior parte delle famiglie dovrà rinunciare al televisorino in cucina, che funzionava con l’antennino autonomo. In molte zone di Roma, inoltre, il segnale va e viene ed occorre resettarlo

    • Commenti sarcastici anche dal mondo politico. «Il passaggio al digitale terrestre è un evento importantissimo che avrà ricadute positive sul sistema delle emittenza e sui servizi di cui potranno beneficiare gli spettatori. Peccato, però, che per moltissime famiglie la questione si stia trasformando in un incubo». Lo dichiara Giorgio Merlo, Pd, vice presidente della Vigilanza

    • «In alcune regioni come il Piemonte dove dopo due mesi ci sono situazioni che vanno dal tragico e del grottesco. Nel  Lazio, a
      Roma in particolare, il giorno dello switch-off invece è stato in moltissimi casi quello del turn-off, quello dello spegnimento totale con grandissimi disagi. Migliaia e migliaia di famiglie – prosegue – si sono ritrovate con lo schermo nero, senza segnale

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SKY all’attacco del digitale terrestre: ecco la digital-key.

SKY Italia da dicembre renderà disponibile sui propri decoder, senza necessità di sostituzione, il segnale del digitale terrestre: una notizia che cambia i rapporti di forza nel campo della competizione televisiva e toglie SKY dallo scacco portato dalla doppia minaccia Rai-Mediaset. SKY usa la tecnologia per mettere fuori gioco il proprio principale competitors nell’offerta pay, Mediaset, che contava sullo switch al DTT per divenire leader del mercato. SKY ora è in grado di minimizzare i danni del mancato accordo con la Rai e degli oscuramenti, anzi, c’è da giurare che presto entrerà nell’offerta del digitale terrestre con propri broadcasters.

  • Sky spariglia: Da Dicembre decoder unico satellite-digitale ‘Digital key’ spiazza la Rai. Che minimizza:’divorzio’non c’entra

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    • Colpo a sorpresa di Sky Italia che spariglia sul mercato Tv, annunciando di essere pronta a sfidare Rai e Mediaset-Telecom sul fronte del digitale terrestre

    • Dal prossimo mese di dicembre l’emittente di Rupert Murdoch offrirà ai propri abbonati l’accesso a tutti i canali in chiaro del digitale, mediante una semplice chiavetta da applicare al decoder senza bisogno di nuovi acquisti. E senza bisogno di telecomandi aggiuntivi

    • Una risposta, neanche troppo indiretta, alla fine del contratto Rai-Sky in nome della nuova ‘era del digitale’ che aveva visto l’estate scorsa la fuoriuscita dei canali Rai dalla piattaforma di Sky

    • La ‘digital key’ battezzata da Sky Italia offre ora al telespettaore italiano la possibilità di un unico apparecchio e telecomando per canali in chiaro del digitale e satellite

    • si pone in competizione con l’offerta Alice(Telecom)-Mediaset

    • Con viale Mazzini che rimane al momento alla finestra e si mostra poco impensierita: in una nota fa osservare come i progetti di Sky per il digitale fossero "cosa nota"

    • Salutando come un "fatto positivo la massima estensione del digitale in chiaro" ma, soprattutto, ribadendo e rilanciando la prospettiva del ‘decoder unico’

    • Tanto non basta, però, al Consigliere di amministrazione Nino Rizzo Nervo, per non tornare a denunciare come "la Rai ha buttatto dalla finestra 60 milioni di Euro", uscendo da Sky quest’estate.

    • "La Rai nella persona del direttore generale Masi – chiede il segretario Usigrai Carlo Verna – e’ chiamata ora a spiegare al più presto se sia stata spiazzata o meno dalla possibilità appena annunciata di poter ricevere il digitale terrestre anche col decoder Sky. Se la ‘digital key’ fosse una Caporetto per la Rai , ci aspettiamo che chi ha messo il servizio pubblico sull’orlo del baratro ne tragga debite conclusioni"

    • Sulla stessa lunghezza d’onda l’ex ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, oggi responsabile Informazione del Pd. "La rinuncia al contratto RaiSat e le minacce Rai di uscire dalla piattaforma – accusa – si rivelano oggi come avventate e autolesioniste. La Rai piuttosto che muovere guerra a Sky dovrebbe varare invece una strategia degna del servizio pubblico.

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2012, fine del mondo? No, della Rai. Indebitata per 500 milioni di euro.

Il recente passaggio al digitale in Piemonte che ha lasciato per giorni "al buio" intere zone delle province di Torino e Cuneo perché un po’ troppo montagnose – non se le aspettavano le montagne – aveva fatto gridare molti allo scandalo e alla necessità di procedere a un rimborso del canone, qualora perdurassero i disservizi.
Ma il dg Masi deve fronteggiare il rischio del debito: la tv pubblica è in crisi, quest’anno perderà quasi 250 milioni di euro di entrate pubblicitarie e pagherà lo switch al DTT senza poter progettare una sua piattaforma pay. E’ uscita da SKY, aggravando la già di per sé difficoltosa raccolta pubblicitaria della Sipra. E allora diventa strategico per il broadcast pubblico far pagare a tutti il canone, nonostante la campagna anti-Rai dei media berlusconiani: il Giornale, insieme al quotidiano della Lega Nord, aveva già nei giorni scorsi rinfocolato la minaccia dell’astensione del pagamento del canone per attaccare programmi come Annozero e così ottenerne la chiusura. Berlusconi ha rincarato la dose affermando che a breve neanche il 50% lo pagherà, se continuasse questo uso criminoso della tv pubblica.
Chiaramente tutto ciò si intreccerà con le vicende della politica: Berlusconi non ha alcun interesse a sanare il debito Rai, anzi, un clima di caccia all’evasore potrebbe finire per torcersi contro, soprattutto in relazione ai rapporti con la Lega, la quale invece pretende una minor pressione sui contribuenti del nord e vedrebbe di male auspicio un probabile aumento del canone stesso.

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    • «Mi rivolgo al vi­ceministro Romani chiedendo a lui e al governo un impegno chiaro per una seria lotta al­l’evasione del canone e perché il canone sia sempre adeguato all’enorme offerta del servizio pubblico»

    • il presidente della Rai guarda negli occhi Paolo Ro­mani, viceministro per le Co­municazioni che ha organizza­to il seminario sul digitale ter­restre (sul palco c’è Fedele Confalonieri). Romani sorride e annuisce. Garimberti: «Spe­ro che ora arrivino atti concre­ti »

    • inevitabile strategia che la Rai dovrà adottare per salvar­si: recuperare la quota di eva­sione del canone, proprio nei giorni in cui il presidente del Consiglio ha (parole sue) «fat­to una brutta previsione, il 50% degli italiani non pagherà più il canone, andando avanti così, con un uso criminoso del­la Rai»

    • Quella quota di canone do­vrà tornare in azienda, sostie­ne la Rai, pena un «buco» cla­moroso alla fine del 2012

    • il piano industriale triennale 2010-2012. Il documento è sta­to approntato da Masi e da un gruppo di lavoro composto dai quattro vicedirettori gene­rali (Gianfranco Comanducci, Lorenza Lei, Giancarlo Leone, Antonio Marano) con la super­visione di Fabio Belli, respon­sabile della Pianificazione e controllo (che dipende da Lo­renza Lei)

    • il capo operativo della Rai mette­rà nero su bianco le cifre uffi­ciali del deficit

    • Nel 2010 si toc­cherà quota 275 milioni: colpa dei diritti sportivi (Mondiali di calcio e Olimpiadi inverna­li), del calo pubblicitario pro­babilmente costante rispetto al 2009 (quest’anno gli introiti Sipra, la concessionaria della pubblicità, chiuderanno i con­ti con un -20% rispetto al 2008 su un fatturato di un miliardo e cento milioni, quindi circa -220 se non addirittura -250 milioni)

    • altre spese ag­giuntive (lancio di canali tema­tici, l’operazione digitale terre­stre)

    • Il «rosso» proseguirà, nelle previsioni di Masi, nel 2011 (almeno -100 milioni) e nel 2012 (sempre almeno -100 milioni)

    • la stima che il direttore generale farà in Con­siglio sarà, verosimilmente, di un deficit di 500 milioni di eu­ro, quindi quasi 600 partendo dal 2009. Una cifra che potreb­be obbligare l’azienda a ricor­rere alle banche

    • Masi ipotizzerà (non giove­dì ma in futuro) diversi inter­venti. Per esempio immobilia­ri (vendite o messa a reddito di importanti edifici, affittan­doli). O il rientro nell’azienda principale delle attività di alcu­ne consociate, ritenute costo­se (toccherà a Rai Trade, a Rai International, a Rai Sat, a Rai Cinema?)

    • Tagliando poi i costi di alcune produzioni e del per­sonale

    • l’intervento struttu­rale e sostanziale su cui Masi dovrà inevitabilmente punta­re sarà il recupero dell’evasio­ne del canone. Un mancato in­troito del 30% degli abbonati «vale» almeno 400 milioni sul­la carta

    • il consigliere Angelo Ma­ria Petroni, nominato in Cda dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Il 29 settem­bre scorso, alla Camera duran­te il convegno della rivista «Formiche», Petroni ha avan­zato di nuovo (stavolta col con­sigliere di area Udc Rodolfo De Laurentiis) la sua proposta: «agganciare» il pagamento del canone alla bolletta della luce.

       

    • l’intervento sul canone, stavolta in termini ultimativi da parte della Rai nei confronti del governo, sembra inevitabile

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    • Il giorno dopo la «rivoluzione digitale» la provincia di Torino continua a essere divisa tra chi vede la tv e chi ne vede solo una parte

    • Il passaggio tecnicamente è stato perfetto, 349 impianti si sono spenti e riaccesi senza grandi intoppi

    • «Quasi tre milioni di persone, in un giorno solo, è un’operazione inedita in Europa», dice Andrea Ambrogetti, presidente di Dgtvi, il consorzio che gestisce il passaggio

    • Il buco nero è in montagna, dove migliaia di persone continuano a vedere poco o nulla.

    • «Ci sono 65 comuni senza tv» attacca Lido Riba, presidente dell’Uncem Piemonte, l’unione delle comunità montane. «Se contiamo che tra Torino e Cuneo i comuni di montagna sono 250, significa che in uno su quattro ci sono problemi»

    • Il Corecom aveva messo in guardia sul rischio oscuramento: «C’era da aspettarselo – dice il vicepresidente Roberto Rosso – Noi l’avevamo segnalato sei mesi fa». «Ci hanno sempre detto che non ci sarebbero stati problemi», aggiunge Riba

    • Cento ripetitori. Li hanno installati, nel tempo e a loro spese, comuni e comunità montane. «Servivano per far vedere la Rai perché l’azienda non aveva mai provveduto a potenziare il segnale»

    • Venti giorni fa si è raggiunta un’intesa su 65 impianti: la Rai, entro un mese, li attrezzerà a spese del ministero delle Comunicazioni. «Il problema – aggiunge Riba – è che abbiamo scoperto che ce ne sono altri 30». Piccoli ripetitori, alcuni servono poche decine di persone, in tutto 12-15 mila.

    • sarà la Regione a sistemare quelli che servono

    • L’Uncem attacca la Rai: «Il canone lo paghiamo anche in montagna – dice Riba – e ricevere la tv pubblica è un diritto. Questa è interruzione di pubblico servizio. Chiederemo come minimo la restituzione o l’esenzione del canone»

    • La Rai si difende: «Quei ripetitori non sono gestiti da noi. Stiamo collaborando anche oltre le nostre competenze»

    • Ieri è stato il giorno delle tv private. Mauro Lazzarino, fiduciario piemontese della Federazione radio televisioni accusa la Regione di «aver investito appena 500 mila euro a fronte dei 4-9 milioni sborsati da Lazio e Campania

    • Ci hanno lasciati soli ad affrontare una rivoluzione, con spese vicine ai due milioni. Tutte le nostre richieste non hanno ricevuto risposta

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RAIset, la trappola del DTT. Miopia tecnologica.

    • Viale Maz­zini non ha più rinnovato il contratto che le permet­teva di fornire alla tv satel­litare le sue reti generali­ste, più altri canali «ex­tra ». Per ora è ancora pos­sibile vedere Raiuno, Rai­due e Raitre ma da qual­che giorno molti program­mi sono criptati (la partita Inter-Lazio ma anche vec­chi telefilm): un preciso segnale (anzi, una man­canza di segnale) di sgar­bo, se non di provocazio­ne.
    • L’atteggiamento della Rai è di non facile lettura, e comunque non in linea con la nozione di Servizio pubblico (SP)
      • di facile lettura, se si considera il management cooptato da Mediaset – post by cubicamente
    • Il SP, in quanto retto da un canone, dovrebbe fare in modo che i suoi servizi siano totalmente pubblici (parliamo delle reti gene­raliste), e cioè visti dal più alto numero di persone, indipendentemente dalle piattaforme di trasmissio­ne, considerate «tecnolo­gicamente neutrali».
    • In nessun altro Paese le politiche dei public service broadca­sting hanno condotto alla ritirata da una piattafor­ma distributiva. Talmente un unicum che il governo italiano ha già pronta una legge che servirà a giustifi­care il divorzio.
      • Quindi, se c’è bisogno di un intervento normativo significa che la posizione RAI vs SKY è fuori delle regole: significa che c’è spazio per un’azione legale a livello europeo, spazio per un esposto alla Commissione Europea. Significa che RAI è assoggettata a un interesse particolare. – post by cubicamente
    • Questo contrasto pren­de le mosse dalla più gran­de rivoluzione tecnologi­ca della tv: il passaggio «forzato» dall’analogico al digitale.
    • nell’enfasi che ha accompagnato il pro­cesso di digitalizzazione della tv in Italia, si è spes­so sottolineata l’inevitabi­lità, quasi la naturalità del­le scelte intraprese, che so­no, al contrario, solo deci­sioni politiche
    • Digitale si­gnifica pure satellite o ca­vo o IPTV. Rai e Mediaset hanno scelto il digitale ter­restre (DTT) anche perché erano proprietarie della re­te distributiva (optare per il satellite, che è una tec­nologia più avanzata, si­gnificava dismettere i pro­pri trasmettitori e «gioca­re » in campo avverso).
      • Il DTT è una tecnologia superata; SKY è una piattaforma superiore, che potrà eventualmente integrarsi a internet, cosa che il DTT non può fare. RAIset è chiusa in un vicolo cieco tecnologico per ragioni di "padronanza". Mediaset costringe RAI alla obsolescenza e quindi alla decadenza. – post by cubicamente
    • Il DTT rappresenterà quindi in Italia lo snodo di accesso universale, quello che po­tremmo definire «il minimo comune deno­minatore » per guardare la tv.
    • L’impressione è che la Rai non attui una politica a favore della propria audience (a coltivare la qualità della propria audience, come imporrebbe un altro dogma del SP), quanto piuttosto a favore di quello che un tempo era il suo unico competitor, Media­set.
    • l potenziamento del DTT con soldi pubblici ha favorito non solo la Rai, o la nascita del consorzio TivùSat, la nuova piattaforma che diffonderà via satellite, ma con un nuovo decoder, gli stessi pro­grammi trasmessi in digitale terrestre da Rai, Mediaset e La7, o il fatto che sia il SP a dover in qualche modo risarcire Europa 7 attraverso una cessione di sue frequenze (l’emittente di Francesco Di Stefano che nel 1999 aveva vinto la gara per una concessio­ne nazionale, ma non aveva trovato posto, già occupato da Retequattro).
      • Attenzione, qui Aldo Grasso non ricorda bene: Rete4 occupa illegalmente le frequenze giustamente vinte e assegnate a Europa7. Rete4 è tuttora una rete televisiva abusiva. Il ricorso al DTT serve a auto-condonare Rete4, oltreché a ottenere una posizione di dominanza sulla RAI. Ma questa scelta è stata fatta in un’ottica di short term, di visuale ristretta, ridotta. Il DTT non ha possibilità di sviluppo futuro. E’ una piattaforma statica. – post by cubicamente
    • conti­nua ad aleggiare il fantasma del conflitto di interessi. Inutile nascondersi che la vera battaglia sul futuro della tv in Italia è tra Berlusconi e Murdoch.
    • La Rai, invece di re­stare neutrale, sembra aver fatto la sua scelta di campo.
  • In questi ultimi tre anni, da quando Sky ha fatto del suo HD uno dei fiori all’occhiello dell’offerta, è stato proprio questo servizio il cavalli di battaglia fra le ragioni per cui preferire la pay tv di Murdoch alla più economica Mediaset Premium. L’Alta Definizione, alla quale sempre più italiani possono accedere (praticamente tutti i televisori LCD di ultima generazione hanno un ingresso HDMI), era esclusivo appannaggio di Sky Italia. Da agosto prossimo non sarà più così: anche Mediaset Premium lancia la sua offerta HD partendo, ovviamente, dallo sport con Premium Calcio HD.
    La rivoluzione, questo il paradosso, mostra tutte le limitazioni del DTT. Mediaset, con la capacità di trasmissione disponibile, potrà “permettersi” la trasmissione di uno, massimo due, canali in alta definizione per Multiplex. Quindi l’opzione HD sarà disponibile solo per le gare di “cartello”, quello cioè che si giocano al sabato e alla domenica sera senza la contemporaneità di altri match. In quel momento gli altri canali di Premium Calcio saranno spenti per permettere la trasmissione con lo standard della tv del futuro. Poca roba, ma finalmente qualcosa, in attesa che dal prossimo anno parte anche il primo canale cinema di Premium in HD.
    In poche settimane si porrà anche un problema non da poco conto per i tanti clienti Premium che aspettavano questa novità. Moltissimi, la gran parte, saranno costretti a dotarsi di un nuovo decoder o peggio ancora a doverne acquistare uno dovendo rinunciare alle potenzialità dei televisori LCD venduti fino ad oggi e che possiedono il modulo cam che consente la ricezione dei servizi pay del DTT.
    Per “proteggere” i contenuti non basterà più lo standard Common Interface, ma c’è bisogno di un upgrade al Common Interface +1. Pochissimi dei nuovi, ma già vecchi, decoder in vendita fino ad oggi supportano il CI+ quindi molti dovranno mettere nuovamente mano al portafoglio.
    Non è casuale il lancio del nuovo bollino “dorato” di DGTVi: solo gli apparecchi che saranno provvisti di questa certificazione potranno ricevere le trasmissioni HD di Mediaset Premium.
    • La piattaforma digitale più diffusa, come ampiamente prevedibile dato che va a sostituire direttamente la TV terrestre analogica, è il digitale terrestre. Il DTT è la televisione per come comunemente viene “recepita” dalla gente. Ha il pregio di garantire una certa semplicità d’installazione del decoder (o TV con ricevitore integrato) e beneficia del fatto che praticamente non c’è abitazione che non possieda un’ antenna per la ricezione dei segnali terrestri.
    • I suoi limiti sono soprattutto la copertura che, nonostante con lo switch-off ci si avvii a coprire in maniera omogenea l’Italia, resterà sempre un limite insuperabile in quelle zone orograficamente “difficili”. Oltre al limite dovuto alla limitata ristrettezza di banda disponibile (almeno fino a quando non si passerà al DVB-T2, uno standard ancora lontano dall’essere adottato a livello commerciale).
    • Problemi che invece non si pongono per il satellite, il quale ha dalla sua il vantaggio di consentire una copertura immediata e uniforme praticamente del 100% del territorio, con limiti più alti, parlando di banda disponibile per la distribuzione dei canali, rispetto al DTT.
    • Immediatamente dopo arriva l’IPTV, che, almeno in Italia, è la piattaforma più recente delle tre e che si pone come la più flessibile delle piattaforme digitali, poiché è l’unica ad offrire la possibilità del video on-demand e a consentire funzioni di piena interattività potendo contare su vero un canale di ritorno possibile grazie all’uso del protocollo IP per veicolare le trasmissioni.
    • l’IPTV soffre l’arretratezza nostrana per quanto riguarda la diffusione della banda larga e di diversi problemi di stabilità del segnale, legati, anche questi, ad un’ADSL non sempre all’altezza. Per non parlare di quello che indiscutibilmente è il limite maggiore alla sua diffusione: ovvero l’essere legata ad offerte che la prevedono esclusivamente come opzione a pagamento

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