Nessuno tocchi Edward Snowden

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Edward Snowden è un cittadino americano. E’ stato un soldato, ha partecipato alla guerra in Iraq. Ha creduto di stare dalla parte del potere legittimo. E’ entrato nel giro della Cia, specie delle società appaltatrici che fornisco al servizio segreto americano servizi di tecnologie informatiche. Ha così potuto assistere, durante un soggiorno lavorativo a Ginevra, a ‘pratiche’ al di fuori della legge che lo hanno indotto a dissociarsi da esse.

La NSA (National Security Agency) ha allestito un centro di raccolta dati presso Camp Williams, nello Utah: può memorizzare dati dell’ordine degli yottabyte (1 yottabyte è un milione di miliardi di Giga). Dati provenienti dal web, dati maneggiati dai provider di telefonia, dai social media. Con uno strumento di spionaggio come PRISM, l’NSA “registra: il numero di telefono di chi chiama e di chi risponde, da dove chiamino e ricevano la telefonata, la durata e l’ora della chiamata, i numeri di serie che identificano i telefoni coinvolti. Non il contenuto delle telefonate né l’identità delle persone al telefono” (chiusinellarete). Una vera e propria pesca a strascico, non autorizzata da alcun giudice, totalmente illegale, contro la dignità degli individui: contro la democrazia.

Se anche PRISM, e gli altri strumenti in uso da parte della NSA, sono stati autorizzati mediante legge dal Congresso americano, come affermato da Barack Obama (“Il Congresso sapeva, ha autorizzato il programma PRISM più volte dal 2007 con sostegno bipartisan”), ciò non significa che siano strumenti legittimi. Ieri David Cameron è intervenuto in merito al presunto coinvolgimento del GCHQ (il servizio segreto britannico) nel progetto PRISM:

Prima di tutto penso che valga la pena di ricordare perché abbiamo i servizi di intelligence e quello che fanno per noi.

Viviamo in un mondo pericoloso. Viviamo in un mondo di terrore e terrorismo. Abbiamo visto ciò per le strade di Woolwich fin troppo di recente.

E penso che sia giusto che noi abbiamo servizi di intelligence ben organizzati e ben finanziati per aiutare a mantenereci al sicuro.

Ma voglio essere assolutamente chiaro. Tali servizi segreti operano nel rispetto della legge, all’interno di una legge che abbiamo stabilito, e sono anche soggetti a un controllo adeguato da parte del Comitato di intelligence e sicurezza nella Camera dei Comuni.

E che il controllo sè molto importante, e io mi adopererò sempre fare in modo che sia svolto effettivamente (Guardian.co.uk).

Il progetto PRISM potrebbe esser noto anche ad alcuni governi europei. Angela Merkel, il cui paese, la Germania, risulta avere una rete di comunicazione fra le più sorvegliate stando alle mappe di taluni software di analisi dati la cui esistenza è stata rivelata dallo stesso Snowden, ha domandato a Bruxelles quale è la posizione dell’Unione Europea in merito. Cameron, come fanno notare quelli del Guardian, non ha affatto smentito che il GCHQ abbia maneggiato i dati del PRISM. Né lui, né il suo portavoce, né i suoi ministri hanno anche solo provato a invalidare questa ipotesi. Perché il servizio segreto britannico ha avuto necessità di trattare i dati del PRISM sorvolando sulla procedura legale delle intercettazioni, che peraltro esiste?

Lo scandalo rivelato da Snowden rischia di essere ben più profondo di quel che poteva apparire all’inizio. Non si tratta di un semplice software di “gestione” dati, ma di un sistema, coordinato e continuativo, operante fra paesi, volto a catalogare la mole smisurata di informazioni che circola sulle reti di telefonia e di internet. Snowden ci risveglia dal dolce sonno: la Rete non è libera. La Rete non è neutrale. Le nostre esistenze in rete non ci appartengono. Sono codificate in numeri e memorizzate in supporti; dentro ad un enorme magazzino, sempre a Camp Williams, nello Utah.

Dicono di Snowden che voleva entrare nelle Forze Speciali, e che venne rifiutato. La sua domanda di ammissione, del 7 Maggio 2004, fu respinta pochi mesi dopo. Non ha mai ricevuto alcun addestramento, afferma il portavoce del capo dell’esercito degli Stati Uniti, George Wright. Come questo possa esser messo in relazione con il suo divenire ‘whistleblower’ (letteralmente delatore) è altamente incomprensibile: non lo spiega e nemmeno lo giustifica. Snowden ha agito sulla base del proprio quadro di valori: è stato testimone di ripetute violazioni della legge, e ha esercitato il lockiano diritto di resistenza contro il potere illegittimo, contro l’abuso verso la dignità umana, la dignità di tutta l’iperconnessa umanità.

Chi è Edward Snowden, la fonte del leak sui big data

Edward Snowden è la fonte che ha permesso al Guardian gli scoop sui sistemi di classificazione del traffico internet messi in atto dalla National Security Agency (NSA), lo scandalo che ha imbarazzato Obama. Ventinove anni, assistente tecnico per la Cia e attualmente dipendente di un contractor, Booz Allen Hamilton. Snowden ha lavorato presso la NSA negli ultimi quattro anni come un dipendente di vari appaltatori esterni, tra cui Booz Allen e Dell.

E’ lo stesso Snowden a scegliere di rivelare la propria identità: “Non ho fatto nulla di male e non ho bisogno di nascondermi”, ha detto ai cronisti del Guardian. “Mi faranno del male”, ha scritto in una nota che ha accompagnato la prima parte del materiale segreto, “ma sarò soddisfatto se questo potere esecutivo irresistibile, questa federazione segreta che governa il mondo che invece io amo, venga anche solo per un istante rivelata”.

Showden operava presso la sede di NSA alle Hawaii. Non più di due settimane fa ha preparato l’ultimo pacchetto di rivelazioni, poi ha preso due settimane di permesso, mentendo alla sua ragazza. Si è quindi trasferito ad Hong Kong, dove risiede tuttora. Vive barricato in un hotel lussuoso, non esce mai dalla stanza, ha timore di essere spiato, sa bene che lo andranno a prendere. I mezzi del NSA sono troppo potenti. Hanno già ‘visitato’ la sua casa due volte, interrogato la sua ragazza. Sanno chi è. Lo hanno sempre saputo. Nel giro di alcuni giorni gli USA potrebbero già pretenderne l’estradizione, oppure verrà braccato dalla Cia. E’ un uomo solo. Un nuovo Bradley Manning. Un dissidente digitale.

E’ cresciuto a Elizabeth City, Carolina del Nord. La sua famiglia si trasferì in seguito nel Maryland, vicino al quartier generale della NSA a Fort Meade.

Per sua stessa ammissione, non era uno studente eccelso. Al fine di ottenere i crediti necessari per ottenere un diploma di scuola superiore, ha frequentato un college a Maryland, studiando informatica, ma non ha mai completato i corsi.

Nel 2003 si arruolò nell’esercito degli Stati Uniti e iniziò un programma di formazione per entrare nelle Forze Speciali. Invocando gli stessi principi che ora cita per giustificare le sue rivelazioni, ha detto: “Ho voluto combattere nella guerra in Iraq perché mi sentivo come se avessi un obbligo in quanto essere umano per aiutare le persone a liberarsi dall’oppressione umana”.

Ha raccontato come le sue convinzioni circa lo scopo della guerra sono stati rapidamente smarrite. “La maggior parte delle persone che ci ha formato sembrava piuttosto volta a pomparci nell’uccidere gli arabi, qualcosa che non aiuta nessuno”, ha detto. Dopo che si è rotto entrambe le gambe in un incidente in allenamento, è stato dimesso (Guardian.co.uk).

 

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