M5S, il cambiamento che non era

Zaccagnini, M5S, riportato da Repubblica, in merito al risultato deludente delle elezioni amministrative: ‘volevano da noi il governo del cambiamento […] Noi deputati a 5 stelle dobbiamo parlare di strategie politiche, al contrario di quel che dice Vito Crimi’. Che ieri non sapeva, non era informato, e forse nemmeno interessato.

Il risultato del voto è l’esito dell’arroccamento, quella assurda strategia che ora mette gli italiani uno contro l’altro, quelli di Serie A, i votanti residui del M5S, e di serie B, ovvero il resto del mondo. Da parte di Grillo è giunta una lettura del voto non soltanto semplicistica ma direi anche infantile (e offensiva e…). L’indicazione delle urne di Febbraio era chiara: spendetevi per il governo. Dovete contare nelle decisioni. Dovete esserci. Questo era il significato di quel 25%. E’ stato tradotto in una promessa di cambiamento slittata nel futuro, in un futuro ipotetico nel quale ne sarebbero rimasti due, di leader carismatici: ovviamente il Capo Comico e Berlusconi. Ciò evidentemente non è stato tollerato, poiché il paese ha necessità di cambiare adesso.

[Questa è solo la prima parte dell’analisi: al PD dedicherò lo spazio che merita, specie a quelli che pensano siano state ‘premiate le larghe intese’, come titola il Corriere].

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Zero ballottaggi

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Per il Movimento 5 Stelle il passaggio delle Comunali 2013 rischia di essere lo spartiacque della legislatura: nessun candidato è riuscito a conquistare i ballottaggi e in generale il Movimento ha dimezzato i propri voti. Una dura punizione quella dell’astensionismo: ha colpito i partiti/movimenti con meno struttura e meno affiliazione, qualcosa che alla vigilia del voto era affatto scontata. L’opinione pubblica, dopo il voto del 24-25 Febbraio, si attendeva il cambiamento. Lo pretendeva. La politica dell’arroccamento di Grillo-Casaleggio è stata bocciata, senza equivoci. Era incomprensibile, nessuno l’ha capita e ciò è emerso con durezza, oggi. Insieme a questo deve essere sommata la profonda disaffezione verso la politica. Un record negativo il 52% di affluenza al primo turno di una consultazione elettorale a carattere locale. Dalla riforma del doppio turno, la scelta del sindaco della propria città ha sempre attirato l’interesse dei cittadini. Ma le politiche disconnesse messe in opera a Roma, sia per la formazione del governo che per l’elezione del presidente della Repubblica, hanno approfondito questo distacco tramutandolo in una ferita marcescente.

Grillo ora è esposto più che mai alla critica interna. La litania propagandistica secondo cui alle “prossime elezioni rimarremo noi e Berlusconi” risuona come una beffa: il Capo Comico ha sbagliato. Ha condotto il Movimento ad un brusco ridimensionamento. Se è questo ciò che voleva, allora ha ingannato tutti (e farebbe bene a dirlo e a liberare i suoi, imprigionati alle Camere da un corpo di controllo – i Comunicatori – senza precedenti), altrimenti ha fallito e in sintesi dovrebbe prenderne atto e far sì che il dibattito interno sia aperto e trasparente (non serve lo streaming, serve avere facoltà di dire la propria e di non esser sbattuto fuori in caso di opinioni contrarie a quelle del leader). Ma dubito che ciò avvenga. Ha scritto giustamente Francesco Maesano su Europa Quotidiano:

“le prospettive post-voto sono almeno tre […] La terza, invece, non è tanto legata al risultato assoluto, quanto al numero di uomini che i Cinquestelle riusciranno a piazzare al ballottaggio. Se dovesse risultare drammaticamente basso, tra la chiusura delle urne per il primo turno e la riapertura per la sfida a due potrebbe consumarsi il regolamento di conti politico tra l’ala moderata (e non solo la sua componente più apertamente trattativista) e quella dura e pura […] se questo “nulla” [l’astensionismo], come ne La storia infinita, dovesse inghiottire un bel boccone del consenso elettorale raggiunto pochi mesi fa, il compromesso potrebbe diventare improvvisamente un tema sul tavolo della coppia Grillo&Casaleggio” (Europa Quotidiano).

Posso anticipare che De Vito non darà alcuna indicazione ai propri elettori sulla scelta da compiere al ballottaggio e il Vertice molto probabilmente proseguirà la linea talebana del nessun compromesso con nessuno. Perciò la prospettiva a medio/lungo termine è quella di una separazione dei gruppi parlamentari, forse in prospettiva della condanna di Berlusconi a giugno sul caso Ruby. La sentenza potrebbe causare una crisi di governo con l’uscita del Pdl dalla maggioranza in segno di solidarietà per il siluramento giudiziario del proprio leader. Ed allora potrà ritornare in campo, come sostegno emergenziale e per un novero limitato di provvedimenti, l’asse con i fuoriusciti dei 5 Stelle. Fantapolitica? Può darsi. Ma allora come inquadrare le seguenti parole di Pippo Civati circa le indiscrezioni sul dialogo con i parlamentari pentastellati: “Non faccio previsioni, mi limito solo a ragionare su possibili uscite d’emergenza nel caso in cui la situazione dovesse precipitare. Non sopporto chi sostiene che non si possa fare politica in questa fase e mi accusa di ideologia, trabocchetti e cospirazioni” (Linkiesta: http://www.linkiesta.it/civati-segretario-pd#ixzz2UWOBAWLJ). Civati individua nel rapporto con i movimentisti del Movimento una possibile via d’uscita al gorgo muto di una crisi di governo balneare. Non è lontano dalla verità, a mio avviso.

Comunali 2013: mappa dell’affluenza alle ore 19

Comunali 2013: mappa dell'affluenza alle ore 19

Un’emorragia di voti a partire dalla Toscana e dall’Emilia-Romagna che prosegue verso Nord, verso Lombardia e Veneto ma che coinvolge anche l’importantissimo Lazio, con la disputa fra Alemanno, Marino e De Vito.
Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sull’operazione governissimo, questo è la risultante del doppio pasticcio governo-Quirinale e che scommetto colpirà nelle preferenze soprattutto PD e M5S.
[Tutti i dati sull’affluenza li trovate sul sito del Ministero dell’Interno: http://elezioni.interno.it/comunali/votanti/20130526/Gvotanti.htm%5D