Intercettazioni, gli undici emendamenti del PdL che non cambiano nulla

L’accordo Fini-Alfano ha partorito il topolino: undici emendamenti a firma della maggioranza presentati oggi al Senato, in funzione della seduta dell’aula di Lunedì che discuterà il disegno di legge sulle intercettazioni, paiono una presa in giro.
Secondo Fini sarebbe stato raggiunto un buon compromesso, ma gli emendamenti, nel testo pubblicato sul sito del PdL al senato, incidono unicamente su alcuni aspetti:

  • revoca divieto di riassunto di atti non più coperti da segreto;
  • il divieto di pubblicazione degli atti cade ora con la conclusione delle indagini preliminari; sarà possibile pubblicare il contenuto delle ordinanze di custodia cautelare, non le intercettazioni, dopo che la persona sottoposta alle indagini abbia avuto conoscenza dell’ordinanza del giudice;
  • viene soppresso il comma 10, “quello che riguardava la disciplina sulle riprese visive è stato soppresso da un emendamento presentato dai vertici dei gruppi del Pdl e della Lega. Ora si parlerà solo di «intercettazioni di immagini mediante riprese visive», togliendo così tutta quella parte che disciplinava le riprese visive “captative” e “non captative”. «Le riprese visive, insomma – spiega il relatore del ddl Roberto Centaro – diventeranno oggetto di una normativa ad hoc»” (Intercettazioni, 11 emendamenti del Pdl Si potrà pubblicare il riassunto degli atti – Corriere della Sera);
  • vengono ridotte le sanzioni agli editori – e solo ad essi.

Resta da comprendere come l’alfiere del neoliberalismo italiano, Gianfranco Fini, possa dirsi soddisfatto di modifiche di tal portata, modifiche che – lo diciamo chiaramente – non incideranno minimamente sui seguenti aspetti e introdurranno un nuovo elemento di disturbo all’azione della magistratura:

  • in primis, le sanzioni a carico dei giornalisti restano invariate;
  • la pubblicazione degli atti non più coperti dal segreto non è più garantita da alcuna norma – l’ex comma 7 dell’art. 114 cpp, che verrebbe soppresso – aprendo così la strada dell’interpretazione giudiziale;
  • non viene minimamente toccata la norma che introduce l’obbligo di rettifica per i blog, compreso nell’art. 1 comma 28, i quali verranno così assoggettati alla medesima disciplina della carta stampata;
  • viene modificato un ulteriore comma, introducendo la norma transitoria che applica la legge anche ai processi attualmente in corso, una vera mannaia che probabilmente taglierà centinaia di procedimenti:
    • AS 1611/A
      EMENDAMENTO
      ART. 1: Sostituire il comma 40 con il seguente:
      “40. Le disposizioni di cui agli articoli 36, 53, 103, 114, 115, 268, comma 7-bis, 329 e 329-bis del codice di procedura penale, nonché le disposizioni di cui agli articoli 129 e 147 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n.271, come modificate o introdotte dal presente articolo, si applicano anche ai procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge.”.

Ovvero: art. 36 – astensione del giudice (“se ha pubblicamente rilasciato dichiarazioni concernenti il procedimento affidatogli”); art. 53 – Autonomia del pubblico ministero nell’udienza. Casi di sostituzione; art. 103 – Garanzie di libertà del difensore (“Il divieto opera anche nel caso di intercettazione eseguita su utenza diversa da quella in uso al difensore o agli altri soggetti incaricati”); i già visti artt. 114 – Divieto di pubblicazione – e 115 – violazione del Divieto di Pubblicazione (“sospensione cautelare dal servizio o dall’esercizio della professione fino a tre mesi”); art. 268, c. 7-bis – trascrizione intercettazioni (“divieto di pubblicazione di intercettazioni riguardanti estranei”); artt. 329e soprattutto 329-bis – Obbligo del segreto per le intercettazioni.

Insomma, la norma transitoria incide su buona parte degli aspetti cruciali della riforma. E costituisce una novità rispetto anche al testo approvato in prima lettura alla Camera. Se pensate che questo sia un deciso miglioramento del testo del ddl intercettazioni, bene, accomodatevi. Questo blog continua a manifestare il proprio dissenso vero un provvedimento liberticida.

Appendice:

L’articolo 114 del CPP risulterebbe così modificato – notarsi la profonda revisione del comma 7, laddove in origine era scritto ‘è sempre consentita’ la pubblicazione di atti non più coperti da segreto:

Art. 114 Divieto di pubblicazione di atti

1. E` vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, degli atti coperti dal segreto o anche solo del loro contenuto .

2. E` vietata (115) la pubblicazione, anche parziale, degli atti non più coperti dal segreto fino a che non siano concluse le indagini preliminari (405, 554) ovvero fino al termine dell`udienza preliminare (424 s.). Di tali atti è sempre consentita la pubblicazione per riassunto.

2-bis. È vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, della documentazione e degli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico o telematico, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare.
2-ter. È vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, delle richieste e delle ordinanze emesse in materia di misure cautelari. Di tali atti è tuttavia consentita la pubblicazione nel contenuto dopo che la persona sottoposta alle indagini o il suo difensore abbiano avuto conoscenza dell’ordinanza del giudice, fatta eccezione per le parti che riproducono la documentazione e gli atti di cui al comma 2-bis».

3. Se si procede al dibattimento, non è consentita la pubblicazione, anche parziale degli atti del fascicolo per il dibattimento (431), se non dopo la pronuncia della sentenza di primo grado (529 s.), e di quelli del fascicolo del pubblico ministero (433), se non dopo la pronuncia della sentenza in grado di appello (605). E` sempre consentita la pubblicazione degli atti utilizzati per le contestazioni (500, 503).

4. E` vietata la pubblicazione, anche parziale, degli atti del dibattimento celebrato a porte chiuse nei casi previsti dall`art. 472 commi 1 e 2. In tali casi il giudice sentite le parti, puù disporre il divieto di pubblicazione anche degli atti o di parte degli atti utilizzati per le contestazioni. n divieto di pubblicazione cessa comunque quando sono trascorsi i termini stabiliti dalla legge sugli archivi di Stato ovvero è trascorso il termine di dieci anni dalla sentenza irrevocabile (648) e la pubblicazione è autorizzata dal Ministro di Grazia e Giustizia.

5. Se non si procede al dibattimento, il giudice, sentite le parti, può disporre il divieto di pubblicazione di atti o di parte di atti quando la pubblicazione di essi può offendere il buon costume o comportare la diffusione di notizie sulle quali la legge prescrive di mantenere il segreto nell`interesse dello Stato (256-258, 261-263 c.p.) ovvero causare pregiudizio alla riservatezza dei testimoni o delle parti private. Si applica la disposizione dell`ultimo periodo del comma 4.

6. E` vietata la pubblicazione delle generalità e dell`immagine dei minorenni testimoni, persone offese o danneggiati dal reato fino a quando non sono divenuti maggiorenni. Il tribunale per i minorenni, nell`interesse esclusivo del minorenne, o il minorenne che ha compiuto i sedici anni, può consentire la pubblicazione (13 min.).

Processo Breve, gli emendamenti del Governo uno schiaffo al Parlamento.

Aggiornamento ore 21.00: la seduta è stata tolta alle ore 20.05 con seguito di polemiche e vivaci proteste dell’opposizione in conseguenza della decisione del Presidente Schifani di permettere la richiesta riunione dei capigruppo soltanto nella giornata di domani, quando i senatori di PD e IDV la richiedevano seduta stante. Il Presidente Schifani ha altresì affermato che l’aula “non è luogo per il dibattito politico!”, “il dibattito politico lo andate a fare nelle trasmissioni televisive!”. Che bel concetto di democrazia…

Sì, il Governo di Mr b, per tramite del relatore di maggioranza, il sen. Valentini, ha presentato i temuti emendamenti al disegno di legge sul Processo Breve: sono così invasivi che riscrivono in parte o in tutto il testo del documento originario al punto da modificarlo nei suoi punti fondamentali. La seduta è ancora in corso e si stanno succedendo i vari interventi dei senatori dei diversi gruppi parlamentari. Ma risulta fin dal principio chiara l’asserzione del sen. Legnini, del Partito Democratico, secondo cui l’aver riscritto intere parti del testo con emendamenti governativi presentati fuori della Commissione di competenza il giorno prima del dibattito in aula, sia un chiaro pregiudizio all’iter legislativo come previsto dall’art. 72 della Costituzione, comma primo:

Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una Commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.

Così si è espresso Legnini:

  • Ieri sera sono stati presentati dal relatore otto emendamenti al disegno di legge in esame. Il relatore, come ci è noto, rappresenta la maggioranza e parla e agisce a nome e su mandato della Commissione di merito. È un fatto notorio, signor Presidente, che il relatore ha presentato questi otto emendamenti all’esito di un incontro, tenutosi al massimo livello, che egli e altri esponenti della maggioranza hanno avuto ieri sera con il Governo e con il Presidente del Consiglio […]
    I testi degli emendamenti, sia quelli integrativi che quelli interamente sostituivi di parti del disegno di legge, non si configurano come mere modificazioni o aggiunte al testo licenziato dalla Commissione, ma configurano di fatto la presentazione all’Assemblea di un disegno di legge nuovo nei suoi contenuti essenziali, certamente molto diverso da quello che era stato licenziato in Commissione […]
    Con gli altri emendamenti si dispone l’applicazione del cosiddetto processo breve a tutti i reati e a tutti gli imputati, eliminando qualunque esclusione oggettiva e soggettiva, in tal modo prefigurando un intervento sul processo, che è altra cosa rispetto al disegno di legge originario […]
    Gli emendamenti 1.1000 e 1.1001 intervengono in modo molto incisivo, riformando pressoché integralmente, almeno sotto il profilo processuale, la legge n. 89 del 2001, la cosiddetta legge Pinto, con una riscrittura delle condizioni e dei modi di attivazione dello strumento di tutela ivi previsto

La Legge Pinto – Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell’articolo 375 del codice di procedura civile – ha ricordato Legnini, risulterebbe, in seguito alla eventuale approvazione di questo testo, profondamente intaccata: la legge Pinto in sostanza difende il cittadino che subisca un danno patrimoniale o non dalla durata irragionevole del processo. La legge del Processo Breve – così come è stata emendata – incide su questo altro corpus normativo quasi riscrivendolo. Tutto ciò senza che la relativa Commissione Giustizia del Senato abbia potuto valutarne gli effetti e decidere di conseguenza. Prosegue Legnini:

  • Viene totalmente riscritta la tempistica di estinzione dei processi in rapporto anche alla tipologia e alla gravità dei reati […] Viene totalmente riscritta la disciplina transitoria sui processi in corso, fino a restringerla di molto: ciò potrebbe essere un fatto positivo se non fosse che la finalizzazione di questo restringimento salvaguarda l’estinzione di quel processo, di quei processi che sappiamo.

Di fatto viene violato l’assetto complessivo del procedimento legislativo:

  • Si snatura così la funzione tipica degli emendamenti, tanto più se presentati dal Governo e dal relatore, che evidentemente non può essere quella di riscrivere totalmente o quasi totalmente il testo […] tale modo di procedere, cioè con emendamenti del relatore integralmente sostitutivi o molto innovativi rispetto al testo sottoposto al nostro esame, viola palesemente gli articoli 34, 40, 43, 44, 47 e 49 del Regolamento
  • la funzione della Commissione di merito risulterebbe in questo caso totalmente svuotata, con un vulnus
    inaccettabile della riserva costituzionale

    Legislatura 16º – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 309 del 12/01/2010

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