Attaccare la Rete. Le mire di Mediaset sul Web sono più di una fantasia.

from criticart.it

Criminalizzare per poi punire. Chi scarica un documento coperto da copyright è un ladro, chi scambia immagini è un ladro di immagini. C’è addirittura chi vuole procedere contro Youtube per violazione – udite udite – del diritto di immagine. Chi ha formulato la teoria è tale Vittorio Sgarbi, eminenza grigia del club Mediaset, il quale avendo il solo scopo di mantenersi in vita per un altro po’ spillando denaro a mezzo querela, ha teorizzato che la propria immagine sia di sua esclusiva proprietà e quindi egli abbia il diritti della sua utilizzazione e del suo sfruttamento economico: ebbene il suo avvocato deve aver preso fischi per fiaschi. Sgarbi va in tv, si rende protagonista di (poco) memorabili risse, pertanto presta la sua immagine (nonché la parola e l’azione) al mezzo televisivo che la rilancia in ogni casa. Sgarbi, andando in televisione, acconsente alla diffusione della propria immagine, che ora prescinde da egli medesimo ed è oggetto a sé stante, un prodotto che viene veicolato come contenuto di trasmissioni televisive e che può essere registrato su supporto magnetico e quindi conservato o distribuito altrimenti. Youtube altro non è che una piattaforma che permette di usufruire della visione di questi contenuti registrati, scambiati dai propri utenti.
E allora? Perché questo nuovo accanimento di un fedelissimo della scuderia Mediaset alla rete?

    • A dare il via alle danze è stata un’intervista di Paolo Gentiloni a Il Riformista […] ha dato un imprevisto via libera alla possibile alleanza tra Telecom Italia e Mediaset
    • Pier Silvio Berlusconi“, spiega Gentiloni, “ha parlato di far crescere Mediaset fino a farla diventare un content provider, una sorta di major italiana che fornisce contenuti televisivi. Per fare questo per Mediaset sarebbe strategico il rapporto con Telecom: è il cuore del business della telecomunicazioni”.

Le mire di Mediaset sul web sono note già da tempo. E con la presenza di Marina Berlusconi in Mediobanca, già esercita un certo grado di influenza su Telecom. Mediaset vede il web come una gallina dalle uova d’oro. Poco gli importa di diritto d’espressione. Meglio troncare subito ogni concorrenza e ogni fonte alternativa di informazione. La strategia? Qualcuno in parlamento potrebbe prendere spunto da ciò che accade in Francia, dove entro Aprile sarà operativa l’HADOPI, l’Alta Autorità per la Diffusione e la Protezione dei Diritti su Internet, una sorta di supervisore della Rete che ha lo scopo di prevenire la violazione del diritto d’autore su Internet.
Che cosa farà Mediaset? Il suo obiettivo è diventare monopolista italiano nei contenuti internet. Ma potrebbe lasciarsi scappare la fetta grossa dell’adversiting, ora dominato da Google? In Francia si pensa di tassare i proventi dell’adversiting. In Germania si bacchetta Google, “è monopolista”. Notizie apparse oggi, come per magia.

    • Tra qualche mese gli utenti francesi sorpresi a scaricare illegalmente dalla Rete contenuti protetti da copyright potrebbero avere brutte sorprese aprendo la casella della posta: i primi avvisi spediti dalla Haute Autorité pour la diffusion des oeuvres et la protection des droits sur Internet (HADOPI) saranno recapitati entro aprile, dando il via libera definitivo a una delle normative più discusse del 2009.
    • Identificando spesso in Google il capro espiatorio cui appioppare la responsabilità della crisi di editori e produttori, le autorità di Francia si muovono su diverse linee facenti parte però dello stesso fronte: da una parte il Rapporto Zelnik, ovvero la proposta di tassare i giganti dell’advertising per sostenere i vecchi media
    • dall’altra la guerra intrapresa contro gli scaricatori illegali della quale l’ufficializzazione della HADOPI non è altro che l’ultimo capitolo

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Dopo l’approvazione del Pacchetto Telecom, che futuro per il file sharing e il copyleft.

Che futuro per il file sharing e le reti di P2P dopo l’approvazione del pacchetto Telecom da parte del Parlamento Europeo? Lo scambio di file diventerà defintivamente illegale e sarà perseguito, seppur giudiziariamente? La rete smetterà di essere neutrale e il principio del “mere conduit” sarà cancellato in favore di una regolamentazione dei contenuti usufribili? Le reti di P2P diventerannmo delle chiuse e ristrette darknet?

Il Pacchetto Telecom, se da un lato introduce un nuovo catalogo di diritti, quali il diritto alla libera informazione per mezzo della rete, dall’altro non risolve il problema della coesistenza fra diritto d’autore e libertà di scambio. Si limita solo a anteporre alla pretesa di rivalsa delle Major produttrici di contenuti le garanzie del giusto processo. La domanda se è illegale o meno scambiare contenuti coperti da copyright in rete, quindi se è illegale l’atto del mero scambio di opere intellettuali, del tutto lecito nel mondo normale, non trova risposte nel complesso di norme che sono state introdotte. Il file sharing in che modo viola il copyright se è puro scambio privo di rendiconto economico? Il cpoyright non consente la riproduzione dell’opera, ma il suo scambio? Cosa cambia se guardo un film che mi ha prestato un amico dallo scaricarlo da una rete di P2P? Il P2P facilita la diffusione delle opere, e quindi la loro fruibilità. Il copyright antepone la fruizione al pagamento di una somma, limita la diffusione e tende a mantenere l’individuo nella non-conoscenza. La rete rende il cittadino attivo e informato anche attraverso la fruizione di contenuti non acquistati ma semplicemente scambiati; allo stesso modo, l’esclusività dell’informazione veicolata solo sulla base dello scambio economico rende difficoltosa la sua diffusione. E senza informazione, qualsiasi scelta è condizionata e non libera.

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    • Quando la compagnia di telecomunicazioni irlandese Eircom bloccò l’accesso a Pirate Bay, in settembre, l’azione parve alquanto inutile agli internauti di mezzo mondo

       

    • «Tempo perso – taglia corto un commentatore sulla community di studenti irlandesi Studentsmart.ie – vai su x.com e clicca su ‘bypass eircom block’ (ignora il controllo eircom, NdT): sei subito dentro. Stanno solo cercando di scoraggiare la gente: in realtà ci sono così tanti modi per condividere i file che per bloccarli tutti dovrebbero chiudere Internet”.

       

    • La profonda valenza anarchica del file sharing in Internet va ben oltre il semplice gusto di sfidare le grosse corporation. La cultura dello scambio di file gratuito e continuo non solo mette in dubbio l’egemonia della proprietà privata, ma ha diffuso una comunità internazionale di risorse personali in cui il denaro semplicemente non esiste più.

       

    • Le società discografiche e le case cinematografiche non riescono più ad essere convincenti sul perché il file sharing dovrebbe essere sbagliato (anche le belle parole sul tema “ok, adesso smettiamo di fregarvi i soldi” lasciano il tempo che trovano). La gente comincia a non pensare più ai propri materiali digitali come a qualcosa che “possiede”, ma piuttosto come a qualcosa che può condividere.

       

    • Un numero sempre maggiore di pubblicazioni digitali adotta la licenza “Copyleft”, che tutela la libertà di copiare e riprodurre il lavoro invece che ostacolarla. A Berlino, Helsinki e Copenhagen, gruppi come Pirate Cinema hanno fuso la pirateria cinematografica con il movimento squatter.

       

    • Organizzazioni online come la Free Software Foundation (FSF) vogliono liberare tutto il software dal concetto stesso di proprietà

       

    • Le aziende che stanno dietro al software proprietario spesso spiano le vostre attività e vi impediscono di condividere il software con altri – si legge sul sito della FSF – e poiché i computer controllano la maggior parte delle nostre informazioni personali e delle nostre attività quotidiane, il software proprietario rappresenta un pericolo inaccettabile per una società libera

       

    • «Non accetto la tesi che Internet dovrebbe essere il regno dell’anarchia, dove chiunque ha la possibilità di avere quello che vuole senza pagare», spiegava il segretario alla cultura inglese il 20 ottobre di fronte al governo britannico

       

    • Successivi provvedimenti anti-pirateria si sono ripetutamente dimostrati inefficaci

       

    • la maggioranza dei candidati svedesi al Parlamento europeo per quest’anno è dell’opinione che l’Europa sia già andata troppo oltre nella questione. «Le leggi dell’Unione europea sono spinte da una campagna di lobbying di Hollywood, basata su una cieca fiducia nel controllo totale di Internet – spiega il verde Carl Schlyter al giornale in lingua inglese The Local – il che non è né possibile né auspicabile»

       

    • Un commento sul sito web di The Local sintetizza forse meglio di altri l’atteggiamento della comunità del file-sharing, che contrappone all’autorità tradizionale un’innovazione inarrestabile: «Questa legge è sbagliata, ma la tecnologia non ha limiti e ci sono molti modi per aggirarla».

       

    • nel 1984 William Gibson, lo scrittore di fantascienza canadese che coniò il termine cyberspazio: «Internet è strana. Non fa guadagnare soldi, è transnazionale e fuori da ogni controllo: un grande evento anarchico»

       

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    • Alcune norme già approvate nel pacchetto Telecom compromettono seriamente la Neutralità della Rete [2] e il Mere Conduit. [3]

       

    • Queste norme permettono di filtrare e/o degradare contenuti e applicazioni, per dare accesso preferenziale ad alcuni servizi bloccandone altri, e negando l’accesso a certi siti ad esclusivo giudizio dei Provider.

       

    • Questo consente, alle lobby che controllano l’informazione ed ai Governi, di decidere cosa e come deve essere la Rete del futuro con il rischio di trasformarsi in un mero mezzo per far denaro e mantenere il monopolio dell’informazione. C’è l’intenzione di svilire o annullare l’emendamento 138 [4] allo scopo di consentire politiche locali come quella Francese dei “3 schiaffi”, a cui purtroppo molti altri Paesi si stanno accodando, che ha come sanzione finale la disconnessione dalla Rete per i sospetti di praticare il file sharing [5] di opere coperte da copyright

       

    • La repressione, richiesta a gran voce dalle corporation che prosperano sullo sfruttamento del diritto d’autore, attraverso sproporzionate azioni giudiziarie, ha provocato l’indignazione generale innescando la nascita di organizzazioni e partiti politici che hanno come obbiettivo primario la riforma internazionale del diritto d’autore e la legalizzazione del P2P senza scopo commerciale

       

    • Sono uscite allo scoperto anche coalizioni di Artisti che contestano la criminalizzazione dei loro fan ed i Rappresentanti dei provider sono contrari a dover fare gli sceriffi della Rete in spregio al Mere Conduit.

       

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    • Il principale elemento di novità contenuto nella versione finale e approvata del Pacchetto Telecom riguarda i diritti del cittadino ad informare e ad informarsi con la mediazione della rete, nel quadro sempre più globale del contrasto alla pirateria online

       

    • Su questo nodo si era arenato il dibattito su nell’estate scorsa, su questo nodo le autorità europee sono giunte ad un accordo nelle scorse settimane, dopo che la Francia ha approvato la cosiddetta dottrina Sarkozy, e dopo che altri paesi europei si stanno muovendo concretamente per brandire le disconnessioni punitive nei confronti di coloro che abusino della rete per scambiare senza autorizzazione contenuti protetti dal diritto d’autore

       

    • spiega di non aver ceduto sui diritti fondamentali del cittadino. Le autorità si sono espresse riguardo alla neutralità della Rete: lo hanno fatto con una raccomandazione che non ha però alcun effetto vincolante. I fornitori di connettività, secondo alcuni osservatori, potranno probabilmente continuare a battere la strada della misure tecniche volte alla discriminazione del traffico

       

    • Monitoraggio delle reti di sharing e disconnessioni non sono inoltre esclusi, non è esclusa la compressione del diritto ad informarsi e informare a mezzo Internet, ma il tutto deve avvenire in maniera proporzionata, nel rispetto della Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali.

       

    • In sostanza, ai cittadini della rete che venissero colti dai detentori dei diritti a violare il copyright spetterà un giusto processo e non dovranno confrontarsi con autorità indipendenti che nulla abbiano a che vedere con l’autorità giudiziaria, come inizialmente previsto dalla dottrina Sarkozy

       

    • si darebbe carta bianca agli ISP che decidessero di agire di concerto con l’industria dei contenuti operando in un clima di giustizia privata

       

    • si tratta di interpretazioni che lo stesso commissario Reding ha provveduto a smentire: i soggetti privati che intendano muovere in questa direzione non avranno alcuna libertà di azione procedendo sulla strada dell’autoregolamentazione nelle disconnessioni

       

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Emendamento 138, la soluzione finale. Netizen nelle mire dei Governi.

L’accordo raggiunto questa notte in Unione Europea fra Consiglio e Parlamento ha sancito quel che già era nell’aria da giorni, vale a dire l’affossamento dell’emendamento 138, approvato mesi fa dal Parlamento stesso, con il quale di fatto si escludeva la possibilità delle disconnessioni ad opera delle autority governative attribuendone la facoltà soltanto a un’autorità giudiziaria, previo svolgimento di regolare e giusto processo. Il Parlamento ha ceduto nei confronti delle pressioni esercitate dal Consiglio, vale a dire dei nostri governi, i quali di fatto si sono messi contro la Rete a tutela dell’unica forma di diritto d’autore contemplata, ovvero la proprietà esclusiva dell’opera.
L’accordo lascia molto spazio ai governi: essi dovranno recepire la direttiva che conterrà il predetto emendamento con legge nazionale entro 18 giorni ed avranno ampio margine per decidere quali saranno le misure "appropriate e proporzionate" da applicare in caso di un netizen colto a violare il diritto d’autore per mezzo della rete. Quindi queste misure potranno anche essere le disconnessioni. Non esiste alcun riferimento esplicito alla attribuzione di questa facoltà all’autorità giudiziaria ma esclusivamente considerazioni generiche nelle quali si assicura al netizen la presunzione d’innocenza e il rispetto della privacy. Insomma, è stato lasciato aperto uno spazio per la reintroduzione della dotrina Sarkozy.

  • L’emendamento 138 è morto per la mancanza di coraggio del Parlamento.
    Strasburgo, ottobre 21, 2009 – Ieri, i rappresentanti del Parlamento europeo – un’istituzione che si solitamente si pregia di difendere i diritti umani in patria e all’estero – hanno deposto le armi sotto la pressione esercitata dagli Stati membri. Il Parlamento ha abbandonato l’emendamento 138, una norma che era stata adottata in due occasioni con una maggioranza del 88% in seduta plenaria, che mirava a tutelare le libertà civili online. Al posto dell’assicurazione che nessuna restrizione di accesso a Internet possa essere imposta senza una preventiva decisione della Corte, l’emendamento 138 sarà sostituita da una disposizione neutrale, che non prevede alcuna tutela significativamente nuova per i cittadini.

    Leggi il comunicato stampa sul sito web di La Quadrature du Net:
    http://www.laquadrature.net/fr/lamendement-138-mort-par-manque-de-courage-du-parlement

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    • Rispetto dei diritti fondamentali della persona, tutela della privacy, garanzia ad essere giudicati in maniera ponderata e imparziale, sanzioni proporzionate per punire coloro che vengano colti a violare il diritto d’autore con la mediazione della Rete

    • il testo di compromesso definitivo di quel che è comunemente noto come emendamento 138 è scaturito da un tira e molla europeo che si trascina de mesi

    • Non si tratta dell’emendamento 138 originario, quello che avrebbe dovuto sancire con decisione l’inapplicabilità del regime delle disconnessioni in quanto inefficace e non proporzionato, né si tratta dell’ultima versione del testo che sembrava non offrire al cittadino alcuna garanzia dalle rivendicazioni dell’industria dei contenuti.

    • Con la negoziazione notturna fra Consiglio e Parlamento Europeo è stato plasmato un testo che sembra voler garantire i diritti del cittadino nel quadro dell’enforcement della tutela del diritto d’autore

    • "le misure adottate dagli stati membri relative all’accesso e all’uso di servizi e di applicazioni attraverso le reti di comunicazioni elettronica da parte degli utenti finali dovranno rispettare i diritti e le libertà fondamentali dell’individuo

    • Misure, si spiega, che devono risultare "appropriate" e "proporzionate"

    • Nessun riferimento alle modalità con cui si soppeseranno questi equilibri e queste proporzioni

    • Al netizen, si chiarisce in maniera esplicita nel testo, sono assicurati il principio della presunzione di innocenza e la privacy

    • Ma la nettezza con cui queste garanzie venivano assicurate dall’emendamento 138 nella sua prima formulazione sembra essersi sfocata

    • il cittadino della Rete possa essere sanzionato solo in seguito ad una procedura equa e imparziale, mentre si perde il riferimento, contenuto nell’originario emendamento 138, alla "decisione dell’autorità giudiziaria"

    • Un elemento che avrebbe garantito al cittadino additato come pirata dai detentori dei diritti la possibilità di difendersi nel quadro di un ordinario processo, di fronte ad un magistrato imparziale e non ad un’autorità che potrebbe essere portatrice di interessi di parte.

    • La Quadrature du Net, che da tempo si adopera a favore dei diritti nella società civile connessa: "questo testo – ha chiosato il cofondatore del gruppo Jérémie Zimmemrmann – fornisce le armi legali per continuare a combattere le restrizioni dell’accesso a Internet"

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    • Il Parlamento Europeo e il Consiglio Ue, che rappresenta i governi, hanno trovato nella notte un’intesa definitiva sul pacchetto di riforma Ue delle telecomunicazioni, che potrà così entrare in vigore nel 2010

    • Gli stati membri avranno 18 mesi per recepirla nel diritto nazionale

    • nuova authority europea, la possibilità di una separazione funzionale tra gestori di reti e fornitori di servizi, più tutela per gli utenti di internet

    • Si era però creata un’impasse durata oltre sei mesi, dopo che il Parlamento Europeo aveva approvato un emendamento che imponeva come necessaria la decisione di un giudice prima di poter chiudere la connessione internet di persone che scarichino materiale illegale dalla Rete.

    • La riforma introduce anzitutto un regolatore europeo delle comunicazione elettroniche, il Berec (Body of European Regulators in Electronic Communication), che dovrà rafforzare l’applicazione del diritto Ue in materia, impedendo che un operatore possa sottrarsi alla concorrenza

    • La nuova authority Ue prenderà decisioni a maggioranza.

    • La normativa concordata a Bruxelles prevede inoltre la possibilità per le authority nazionali di obbligare le grandi società di tlc alla separazione funzionale tra gestori di reti e fornitori di servizi, sia pure solo in «casi estremi»

    • Secondo la Commissione «la separazione funzionale può migliorare rapidamente la concorrenza nei mercati mantenendo incentivi agli investimenti in nuove reti»

    • possibilità per i consumatori di cambiare operatore di telefonia fissa o mobile in un giorno lavorativo mantenendo il proprio numero

    • diritto a una migliore informazione al momento di sottoscrivere a un servizio

    • il rafforzamento dei diritti dei cittadini per quanto riguarda l’accesso a Internet

    • nel testo emendato si afferma ora che qualsiasi misura intrapresa dagli stati membri sull’accesso, essa dovrà «rispettare i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini», e dovrà essere «appropriata, proporzionata e necessaria» e «rispettare la presunzione d’innocenza e il diritto alla privacy»

    • in caso di blocco dell’accesso, i cittadini avranno diritto a una «procedura equa e imparziale, incluso il diritto di essere ascoltati», e «un revisione giudiziaria efficace e tempestiva»

    • maggior scelta sui fornitori di servizi a banda larga, mentre le authority nazionali dovranno imporre livelli minimi di qualità e promuovere la «neutralità della rete»

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