Caso Emergency: Gulab Mangal, l’uomo di Londra

I tre operatori umanitari italiani torneranno in Italia domani, con un volo di linea e non di Stato. Di fatto restano da chiarire molti aspetti di una vicenda che ha avuto il solo effetto di far chiudere l’ospedale di Lashkar-Gah. Emergency giura di voler tornare nella provincia di Helmand, ma le prospettive sono quelle di un irrigidimento di Kabul nei confronti della ONG italiana. Le ragioni?

Molto chiasso hanno fatto i media italiani sulle dichiarazioni del Ministro degli Esteri Frattini che redarguiva Gino Strada, reo di mettere a pregiudizio le trattative diplomatiche. Ampio spazio è stato dato alla polemica Strada-La Russa, andata in onda ad Annozero. Nessuno si è preso in carica di spiegare due punti misteriosi della vicenda:

  1. l’identità del Governatore di Helmand, tale Gulab Mangal, l’uomo che doveva essere ucciso in un attentato all’interno dell’ospedale medesimo, secondo le accuse;
  2. il ruolo di Londra, sia nelle indagini che hanno portato all’arresto dei tre cooperanti e dei sei collaboratori afghani, sia nelle relazioni fra Londra e Karzai e Gulab Mangal.

Possiamo dire che un punto spiega l’altro, ovvero la recente storia di Gulab Mangal è chiaramente la storia di un politicante di professione, pur di nobile cultura – è laureato in letteratura – ma comunque assoggettato al volere di Downing Street. Poiché la sua nomina a Governor di Helmand avviene nel 2008, quando i rapporti fra il Regno Unito e Karzai toccano il punto più basso: è appena avvenuta l’espulsione di due diplomatici, il capo della missione UE, Michael Semple, irlandese, e il funzionario politico dell’ONU, il brittannico Mervyn Patterson. L’allora governatore di Helmand, Asadullah Wafa, si lamentò con Karzai della spregiudicatezza dei due funzionari, i quali trattavano con i Talebani a sua insaputa. La risposta di Karzai è stata l’espulsione. Ma Londra tiene dislocati a Helmand 7000 soldati e Karzai è costretto a redimersi e ad offrire la testa di Wafa, sostituito dopo poco tempo con Mangal.

Mangal non ha legami locali. Helmand è una provincia critica, con numerose tribù in contrasto fra di loro. E Mangal non ha rapporto alcun con esse. E’ di etnia pashtun. L’aspetto occidentale. Ha pur condiviso la lotta per la liberazione dell’Afghanistan dalla dominazione sovietica, ma lavorò al Ministero degli Interni del governo comunista. E’ chiaro che la sua nomina era ben vista dai britannici. La BBC, il 23 Marzo 2008, saluta l’arrivo di Mangal con un articolo dal titolo ‘New Hope for Helmand Province’ (Nuova speranza per la provincia di Helmand).

Ora, l’equazione è presto detta: Mangal è imbeccato dagli inglesi, i servizi inglesi partecipano al blitz dell’ospedale (sebbene siano giunte diverse smentite, le immagini parlano chiaro), un giornale inglese, il Times, lancia per primo la notizia della presunta confessione dei tre operatori, il Times medesimo parla di frizioni fra ISAF e Emergency. Al quadro qui descritto, si aggiunga che la provincia di Helmand è stata teatro di una sanguinosa battaglia nel mese di Febbraio, il cui epicentro è stata la città di Marjah. A Marjah, la popolazione sta dalla parte dei Talebani. Almeno sessanta furono i morti fra gli afghani (fonte dati – non viene precisato se sono vittime civili o militari). La NATO perse 13 soldati, nel silenzio generale. Sempre la NATO promise la pronta riapertura di negozi e cliniche, per frenare l’ostilità della popolazione. Forse Emergency, nella provincia di Helmand ha una migliore reputazione. Ma Mangal no. Mangal agitava la bandiera afghana, all’annuncio della vittoria NATO a Marjah. E ciò non dev’esser certo piaciuto agli afghani. Si può esser patriottici nel festeggiare la morte dei propri concittadini?

E’ chiaro allora che il ruolo di Mangal è la chiave di volta. Mangal è la spalla degli inglesi in Helmand. Là ci sono i loro soldati. E gli inglesi sono disposti a tutto per evitare che siano sprecate inutilmente le loro ‘risorse belliche’. Non è un caso che le accuse ai tre operatori italiani siano evaporate nella strada fra Helmand e Kabul. Mangal si è prestato a un gioco che Karzai ha respinto. E lo scontro, se di scontro si è trattato, è stato fra Londra e Emergency, non già con l’Afghanistan.

Sono liberi i tre volontari di Emergency!

Commento finale: ciò che colpisce ora è l’estrema velocità con cui il Times diede la notizia della confessione e l’inconoscibile silenzio dei giornali stranieri nel giorno della liberazione… Chiedetevi perché.

Instant blogging:

ore 16.20 – La notizia l’hanno data l’Unità, la Reuters, l’ANSA. Ci sono ancora pochissimi particolari al riguardo. Ma i tre volontari italiani sono stati poc’anzi scarcerati e sono liberi, a Kabul.

ore 16.28 – Frattini: “Abbiamo ottenuto quello che era il nostro obiettivo prioritario, e cioè la libertà per i nostri connazionali senza mettere in discussione la nostra posizione di ferma solidarietà con le istituzioni afgane e la coalizione internazionale nella lotta contro il terrorismo in Afghanistan”

ore 16.30 – ANSA: i tre avrebbero passato le ultime 48 ore non in prigione; per i giudici afghani, le prove a loro carico non erano sufficienti a “giustificarne la detenzione”, ma l’inchiesta continuerà.

ore 16.50 – i tre hanno potuto parlare al telefono con i familiari; si susseguono gli articoli di rocstruzione della vicenda dal giorno dell’arresto; perplessità sul fatto che l’indagine proseguirà, saranno anche liberi dalle accuse?

ore 16.50 – per Frattini, l’esito positivo della vicenda è il risultato degli sofrzi della nostra diplomazia.

ore 17.05 – il fratello di Garatti dice grazie al Governo e ora basta alle polemiche.

ore 17.05 – Le reazioni della POLITICA, Di Pietro: “Le accuse che erano state mosse nei loro confronti non avevano, e non hanno, alcun senso. Emergency è su quei territori per alleviare le sofferenze provocate anche dal terrorismo e non certo per alimentarlo. Comunque oggi è il giorno della gioia e rimandiamo ai prossimi giorni ogni valutazione di merito. Ringraziamo tutte le autorità che si sono adoperate per la liberazione per quanto sono riuscite a fare” [Le autorità?].

ore 17.15 – Fassino esprime sollievo per la liberazione dei tre volontari: “Il felice esito di questa brutta vicenda conferma quanto fosse ingiusto e infondato gettare accuse infamanti su Emergency e sui suoi operatori. Ci auguriamo che adesso Emergency possa riprendere la propria attività umanitaria e lo possa fare con il sostengo pieno delle autorità afghane e in un clima di fiducia. Va reso merito al ministro Frattini, alla Farnesina e ai tanti che in questi giorni non si sono rassegnati, battendosi perché i tre operatori di Emergency venissero restituiti alle loro famiglie e al loro lavoro”.

ore 17.45 – Gino Strada: liberate anche i nostri collaboratori afghani.

ore 17.45 – Renato Schifani esprime “profonda soddisfazione per la positiva conclusione della vicenda” rivolgendo “il più vivo apprezzamento per l’azione diplomatica svolta dal ministro degli Affari esteri Franco Frattini senza che fosse messa in discussione la solidarietà del Governo italiano verso le Autorità dell’Agfhanistan e verso gli altri rappresentanti delle Forze della coalizione internazionale”.

ore 17.55 – secondo il presidente Napolitano “il governo, e per esso il ministero degli Esteri, ha operato con accortezza e fermezza, aderendo alle preoccupazioni espresse da una vasta opinione pubblica”.

ore 18.37 – Frattini avrebbe ribadito che non è stato possibile, per i giudici afghani, formulare alcuna accusa ai tre operatori di Emergency.

ore 18.40 – Gino Strada: qualcuno ha cercato di screditare Emergency e il tentativo è fallito [qualcuno oltreoceano?].

ore 18.40 – Marco Garatti, uno dei tre arrestati: “abbiamo passato dei momenti terribili” [c’era chi si augurava fossero innocenti, giovedì sera a Annozero].

Io sto con Emergency: dalle 14,30 la diretta streaming della manifestazione

Diretta conclusa (credo…).

Dalle ore 14.30/15, Yes, political! seguirà la manifestazione Io sto con Emergency che si svolgerà a Roma a Piazza S. Giovanni per chiedere la liberazione immediata dei tre cooperanti italiani nelle mani della polizia afghana, arrestati la scorsa settimana e privati di ogni più elementare diritto di difendersi e di conoscere le accuse che sono loro contestate.

Nell’attesa, per riflettere, trovate le differenze fra le fotografie che seguono. Per la serie strani parallelismi:

Genova, Luglio 2001, la polizia mostra le armi rinvenute all’interno della Scuola Diaz:

La polizia mostra le molotov della Scuola Diaz

Dettaglio delle pericolosissime bottiglie molotov in mano ai no-global

Ospedale di Emergency di Lagars-Kah, Afghanistan, la scorsa settimana:

Polizia afghana e militari inglesi mostrano le armi sequestrate nell'ospedale

Le armi erano custodite in anonimi scatoloni

(Per gli smemorati: le spranghe e le molotov della Diaz erano state poste ad arte all’interno della scuola per giustificare l’intervento della Polizia all’interno dell’edificio scolastico adibito a centro stampa durante le manifestazioni anti-G8. Seguì una vera e propria mattanza che spedì all’opsedale decine di ragazzi, e altri furono ingiustamente detenuti presso la caserma di Bolzaneto, dove subirono pestaggi, molestie e ingiurie gravi dai medesimi ‘tutori dell’ordine’).

Facebook si mobilita per Emergency. Io sto con Emergency, manifestazione nazionale, sabato a Roma.

Vignetta di Vauro I medici di Emergency arrestati ieri dalle forze di polizia afghane e dai servizi segreti inglesi ‘non hanno confessato’ un bel nulla. Il referente afghano, che è la fonte su cui il Times ha imbastito la notizia di ieri sera, ha smentito. Anzi, la notizia sul Times non è neppure stata corretta; su The Guardian non ci sono aggiornamenti rispetto alle notizie date ieri.

La rete si mobilita, in primis Facebook, con la creazione di decine di pagine in sostegno dei tre medici. Fra tutte, Io sto con Emergency, già a quota 12861 membri, con un messaggio di solidarietà ogni minuto o quasi.

Emergency organizza la mobilitazione: qui sotto i dettagli della manifestazione nazionale che si terrà a Roma sabato prossimo per chiedere la liberazione di Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani. Emergency invita tutti ad “evitare azioni personali o di gruppo che offendano chicchessia o che possano mettere a rischio i contatti che Emergency sta attivando per far liberare i 3 operatori”. Intanto Frattini torna a contestare le dichiarazioni di Gino Strada, ‘sono attacchi politici’. Ma a chi giovano gli arresti di sabato scorso? Strada non è ben visto da Karzai, già dal caso Mastrogiacomo, il giornalista del CorSera rapito in Afghanistan anni or sono. All’epoca dei fatti i due giunsero ai ferri corti per l’arresto da parte delle autorità afghane di Hanefi, il funzionario locale di Emergency che mediò per la liberazione di Mastrogiacomo. La politica di Emergency di soccorrere entrambe le parti in conflitto non va giù al presidente afghano. Forse neppure agli USA.

sito di emergency: http://www.emergency.it
profilo su facebook: http://www.facebook.com/#!/emergency.ong?ref=nf
profilo su twitter: http://twitter.com/emergency_ong/

Questi i dettagli della manifestazione di sabato e il link dove firmare la petizione a favore della liberazione dei tre medici.

SABATO 17 – ore 14,30
Appuntamento in piazza Navona ROMA

Sabato 10 aprile militari afgani e della coalizione internazionale hanno attaccato il Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah e portato via membri dello staff nazionale e internazionale. Tra questi ci sono tre cittadini italiani: Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani.

Emergency è indipendente e neutrale. Dal 1999 a oggi EMERGENCY ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afgani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso.

IO STO CON EMERGENCY

Emergency, per il Times gli italiani hanno confessato

Secondo il Times, i medici chirurghi italiani Matteo Dell’Aira, dirigente medico di Milano, Marco Garatti, chirurgo, e Matteo Pagani, capo della logistica, arrestati ieri dalle forze di sicurezza afghane, con il contributo di agenti segreti inglesi, avrebbero confessato il loro ruolo nella preparazione di una serie di attentati che dovevano portare all’omicidio del governatore Gulab Mangal, governatore dell’Helmand, provincia meridionali dell’Afghanistan.

Sempre secondo il Times, gli agenti segreti avrebbero posto sotto osservazione i tre da un mese, scoprendone gli intrecci con le forze talebane ribelli: il progetto di attentato avrebbe dovuto concludersi proprio con l’uccisione del governatore nell’ospedale di Emergency, una volta creato un massacro in uno dei mercati di strada. Uno dei medici italiani avrebbe percepito 500.000 $ per aiutare l’organizzazione di questo massacro. Il dubbio era sul ruolo svolto da questi sedicenti ‘agenti segreti’: inizialmente era stato smentito un loro intervento nella cattura dei tre medici. Era stato detto che l’irruzione in ospedale era stata condotta soltanto dalla polizia afghana, ma stasera il Times afferma il contrario:

“Afghan police and intelligence agents stormed the hospital – which specialises in providing accident and emergency treatment to war victims – on Saturday afternoon” (The Timesonline).

Le Forze Speciali Inglesi e il Secret Intelligence Service con sede a Helmand non fanno parte della missione della NATO, ma lavorano a fianco delle forze afghane a Helmand. A che titolo queste forze speciali stiano operando in Afghanistan questo è un mistero. Nell’articolo del Times, addirittura si parla di una manifestazione svoltasi oggi a Helmand, nel corso della quale duecento dimostranti avrebbero intonato cori del tipo ‘Morte all’ospedale di Emergency’.

Naturalmente le dichiarazioni di Gino Strada sono state durissime, e soltanto l’ipotesi che medici chirughi, i quali hanno abbandonato da anni carriere sicure in Italia per fare il medico di guerra, si siano bruciati per sostenere degli attentatori, pare alquanto bizzarra. L’ambasciatore italiano non è ancora riuscito a raggiungere i tre detenuti, né si conoscono le condizioni in cui sono trattenuti. Le presunte confessioni certamente sarebbero state raccolte calpestando ogni diritto della persona. Il Ministro degli Esteri, Frattini, anziché alzare la voce affinché siano fornita loro l’adeguata assistenza legale, oggi ha affermato che:

“In attesa di poter conoscere la dinamica dell’episodio e le motivazioni dei fermi, il governo italiano ribadisce la linea di assoluto rigore contro qualsiasi attività di sostegno diretto o indiretto al terrorismo, in Afghanistan così come altrove […] Le persone in stato di fermo lavorano in una struttura umanitaria non riconducibile né direttamente né indirettamente alle attività finanziate dalla cooperazione italiana”.