UE, la politica energetica del fai da te.

L’Unione Europea è sempre più divisa sulle politiche energetiche. Manca una politca comune, manca una volontà politica comune. Fors’anche lo spirito comunitario è alquanto messo male.
La vicenda South Stream, che vede coinvolta l’Italia con l’ENI, ma pure la Germania con l’alter ego del South Stream e cioè North Stream, mostra come in Europa esistano posizioni divergenti sulla strategia più opportuna da adottare in fatto di energia, esitazioni che inducono al fai da te e minano alla base le alleanze politiche filo atlantiche consolidate da almeno cinquanta anni.
La Russia e Gazprom operano in maniera spregiudicata in modo da evidenziare le divisioni fra i paesi della UE e garantirsi così nuovi clienti, o aumentare la dipendenza energetica di quelli vecchi. E dipendenza energetica equivale a una nuova egemonia. L’egemonia di Gazprom.
Viene facile l’equazione: il nuovo equilibrio di potere che si affaccia sul mondo non è determinato da potenze aventi ordinamento interno di stampo democratico. Accade sia nel settore commercio (Cina), che in quello energetico (Russia). Il cambio di paradigma nelle relazioni internazionali comporta una perdita di valore del modello democratico in favore di forme oligarchiche nelle quali i diritti civili sono messi da parte.
Per l’Unione Europea si tratta di un’altra occasione mancata. Avrebbe potuto rafforzare le proprie istituzioni, durante questa crisi. Avrebbe potuto affermarsi come modello di multi governance nelle relazioni internazionali. Avrebbe potuto adottare politiche energetiche alternative (solare ed eolico di ultima generazione). Ma la miopia dei governi, in sprimis quello italiano, in cui da diversi anni ormai latita quello spirito europeista delle origini della comunità, manda in frantumi l’idea di unione e promuove per contro una personalità politica stile ectoplasma. La UE vuol restare il nano politico che è sempre stata.

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    • L’Italia e la Germania, rappresentano, invece, per Mosca due clienti e due partner seri che, oltre a tener fede agli impegni commerciali assunti, possono mettere a disposizione di Gazprom un grande bagaglio tecnologico, finalizzato a migliorare tanto i processi di estrazione che quelli di trasporto del gas e del petrolio.
    • Su queste basi di reciproca convenienza sono stati avviati alcuni progetti di dotti che attraverso il Baltico (North Stream) e attraverso i Balcani (South Stream) garantiranno all’Europa un approvvigionamento energetico pari al 70% del suo fabbisogno (stime per il 2030).
    • Questa dipendenza energetica dell’Europa dal gas russo ha messo in allarme gli americani i quali temono di perdere influenza nel vecchio continente. Quest’ultimi stanno cercando in tutti i modi di far perdere importanza a tali collaborazioni che, per quanto ancora di tipo prettamente economico,  possono costituire un ottimo viatico per l’approfondimento di comuni prospettive geopolitiche.
    • i progetti alternativi sponsorizzati dall’amministrazione Usa (e dalle corrotte burocrazie dell’UE), come l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (Btc) e il gasdotto Baku-Tbilisi-Erzurum (Bte) si sono rilevati non adeguati a soddisfare le esigenze energetiche europee
    • il nuovo corridoio Nabucco, sul quale sono state riposte gran parte delle speranze americane per il depotenziamento dell’offerta russa, stenta a decollare a causa di problemi legati all’instabilità politica dei paesi che tale pipeline dovrà percorrere, in virtù della scarsa disponibilità di gas degli stati aderenti al programma e, ovviamente, in ragione dell’azione russa che interviene per sottrarre clienti al progetto
    • il 29 giugno di quest’anno Gazprom ha firmato a Baku un accordo per l’acquisto di gas azero. Obiettivo dei russi non era solo quello di garantirsi maggiori riserve, ma soprattutto quello di far mancare materia prima al disegno concorrente
    • lungo le rotte del gas si vanno stabilizzando relazioni politiche molto forti tra la Russia ed alcuni paesi dell’Europa
    • in questa fase di crisi sistemica globale troverà maggiore disponibilità agli accordi bilaterali
    • E’, appunto, il caso di Germania e Italia le quali, non a caso, sono fatte oggetto di attacchi da parte degli altri partner europei che non gradiscono l’estrema contiguità con Mosca.
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    • «Attenti a Putin, potrebbe mettervi in trappola rendendovi dipendenti dalle forniture russe di gas»
    • il diplomatico britannico che al telefono chiede l’anonimato: la partecipazione italiana al gasdotto «South Stream», voluto da Mosca a scapito dell’adesione al consorzio «Nabucco» che scavalca la Russia – sostiene – «rischia di mettere l’Italia in una condizione di debolezza»
    • l’adesione al progetto sul quale Mosca punta per garantirsi il semi-monopolio dei rifornimenti energetici europei è un modo, forse inconsapevole ma miope, di consegnarsi a possibili ricatti della «superpotenza energetica»
    • «sarebbe un errore credere che l’integrazione delle compagnie russe nella rete energetica europea possa garantire un’influenza sulle decisioni prese a Mosca»
    • l’Europa è divisa di fronte alla scelta italiana e, più in generale, alle strategie alle quali affidare una politica energetica comune, della quale a Bruxelles si parla invano da anni. La Gran Bretagna, va notato, dipende soltanto per il 2 per cento dal gas russo grazie ai pozzi nel Mare del Nord (che continuano però a impoverirsi
    • Gazprom punta a controllare il 20 per cento del mercato britannico entro il 2015: già oggi, dopo aver raddoppiato in due anni i volumi di vendita, possiede il 10 per cento del gasdotto Bacton-Zeebugge, il secondo in ordine di grandezza in Gran Bretagna
    • La diffidenza britannica per l’«abbraccio russo» ha riscontro soprattutto fra i membri orientali dell’Unione europea. A cominciare dalla Polonia, che vede nella «prepotenza energetica di Putin» la radice del «patto Molotov-Ribbentrop dell’energia», come a Varsavia si definisce l’accordo russo-tedesco per «North Stream», il gasdotto che garantirà rifornimenti diretti alla Germania scavalcando Bielorussia, Polonia e Paesi Baltici.
    • la Polonia dipende dalla Russia per oltre l’80 per cento dei suoi approvvigionamenti di energia (anche per questo avrebbe voluto partecipare a North Stream con la garanzia del partner tedesco)
    • Diversa la situazione francese. Parigi, silenziosa di fronte alla presenza italiana in «South Stream», acquisterà gas russo attraverso «North Stream». Da trent’anni inoltre ha ottimi rapporti con Mosca, dal punto di vista degli approvvigionamenti energetici: ma la Francia può contare su una abbondante produzione nucleare, in grado di soddisfare fino al 70 per cento del fabbisogno interno.
    • Anche la Spagna si è smarcata da Mosca, garantendosi rifornimenti alternativi e intensificando la realizzazione di rigassificatori, impianti che consentono di saltare gli oleodotti: il gas viene liquefatto sul luogo di estrazione e trasportato per nave nei Paesi di consumo, dove viene riportato allo stato gassoso.
    • Soltanto la Germania si trova in una situazione paragonabile a quella italiana: la nostra adesione a «South Stream», attraverso l’Eni, fa il pari con quella tedesca a «North Stream», una joint venture fra Gazprom e Basf. Senza contare che Berlino dipende per il 32 per cento dal gas russo, a fronte del 30 per cento dell’Italia.
    • entrambi i Paesi tengono a separare, nelle relazioni con Mosca, le ragioni della politica da quelle dell’economia

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Non solo inadatto ma pericoloso.

Berlusconi non è inadatto perché antidemocratico, o perché malato di sesso. Alla stampa estera non frega nulla – o non abbastanza – che la libertà di stampa in Italia sia messa a pregiudizio, che lo stato di diritto sia demolito e il parlamento esautorato. Tutto questo è più o meno normale, in Italia.
Berlusconi preoccupa per un altro motivo. Berlusconi agisce sul piano delle relazioni internazionali come un cane sciolto. Non si muove di concerto con gli alleati europei né in accordo con gli USA. Lo dimostra la firma del contratto ENI-Gazprom-Turchia per il gasdotto South Stream. Tale progetto non è parte di una politica europea comune. Riduce la sfera d’influenza americana in Turchia. Contrasta con gli stessi obiettivi energetici americani. Insomma, rompe uno schema di condivisione che dovrebbe instaurarsi al di qua e al di là dell’Atlantico. Berlusconi is unfit, but also dangerous.

       Il 1 ° luglio, l’Italia diventa presidente della Unione Europea. E ‘un periodo di sei mesi di consegna del testimone che non suscita emozioni a tutti, in circostanze normali, ma in questi giorni le circostanze non sono del tutto normali. Politicamente, l’Europa è divisa. Economicamente, è balbettante. La guerra in Iraq ha lacerato i rapporti con il suo principale alleato, gli Stati Uniti. Dieci nuovi paesi stanno per entrare nel club e, se l’Unione estesa non si troverà paralizzata, comunque un accordo deve essere raggiunto per una nuova costituzione. Si tratta chiaramente di tempo per menti lucide, per finezza diplomatica e l’esercizio di una sorta di autorità morale che promana dal rispetto riconosciuto. Italia può offrire tale leadership? O, piuttosto, il suo grado di primo ministro, Silvio Berlusconi?

La nostra risposta è no. …

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    • Daily Express. Il quotidiano popolare pubblica due foto di Mara Carfagna – definita "in buona forma" – in bikini su una spiaggia della Sardegna e si lamenta: "Se solo Gordon Brown avesse ministri come questa, forse avrebbe più possibilità di vincere le prossime elezioni". La Carfagna, dice il giornale "è la prima di una lunga lista di donne attraenti che hanno dato fastidio a Veronica, la moglie ormai allontanata di Berlusconi
    • la commentatrice dell’Independent, Christina Patterson, che pubblica una foto del presidente del Consiglio con la figlia Barbara e ricorda che "il denaro, come Berlusconi ha scoperto, può comprare palazzi e belle donne, può comprare capelli e denti, e tanto potere. Ma non può comprare la fedeltà dei vostri figli".
    • il caso del Financial Times che pubblica una vasta intervista alla D’Addario, secondo cui "E’ così che funziona in Italia". Nelle pagine dei commenti due lettere di replica a quella di Frattini. Una è di Bill Emmott, ex direttore dell’Economist, che contesta al ministro degli Esteri le cifre della ripresa economica italiana: "Frattini dovrebbe tener conto che nel 2008 l’Italia ha registrato un calo dell’1 per cento del PIL mentre le altre economie europee crescevano. Non si puo’ rimproverare tutto a Berlusconi: anche con il Viagra non è così potente.

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Berlusconi e il gas russo. Scacco ad Obama.

L’accordo di oggi, pompato con toni trionfalisiti dal TG1, con il quale l’ENI costruirà un gasdotto, insieme a Gazprom, in Turchia, in realtà ha un risvolto non di poco conto a livello di politica estera. Berlusconi infatti ha rovinato i piani dell’amministrazione americana, del Senato americano, delle lobbies dell’energia americane. Il grande amico dell’America ha voltato la faccia. Quando si tratta di affari.
In palio c’era la possibilità di far passare in Tuchia un gasdotto che gli USA vorrebbero controllare. Obama aveva un piano, denominato "Nabucco". La Turchia ha preferito "South Stream", il progetto dei russi. In ballo il gas delle regioni del Mar Caspio. Che ora rischiano di uscire dal controllo USA.
Quale risvolto nelle relazioni Italia-USA?
La vicenda mostra ancora una volta come le relazioni internazionali siano rese alquanto tese dalla partita sul controllo delle fonti energetiche, fossili o naturali che siano. I giacimenti sono collocati in alcune regioni del globo e non sono accessibili a tutti. E’ un problema paradigmatico: l’economia dell’energia fossile lascia il posto a un’economia del gas naturale. Ma l’approvigionamento energetico produce conflitti, e i conflitti producono guerre.
Il Nuovo Paradigma Energetico delle fonti rinnovabili – Solare, Eolico, Idrogeno – invece sostituisce l’equilibrio delle potenze e l’anarchia internazionale con la multilevel governance e le reti. Sostituisce il conflitto e la chiusura con le relazioni e lo scambio in rete.

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    • "Siamo orgogliosi di questo grande successo". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ai microfoni del Tg1 dopo aver presenziato ad Ankara alla firma degli accordi turco-russi sul gasdotto South Stream, ai quali ha partecipato anche l’Ad di Eni, Paolo Scaroni. "La nostra azione di diplomazia commerciale – ha aggiunto – ha portato la Turchia, e in particolare il premier Erdogan, ad accettare che un importante gasdotto che la nostra Eni costruirà al 50% con Gazprom possa passare nelle acque territoriali della Turchia, sul fondo del Mar Nero".
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    • Nella sua prima visita all’estero, in qualità di Presidente neo-eletto, Obama si è recato ad Ankara, per un incontro di alto profilo, con il primo ministro turco, Recep Erdogan
    • Obama ha proposto ai turchi uno scambio quasi commerciale
    • il vero obiettivo di Obama è favorire la realizzazione di un oleodotto che colleghi la Turchia alla Germania, e da lì a tutti gli altri paesi europei, e che si ponga in contrapposizione al progetto South Stream, portato avanti dalla Russia.
    • Il “Nabucco” è parte integrante della strategia statunitense di controllo totale dell’energia, sia di quella europea, che di quella eurasiatica.
    • La principale figura del Partito Repubblicano in politica estera, il senatore Richard Lugar, faceva parte della delegazione statunitense, al seguito di Obama, in missione ad Ankara
    • alla cerimonia, erano presenti anche il presidente della Commisione UE, Barroso, e i capi di governo della Turchia, della Bulgaria, dell’Ungheria e dell’Austria.
    • Il Progetto Nabucco, quando e se sarà terminato, prevede il trasporto del gas del Caucaso e del Medio Oriente attraverso la Turchia, la Bulgaria, la Romania e l’Ungheria, in Austria e, da lì,dovrebbe  raggiungere tutti i mercati dell’Europa Centrale e Occidentale. Dovrebbe essere lungo 3.300 Km., partendo, da un lato, dal confine georgiano-turco, e, dall’altro, da quello iraniano-turco, fino a Baumgarten, in Austria, con un costo previsto di 8 miliardi di dollari. Questo progetto è parallelo a quello già esistente Baku-Tiblisi-Erzurum, e dovrebbe essere in grado di trasportare 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno. I due terzi di questo gasdotto dovrebbero attraversare il territorio turco.
    • Per Washington, la realizzazione del Nabucco è di primaria importanza; basti pensare, che il Senato degli Stati Uniti ha stabilito, dopo diverse riunioni parlamentari, che bisogna prestare la massima attenzione al controllo delle risorse energetiche, in quanto esse influenzano gli affari a livello globale.
    • i senatori hanno espresso il loro massimo interesse verso la realizzazione del gasdotto Nabucco. Il senatore John Kerry, presidente dell’influente Commissione per le Relazioni Estere del Senato USA, lo ha espresso molto chiaramente: “Esiste una relazione strettissima tra la situazione delle risorse energetiche mondiali e le fonti di instabilità politica, e noi dobbiamo considerare molto attentamente questo aspetto.
    • Iran, Iraq, Sudan, Russia, Caucaso, Nigeria e Venezuela, rappresentano i nostri problemi principali per l’approvvigionamento energetico, e, quindi, sono i punti cruciali della nostra geopolitica”.

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