Citizens, not subjects (cittadini, non sudditi)

Foto di Navard (Flickr)

Un mio articolo per il blog “Giovine Europa” degli amici federalisti Ernesto Gallo e Giovanni Biava:

http://www.linkiesta.it/blogs/giovine-europa-now/cittadini-non-sudditi

Buona lettura.

Annunci

Trattato MES all’esame dell’Alta Corte tedesca

Enrico Berlinguer

Enrico Berlinguer (Photo credit: Wikipedia)

Sono ben due i ricorsi contro i recenti Trattati Europei, il Fiscal Compact e il Trattato MES. Ad opera di Linke e di un ex CDU, tale Peter Gauweiler. Così l’Alta Corte della Repubblica Federale Tedesca si appresta a far vivere all’Europa il suo giorno più lungo. Se dai Custodi della Legge Fondamentale tedesca arrivasse una bocciatura ai trattati europei, allora sarebbe il caos. Anche Angela Merkel potrebbe veder pregiudicata la propria leadership nel paese: è lei ad aver firmato per la Germania i due trattati. Se non li difendesse in sede di giudizio di legittimità, allora mancherebbe al suo ruolo di Cancelliere. E’ una partita molto rischiosa, nessuno può permettersi di perderla.

Sebbene il MES o ESM abbia una struttura quasi di diritto privato – è al pari della BCE, un istituto bancario o per meglio dire finanziario – e sia di fatto molto antidemocratico avendolo fornito di forme di deliberazione diverse dal board della BCE (voto ponderato come il Consiglio vs. una testa un voto), la sua approvazione è divenuto un passo irrinunciabile. Mi spiego: se domani l’Alta Corte dovesse dichiarare ESM o il Fiscal Compact contrari alla legge tedesca e in definitiva una violazione della sovranità statuale in materia finanziaria, allora questi trattati cesseranno immediatamente di esistere. Nessuno potrà mai ratificare un trattato che non sia adottato dalla Germania. Sia chiaro: sarebbe la fine dell’Europa. Linke e il deputato della CDU hanno messo il proprio paese in una brutta posizione e hanno scaricato sui giudici costituzionali una responsabilità prima di tutto politica, che non compete a dei giudici. Questo perché è un fatto politico l’aver riconosciuto a livello europeo che la “sempre maggior integrazione” di cui si parla nel Trattato Istitutivo della Unione Europea è giunta ad interessare la parte di sovranità statuale relativa ai bilanci pubblici. Questo è un fatto inoppugnabile. Jean Monnet, uno dei padri dell’Europa, intuì nella integrazione funzionale la via per poter creare un modo per far interagire gli Stati Europei senza per forza farsi la guerra.  L’Unione Europea è nata come un atto di pace. Il paradigma funzionalista l’ha fatta evolvere in un carrozzone che produce burocrazia. Per la vulgata comunista, l’Europa è sempre stata una riserva plutocratica che usa la potestà regolamentare per plasmare il mercato a proprio piacimento. Fu Enrico Berlinguer, durante il Comitato Centrale del PCI del 9 febbraio 1973 ad affermare che “nella prospettiva del superamento dei blocchi, e del ricostituirsi in forma di una presenza unitaria dell’intera Europa, noi ci battiamo intanto per un’Europa Occidentale che sia democratica, indipendente e pacifica: non sia né antisovietica né antiamericana”. Soltanto dopo il 1973 si può parlare di europeismo di sinistra.

Se Linke oggi è contro il MES e il Fiscal Compact (“tolgono denaro al welfare tedesco”) allora significa che Linke vuol cancellare quell’originario atto di pace che fu il Trattato di Roma del 1957. Abbiamo all’epoca riconosciuto i nostri destini comuni di cittadini europei. Non dovrebbe più esistere un welfare tedesco, ma il welfare tedesco dovrebbe esser parte di un più generale welfare europeo. Invece gli egoismi nazionali ci stanno di nuovo mettendo uno contro l’altro e l’austerità pretesa da Merkel sta spogliando i paesi meno virtuosi del sud europeo del proprio welfare nazionale.

Il caso Barclays e la manipolazione del Libor, un’altra storia di banksters

Bob “Red” Diamond, direttore generale di Barclays Bank

Giusto ieri il Serious Fraud Office, un dipartimento indipendente del governo inglese che investiga su casi di frode e corruzione, ha aperto una inchiesta sulla truffa del Libor. Il Libor è nientemeno che il London Interbank Offered Rate (tasso interbancario ‘lettera’ su Londra), un tasso di riferimento per i mercati finanziari. E’ il tasso di riferimento europeo al quale le banche si prestano denaro tra loro, spesso durante la notte (in batch notturno), dopo la chiusura dei mercati. Esso è minore del tasso di sconto che gli istituti di credito pagano per un prestito alla banca centrale (Wikipedia). Secondo la Financial service authority (Fsa), tra il 2005 e il 2009, funzionari e traders della Barclays hanno operato per favorire il proprio istituto bancario manipolando il regime delle transazioni. In poche parole, hanno dichiarato di applicare un tasso molto inferiore al reale. Proprio nel biennio del 2008-2009, quando le banche di mezzo mondo andavano in sofferenza per lo scandalo Lehman-Brothers. La cosiddetta “crisi dei titoli tossici”.

Ebbene Barclays era in procinto di essere nazionalizzata. Il Primo ministro inglese era Gordon Brown, laburista, antipatico, succeduto al collega (e guerrafondaio – ricordate le armi di distruzione di massa di Saddm Hussein?) Tony Blair. Paul Tucker era il vice-presidente della Banca d’Inghilterra (Bank Of England, BOE). Un promemoria interno rilasciata da Barclays Bank indicava che nel 2008 gli alti funzionari di Whitehall (via principale di Westminster, che conduce ai palazzi del governo inglese) avevano manifestato preoccupazione per il livello dei prezzi del Libor presentato dalla Banca. Il memorandum, datato 29 ottobre 2008, si riferiva ad una chiamata fatta da Paul Tucker a qualcuno chiamato RED, che potrebbe essere Bob (Robert Edward) Diamond. Bob Diamond è l’attuale direttore della banca, dimissionario per lo scandalo.

Diamond rispose che erano le altre banche ad operare prezzi al di fuori della realtà e Tucker gli rispose “questo sarebbe anche peggio…”. Diamond disse, “devi pagare quello che hai da pagare” e Tucker se la bevve d’un sorso. Diamond spiegò a Tucker che la politica del tasso di Barclays è una politica “orientata al mercato”, e questo aveva fatto sì che nel 2008-2009 il prezzo Libor della banca apparisse nel quartile superiore, occasionalmente anche nel decile superiore (si trattava quindi di prezzi visibilmente bassi rispetto al “rating” della banca). Diamond mentì per evitare di far passare al mercato l’idea che Barclays fosse in crisi. In realtà lo era, come tutte le altre banche del resto, ma in Barclays erano ostinati ad evitare il peggio, ovvero la nazionalizzazione della banca.

Non c’erano problemi di finanziamento, ha sostenuto Bob Diamond, ma ci sarebbero stati se l’idea, per quanto teorica, di un intervento della mano pubblica si fosse diffusa sui mercati compromettendo un deal che stava maturando […] Poche ore più tardi, infatti, investitori del Golfo iniettarono denaro nella banca, salvandola. Il precipitare del tasso con cui Barclays si finanziava secondo Diamond non dipende dalla diffusione di Libor manomessi, ma dai mercati che consideravano Barclays ormai salvata da Qatar e Abu Dhabi (Barclays, l’ex ceo si difende: «Non sapevo» – Il Sole 24 ORE).

Il salvataggio arrivò per mano dei petrodollari di Abu Dhabi, ma perché Whitehall non approfondì l’indagine? Perché Gordon Brown non intervenì? Si poteva fidare davvero della relazione di Bob “RED” Diamond? Il premier David Cameron ha il sospetto di trovarsi dinanzi ad uno scandalo “made in labour” ed infatti ha subito premuto per aprire una commissione d’inchiesta parlamentare, mentre Ed Milliband ha giocato in difesa vagheggiando di una inchiesta indipendente da parte di un organismo terzo (ammesso che ce ne siano).

Ma di cosa si occupa Barclays? Lo so, non vi aspettate altro: Barclays fa parte di quella schiera di Banksters, della banda dei Derivati. Quello che fa Barclays è creare valore dalla carta. In sostanza, prestidigitazione. Secondo Il Sole 24 Ore, “l’immensa finanza di carta per Barclays valeva da sola a fine 2010 la bellezza di 56mila miliardi di euro”. In pratica due manovrine italiane fatte di nulla. Sono speculazioni sul prezzo del grano, dell’oro, del petrolio e via discorrendo. Tutto ciò che ha un prezzo ed è una merce e si vende può essere trasformato da Barclays in un pezzo di carta dal valore dieci o venti volte la merce cui fa riferimento. Non è magia ma somiglia molto alla truffa. “Un terzo del valore dell’intero bilancio” di Barclays proviene dai Derivati (Il Sole 24 Ore, cit.). Significa che i Derivati sono il suo core businness. Perché truccare il Libor? O l’Euribor? Perché dichiarare un millesimo di tasso in più o in meno sposta, per Barclays e banksters come Barclays, qualche miliardata di euro in un sol giorno. Sapete, per un CEO o un General Manager, legati alla catena della prestazione dai bonus milionari in palio, un millesimo di punto non dichiarato è una bazzecola. Il fine, nel terribile mondo della Finanza dove hobbesianamente “l’uomo è lupo all’uomo”, giustifica il mezzo.

Il problema semmai è un altro. Nei recenti accordi del Consiglio Europeo di Bruxelles si è pensato di fornire l’aiuto del Fondo Salva-Stati ESFS e quindi del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES o ESM) per ricapitalizzare gli istituti bancari in difficoltà. Sappiate però che alle banche non è richiesto nessun intervento in senso positivo: non devono fare alcuna ristrutturazione del proprio capitale, né rivedere in alcun senso la loro esposizione ai cosiddetti titoli tossici. Nemmeno è stato formalizzato in alcun modo la separazione fra banca finanziarie e banche commerciali. La City di Londra, la piazza affari di Francoforte possono continuare a speculare su tutto, con qualsiasi margine di rischio. Nessuno le controlla. Se pensate a quel che è stato chiesto alla Grecia, o quel che viene chiesto al nostro paese per potersi rifinanziare sul mercato o ottenere aiuti dai partner europei, potete capire chi comanda nel mondo. Ed è curioso che scavando in direzione del marcio ritrovi il Labour Party, con buona pace di Ed Milliband, faccia d’angelo in un partito compromesso dai brokers londinesi. Fu proprio Tony Blair, insieme a Bill Clinton, a firmare l’accordo per eliminare la separazione fra banche finanziarie e banche commerciali. Quell’atto spalancò le porte del mondo alla world economy. La sporca globalizzazione.

Il governo di David Cameron ha in progetto una legge che ripristini la condizione d’un tempo, quella della separazione fra investimenti e prestiti al consumo. Will Hutton, giornalista dell’Observer, si chiede se “chi critica questa riforma abbia pensato che qualunque ministro del commercio e dell’industria nei governi laburisti di Tony Blair o Gordon Brown avrebbe potuto ottenere lo stesso risultato del conservatore Vince Cable”, cosa che invece non ha fatto. Poi, trionfale: “Questo è un grande momento, e dovremmo riconoscerlo tutti” (internazionale.it). Peccato che la legge avrà i suoi effetti soltanto dal 2015.

Il Trattato MES è antidemocratico ma non è un complotto degli Illuminati

Download Testo TRATTATO ESM (o MES) via Senato della Repubblica

Spiacenti, complottisti e teorici del Golpe bancario massonico. Il Trattato che istituisce il Meccanismo Europeo di Stabilità non è frutto di chissà quale loggia oscura, bensì dei governi europei. E’ invece vero che sia antidemocratico, ma non già per le ragioni enunciate da uomini mascherati in televisione – mi riferisco alla pantomima del complottismo in salsa Mediaset, ovvero a Adam Kadmon, che durante la trasmissione Mistero annunciava il MES come un nuovo strumento della futura Dittatura Europea.

Si può invece affermare che il deficit democratico è la malattia che affligge la costruzione europea sin dalle origini e che il ruolo del Parlamento – l’unica istituzione comunitaria eletta democraticamente – è sempre stato marginale e solo dopo molti anni l’evoluzione della integrazione europea ha prodotto un diverso equilibrio dei poteri ed oggi il Parlamento può discutere e votare alcuni provvedimenti del Consiglio o della Commissione (procedura di codecisione).

Il Trattato MES è, da questo punto di vista, dieci passi indietro. Sebbene anche la Comunità Economica Europea cominciò senza organi istituzionali elettivi, oggi la situazione dell’architettura istituzionale europea è ben diversa e il MES doveva essere calato al suo interno. Invece.

Invece il MES nasce con almeno tre peccati originali. Il primo è relativo al fatto che i prestiti del MES fruiranno dello status di creditore privilegiato (privilegiati sono quei creditori che godono del diritto di prelazione e hanno diritto ad essere soddisfatti prima di altri) in modo analogo a quelli del FMI, pur accettando che lo status di creditore privilegiato del FMI prevalga su quello del MES. Di fatto, il credito di un qualsiasi altro investitore può essere rinegoziato – come accaduto con il caso Grecia – ma il debito con il MES no. Il MES ha lo stesso status del FMI. Credito in cambio di politiche liberiste o ultraliberiste. Per questa ragione il FMI è stato chiamato “il bacio della morte”: i suoi prestiti non danno beneficio alcuno, ma servono a spazzar via quel poco di stato sociale che può esistere in un paese in crisi economica. Ne parlava Debora Billi, su Crisis? What Crisis?, qui.

Gli altri due difetti gravi risiedono uno nel meccanismo di voto, l’altro nel suo fondamento costituzionale. Scrive Antonio Padoa Schioppa:

La procedura prevista ha due difetti. Il primo è di esigere l’unanimità nelle decisioni essenziali, il secondo è di prevedere il voto ponderato anziché il voto per teste. Quando si è voluto creare un organo di decisione veramente funzionale ed efficace, la Banca Centrale Europea, il Trattato di Maastricht ha previsto per tutte le decisioni il principio maggioritario e per di più con il voto per teste e non per quote: conta la qualità degli argomenti, non il peso del Paese di appartenenza di chi li sostiene (Antonio Padoa-Schioppa, Il Trattato MES: osservazioni critiche, Centro Studi sul Federalismo, Aprile 2012).

Il meccanismo di voto ponderato è di diretta derivazione dal sistema già impiegato in Consiglio: un sistema che a lungo andare porta alla paralisi dell’organismo con conseguente necessità di riforme. Storicamente, ogniqualvolta si è riformato il meccanismo decisionale del Consiglio, si sono scelte forme alquanto barocche e inefficienti (vedasi il riparto del voto ponderato come modificato dal Trattato di Nizza e seguenti, quando l’apertura dell’Unione ad est ha allargato il tavolo del consiglio a ventisette capi di stato e di governo). Oggi il Consiglio è governato dalla diarchia Francia-Germania: nulla si muove senza il loro consenso.

Il secondo difetto del Trattato ESM ha natura diversa. Giustamente il Trattato ESM prevede ruoli importanti per la Commissione europea e per la Corte di Giustizia. Dunque la logica intergovernativa che domina in questa fase dell’Unione è stata qui superata e opportunamente corretta. Senonché il Trattato omette completamente il Parlamento europeo. Ciò ci sembra ingiustificabile. In un momento storico nel quale sempre più spesso si lamenta che il cittadino non si senta rappresentato dalle istituzioni dell’Unione, tagliare fuori il solo organo che possiede una legittimazione democratica diretta al livello europeo è peggio di un peccato di omissione: è un grave errore politico (Antonio Padoa-Schioppa, cit.).

Il Parlamento quindi è completamento escluso. Ma anche il presidente del Consiglio e il presidente della Commissione sono esclusi dalle riunioni del MES. Solo “il membro della Commissione europea responsabile degli affari economici e monetari e il presidente della BCE, nonché il presidente dell’Eurogruppo (se non è il presidente o un governatore), possono partecipare alle riunioni del consiglio dei governatori in qualità di osservatori” (Trattato MES, art. 5 c. 3). Infatti i membri del MES sono eletti dai governi che decidono di far parte di esso. Neanche il board della BCE è così dominato dalla logica intergovernativa. Che è poi questo il grande male europeo: le dinamiche politiche così inquinate dagli egoismi nazionali. Non esiste una classe politica europea. Esistono però dei governanti miserrimi che rispondono soltanto alla logica di perpetuare sé stessi e il proprio potere.