Casale e l’Amianto. Morire sorridendo con 18 milioni

Eternit, anni 20, Casale Monferrato

Sono ancora qui a chiedermi cosa sia passato per l’anticamera del cervello al sindaco Demezzi e ai consiglieri comunali di Casale Monferrato, venerdì notte. Perché abbiano stretto la mano al Diavolo, perché abbiano accettato quegli spiccioli che quel tale, Stephan Schmidheiny, ha sventolato loro dinanzi al muso.

Sono stato diverse volte a Casale. A Casale viveva quella ragazza che poi si uccise a Torino (una storia di violenza e depressione la sua). Il padre era un eccellente pittore. Si chiamava Cavalli. Tutta gente eccellente, a Casale. Gente che lavora ma che ha una storia, una coscienza politica, una tradizione industriale non di poco conto. Ebbene, chi ha frequentato Casale, come me, conosce bene quell’odore che si respira entrando in città. E’ ancora là, quella maledetta polvere: appena dopo il sottopasso ferroviario, sulla sinistra. Ha un profumo che ricorda vagamente il cartone, ma no è diverso, non è cartone, sono tante piccole lame che si ficcano negli alveoli, e non te ne accorgi, sono già dentro di te.

Quest’anno – 2011 – sono quarantasette i malati di mesotelioma e asbesto. Persone che non hanno mai lavorato in Eternit. Quarantasette morti che camminano. Da domani potranno farlo sorridendo con quella sporca mazzetta da 18 milioni che il sindaco – così dice – impiegherà per migliorare la città e fare ricerca contro quel tumore. Ve lo dico: diciotto milioni sono una barzelletta. Per curare il mesotelioma ci sarà voluta, in tutti questi anni, una cifra almeno cento volte superiore. Non è nemmeno configurabile come un risarcimento danni, no. I soldi di Schmidheiny sono una pugnalata che sindaco e soci danno ai cittadini di Casale.

Ho riportato su questo blog, quasi per intero, il comunicato stampa del sindaco. Menzogne, parole che scivolano via addosso se solo si pensa alla voragine di dolore che quei due svizzeri (il barone, quello ha addirittura cent’anni e nessuno laggiù all’inferno – perché è lì che andrà – si è mai sognato di chiamarlo) hanno seminato per tutta Casale.

Infine i soldi. «Totalmente» destinati alle bonifiche e alla ricerca all’ inizio della settimana scorsa, quando si fingeva che i giochi fossero ancora aperti, «in parte» oggi che la decisione è presa. Casale Monferrato non aveva urgenza di andare all’ incasso. Tra i comuni piemontesi con oltre trentamila abitanti è quello con il bilancio più florido. E le bonifiche sono finanziate dalla Regione, anche per una legge voluta dall’ assessore monferrino Paolo Ferraris, che riuscì a farla approvare prima di essere ucciso dal mesotelioma (corsera).

Ferraris è morto. A lui hanno intestato il palazzetto dello sport. Ieri Casale, quella del basket, ha sconfitto Cantù in una storica partita. La storia dello sport non cancellerà però la traccia lasciata dalla vergogna di una decisione ridicola e priva di senso, se non quello di profittare dei denari per i propri conti e per quelli del proprio partito. Dopo una scelta del genere, ci sono solo il precipizio della corruzione etica e le dimissioni. Se non altro per manifesta indecenza.

Processo Eternit, ecco perché Casale ha detto sì ai ‘soldi del diavolo’

Il comunicato stampa del sindaco di Casale Monferrato, Giorgio Demezzi, spiega perché il Comune ha scelto di accettare quei 18 sporchi milioni di euro da Stephan Schmidheiny, insieme al barone svizzero Louis de Cartier de Marchienne, il titolare della fabbrica Eternit che ha appestato il nostro territorio, le nostre case, con la fibra killer dell’amianto.

«Il documento di indirizzo discusso ieri sera in Consiglio Comunale fa riferimento a cinque punti chiave alla base del voto favorevole espresso dall’Amministrazione di Casale, e ritenuti imprescindibili per l’effettiva chiusura della trattativa. Innanzi tutto, questa decisione non influenza in alcun modo il giudizio processuale e la condanna degli imputati. Il corso della giustizia proseguirà comunque senza modifiche nel capo di imputazione. Il Comune rimane poi parte civile nei confronti dell’altro imputato, il belga Jean Louis De Cartier, e al fianco delle famiglie delle vittime dell’amianto nella loro lotta per ottenere giustizia».

«Ottenere subito il risarcimento economico dovuto evita di dover attendere la chiusura del processo e i diversi gradi di giudizio, e mette al riparo da future difficoltà di riscossione dovute alla nazionalità degli imputati, che non risiedono in Italia».

«Per quanto riguarda l’uso dei fondi ricevuti, una parte importante sarà destinata ad aiutare la ricerca sul mesotelioma, in modo da dare qualche speranza in più agli ammalati e a coloro che dovessero ancora essere colpiti da questa grave forma tumorale. Inoltre, durante la seduta di ieri sera, è stato approvato un emendamento affinché si crei una commissione non politica che vigili sulla gestione e l’utilizzo dei fondi».

«Infine  è arrivato il momento per la città di pensare a un futuro diverso e di puntare a una ripresa economica e sociale capace di offrire una speranza ai nostri figli, dando nuovo stimolo a quegli investimenti che finora sono stati frenati dall’etichetta di “città dell’amianto” che accompagna il nome di Casale».

«Sarebbe stato molto più semplice dire “no” ma è nostro dovere governare questa città. E questo vuol dire anche saper prendere decisioni difficili e controcorrente, ma che hanno sempre e comunque come obiettivo primario il beneficio per l’intera comunità. Dire no alla proposta non porterebbe alcun vantaggio dal punto di vista dei tempi e delle modalità della giustizia nei confronti degli imputati, non offrirebbe garanzie né certezze sui tempi, sull’entità e sulla possibilità concreta di ottenimento di un futuro risarcimento, infine non avremmo a disposizione le risorse utili al risanamento ambientale definitivo del nostro territorio, alla ricerca contro il mesotelioma e al rilancio economico e sociale di Casale».

«Ed è proprio pensando all’interesse della città per quello che è stato e per quello che dovrà essere, che questa Amministrazione ha deciso di accettare questa offerta. Siamo i primi a esigere giustizia per le vittime e a non voler dimenticare il dramma che la nostra città vive ormai da troppi anni, ma vogliamo anche che Casale possa guardare a un futuro diverso».