In Germania l’antieuro si fa partito

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Oramai è opinione comune il fatto che la cura tedesca per la crisi del debito è tale da ammazzare il paziente. Le regole che l’Unione Europea si è data per ravvicinare le politiche finanziarie non erano frutto di decisioni prese ‘in prossimità’ del cittadino europeo, bensì nei lontanissimi palazzi a Bruxelles. Il Parlamento Europeo è percepito più come una fabbrica di burocrazia, che come il luogo della rappresentanza popolare. Senza discussione, l’euro è non solo una moneta senza Stato, ma è anche una moneta senza popolo.

A Sud, nei paesi soggetti alle stringenti regole della Trojka, esplode la crisi, la disoccupazione; il malcontento sociale, e addirittura la miseria, riesce a coinvolgere pure il ceto medio. I PIIGS muoiono sotto il peso del loro debito a causa dei tagli alla spesa operati dai governi ‘fedeli alla linea’ di Bruxelles, che è poi quella linea economica che subodora della ideologia tedesca della ‘svalutazione salariale’ (una svalutazione interna eseguita con la compressione dei salari a sua volta ottenuta con una maggiore tassazione – specie quella ‘erga omnes’ come l’IVA – o con dei tagli effettivi alla quota salari, come è avvenuto in Grecia). La cura da cavallo è tale da schiantare le economie dei paesi dell’eurozona. E’ una ricetta profondamente sbagliata. Di base contiene l’idea che l’inflazione sia un male assoluto da combattere con ogni mezzo. La fede nell’indicatore macroeconomico rende ciechi. Nei paesi del sud Europa non c’è inflazione, se non quella importata con i prodotti petroliferi. Senza inflazione, l’economia è costretta a contrarsi. La mano pubblica usa il raccolto della tassazione per coprire un debito garguntesco, non investe e non paga i fornitori. A catena si innesca la chiusura delle aziende e la disoccupazione.

Questa è la realtà in paesi come Spagna, Portogallo, Italia e Grecia. In Germania, invece, l’opinione pubblica è terrorizzata di dover rinunciare alla propria ricchezza per pagare il debito dei ‘maiali’. Così la politica cieca di Merkel e della Buba, che in realtà uccide l’Unione monetaria, in patria è intesa come pericolosamente europeista. Un paradosso. In vista delle elezioni di settembre 2013, la tensione contro l’euro è destinata ad aumentare. Tanto che è nato un partito antieuropeista chiamato ‘Alternativa per la Germania’:

A guidare il nuovo partito tedesco, che raccoglie l’eredità del partito euroscettico “Liberi elettori”, c’è l’economista Konrad Adam e l’ex numero uno della Cancelleria del Lander Assia, Alexander Gauland. Il fondatore di “Liberi Elettori” Hans Olof Henkel è infatti uno dei firmatari del nuovo partito, convinto sostenitore del separatismo, tanto che ha spesso auspicato la creazione di un’Europa del nord ed un’Europa del Sud (L’euroscetticismo approda in Germania. Nasce il partito separatista).

Uno dei fondatori del movimento è un giornalista, Konrad Adam. E’ stato redattore della FAZ. Oppure troviamo l’ex sottosegretario del Primo Ministro democristiano dell’Assia, Alexander Gauland. Adam è nato nel 1942, Gauland nel 1941. E’ un partito di signori attempati, di anziani teorici del nulla. Hans-Olaf Henkel, altro fondatore, ex presidente della Confindustria tedesca e forse figura di spicco del movimento/partito, è anche lui nato nel 1940. E’ stato colui che per primo è giunto a teorizzare, nel Novembre 2010, una suddivisione dell’eurozona a due velocità: un euro forte del nord (per i paesi quali Germania, Benelux, Austria, Finlandia e Irlanda, ritenuti in grado di rispettare la disciplina finanziaria), un euro debole per i paesi del sud, capeggiati dalla Francia (!). Henkel considera i trattati sullo scudo dell’euro come dei veri e propri colpi di Stato, aperte violazioni dei trattati istitutivi dell’eurozona.

E’ evidente anche nel linguaggio la profonda cesura fra nord e sud Europa. A nord le novità in politica provengono da attempati signori che gridano al colpo di Stato per quei deboli tentativi di istituire una politica comunitaria in materia di finanza pubblica; a sud le piazze e le istituzioni sono presi d’assalto (democraticamente e non) dai giovani senza lavoro, prime vittime della crisi. In entrambi i casi chi va in fiamme è la casa comune europea.

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L’ha detto Calamandrei

Il referendum sull’Euro è fuori dell’ambito costituzionale: “Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali” (art. 75, c. 2, Cost. It.). Questo è un punto inderogabile. Se si apre una campagna elettorale promettendo un referendum sull’Euro, la si comincia mentendo. Certo, si può dire che la costituzione è sbagliata. Che la costituzione è ingiusta. Si può dire che è ingiusto che gli italiani non possano esprimersi su qualsiasi decisione politica. Ma sarebbe altrettanto ingiusto non dire che dietro quelle parole si nasconde una ideologia, che poi quella ideologia salvifica della tecnologia digitale, la quale renderebbe efficiente un sistema democratico di tipo diretto. L’utopia novecentesca diventerebbe immediatamente praticabile, con un click. Senza mediazione alcuna. Forse anche senza riflessione.

Così Beppe Grillo ieri:

“La volontà popolare viene mortificata ogni giorno in questo paese, io sogno che mio figlio possa votare da casa con un click sulle spese militari, sull’Euro. L’Inghilterra fa un referendum per decidere se restare o meno nell’Europa, e io sono stato preso per pazzo” […] “La Costituzione è imperfetta, l’ha detto lo stesso Calamandrei, perché non ci sono sistemi di democrazia diretta per decidere sui beni come l’acqua, la sanità”.

Quale Calamandrei? Lo stesso che proferì, nel lontano 1955, le seguenti illuminanti parole:

Dietro a ogni articolo di questa costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione (Piero Calamandrei, Discorso sulla costituzione, 1955).

Sia chiaro, sulla questione referendum sull’Euro mi sono già espresso altrove: https://yespolitical.com/2012/10/24/grillo-m5s-il-referendum-senza-quorum-visto-dalla-costituente/ . Ma se Grillo, messo dinanzi all’evidenza che la propria proposta non è affatto costituzionale, afferma poi che la costituzione è da cambiare, pur sapendo egli medesimo che le modifiche alla Carta fondamentale non si fanno a colpi di “minoranza”, non è forse in malafede? Non rivela a chi ascolta la sua natura di imbonitore di piazza? Di raccontatore di favole? Il populista pratica l’irrealtà. E’ il suo campo d’azione. Prospettare soluzioni che in realtà celano dietro sé stesse un nucleo destabilizzante di banalizzazione delle regole. La costituzione? Quella cosa che non contempla la volontà popolare, secondo Grillo. Un documento che può essere sbianchettato a piacimento. Un giorno per effettuare referendum popolari che metterebbero a rischio le nostre relazioni internazionali, nonché la nostra economia. Un giorno, chissà, per trasformare cariche elettive in ereditarie. Semplicemente pigiando un bottone virtuale su uno schermo. Senza discussione. La discussione è perdita di tempo. L’ha già detto il Leader, il Capo carismatico, cosa sarebbe giusto e cosa ingiusto.

Dopo l’affondo sull’Euro / i tedeschi sbertucciano Berlusconi: torna a fare il Bunga-Bunga

La giornata di ieri ha segnato l’amaro e infelice ritorno di Berlusconi sui campi “pesanti” della politica. A parte alcune gaffes (ha chiamato Giuliano Ferrara con il nome di Giovanni e detto che il rapporto di cambio euro/lira è circa 1927), mentre presentava il libro dell’esimio economista (ah!) Renato Brunetta, si è inerpicato in una assurda analisi storico-economica dell’Unione Europea. Il nocciolo duro delle sue affermazioni è questo: la Germania è uno stato egemone, l’euro una fregatura e lo spread una montatura per farlo saltare. Insomma, il solito motivetto che viene ripetuto sulle sue televisioni e sui suoi giornali dallo scorso Novembre. Con una aggiunta che ha del clamoroso: la fine della crisi potrà avvenire solo con l’uscita della Germania dall’euro. Una bomba. Un atto di guerra verbale che praticamente lo condannano a non esser mai più presidente del Consiglio. Berlusconi ieri si è bruciato il futuro politico che gli è rimasto da vivere. Non c’è spazio in europa per un leader anti-tedesco. L’Europa si fonda sull’integrazione della Germania all’interno di relazioni internazionali pacifiche e di cooperazione. Mettere la Germania alla porta significa distruggere l’Unione.

Una ipotesi tanto ridicola e sciocca non poteva passare inosservata. In maniera quasi automatica, le sue parole sono rimbalzate sui giornali e sui siti tedeschi, scatenando la reazione non solo della Cancelliera Angela Merkel, ma anche dei lettori. Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung sono giunti circa sessanta commenti – evidentemente sottoposti a moderazione – alcuni dei quali esilaranti. Val la pena leggerli per comprendere quanta autorevolezza ha quest’uomo nel mondo:

Carsten Zimmerman: Io lo voterei subito! Come possiamo aiutare questo uomo a tornare al potere? Preferibilmente durante la notte! Con un paio di groupies, così lui non continuerà a sentirsi contro di noi; Hans-jurgen Bletz: Germania – un Hegemonialstaat. Queste sono affermazioni che esprimono la mentalità corrente delle élite politiche europee. Voglio uscire da questa Europa. Lee Brillelaux: Finalmente un politico italiano competente. Speriamo che gli italiani lo scelgano. Sono ironico. Ma sul serio, se si guarda a Monti e Draghi, è difficile desiderare Berlusconi. I quali non sono così subdoli e intelligenti, sicuramente più facile da controllare. Speriamo comunque che ci siano di nuovo gli attacchi Silvio alle prossime elezioni […] (FAZ.net).

Accanto a questi commenti più ironici, ce ne sono altri estremamente seri e tecnici che contestano le soluzioni presentate da Berlusconi ieri, in special modo l’idea di fornire credito illimitato ai paesi in difficoltà, intesa come pericolosa. E in merito all’uscita della Germania dall’euro, i lettori della FAZ scrivono che sarebbe meglio creare l’Europa a due velocità, con l’Euro del sud in cui metter dentro tutti i paesi dell’area PIIGS. C’è anche chi ricorda di un sondaggio, pubblicato dalla FAZ soltanto domenica scorsa, secondo il quale i tedeschi, nonostante la crisi, continuano ad avere fiducia nella moneta unica. Altri fanno notare che il “distinto Monti” non ha bisogno di questi slogan ed ha fatto molti di più in un anno che Berlusconi in venti. “Chi conosce l’Italia da molti anni, è già annoiato”, dicono. Ma secondo Gerhard Dunnhaupt, Berlusconi è d’accordo con Soros, il quale di recente ha dichiarato che è meglio per l’Europa che la Germania esca dall’unione monetaria. Karim scherza: “parole interessante, così anche la Germania deve dire meno male che Silvio c’è!”. Britta dice che “non vogliamo consigli da chi ha un partito travolto da scandali e corruzione”, “non fidatevi, il suo consiglio è avvelenato”. Certo, Berlusconi avrebbe potuto vendere “Villa Certosa Bunga Bunga” e il ricavato darlo a Mario Monti per aggiustare il bilancio pubblico. “Per settimane i consiglieri regionali del suo partito sono stati accusati di aver sottratto milioni di euro”, “torna a fare ciò che sai fare meglio, il Bunga-Bunga!”.

I PIGS in semifinale agli Europei (ma c’è un intruso)

A quanti sarà venuto in mente di paragonare le vicissitudini finanziarie degli Stati membri dell’Area Euro con gli esiti degli incontri di calcio agli Europei 2012? Direi a tanti. Forse alcuni si sarebbero accorti che il famoso acronimo PIGS, che identificava i porcellini dell’Europa meridionale, quelli che “vivono al di sopra delle loro possibilità”, poi ingiustamente esteso agli Irlandesi, si è ripresentato alle semifinali di Euro 2012. Già perché Portogallo Italia, Spagna e… bè evidentemente c’è un intruso. Un intruso di nome Germania.

Comunque questo non è un post che parla di calcio. Dovrebbe, quello, essere l’ambito – marginalissimo – in cui ancora si parla di Nazioni. Dopo tutto quello che è accaduto con i due conflitti mondiali della prima metà del ‘900, una o più generazioni di giovani cancellate, il sangue, i morti nei lager, quel mostro che risponde al nome di Nazione e che ci fa sparare ed eliminare fisicamente (tecnocraticamente) chiunque non ne faccia parte, doveva esser messo in archivio per lasciar campo ad una forma pacifica, cosmopolita, di organizzazione politico-sociale: gli Stati Uniti d’Europa.

Invece, in una sorta di nemesi, di distopia realizzata, ci troviamo a che fare di nuovo con il concorso degli egoismi nazionali, espressi da governanti populisti e privi del coraggio degli statisti, uomini e donne che non pensano a breve termine, ma sanno individuare nella propria mente i lineamenti di questo fosco futuro e sanno aggregare intorno alle proprie personalità il consenso necessario ad affrontare l’incertezza.

Stasera Angela Merkel ha “ribadito la sua opposizione all’emissione di titoli di debito congiunti da parte dell’Eurozona, i cosiddetti ‘Eurobond” (AGI.it). Tutto ciò mentre il governo di Cipro, che presiederà il Consiglio Europeo nel prossimo semestre, richiede aiuti ai fondi EFSF/ESM:

Cipro ha presentato richiesta di aiuto finanziario ai fondi Efsf/Esm dell’Unione europea. Lo ha reso noto il governo del Paese, che fa parte della zona euro, spiegando come la richiesta sia volta a proteggere il settore finanziario dall’esposizione alla Grecia. “Il fine della richiesta di assistenza è di conterenre i rischi per l’economia cipriota, in particolare quelli sollevati dall’impatto negativo sul suo sistema finanziario, a fronte della sua ampia esposizione all’economia greca” si legge nella nota (Reuters).

Stessa scelta per la Spagna, che era già nel mirino della speculazione da giorni. Il suo sistema bancario è al collasso, non è più in grado di rifinanziarsi. Mentre Merkel afferma che “quando penso al vertice, ciò che mi preoccupa è che verrà esposta ogni sorta di idea su come condividere il debito e non abbastanza idee su come controllarlo” (AGI.it), il resto dell’Europa affonda. Avete capito? L’Italia è il prossimo “big fish”:il vertice europeo sarà un fallimento. La solita enunciazione di principio. Serve che la BCE garantisca in solido le banche europee. Tutte. Serve una Banca Centrale. Gli Eurobonds sono tappezzeria, ottima, ma non quella che serve. Non è rimasto più molto tempo.

George Soros, il miliardario che si arricchì causando la crisi dello SME nel 1992, sostiene oggi dalle colonne del Financial Times che l’attitudine della Germania di dire sempre no è un ostacolo al salvataggio dell’Euro. E i paesi che devono affrontare i piani di riduzione del debito devono farlo in maniera tale da non pregiudicare la crescita. Servono una unione fiscale e bancaria. E se Merkel dirà no, i governi europei dovranno coalizzarsi per far ricadere su di essa la colpa del fallimento. A pensarci bene, il consiglio di Soros è ancor più pericoloso del fallimento medesimo: significherebbe distruggere le relazioni internazionali. Significherebbe mettere la Germania fuori dall’Europa. Significherebbe trattarla come un intruso.

Banche Centrali pronte per fronteggiare la tempesta Greca del dopo voto

Il voto di domenica potrebbe non essere un segnale significativamente chiaro sul destino della Grecia. Tzypras, due giorni fa, ha scritto al Financial Times per dire che la Grecia non uscirà dall’euro neanche se vincerà Syriza. La vittoria di Syriza sarà però la fine del Memorandum. I mercati si attendono tempesta per lunedì. Una tempesta perfetta. Pertanto le Bance Centrali si stanno preparando per “limitare i danni”. Cercheranno di agire in maniera coordinata fra di loro “per fornire liquidità”. Lo avrebbe detto un non meglio identificato funzionario del G20 ai cronisti della Reuters. il G20 avrà luogo proprio lunedì e martedì prossimi, a Los Cabos, in Messico.

A seconda della gravità della situazione, potrebbe aver luogo già lunedì un incontro ristretto ai soli memebri del G7. Sarebbero già pronte linee di credito per assicurare la liquidità al mercato nel caso gli investitori si precipitassero al rifugio degli assets targati USA.

Tutto ciò secondo gli autori di questa esclusiva, che sono Stella Dawson, Leika Kihara e Tetsushi Kajimoto da Tokyo, Jeff Mason da Washington, e Daniel Flynn da Parigi.

 

Profeti di sventura per l’Euro: Grecia fuori il 18 Giugno

La Grecia lascerà la zona euro il 18 giugno in seguito alle elezioni del paese del 17. E’ questa la (facile) previsione del Direttore della società finanziaria Integral Asset Management (IAM), Nick Dewhirst, intervistato oggi dalla CNBC.com, tv statunitense che si occupa di economia.

"La zona euro è un club e gli imbroglioni riescono a farla franca fino a quando qualcuno non lo scopre e, a quel punto, hai bisogno di rimuoverli altrimenti in caso contrario tutti potranno barare. E’ meglio per la Grecia uscire dalla zona euro", ha detto Dewhirst.

Secondo quest’uomo, la società greca è stata costruita sulla truffa e sugli intrighi, sulla base dell’idea che intanto "tutti lo fanno”. Perché, dice Dewhirst, un tedesco deve aumentare i propri anni di lavoro a 65-67 e poi deve anche pagare per i greci che vanno in pensione a 50? “Il 17 giugno è l’occasione perfetta per dire ‘ci si comporta secondo le regole’ oppure ‘noi andremo avanti barare,’ "ha detto. Dewhirst dimentica che i greci sono stati aiutati a barare. Che le banche d’affari JP Morgan, e Morgan&Stanley e Standard&Poor’s hanno certificato i conti truffa dei greci e, anzi, li hanno aiutati a investire in derivati e a condannarsi alla debacle finanziaria.

Dewhirst ha altresì detto che l’élite dell’Euro ha alzato troppo il livello di allarme per le complicazioni di un "Grexit", ma esso sarebbe cosa fattibile e anche “ordinata”. "E ‘un po’ il Millennium bug”, ovvero tanto rumore per nulla.

"Il sistema bancario greco potrebbe chiudere per una settimana e dopo ci sarà una nuova moneta”. Non sarà la dracma, ma idealmente potrebbe essere un “Geuros” (il nome dato ad un eventuale moneta greca), un euro greco fatto in modo da essere svalutato finché è necessario e quindi da fissarne il cambio agevole rispetto all’euro. Secondo Dewhirst, questo salto nel buio farà del bene alla Grecia e alla zona euro.

"I greci non sarebbero più in grado di permettersi auto tedesche ma i tedeschi sarebbero in grado di acquistare ville greche e quindi i giovani disoccupati in Grecia troverebbero lavoro per il boom del turismo”. Non ci sarà nessuna corsa agli sportelli. Il rischio di contagio è stato esagerato.

"Sì, le banche si ritroveranno prive di liquidità, ma si può fare, vi è molta più moneta elettronica di quanto non vi siano contanti”. E che sarà mai… Le banche chiuse una settimana, niente più contante… La Grecia si rifarà con il turismo. Il turismo è il futuro della Grecia. Industria, servizi, chi se ne importa. Sono greci. Hanno il sole, il mare. Che vendano il Partenone.

Financial Times: l’Italia è il malessere post-party dell’Europa

fonte: http://www.ft.com/cms/s/0/621f81b2-0184-11e1-8e59-00144feabdc0.html # ixzz1cAMCtWU

(traduzione propria)

In Italia gli oneri finanziari sono saliti ai massimi dell’era-euro appena un giorno dopo che i leader europei hanno concordato il nuovo piano per invertire la crisi a spirale del debito della regione, un segnale preoccupante che non siano riusciti a riconquistare la fiducia dei principali mercati finanziari.

Mentre funzionari italiani sono ammassati nel centro di Roma per protestare contro i possibili licenziamenti forzati, l’Italia è costretta a pagare il record di 6,06 per cento in un’asta delle sue obbligazioni a 10 anni, rispetto al 5,86 per cento di un mese fa, nonostante l’intervento della Banca centrale europea sul mercato.

Tale movimento si è verificato non appena i funzionari europei si sono rivolti a Cina e Giappone per la possibile partecipazione al finanziamento del fondo di salvataggio della zona euro. A Tokyo, in Giappone il primo ministro, Yoshihiko Noda, ha detto al Financial Times che vorrebbe vedere “un impegno ancora maggiore” in Europa per “alleggerire le preoccupazioni della crisi attraverso la creazione di un approccio più forte e più dettagliato”.

Il mondo della terza più grande economia resta preoccupato per un possibile contagio. “Questo fuoco non è dall’altra parte del fiume”, ha detto Noda. “Attualmente, la cosa più importante è garantire che non si diffonda in Asia o nell’economia globale”.

I mercati sempre vedono l’Italia come il paese decisivo per la gestione della crisi del debito dell’Eurozona. Il piano di riforme economiche presentato da Silvio Berlusconi, il primo ministro, ha ricevuto un cauto benvenuto al vertice di Bruxelles, ma è stato criticato dagli investitori poiché ritenuto inadeguato e al di là delle capacità del suo indebolito governo di centro-destra per essere messo in azione.

“Chiaramente questo [l’aumento dei tassi per i Btp]  non sembra un voto di forte fiducia nel pacchetto”, ha detto Nicola Marinelli, gestore del fondo per la gestione Glendevon Re Asset, commentando l’asta dei bond. “Penso che, dopo l’euforia di Giovedi, il mercato sia alla ricerca di maggiori dettagli dall’Europa”.

Avendo l’Italia la necessità di rifinanziare l’anno prossimo quasi € 300 miliardi di € 1.900 mld della sua montagna di debito, Berlusconi è messo sotto forte pressione da parte dell’Unione europea e della BCE di portare avanti rapidamente le misure per risollevare l’economia stagnante e di evitare di seguire la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo alla ricerca di una forte iniezione di liquidità [bail-out]  che sarebbe al di là della potenza di fuoco attuale della zona euro. E sono proprio gli sforzi per rafforzare la potenza di fuoco del fondo salva-stati che hanno spinto l’Europa a guardare a Pechino e Tokyo per il finanziamento.

Klaus Regling, il capo del fondo europeo di stabilità finanziaria, si è recato a Pechino venerdì nella speranza di convincere la Cina a rafforzare il sostegno per la rafforzamento del fondo e si prevede che visiti anche il Giappone. Il Giappone attualmente detiene poco più del 20 per cento dei 10 miliardi di € in obbligazioni emesse dal EFSF, e il signor Noda, che è stato ministro delle Finanze prima di diventare primo ministro il mese scorso, ha segnalato che Tokyo continuerà a sostenere l’espansione del fondo.

In Italia, Berlusconi ha insistito che non vi è “alcuna alternativa credibile” al suo governo, ma ha definito l’euro una moneta “strana” che “non ha convinto nessuno”. Berlusconi ha poi rilasciato una dichiarazione per chiarire il suo sostegno all’euro e ha detto che esso è vulnerabile agli attacchi speculativi perché è una moneta senza governo, uno stato o una banca centrale di ultima istanza.

Il voto del mercati ‘di sfiducia’ si è fatto sentire anche in Spagna, dove rendimenti del benchmark è saltato di 18 punti base al 5,51 per cento. Anche le banche italiane hanno anche sofferto, le loro azioni hanno perso l’esuberanza post-vertice di giovedi. UniCredit è scesa di oltre il 4 per cento mentre anche le azioni francesi e l’euro sono scesi.

Alti funzionari italiani presso la banca centrale e il Tesoro, così come importanti banchieri, hanno anche avvertito Bruxelles che i piani per ricapitalizzare le banche non sono stati correttamente pensati e c’è il rischio di spingere l’Italia, e altre economie, in recessione, costringendo le banche a sospendere i finanziamenti ad aziende e consumatori. “Questa situazione non è stata pienamente presa in considerazione e vi è il rischio grave che mezza Europa finisca in recessione”, ha detto un alto funzionario.

Ulteriori dubbi sul fondo di salvataggio proposto della zona euro sono state sollevate a Berlino, quando la potente corte costituzionale tedesca ha emesso un’ingiunzione che richiede al Bundestag tedesco di approvare preliminarmente qualsiasi urgente operazione di acquisto di bond da parte del Fondo europeo di stabilità finanziaria. La mossa a sorpresa non è però una decisione definitiva da parte del giudice, ma significa che il parlamento è impossibilitato di utilizzare una speciale sottocommissione di nove membri per prendere decisioni di emergenza e in segreto, fino a quando il tribunale emetterà una sentenza completa – forse a dicembre.

I Ministri delle Finanze dell’Eurozona devono ancora negoziare gli ultimi dettagli di modi per “sfruttare” i 440 miliardi nel EFSF per dare al fondo una maggiore capacità finanziaria per poter acquistare obbligazioni sul mercato secondario. Il vertice dell’eurozona ha fissato una scadenza a fine novembre per raggiungere un accordo, il che rende improbabile che il fondo sarà pronto ad agire in questo senso nel prossimo futuro.